RAYMOND BONNER.

INGIUSTIZIA.


Titolo originale: Anatomy of Injustice. 2012.
Traduzione di: Edy Tassi e Franca Genta Bonelli.
2014 EDIZIONI PIEMME, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Una giovane donna avvocato con i segni dell'ingiustizia sulla pelle.
Un ragazzo di colore nel braccio della morte.
Dalla penna di un Premio Pulitzer, un clamoroso caso di omicidio, sesso e razzismo raccontato come un thriller.
Le probabilit che Diana Holt diventasse avvocato erano nulle. Cresciuta senza padre, con una
madre che preferiva non vedere quali attenzioni particolari riservasse alla figlia il secondo marito,
Diana a scuola era negata. A poco pi di vent'anni aveva gi conosciuto tutto, violenza,
droga, furti, carcere. Inaspettatamente, dopo aver toccato il fondo, decide di reagire e in pochi
anni si laurea con il massimo dei voti. Ora  pronta a difendere i deboli dalle ingiustizie,
come risarcimento per tutte quelle toccate a lei.
Quando si imbatte nel caso di Edward Lee Elmore, l'uomo  nel braccio della morte gi da
tempo con l'accusa di aver violentato e ucciso brutalmente una ricca vedova, ritrovata rinchiusa
nell'armadio della sua camera da letto. La polizia di Greenwood, South Carolina, in
tre giorni lo aveva arrestato per omicidio di primo grado. Nero, con un lieve ritardo mentale,
Edward era il colpevole ideale. Che le prove non tenessero e la ricostruzione facesse acqua
da tutte le parti, poco importava. L'importante era placare l'opinione pubblica con una condanna a morte.
La potente macchina giudiziaria americana per si inceppa per un granello di sabbia di nome
Diana Holt. Pi simile ai suoi assistiti che agli ingessati colleghi, Diana crede nell'innocenza
di Edward e intraprende una battaglia per dimostrarlo.
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L'Autore.
RAYMOND BONNER  un vincitore del Premio Pulitzer, ex avvocato diventato
reporter, ha vissuto e lavorato in tutti i continenti eccetto l'Antartico e ha fatto il corrispondente
da pi di cento paesi, testimone di colpi di stato, rivoluzioni, attacchi terroristici, cataclismi naturali.
Ha lavorato a lungo per il New York Times e ricevuto numerosi premi per i suoi libri. Oggi vive a Londra.
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Vi avverto: se cominciate a leggerlo non riuscirete pi a smettere.
Helen Prejean, autrice di DEAD MAN WALKING.
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In ricordo di mia madre: Marjorie De Mund Bonner (1912-2000), che per prima ha instillato in me i valori, e a Susannah e Fiona, che mi regalano la speranza nel futuro.
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Il dovere di un pubblico ministero, non  vincere
un caso, ma fare giustizia. Pu procedere con
scrupolo e vigore, ma pur colpendo duro, non 
libero di farlo in modo sleale.  suo dovere evitare
metodi scorretti, pensati per arrivare a un'incarcerazione
ingiusta, tanto quanto usare ogni mezzo
legittimo per ottenerne una giusta.
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Giudice George Sutherland, Berger contro gli Stati Uniti, 1935.
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I rappresentanti della legge hanno l'obbligo di
condannare i colpevoli e di assicurarsi di non fare
lo stesso con gli innocenti. Devono impegnarsi
affinch il processo penale accerti i fatti legati al
crimine. In questo senso, il nostro sistema basato
sul cosiddetto contraddittorio non  affatto antagonistico;
e nemmeno dovrebbe esserlo. Ma l'avvocato
della difesa non ha a sua volta l'obbligo di
verificare o raccontare la verit. Il nostro sistema
gli affida un compito diverso. Egli deve evitare
l'incarcerazione di un innocente e, a meno che
l'imputato non ammetta volontariamente la propria
colpevolezza, egli  tenuto a difenderlo, che
sia innocente o colpevole.
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Giudice Byron White, Stati Uniti contro Wade, 1967.
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Nota dell'autore.
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Nel gennaio del 2000, il governatore dell'Illinois George
Ryan sollev prepotentemente la questione della pena di
morte. Il lavoro investigativo di un gruppo di giornalisti
del Chicago Tribune e di un progetto comune fra alcuni
corsi di legge e giornalismo della Northwestern University
avevano portato alla revoca di numerose condanne poche
ore prima che la sentenza venisse eseguita. Ryan, da sempre
sostenitore della punizione capitale, ne era rimasto scosso.
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Fino a quando non sar sicuro che chi  stato condannato
a morte nell'Illinois sia davvero colpevole e non avr
la certezza morale che nessun uomo e nessuna donna innocente
debba sottoporsi a un'iniezione letale, nessuno andr
incontro a questo destino disse. Ryan, che era un conservatore
repubblicano, credeva ancora nella pena di morte,
ma sentiva il dovere di sospendere le esecuzioni davanti al
vergognoso primato dello stato, di imprigionare persone
innocenti e rinchiuderle nel braccio della morte.
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Due settimane dopo, in Texas, un altro governatore repubblicano,
George W. Bush, fu intervistato sulla pena di
morte durante il programma Meet the Press, in veste di candidato
principale del suo partito alle elezioni presidenziali.
Da governatore, Bush aveva presieduto a pi esecuzioni capitali
di qualsiasi altro governatore della storia americana.
Addirittura, dal 1995 al 2000 il Texas aveva giustiziato pi
uomini e donne di tutti e cinque gli altri stati messi insieme
(Virginia, Oklahoma, South Carolina, Florida e Alabama).
Verso la fine del programma, il conduttore, Tim Russert,
sollev la questione della pena di morte.
Per evitare di commettere errori, avrebbe chiesto anche
Bush come Ryan una moratoria fino a quando il sistema
non fosse stato analizzato?, chiese Russert, facendo notare
che Ryan era il capo della campagna di Bush nell'Illinois.
No rispose Bush senza esitazioni. Perch sono sicuro
che chiunque sia stato condannato a morte nel Texas durante
il mio mandato  colpevole e ha avuto pieno accesso a
una valida assistenza legale. Poi prosegu: Ho riesaminato
ogni singolo caso, Tim, e sono sicuro della colpevolezza di
chi  stato condannato per quei crimini.
Bush stava gettando il guanto, con una mossa che ricordava
la sfida lanciata dal senatore Gary Hart alla stampa,
durante le primarie del 1984, perch provasse le sue infedelt
coniugali. Ma le dichiarazioni di Bush erano pi serie:
secondo lui in Texas non era mai stato giustiziato un innocente
e ogni detenuto nel braccio della morte aveva avuto
pieno accesso a un'efficace assistenza legale.
Cos il New York Times mi mand in Texas a indagare.
La mia collega Sara Rimer e io trascorremmo diverse settimane
girando per lo stato - da San Antonio a Brownsville,
da Austin a Dallas e Houston - parlando con avvocati, pubblici
ministeri, famigliari delle vittime e membri della Board
of Pardons and Paroles del Texas, e riesaminando casi di
uomini gi giustiziati. Non trovammo nessuna prova che
fosse stato condannato a morte un innocente. Ma i nostri
sforzi vennero severamente ostacolati dal fatto che dopo
l'esecuzione, invece di cercare le prove dell'innocenza del
loro cliente ormai defunto, avvocati e investigatori rivolgevano
la loro attenzione ai clienti ancora chiusi nel braccio
della morte. Trovammo per funzionari meno convinti
del loro governatore, riguardo al fatto che il sistema stesse
facendo giustizia nel cento per cento dei casi. Ho paura
di giustiziare un innocente ci disse Paddy Lann Burwell,
che era entrato nella Board grazie a Bush. Tutti sappiamo
che la possibilit esiste. Il sistema va migliorato. Il nostro
lungo articolo si guadagn la prima pagina e venne accompagnato
da un breve riassunto di cinque casi.
I redattori del Times pensavano che la pena capitale
fosse un argomento sufficientemente interessante da dedicargli
altri articoli, cos Sara e io continuammo a esaminare
le varie questioni che animavano il dibattito. Visitammo pi
volte il braccio della morte di Livingston, in Texas. Dopo
aver superato i controlli di sicurezza, ci sedevamo in grandi
stanzoni con distributori di bibite, caff e snack, ad aspettare
che il prigioniero venisse prelevato dalla sua cella e accompagnato
l. Lo facevano sedere dall'altra parte di una
spessa lastra di vetro e comunicavamo attraverso un interfono.
Intervistammo John Paul Penry, il cui caso era stato
gi discusso due volte davanti alla Corte Suprema degli Stati
Uniti. Era novembre e quando gli chiedemmo se credeva in
Babbo Natale, Penry, che aveva cinquantasei anni, ci disse:
Continuano a dire che Babbo Natale vive al Polo Nord...
Per qualcuno non  vero. Io ci credo e basta.
Uno dei nostri articoli, Giustiziare i ritardati mentali. La
legge comincia a cambiare venne citato sia dalla maggioranza
a favore sia dall'opposizione in Atkins contro la Virginia,
il primo caso in cui la Corte Suprema dichiar incostituzionale
condannare a morte una persona mentalmente ritardata.
Avevamo potuto constatare la scarsa qualit della
difesa garantita agli imputati che rischiavano la pena di
morte, intervistando un socievole avvocato di Houston,
Ronal Mock. Nessun altro avvocato del paese aveva avuto
tanti clienti giustiziati o in attesa di esecuzione e la cosa non
sembrava imbarazzarlo minimamente. Mock si vantava di
essere stato bocciato al corso di diritto penale e di essere un
gran bevitore. Bevo whisky con i giudici diceva. Bevo
nei migliori bar. E assicurava che la cosa non aveva alcuna
ripercussione sul suo lavoro, tanto che i giudici continuavano
ad affidargli la difesa degli imputati nei casi punibili
con la pena di morte.
I nostri articoli non riguardavano solo il Sud. Quando
Charles Fain, che era rimasto nel braccio della morte per
diciotto anni, venne rilasciato dopo che l'esame del DNA ne
ebbe confermata l'innocenza, andai anche nell'Idaho.
Poi venimmo a sapere del caso di Edward Lee Elmore,
nel South Carolina. Nel 1982, dopo un processo di sette
giorni, era stato condannato a morte per l'omicidio di una
ricca vedova, Dorothy Ely Edwards. La sua condanna era
stata revocata in appello; era stato riprocessato e condannato
di nuovo; ma anche questa condanna era stata revocata;
dopo un terzo processo era stato condannato nuovamente
a morte. Nel 2000 i suoi legali avevano scoperto che
le prove su cui i pubblici ufficiali avevano giurato pi volte
erano andate perdute. E questo aveva sollevato dei dubbi
sulla colpevolezza di Elmore.
Per molti versi quello di Elmore  un caso classico: un
giovane maschio nero con un'intelligenza limitata che viene
condannato a morte per l'assassinio di una donna bianca in
un processo durante il quale i suoi legali hanno dato cos
scarsa prova di s da poterli a stento definire avvocati della
difesa. Quello di Elmore, per,  un caso eccezionale non
solo perch riguarda sesso, violenza e razzismo, come la
mise uno dei vicini della signora Edwards, convinto che questo
fosse l'unico motivo di interesse per la stampa. La storia
di Elmore solleva quasi tutte le problematiche che animano
il dibattito sulla pena di morte: il razzismo, il ritardo mentale,
una cattiva difesa, le scorrettezze processuali, le testimonianze
dubbie, il test del DNA, un imputato che si dichiara
innocente. Molti casi presentano alcune di queste problematiche,
ma il caso di Elmore le presenta tutte mi disse John
Blume, capo del Penalty Resource Center del South Carolina,
che rappresentava i carcerati nel braccio della morte.
Ecco perch ho voluto raccontare la storia di Elmore,
pi di qualsiasi altra che Sara e io abbiamo appreso nei
vari bracci della morte in cui siamo stati. Ma non solo.
Come avvocato e giornalista, quello che mi ha colpito e ha
trasformato la storia sono stati il carattere, la dedizione e
la determinazione di Diana Holt, l'avvocato del processo
di appello, una texana piena di grinta, che quando parla 
tutta un mulinare di braccia e un roteare di occhi. La sua
vita assomiglia pi a quella di Elmore che a quella di un avvocato
penale della Ivy League. Sentirla parlare con i suoi
clienti  un'esperienza surreale. Sembra che sia in un centro
commerciale con degli amici. Per questi uomini - che
nella maggior parte dei casi sono stati abbandonati dalle famiglie
-  pi una madre, una sorella maggiore o un'amica
che il loro avvocato. Grazie alla sua forza di volont e alla
sua intelligenza, nell'estate del 1993, a trentaquattro anni,
Diana termin il secondo anno di legge. E durante uno stage
presso il Death Penalty Resource Center del South Carolina
le fu affidato il file del caso Elmore. Ormai, Elmore si
trovava nel braccio della morte da undici anni.
Il caso di Elmore e gli sforzi di Diana Holt per salvargli
la vita rappresentano un esempio perfetto di come funziona,
e talvolta non funziona, il sistema della giustizia. Gli americani
considerano il loro sistema giudiziario il migliore del
mondo. Alcuni conservatori lamentano che coccoli troppo
i criminali e alcuni liberali credono che non tuteli a sufficienza
i sospettati, soprattutto quelli con scarsi mezzi finanziari.
Nel complesso, per, il sistema garantisce giustizia.
Ma come ex pubblico ministero e avvocato della difesa so
che il limite di questo sistema sta in chi lo applica - pubblici
ministeri, avvocati della difesa, giudici. Se i pubblici
ministeri abusano del loro potere, se gli avvocati della difesa
sono pigri o incompetenti, se i giudici sono deboli o prevenuti
si rischia di non fare giustizia ma, al contrario, ingiustizia,
e questo, nei casi capitali, pu significare morte certa.
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RAYMOND BONNER.
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LIBRO PRIMO.
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CORSA AL VERDETTO.
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Capitolo 1.
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GREENWOOD, SOUTH CAROLINA, 1982.
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Una violenta tempesta di neve colp il Sud nel gennaio del
1982. Un 737 della Air Florida si schiant sul Fourteenth
Street Bridge di Washington DC e poi si inabiss nelle acque
gelide del Potomac, uccidendo settantotto persone.
Ad Atlanta le temperature scesero a meno diciotto gradi.
Nel South Carolina, centosessanta miglia pi a est, cinque
centimetri di neve coprirono le case, i prati e le macchine
di Greenwood. Sulla prima pagina dell'Index-Journal, il
quotidiano di Greenwood, compariva la foto della piccola
Emily James, infagottata in una tuta da sci, che osservava
stupefatta, la sua famiglia giocare con lo slittino. Gli uffici
pubblici e le scuole chiusero. Dorothy Edwards scrisse
in bella calligrafia neve sul calendario, nelle caselle di
mercoled tredici e gioved quattordici.
Come altri diecimila abitanti di Greenwood, anche la signora
Edwards rimase senza corrente per trentasei ore. Per
scaldarsi salt la corda. Aveva settantasei anni ma con il suo
metro e sessanta e i suoi quaranta chili ne dimostrava una
ventina di meno. Ogni mattina si infilava la tuta e faceva
mezz'ora di ginnastica. Era una donna attraente, riservata,
molto signorile - di un'eleganza tranquilla, secondo la figlia
Carolyn. Quando Carolyn era piccola non c'erano state
cene davanti alla televisione o a base di toast; la tavola in
sala da pranzo veniva sempre apparecchiata con le porcellane
e l'argenteria, colazione inclusa.
Sin dalla fine della Seconda guerra mondiale, Dorothy
aveva vissuto in quella casa di Melrose Terrace, nella zona
nord di Greenwood; i dodicimila acri di terreno piantumato
si spingevano fino al cimitero di Edgewood, accentuandone
il senso di isolamento e tranquillit, escluse le sere in cui
i ragazzi si divertivano a bere birra fra le tombe. L'estremit
ovest della strada alberata si ferma davanti alla Prima
Chiesa Battista, fondata nel 1870. La struttura odierna, con
il santuario e le vetrate, risale al 1954; il campanile vi fu
aggiunto nel 1968. Dorothy viveva proprio sulla curva, al
numero 209. La maggior parte dei suoi vicini avevano una
certa et. Christine Henderson, che aveva perso il marito
nel 1967, viveva dall'altra parte della strada, al 210, in una
casa di mattoni bianchi con un bel prato davanti; suo figlio
era un investigatore pubblico. La casa di mattoni rossi al
numero 213 apparteneva a Mildred Clark, una vedova che
era la reclusa del quartiere - non rispondeva al campanello
nemmeno ai bambini la notte di Halloween. Al 205 c'era
Roy Raborn, un commesso di Fred Smith Co., un negozio
di abbigliamento maschile che aveva aperto a Omaha
Beach nel 1944.
I vicini pensavano che Dorothy fosse l'erede di un'azienda
farmaceutica, il che non era esattamente vero. Certo, stava
bene. Aveva ereditato quasi un milione di dollari da sua madre
e il suo patrigno era stato un dirigente della Geer Drug
Co. a Spartanburg, una graziosa cittadina ai piedi delle Blue
Ridge Mountains. La madre di Dorothy, Beatrice Ely, si era
trasferita al Sud da New York dopo il divorzio; suo marito
faceva il gioielliere. Beatrice aveva insegnato a sua figlia a
essere indipendente e raffinata. Trascorrevano le vacanze
in montagna, dove Beatrice aveva insegnato a Dorothy ad
andare a cavallo e a sparare; per questo i vicini di Dorothy
non si spaventavano quando sentivano un colpo di fucile
partire dal prato sul retro della casa. L'hai preso, Dorothy?
chiedevano, sapendo che aveva visto un altro serpente.
Beatrice mand sua figlia al Converse College, un'universit
femminile a Spartanburg. Il punto forte della scuola 
il corso di musica e le sue diplomate entrano nelle filarmoniche
e nei conservatori di tutto il mondo. Dorothy, un soprano
leggero, vinse concorsi di canto locali, regionali e nazionali.
A trent'anni sal su un treno diretto a New York per
partecipare alla trasmissione Major Bowes'Amateur Hour,
dove cant i Carmina Burana. Arriv seconda e comparve
in prima pagina sul giornale di Spartanburg.
Qualche mese dopo, di ritorno a casa, Dorothy spos
James Edward Edwards, il figlio di una stimata famiglia di
medici che come pagamento, dai pazienti, accettava ancora
polli e verdure dell'orto. Dorothy e Ed, come lo chiamavano
gli amici, si erano incontrati al college quando lui frequentava
Wofford, vicino a Converse. Si sposarono un gioved
mattina nella chiesa dell'Avvento con una cerimonia che
si distinse per semplicit e dignit, riport il giornale di
Spartanburg, in un articolo di primo piano. La sposa, scrissero,
indossava un grazioso abito di lana beige con il collo
di finta pelliccia.
L'unica figlia di Ed e Dorothy, Carolyn, nacque nel 1939
e poco dopo Ed part per la guerra, fra i genieri dell'esercito
americano. Dopo la guerra si trasfer con la famiglia a
Greenwood dove compr un appezzamento paludoso. Lo
dren, lo riemp, lo modell e vi costru sopra una casa spaziosa
con due camere da letto; successivamente vi aggiunse
una veranda chiusa e una stanza per gli ospiti.
Lavor soprattutto nelle costruzioni e negli anni Cinquanta
divenne il primo capo della protezione civile di
Greenwood. Era un uomo generoso e dal cuore grande,
che si batteva per i pi sfortunati e dava da lavorare agli
handicappati ricorda la figlia. Gran bevitore, si un agli
Alcolisti Anonimi e aiut a fondare diversi gruppi in tutto
lo stato. Mor nel 1966 a cinquantotto anni. Fu una perdita
devastante per Dorothy, ma lei possedeva una grande
forza di volont e gradualmente ritrov un'indipendenza
che sorprese tutti gli amici. Cominci a dipingere con impegno,
rivelando un notevole talento; le pareti di casa sua
erano abbellite dai suoi quadri. Ricamava cuscini a punto
croce e intrecciava tappeti, trascorrendo ore davanti a un
grande telaio, osservando attraverso la lente di ingrandimento
i disegni che aveva comprato al Metropolitan Museum
di New York. Il mio cervello  nelle mie dita diceva
tutta allegra a Carolyn.

La citt.
Greenwood, battezzata cos nel primo Ottocento per
via di una piantagione che la moglie del proprietario aveva
chiamato Green Wood, sorge su una terra ricca, adatta alla
piccola agricoltura. Ma negli anni si  trasformata in una
cittadina tessile - nel 1889 venne aperta la prima fabbrica
di cotone di Greenwood, nel 1896 la seconda, nel 1897 la
terza. Nel momento di massima produzione, in citt ci furono
fino a venticinquemila fusi. Nel 1897, gli elettori - tutti
maschi bianchi, ovviamente - approvarono l'emissione di
venticinquemila dollari in obbligazioni per finanziare la
costruzione di un tribunale e di una prigione. All'inizio
del 1900 la popolazione era salita a
quattromilaottocentoventotto anime e la citt era attraversata da nove linee ferroviarie
su cui transitavano ventisette treni tutti i giorni. I
commessi viaggiatori soggiornavano all'Oregon Hotel, che
fino agli anni Sessanta rimase l'unico albergo della citt.
Anche se oggi si trova a un'ora e mezzo da qualsiasi altro
luogo (come diceva bonariamente Obama durante la
campagna presidenziale), gli abitanti di Greenwood hanno
molto di cui vantarsi nella loro storia. Al termine della
Prima guerra mondiale accolsero il comandante supremo
delle forze alleate Ferdinand Foch con una sontuosa
manifestazione sulla Main Street, che allora, prima che spuntassero
gli edifici pubblici, era poco pi grande di un campo
da football. Nel 1954 la stessa strada era piena di cittadini
festanti che salutavano una ragazza del posto, da poco incoronata
miss Universo. La cittadina ha dato i natali anche
agli Swingin' Medallions, i Beach Boys della Carolina, a un
giudice della Corte Suprema e a tre fuoriclasse di fila della
squadra di football della Clemson University. Gli abitanti
di Greenwood sono dei fanatici dello sport. L'allenatore
della squadra di football del liceo, Julius Pinky Babb, 
diventato una leggenda vincendo pi di trecento partite fra
il 1943 e il 1981. Eravamo sicuri della nostra bravura ha
detto uno dei residenti.
Greenwood era una comunit bianca e protestante, principalmente
battista del Sud. Fino agli anni Sessanta, quando
le aziende del Nord cominciarono a trasferirsi a Emerald
City, come la chiamano i suoi abitanti, i cattolici erano una
minoranza. Quanto ai neri, quindici anni dopo il processo
Brown contro il Board of Education, nel quale la Corte Suprema
aveva dichiarato incostituzionali le scuole in cui i
neri erano separati dai bianchi, e un anno dopo l'ordine
di integrazione a velocit ponderata, nei licei di Greenwood
vigeva ancora la segregazione razziale. I segregazionisti
tennero duro fino al 1969 e poi cedettero malvolentieri.
Greenwood non nasconde il suo passato razzista.
All'angolo fra la Oak e la Main Street, di fronte a un edificio
di mattoni rossi chiamato Textile Building, si erge il
monumento ai caduti eretto nel 1929 dai veterani della sede
n. 20 dell'American Legion. Un palo con la bandiera a stelle
e strisce si innalza da una base di granito di un metro e ottanta.
La targa di bronzo sul lato sinistro della base elenca
i caduti della Prima guerra mondiale dividendoli in due categorie
- Bianchi e Colorati. In tutto avrebbero dato
la vita trentuno bianchi e ventiquattro colorati. I colorati
includono Henry Chin. Dopo la Seconda guerra mondiale
venne aggiunta un'altra targa. Anche qui i caduti sono centotrentuno
bianchi e undici colorati. Le categorie razziali
vennero eliminate durante la Guerra di Corea, al termine
della quale dodici cittadini di Greenwood vengono ricordati
in ordine alfabetico. Ventiquattro uomini morirono in Vietnam
e anche i loro nomi sono elencati in ordine alfabetico.
All'inizio del Ventunesimo secolo l'avvocato C. Rauch
Wise, probabilmente l'unico vero membro dell'ACLU,
l'Unione Americana per i Diritti Civili, si offr di sostituire
le targhe segregazioniste delle prime due guerre con delle
nuove targhe che elencavano i caduti in ordine alfabetico,
e present la proposta al sindaco. Dopo alcune indagini, il
sindaco, un afroamericano, rispose che non era possibile. Il
monumento non apparteneva alla citt, disse. Apparteneva
alla sede locale dell'American Legion, che era contraria al
cambiamento. Qualche anno dopo, nel 2010, Wise ci prov
di nuovo. E di nuovo i veterani dissero di no.
Nel corso dei decenni Greenwood crebbe in larghezza
ma non in altezza. Il Grier Building, un edificio di otto piani
al numero 327 della Main Street era il pi alto nel 1919 ed
 il pi alto ancora oggi. E a un certo punto il fascino di
Greenwood cedette il passo all'edilizia incontrollata, cos la
citt cominci a non distinguersi pi dalle altre migliaia di
cittadine dello stato - comparvero centri commerciali con
parcheggi enormi, fast-food e catene di negozi al posto dei
punti vendita indipendenti. Un piccolo negozio di alimentari
di propriet di Jimmy Holloway, il vicino di Dorothy,
venne comprato da una catena di supermercati che poi lo
vendette a una catena di steak house.
Dorothy trascorse il Natale del 1981 con sua figlia Carolyn
e i suoi nipoti. Carolyn si era sposata - diventando
la signora Lee - e viveva a Pensacola, in Florida. Il 27 dicembre,
che era una domenica, Dorothy torn a casa. Il
mercoled, Edward Elmore, un nero smilzo dallo sguardo
luminoso, buss alla sua porta sul retro. Con un diploma
di quinta elementare in tasca e un'intelligenza limitata
- riusciva a eseguire addizioni e sottrazioni solo se usava le
dita - poteva svolgere soltanto lavoretti da tuttofare. Qualche
settimana prima, mentre stava lavorando da un vicino,
si era accorto che le gronde del numero 209 erano piene
di foglie, cos aveva chiesto a Dorothy se voleva che gliele
pulisse. La signora Edwards aveva risposto di s e gli aveva
mostrato dove teneva la scala, sotto il portico. Elmore ci
aveva messo circa due ore e aveva guadagnato tre dollari.
Torna fra qualche settimana, quando le foglie hanno finito
di cadere, gli aveva detto lei.
Cos lui era tornato il 30 dicembre, aveva pulito le gronde
e lavato le finestre. Mentre la signora Edwards gli compilava
un assegno, Elmore le disse che la vernice di alcuni serramenti
si stava scrostando e che lui era un bravo imbianchino.
Lei gli rispose di chiamare dopo due mesi, quando avesse
cominciato a fare un po' pi caldo. Gli dett lentamente
il proprio cognome e il numero di telefono e lui scarabocchi
Edwards e 229-4087 su un biglietto da visita della
State Farm Insurance, l'assicurazione della Mustang del
1976 della sua ragazza; poi infil il biglietto nel portafogli.
In seguito Dorothy mostr a Jimmy Holloway che bel lavoro
aveva fatto Elmore con le sue gronde e le sue finestre.
Il nuovo anno prometteva bene per Dorothy. Il giorno
3 gennaio scrisse Lonnie sul calendario. Lonnie Morgan
era un uomo d'affari in pensione di Tryon, nel North Carolina,
che viveva agiatamente con quello che aveva guadagnato
dalla vendita della sua attivit. Era membro del Club
di Caccia ed Equitazione di Tryon, e anche Dorothy, che
sapeva andare bene a cavallo, stava pensando di iscriversi al
club. Si erano conosciuti attraverso una compagna di universit
di Dorothy e si frequentavano da un paio d'anni;
di recente Dorothy aveva raccontato ai suoi vicini che stavano
parlando di sposarsi. Lei and a trovarlo il 3 gennaio a
Tryon. Il sabato seguente, il 9 gennaio, Dorothy partecip a
un concerto del coro nella chiesa episcopale della Resurrezione
a un paio di miglia di distanza, lungo la South Main.
Frequentava regolarmente il coro ed era una dei solisti.
Il gioved pomeriggio, era il 14 di gennaio, i titoli della
prima pagina misero in guardia i residenti: Altra neve in
arrivo, pericolo di ghiaccio. Jimmy Holloway chiam Dorothy
verso le tre. Lui e Frances, sua moglie, stavano andando
a fare la spesa e si offrirono di comprare qualcosa
anche per lei. Gli Holloway erano i suoi amici pi stretti. Si
erano conosciuti nell'Oregon Hotel all'inizio della Seconda
guerra mondiale e Jimmy aveva incoraggiato Dorothy e Ed
a costruire la loro casa sul terreno vicino al suo.
Jimmy pass a prendere la lista della spesa, poi lui e sua
moglie andarono al Winn-Dixie, sulla Route 25. Quando tornarono,
Dorothy chiese a Jimmy se poteva tirarle fuori dal
baule una tanica di cherosene; l'aveva comprata per la stufetta,
che le serviva con quel freddo insolito. Lui gliela port
in soggiorno. Poi tutti e tre rimasero a chiacchierare un po'.
Il sabato, Jimmy chiam Dorothy e si offr di farle di
nuovo un po' di spesa. Nevischiava e la temperatura leggermente
pi alta stava sciogliendo il ghiaccio sulle strade.
Lei disse che ci sarebbe andata da sola e che stava pensando
di andare a trovare Lonnie, il giorno seguente. Dopo aver
riappeso, and al Winn-Dixie. Mentre faceva la coda per
pagare, chiacchier con un vecchio amico, Coley Free. Gli
mostr una foto dei suoi due nipoti e del suo pronipote,
poi prese il resto, lo mise nel portafogli e torn a casa. Era
tardo pomeriggio.

Il crimine.
Quarantaquattro ore dopo, il corpo di Dorothy Ely
Edwards venne trovato nella cabina armadio della sua camera.
Dorothy era avvolta in una vestaglia viola con il collo
arricciato e una cerniera davanti.
Aveva un orribile livido sul ginocchio destro e la gamba
era completamente violacea. Le ginocchia erano raccolte e
in mezzo era infilato un polacchino. Nel sangue raggrumato
sul polso sinistro c'erano dei frammenti di vetro. L'orecchio
sinistro era quasi completamente staccato. Gli occhi
erano cerchiati di nero e di blu. I capelli erano impiastricciati
di sangue.
L'omicidio scosse la comunit. A Greenwood, la maggior
parte degli omicidi avveniva nel quartiere nero - neri
che uccidevano altri neri in risse da bar per soldi o per una
donna, o nelle dispute famigliari. Il colpevole veniva catturato
in fretta, spesso ancora con la pistola o il coltello in
mano. Ma erano crimini che non turbavano troppo la comunit
dei bianchi. Questo s. VEDOVA PUGNALATA A MORTE
gridava il titolo in prima pagina dell'Index-Journal, sopra
alla foto di un poliziotto davanti alla casa di Dorothy
Edwards (quello stesso giorno in prima pagina c'era anche
un articolo sulla sentenza della Corte Suprema che, con
una votazione di cinque a quattro, aveva annullato la condanna
a morte di Monty Lee Eddings, in carcere dall'et
di sedici anni per aver ucciso con un fucile a canne mozze
un agente di pattuglia sulla Oklahoma Highway; secondo
la corte, la giuria non aveva tenuto in debito conto le circostanze
attenuanti).

La polizia.
Io e l'agente Alvin Cook eravamo sulla Smythe, quando
abbiamo sentito il messaggio radio di un possibile Codice
Uno, cio un tentato omicidio scrisse il sergente John
Owen nel suo rapporto. (In realt si sbagliava, il Codice
Uno significa omicidio.) Io e Cook abbiamo raggiunto
il 209 di Melrose Terrace. Erano le dodici e ventisei. Io e
Cook ci siamo avvicinati alla casa e abbiamo trovato l'agente
Holtzclaw sul retro. Holtzclaw stava parlando con Jimmy
Holloway, sotto la tettoia per le macchine, vicino alla Cadillac
del 1976 della Edwards; la sua grande bicicletta con
il manubrio ricurvo come le corna di uno gnu era appoggiata
contro la porta posteriore.
Owen not che sembrava esserci l'impronta di una scarpa
sui gradini che portavano in casa. Era rossastra. Credo che
fosse sangue scrisse nel rapporto. Prese il cappello blu di
Holtzclaw, con la visiera rigida e lo stemma della polizia di
Greenwood, e lo appoggi sopra l'impronta. And alla macchina,
apr il baule, tir fuori una scatola di cartone, torn
indietro e mise la scatola sull'impronta, poi restitu il cappello
a Holtzclaw. A quel punto informai gli altri di quello
che avevo trovato e che l'impronta non andava toccata.
Entro le dodici e trenta quasi tutti i quarantacinque agenti
della polizia di Greenwood si erano raccolti nella tranquilla
Melrose Terrace, bloccando la strada con le loro auto e suscitando
la curiosit e la preoccupazione dei residenti. Il
sergente Alvin Johnson, un metro e ottantotto per novanta
chili, prese il comando della situazione. Aveva trentadue
anni ed era in polizia da quasi undici, da quando era stato
congedato dal corpo dei marines con una medaglia al valore.
Non certo il ragazzino pi brillante della scuola, Johnson
si era arruolato nei marines subito dopo il diploma e a soli
diciotto anni era gi in Vietnam. Durante un feroce scontro
a fuoco a sud di Da Nang, era stato crivellato di schegge e
ci aveva quasi lasciato le penne, ma era stato salvato da un
suo compagno di squadra che aveva chiesto a gran voce
l'intervento di un portaferiti.
La prima cosa che ho fatto, una volta sul posto,  stato
parlare con il signor Holloway rifer Johnson in seguito.
Dopo la morte del signor Edwards, Holloway aveva tenuto
d'occhio la sua vedova. Possedeva una chiave di casa
e gli piaceva fare una capatina l, nel pomeriggio, a bere
qualcosa. Sua moglie era completamente astemia mentre a
Dorothy piaceva bere in compagnia. Una bellezza del Sud
a cui piaceva un bicchiere di sherry diceva sua figlia. Gli
abitanti di Melrose Terrace pensavano che ci fosse qualcosa
di pi di un semplice rapporto di buon vicinato fra
Holloway e Dorothy. Affabile e socievole, Holloway aveva
fama di dongiovanni. I vicini parlottavano fra loro quando
usciva di casa, andava in garage, veniva fuori a controllare
che nessuno lo guardasse, poi girava sul retro, si fermava,
controllava ancora e alla fine attraversava il giardino e risaliva
il prato di Dorothy. A quel punto i vicini lo perdevano
di vista. Ma un'ora dopo eccolo ripercorrere lo stesso tragitto
in senso contrario. Dorothy trascorreva molti giorni nel
bungalow degli Holloway sulle rive del Lake Greenwood,
un lago artificiale con quasi duecentododici miglia di costa
lungo il fiume Saluda. Dorothy dipingeva mentre Jimmy lavorava
alla sua barca.
Holloway raccont di essere stato lui a trovare il corpo
della signora Edwards. Era stato lui a chiamare la polizia.
Scort Johnson e Owen nella casa della sua vicina, ripercorrendo
i passi che aveva gi compiuto almeno due volte
quella mattina. In un angolo vicino alla porta sul retro i
poliziotti notarono diversi dipinti a olio di Dorothy: uno
che raffigurava il bungalow degli Holloway; tre con delle
barche a vela che scivolavano sul lago; una natura morta.
Sulla porta del seminterrato Dorothy aveva appeso una fioriera
che conteneva tre vasi di terracotta; ora era tutta di
traverso e sul pavimento c'erano i cocci di un vaso rotto. I
tre uomini entrarono nella cucina tappezzata da una carta
da parati con dell'edera che si arrampicava lungo un muro
di mattoni bianchi. Tre sedie di metallo con i cuscini a fiori
erano sistemate attorno a un piccolo tavolo circolare; sul
piano del tavolo c'erano un cucchiaio e una tazza di vetro.
Sul pavimento Johnson not una protesi dentaria parziale.
Poco pi in l c'erano delle pinze ad ago. Da un cassetto in
cui la signora Edwards teneva un martello Stanley, un cacciavite,
dei chiodi, un metro e del nastro adesivo, spuntava
un altro paio di pinze, di quelle con il manico lungo per
estrarre i barattoli di vetro dall'acqua bollente. Sul lavello,
ad asciugare, c'era una tazza lavata e girata in gi. Sul piano
della cucina c'era un cesto con banane, arance e mele e una
bottiglia mezza vuota di sherry.
La scena aveva qualcosa di strano. Le pinze a manico
lungo sembravano quasi avere sopra una freccia luminosa
con scritto Ehi, siamo qui. E la cucina era sorprendentemente
pulita e ordinata, nonostante in casa fosse avvenuto
un crimine tanto violento. Sembrava quasi che qualcuno si
fosse divertito - ecco la bottiglia mezza vuota di sherry -
e poi avesse ripulito per bene. Sulla bottiglia c'erano delle
impronte. Se non fossero appartenute alla signora Edwards
avrebbero potuto fornire alla polizia un'idea di chi era entrato
in casa.
Sopra un armadietto di formica verde c'era una macchinetta
per il caff della General Electric, sul muro era appeso
un altro dipinto di Dorothy che rappresentava una ballerina
con un tut rosa - Carolyn. Io ne ho una uguale disse
Holloway a Johnson, indicando la macchinetta del caff.
Era puntata alle sei del mattino. Holloway spieg che Dorothy
doveva averla puntata dopo le sette, la sera prima. Il
caff si era seccato nella caraffa di Pirex; Johnson spense
la macchinetta.
Johnson, Owen e Holloway oltrepassarono le porte basculanti
ed entrarono in soggiorno. Notarono un'impronta
insanguinata sulla moquette azzurra, dall'altra parte del
salone, puntata verso l'interno, come se qualcuno stesse
uscendo dalla camera da letto per entrare nel soggiorno
rifer Owen. Voltarono a destra, nel salottino. C'erano un
pianoforte, un pendolo, delle poltroncine e un tavolo. Sopra
il televisore c'era un elefante (che Dorothy aveva ereditato
da sua madre, con le zanne d'avorio e intagliato in
una costosa pietra nera). Davanti al televisore c'era un divano
antico, foderato in seta, su cui era abbandonata una
copertina bianca fatta all'uncinetto dalla signora Edwards.
Sul tavolino davanti al divano erano appoggiati i suoi occhiali
e una guida tv, aperta su sabato, con i programmi
dalle 20 alle 21: Joyful News, un programma religioso di
Channel 16; Classic Country Music sul canale 17 e 33; Resurrection
su HBO; una partita di basket fra squadre universitarie
su ESPN. La televisione era accesa a tutto volume.
Johnson la spense.
Tornando nell'ingresso, la polizia e Holloway si fermarono
davanti a un tavolino a ribalta sul quale Dorothy aveva
sistemato un vassoio d'argento con un decanter e quattro
calici di cristallo, diversi posacenere, un cesto di frutta finta,
un paio di guanti foderati e un libretto degli assegni. Era l
che la signora Edwards appoggiava la sua borsa, disse Holloway
a Johnson. Ma adesso la borsa non c'era. Continuarono
il giro nelle camere da letto, sul retro della casa. A destra
c'era la stanza degli ospiti, con un letto a baldacchino
del tardo Diciottesimo secolo e una piccola toilette su cui
erano appoggiate due statuine di porcellana, un uomo e una
donna in abiti di epoca coloniale, e due foto di famiglia in
cornici dorate. Non c'era niente fuori posto.
La camera successiva era quella di Dorothy. La sveglia,
puntata alle sette, stava ancora suonando. Johnson la spense.
Sulla moquette erano sparpagliati un pacchetto di mentine,
un centesimo, alcuni Kleenex, un piccolo portachiavi in
finta pelle, una pila AA, delle buste e un buono sconto da
dieci centesimi. C'era un grosso posacenere di vetro bordato
d'oro scheggiato. Johnson not un altro pezzo di dentiera,
quello che mancava alla protesi in cucina.
Sulla cassettiera di Dorothy c'erano diversi maglioni, tutti
ripiegati, un reggiseno e diverse foto in cornici d'argento
- una del marito di Dorothy quando era in marina, uno di
loro due insieme, una di Carolyn e una dei nipotini. Un coltello
da pasticcere deturpava questa immagine di domestica
tranquillit. Il manico era sporco di sangue secco; un fazzoletto
macchiato di rossetto lo nascondeva in parte. Com'era
possibile che quel coltello insanguinato fosse finito l senza
che nient'altro venisse messo in disordine?
Dorothy Edwards dormiva in un letto a baldacchino del
Diciannovesimo secolo, con quattro solide colonne. Su entrambi
i lati c'era un comodino. Dai segni sulla moquette,
Johnson stabil che il letto era stato spinto verso il muro per
almeno una quindicina di centimetri. E sembrava essere
stato rifatto di recente, scrisse Johnson nel suo rapporto.
La moquette bianca vicino alla porta dell'armadio era
intrisa di sangue. E ce n'era dell'altro sul muro accanto.
Johnson apr l'armadio ed ecco il corpo insanguinato di
Dorothy, proprio come aveva detto Holloway. La sua testa
era appena oltre lo stipite sinistro, quasi contro una cassettiera
bianca macchiata di sangue.
Johnson attravers velocemente la casa e mise in sicurezza
la scena del delitto. Duvall arriv alle dodici e trentasei
annot Johnson nel suo rapporto, parlando del coroner. Il
superiore di Johnson, il capitano Jim Coursey, arriv due
minuti dopo. Anche lui si era arruolato nell'esercito alla fine
del liceo ma, rispetto a Johnson, aveva preferito la marina.
Era stato congedato con onore dopo aver prestato servizio
per tre anni come ripiegatore di paracadute di terza classe.
Alcuni abitanti di Greenwood ricordavano che al liceo
Coursey era stato un attaccabrighe e aveva passato i suoi
guai con la legge. Forse questo ora lo rendeva un poliziotto
migliore, pensavano certi - capiva che non tutti i ragazzi
che bevevano troppo o andavano troppo veloci in macchina
si meritavano un verbale della polizia. Si diceva anche che
fosse razzista, ma a quei tempi la cosa non era una novit.
Johnson rifer a Coursey cos'aveva visto e quello che gli
aveva raccontato Holloway. Ispezionarono la casa insieme e
Coursey osserv il corpo della signora Edwards. Subito comprese
che c'era bisogno di aiuto. Era un caso da risolvere,
e in fretta, per calmare tutte le anziane vedove della zona
e, pi in generale, per tenere sotto controllo la comunit.
Coursey torn alla macchina e si mise in comunicazione
con la centrale chiedendo di informare la divisione di polizia
investigativa di Columbia, a un centinaio di chilometri
da l. La SLED, come la chiamano tutti (molti abitanti del
South Carolina non ne conoscono nemmeno il nome completo),
 l'equivalente locale dell'FBI, che interviene nella
gestione dei casi pi complicati. Coursey isol la casa; poi
lui, Johnson e gli altri agenti di Greenwood andarono a sedersi
in macchina per ripararsi dal freddo mentre aspettavano
quelli della SLED.
Quando la chiamata arriv nei quartieri generali della
SLED, gli agenti Dan DeFreese e Ira Byrd Parnell Jr afferrarono
la loro Nikon 35 mm, saltarono sulla volante e si precipitarono
a Greenwood. Quando raggiunsero il confine a
sud della citt, sulla Route 34, l'agente Holtzclaw li guid
fino a Melrose Terrace.
La SLED non possedeva manuali o protocolli per le indagini.
Parnell e DeFreese non presero appunti mentre attraversavano
la casa. DeFreese cerc delle impronte - fuori,
sulla porta a vetri dalla quale si pensava fosse entrato l'assassino,
sugli utensili della cucina e sulla bottiglia di vino
sul bancone, nel bagno, sotto la tazza del water. Parnell si
infil nell'armadio e scatt foto al corpo e alla camera da
letto. Alcune foto mostravano una pozza di sangue sulla
moquette davanti all'armadio. Stranamente, non c'era sangue
sulla soglia, la striscia di legno che divideva la moquette
nella cabina armadio da quella nella camera da letto.
Parnell e DeFreese tirarono fuori la signora Edwards
dalla cabina e le avvolsero ciascuna mano in un sacchetto di
plastica per proteggere le eventuali prove nascoste sotto le
unghie curate: sangue, peli e frammenti di pelle che avrebbe
potuto strappare al suo assalitore lottando per liberarsi.
Poi la infilarono in un sacco, vestaglia e tutto il resto. Gli
agenti perlustrarono la casa, raccogliendo prove. Sul tavolino
nell'ingresso trovarono il libretto degli assegni. Le
matrici, che andavano dall'11 settembre 1981 al 7 gennaio
1982, riportavano assegni per cinque dollari, otto dollari e
settantacinque centesimi, otto dollari e otto dollari e venticinque
centesimi, emessi a favore di diversi beneficiari. E poi
c'era l'assegno numero 4.031, del 30 dicembre, di quarantatr
dollari emesso a favore di Edward Elmore. Holloway
spieg a Johnson che Elmore era il tuttofare che di recente
aveva pulito le gronde e lavato le finestre. In una scrivania
nel soggiorno Coursey trov gli estratti conto della signora
Edwards e su quello di dicembre c'era l'assegno di Elmore,
che l'uomo aveva incassato nella filiale della Bankers Trust
prima della chiusura di Capodanno.
Nel tardo pomeriggio, prima che facesse buio, arriv da
Columbia un altro agente della SLED, Tom Henderson. Henderson
era cresciuto in una graziosa casa in stile ranch in
un appezzamento boscoso proprio davanti all'abitazione di
Dorothy Edwards. Quando sua madre Christine aveva visto
le macchine della polizia e aveva saputo che la loro vicina
era stata uccisa, lo aveva chiamato. Lui era saltato subito in
macchina ed era corso a Greenwood.
Greenwood per non era giurisdizione di Henderson ma
di Charley Webber, un altro agente della SLED che viveva l.
Webber era un tizio grassottello e gioviale, che portava ancora
i capelli lunghi come quando suonava la tromba negli
Swingin' Medallions, prima di diventare un agente di polizia.
Era in macchina, quel luned pomeriggio, quando il
capo della polizia John Young lo aveva invitato ad accostare
con un colpo di clacson. Young aveva detto a Webber che
c'era stato un omicidio a Melrose Terrace e di andare l.
Quando era arrivato, Webber aveva chiesto a Coursey se
c'era bisogno di aiuto. Coursey aveva risposto di no. Non
scorreva buon sangue fra i due da quando avevano fatto entrambi
domanda per entrare nella SLED e quella di Coursey
era stata respinta.
Coursey non aveva chiesto nemmeno l'aiuto di Henderson,
ma il suo lo accett. Henderson, che si era fatto strada
a passi malfermi verso l'et adulta, aveva trentanove anni e
da dieci faceva parte della SLED. Ho frequentato tre universit
in cinque periodi diversi, e ci ho messo undici anni
per laurearmi scherzava. Non c' bisogno di dire che non
me ne fregava niente. Aveva fatto anche due puntatine
nell'esercito, incluso un giretto nel Vietnam con le forze speciali.
Lo scambio Henderson-Webber cost caro a Elmore.
In meno di ventiquattrore Henderson si convinse che Elmore
era colpevole, una convinzione che non vacill mai,
mentre Webber nutriva dei dubbi, che per tenne per s.
Il movente dell'omicidio non sembrava essere il furto.
L'anello di diamanti da diecimila dollari della signora
Edwards e altri gioielli di valore erano in bella vista nella
sua camera da letto. Numerosi oggetti d'argento antichi
erano al loro posto riport Johnson. Stando alle parole di
Holloway, la polizia dedusse che le uniche cose che mancavano
erano la borsa della signora Edwards e una pistola calibro
'32 che, sempre secondo Holloway, Dorothy teneva nel
cassetto del comodino. Ma non c'erano prove che la donna
avesse usato l'arma, o che avesse tentato di usarla, contro
il suo aggressore.
Anzi, tutti gli indizi sembravano indicare che la signora
Edwards conoscesse il suo aggressore.  probabile che
non fosse spaventata perch anche se la porta della cucina
aveva una catena, lei non l'ha usata e invece di socchiudere
il battente lo ha aperto del tutto annot Johnson nel suo
rapporto. La porta aveva quattro pannelli di vetro, perci
prima di aprire la signora Edwards aveva visto chi c'era
dall'altra parte. E questo fece dubitare Roy Raborn, uno dei
vicini, che il colpevole fosse davvero Elmore. Non riusciva
a credere che la signora Edwards avesse aperto a un nero
a quell'ora tarda, di sabato sera, anche se non era un perfetto
sconosciuto. Sarebbe stata una cosa stupida disse.
Io non l'avrei mai fatto. Ed era ancora pi improbabile
che lo facesse una donna, soprattutto in camicia da notte.
Sulla scena del crimine c'era una curiosa penuria di impronte
digitali. Gli agenti della scientifica non trovarono
niente sulle pinze ad ago sul pavimento della cucina o sulle
pinze per barattoli che spuntavano dal cassetto o sul coltello
insanguinato sul cassettone.
Dieci ore dopo l'arrivo del primo poliziotto al 209 di
Melrose Terrace, il sergente Owen e Herman Tooley Jr,
dell'impresa di pompe funebri Blyth Funeral Home, presero
il corpo della signora Edwards e lo portarono al Self Memorial
Hospital, a soli nove minuti di strada da l. Owen lo
indic nel suo rapporto. Il corpo venne chiuso in una cella
frigorifera, a tre gradi. La cella venne sigillata con il nastro
della polizia e Owen lo firm. Il mattino seguente, alle sei,
Owen torn in ospedale. Il corpo venne tirato fuori dalla
cella e lui e Tom McHaney, un altro dipendente della Blyth
Funeral Home, attraversarono lo stato fino a Charleston,
per l'autopsia che sarebbe stata condotta dalla dottoressa
Sandra E. Conradi alla Medical University of South Carolina.
Arrivarono alle dieci e quindici.
Sei ore dopo Owen lasci la Medical University e port
il corpo della signora Edwards nel quartier generale della
SLED, a Columbia. Il che era insolito. Dopo l'autopsia, un
cadavere normalmente viene portato alle pompe funebri.
Alla SLED, Owen e l'agente Pamell presero le impronte digitali
e dei palmi della signora Edwards. Il che spiegava perch
il corpo fosse stato portato l, anche se non era chiaro
perch le impronte fossero necessarie.
A Greenwood, intanto, il capitano Coursey and da un
giudice a richiedere un mandato d'arresto per Edward Lee
Elmore. La causa probabile si basa sui seguenti fatti disse
Coursey, nella sua deposizione davanti al giudice. Il corpo
di Dorothy E. Edwards  stato trovato nella sua casa, al numero
209 di Melrose Terrace, Greenwood, South Carolina,
il 18 gennaio 1982, con ferite multiple da arma da taglio e
sospetto di violenza. Nell'abitazione  stata trovata un'impronta
di Edward Lee Elmore.
Una spiegazione come minimo traballante. Secondo il
Quarto emendamento la polizia non pu arrestare qualcuno
senza una probabile causa. In sostanza, significa che
devono sussistere prove sufficienti per convincere una persona
ragionevole della concreta probabilit che il sospetto
abbia davvero commesso il crimine in questione. Poich a
dicembre Elmore era stato in casa della signora Edwards
per lavare i vetri, era probabile che avesse lasciato delle impronte.
Anzi, poteva averle lasciate l anche settimane, addirittura
mesi prima. Posso dire di chi sono le impronte
testimoni in seguito DeFreese, l'agente della SLED, ma
non posso dire quando sono state lasciate. Curiosamente,
sulla scena del delitto la polizia aveva trovato una sola impronta
di Elmore.
Nella sua richiesta di un mandato, Coursey non cit l'assegno
che la signora Edwards aveva dato a Elmore. Ma anche
aggiungendo l'assegno all'impronta, non si sarebbe potuto
parlare di causa probabile. Nonostante ci, il giudice
Charles E. Henderson Jr emise il mandato.

Il sospettato - Edward Lee Elmore.
Edward Lee Elmore era cresciuto in quel tipo di ambiente
che aveva portato il presidente Lyndon Johnson a dichiarare
guerra alla povert. Per Elmore, casa era Abbeville,
una storica cittadina a circa venti chilometri da Greenwood
sulla Route 72. John C. Calhoun vi aveva esercitato come
avvocato dal 1807 al 1817 prima di diventare vicepresidente,
segretario di stato, senatore e segretario alla guerra.
La prima assemblea degli Stati confederati aveva adottato l
l'Ordinanza di secessione, nel 1860. Nella piazza della citt
si erge un plinto di granito voluto dalle Figlie della Confederazione
di Abbeville. Su un lato vi  inciso: Il mondo
deve ancora decidere alla luce chiara della verit se i soldati
vestiti di grigio che obbedivano a Lee avessero ragione. Il
monumento, eretto nel 1906, venne distrutto da un incendio
nel 1991 e poi ricostruito nel 1996, pi di centotrenta
anni dopo la fine della Guerra Civile.
Quando Elmore era piccolo, i negri vivevano nella loro
parte di citt ed entravano nelle zone dei bianchi solo per
lavorare nelle fabbriche tessili o come camerieri e manovali.
Venivano pagati cos poco che perfino una famiglia del ceto
medio poteva permettersi di assumerli. Sia per i neri sia per
i bianchi, Greenwood era la grande citt, il posto dove
andare al cinema e, prima che aprissero i centri commerciali
e le catene, fare acquisti da Rosenberg's, un negozio di abbigliamento
che risaliva al 1884, o mangiare al Ranch. Per i
neri, a Greenwood erano tutti pi razzisti che ad Abbeville.
La mamma di Edward, Mary Ellen Gerdner, era la figlia
di un fittavolo. Era cos gracile e la sua famiglia cos povera,
che da bambina dormiva in un cassetto. Aveva sedici anni
quando mise al mondo il primo figlio. Ne aveva gi avuto
un altro e aspettava il terzo quando spos Henry Odey Elmore.
Insieme ebbero un maschio e una femmina, la polmonite
si port via un terzo figlio, poi arriv un'altra figlia
e un anno dopo Mary era di nuovo incinta. All'ottavo mese
le venne diagnosticata la tossiemia, una malattia che poteva
rivelarsi fatale per il bambino o renderlo mentalmente ritardato.
Mary venne ricoverata. Dopo dieci giorni le indussero
il parto. Edward Lee nacque il 13 gennaio 1959.
Henry Elmore venne registrato come padre biologico di
Edward, ma era improbabile che lo fosse. Edward aveva i
capelli rossastri e una carnagione chiara. I suoi fratelli e i
compagni di gioco lo prendevano in giro dicendo che aveva
un padre bianco. La sua pelle era pi chiara della mia
diceva la sorella Peggy, che era davvero figlia biologica di
Henry. Edward aveva circa due anni quando Henry venne
investito sulla Highway 17, nel North Carolina. L'automobilista
non si ferm. Henry mor e la polizia non trov mai
chi lo aveva ucciso. Probabilmente non ci hanno provato
davvero disse Peggy. Dopotutto, era solo un nero.
Dopo la morte di Henry, Mary era sempre circondata da
uomini, bianchi e neri. Alcuni si fermavano poche ore, altri
di pi. Earl Johnson le rimase vicino pi di tutti, quasi
cinque o sei anni, durante la prima adolescenza di Edward.
Non che fosse un grande modello. Entrava in un negozio di
alimentari, agguantava della carne, si nascondeva in un'altra
corsia, strapazzava un po' la confezione e poi insisteva
che era stato il proprietario a dargliela o a vendergliela a
prezzo scontato.
Nel quadro comparivano anche alcol e violenza e Edward
impar in fretta a girare alla larga dagli amici della madre.
Quando Mary si ubriacava, Edward girava alla larga anche
da lei. Venne messa dentro diverse volte per disturbo della
quiete pubblica e cominci presto a dare da bere la birra a
suo figlio. La famiglia passava da una casa malandata all'altra,
spesso senza elettricit e acqua corrente, prima o dopo
essere stata sfrattata dal legittimo proprietario. Un giorno
Eddie e Peggy scesero dallo scuolabus davanti a casa e trovarono
tutte le loro cose sulla strada; erano stati sfrattati di
nuovo. Pieni di vergogna e di imbarazzo avevano raggiunto
a piedi la casa di un parente.
I bambini raccoglievano cotone e pesche e ripulivano le
strade dalle bottiglie. Ci davano cinque centesimi per le
bottiglie ricordava Peggy. E noi ci compravamo cibo e
gelato. La domenica, il piccolo Edward andava con sua
madre nella chiesa battista, a piedi nudi.
Edward cominci a frequentare la Branch Street Elementary
School a sei anni. Ancora non sapeva riconoscere i colori.
Quando gli chiesero di disegnare un uomo, tracci due
cerchi uniti da una linea orizzontale e aggiunse una specie
di coda al cerchio inferiore. Era assente un giorno su tre,
spesso perch lo obbligavano a elemosinare o a raccogliere
bottiglie. Rimase in prima per tre anni. In seconda i bambini
lo prendevano in giro perch era lento e stupido, non
sapeva parlare, aveva un sacco di tic e i suoi vestiti erano
stracci. Quando gli misurarono il QI totalizz 61, che per
gli specialisti era sintomo di un leggero ritardo mentale.
Edward abbandon la scuola dopo il primo semestre. Aveva
dodici anni quando riusc ad arrivare in terza, alla Langley
Milliken School, a un quarto di miglio da una grande
fabbrica. Lui e Peggy erano due degli otto neri mandati a
integrare le classi. Non causavano problemi. Ce la cavavamo
bene, ce la cavavamo davvero bene diceva Peggy.
Peggy e Eddie erano molto uniti. Quando lei divenne una
signorina e i ragazzi cominciarono a ronzarle attorno, Eddie
faceva fnta di dormire sul divano, poi apriva un occhio
e con un sorriso diceva al visitatore di turno: Attento che
ti controllo.
Edward parlava a voce bassa. E un'insegnante scrisse
sulla sua pagella: Gli piace la scuola - giocare a palla - ma
non gli piace fare spelling. Anche se non era pronto, gli insegnanti
lo promossero sia in terza sia in quarta. In quinta
abbandon gli studi, anche se sapeva leggere a malapena
come un bambino di seconda. Aveva quattordici anni, ma
disse di averne sedici per farsi assumere alla J. P. Stevens, la
tessitura di Abbeville. Ogni tanto la macchina su cui lavorava
andava fermata a causa dei suoi errori. Non gli piaceva
il rumore o dover lavorare al chiuso e nel giro di poco si licenzi.
Voleva tornare a scuola. Aveva sedici anni e i dirigenti
scolastici pensavano che in quinta gli altri bambini avrebbero
riso di lui, perci lo inserirono in una classe superiore
alla Wright Middle School. L per per lui era impossibile
stare al passo con gli altri e dopo dodici giorni se ne and.
Da adulto, Elmore non era capace di dire l'ora o di disegnare
un orologio. Non sapeva distinguere i punti cardinali
e le stagioni. Ebbe per breve tempo un conto corrente,
ma non era capace di fare i semplici calcoli matematici che
servivano per sapere se in banca aveva abbastanza soldi per
coprire gli assegni che emetteva. Non aveva mai vissuto da
solo. Dava i soldi a sua madre e a una fidanzata perch pagassero
le bollette, visto che lui non sapeva farlo.
Era per un tuttofare robusto e capace. Venne assunto da
Clarence Aiken, un imprenditore edile che viveva una vita
spericolata - gli avevano sparato durante una rissa da bar
e aveva perso un braccio in un incidente automobilistico.
Aiken diede a Elmore le chiavi del tribunale di Abbeville,
quando lo stavano ristrutturando. Elmore in seguito lavor
per due settimane pulendo e tinteggiando la sontuosa residenza
di Roger Milliken, il magnate dell'industria tessile,
uno degli uomini pi ricchi del Sud. Nessuno si lament
mai del suo lavoro o lo accus di aver rubato qualcosa.
Elmore lavorava sodo, dandosi da fare nelle case di alcuni
dei quartieri pi prestigiosi di Greenwood. Nelle settimane
s, se il tempo era bello, riusciva a guadagnare anche
seicento dollari; normalmente per ne guadagnava fra
i duecento e i trecento. La maggior parte dei suoi clienti
erano vedove di una certa et, amiche e vicine di Dorothy
Edwards. E piaceva a tutte. Stando a quello che ricordava
James Bradford, un avvocato, era quel tipo di nero che
va d'accordo con le donne del Sud. Elmore tinteggiava e
faceva lavoretti saltuari per la madre e la suocera di Bradford.
Era gentile, ossequioso, mite - in una parola, servile,
proprio come dovrebbero essere tutti i neri. E con la
sua corporatura esile non appariva per niente minaccioso.
In vita sua Elmore non aveva mai avuto problemi con
la legge. Non era mai stato arrestato per abuso di droga o
alcol. Non aveva alcun precedente penale, a parte qualche
denuncia dovuta ai litigi con la fidanzata, Mary Dunlap.
Si erano conosciuti al Depot, un nightclub di Greenwood.
 cos bello aveva detto lei alla sua amica, quando lo aveva
notato fra la gente. Era tutto lindo e pulito e aveva una vaga
sfumatura rossastra nei capelli afro. Mary era alta un metro
e sessantasette, era snella e graziosa. Lui le si era avvicinato,
si era presentato e le aveva chiesto di ballare. Non ci siamo
separati per tutta la sera ricord lei, con un luccichio negli
occhi anche a tanti anni di distanza. Poi lo aveva invitato
nel suo appartamento. Lui si era comportato come si deve.
Avevano bevuto un paio di birre e se n'era andato.
Una settimana dopo Mary lo aveva rivisto al Depot.
Quella notte rimase disse. La loro storia era iniziata. Lei
aveva otto anni pi di lui, era sposata e aveva due bambini
piccoli. Dopo la separazione, per, Elmore si era trasferito
da loro. Mary viveva in un piccolo complesso di edifici a due
piani nella zona sud di Greenwood - la zona dei neri. L'appartamento
di Mary, al pianoterra, aveva due camere da letto,
un soggiorno, una cucina... e tre televisori. Elmore aveva
traslocato con tutti i suoi vestiti, ma erano cos pochi che
non c'era stato bisogno di comprare un secondo armadio.
La loro era una relazione tempestosa. Lei era volubile. Lui
geloso. Voleva l'esclusiva disse Mary. Non potevo fare
niente a meno che non ci fosse l lui. Soprattutto, Elmore
non voleva che lei andasse a correre in pantaloncini corti
e maglietta attillata. Quando succedeva, dava in escandescenze
come un bambino. Ma era un brav'uomo. Si prendeva
cura dei suoi figli. Le passava dei soldi per le spese
di casa. Anche se da ragazzo aveva fumato marijuana, non
usava droghe. Beveva birra ma non si ubriacava. Quando
non lavorava, restava a casa a guardare le partite alla televisione.
Litigavano regolarmente e in due o tre occasioni Mary
aveva riferito alla polizia che l'aveva picchiata, ma si era
rifiutata di sporgere denuncia e qualcuno aveva cominciato
a dubitare che fosse vero. Sembrava esserci infatti una correlazione
fra le lamentele di Mary alla polizia e il mancato
versamento degli alimenti per i bambini da parte di suo
marito. Mary stava riversando sul nuovo compagno la rabbia
che nutriva verso il suo ex? Nel novembre 1981, per
esempio, aveva sporto denuncia contro il suo ex marito; il
giorno seguente lo aveva fatto contro Elmore, accusandolo
di averla colpita. Questa volta aveva firmato la denuncia.
Elmore era stato arrestato. Si era dichiarato colpevole e gli
avevano inflitto una multa di 212 dollari, dei quali ne aveva
pagati solo 40. Dieci giorni dopo Mary aveva chiamato ancora
la polizia dicendo che Elmore le aveva portato via la
borsetta dalla macchina e le aveva rubato 60 dollari. Ma
non lo aveva denunciato. Lui era uscito di casa ma avevano
continuato a vedersi - e a litigare.
Sabato 16 gennaio, il giorno in cui secondo la polizia la
signora Edwards era stata uccisa, Elmore aveva preso in
prestito la Ford LTD del 1973 di sua sorella, come faceva
spesso, per andare a Greenwood a cercare lavoro. Prima
si ferm da Kmart, dove lavorava Mary. Lei gli disse di ripassare
alle quattro, quando avrebbe fatto pausa per mangiare.
Lui se ne and e raggiunse il quartiere dove viveva la
signora Edwards, che si trovava poco lontano da l. Pass
dalla signora Wingard, che abitava proprio dietro la casa
di Dorothy Edwards. Elmore aveva gi lavorato per lei. La
signora Wingard non aveva bisogno di niente ma disse a
Elmore che una vicina, la signora Blaylock voleva dare una
pulita alle gronde. Lui chiese alla signora Wingard di chiamare
la signora Blaylock per vedere se voleva che andasse
subito da lei e la donna disse di s. Era una vedova ottantasettenne
che per molti anni aveva insegnato pianoforte ai
bambini della via.
Le gronde della signora Blaylock erano piuttosto piccole
e non era facile infilarci dentro le mani senza tagliarsi.
Elmore le chiese 30 dollari, che secondo la donna erano
tanti, ma le gronde erano parecchio intasate di foglie e lei
era decisa a pulirle. Ma non voleva che un nero sapesse che
teneva tanti contanti in casa, cos si offr di fargli un assegno.
Elmore accett.
Lavor un po' e poi and a prendere Mary per pranzo.
Non fu molto contento di vederla uscire con due colleghe.
Salirono tutte e tre nella macchina di Elmore e andarono da
Po' Folks. Lei mangi, lui bevve solo un caff. Non aveva
abbastanza soldi in tasca per il pranzo. Cos lei gli diede un
dollaro. Lui la supplic di riprenderlo in casa. No. Mary fu
irremovibile. Se ne andarono qualche minuto prima delle
cinque e lui la riaccompagn da Kmart insieme alle colleghe.
Poi torn dalla signora Blaylock per finire il lavoro.
Non riusc a concludere prima che facesse buio e cominciasse
a piovere.
Vieni dentro che ti faccio l'assegno gli disse la signora
Blaylock. Non accadeva spesso che una donna bianca facesse
entrare in casa un uomo nero, ma in seguito, durante
il processo, la signora Blaylock dichiar che era l'unica
cosa umana da fare; non poteva lasciarlo fuori al freddo.
Lui rimase in piedi appena oltre la porta, mentre lei raggiungeva
il tavolo della cucina e gli firmava un assegno da
quindici dollari.
Poi Elmore torn da Kmart, scese dalla macchina, entr
in una cabina telefonica davanti a Big Star e chiam Mary.
Lei si irrit. Non aveva tempo per parlare. Stava facendo
l'inventario. Ma Elmore aveva per caso dieci dollari? S, le
rispose lui, ne aveva quindici, dell'assegno appena incassato.
Elmore entr da Kmart, la trov nel reparto calzature
e le diede i soldi.
Poi torn fuori e si mise ad aspettare. Alle ventuno e
trenta Mary fin di lavorare. Aveva chiesto a suo fratello
Donnie di passare a prenderla e lo trov l, nella sua Mustang
del 1976, insieme alla moglie, Sue.
Mentre raggiungeva la macchina, Mary vide Elmore,
parcheggiato davanti al Big Star. Lo ignor. Sal con Donnie
e Sue e insieme imboccarono la Route 25, superando
l'Holiday Inn e Me Donald's. Si diressero verso la casa della
madre di Mary per prendere la figlia di Mary. Rimasero a
chiacchierare da lei fino alle ventidue e trenta circa, poi tornarono
tutti a Greenwood Gardens.
Attorno a mezzanotte e mezza si fece vivo Elmore.
Quando buss, Mary gli apr. Elmore si precipit dentro e
corse in camera. Aveva bevuto un paio di birre. Lei gli chiese
di andarsene. I toni si alzarono. La figlia di Mary inizi a
piangere. Mary e Edward si misero a urlare. Lui le chiese
se aveva ancora qualcuno dei suoi vestiti, l. Lei gli rispose
che li aveva buttati via tutti, cosa che lo fece arrabbiare ancor
di pi. Si tolse il cappotto e cominci a sbottonarsi la
camicia, ma poi se la strapp di dosso e la butt sul pavimento.
Un altro attacco di collera.
Mary, ti voglio, non pu averti nessun altro le disse.
Ti ho gi detto e ridetto che  finita,  finita gli url
contro lei.
Elmore si sedette sul pavimento. Non me ne vado da
nessuna parte, non me ne vado da nessuna parte senza
Mary.
Poich non si muoveva, Mary decise di uscire di casa lei
e di andare da sua madre. Passando, raccolse la camicia e la
gett nella spazzatura in cucina, si infil il cappotto, spense
le luci e usc. Trascorse la notte a casa di sua madre. La domenica
mattina torn nell'appartamento. Si accorse subito
che Elmore aveva passato la notte l. Ma adesso se n'era
andato. Prese la sua camicia e la butt fuori, nel bidone.
Elmore se n'era andato attorno alle sette, si era fermato
da Fast Fare, un negozio di alimentari con una pompa di
benzina e aveva fatto un dollaro di rifornimento. Quanto
bastava per arrivare da sua madre ad Abbeville. Trascorse
la domenica bevendo birra e guardando la televisione.
Il luned, il giorno in cui venne ritrovato il corpo della
signora Edwards, Elmore torn a Greenwood in cerca di
lavoro, ma poi decise che il tempo era troppo brutto e
torn a casa.

L'arresto.
La polizia di Greenwood, con il mandato in mano, cominci
a cercare Elmore il marted pomeriggio. Lui non si
stava nascondendo, non era scappato. Si trovava a tre isolati
dalla casa della signora Edwards, impegnato a finire
di pulire le gronde della signora Blaylock. Meno di ventiquattr'ore
prima la donna aveva visto le auto della polizia
davanti alla casa della sua amica e non ci aveva messo
molto ad apprendere l'accaduto, ma non vedeva motivo di
temere Elmore. Quando lui fin, gli diede un altro assegno
da quindici dollari. Elmore li incass e poi and a casa, ad
Abbeville. Quella sera torn a Greenwood per vedere Mary,
come se il sabato prima non avessero litigato o come se le
loro liti fossero cos frequenti da non farci pi caso. Ma la
scena si ripet. Sue, la sorella di Mary, apr la porta e lo lasci
entrare. Mary era in camera. Gli url che con lui era
chiusa e gli disse di andarsene. Lui si rifiut. Litigarono.
Lui le disse che andava a comprare delle sigarette. Mary gli
grid dietro che se tornava avrebbe trovato la porta chiusa.
Ok, rispose lui, sarebbe entrato dalla finestra dei bambini.
Lo aveva fatto spesso e lei non aveva mai avuto da ridire.
And a comprare le sigarette, torn ed entr dalla finestra.
Di nuovo, lei gli ordin di andarsene. Lui voleva restare.
Mary ne aveva abbastanza. Avrebbe chiamato la polizia.
Per non aveva il telefono in casa, perci si infil il cappotto
sulla camicia da notte e marci fuori dall'appartamento.
Lui la segu. Lei sal sulla Mustang e lui corse a sedersi sul
sedile del passeggero. Lei guid per quattro isolati fino al
Fast Fare, scese e raggiunse la cabina telefonica all'esterno
del negozio. Lui la segu. Mary chiam la polizia. Raccont
all'agente di servizio che il suo ragazzo aveva fatto irruzione
in casa e non voleva andarsene. Lei ed Elmore risalirono
in macchina e tornarono indietro. Era da poco passata la
mezzanotte.
I Greenwood Gardens Apartments erano a un solo miglio
di distanza dalla stazione di polizia. Nel giro di pochi
minuti l'agente Ray Manley e l'agente Randy Miles si
fermarono nel parcheggio. Raggiunsero l'edificio numero
15, all'estremit sud del complesso, e bussarono alla porta
marrone con sopra la lettera A. Mary li lasci entrare e indic
Elmore. Quando Manley sent il nome, si ricord del
mandato di arresto emesso solo poche ore prima e chiese
conferma via radio.
I detective Gary Vanlerberghe e Perry Dickenson, che
erano di pattuglia nei dintorni, arrivarono di l a poco.
Questo  Elmore disse loro Manley.
Sei Edward Lee Elmore? chiese Vanlerberghe.
S, signore.
Vanlerberghe, che era entrato nella polizia di Greenwood
nel 1978, dopo aver lasciato l'aviazione, chiese a Elmore di
uscire, cosa che lui fece senza storie.
Gli dissero che era in arresto per l'omicidio di una donna
di Melrose Terrace. Non sono stato io rispose Elmore in
tono mite. Il suo atteggiamento sorprese Vanlerberghe. Elmore
non oppose resistenza, non li aggred verbalmente.
Vanlerberghe lo avrebbe definito docile. Forse non era
stato davvero lui, pens.
Elmore e quattro agenti, incluso Manley, un veterano
nelle forze dell'ordine da quattordici anni, un omone di
centoventisette chili con un collo di cinquanta centimetri
di circonferenza, attraversarono il parcheggio. Perquisirono
Elmore ma non lo ammanettarono. Lo fecero sedere
sul sedile posteriore e lo portarono in prigione, un edificio
in mattoni color sabbia del 1976 pomposamente chiamato
Greenwood Law Enforcement Center, il centro di mantenimento
dell'ordine pubblico di Greenwood. Erano le due
e quarantacinque del mattino.
Elmore era seduto di fronte al detective Dickenson, vestito
in borghese. Erano presenti anche Johnson e Coursey.
Dickenson lesse a Elmore i suoi diritti, stampati su un cartoncino
che teneva sempre in tasca come facevano tutti i
poliziotti dello stato dal 1966, quando la Corte Suprema,
con il processo Miranda contro l'Arizona, aveva stabilito
che in tribunale non era ammessa nessuna dichiarazione
pronunciata da un imputato al quale non fosse stato comunicato
il suo diritto di ricevere assistenza legale o di rimanere
in silenzio.
Hai compreso i diritti che ti ho letto? chiese Dickenson.
S disse Elmore.
Vuoi un avvocato?
No disse Elmore.
Vuoi rispondere alle nostre domande?
S, ma era confuso. Chi era accusato di aver ucciso?,
chiese al detective Dickenson.
La signora Dorothy Edwards.
Elmore disse di non conoscere nessuna signora Dorothy
Edwards.
Quindi non conoscevi la signora Edwards, l'anziana signora
che viveva a Melrose Terrace, la strada dietro la Prima
Chiesa battista? chiese Coursey con impazienza.
No, non la conosco rispose Elmore.
Vuoi dire che non hai mai pulito le finestre e le gronde
della signora Edwards? chiese ancora Coursey.
Certo che pulisco gronde e finestre, ma non cqnosco
nessuna signora Edwards insistette Elmore.
Erano molte le cose apparentemente semplici che Edward
Elmore non conosceva o non capiva. Non sapeva in che
via vivessero la signora Edwards o la signora Blaylock, o
nessuna delle altre persone per cui lavorava; sapeva solo
come arrivare da loro. Disse a Dickenson e a Coursey che
aveva lavorato per la signora Henrietta, ma Henrietta era
il nome della strada, vicino a Melrose Terrace, e la donna
che ci viveva era la signora Windgard.
Il sergente Johnson gli mostr il biglietto da visita della
State Farm Insurance su cui aveva scarabocchiato il nome
e il numero di telefono della signora Edwards; la polizia
glielo aveva trovato nel portafogli. Coursey gli disse che
la polizia aveva l'assegno di quarantatr dollari che la signora
Edwards gli aveva staccato e che lui aveva incassato.
E adesso Elmore cap di chi stavano parlando.
Coursey gli chiese se era disposto a farsi prelevare un
campione di sangue. Elmore firm un consenso. Coursey
volle anche dei capelli. Gli pass un pettine fra i ricci afro.
Poi lo port nelle docce e gli ordin di abbassarsi i jeans. In
seguito avrebbe testimoniato di non aver notato n ferite n
lividi all'inguine. Coursey si infil un paio di guanti di lattice
e pass il pettine anche fra i peli pubici di Elmore. Di
solito la polizia si sarebbe fermata qui; i peli gi staccati che
cadevano al passaggio del pettine bastavano per effettuare
dei confronti. Ma Coursey ne stacc altri con una pinzetta.
Otto o dieci peli, anche una dozzina, sono pi che sufficienti,
ma Coursey ne raccolse almeno sessanta. Li infil in
una busta di plastica e li invi alla SLED per farli analizzare.
Tom Henderson prese il comando dell'interrogatorio.
Quando Elmore era stato portato alla centrale, Coursey
aveva subito chiamato Henderson, che dormiva a casa di
sua madre. Lui si era vestito in fretta e in pochi minuti era
arrivato alla stazione di polizia. Henderson lesse ancora a
Elmore i suoi diritti. Ed Elmore di nuovo disse di non voler
nessun avvocato e che avrebbe risposto a tutte le domande.
Sono queste le tue scarpe? chiese Henderson, mostrandogli
le scarpe che Elmore indossava quando era stato
arrestato.
S, signore.
Da quando le indossi?
Da parecchio, signore. Le indosso sempre.
Le hai indossate per tutto il weekend? chiese Henderson.
S, signore.
Anche sabato sedici gennaio?
S, signore.
Henderson gli disse che le macchie sulle scarpe sembravano
macchie di sangue. Aveva idea di come se le era fatte?
No, signore rispose Elmore.
Hai ucciso delle mucche, dei maiali o qualsiasi altro animale,
o hai calpestato del sangue? chiese Henderson, sarcastico
come suo solito durante gli interrogatori.
No, signore rispose Elmore, rispettoso.
L'interrogatorio prosegu per pi di due ore. Basandosi
su quanto riferito da Holloway, sul timer della caffettiera e
sulla sveglia accesa, la polizia aveva concluso che la signora
Edwards era stata uccisa sabato sera. Cos chiesero a Elmore
cos'avesse fatto quel giorno. Lui disse che aveva preso in
prestito la macchina di sua sorella, era venuto a Greenwood,
aveva lavorato per una donna che viveva vicino alla signora
Wingard, era passato da Kmart, aveva mangiato da Po' Folks
con Mary e due sue amiche e aveva finito a casa di quella
signora di Henrietta Avenue (in realt si trattava della signora
Blaylock, che viveva in North Street). Raccont di
essere tornato da Kmart per dare dieci dollari a Mary, che
si era fatta venire a prendere da suo fratello Donnie. Poi
era andato da lei, nel suo appartamento, e avevano litigato,
cos lui era tornato a dormire da sua madre. (Non entr nei
dettagli riguardo il litigio fra lui e Mary.)
Henderson fece il riassunto di quello che aveva detti)
Elmore a una segretaria e questa lo batt a macchina; ne
venne fuori poco pi che una paginetta. Alle cinque e cinque
Elmore la firm. Non dormiva da quasi ventiquattro
ore. Lo portarono nel quartiere generale della SLED a Columbia
per ulteriori interrogatori. Henderson e Johnson
andarono con lui.
Nel frattempo la polizia raccolse in fretta le prove. Era ancora
buio, il mercoled mattina, quando Dickenson e Vanlerberghe
andarono ad Abbeville. Svegliarono un giudice, Mary
Daniels, per controfirmare un mandato di perquisizione. Poi
raggiunsero gli Hickory Heights Apartments, dove viveva
Peggy. Erano le sette e quarantacinque del mattino. Gli agenti
bussarono alla finestra dell'appartamento 4F e la svegliarono.
Peggy si alz e and ad aprire. Hai un fratello di nome
Edward? le domandarono. S. Le chiesero il permesso
di perquisire la sua macchina, parcheggiata nel piazzale sud
dei Greenwood Gardens Apartments. Non le dissero perch.
Lei pens di non avere scelta. La polizia fa sempre quello
che le pare disse in seguito. Non volevo finire in prigione.
Firm il consenso. A quel punto gli agenti le dissero che
suo fratello era stato arrestato per l'omicidio di una donna.
Quando se ne furono andati, Peggy raggiunse Greenwood
per vederlo e scoprire cosa stava succedendo. Ma lui era gi
a Columbia, per farsi interrogare dagli agenti della SLED.
Gli agenti si spostarono nell'appartamento A, dove viveva
la madre di Edward e dove viveva anche lui, quando non
stava da Mary. Si presentarono e le mostrarono il mandato
di perquisizione. Erano autorizzati a cercare una borsetta
da donna, denaro macchiato di sangue, scarpe e vestiti maschili
che potessero recare tracce di sangue e/o capelli di
Edward Lee Elmore o della defunta Dorothy E. Edwards, e
un'arma da fuoco. Lei non sapeva leggere, ma non avrebbe
certo detto di no a un poliziotto bianco, perci li fece entrare
nella piccola stanza del figlio, che Elmore divideva con
suo fratello. Non trovarono granch. Solo una giacca di velluto
e un paio di jeans appesi dietro la porta. Sui pantaloni
c'erano delle macchioline rossastre. Gli agenti li presero.
Un'altra squadra della polizia di Greenwood si present
alla porta di Mary Dunlap. Anche lei acconsent alla perquisizione.
Mentre erano l, con il permesso che avevano
ottenuto da Peggy, i poliziotti presero la LTD e la portarono
in centrale. Aspirarono i sedili e il pavimento della macchina,
davanti e dietro, sicuri di trovare peli o fibre rimasti
addosso a Elmore mentre violentava e uccideva la signora
Edwards. Raccolsero mezzo secchio di sporcizia e detriti;
Henderson mand tutto alla SLED per le analisi. Questa fu
la descrizione che fece: Campioni aspirati dal pavimento
della macchina guidata da Edward Elmore il giorno in cui
ha ucciso Dorothy Edwards.
Non fu una svista da parte di Henderson scrivere ha
ucciso invece di si sospetta abbia ucciso. A quel punto,
spieg durante una deposizione, anni dopo, la polizia era
gi giunta alla ferma conclusione che Elmore avesse davvero
ucciso Dorothy Edwards.
Concittadino accusato di omicidio strombazz l'Index-Journal
nel titolo dell'articolo a tre colonne dell'edizione
pomeridiana di quel mercoled. E la polizia consider
chiuso il caso. Non si prevedono altri arresti dichiar il
capo della polizia, John Young.
I test sui campioni aspirati non rivelarono niente. E in
macchina non fu trovata alcuna traccia di sangue. Nell'appartamento
di Mary la polizia non rinvenne nessuna prova
incriminante. Non trov la borsetta della signora Edwards
o l'arma che, secondo Holloway, la donna teneva vicino al
letto. Ma tutto questo non smosse minimamente n Henderson,
n la polizia, n il pubblico ministero.

La condanna.
Due giorni dopo l'arresto di Elmore, il procuratore legale
del tribunale di Greenwood, William T. Jones, una figura potente e leggendaria, annunci durante un'udienza
successiva alla chiamata in giudizio di Elmore, che era sua
intenzione chiedere la pena di morte. Il che non sorprese
nessuno, visti i trascorsi di Jones e dello stato stesso.
Il South Carolina giustiziava i criminali sin dalla sua nascita,
come colonia e come stato. Il cappio aveva ceduto il
posto alla sedia elettrica nel 1912 e dal 1995 il condannato
pu scegliere fra la sedia elettrica o l'iniezione letale. Lo
stato vanta l'esecuzione capitale del condannato pi giovane
del Ventesimo secolo negli Stati Uniti, George Stinney.
Afroamericano, aveva solo quattordici anni quando venne
incarcerato, nel 1944, per aver ucciso due ragazze bianche.
L'unica prova a suo carico era la sua presunta confessione.
Una giuria di bianchi lo mise in prigione in dieci minuti.
L'arresto, il processo e l'esecuzione si conclusero in meno
di due mesi.
Le colonie americane avevano adottato la pena capitale
dall'Inghilterra, dove le impiccagioni pubbliche, i roghi e le
decapitazioni erano la punizione tipica per chiunque fosse
stato accusato di reati che andavano dal furto di un cucchiaio
o di un coniglio al tradimento, all'omicidio, al matrimonio
con un ebreo. Quando le giurie inglesi cominciarono
a rifiutarsi di imprigionare chi aveva commesso crimini di
poco conto perch sapevano che significava morte certa,
il Parlamento ridusse il numero di reati capitali, finch la
pena di morte pot venire comminata solo ai rei di omicidio
e tradimento. E il governo britannico abol del tutto la
pena capitale negli anni Sessanta, sebbene i sondaggi mostrassero
che la stragrande maggioranza dei cittadini era
invece a favore.
Quando scrissero la Costituzione, i Padri Fondatori lasciarono
ai singoli stati la libert di decidere in merito alla
pena capitale - e ad altre punizioni - cos le impiccagioni
continuarono a essere uno spettacolo di piazza. Solo alcuni
dei primi uomini politici americani si opposero alla
pena di morte, soprattutto Benjamin Franklin e Thomas
Jefferson, e la prima forma di opposizione organizzata nacque
nel 1845 con la Society for the Abolition of Capital
Punishment. Molti dei suoi membri erano anche attivisti
del movimento contro la schiavit. Gi allora, e non solo
nel Sud, un numero sproporzionato di coloro che venivano
giustiziati era rappresentato da neri. A un bianco con le
tasche piene non sarebbe successo scrisse un quotidiano
di Boston a proposito dell'impiccagione di un marinaio
nero, Washington Goode, il cui caso divenne un grido di
guerra per gli abolizionisti; almeno quattrocento abitanti di
Concord, compreso Henry David Thoreau e Ralph Waldo
Emerson, firmarono una petizione pregando il governatore
di commutare la pena. Il Connecticut fu il primo stato
ad abolire le esecuzioni pubbliche nel 1830, e il Michigan
fu il primo stato ad abolire del tutto la pena di morte nel
1846, seguito nel giro di poco da Rhode Island e Wisconsin.
(Centocinquant'anni dopo, il procuratore distrettuale
che port in tribunale Jeffrey Dahmer, il serial killer accusato
di aver ucciso e smembrato almeno diciassette fra uomini
e ragazzi, ha spiegato perch era contrario alla pena
di morte. Guardo con sospetto a uno stato che esercita
potere di vita e di morte su qualcuno ha detto E. Michael
McCann. Partecipare all'uccisione di un altro essere umano
sminuisce il rispetto per la vita. Punto.) Nel Sud, la pena
di morte era legata a doppio filo con la pratica della schiavit
- incitare uno schiavo a scappare e il pestaggio di un
bianco per mano di un nero erano reati capitali - e in tutti
gli Stati del Sud vige ancora oggi la pena di morte.
Le esecuzioni aumentarono durante la Grande Depressione,
con un record di 153 casi nel 1947, e poi cominciarono
a diminuire a mano a mano che il movimento abolizionista
prendeva piede, soprattutto in California, addirittura con
l'aiuto di Hollywood. Due detenuti nel braccio della morte
di San Quentin, Barbara Graham e Caryl Chessman, divennero
nomi noti a tutti. La Graham era un pesce piccolo, una
prostituta, una drogata che era stata imprigionata insieme
a due amici per aver ucciso una vedova sessantaquattrenne
durante un tentativo di furto; venne mandata alla camera
a gas nel 1955, due settimane prima del suo trentaduesimo
compleanno. Sul caso venne girato un film, Non voglio
morire, con Susan Hayward nella parte della Graham, che
le valse l'Oscar come miglior attrice. Un critico lo defin
un'accusa inesorabile della pena capitale, mentre un altro
lo descrisse come un'eloquente e spettacolare propaganda
per la sua abolizione.
Chessman invece divenne una celebrit del movimento
contro la pena di morte con le sue opere - quattro libri
scritti in prigione, compreso Cella 2.455. Braccio della morte.
Chessman non aveva mai ucciso nessuno e venne condannato
a morte per aver aggredito una serie di giovani donne
sull'autostrada di Los Angeles. Si guadagn il nomignolo
di Bandito della luce rossa per il suo modus operandi:
seguiva le giovani donne al volante, alle quali lampeggiava
con una luce rossa; quando loro accostavano, lui le derubava
e, a volte, le violentava. Volle difendersi da solo durante il
processo e mentre era in prigione present lui stesso i propri
ricorsi, cosa che gli fece guadagnare numerose sospensioni
della pena. Il suo caso attir l'attenzione internazionale e
perfino papa Giovanni XXIII chiese che gli risparmiassero
la vita. Il governatore della California Edmund G. Pat
Brown era un cattolico devoto che si opponeva alla pena
di morte, ma l'assemblea legislativa dello stato respinse la
richiesta di annullare la condanna e poich i sondaggi mostravano
che la maggioranza dei cittadini voleva l'esecuzione
di Chessman (il cinquantaquattro per cento contro il trentatr
per cento), Brown lasci che Chessman finisse nella
camera a gas il 2 maggio 1960. Ma il movimento contro la
pena di morte acquist slancio e un'indagine condotta dalla
Gallup nel 1966 mostr che solo il trentadue per cento degli
americani sosteneva la pena capitale. I numeri non erano
mai stati pi bassi di cos.
Quasi la met dei condannati erano neri (anche se costituivano
solo il tredici per cento della popolazione) e gli avvocati
della NAACP (National Association for the Advancement
of Colored People) stavano metodicamente erodendo
il numero di pene capitali comminate. Sotto la guida di due
brillanti avvocati, Jack Greenberg e Anthony Amsterdam,
l'associazione cominci a presentare ricorso per ogni sentenza
di morte emessa su tutto il territorio americano. Ne
risult una moratoria de facto. Nel 1966 vi fu una sola esecuzione;
due nel 1967. I giudici dei vari stati aspettavano
di vedere come si sarebbe pronunciata la Corte Suprema.
E la risposta arriv nel 1972.
Tre casi arrivarono alla Corte, quello di Lucious Jackson
Jr, un nero di ventuno anni che aveva violentato una donna
bianca, minacciandola alla gola con un paio di forbici dopo
essere evaso di prigione; quello di Elmer Branch, un nero
dall'intelligenza vagamente ottusa che aveva violentato
una vedova di sessantacinque anni del Texas; e quello di
William Henry Furman, un nero di ventisei anni, che aveva
ucciso il padre di cinque figli durante un maldestro tentativo
di furto. Furman era afflitto da problemi mentali e uno
psichiatra forense lo aveva definito incapace di partecipare
alla propria difesa; il suo processo era durato un giorno.
La questione posta alla Corte era circoscritta: comminare
ed eseguire una sentenza di morte in casi del genere era da
considerarsi una punizione che violava l'Ottavo emendamento
della Costituzione? Un emendamento che era stato
trascritto parola per parola dai Padri Fondatori dalla Carta
dei Diritti inglese e che  composto solo da diciotto parole:
Non si dovranno esigere cauzioni eccessivamente onerose,
n imporre ammende altrettanto onerose, n infliggere punizioni
crudeli e inconsuete.
La Corte aveva dovuto riflettere raramente su questo
emendamento e quando era capitato, le considerazioni si
erano concentrate solo sul tipo di esecuzione. Nel 1878,
nel processo Wilkerson contro lo Utah, la corte aveva confermato
una pena capitale eseguita da un plotone di esecuzione.
Dodici anni dopo, nel caso Klemmer conferm la
sedia elettrica. Uno dei casi pi famosi giunto davanti alla
Corte Suprema riguardava gli sforzi della Louisiana di giustiziare
il sedicenne Willie Francis. Non vi era nessuna prova
concreta che collegasse Willie al crimine che aveva presumibilmente
confessato. Il giorno dell'esecuzione venne legato
alla sedia elettrica. La prima scarica non lo uccise. Il carnefice
aument il voltaggio; ma anche questa volta Willie non
mor e venne ricondotto in cella. Segu una serie di processi
d'appello. La Corte conferm il diritto dello stato di provarci
ancora. Quello che stavano facendo era difficilmente
giustificabile scrisse il giudice Felix Frankfurter. Non 
cos offensivo da disgustare - non turba la mia coscienza.
Anche se era fortemente contrario alla pena capitale, a suo
parere era una questione di pertinenza dell'assemblea legislativa
dello stato, non della Corte Suprema.
Quei tre precedenti rappresentavano ampiamente la posizione
della legge quando il caso Furman contro la Georgia
giunse all'attenzione della Corte nel 1971. Questa volta il
problema non era il tipo di esecuzione ma l'esecuzione in
s - l'Ottavo emendamento la proibiva? Con una votazione
di 5 a 4, la Corte rovesci la sentenza.
Ma la decisione fu molto pi complessa di quanto sembrasse.
Tanto per cominciare, la sentenza venne annunciata
per curiam, cio con una nota molto breve e anonima del
tribunale, una cosa estremamente rara. Denunciava il fatto
che i giudici erano divisi e confusi sulla pena capitale esattamente
come i normali cittadini. Ogni giudice scrisse un
parere individuale, che messo insieme agli altri produsse
un tomo di duecento pagine, uno dei documenti pi lunghi
mai prodotti dalla Corte Suprema.
Solo i giudici Thurgood Marshall e William J. Brennan
Jr dichiararono categoricamente che la pena di morte era
incostituzionale. I crimini su cui dobbiamo pronunciarci
sono orribili, crudeli, riprovevoli cos cominciano le ottantacinque
pagine di Marshall. La loro brutalit non pu e
non deve essere minimizzata. Ma alla Corte non si chiedeva
di condonare i crimini, prosegu Marshall; alla Corte
si chiedeva solo se in ciascun caso la pena di morte violasse
l'Ottavo emendamento. Quindi deline la storia della pena
capitale, sottolineando come nel tempo fossero progressivamente
diminuiti il numero di crimini per cui veniva
considerata la punizione appropriata e, di conseguenza, il
numero di esecuzioni eseguite. E concluse che non rappresentava
affatto un deterrente, ma anzi era pi costoso giustiziare
un uomo che mantenerlo in prigione a vita. Termin
dichiarando che condannare a morte un uomo per un crimine
 moralmente inaccettabile per il popolo degli Stati
Uniti di oggi.
Per Brennan, una punizione era crudele e inconsueta se
non  in armonia con la dignit umana. E mandare qualcuno
a morte, scrisse,  fatalmente offensivo nei confronti
di questa dignit. L'espressione dignit umana non compare
da nessuna parte nella Costituzione, e pu ricondursi
alla fede cattolica di Brennan.
William O. Douglas era il giudice pi liberale della Corte
- il libertario pi dogmatico e impegnato che abbia mai
fatto parte della Corte Suprema scrisse di lui il Time nel
1975 - ma non era disposto a spingersi tanto lontano quanto
Brennan e Marshall. Dal suo punto di vista, era l'arbitrariet
e la capricciosit con cui la pena di morte veniva comminata
dai vari Stati a renderla incostituzionale. Sarebbe tempo
perso cercare l'esecuzione di un qualsiasi membro dei ceti
influenti della nostra societ scrisse Douglas. Mise in evidenza
la razza, le origini e le capacit mentali di Furman,
Branch e Jackson, e, pi in generale, sottoline il fatto che
veniva condannato a morte un numero sproporzionato di
neri, di poveri, di ragazzi e di analfabeti.
Il giudice Potter Stewart evidenzi un'altra prova dell'arbitrariet
con cui veniva comminata la pena di morte: per
uno stesso crimine una persona poteva venire giustiziata,
mentre altre dieci venivano condannate all'ergastolo. In un
parere lungo solo dieci paragrafi, Stewart disse che la pena
di morte era crudele e inconsueta proprio come  crudele
e inconsueto venire colpiti da un fulmine.
Fra i contrari c'era il giudice Harry Blackmun. Non sono
secondo a nessuno per il disgusto, l'antipatia e, addirittura,
l'orrore che provo nei confronti della pena di morte cominci.
Se io fossi un legislatore, voterei contro la pena
di morte. Ma era un giudice e quella era una corte, e lui
non riusciva a trovare niente, nella storia, nella legge o nelle
decisioni che la corte stessa aveva preso in passato, che potesse
giustificare un rovesciamento della pena.
La decisione della Corte revoc la pena di morte nei quaranta
stati in cui poteva venire comminata, a Washington
e anche a livello di governo federale; in tutta la nazione,
venne risparmiata la vita ad almeno seicento condannati,
pi della met dei quali erano afroamericani. Gli oppositori
alla pena di morte gioirono. Prematuramente. Anche se la
Corte dichiar che la pena di morte era anticostituzionale,
cos come veniva comminata, i giudici (a eccezione di Brennan
e Marshall) lasciarono campo aperto alla possibilit
che la pena capitale venisse inflitta in modo costituzionale.
I sostenitori della pena di morte si misero al lavoro. In
California venne approvata con il doppio dei voti favorevoli
rispetto a quelli contrari una proposta di legge sostenuta
dal governatore Ronald Reagan per reintegrare la
pena di morte. Nel giro di cinque mesi la Florida approv
una nuova legge sulla pena di morte e altre assemblee legislative
la imitarono in fretta. Le nuove leggi variavano da
stato a stato, ma in generale limitavano la pena di morte a
omicidi, stupri e rapimenti, suddividendo i processi in due
fasi - la prima per stabilire se l'accusato fosse colpevole o
innocente; la seconda per decidere la condanna - e stabilendo
i requisiti necessari affinch giudici e giurie potessero
comminarla.
La Corte Suprema si pronunci ancora nel 1976 nel caso
Gregg contro la Georgia e in altri casi simili in Texas, Louisiana,
North Carolina e Florida. Le nuove leggi sulla pena
capitale vennero approvate. Quando i legislatori e i legali
favorevoli alla pena di morte finirono, la mappa degli stati
in cui questa procedura era ancora in vigore era pi o meno
uguale a quella prima del caso Furman -, le esecuzioni, infatti,
erano ancora legali in trentotto stati, soprattutto nel
Sud e a Ovest, e per il governo federale.
La prima persona giustiziata dopo i casi Furman e Gregg
fu Gary Gilmore, che aveva ucciso un benzinaio il giorno
prima e l'impiegato di un motel quello successivo. Gilmore,
che aveva trascorso la maggior parte della sua vita in prigione
o scappando, voleva morire; non voleva che i suoi
avvocati chiedessero una sospensione della pena alla Corte
Suprema. Venne fucilato da un plotone di cinque uomini
nello Utah, nel 1977. Il caso suscit l'interesse
internazionale e Norman Mailer raccont la vita di Gilmore nel libro
Il canto del boia. La pena di morte era tornata. L'era moderna
della pena capitale era cominciata.

Il pubblico ministero.
Prima di poter procedere contro Elmore, Jones doveva
procurarsi un'imputazione scritta da un gran giur. Questo
requisito  radicato nella common law inglese e venne inserito
nella Magna Carta per tenere sotto controllo il potere
del re. Nelle colonie americane i gran giur svolgevano una
funzione di contenimento del potere sovrano negando
l'incriminazione di chi si rifiutava di pagare le tasse e i dazi imposti
dalla Gran Bretagna. I Padri Fondatori preservarono
l'istituzione del gran giur. Secondo il Quinto emendamento
nessuno sar tenuto a rispondere di un reato punibile con
la pena capitale o comunque infamante, se non per denuncia
o accusa fatta da un gran giur... Il gran giur non esiste
pi in Inghilterra e il requisito previsto dal Quinto emendamento
non  stato esteso agli Stati dalla Corte Suprema
(sebbene altri articoli s). Ma la maggior parte degli Stati,
con le loro leggi interne, richiede la presenza di un gran
giur per i casi pi gravi. La procedura  segreta e n l'accusato
n il suo legale sono presenti. Perci la sua efficacia
nel contrastare gli abusi d'autorit  discutibile. Un bravo
pubblico ministero pu convincere il gran giur a processare
un panino al prosciutto ha detto una volta un giudice di
New York. (I pubblici ministeri usano il gran giur anche
come strumento d'indagine, convocando i testimoni, affinch
li aiutino a risolvere un crimine o a trovare abbastanza
prove per incriminare qualcuno. Questo accade spesso, per
esempio, in casi riguardanti la criminalit organizzata o atti
di terrorismo.)
Qualche mese prima di chiedere l'incriminazione di Elmore,
Jones aveva sottoposto al gran giur il caso di un membro
in vista della societ, bianco, che aveva sparato e ucciso
un nero mentre attraversava la sua propriet di notte. Nel
segreto della sala, Jones mise in chiaro che non riteneva necessario
un processo. L'accusato era un membro di spicco
della comunit, disse, e chiese ai giurati cos'avrebbero fatto
loro se avessero visto un nero sulla loro propriet, di notte.
Non avrebbero forse imbracciato il fucile? chiese. Il gran
giur si oppose all'incriminazione.
Jones non present molte prove nel caso di Elmore - la
testimonianza di un paio di agenti di polizia e le raccapriccianti
fotografie della signora Edwards chiusa nella cabina
armadio. Ci vollero meno di venti minuti.  finito tutto
in un lampo ricord Barry Raborn che, a trentasei anni,
era il membro pi giovane del gran giur, composto tutto
da bianchi. Raborn disse a Jones che non pensava di dover
far parte della giuria visto che era cresciuto a due passi
dalla casa della signora Edwards - una donna molto avvenente
- e che suo padre era stato uno di quelli che avevano
portato la sua bara, al funerale. Inoltre era andato a scuola
con due degli agenti coinvolti. Nonostante ci, Jones volle
che restasse. Raborn si astenne dal voto; anni dopo ammise
di aver sbagliato a non opporsi. Non avrebbe fatto nessuna
differenza, se non per la sua coscienza.
Oltre che per omicidio, il gran giur emise anche un'incriminazione
per violenze sessuali, furto, violazione di domicilio
e rapina a mano armata.
Non vi fu mai nessun dubbio che sarebbe andata cos.
Il gran giur di Greenwood faceva sempre quello che voleva
Jones, lo seguivano come un branco di pecore, disse
Raborn. Se lui diceva che era buio alle tre del pomeriggio,
loro rispondevano di s.
William Townes Jones IH era un'istituzione a Greenwood
- conosciuto, potente e temuto. Era quel tipo di persona che
avrebbe potuto ispirare l'espressione riempie la stanza
disse un avvocato che lo conosceva bene. Era alto circa un
metro e settantacinque, di corporatura media. Si vantava
della sua costituzione robusta e aveva una stretta di mano
ferma. Vanitoso e azzimato - continuava a indossare un fedora
anche se ormai non andava pi di moda da secoli -
Jones era un tipo carismatico. E allo stesso tempo riusciva
ad apparire bisognoso, sofferente. Era nato in campagna,
nella pittoresca Ware Shoals, appena fuori Greenwood. Suo
padre aveva perso tutte le terre a causa dell'alcol e della
Grande Depressione. Ma grazie alla sua intelligenza (aveva
fatto parte della Phi Beta Kappa alla University of South
Carolina), alla sua scaltrezza e alla sua forza di volont, il
giovane Jones era riuscito lo stesso a diventare qualcuno.
Era spietato e un po' prepotente; nessuno osava tagliare la
strada a Willy T. come lo chiamavano tutti (mai quando
era a portata d'orecchio). Se  dalla tua parte, hai trovato
un amico; altrimenti, un nemico dicevano di lui. Quando
a Greenwood apr il Domino's Pizza, la compagnia telefonica
gli diede il numero 229-1111. Il numero dell'ufficio di
Jones era 223-1111. Nel giro di poco cominciarono ad arrivargli
ordini. Scocciato, lui chiese alla compagnia di cambiare
il numero della pizzeria. La pizzeria si oppose. Ma
Jones ebbe la meglio.
Per anni fare il pubblico ministero era stato un lavoro
part-time nel South Carolina, e nel suo studio Jones assumeva
giovani laureati pieni di talento a cui insegnava gli
aspetti pratici del mestiere. Ron Motley, uno dei principali
avvocati patrocinatori della nazione, che si era fatto un nome
- e un conto da diversi milioni di dollari - facendo causa
alle aziende produttrici di amianto e di tabacco, e che anni
dopo avrebbe rappresentato alcuni dei parenti delle vittime
dell'11 settembre, aveva iniziato proprio con Jones. Jones
era un blue dog democratico, e al Congresso nazionale
del Partito democratico a New York, nel 1972, incontr un
ragazzo originario del Sud che aveva appena finito legge a
Yale. Il giovane laureato lo colp tanto che gli offr un lavoro.
Ma Bill Clinton rifiut, dicendo che voleva tornare
in Arkansas e darsi alla politica.
Nel 1952 Jones divent procuratore legale, come viene
chiamato il pubblico ministero nel South Carolina, e venne
rieletto ogni due anni fino a quando non and in pensione
nel 1984, sostituito dal figlio Townes.
Nel sistema giuridico americano, basato sul contraddittorio,
Jones doveva confrontarsi con gli avvocati di Elmore
davanti a un giudice imparziale e a una giuria demandata a
decidere chi avrebbe vinto. Quello che viene definito il
giudizio delle armi. Ma per l'accusa vincere non  sinonimo di
incarcerazione, o quantomeno non dovrebbe esserlo. L'interesse
dello stato in un processo penale non  vincere un
caso ma fare giustizia, scrisse nel 1935 il giudice George
Sutherland, membro della Corte Suprema nel caso Berger
contro gli Stati Uniti, dove la corte annull una condanna
per collusione in parte perch il pubblico ministero aveva
superato i limiti accettabili nel suo controinterrogatorio. Il
pubblico ministero dovrebbe procedere con scrupolo e
vigore osserv Sutherland, un repubblicano conservatore
dello Utah. Ma pur colpendo duro, non  libero di farlo
in modo sleale.  suo dovere evitare metodi scorretti, pensati
per arrivare a un'incarcerazione ingiusta, tanto quanto
usare ogni mezzo legittimo per ottenerne una giusta.
Trentadue anni dopo, nel 1967, il giudice Byron White
espresse la stessa opinione. I rappresentanti della legge
hanno l'obbligo di condannare i colpevoli e accertarsi di
non condannare gli innocenti scrisse nel caso Stati Uniti
contro Wade. Nominato da Kennedy, White non era un progressista
nelle aule di tribunale e tendeva a parteggiare pi
per l'accusa che per la difesa. Solo un anno prima, infatti,
aveva espresso parere contrario nel caso Miranda.
L'American Bar Association, o ABA, stabilisce gli standard
professionali e il codice deontologico degli avvocati.
Il dovere dell'accusa  di fare giustizia, non mettere in
prigione qualcuno afferma il codice dell'ABA. E continua:
Sebbene l'accusa operi in opposizione alla difesa, il dovere
fondamentale di un pubblico ministero  di proteggere gli
innocenti e incarcerare i colpevoli, per difendere i diritti
dell'accusato tanto quanto quelli dei cittadini.
Ai tempi in cui Jones era pubblico ministero a Greenwood,
il suo equivalente di Los Angeles, Stephen Trott, insegnava
ai giovani aggiunti il concetto di dovere etico. Quando uno
di loro gli riferiva di avere un problema di etica perch
aveva scoperto una prova che avrebbe aiutato la difesa e,
se l'avesse presentata in tribunale, lo stato avrebbe perso,
Trott rispondeva: Questo non  un problema etico. La risposta
etica  semplice. Presenti la prova. E a chi doveva
informare il superiore che il loro testimone chiave stava
mentendo, Trott, che avrebbe servito in qualit di assistente
procuratore generale nella sezione penale del dipartimento
di Giustizia durante l'amministrazione Reagan e come giudice
nella Nona Corte d'Appello americana, spiegava: Non
hai nessun problema etico. Non hai un caso. Archivialo.
Questa  l'apoteosi di un pubblico ministero che compie il
suo dovere. Mi domando quanti pubblici ministeri oggi
sono in grado di raccontare storie come queste ai loro praticanti
ha detto Mark Kleiman, che lavorava per Trott.
Jones, probabilmente, no. Dopo che al quartier generale
della SLED vennero prese le impronte digitali della signora
Edwards e che i peli ritrovati sul suo corpo vennero esaminati,
le prove a carico di Elmore erano a dir poco inconsistenti,
mentre ce n'erano molte, e pi fondate, che l'omicidio
fosse stato commesso da qualcun altro. Ma la polizia smise
di indagare dopo l'arresto di Elmore e Jones, tutt'altro che
propenso ad archiviare il caso, and avanti con il processo.


Capitolo 2.
PROCESSO LAMPO.

Giustizia ritardata  giustizia negata recita la popolare
massima legale, che pare risalga addirittura alla Magna Carta.
Ma anche una giustizia affrettata pu trasformarsi in ingiustizia.
E nel caso di Elmore, tutti sembravano avere una fretta
indiavolata. Di solito fra l'omicidio e l'inizio del processo
pu passare un anno, spesso anche di pi. Lo stato deve raccogliere
le prove, individuare e interrogare i testimoni. La
difesa, che non ha le risorse investigative dello stato, deve
affrontare un lavoro ancora pi impegnativo e logorante.
Ma il processo South Carolina contro Edward Lee Elmore
inizi solo ottantaquattro giorni dopo il ritrovamento del
corpo della signora Edwards. Era il 12 aprile 1982, il luned
dopo la Pasqua. La notizia comparve sulla prima pagina
dell'Index-Joumal, dove per a farla da padrone erano le
notizie estere. Rivolta palestinese in Cisgiordania annunciava
il titolo a sei colonne di un articolo su Gerusalemme.
Sotto c'era un pezzo sulla guerra fra la Gran Bretagna e
l'Argentina per le isole Falkland. A Washington, John W.
Hincklery Jr stava per essere processato per il tentato assassinio
di Ronald Reagan. Sulla West Coast, il vulcano Monte
St. Helens si calmava dopo un'eruzione durata tre settimane.
Il processo si sarebbe svolto nel tribunale della contea di
Greenwood, un edificio a due piani di mattoni color sabbia.
Davanti c' un ciliegio donato dalla Fujifilm che aveva
aperto la sua filiale nordamericana in un'area boscosa alla
periferia della citt. La corte si trova al 528 di Monument
Street. Il monumento che d il nome alla via si trova all'ombra
di una magnifica magnolia sul lato sud del tribunale ed
 dedicato Ai nostri confederati. Eretto nel 1903 dalla
Ladies Memorial Association della contea di Greenwood
e attentamente conservato da allora, raffigura un confederato
armato di fucile in cima a una colonna greca ed  alto
quasi quanto il tribunale stesso. L'iscrizione recita:
1861-1865
PATRIOTI
Che animati dalla stessa fede, spinti dallo stesso amore
per il paese, hanno affrontato prove e pericoli, resistendo con
fermezza e combattendo eroicamente per difendere il diritto
di governarsi come fecero i coloni e come loro vivranno per
sempre ammantati nella luce della gloria.
Il tribunale venne costruito nel 1968. Una scala esterna
porta all'ingresso del secondo piano e all'aula giudiziaria,
con le sue doppie porte alte e solide. Non ci sono finestre
- i muri interni sono di mattoni - ma il soffitto alto d lo
stesso una sensazione di spazio. Pu contenere circa duecentocinquanta
persone disposte su panche di legno suddivise
in tre sezioni. Lo scranno del giudice  sopraelevato
rispetto alla platea.

Il giudice.
Signore e signori della giuria, concedetemi la vostra attenzione
per qualche minuto esord all'inizio del processo
il giudice E. C. Burnett III, che aveva appena compiuto
quarant'anni. Vestito con una toga nera e gli occhiali, sedeva
fra la bandiera americana a destra e quella del South
Carolina a sinistra, con la luna crescente e la palma bianca
su campo blu, ideata dalle truppe che avevano combattuto
gli inglesi. Burnett, un appassionato giocatore di golf e un
cristiano devoto, era un giudice itinerante di Spartanburg,
una citt a circa sessanta miglia a nord-est di Greenwood.
Sono stato assegnato al tribunale di Greenwood per una
settimana di corte penale spieg agli uomini e alle donne
convocati per far parte della giuria.
Diplomato nel 1964 al Wofford College, la piccola facolt
frequentata anche dal marito di Dorothy Edwards, Burnett
aveva servito nell'esercito facendosi anche un giretto in Vietnam.
Dopo il servizio militare si era laureato in legge alla
University of South Carolina ed era tornato a casa, aveva
cominciato a lavorare in uno studio legale e aveva fatto parte
della Camera dei rappresentanti per un mandato. Nel 1976
era stato nominato giudice addetto all'omologazione dei testamenti
e in seguito giudice del tribunale per la famiglia.
Quando si dimise dalla Corte Suprema, nel 2007, aveva servito
come giudice per trent'anni, un record di longevit per
il South Carolina. Conservatore, di quando in quando aveva
permesso alle sue convinzioni politiche di avere la meglio
sulla disciplina richiesta a un giudice. Alcuni anni dopo il
processo di Elmore, firm una proposta antiabortista che
gli valse un richiamo dalla Corte Suprema per aver preso
posizione pubblicamente su una questione che avrebbe
potuto finire in tribunale. L'aba del South Carolina lo giudic
il meno qualificato quando venne proposto per una
poltrona nella Corte Suprema dello stato, ma le dinamiche
politiche ebbero la meglio. L'assemblea legislativa nomina i
giudici itineranti e quelli della Corte Suprema, cos i legislatori
neri proposero un accordo: avrebbero votato a favore
dell'ingresso di Burnett nella Corte Suprema se in cambio
i legislatori bianchi avessero accettato di avere un giudice
nero nel tribunale circoscrizionale.
Una volta insediatosi nella Corte Suprema, Burnett si
trov invischiato in un'altra controversia. Sua figlia,
un'insegnante di Spartanburg, gli sped una mail denigratoria contro
i neri. L'oggetto era Uso del vocabolario. Uno studente
di nome Leroy aveva inserito delle parole in una frase confondendo
in modo comico la calligrafia con la pronuncia.
Non ci vedo niente di razzista o offensivo disse Burnett
allo State, il quotidiano pi diffuso della Columbia,
che era entrato in possesso della mail. Ho pensato solo
che fosse divertente. Burnett si scus solo dopo che i legislatori
neri indirono una conferenza e chiesero che fosse
aperta un'inchiesta.
In veste di giudice del dibattimento, Burnett doveva essere
un arbitro imparziale, un ruolo che si era sviluppato
nel Diciassettesimo e nel Diciottesimo secolo, quando i giudici
dovevano elencare i fatti di un caso, interrogare e controinterrogare
i testimoni per l'accusa e la difesa. Oggi, nella
maggior parte dei paesi europei, Gran Bretagna esclusa, i
giudici sovrintendono alle indagini, raccolgono prove e fatti
e interrogano i testimoni. Un giudice americano pu rovesciare
una sentenza di colpevolezza se ritiene che le prove
non supportino il verdetto, ma non pu dichiarare colpevole
un imputato se la giuria ha emesso un verdetto di innocenza.
Burnett era giudice da soli sette mesi e quello di
Elmore era il suo primo caso capitale.

Gli avvocati della difesa.
I due migliori avvocati della difesa di Greenwood erano
James Bradford e Rauch Wise, entrambi sulla trentina. Wise
non avrebbe rappresentato Elmore per un problema di conflitto
d'interessi: la figlia della vittima, Carolyn, una volta
aveva lavorato per il suo socio. Inoltre, lui e Bradford avevano
appena concluso un processo capitale ed erano emotivamente
e finanziariamente esausti.
Perci il difensore d'ufficio divenne il principale avvocato di Elmore. Geddes Dowling Anderson era un gradasso
allampanato di un metro e novanta, con un elegante paio
di baffi e la passione per i panama. Pensava di assomigliare
a Gregory Peck, magari in meglio. Gli avvocati migliori
sono sempre anche un po' attori, e mentre studiava legge
alla University of South Carolina - dove si era iscritto dopo
essere stato sbattuto fuori da Clemson - aveva recitato in
fermata d'autobus, nella parte di Bo Decker, il cowboy che
fa la corte a Cherie (che nella versione cinematografica 
interpretata da Marilyn Monroe). Preso dalla febbre della
recitazione, Geddes abbandon la facolt e and a Hollywood,
attraversando il paese in un giorno e una notte su
una Ford del 1950. Studi al Pasadena Playhouse, ottenne
delle particine nella serie Bronco e divent amico di David
Crosby, prima che fondasse un gruppo con Stephen Stills
e Graham Nash. Dopo un anno e mezzo, Anderson torn
in Carolina e tent di nuovo di entrare alla Clemson, dove
suo fratello Joe giocava come quarterback. Geddes non
eccelleva in niente, tranne forse che nel far tardi la sera, e
riusc a laurearsi solo a trentadue anni, alla University of
South Carolina.
A detta sua, avrebbe dovuto rimanere in California. Probabilmente
mi sarei sentito molto pi felice e realizzato
disse diversi anni dopo, seduto nel suo ufficio con la moquette
consumata. I creditori e il fisco sembravano bussare
alla sua porta pi dei clienti. Cos fece domanda per diventare
difensore d'ufficio, cosa che, se non altro, gli avrebbe
garantito un reddito fisso di dodicimila dollari l'anno.
Anderson era un tipo molto affabile e, a dire la verit, non
se la cavava male in tribunale quando era sobrio. In citt, i
baristi lo chiamavano il bourbon cowboy (erano sicuri di
averlo visto in televisione nella pubblicit della Marlboro,
ma non era cos). La polizia lo aveva beccato due volte a
guidare in stato di ebbrezza, e gli agenti si erano domandati
ridendo che effetto avrebbe fatto a un detenuto dividere
la cella con il proprio avvocato. Durante il processo,
Elmore sent tutti i giorni puzza di alcol nel fiato di Anderson
e il suo comportamento in aula rafforz il sospetto che
bevesse invece di prepararsi per affrontare il caso. Ma Anderson
insiste ancora di essere stato perfettamente sobrio
per tutta la durata del processo. Niente postumi nemmeno
per un giorno. L'investigatore della SLED Tom Henderson
non era d'accordo. Geddes Anderson era ubriaco durante
tutto il processo.
Secondo la legge del South Carolina, poich Elmore rischiava
una condanna a morte, doveva avere due avvocati
(un requisito valido nella maggior parte degli stati in cui
vigeva la pena di morte). Trovare un secondo avvocato per
Elmore non fu facile. C'erano una trentina di avvocati a
Greenwood, tutti maschi e bianchi, a parte la figlia del procuratore
Jones, Selma. E nessuno era ansioso di accettare il
caso di un nero accusato di aver ucciso una donna bianca
conosciuta in tutta la citt. Quando gli avvocati della citt
si resero conto che la corte avrebbe nominato d'ufficio uno
di loro, raccolsero cinquemila dollari da offrire come ricompensa
a chiunque avesse accettato. Un po' come quando
ci si comprava il congedo militare per evitare di andare al
fronte durante la Guerra Civile.
Si fece avanti John Beasley. Era un avvocato senza infamia
e senza lode, al quale - come andava in giro a vantarsi
- non importava granch del suo lavoro. Il suo giorno
preferito era il sabato, diceva; gli piaceva cos tanto che si
svegliava prima del solito. Suo padre, Hugh, che era stato
pubblico ministero per ventisei anni prima di lasciare il
posto a Jones, era un rigido segregazionista e usava costantemente
il termine negro. Suo figlio era pi prudente,
ma una volta, parlando di Elmore, gli sfugg quel negro
pel di carota.
Anderson e Beasley non riuscivano a capire Elmore. Era
gentile e educato, ma anche terribilmente chiuso. Non era
come gli altri uomini che Anderson aveva difeso, che urlavano:
Non sono stato io, non sono stato io! Ecco com'
andata davvero!. Elmore continuava a ripetere tranquillamente
di non aver ucciso la signora Edwards. Anderson
non consider mai che la reticenza di Elmore, la sua incapacit
di spiegare cos'era successo, potessero riflettere una
limitazione mentale. E men che meno lo sfior il pensiero
che Elmore fosse innocente e stesse dicendo la verit. Per
me quel figlio di puttana l'ha fatto davvero disse Anderson,
dopo il processo. Ne sono sempre stato convinto e
lo sono ancora.
Nonostante ci, Anderson aveva l'obbligo morale di difendere
strenuamente Elmore. Anche se non presenta testimoni
o prove a favore del suo cliente, un avvocato della
difesa deve mettere alla prova le tesi dell'accusa, pretendere
che dimostri la colpevolezza dell'imputato al di l di ogni
ragionevole dubbio. Gli obblighi di un pubblico ministero e
di un avvocato della difesa sono diversissimi. Il pubblico ministero
deve impegnarsi affinch il processo penale accerti
i fatti legati al crimine commesso scrisse il giudice Byron
White nel 1967 nel caso Stati Uniti contro Wade. L'avvocato
della difesa non ha a sua volta l'obbligo di verificare o
raccontare la verit. Il nostro sistema gli affida un compito
diverso. Egli deve evitare l'incarcerazione di un innocente
e, a meno che l'imputato non ammetta volontariamente la
propria colpevolezza, egli  tenuto a difenderlo, che sia innocente
o colpevole.
I principi etici che valgono per il pubblico ministero non
valgono per l'avvocato della difesa. Che non  tenuto a presentare
all'accusa fatti che possano confermare la sua tesi,
mentre il pubblico ministero deve necessariamente rendere
disponibili alla difesa tutti gli indizi e le prove. Durante il
controinterrogatorio, un pubblico ministero non pu sabotare
un testimone che dice la verit; ma un avvocato della
difesa pu provarci. Come parte del dovere imposto agli
avvocati della difesa pi onesti, tolleriamo e talvolta richiediamo
un comportamento che, in molti casi, ha poca o nessuna
relazione con la ricerca della verit scrisse ancora il
giudice White.
Nei processi capitali, l'obbligo dell'avvocato della difesa
 ancora pi grande. Se nei processi penali l'avvocato
della difesa ha l'obbligo di rappresentare efficacemente il
suo cliente, nel caso di un processo capitale, vista la straordinariet
della pena, egli deve compiere sforzi straordinari
nell'interesse dell'accusato sostiene l'ABA nei suoi Criteri
di giustizia criminale. Quando  a rischio la vita del suo
cliente, nei limiti imposti dalla legge e dall'etica, non dovrebbe
lasciare nulla di intentato nelle indagini e nella difesa
del suo assistito.
Anderson e Beasley invece non fecero praticamente
niente. Non consultarono esperti di impronte digitali o
patologi. Non cercarono testimoni; non parlarono con nessuno
dei vicini della signora Edwards; non interrogarono il
signor Holloway, che aveva ritrovato il corpo. Non lessero
nemmeno i verbali della polizia, che il pubblico ministero
aveva fatto consegnare loro, come previsto dalla legge. Da
quando i primi avvocati della difesa hanno cominciato ad
apparire nei tribunali nel rispetto della common law inglese,
il loro compito  sempre stato costringere lo stato a
dimostrare la sua tesi. Anderson e Beasley, invece, accettarono
la tesi senza metterla in discussione. Accettarono che
fosse messa agli atti qualsiasi prova Jones presentasse - peli,
impronte digitali, i jeans e il cappotto di Elmore - novantotto
voci in tutto. Cos Jones non fu tenuto a presentare
la catena di custodia, cio la traccia documentata di chi
aveva conservato ogni oggetto e dove, per respingere ogni
ipotesi di contaminazione. Nutro il massimo rispetto per
gli agenti della SLED, sono i migliori che abbiamo nel South
Carolina, e ho dato per scontato che non avessero contaminato
le prove spieg Anderson.

La giuria.
Con il Sesto emendamento, i Padri Fondatori avevano
garantito a ogni imputato il diritto a un processo imparziale
e nel 1968 la Corte Suprema stabil che tale diritto valeva
anche nei tribunali federali. Nella Costituzione federale e
dello stato la garanzia di un processo con giuria riflette la
radicata convinzione di come debba essere imposta e amministrata
la giustizia spieg il giudice White nel caso Duncan
contro la Louisiana, nel quale si riteneva che una persona
accusata anche solo di un'infrazione avesse il diritto a un
processo con giuria, se ne voleva uno.
La Costituzione non dice niente sul come debba essere
scelta una giuria imparziale.  responsabilit del giudice
assicurarsi che la giuria sia obiettiva e per riuscirci  aiutato
da un esame preliminare dei candidati, chiamato voir dire:
il giudice, il pubblico ministero e la difesa interrogano tutti
gli uomini e le donne convocati per far parte della giuria.
Molte domande sono di routine: conosce gli agenti di polizia,
il pubblico ministero, l'avvocato della difesa coinvolti nel
processo?  a conoscenza di qualcosa che possa impedirle di
raggiungere un verdetto? Cosa ne pensa della pena di morte?
Jones e Anderson chiesero ai candidati notizie anche in
merito alle loro convinzioni religiose. Andavano in chiesa?
Se s, quale? Cosa pensavano dell'assioma biblico occhio
per occhio e dente per dente? O erano pi propensi a porgere
l'altra guancia, come nel Nuovo Testamento?
Il procuratore Jones era un membro della stessa chiesa
episcopale di Dorothy Edwards. Ma lui non voleva degli
episcopali fra i giurati, perch la loro Chiesa era contraria
alla pena di morte. Jones voleva dei battisti del Sud, membri
della Chiesa pi conservatrice di uno stato conservatore, fra
i pi forti sostenitori della pena capitale. Infila pi di quattro
battisti del Sud in una giuria e se il tuo cliente finisce
dentro puoi star certo che verr condannato a morte, dicono
gli avvocati. I bianchi tendono a essere pi favorevoli
dei neri alla pena capitale, gli uomini pi delle donne, chi
 sposato pi di chi  single, i benestanti pi dei poveri, la
gente di periferia pi di quella di citt. E chi crede nella pena
capitale  di solito pi propenso a rinchiudere un imputato
in prigione, a credere alla polizia e al pubblico ministero.
Frances Carolyn Mann fu la prima candidata a rispondere
alle domande. Corrispondeva al profilo ideale di una
giurata favorevole alla pena di morte: possedeva un diploma
di scuola media e diverse armi - una Magnum '357 di acciaio
inossidabile, un fucile a canna corta Ithaca, una Magnum
'22 e un'automatica '25 - e suo marito era il titolare
di un'agenzia investigativa.
Signora Mann, non voglio metterla in imbarazzo, ma 
vero che suo marito ha una causa pendente in questa corte?
chiese Anderson.
S,  cos.
Anderson chiese al giudice Burnett di dichiararla non idonea.
Vorr evitare che si rifaccia su suo marito, lo so gi
disse Anderson, riferendosi a Jones. Burnett non fu d'accordo
e la Mann entr nella giuria.
La legge concede al pubblico ministero e alla difesa il
diritto di esercitare la ricusazione perentoria, cio la possibilit
di respingere un potenziale giurato senza spiegarne
il motivo. Nel South Carolina, a quei tempi, Anderson poteva
esercitare questo diritto dieci volte; il primo lo esercit
per ricusare la Mann; il secondo e il terzo per i successivi
candidati.
Poi fu il turno di Elizabeth Pinson, di cinquantacinque
anni.
Si  fatta un'idea del caso? le chiese il giudice Burnett.
Come tutti rispose lei. Fu un'osservazione rivelatrice
dell'attenzione che la stampa aveva dedicato alla cosa e
delle possibilit di Elmore di ottenere un processo equo.
Seguirono altre osservazioni candide e perspicaci. Pensa
di poter giudicare Elmore in modo giusto e imparziale? le
chiese Beasley. Mi sento in obbligo nei confronti di tutte
le persone che conosco bene e che sono spaventate da questa
storia. Penso che se facessi parte della giuria, si aspetterebbero
che parlassi anche a nome loro, che le erano cos
vicine, conoscono la situazione e... la cui vita  cambiata.
Crede nella legge del taglione? Occhio per occhio dente
per dente? le chiese Beasley.
Non sono una persona vendicativa, ma... mi sento in
obbligo nei confronti di tutte le donne anziane della comunit.
Beasley fece presente al giudice Burnett che, date le premesse,
era improbabile che la signora Pinson potesse rivelarsi
un giudice giusto e imparziale e chiese che venisse
scartata. Burnett respinse la richiesta. Beasley esercit nuovamente
il suo diritto di ricusare perentoriamente un giurato.
Quando venne chiamato Joseph Chalmers, la difesa poteva
ricusare un giurato una sola, ultima volta. Chalmers
sembrava un buon giurato: metodista, con un livello di cultura
pi alto degli altri e una laurea in ingegneria industriale
alla Clemson. Viveva a Belle Meade, un quartiere affascinante
di Greenwood, a un paio di miglia da Melrose Terrace.
Anderson gli chiese se avesse letto qualcosa sul caso.
S.
E si era gi fatto un'idea in proposito?
La sua risposta rafforz l'impressione data dalla signora
Pinson. Be', i giornali ti sbattono i fatti in faccia disse.
Che  stato trovato il colpevole e di certo io ci ho creduto.
Nonostante ci, Anderson accett di avere Chalmers
nella giuria; con la sua cultura e le sue convinzioni religiose
avrebbe potuto votare per un ergastolo invece che per una
condanna a morte. Chalmers venne fatto accomodare in
sala d'aspetto mentre la selezione continuava.
Il processo di selezione dei giurati era gi stato lungo e
logorante quando venne convocato il quarantasettenne Augustus
Covington. Il fatto che lo Stato della Carolina e il
pubblico ministero abbiano gi invocato la pena di morte in
passato  motivo di pregiudizio nei loro confronti per lei?
chiese il giudice Burnett a Covington, come aveva fatto con
tutti gli altri potenziali giurati.
No, ma non approvo la pena di morte.
Non approva la pena di morte? ripet Burnett.
Covington scosse la testa.
La Bibbia dice Non uccidere.
Una semplice resistenza alla pena di morte non era motivo
sufficiente per ricusare Covington. In un caso esemplare,
Witherspoon contro l'Illinois, la Corte Suprema degli
Stati Uniti aveva stabilito che era incostituzionale ricusare
un potenziale giurato che mostrava di farsi scrupoli di coscienza
riguardo alla pena capitale. Ogni giurato doveva
rappresentare un campione della comunit e in ogni comunit
ci sono persone che si oppongono alla pena capitale.
Solo se un potenziale giurato dicesse di essere contrario
alla pena di morte in qualsiasi circostanza, potrebbe essere
dichiarato non idoneo.
Il giudice Burnett dovette quindi indagare pi a fondo.
Se le prove e la legge giustificassero una condanna a
morte, lei sarebbe disposto a richiedere l'elettroesecuzione
per questo imputato? chiese a Covington.
No, io... io non approvo la pena di morte. La Bibbia
dice Non uccidere.
Quindi, indipendentemente dalle prove e indipendentemente
dalla legge, se capisco bene, lei non condannerebbe
quest'uomo?
No, signore. Mia madre non mi ha insegnato cos.
Dopo altre domande, il giudice Burnett decise che Covington
non poteva far parte della giuria. E insieme a lui
ricus altri tre potenziali giurati perch erano contrari alla
pena di morte.
Bisognava nominare ancora un ultimo giurato, quando il
messo inform Burnett che Chalmers desiderava parlargli.
Cos venne riportato in aula. Chalmers aveva omesso di dire
qualcosa alla corte, durante il colloquio precedente. Selma
Jones  una cara amica disse ora a Burnett.  l'amica del
cuore di mia figlia.
Selma, la ventiseienne figlia del procuratore, era proprio
l, in aula, seduta vicino a suo padre, in veste di assistente
del pubblico ministero.
William T. Jones non pensava che qualcosa come un'amicizia
personale fosse motivo sufficiente per escludere qualcuno
da una giuria. Questa  una piccola comunit disse
al giudice Burnett. Ci sentiamo tutti uniti, chi pi chi meno;
anche quando ci affrontiamo in tribunale, rimaniamo sempre
uniti, giudice. Ricusare Chalmers a causa dell'amicizia di
sua figlia con Selma sarebbe pregiudizievole nei confronti
dell'accusa spieg. Burnett decise di non ricusare Chalmers.
Ci vollero due giorni per formare la giuria costituita da
cinque uomini e sette donne, due delle quali nere. Il portavoce
della giuria era un assistente tesoriere della Greenwood
Savings and Loan, il trentaduenne James Sherrer. Era membro
della Chiesa battista del Sud ed era d'accordo con il
precetto della Bibbia occhio per occhio. Durante il voir
dire aveva raccontato di aver ucciso cinque o sei uomini in
Vietnam, non ricordo pi.
La scelta della giuria termin alle sette e quarantacinque
e gli agenti della SLED scortarono ciascun giurato prima a
casa per prendere abiti e articoli da toilette, e poi all'Holiday
Inn, a qualche miglio di distanza. Dalle stanze vennero
rimossi telefoni e televisori.

Le dichiarazioni d'apertura.
Lo stato  pronto? chiese il giudice Burnett il mercoled
mattina.
S, vostro onore rispose Jones.
Era il momento delle dichiarazioni d'apertura. Lo stato
ha la precedenza. Il pubblico ministero ha la possibilit di
illustrare la tesi dell'accusa e informare la giuria di quello che
sta per succedere, in modo da comprendere meglio le prove
che verranno presentate. Un pubblico ministero ha ampio
campo d'azione durante la dichiarazione d'apertura, cosa
che vale anche per l'avvocato della difesa, quando  il suo
turno. Il pubblico ministero per deve fare attenzione a non
promettere alla giuria qualcosa che non pu mantenere, soprattutto
se si trova davanti un avvocato della difesa sveglio.
Jones era nato in un'aula giudiziaria. Aveva la teatralit
giusta. Urlava. Colpiva il tavolo cos forte da farlo sobbalzare,
insieme ai giurati. Aveva sempre con s un coltellino
da tasca. Mentre parlava, lo tirava fuori e dando le spalle al
giudice e alla giuria cominciava a pulirsi le unghie guardando
storto l'avvocato della difesa. Poich zoppicava, raccontava
alla giuria che da bambino in casa erano cos poveri che non
mangiavano abbastanza calcio e una delle sue gambe si era
deformata. Perfino i suoi stessi figli non sapevano se fosse
vero o solo una delle tante leggende che lo circondavano;
di fatto, sembrava zoppicare meno quando non si trovava
davanti a una giuria.
Si diceva che Jones avesse seguito pi casi di qualsiasi
altro avvocato nella storia del South Carolina. Se perdeva
diventava livido di rabbia, ma capitava raramente. In tribunale
nessuno era pi bravo di William T. Jones dichiar
l'Assemblea generale del South Carolina in un tributo a Jones,
quando mor nel 1998, a settantasei anni. Lo ricorderemo
a lungo come un principe del foro - molti avversari
lo hanno verificato a proprie spese continuava l'omaggio.
Temevano di doversi confrontare con il suo spirito e la sua
esperienza e gli atti dimostrano perch. William Townes
Jones soffriva del morbo di Lou Gehrig, cos uno dei pi
abili oratori del Sud perse la sua voce prima di morire.
L'aula era piena quando Jones inizi la sua dichiarazione
d'apertura. Indossava un completo scuro, una camicia
bianca, una cravatta sottile e scarpe che sembravano aver
bisogno di una buona lucidata. Il pubblico presente venne
diviso in base alla razza per tutto il processo. Sulla destra,
alle spalle dell'accusa, sedevano i vicini e gli amici della signora
Edwards, i membri della Chiesa episcopale, gli agenti
di polizia e tutti gli altri cittadini bianchi. Erano di gran lunga
pi numerosi dei sostenitori di Elmore, cio la madre, le sorelle,
i fratelli, il reverendo Emmanuel Spearman e i membri
della Chiesa battista Mt Olive. Alcuni avevano avuto paura
e non erano venuti. Il KKK vi far saltare in aria le chiappe
aveva detto uno dei membri della congregazione. Quando
il sostegno di Spearman a Elmore divenne di dominio pubblico,
a Greenwood, il proprietario del ristorante dove il reverendo
faceva colazione regolarmente da pi di un anno -
un membro della sua congregazione lavorava l come cuoco
- gli disse che non era pi il benvenuto.
Nell'aula avevano montato un cavalletto. Sopra c'erano
quattro piantine in scala della casa della signora Edwards,
disegnate per Jones da Susan Smith, una dipendente del
comune. Jones raggiunse il cavalletto e con una bacchetta
espose meticolosamente la tesi dell'accusa ai giurati, stanza
per stanza. Ecco la tettoia delle auto, ecco la scala sul retro,
ecco la cucina, ecco i fornelli, ecco il lavandino, disse,
muovendo la bacchetta mentre parlava. Mostr un ingrandimento
della porta sul retro, della cucina. L'omicidio era
cominciato l, disse. Mostr un disegno delle pinze ad ago,
della protesi dentaria, delle pinze per barattoli che spuntavano
dal cassetto. Poi cambi immagine e ne mostr una
della camera da letto. La bacchetta si mosse verso il letto. E
qui parleremo del ritrovamento di cinquantatr peli disse
ai giurati. Fece una pausa a effetto. Durante questo processo,
spero che non ci dimostreremo troppo timidi quando
dovremo parlare di quello di cui si deve parlare, come di
peli pubici e via discorrendo. Il che anticip quello che i
giudici avrebbero dovuto aspettarsi - peli pubici sul letto
della vittima?
Jones parl e arring per un'ora, senza usare appunti.
Che spettacolo, pens Ed Eubanks, un giovane studente
di legge della vicina Abbeville, che era venuto apposta per
osservare Jones. Dopo aver letto gli articoli pubblicati cji
giornali, Eubanks non dubitava minimamente che Elmre
fosse colpevole. E sentendo Jones pens: Diavolo, riuscirebbe
anche a convincere me, che sono stato io!.
Jones inizi a chiamare i suoi testimoni, cominciando
dagli agenti della polizia e dagli investigatori della SLED -
Holzclaw, Cook, Owen, Johnson, DeFreese. Questi raccontarono
alla giuria di essere stati chiamati al 209 di Melrose
Terrace, quel 18 gennaio, dove avevano trovato il signor
Holloway, il quale li aveva informati di essere andato a dare
un occhio alla vicina, insospettito dal fatto che ci fosse la
sua macchina nel viale, mentre in teoria la donna avrebbe
dovuto essere fuori citt. Quando Jimmy Holloway sedette
al banco dei testimoni per rispondere alle domande di Jones,
fece fare verbalmente il giro della casa ai giurati, come
lo aveva fatto fare fisicamente alla polizia quel giorno: mostr
la dentiera e le pinze ad ago sul pavimento della cucina,
la macchinetta del caff puntata alle sei, la sveglia nella camera
da letto, il sangue in bagno, la signora Edwards chiusa
nell'armadio. Anderson non lo controinterrog.
Dopo Holloway venne chiamato a deporre il sierologo
John Barron, che lavorava alla SLED da otto anni. Rispondendo
alle domande di Jones, Barron testimoni di aver
trovato solo cinque piccole macchie di sangue sui jeans prelevati
dalla stanza di Elmore. Di queste, tre appartenevano
al gruppo A, il gruppo della signora Edwards. Elmore era
del gruppo B, spieg Barron alla giuria. Aveva esaminato
delle tracce sulle pinze per barattoli, ed erano del gruppo
A. Anche i campioni prelevati sotto le unghie della signora
Edwards appartenevano al gruppo A. Il sangue trovato era
solo il suo.
Quando si present a testimoniare l'agente della SLED
DeFreese, l'accusa si avvi inaspettatamente verso un deragliamento
costituzionale. Jones gli chiese dell'impronta
digitale trovata sulla porta posteriore e come fosse collegata
a Elmore. Anderson obiett: DeFreese non poteva testimoniare
su questo perch la polizia non possedeva sufficienti
indizi di colpevolezza per arrestare Elmore. Il giudice
Burnett fece uscire la giuria.
Jones era nei guai. Era discutibile che una sola impronta
digitale e un assegno annullato costituissero un indizio di
colpevolezza sufficiente ad arrestare Elmore, visto che aveva
lavorato per la signora Edwards. Ma Jones spieg che c'era
dell'altro. Vostro onore, vorrei che venisse messo agli atti,
a beneficio dell'avvocato della difesa, che io ero in tribunale
quando il capitano Coursey venne da me. Coursey gli aveva
detto che la dottoressa Conradi aveva trovato un pelo negroide
sul corpo della vittima, prosegu Jones. Mettendo
insieme tutte queste cose, a mio parere il capitano Coursey
aveva sufficienti prove di colpevolezza per richiedere il mandato
di arresto contro Edward Lee Elmore. Coursey non
aveva mai parlato di questo pelo negroide quando aveva
richiesto un mandato di arresto al magistrato.
Ma Jones non present questo pelo come prova. Per raggiungere
il suo verdetto, una giuria pu avvalersi solo delle
prove ammesse dal giudice. Il che impone a chi le presenta
di dimostrarne l'autenticit e l'integrit. In questo caso, Jones
avrebbe dovuto chiedere alla dottoressa Conradi di testimoniare
di aver davvero trovato un pelo negroide sulla
vittima, di averlo riposto in un sacchetto di qualche tipo e
che tale sacchetto era esattamente quello che Jones cercava
di presentare come prova. Ma tutto ci a Jones venne risparmiato,
perch Anderson non chiese di vedere il famoso
pelo negroide.
Burnett si convinse che c'erano stati sufficienti indizi di
colpevolezza per arrestare Elmore e la giuria venne fatta
rientrare.
La giuria ora si dispose in modo differente. Tutte le donne
si sedettero in seconda fila. Quelle che prima sedevano
nella prima, chiesero di spostarsi indietro. Non volevano
stare tanto vicino a Jones; i suoi scatti teatrali le spaventavano.
Una volta aveva perfino preso a calci la propria ventiquattrore.
DeFreese era ancora seduto al banco dei testimoni. Jones
gli chiese delle impronte digitali trovate sulla scena. Non
ne avevano ritrovata nessuna sulle pinze, n sul posacenere
sbeccato, n sul coltello o sulle pinze per barattoli. In tutto,
testimoni, aveva trovato sei impronte, delle quali solo tre
erano sufficientemente nitide da prestarsi per un confronto:
la prima era stata rilevata sulla porta posteriore e apparteneva
a Elmore; la seconda si trovava sulla porta basculante fra la
cucina e il soggiorno e apparteneva alla signora Edwards;
e la terza, l'impronta di un palmo, si trovava sul water.
Sorprendentemente poche, per una scena del crimine,
convenne DeFreese. L'unica spiegazione era che la signora
Edwards, o chiunque si occupasse della casa, fosse una casalinga
molto meticolosa. Il posto era estremamente pulito
e ordinato.
Jones fin di interrogare DeFreese. Il controinterrogatorio
di Anderson fu breve e si concentr soprattutto sulle
modalit usate da DeFreese per rilevare e confrontare le impronte.
Anche se la signora Edwards aveva pulito prima che
l'assassino arrivasse, la casa non avrebbe di certo potuto rimanere
tanto pulita e ordinata e con cos poche impronte
in giro vista la colluttazione che doveva essere avvenuta. E
come aveva fatto la Edwards a rimuovere le impronte dalle
pinze nel cassetto, dalla caffettiera, dalle porte, dai muri e
da tutte le altre superfici che aveva di sicuro toccato mentre
cercava di scappare?
Era tardo pomeriggio quando DeFreese scese dal banco
dei testimoni. Era stata una giornata lunga, ma Burnett
voleva proseguire. Dopo dieci minuti di intervallo Jones
chiam a deporre la dottoressa Conradi. Era arrivata a
Greenwood dopo un travagliato viaggio da Charleston,
dove insegnava alla Medical University of South Carolina.
Un agente della SLED era andato a prenderla e ancora prima
di uscire dal parcheggio aveva gi acceso la sirena e il lampeggiante.
Nel giro di qualche istante avevano raggiunto
i centosessanta chilometri all'ora. Quando avevano attraversato
un centro abitato, l'agente era addirittura salito sui
marciapiedi per evitare il traffico. Ma era tutta una messinscena:
quando arrivarono a Newberry, trenta miglia a est
di Greenwood, all'agente era venuta fame e si era fermato
da McDonald's.

La patologa.
Spieghi alla giuria chi  un patologo forense esord
Jones, rivolgendosi alla dottoressa Conradi. Un patologo
forense  un patologo legale che esamina i corpi delle persone
che non sono morte per cause naturali rispose lei.
Una donna minuta, di quarantaquattro anni, la dottoressa
Conradi era una newyorkese che nel 1973 si era trasferita
nel South Carolina con il marito, anche lui medico. Jones
le chiese di descrivere le ferite inflitte alla signora Edwards.
Anderson obiett. La dottoressa Conradi doveva semplicemente
dichiarare qual era stata la causa della morte. I dettagli
pi raccapriccianti sulle ferite servivano solo ad alimentare
la rabbia della giuria, argoment. Il giudice Burnett disse
che Jones poteva proseguire.
La Conradi raccont in modo scientifico. C'era un livido
sul ginocchio sinistro grande circa tre centimetri per
due e delle contusioni irregolari all'interno della caviglia
sinistra, anch'esse bluastre, grandi cinque centimetri per
cinque. L'esame della gamba destra ha evidenziato una serie
di traumi rosso bluastri sul ginocchio e sul polpaccio.
Sullo stinco della gamba destra c'era un taglio, o una lacerazione,
lunga otto millimetri, e accanto, sul lato esterno
c'era un'ulteriore escoriazione, cio una porzione di pelle
rimossa di circa dieci millimetri, in parte pi superficiale e
violacea. In altre parole, fra la lacerazione e l'escoriazione
c'era gi una precedente escoriazione. E queste, in sostanza,
erano le ferite sulle gambe.
La signora Edwards aveva trentatr ferite sul petto,
sull'addome e sulla schiena, testimoni la Conradi. Due
terzi erano arrossate e si trattava evidentemente di ferite
pre morte disse.
Quindi ci sta dicendo che circa ventidue ferite sono
state inferte prima della morte e circa undici dopo? chiese
Jones, rinforzando il concetto a beneficio dei giurati, per
sottolineare la crudelt di Elmore, che aveva continuato a
colpire la vittima anche quando era ormai morta. Jones mirava
al cuore dei giudici, non al loro cervello. Stava guardando
avanti. Sicuro che la giuria avrebbe condannato Elmore,
Jones stava instillando in loro l'orrore di quello che
era accaduto, la brutalit del fatto, in modo da arrivare a una
condanna a morte. Era la strategia di ogni buon avvocato.
Vostro onore, non vedo cosa c'entri tutto questo disse
Anderson, alzandosi. Si tratta di un tentativo premeditato
di influenzare la giuria.
Obiezione respinta. Era rilevante per la questione dell'intenzionalit.
Perch Elmore venisse giudicato colpevole e
quindi condannato a morte, Jones doveva dimostrare che
aveva agito con intenzionalit; l'omicidio senza premeditazione
 un crimine meno grave.
La signora Edwards aveva tredici costole rotte, raccont
la dottoressa Conradi alla giuria. Dietro all'orecchio sinistro
cerano due tagli, inferti con un'arma affilata, tipo un
coltello. Ma anche delle pinze per barattoli avrebbero
potuto produrre ferite simili disse. La signora Edwards
aveva trentatr piccole ferite sul petto e sull'addome, testimoni.
Con piccole intendo lunghe fino a un massimo
di sei centimetri circa, ma la maggior parte non superavano
gli otto millimetri.
Sulla schiena c'erano diciannove ferite, nella maggior
parte dei casi non pi grandi di otto millimetri, come le
precedenti. Non era stata colpita nessuna vena o arteria. In
tutto, le ferite erano cinquantadue, la maggior parte delle
quali profonde non pi di otto millimetri. Il che era curioso,
visto che di solito le vittime venivano accoltellate con squarci
profondi. Non sembrava l'opera di una persona intenzionata
a derubare, violentare e uccidere la signora Edwards.
In pi, la maggior parte delle ferite erano state inflitte con
le pinze per barattoli che, secondo la dottoressa Conradi,
erano un po' pi larghe di otto millimetri. L'assassino, chiunque
fosse, sembrava ossessionato da quelle pinze. Le aveva
usate per uccidere la vittima e poi le aveva rimesse con attenzione
nel cassetto della cucina, dopo averle ripulite da
tutte le impronte. E anche questo era strano.
C'era qualche segno di aggressione sessuale? chiese
Jones alla Conradi. C'erano delle abrasioni sulla vagina, rispose
la Conradi. Ma non era stata ritrovata alcuna traccia
di sperma in nessuno degli orifizi orali, vaginali e rettali.
Quella non era la risposta che Jones voleva e di cui aveva
bisogno. Per molti abitanti del Sud la violenza di un nero
su una donna bianca era un crimine peggiore di un omicidio.
Inoltre, se Elmore non aveva violentato la signora
Edwards, alcuni giurati avrebbero potuto chiedersi perch
avesse fatto irruzione in casa, se la polizia aveva gi escluso
il movente del furto.
 possibile che il seme venga espulso dalla vagina senza
lasciare tracce? chiese Jones.
 possibile rispose la Conradi.
Ma Jones aveva bisogno di certezze maggiori.
Allora, in veste di patologa forense le chiedo: la ferita
nella vagina era compatibile con l'inserimento di un pene
umano in erezione? chiese Jones.
Anderson avrebbe potuto obiettare. Era una domanda
tendenziosa, cio una domanda che suggeriva una certa risposta.
Di solito le domande tendenziose sono quelle a cui
si pu rispondere s o no. Un modo pi corretto di porre
la stessa domanda sarebbe stato: secondo la sua opinione
professionale, pu dirci cos'avrebbe potuto causare le ferite
nella vagina? Ma Anderson non obiett.
S rispose la Conradi.
Soddisfatto, Jones pass al cruciale interrogativo sul momento
esatto in cui Dorothy Edwards era stata uccisa. Di
nuovo, fece fatica a ottenere la risposta che gli serviva.
 difficile stabilire con certezza il momento della morte,
spieg la Conradi. La signora Edwards poteva essere stata
uccisa da dodici ore a tre giorni prima del ritrovamento
del cadavere.
Jones invece voleva definire un arco di tempo delimitato
- il sabato sera. Ecco quando era stata uccisa la signora
Edwards, secondo la polizia, che si era basata sul racconto
di Holloway. E dagli interrogatori fatti alla ragazza di Elmore,
a suo fratello Donnie e alla moglie di Donnie, Jones
sapeva che Elmore avrebbe avuto qualche problema a
rendere conto dei suoi spostamenti per almeno due ore di
quel sabato sera.
La Conradi invece non voleva sbilanciarsi indicando
un'ora precisa. Determinare l'ora della morte non  una
scienza esatta e i patologi del South Carolina non erano
molto esperti nelle indagini di questo tipo.
Ma Jones era ostinato.
Va bene. Allora le far un'altra domanda. Quell'ampia
stima  compatibile con l'ipotesi che il decesso sia avvenuto
fra le ventidue e le ventiquattro del sedici gennaio?
Un'altra domanda tendenziosa. Ma Anderson non obiett.
S rispose la Conradi.
Jones era soddisfatto e non aveva altre domande per la
patologa. Grazie, dottoressa disse, sedendosi. Ora pu
rispondere alle domande della difesa. Non le aveva chiesto
niente dei peli negroidi che, secondo quanto aveva
detto alla corte, la dottoressa aveva trovato sul corpo della
signora Edwards. Il che era strano. Ma non si trattava di
una svista; Jones sapeva qualcosa, a proposito di quei peli,
che non voleva che gli avvocati di Elmore sapessero.
John Beasley si alz. Nemmeno lui le chiese del pelo
negroide. Le pose solo sei domande che fecero pi danni
che altro. Ha detto di non poter affermare con certezza
che c' stata un'aggressione sessuale, giusto? chiese alla
Conradi. In realt non era quello che lei aveva detto, il che
le diede la possibilit di ripetere la sua opinione. Posso affermare
con certezza che c' stata un'aggressione sessuale.
Quello che non poteva affermare con certezza era se la signora
Edwards fosse stata violentata o no. La penetrazione
della vagina poteva essere stata effettuata con un oggetto
estraneo, disse. Il che era intrigante, ma Beasley non chiese:
Tipo?. Sull'ora del decesso, Beasley non chiese se poteva
essere avvenuta di domenica pomeriggio, momento che
rientrava nell'arco di tempo da lei indicato. Le chiese se la
signora Edwards avrebbe potuto essere stata uccisa gi alle
tre di sabato pomeriggio. La Conradi gli rispose che per
quanto possibile, la sua stima, che si basava in gran misura
su quanto le aveva raccontato la polizia, era che la signora
Edwards fosse stata uccisa circa sessantacinque ore prima
dell'autopsia e che quindi doveva essere morta alla sera.
Quando tocc a Jones controinterrogare, l'avvocato us
le proprie domande e le risposte della Conradi per convincere
la giuria che la signora Edwards era stata uccisa il
sabato sera. E questo divenne un dato cruciale, accettato
praticamente da tutti.
Quando la Conradi termin la sua testimonianza si era
fatto molto tardi. Burnett si scus con i giurati e li lasci
tornare all'Holiday Inn.

La fidanzata.
Buongiorno, signore e signori. Spero che, nel limite del
possibile, ieri abbiate trascorso una piacevole serata. Sembrate
tutti freschi e pronti per affrontare un'altra giornata
impegnativa. Il giudice Burnett accolse affabilmente i giudici
quando tornarono in aula gioved 15 aprile, alle dieci.
Era il quarto giorno di processo.
Jones chiam a testimoniare Mary Alice Dunlap, la ragazza
di Elmore. Jones era diffidente nei suoi confronti, perch
non sapeva bene da che parte sarebbe stata. Mary giur
e si sedette al banco dei testimoni. Jones le chiese della sua
relazione con Elmore: per quanto tempo si erano frequentati;
la loro intermittente convivenza ai Greenwood Gardens
Apartments; il fatto che gli avesse chiesto di andarsene e
poi lo avesse ripreso indietro. Alla fine arriv al fatidico 16
gennaio. La sua storia in larga parte coincideva con quello
che aveva raccontato Elmore alla polizia. Mary vi aggiunse
qualche dettaglio. Lo avevano incrociato lungo la Baptist
Street, mentre si allontanavano da Kmart per andare da
sua madre. Erano circa le ventidue. Poi tutti insieme erano
tornati a casa verso le ventidue e trenta. A mezzanotte, o
forse era pi mezzanotte e mezzo, era arrivato Elmore. Lei
gli aveva detto di andarsene. Lui si era rifiutato di farlo.
Voleva prendere i vestiti che aveva lasciato in casa. Lei gli
aveva detto di averli buttati via, poi aveva spento le luci e
tutti se n'erano andati. Tutti tranne Elmore.
Jones aveva altre domande per lei.
Avete parlato del labbro? chiese.
Mi ha chiesto se era gonfio. Io gli ho detto, un po'.
Il labbro superiore?
Ah ah...
Jones non pose la domanda pi ovvia. Conosceva gi la
risposta. Nel corso delle indagini il detective della polizia
di Greenwood Perry Dickenson e l'agente della SLED Tom
Henderson avevano interrogato Warren Martin, il convivente
di Peggy, la sorella di Elmore. Warren aveva visto
Elmore la domenica mattina. Zoppicava e aveva un labbro
gonfio. Ti ha detto cosa si era fatto? gli avevano chiesto.
S. Elmore era scivolato sul ghiaccio mentre usciva dall'appartamento
di Mary Dunlap, aveva risposto Martin. La giuria
per non lo seppe mai. Jones prefer lasciar credere che
Elmore si fosse tagliato il labbro nella colluttazione con la
signora Edwards.
Jones chiese alla Dunlap cosa indossasse Elmore. Un
giaccone marrone, una camicia cru e dei jeans.
Cos' successo al giaccone, alla camicia e ai jeans? chiese
Jones.
In che senso?
Che fine hanno fatto? Cosa ne  stato di quel giaccone,
di quella camicia e di quei jeans?
Elmore aveva iniziato a sbottonarsi la camicia, ma poi se
l'era sfilata dalla testa, disse lei. Io l'ho presa e l'ho buttata
in pattumiera.
Di nuovo Jones evit di porre la domanda pi logica.
Prefer lasciare che i giudici arrivassero da soli alla conclusione
che la camicia era sporca di sangue e che Elmore si
stesse liberando di una prova incriminante. Per ora  tutto,
vostro onore disse Jones, e si sedette.
Anderson le rivolse solo un paio di domande innocue.
Quando avevano iniziato a frequentarsi, lei e Elmore?
Quando aveva ottenuto il divorzio? Quanti figli aveva? Voleva
sposare Elmore? S. I loro erano stati battibecchi fra
innamorati? S. Lo amava ancora? S. Fine. Se Anderson
avesse letto, come avrebbe dovuto, i verbali degli
interrogatori a cui la polizia aveva sottoposto Mary e Martin, avrebbe
saputo cosa chiedere e le risposte avrebbero aiutato Elmore.
Come ogni buon avvocato, Jones non voleva lasciare nelle
mani di un solo testimone una prova fondamentale - dove
fosse Elmore quando, secondo l'accusa, la signora Edwards
era stata uccisa. Cos chiam al banco dei testimoni Frances
Moseley, la madre di Mary. Anche lei poteva testimoniare
che Elmore non si era visto fra le ventidue di sera e mezzanotte
- se solo Jones fosse riuscito a farla parlare in modo
che la giuria capisse quello che stava dicendo.
Dove vive? le chiese Jones.
La risposta fu incomprensibile.
Forse potrebbe aiutare, permette, se sputasse la gomma.
Le spiace? Aveva sempre la cicca in bocca.
No, signore.
Pu darmela?
Okay.
Jones prese un pezzettino di carta dal tavolo dell'accusa,
si fece avanti e lo porse alla signora Moseley. Lei sput la
gomma, la mise nella carta e la tenne in mano, mentre Jones
riprendeva l'interrogatorio. Faceva ancora fatica a ottenere
le risposte che voleva.
Si ricorda che ore erano quando  andata a casa di sua
figlia? chiese.
Non capisco.
Mi era sembrato di capire che voi quattro siate andati
a casa di sua figlia.
S.
E siete rimasti l...
S.
...per circa un'ora?
S.
Il che vuol dire attorno alle ventitr, o anche pi tardi?
S.
Beasley obiett. Jones stava condizionando la testimone.
Ma Burnett era solidale con Jones, che si trovava alle prese
con una donna nera senza istruzione. Penso che in questo
caso serva un minimo di guida disse il giudice. Cos Jones
and avanti. Alla fine riusc a tirare fuori tutto quello che
poteva dalla signora Moseley.
Poi chiam al banco dei testimoni la nuora della signora
Moseley, Sue.
Anche lei non aveva istruzione e Jones incontr gli stessi
problemi.
Prima di arrivare a casa di sua suocera, avete incontrato
qualcuno? le chiese.
Certo. Abbiamo incontrato Lee.
E dove l'avete incontrato?
Mi confondo con le strade.
Si confonde?
Gi.
Vediamo, era nella strada prima della stradina in cui
vive sua suocera?
S.
E cos'era successo alla sua macchina?
Cosa?
Jones era frustrato e di nuovo ricorse alle domande tendenziose.
Anderson obiett. Ma Burnett era esasperato quanto
Jones. Anche lei si rende conto che abbiamo un problema
con questa disse il giudice. Non un problema con questo
testimone o con la signora Moseley. Ma con questa.
Lasci che Jones continuasse.
Jones termin. Anderson non aveva domande.
Nonostante le difficolt a interrogare le testimoni, Jones
sembr dimostrare che c'era un vuoto nelle attivit di Elmore
durante la serata in questione. Mary e suo fratello lo
avevano visto attorno alle ventidue e poi solo dopo mezzanotte.
Durante quelle due ore l'accusa riteneva che Elmore
avesse guidato fino al 209 di Melrose Terrace, avesse bussato
alla porta della signora Edwards, l'avesse violentata e uccisa.

Peli sul letto.
Jones stava metodicamente costruendo i capi d'accusa
contro Elmore. La dottoressa Conradi aveva testimoniato
che la signora Edwards era stata uccisa il sabato sera. La ragazza
di Elmore e i suoi famigliari avevano testimoniato di
non averlo visto in quelle ore. Ma Jones doveva ancora fornire
ai giurati una prova schiacciante della presenza di Elmore in
casa al momento dell'omicidio. L'impronta sulla porta poteva
risalire a quando Elmore aveva legittimamente lavorato l.
Jones chiam Ira Parnell, uno dei due agenti della SLED
presenti sulla scena del crimine. Jones fece montare il cavalletto.
Gli and vicino e, usando la bacchetta, attir l'attenzione
di Parnell sulla camera da letto della vittima. Gli
chiese di indicargli dov'era posizionato il letto.
In alto a destra, l, esatto disse Parnell, mentre Jones
muoveva la bacchetta sulla piantina.
Jones chiese a Parnell di scendere dal banco dei testimoni
e di avvicinarsi al cavalletto. Poi gli chiese di descrivere lo
stato del letto. C'era un piccolo cuscino in un angolo e la
coperta era stata tirata indietro, disse Parnell.
Aveva trovato niente sul letto?
S rispose lui.
Cosa? chiese Jones.
Parecchi peli umani.
Parecchi peli umani? ripet Jones, sottolineando la
cosa a favore della giuria.
I peli coprivano una superficie di circa quarantacinque
centimetri per novanta, disse Parnell. Lui li aveva raccolti,
li aveva chiusi in un sacchetto e li aveva consegnati al chimico
della SLED, Earl Wells, per farli esaminare.
Jones non aveva altre domande. Ora aveva presentato una
prova schiacciante - e completamente nuova. N Johnson
n Owen avevano accennato al ritrovamento di peli sul
letto nei loro verbali. Non ne aveva accennato nessuno, e
non si era mai fatto riferimento a dei peli ritrovati sul letto
in nessuno dei procedimenti precedenti. Anderson non
aveva domande.
La testimonianza di Parnell era intrigante, ma la giuria
dovette aspettare un po' per sentire il resto della storia.
Il venerd, il quinto giorno di processo, Jones chiam a
testimoniare Earl Wells. E cominci a interrogarlo con le
domande di routine sulla sua preparazione - una laurea in
chimica, cinque anni nell'industria tessile prima di entrare
nella SLED come chimico forense. Wells disse di aver condotto
diverse centinaia di analisi e di aver testimoniato in
molti processi. Jones gli chiese se avesse ricevuto dei campioni
dei capelli e dei peli pubici della vittima. S. Aveva
ricevuto anche dei campioni di capelli e peli pubici dell'imputato?
S, di nuovo.
Ora le chiedo se ha ricevuto campioni di peli raccolti
sul letto della vittima dall'agente della SLED Ira Parnell e
consegnati dall'agente Dan DeFreese.
S.
Le prove materiali che entrambe le parti vogliono presentare
durante un processo vengono numerate. Il sacchetto
con i peli che Parnell diceva di aver trovato sul letto erano
il documento probatorio n. 58.
Le mostro il reperto n. 58 e le chiedo se contiene cinquantatr
peli raccolti dal letto della vittima, la signora Edwards?
disse Jones a Welles.
Credo che il numero totale fosse quarantanove, avvocato
rispose Wells.
Jones fu preso in contropiede. Durante la sua dichiarazione
d'apertura aveva detto che sul letto erano stati ritrovati
cinquantatr peli.
Vuole controllare i verbali? chiese a Wells.
Non ricordo il numero iniziale ma so che qui ce ne sono
quarantadue e che sette li ho usati per preparare i vetrini
per le analisi.
Quarantanove, quindi? ripet Jones, sorpreso.
Wells, un veterano con tredici anni di lavoro alle spalle,
era a disagio. Conosceva la regola numero uno: mai sfidare
Willy T.
Wells rispose con onest: S, signore. Quarantanove.
Jones sapeva che era meglio evitare di entrare in conflitto
con uno dei suoi testimoni davanti alla giuria e lasci
cadere la questione.
Wells testimoni di aver tolto sette peli dalla busta di
plastica, di averli montati sui vetrini e di averli esaminati al
microscopio. Due erano probabilmente peli pubici della
signora Edwards; due erano i suoi capelli rossi. Tre erano
peli pubici di Elmore. I rimanenti quarantadue? La mia
opinione  che ci sono altissime probabilit che appartengano
all'imputato testimoni Wells.
Jones rivolse a Wells un altro paio di domande - come
si distinguevano i peli pubici dai capelli? E i peli tagliati
dai peli strappati? - poi lasci il testimone a Beasley per il
controinterrogatorio. Wells poteva dichiarare con assoluta
certezza che i peli trovati sul letto appartenevano all'imputato?,
chiese Beasley. No, ma c'era un altissimo grado di
probabilit. Beasley non indag sul problema del numero
dei peli all'interno della busta di plastica o sul fatto che Wells
dicesse che era stato DeFreese a portargliela, mentre Parnell
aveva appena testimoniato di averglieli dati lui stesso.
Beasley gli rivolse in tutto tre domande.

L'informatore del carcere.
Durante un processo penale l'accusa deve convincere
la giuria che l'imputato  colpevole al di l di ogni ragionevole
dubbio. Questa prassi risale ai primi anni della
nazione not la Corte Suprema degli Stati Uniti nel documento
In re Winship, che stabil per la prima volta il
principio, applicandolo a un caso di delinquenza minorile
in cui un ragazzino di dodici anni aveva rubato 112 dollari
a una donna. Avvocati forensi e filosofi della legge discutono
ancora sul significato di questa frase, che non trova
una precisa definizione nella Costituzione. Una delle definizioni
pi frequentemente citate  quella data nel 1850
dal famoso giudice Lemuel Shaw, presidente della Corte
Suprema del Massachusetts. Il principio non richiede che
l'accusa elimini il semplice dubbio, perch tutto ci che
riguarda i fatti umani pu essere messo in dubbio, scrisse.
Ma bisogna stabilire ben pi che la probabilit che i fatti
corrispondano al vero. I giurati devono arrivare a possedere
una ragionevole certezza morale, scrisse.
Il caso contro Elmore invece sembrava sollevare un sacco
di dubbi. Se mai vi era una certezza morale, dopo due giorni
e una ventina di testimonianze, era che Elmore fosse innocente.
L'accusa come spiegava che sulla scena del delitto
fosse stata trovata una sola impronta di Elmore? Che poteva
fra l'altro risalire a prima del delitto. Come mai non era stata
trovata alcuna traccia di sperma, nonostante Elmore fosse
accusato di stupro? La polizia aveva concluso che dall'abitazione
della signora Edwards non era stato preso niente di
valore, perci, qual era il movente? S, uno dei testimoni di
Jones avevano affermato di aver trovato dei peli di Elmore
sul letto, ma vista la difficolt a stabilirne il numero esatto,
alcuni dei giurati avrebbero potuto mettere in discussione
l'affidabilit della testimonianza.
Come penultimo testimone, Jones chiam l'uomo che poteva
risolvere tutti i suoi problemi: James Arthur Gilliam Jr,
era un omone di trentanove anni, alto due metri e con otto
figli. Aveva una fedina penale lunga un chilometro: era
stato arrestato per furto a Brooklyn, New York, e aveva
accumulato una sfilza di denunce per emissione di assegni
falsi nel South Carolina, ricettazione di merce rubata, evasione
dal carcere, condotta turbolenta, resistenza all'arresto,
aggressione. Al momento era rinchiuso nella prigione
di Greenwood per violazione della libert vigilata concessa
in seguito a una condanna per ricettazione e doveva scontare
una pena di diciotto mesi di reclusione.
Qualche giorno prima l'inizio del processo, le guardie
avevano messo Gilliam in cella con Elmore. E in seguito
Gilliam aveva scarabocchiato un biglietto al sergente Alvin
Johnson, che Gilliam conosceva bene grazie ai loro numerosi
incontri.
Mi chiamo James Gilliam. Sono nella prigione della contea.
Penso che dovremmo parlare. Il signor Elmore mi ha
parlato molto riguardo all'omicidio di quella donna. Se possibile,
vorrei parlare con lei e con il signor W.T. Jones. Grazie.
Un secondino aveva spedito il messaggio. Due giorni
dopo, Gilliam era stato portato nell'ufficio dell'avvocato Jones,
al secondo piano del Grier Building. C'erano anche il
sergente Johnson e il detective Vanlerberghe. Quel venerd
sera, Jones aveva verificato la testimonianza di Gilliam, riempiendo
di cenere e mozziconi il gi pieno posacenere sulla
scrivania. Quando si erano spente le luci e tutti se n'erano
andati, Gilliam era pronto per comparire al processo.
Era lecito che Jones esaminasse la deposizione di Gilliam
prima di chiamarlo a deporre, e anzi, ci costituiva una
prassi corretta durante un processo. Tuttavia, un avvocato
non dovrebbe incoraggiare un testimone a mentire n dovrebbe
permettergli di testimoniare sapendo che mentir.
Ma gli avvocati, abituati a discutere sul numero di angeli che
possono ballare sulla capocchia di uno spillo, trovano una
giustificazione etica nella differenza che passa fra sapere
che qualcuno sta mentendo e semplicemente sospettarlo.
Anderson si oppose a lasciare che Gilliam testimoniasse
su quanto Elmore gli aveva presumibilmente detto in prigione.
La giuria venne fatta uscire dall'aula.
Le guardie, in prigione, avevano messo di proposito Gilliam
in cella con Elmore, perch gli facesse delle domande,
e questo faceva di lui una specie di agente di polizia; quindi
Gilliam avrebbe dovuto leggere a Elmore i Miranda Rights,
argoment Anderson con il giudice Burnett. Poi aggiunse:
Sar sincero con lei, giudice, penso che l'accusa abbia gi
delle ottime prove. E questa francamente non sarebbe che
una distrazione, rispetto a quello che stanno cercando di
fare. Non  necessario ed  processualmente esagerato.
Jones si finse offeso.
Vostro onore, non trovo giusto tutto questo. Non si
tratta di un'esagerazione processuale. Avrei mancato al mio
dovere se non lo avessi portato qui.
Il giudice Burnett stabil che Gilliam poteva testimoniare.
Dalla deposizione si evince che non vi era alcuna dichiarata
intenzione di svolgere attivit di rinforzo investigativo
o di sollecitare dichiarazioni di qualche tipo mettendo il testimone,
il signor Gilliam, in contatto con l'imputato. L'imputato
 libero di produrre ammissioni volontarie e dichiarazioni,
e non necessita di alcuna protezione costituzionale,
e in questo caso non si  verificata alcuna violazione.
Jones disse a Burnett che Elmore aveva confessato il delitto
anche ad altri detenuti, ma per risparmiare tempo lui
aveva preferito convocare solo Gilliam. Anderson non mise in
dubbio questa affermazione, non gli chiese i nomi degli altri.
La giuria venne fatta rientrare.
Com' nata questa conversazione a proposito dell'omicidio?
chiese Jones a Gilliam, vestito in modo sportivo.
Non lo so, forse aveva bisogno di parlare con qualcuno
rispose Gilliam.
JONES: D'accordo. Ci racconti cosa le ha detto.
GILLIAM: Be', ha detto di essere andato l per derubare
quella donna, ecco.
JONES: Voleva derubarla?
GILLIAM: S.
JONES: Le ha detto che la conosceva?
GILLIAM: S. Mi ha detto che le aveva fatto dei lavori, tipo
pulire le finestre e le gronde, cose cos.
JONES: Ok, quindi le ha detto di essere andato l per derubarla.
E cosa le ha raccontato in proposito?
GILLIAM: Be', mi ha detto che non voleva farle del male,
ma che l'ha buttata per terra quando lei...
JONES: L'ha gettata a terra?
GILLIAM: S, l'ha buttata per terra.
JONES: E poi?
GILLIAM: Lei non la smetteva di gridare.
JONES: Lei non smetteva di gridare?
GILLIAM: Esatto.
JONES: E poi?
GILLIAM: Ha detto che ha dovuto ammazzarla...
JONES: Ha detto che ha dovuto ammazzarla?
GILLIAM: S.
JONES: Ok. Si ricorda qualcos'altro di quello che le ha
raccontato?
GILLIAM: Be', mi ha chiesto se quando fai sesso con una
donna e poi ti lavi, si capisce lo stesso quello che hai fatto?
JONES: Se fai sesso con una donna e poi ti lavi, si capisce
lo stesso?
GILLIAM: Esatto.
JONES: Va bene, ricorda nient'altro?
GILLIAM: Che la polizia non avrebbe trovato nessuna impronta
perch lui aveva ripulito prima di andarsene.
JONES: Sapeva che la polizia non avrebbe trovato impronte
perch aveva pulito...
GILLIAM: Aveva pulito tutto prima di andarsene.
JONES: Aveva pulito tutto prima di andarsene?
GILLIAM: Esatto.
JONES: Capisco. Si ricorda qualcos'altro?
GILLIAM: No,  tutto.
JONES: Va bene, risponda pure alle domande della difesa,
signor Gilliam.
Anderson non credeva a Gilliam. Pensava che fosse solo
una spia che testimoniava per il proprio tornaconto personale.
Inoltre, perch Elmore avrebbe dovuto svuotare
il sacco con un estraneo, quando con lui si era dimostrato
tanto reticente da riuscire a stento a strappargli una parola?
Anderson chiese a Gilliam di parlare delle sue condanne
precedenti, dei suoi lunghi trascorsi penali. Non aveva forse
architettato tutto questo perch rischiava una nuova condanna
e voleva trovare un accordo? No, rispose Gilliam.
Jones doveva affrontare un'altra questione legale. Perch
Elmore venisse accusato di furto, che era uno dei capi d'accusa,
lo stato doveva dimostrare che dall'abitazione della
Edwards era stato portato via qualcosa di prezioso. Jones
chiam Carolyn Edwards Lee. Rispondendo alle domande
di Jones, Carolyn testimoni che sua madre possedeva una
borsetta di Aigner, il cui valore oscillava fra i quaranta e i
cinquanta dollari, nella quale teneva sempre una cinquantina
di dollari in contanti. Quando Carolyn aveva controllato
la casa, il marted dopo il ritrovamento del cadavere,
non era riuscita a trovare n la borsa n i soldi.
Carolyn sedette al banco dei testimoni solo per qualche
minuto. Non era stato brutto come temeva e prov un gran
sollievo quando non le rivolsero domande sui rapporti fra
sua madre e Holloway.
Jones disse alla giuria di non avere altri testimoni. Era
venerd pomeriggio. Era arrivato il turno della difesa.
Il imputato - Edward Lee Elmore
Anderson e Beasley non avevano quasi nessuna carta da
giocare e chiamarono a deporre un unico testimone - Elmore.
Alcuni giurati si mostrarono sorpresi.
 raro che in un caso di omicidio l'imputato venga chiamato
a testimoniare. Il Quinto emendamento, adottato per
arginare gli abusi della Corona britannica, dichiara che nessuno
pu essere obbligato a testimoniare contro se stesso.
I giudici spiegano alla giuria che non bisogna saltare ad alcuna
conclusione se l'imputato non testimonia.
E nessuno sano di mente, colpevole o innocente che sia, si
sarebbe mai sottoposto a un controinterrogatorio da parte di
un avvocato come Jones. Quell'uomo sarebbe riuscito a far
confessare anche il papa diceva il detective Vanlerberghe.
Faceva paura. Era un uomo molto temuto. Ma Anderson
disse a Elmore che doveva testimoniare. Ed Elmore obbed,
come faceva sempre. Elmore, vestito con dei pantaloni scuri
e una camicia bianca con il colletto aperto, i capelli di media
lunghezza, giur. Anderson gli chiese della sua attivit
di factotum nei quartieri eleganti di Greenwood. Poi arriv
a sabato 16 gennaio. Elmore raccont i fatti di quel giorno,
come li aveva gi raccontati alla polizia, e la sua testimonianza
combaci con quella della sua ex fidanzata, Mary.
Mentre Elmore rispondeva alle domande di Anderson,
Jones dondolava sulla sedia, sorrideva e faceva morfie, comunicando
cos alla giuria tutto il disprezzo che provava
nei confronti di Elmore e della sua storia.
Quando Anderson termin di interrogare Elmore si erano
fatte le cinque. Di nuovo, Burnett volle andare avanti. Voleva
chiudere il processo in fretta.
Edward Lee Elmore, timido, silenzioso, privo di istruzione,
si trov alla merc di William T. Jones, e Jones non
mostr alcuna piet.
Jones chiese a Elmore quante volte avesse lavorato per
la signora Edwards.
La prima volta, rispose Elmore, era stato quando cadevano
le foglie.
E la seconda volta?  di quella che voglio sapere.
Un mese prima, prima della prima volta, ecco.
Jones era confuso. In che senso?
 stato circa un mese prima della prima volta.
Intende dire che la seconda volta che ha lavorato per
lei era circa un mese prima della prima volta?
S.
Elmore parlava cos piano che il giudice Burnett, seduto
vicino a lui, faceva fatica a sentire le sue risposte. Pu parlare
pi forte nel microfono, per favore, cos la sentiamo
meglio? chiese a Elmore.
Da quel momento Jones adott la classica tattica degli
avvocati che, durante un processo, sparano domande a
raffica nel tentativo di confondere il testimone e indurlo a
contraddirsi o ad ammettere fatti che potrebbero smentirlo,
smascherando cos le sue bugie. Era una tattica che funzionava
nei telefilm di Perry Mason, nei gialli d'appendice e al
cinema, ma Jones era ragionevolmente sicuro che potesse
funzionare anche con una persona con il QI di Elmore.
Mostr a Elmore una foto del soggiorno della signora
Edwards, con il divano e il televisore.
JONES: Era qui che la signora Edwards si sedeva a guardare
la televisione?
ELMORE: Non lo so. Non saprei dire.
JONES: Non saprebbe dirlo, eh?
ELMORE: No.
JONES: Era sdraiata qui quella sera?
ELMORE: Quale sera?
JONES: La sera in questione.
ELMORE: Non lo so.
Jones, che stava camminando avanti e indietro, si ferm
e gli and a due centimetri dal naso. Era risaputo che Jones
fosse un po' un bullo e ora quel suo lato venne fuori. Cercava
di intimorirlo disse un giurato. Al suo posto, io mi
sarei spaventato parecchio.
JONES: Quando  andato l e ha ucciso la signora Edwards
doveva essere gi buio, giusto?
ELMORE: Non ho ucciso la signora Edwards.
JONES: Se lo avesse fatto, lo avrebbe fatto quando era
buio, giusto?
ELMORE: Io non ho... io non ho...
JONES: Allora  passato l di giorno?
ELMORE: Io non ci sono proprio andato.
JONES: Non  andato l di giorno?
ELMORE: Io l non ci sono proprio andato.
JONES: Ma io le ho chiesto se ci  andato di giorno.
ELMORE: No, signore.
La madre di Elmore inizi a singhiozzare e lasci l'aula.
Le sorelle di Elmore rimasero sedute l, impietrite.
Guardare Elmore che veniva bombardato di domande era
come guardare un bambino impaurito, pens il reverendo
Spearman. Sembrava che non capisse cosa stava succedendo.
Sapeva di essere sotto processo ma non comprendeva
la gravit della situazione. La sua espressione sembrava
dire, perch sta capitando proprio a me?
Jones fece ripetere a Elmore i fatti del 16 gennaio, il suo
andirivieni da Kmart, le suppliche che aveva rivolto a Mary,
lei che lo aveva respinto, lui che l'aveva seguita nel suo appartamento,
l'incontro di sfuggita sulla Bishop Street. Erano
gli stessi fatti riportati anche dagli altri.
Poi Jones chiese a Elmore della camicia che si era strappato
di dosso nell'appartamento di Mary. Il motivo principale
per cui se le tolta  che non voleva andare in giro con
una camicia sporca di sangue? gli chiese. Era sia un'affermazione
a beneficio della giuria sia una domanda.
No, signore, sopra non c'era sangue.
La verit  che Mary ha visto il sangue e ha fatto qualche
commento in proposito, giusto?
Anderson avrebbe potuto obiettare. Nei verbali non era
scritto da nessuna parte che Mary aveva visto del sangue
sulla camicia. L'obiezione di Anderson avrebbe potuto essere
respinta - l'avvocato che conduce il controinterrogatorio
gode di maggiore libert e pu rivolgere al teste domande
tendenziose, che di solito non sono ammesse durante
l'interrogatorio diretto. Ma obiettando, avrebbe ricordato
alla giuria che nessuna testimonianza aveva accennato a del
sangue sulla camicia di Elmore. Cos, invece, Jones riusc a
radicare la convinzione che ci fosse.
Il tono di Jones divenne sarcastico. Ora... C' stato un
momento, a gennaio, in cui si  avvicinato al letto della signora
Edwards e ha cominciato a strapparsi i peli pubici
per buttarceli sopra?
Non era una domanda seria. Ma Elmore non sapeva come
altro rispondere se non con onest: No, signore.
Jones stava bombardando Elmore di domande da pi di
un'ora. Aveva quasi finito. Facendo salire Elmore sul banco
degli imputati, Anderson aveva offerto a Jones l'occasione di
tendergli una trappola e ora il pubblico ministero ne approfitt.
Si volt verso il sergente Johnson, seduto fra il pubblico.
Si alzi, per cortesia disse Jones.
Si ricorda di lui? chiese a Elmore.
S, signore rispose Elmore.
Allora le chiedo, gli ha detto o no che se era andato a casa
della signora Edwards e l'aveva uccisa non se lo ricordava?
No, signore.
Quindi il venti gennaio verso le quindici nega di aver detto
al sergente Alvin Johnson che se davvero era andato a casa
della signora Edwards e l'aveva uccisa, non se lo ricordava?
S, signore.
Jones si volt verso Tom Henderson. Si alzi, per favore,
gli disse. Elmore ammise di ricordarsi anche di lui.
Jones gli rivolse la stessa domanda:  vero o no che lei
gli ha detto che se davvero aveva ucciso la signora Edwards,
quella notte, non se lo ricordava?.
No, signore.
Finalmente, alle diciannove e venticinque di venerd, Elmore
scese incespicando dal banco dei testimoni. A un giurato
sembr un bambino spaventato.
Il sabato tornarono tutti in aula alle dieci.
Spero che questa mattina abbiate avuto il tempo di guardare
un po' di cartoni animati, prima di venire qui esord
il giudice salutando i giurati.
La difesa si  riposata? chiese Burnett ad Anderson.
S, signore rispose Anderson.
Era il momento della confutazione da parte dell'accusa.
Jones fece scattare la trappola ai danni di Elmore.
Chiam a testimoniare il sergente Johnson, ricordandogli
che era ancora sotto giuramento. Jones aveva solo due
domande per lui.
Signor Johnson  vero o no che il 20 gennaio 1982,
presso gli uffici della SLED, attorno alle quindici, l'imputato,
Edward Lee Elmore, le ha detto che se davvero aveva ucciso
la signora Edwards, non se lo ricordava?
S.
E lo ha ripetuto pi volte?
S.
Durante il controinterrogatorio, Anderson rivolse al teste
alcune domande frettolose e superficiali. Dov'era avvenuta
questa conversazione? Negli uffici della SLED. A che ora?
Alle quindici. Chi altri era presente? Henderson. Anderson
non chiese a Johnson di spiegare come si fosse svolta la
conversazione. Elmore se ne era uscito con quella frase di
punto in bianco? O era stato Johnson a suggerirgli quella
possibilit? Non gli aveva forse detto Ok Elmore, forse
l'hai fatto, ma non sapevi cosa stavi facendo?. O magari
gli aveva detto Ascolta, se l'hai fatto e non te lo ricordi,
nessun pu ritenerti responsabile.
Poi fu il turno di Henderson.
Anche a lui vennero rivolte le stesse due domande.
Signor Henderson,  vero o no che l'imputato Edward
Lee Elmore, il 20 gennaio 1982, negli uffici della SLED, attorno
alle quindici, le ha detto che se davvero aveva ucciso
la signora Edwards, non se lo ricordava?
S, esatto.
E lo ha ripetuto pi volte?
S, esatto.
Anderson non fece domande.
L'accusa non aveva altro da aggiungere.
La difesa non aveva altro da aggiungere.
Era arrivato il momento delle arringhe finali. Era arrivato
il momento, per gli avvocati di Elmore e per Jones di
riassumere le prove pi favorevoli alla loro tesi e di sottolineare
le debolezze in quelle della controparte. In questa
fase l'ordine si inverte, rispetto alle dichiarazioni iniziali
ed  la difesa a cominciare. Era quindi il turno di Beasley.
Era sabato, un giorno in cui non gli piaceva lavorare.
Sar breve esord rivolgendosi alla giuria. E infatti lo
fu. Breve e soporifero. Aveva rappresentato molti criminali,
ma non ne aveva mai conosciuto uno pi gentile del
signor Elmore, disse alla giuria. Per me, che venga accusato
... piuttosto scioccante, perch, certo, allora non lo
conoscevo, ma oggi s. E mi sembra impossibile che una
cos brava persona possa trovarsi qui, accusata di un crimine
cos grave.
Poi diede ai giurati una piccola lezione di educazione
civica: era l'accusa a dover dimostrare la sua tesi al di l di
ogni ragionevole dubbio. Ma questa  l'ultima spiaggia per
un avvocato della difesa che non ha dato alla giuria alcuna
prova per dubitare. Beasley chiese ai giurati di amministrare
la giustizia a Elmore come avrebbero fatto per un membro
della loro stessa famiglia.
Grazie e si sedette.

L'arringa finale del pubblico ministero.
William T. Jones si alz e tutti sapevano che non sarebbe
stato n breve n soporifero.
Signor portavoce della giuria, signore e signori, un libro
non si giudica mai dalla copertina disse. Potreste chiedervi
com' possibile che un uomo cos giovane, di bell'aspetto
e apparentemente gentile e collaborativo possa aver commesso
un crimine del genere. Signor portavoce, signore,
signori, non aspettatevi di capirlo. Non  quello che ci si
aspetta da voi.
Qualcuno entr in aula. A Jones la cosa non piacque.
Non voleva che la giuria si distraesse. Cos chiese al giudice
Burnett di impedire a chiunque di entrare o uscire finch
non avesse finito.
Chiedo scusa, signore e signori, ma sono... gi abbastanza
maldestro di mio, senza che si aggiungano altre distrazioni
disse, sfoderando abilmente la sua falsa modestia.
Abbiamo un compito da svolgere qui. Io sto cercando di
svolgere il mio nel modo migliore e mi scuso con voi per
la mia inettitudine. Non sto cercando di sembrare umile.
Per molti versi, anche se non so quanti, sono davvero un
inetto. Aveva incantato la giuria.
Jones pass alla questione della premeditazione. Poteva
essere suggerita dall'uso di strumenti pericolosi - le pinze,
il coltello. Ma soprattutto, signor portavoce, ci sono circostanze
in cui un uomo vigoroso serra il pugno e lo conficca
nel viso, nelle ossa fragili, nella... cassa toracica di un
essere umano alto un metro e trentacinque, che non pesa
pi di cinquantotto chili, e conficcarlo nelle viscere, perch
anche il cuore e i polmoni sono viscere, come quelle
che contiene il nostro addome, e forarle, fino a farle collassare
e sanguinare. Jones aveva citato l'altezza e il peso
della signora Edwards come riportato nell'autopsia compilata
dalla dottoressa Conradi; in realt la signora Edwards
era parecchio pi alta e pi magra. Nonostante ci non 
difficile immaginare la giuria che sbianca davanti a questa
scena, anche se nei verbali non vi era alcuna evidenza che
le cose fossero andate davvero cos.
Per suscitare quanto pi orrore possibile, Jones parl
degli strumenti che erano stati usati per colpire e uccidere
la signora Edwards - oggetti che erano stati ammessi come
prove e che la giuria avrebbe avuto a disposizione per deliberare.
Voglio che lo sentiate disse, a proposito del posacenere.
Soppesatelo. Poi ci sono le pinze per barattoli.
Guardatele. C'era del sangue sopra, anche dopo essere
state rimesse nel cassetto.
Poi, di colpo, Jones cominci a parlare della notte in cui
Elmore era stato arrestato. Sapeva cos'avrebbero potuto
chiedersi i giurati con un po' di buon senso.
Potrebbero chiedervi perch Elmore avrebbe aspettato
con la fidanzata Mary, quella notte, nelle prime ore di
mercoled venti gennaio, quando ha sentito che chiamava
la polizia, ed  rimasto lo stesso l. Ma non potreste rispondere
perch la vostra mente non funziona come quella di
una persona che pu commettere un delitto simile. Potreste
chiedervi, perch ha ripreso queste pinze e le ha rimesse nel
cassetto, facendole spuntare fuori? Ma a questa domanda
non potete rispondere. Assolutamente. Perch il vostro
cervello non funziona cos. Voi non riuscite nemmeno a
immaginare perch lui abbia fatto una cosa del genere. La
sola idea vi ripugna. Chi non  in grado di uccidere qualcuno
non pu capire chi riesce a farlo, o spiegare le azioni
che compie prima e dopo averlo fatto. Voi, semplicemente,
non potete. Ed  sbagliato pretendere che vi mettiate nei
suoi panni.
Jones affront un altro interrogativo che sarebbe stato
ragionevole porsi: se c'erano stati uno stupro o un'aggressione
sessuale ed era stato trovato sangue in giro, perch
non ne avevano trovato anche sul letto? La sua risposta,
per la giuria, fu: La signora Edwards potrebbe averlo ingoiato
tutto.
Ed era anche pronto a spiegare come avevano fatto tutti
quei peli a finire sul letto. Datemi tutta la vostra attenzione,
signore e signori. Quando Elmore si  infilato con
quella parte del suo corpo nelle parti intime del corpo della
signora Edwards, lei ha provato una tale repulsione, che lo
ha agguantato laggi e gli ha strappato una quarantina di
peli. Il ritmo si fa incalzante. E la cosa gli fa male. Lui le
ha fatto male prima, ma ora  lei a fargliene. Allora si rialza
di scatto. Anche lei cerca di rialzarsi, ma lui la prende. La
imprigiona in un angolo e la colpisce a morte. Perch non
 solo capace di uccidere, ma anche di andare oltre. Capite
la sua mente? Nessuno pu chiedervi di ragionare in questo
modo, perch non potete farlo. Voi non siete degli assassini.
La giuria ascoltava in completo silenzio. Jones aveva ancora
altre due cose da dire. Torn all'impressione che aveva
fatto Elmore, seduto al banco degli imputati. Be', sappiamo
tutti che anche un boy scout pu sbagliare. Nessuno pu
sapere quando salter il fusibile o quando avverr l'esplosione
nella mente di un uomo.
Poi chiese alla giuria di emettere verdetto di colpevolezza.
Elmore era l'uomo che aveva ucciso Dorothy Edwards.
Aveva parlato per quasi due ore e a quel punto si sedette.
Erano le tredici e trenta e Burnett sospese l'udienza per
il pranzo. Prima di far uscire la giuria avvis che anche se
gli avvocati avevano finito con i loro testimoni e le loro arringhe,
i giurati non potevano cominciare a discutere il caso
fino a quando lui non avesse spiegato la procedura.
Dopo pranzo, il giudice Burnett istru la giuria seguendo
le indicazioni stabilite dalle autorit giuridiche dello stato.
Cominci ricordando ai giurati che l'imputato era da ritenersi
innocente e che andava giudicato colpevole al di
l di ogni ragionevole dubbio per ogni singolo capo d'accusa.
Un ragionevole dubbio non  uno sghiribizzo, non
 vago, non  immaginario o piccolo disse. Una prova
al di l di ogni ragionevole dubbio deve avere una natura
cos convincente che voi stessi vi fareste senza esitazione
affidamento in una situazione della massima importanza.
Poi spieg ogni singolo capo d'accusa. Perch venga giudicato
colpevole di omicidio, l'accusa deve dimostrare al di
l di ogni ragionevole dubbio che l'imputato ha ucciso una
persona e che l'omicidio  stato compiuto con premeditazione,
esplicita o implicita disse. Premeditazione significa
che l'idea di compiere un atto illecito  stata concepita
o pianificata in un momento precedente l'atto stesso, non
importa quanto prima.
Gli avvocati di entrambe le parti possono chiedere che
vengano date indicazioni particolari e Anderson ne chiese
una relativa alla testimonianza di Gilliam. Nello specifico,
avrebbe voluto che il giudice Burnett dicesse: Se dalle
prove presentate la giuria sospettasse che una persona 
stata indotta a testimoniare a questo processo in seguito a
una promessa di immunit o perch  stata alimentata in
lui la speranza di una ricompensa qualsiasi se avesse sottinteso
il coinvolgimento dell'imputato nel crimine in oggetto,
nel determinare il peso da dare alla testimonianza
la giuria deve prendere in considerazione questo sospetto,
analizzarlo accuratamente e, a meno che si possa conciliarlo
con la verit, respingere la testimonianza. Ma Burnett si
rifiut di farlo.
Alle quindici e cinquanta i giurati uscirono dall'aula e
si ritirarono in uno stanzone adiacente, con un grande tavolo
e una caffettiera. Un messo port loro tutti i documenti
probatori. E i giurati cominciarono a discutere. Parlarono
di come fosse stato difeso male Elmore. Perch
quel ragazzo non si  trovato un altro avvocato? si chiesero.
Discussero delle impronte digitali, dei peli trovati sul
letto, del sangue sui jeans. Uno dei giurati disse che una
delle prove pi incriminanti era la camicia insanguinata
di Elmore. Il che dimostra quanto fosse stato abile Jones
e quanto si fossero rivelati incapaci Anderson e Beasley:
nessun testimone aveva davvero ammesso di aver visto del
sangue sulla camicia. Jones aveva creato quella convinzione
quando era riuscito a far dire a Mary Dunlap che Elmore
si era strappato di dosso la camicia e lei gliel'aveva buttata
via. Gli avvocati di Elmore non le avevano mai chiesto se
sulla camicia ci fosse del sangue e durante l'arringa finale
non avevano mai sottolineato il fatto che nessuno avesse
testimoniato che c'era.
Dopo un'ora di deliberazioni, il portavoce inform l'assistente
giudiziario che la giuria aveva una domanda. Il
giudice Burnett entr nella stanza, accompagnato da Jones
e Anderson, lasciando Elmore in aula, sorvegliato a vista
dagli agenti di polizia. I giurati si chiedevano se nelle due
ore in cui non lo aveva visto nessuno Elmore avesse avuto
davvero il tempo di raggiungere Melrose Terrace dall'appartamento
di Mary e poi farvi ritorno. I giurati volevano
una piantina di Greenwood. Ma siccome fra le prove non
era stata ammessa nessuna piantina, il giudice Burnett non
pot dargliene una.
Trascorse un'altra ora e i giurati votarono.
Alle diciotto e venti il portavoce della giuria avvis il
messo e il messo avvis il giudice Burnett che la giuria aveva
raggiunto un verdetto. I giurati rientrarono in aula e dichiararono
Elmore colpevole di omicidio, aggressione sessuale,
violazione di domicilio e furto con scasso. Non venne dichiarato
colpevole di rapina a mano armata e furto semplice.
 stato un caso apri-e-chiudi disse James Walker, un
operaio di trentaquattro anni che lavorava alla Greenwood
Mills. Elizabeth Hackett, una dei due giurati neri, voleva invece
che Elmore venisse dichiarato innocente. Sentivamo
che era innocente. Pensavamo che fosse stato incastrato.
Ma dovevamo basarci sulle prove, non su quello che sentivamo
disse. Non ha avuto una gran difesa aggiunse.
I suoi avvocati non ci hanno dato niente a cui aggrapparci
disse un'altra giurata, Susan Burnett. Non c'era
niente che potesse farci cambiare strada, o sollevare dubbi.
Quando la Corte Suprema aveva reintrodotto la pena di
morte nel 1976 con il caso Gregg contro la Georgia, aveva
imposto che un imputato accusato di un crimine capitale
avesse diritto a un processo biforcato. Prima la giuria deve
decidere se il verdetto  di colpevolezza o innocenza. Se
l'imputato viene riconosciuto colpevole si passa alla seconda
fase, quella dell'irrogazione della pena. Una sorta di
secondo processo: l'accusa presenta le circostanze aggravanti
per convincere la giuria che l'imputato  una persona
cos orribile, cattiva e pericolosa da non meritare di vivere.
La difesa invece presenta le circostanze attenuanti sul carattere
mite dell'imputato, sui suoi traumi infantili, sostenendo
che anche se ha commesso il crimine, merita che gli
venga risparmiata la vita.
Per legge Elmore aveva diritto a una sospensione di ventiquattrore
prima che la seconda fase processuale cominciasse.
Anderson e Beasley lo spinsero a rinunciarvi, e lui,
ovviamente, lo fece. Il giudice Burnett entr nella stanza
dov'era riunita la giuria e chiese ai giudici se volevano lavorare
anche la domenica o se preferivano prendersi un giorno
di pausa e ricominciare il luned mattina. Tutti la pensavano
allo stesso modo:  colpevole, facciamola finita e basta.

Condanna a morte.
La domenica mattina i giurati, molti dei quali normalmente
sarebbero andati in chiesa, entrarono in aula. Ma
non persero la predica. Avrebbe potuto fare il prete disse
Elease, la sorella di Elmore, alludendo alla performance di
Jones di quel giorno.
Jones voleva convincere i giurati che Elmore non aveva
solo ucciso Dorothy Edwards, ma che l'aveva anche torturata.
Chiam di nuovo la dottoressa Conradi sul banco dei
testimoni. Le mostr la foto del corpo insanguinato, malmenato
e ammaccato della vittima, poi la fece girare fra i
giurati. Di nuovo, la dottoressa Conradi descrisse le trentatr
ferite anteriori e le diciannove ferite posteriori. Quarantuno
erano state infette prima del decesso, disse. Inoltre
la vittima era stata colpita alla testa, sul collo e alle gambe.
La signora Edwards era ancora viva quando le erano state
inflitte molte di quelle ferite, disse la Conradi. In altre parole,
era andata incontro a una morte lenta e dolorosa.
Lentamente, scrupolosamente, una parte del corpo dopo
l'altra, ferita dopo ferita, colpo dopo colpo, Jones evoc
una serie di immagini nella mente dei giurati. Cosa mi dice
dell'orecchio sinistro? chiese.
Il colpo inferto all'orecchio sinistro era molto violento,
abbastanza violento da strapparlo parzialmente via nel punto
in cui  attaccato, dietro spieg la dottoressa Conradi.
E pu darci un'idea della sua dolorosit?
Direi molto intensa.
Quando Jones fin, Anderson non aveva domande ma solo
una richiesta per il giudice. Poteva sospendere l'udienza,
visto che aveva un appuntamento per pranzo? Il giudice
Burnett acconsent.
Dopo pranzo fu il turno degli avvocati di Elmore, che
dovevano cercare di salvargli la vita con le prove attenuanti.
Anderson present delle argomentazioni pro forma. Chiam
i membri della famiglia di Elmore. Erano tutti terrorizzati
di trovarsi in un'aula di tribunale e dover affrontare un
pubblico ministero bianco, un giudice bianco, una giuria
bianca, degli agenti di polizia bianchi. Ma erano decisi a
fare tutto il possibile per aiutare Elmore. Per prima, Anderson
chiam la madre. Come Edward, anche lei parlava
piano e Anderson le chiese di alzare la voce. Figlia
analfabeta di un fittavolo, disse che Eddie era il sesto di undici
figli (in realt era l'ottavo). Disse che aveva frequentato la
scuola fino all'ottavo anno (in realt era arrivato solo fino
al quinto.) Disse che Elmore andava in chiesa tutte le domeniche,
aiutava a tenere in ordine la casa ed era un bravo
ragazzo. Non mi ha mai dato nessun problema.
Vostro onore, non credo che abbia il diritto di dire tutto
quello che le pare obiett Jones, balzando in piedi.
Anderson rispose che stava cercando di dare un'idea della
personalit di Elmore attraverso le parole di sua madre.
Penso che la giuria si sia gi resa conto delle due personalit
con cui abbiamo a che fare disse il giudice Burnett.
E in caso contrario, il giudice stava aiutando la giuria ad arrivare
a quella conclusione suggerendo che si trovavano davanti
a un classico caso di doppia personalit, un boy scout e
un assassino, come l'aveva descritto Jones nella sua arringa.
Anderson chiam le sorelle di Elmore. Mary Crawford
aveva ventisette anni, sei figli ed era l'unica ad avere un'istruzione
superiore. Testimoni che Eddie era stato un bambino
obbediente, raccoglieva legna, non si azzuffava mai con nessuno,
frequentava la chiesa. Lei era la pi vicina, come et.
Durante il controinterrogatorio, Jones non la risparmi.
Quanti anni ha Peggy? le chiese.
Ora come ora non saprei dire.
Oh, andiamo, quanti anni ha?
Venticinque o ventisei.
Circa venticinque? Giusto?
Ah ah.
Quindi  Peggy la pi vicina a lui come et, giusto?
Ah ah.
E subito dopo c' lei, giusto?
S.
Perci, poco fa, quando ha detto di essere lei quella
pi vicina come et a Elmore, non stava dicendo la verit,
giusto?
Mary rimase in silenzio.
Anderson termin di interrogare i suoi famigliari e poi
chiam di nuovo Elmore sul banco dei testimoni. Sapeva che
non sarebbe stato facile. Avrebbe dovuto cavargli le parole
di bocca. Gli rivolse delle domande semplici, del genere a
cui Elmore poteva rispondere con un s o un no. Non si ricorda
di suo padre, vero? No. Passa dei soldi a sua madre,
vero? S, signore. Ha lavorato per Clarence Aiken, vero?
S, signore. Ha fatto un buon lavoro, vero? S, signore. E
ha lavorato anche per Roger Milliken, vero? S, signore.
Jones scatt in piedi. Obiezione. Le domande di Anderson
erano tendenziose.
Burnett accolse l'obiezione. Non guidi il testimone
ammon Anderson, il quale rispose che stava interrogando
Elmore proprio come aveva fatto Jones con la signora Moseley
e sua nuora Sue, cosa che il giudice Burnett aveva
permesso.  un giovanotto intelligente disse Burnett
(spalleggiando anche stavolta Jones, che stava cercando di
convincere la giuria proprio di questo).
Burnett chiese di scambiare due parole con gli avvocati
e la giuria venne mandata fuori. Entrambe le parti avevano
guidato i loro testimoni, disse. Ma il suo rimprovero pi severo
fu per Anderson. Ora, non osi pi contestare una delle
mie decisioni e rifare quello che stava facendo prima, signor
Anderson. Anderson replic: Allora voglio che sia messo
agli atti che mi si impedisce di sollecitare risposte importanti
in una persona molto nervosa, che sta subendo un processo
in cui  in gioco la sua vita.  spaventato a morte....
Abbassi la voce lo interruppe Burnett. Anderson stava
parlando cos forte, che Burnett temeva che la giuria, in attesa
nella stanza adiacente, potesse sentire. Durante la pausa
pranzo Anderson doveva aver bevuto pi del lecito.
Anderson obbed e cerc di spiegare al giudice Burnett
che data la personalit di Elmore, la sua natura reticente e
tranquilla, era difficile per lui difendersi. Non mi ha quasi
mai parlato del caso, o di qualsiasi altra cosa, in realt rifer
al giudice.
La giuria torn in aula e Anderson continu a interrogare
Elmore. Alla fine gli chiese: C' qualcos'altro che vuole
dire, sul caso, sulla sua vita?.
S, signore. Vorrei dire che non ho... non ho ucciso la
signora Edwards.
Va bene. Ora risponda alle domande del pubblico ministero.
Era arrivato il turno di Jones.
Appoggi i piedi ai lati e se lo tiri un po' pi vicino, cos
esord Jones, abbastanza gentile, indicando il microfono.
Parli l e alzi la voce. Lo stava preparando per il colpo finale.
La giuria poteva provare simpatia per un uomo tanto tranquillo
e mansueto, poteva addirittura pensare che non fosse
capace di un crimine tanto orribile. Jones doveva distruggere
l'immagine da boy scout. Mostr a Elmore la piantina
della casa che aveva montato sul cavalletto nell'arringa iniziale
e cominci a fargli domande. Elmore faticava a seguirlo.
Si ricorda del passaggio coperto che collega la casa con
la dpendance per gli ospiti? Se lo ricorda, vero?
Il passaggio coperto?
Sa cos' il passaggio coperto, vero, signor Elmore?
No, signore.
Il ritmo si fece incalzante - domande, accuse, obiezioni,
decisioni.
JONES: Vuole far credere alla giuria di essere sempre cos
calmo, vero?
ELMORE: Be', io... mi ha fatto una domanda e ho risposto.
JONES: Certo. Be' vuole che loro la credano sempre tranquillo,
educato. Tutto s signore, no signore, vero?
ELMORE: No, signore.
JONES: Ok, dove ha preso questo posacenere?
ELMORE: Quello...
Anderson balz in piedi. Obiezione.
ELMORE: ...non  il mio posacenere.
JONES: Quindi, dove...?
LA CORTE: Respinta.
JONES: ...l'ha preso?
ELMORE: Da nessuna parte.
JONES: Perch l'ha colpita con questo?
ELMORE: Non l'ho colpita con quello.
JONES: Perch l'ha pugnalata con il coltello?
ELMORE: Non l'ho pugnalata con il coltello.
JONES: Cosa pensava mentre la pugnalava?
ELMORE: Non...
ANDERSON: Obiezione, vostro onore.
ELMORE: ...l'ho pugnalata.
ANDERSON: Sono domande gi fatte.
LA CORTE: Respinta.
JONES: Cosa pensava quando impugnava questo?
ELMORE: Non l'ho mai visto prima.
JONES: Be', ma l'ha colpita proprio con questo, non  cos?
ELMORE: No, signore.
JONES: Quando rigirava questo nel suo corpo, era un po'
diverso dal teatrino che ha... inscenato qui, vero?
ANDERSON: Obiezione...
ELMORE: Non...
ANDERSON: Vostro onore.
ELMORE: ...l'ho rigirato nel suo corpo, signore.
LA CORTE: Respinta.
JONES: Cosa?
ELMORE: Non l'ho rigirato nel suo corpo.
JONES: Il suo atteggiamento era molto diverso allora,
vero?
ELMORE: Non avevo nessun atteggiamento, non ero in
casa di nessuno a fare niente al corpo di nessuno.
JONES: Capisco. Be', se ci fosse stato, il suo atteggiamento
sarebbe stato molto diverso, per pugnalarla cos tante volte
quante ne ha riferite la dottoressa, giusto?
ELMORE: Non lo so.
JONES: Nessuno avrebbe potuto farlo, con l'atteggiamento
che ci ha mostrato qui lei, non  vero?
ELMORE: Non so cosa dire.
JONES: Cosa?
ELMORE: Non so cosa dire.
JONES: Davvero?
ELMORE: No, signore.
JONES: Capisco. Dunque... ha pulito tutte le impronte
cos che non potessero trovarne nessuna, giusto?
ELMORE: No, signore, non sono andato l.
JONES: Vuole dirci perch ha spostato il corpo da quella
pozza di sangue sul letto o nel... nella cabina armadio?
Jones era quasi inciampato. Durante l'arringa finale aveva
detto alla giuria che non c'era sangue sul letto perch la signora
Edwards lo aveva inghiottito.
ELMORE: Non ho spostato nessun corpo, signore.
JONES: Se l' squagliata verso mezzanotte meno dieci e
poi  tornato dalla sua ragazza, giusto?
ELMORE: No, signore.
Jones mostr a Elmore il reperto n. 58, la busta di plastica
con i peli che l'agente Wells sosteneva fossero di Elmore e
che secondo Jones la signora Edwards gli aveva strappato
quando lui l'aveva scaraventata sul letto.
JONES: Ora, ci dica cos'ha provato quando la signora
Edwards glieli ha strappati via. Le ha fatto male, non  cos?
ELMORE: Signore, non me li ha strappati perch... io
non ero l.
JONES: E questo l'ha fatta andare su tutte le furie, vero?
ELMORE: No, signore, io non ero l.
JONES: E poi la signora Edwards ha cercato di rialzarsi
e di scappare, vero?
ELMORE: Io non ero l, signore.
JONES: E lei l'ha afferrata e ha cominciato a colpirla con
il pugno, non  cos?
ELMORE: No, signore.
JONES: Proprio contro il muro, vero?
ELMORE: No, signore.
JONES: Allo stomaco e tutto il resto.
ELMORE: No, signore.
JONES: L'ha anche presa a calci?
ELMORE: No, signore, io non ero l.
JONES: Non ho altre domande.
Jones aveva finito. Erano le diciotto di domenica. Cominciarono
le arringhe finali - prima quella della difesa,
poi l'accusa e poi di nuovo la difesa.
Beasley si alz. Sar breve esord. Prima disse ai giurati
che non li criticava per aver giudicato Elmore colpevole. Ma
obiett che le prove in questo senso erano solo circostanziali
- nessuno aveva visto Elmore uccidere la signora Edwards.
Con prove solo circostanziali, disse, non si poteva avere la
ragionevole certezza morale che fosse giusto imporre la pena
di morte. Poi si sedette. Aveva parlato per soli cinque minuti.
Ora Jones era pronto per affabulare la giuria, fingendo
umilt, elemosinando simpatia - per s, non per Elmore.
Vi prego di non permettere al tono della mia voce, al mio
aspetto, agli abiti e alle scarpe che indosso di interferire
con le vostre decisioni. Sono sicuro che non lo farete, ma
permettetemi lo stesso di esortarvi in questo senso. Sto facendo
del mio meglio e nessuno  perfetto.
Era domenica e Jones, con l'abito scuro, la camicia bianca
e la cravatta sottile, sal sul suo pulpito personale. Credeva
nella vendetta e nella legge occhio per occhio; sapeva che
anche la maggior parte dei giurati la pensava cos. E si concentr
su quelli che si facevano scrupoli religiosi riguardo
alla pena di morte. Non tocca a noi discuterne gli aspetti
religiosi disse. Siamo qui per fare il nostro dovere. E non
credo vi sia alcuna religione sulla terra che ci impedisca di
essere cittadini dello stato in cui viviamo e compiere il nostro
dovere secondo la legge.
Prese una piega mistica. La signora Edwards oggi non
 qui in carne e ossa, ma  comunque presente. Io ci credo.
Quando ero piccolo pensavo che il paradiso fosse lass e l'inferno
laggi. Ma ora penso che siano entrambi tutto intorno
a noi. Solo in uno stato differente. E credo che quelli che
se ne sono andati ci guardano e ci osservano tutti i giorni.
Jones mise in imbarazzo i giurati, li sfid, li provoc.
Se non possedete la forza morale e il coraggio di prendere
questa decisione siete una delusione per il nostro sistema
giudiziario.
E si sedette.
Anderson, vestito in modo meno tradizionalista di Jones,
si alz. Era l'ultima possibilit per Elmore. L'aula era piena
fino a scoppiare.
Signor portavoce, membri della giuria, sicuramente il
nostro pubblico ministero possiede le capacit e la dialettica
necessarie per eccitare i vostri animi. Spero non ci sia
riuscito. Spero che quando vi radunerete nella vostra stanza
riuscirete a deliberare con calma.
Anderson sperava di convincere anche solo un giudice a
opporsi alla pena di morte. Era tutto quello che serviva per
risparmiare la vita di Elmore. Mise in discussione la pena
di morte come principio generale. Ne fece un breve excursus
storico. In Inghilterra una volta impiccavano i ladri di
cavalli, le streghe, i ladruncoli. E la gente poteva assistere
all'esecuzione. Ti portavano in cima a una collina e ti lasciavano
penzolare, con il collo spezzato, fino a quando non
morivi, e la gente saliva fin l per vedere. Perch si
pensava che le esecuzioni pubbliche fungessero da deterrente.
Dovevi essere bravo. Ed ecco l uno appeso per il collo.
La reazione era, io di sicuro non voglio fare la stessa fine.
Ma non funzion. Sapete cos'avvenne? Che i crimini aumentarono.
Le emozioni negative alimentano la crudelt,
la generano, la incoraggiano. Altro che deterrente.
Non trascur di tirare in ballo la religione. Sono per
pi un uomo da Nuovo Testamento disse. Lui riconosceva
il valore del perdono, non della legge del taglione.
Ora mi sieder e lascer che il giudice vi dia l'incarico
di deliberare, ma voglio dirvi ancora una volta che se anche
non sono riuscito a convincere tutti, spero di essere almeno
arrivato a uno di voi. E a quell'uno dico di tenere duro e di
tornare con una sentenza di vita che permetta a Elmore di
trascorrere il resto dei suoi giorni dietro le sbarre. Non ha
senso condannarlo a morte.
Erano quasi le diciannove e trenta di domenica sera. The
Ranch, il migliore ristorante della citt, aveva fornito quasi
tutti i pasti dei giurati durante il processo. Ma come molti
altri locali, la domenica era chiuso. Il che, disse il giudice
Burnett, non lasciava altra possibilit che scegliere fra due
fast-food, McDonald's e Hardee's. La giuria si fece portare
gli hamburger.
Alle diciannove e cinquanta la giuria cominci a decidere
la sorte di Edward Elmore. Se avrebbe trascorso il
resto della sua vita in prigione o se sarebbe finito sulla sedia
elettrica. Anderson era riuscito a influenzare un paio di
giurati. Dopo due ore, il portavoce avvis il giudice Burnett
che almeno un giurato si era impuntato per risparmiargli la
vita. In realt erano due: Elizabeth Hackett e Georgia Moten,
le due afroamericane.
Il giudice Burnett fece rientrare i giurati in aula. Ricord
loro che durante la selezione, quando un potenziale giurato
aveva ammesso di essere contrario alla pena capitale, gli era
stato chiesto se sarebbe stato in grado di accantonare quella
posizione e imporre lo stesso la pena di morte qualora la
situazione lo avesse richiesto. E tutti avevano risposto di
s. Poi Burnett li invit a riprendere il lavoro, per raggiungere
un verdetto nel rispetto del giuramento prestato da
ognuno di voi, deliberando secondo la legge e in considerazione
delle prove presentate.
Erano quasi le ventidue e trenta. I giudici continuarono
a discutere delle prove. La Hackett e la Moten erano contrarie
a condannare Elmore. Ma le due donne, di trentuno
e ventiquattro anni, non avevano speranze contro dieci
giurati bianchi. Avrebbe potuto essere la mamma di uno
qualunque fra noi disse Susan Burnett, a un certo punto.
Dobbiamo pensare all'innocente che  stata uccisa. Aveva
trentatr anni, insegnava religione nella scuola metodista e
credeva nella punizione capitale. Come altri giurati, le spiaceva
condannare a morte un uomo. Ma, secondo la legge,
sentivamo di non avere altra scelta.
James Walker, che considerava quello di Elmore un caso
semplicissimo, non si faceva invece nessun problema a condannarlo
a morte, per quello che riteneva un crimine efferato.
Walker meditava persino di essere presente all'esecuzione.
Un'ora dopo non si era ancora raggiunto un verdetto.
Era quasi mezzanotte. Burnett non pot fare altro che lasciar
andare i giurati, che vennero riportati all'Holiday Inn.
Alle dieci di luned 19 aprile 1982 (il giorno in cui Sally
Ride divenne la prima donna astronauta e Guion Bluford
il primo nero), i giurati ci riprovarono.
Questa volta furono veloci. Alle dieci e cinquanta raggiunsero
un verdetto, avvisarono la corte e vennero riportati
in aula. Elmore si alz, le mani in tasca. L'aula era piena
solo per met. Il portavoce pass il verdetto al messo, che
lesse: Lo stato contro Edward Lee Elmore: La giuria chiamata
a deliberare sul caso, avendo verificato al di l di ogni
ragionevole dubbio l'esistenza delle seguenti circostanze aggravanti:
condotta sessuale criminale di primo grado e tortura
fisica, raccomanda alla corte che l'imputato, Edward
Lee Elmore, venga condannato a morte.
Burnett chiese a Elmore se voleva dire qualcosa.
Non ho commesso quello che dite, vostro onore rispose
Elmore, calmo. Di nuovo, al reverendo Spearman sembr
che Elmore non comprendesse cosa stava accadendo.
Burnett chiese se ci fosse altro.
S, signore. Vorrei dire che... No, signore,  tutto.
Anche stavolta Burnett riusc a stento a sentire Elmore e
gli chiese di ripetere. No, signore,  tutto disse Elmore.
In base alle prove presentate  mia ferma convinzione
che lei abbia commesso il crimine pi orribile e disumano
disse il giudice Burnett a Elmore. Secondo il mio giudizio,
questa giuria ha raggiunto il suo verdetto senza essere
stata influenzata dall'entusiasmo, n dal pregiudizio, n da
qualsiasi altro fattore arbitrario.
E chiese ancora a Elmore se volesse dire qualcosa prima
della sentenza.
Elmore rispose di no.
Il giudice Burnett prosegu: Questa corte stabilisce che
l'imputato Edward Lee Elmore venga confinato nella prigione
di Greenwood e successivamente rinchiuso nel penitenziario
di stato, dove rimarr confinato fino al 21 di giugno
1982, giorno in cui, fra le ore sei e le ore diciotto sar
messo a morte per elettrocuzione nei termini prescritti dalla
legge. Portate via l'imputato.
La madre di Elmore e tre delle sue sorelle scoppiarono
in lacrime mentre gli amici le scortavano fuori dall'aula.
Uscendo dal tribunale Beasley si rivolse ad Anderson.
Quel figlio di puttana camper pi di me disse, esprimendo
tutta la sua preoccupazione per il lungo processo
d'appello che sarebbe seguito. E infatti and proprio cos.


Capitolo 3.
SI REPLICA.

Nel braccio della morte in South Carolina c'erano venti
uomini, quando Edward Lee Elmore vi arriv nell'aprile
del 1982: tredici bianchi, sette neri. Visto questo rapporto,
il South Carolina poteva sostenere di non essere razzista
nell'applicazione della pena di morte. Ma le vittime dei crimini
che avevano portato quegli uomini in prigione erano
tutte bianche tranne tre. E lo stesso accadeva in altri stati in
cui vigeva ancora la pena di morte. Nell'Illinois, quando la
vittima era un bianco le probabilit che l'imputato venisse
condannato a morte erano tre volte maggiori. E in tutto il
paese nei casi di pena capitale pi di tre quarti delle vittime
erano bianchi.
Gli avvocati di Elmore si appellarono alla Corte Suprema
del South Carolina, che nomin come suo rappresentante
David Bruck, un avvocato di trentaquattro anni, dall'intelligenza
schiva, con i capelli ingrigiti anzitempo. Fu il primo
colpo di fortuna di Elmore. Quasi gandhiano lo aveva
definito un pubblico ministero del South Carolina parlando
con David Stout, l'autore di Carolina skeletons, un
resoconto romanzato dell'esecuzione di George Stinney, il
quattordicenne condannato a morte dopo un processo di
sole sette ore.
Bruck, che era un uomo sereno e amava mantenere un
profilo basso, raggiunse la notoriet nazionale nel 1995
quando rappresent Susan Smith, la donna che aveva legato
i suoi due bambini in macchina e poi aveva fatto sprofondare
l'auto nel lago (l'autopsia era stata eseguita dalla dottoressa
Conradi). La giuria impieg solo due ore e mezzo per
dichiarare la Smith colpevole di duplice omicidio. Durante
la sua arringa finale, nella fase di irrogazione della pena,
Bruck apr una Bibbia e lesse il passaggio di Giovanni 8,7:
Chi di voi  senza peccato, scagli la prima pietra.
Quando Bruck pensava alla pena di morte, vedeva quello
che aveva visto la Corte Suprema nel caso Furman: la maggior
parte degli uomini rinchiusi nel braccio della morte
erano neri e poveri. La condanna a morte era pronunciata in
modo troppo volubile, gestita troppo approssimativamente
e applicata senza un criterio preciso. Secondo lui era come
un pescatore che fruga nella scatola delle esche in cerca di
un verme da agganciare all'amo.
Bruck era diventato avvocato come reazione alla guerra
nel Vietnam. Ad Harvard, dove si era laureato magna cum
laude, aveva manifestato contro la guerra e aveva deciso di
diventare avvocato per rappresentare gli obiettori di coscienza
e i soldati che si rifiutavano di andare in Vietnam
per le stesse motivazioni. Quindi scelse di frequentare la
facolt di legge della University of South Carolina perch
era vicina a Fort Jackson, uno dei pi grandi centri di addestramento
militare, dove poteva abbinare lo studio alla
pratica. Poi la guerra del Vietnam fin e lui si sent come
un pesce che si ritrova improvvisamente a secco, mentre le
acque dei movimenti pacifisti si ritirano dalla riva. Cos
si trasfer a ovest. Nel New Mexico lavor con i navajo
per fermare l'estrazione di uranio in uno dei loro siti sacri.
Poich aveva origini canadesi, in seguito pens di andare
a Vancouver, dove voleva rappresentare i sindacati operai.
Ma mentre era a Columbia per recuperare alcuni libri e
oggetti vari apprese che centinaia di manifestanti stavano
per essere processati a causa di un sit-in davanti alla fabbrica
di bombe nella zona di Savannah River. Accett di
rappresentarne alcuni pro bono e trov lavoro in un'officina
di saldature in attesa che i processi cominciassero. Un
giorno, durante la pausa pranzo, lesse un articolo sul processo
di ritrattazione della condanna di due neri che erano
in prigione per aver ucciso un benzinaio bianco. Durante
l'appello, la Corte Suprema del South Carolina aveva revocato
la condanna a morte per diversi motivi. Per Bruck,
quell'episodio sottoline l'importanza di una buona difesa
in appello, nei casi in cui durante il processo di primo grado
il lavoro degli avvocati si era rivelato inefficace o addirittura
incompetente. Cos si present presso l'Appellate Defender
Office e si offr di occuparsi dei casi di pena capitale in
cambio di un ufficio e di uno stipendio modesto. E si rivel
estremamente efficace. Degli oltre cinquanta casi di cui si
occup ne perse solo tre.
Quello di Elmore fu uno dei suoi primi casi. And a
Greenwood per parlare con Anderson e Beasley. Bruck
chiese dei peli pubici che l'agente della SLED dichiarava di
aver trovato sul letto e che si diceva avessero una sfumatura
rossastra. Se questo non  il massimo, un nero con i
capelli rossi replic Beasley, ridacchiando. Ma Bruck non
trov la cosa divertente. In seguito Beasley avrebbe detto
di non ricordarsi di quel commento; anzi, di non ricordarsi
nemmeno di aver mai incontrato Bruck.
Alla Corte Suprema del South Carolina Bruck rifer che
il giudice Burnett aveva sbagliato a permettere che Joseph
Chalmers facesse parte della giuria, perch sua figlia era
amica intima della figlia di Jones, il pubblico ministero, e
a escludere Augustus Covington perch era contrario alla
pena di morte. La Corte dissent. Il giudice di un processo
possiede un'ampia discrezionalit nel decidere chi pu far
parte di una giuria e tale facolt non pu venire messa in
discussione se non attraverso prove inconfutabili.
La Corte, tuttavia, non grad il modo con cui il giudice
Burnett aveva gestito la situazione quando almeno uno dei
giurati si era schierato contro la pena di morte. Era stato
inappropriato ricordare che durante il voir dire tutti avevano
dichiarato sotto giuramento, indipendentemente dalle loro
posizioni personali, di essere disposti a chiedere una condanna
a morte qualora i fatti lo avessero giustificato, perch
quel rimprovero era rivolto solo ai giurati che stavano
votando contro la pena di morte e implicitamente approvava
la decisione di chi invece votava a favore. Il giudice
Burnett aveva di fatto sollecitato un accordo a tutti i costi,
invece di ricordare ai giurati il loro diritto a mantenere la
posizione suggerita dalla propria coscienza disse la corte.
Ed Elmore si guadagn un nuovo processo.
Nel marzo del 1984 lo stato del South Carolina process
di nuovo Elmore. Lo fece nello stesso tribunale, con lo stesso
pubblico ministero, William T. Jones, che anche stavolta
venne assistito dalla figlia Selma. Il giudice per era James
E. Moore, un socievole abitante di Greenwood, che all'ultimo
anno era stato eletto presidente del corpo studentesco
del liceo. Un traguardo cos gratificante, per lui, che anche
quarantanni dopo, diventato giudice della Corte Suprema,
continuava a citarlo nel suo curriculum vitae.
Quando la sentenza di Elmore venne annullata e fu annunciato
che sarebbe stato sottoposto a un nuovo processo,
Elizabeth Hackett, uno dei giurati presenti al primo, pens,
Ora gli daranno un avvocato come si deve. Ma il giudice
Moore gli assegn gli stessi, Anderson e Beasley.
In una rara manifestazione di assertivit, Elmore disse al
giudice Moore di volere Il signor Brooke come avvocato.
Penso che  nel mio interesse avere degli avvocati diversi
spieg alla corte.
Il giudice Moore non fu d'accordo. Anderson e Beasley
erano avvocati esperti, che si erano occupati di molti processi,
disse a Elmore. La corte ritiene che siano due avvocati
competenti.
Elmore chiese di poter comunque contattare il signor
Bruck.
Ma Moore non era in vena di tirare per le lunghe. L'inizio
del processo  previsto per luned, signor Elmore disse.
E i suoi avvocati saranno Anderson e Beasley.
Il processo fu una specie di replica del primo. La selezione
della giuria dur due giorni, come la prima volta.
L'intero processo ne dur otto, come il precedente. I testimoni
dell'accusa furono gli stessi - gli agenti di polizia,
quelli della SLED, la dottoressa Conradi, Holloway e l'informatore
della prigione, Gilliam. Di nuovo, Anderson e
Beasley non presentarono alcuna tesi e chiamarono Elmore
sul banco dei testimoni.
Di nuovo, durante il controinterrogatorio, Jones lo attacc
violentemente. Il bombardamento era appena cominciato,
quando Elmore si volt verso il giudice Moore e
chiese di parlargli. Aveva un tono cos basso che la
stenotipista non riusc a sentirlo.
Perch venga messo agli atti, signori, disse il giudice
Moore agli avvocati l'imputato ha chiesto di parlarmi del
suo nervosismo; e io gli ho risposto che se desidera esprimere
considerazioni in proposito, le sue parole devono venire
verbalizzate.
Si volt verso Elmore. Cercava di dire a questa corte
che si sente nervoso. C' qualcos'altro che vuole dire?
No, signore, non ho niente da dire.
Jones era stanco.  colpevole grid.
Elmore chiese timidamente il permesso di parlare con
i suoi avvocati. No, rispose il giudice Moore. Quando un
testimone viene controinterrogato, non pu conferire con
i suoi avvocati sulla testimonianza che sta rendendo.
Non voglio parlare della mia testimonianza disse Elmore.
Moore era perplesso. Vuole parlare del suo nervosismo?
Vuole parlare di questo?
S, be', esatto. Era imbarazzato, umiliato, e cerc goffamente
di spiegarsi ancora. Sa, a proposito di nervosismo,
e via dicendo. Ecco, avevo bisogno del bagno.
Edward Lee Elmore, venticinque anni, se l'era fatta nei
pantaloni.
La giuria, composta da otto bianchi e quattro neri, impieg
due ore e mezza per dichiararlo colpevole, esattamente
il tempo impiegato dalla prima giuria. E ne impieg
tre e mezza per condannarlo a morte, battendo la prima
giuria di un'ora.
L'esecuzione venne fissata per il 22 giugno 1984, due
anni e un giorno dopo la prima data.
Il caso torn alla Corte Suprema del South Carolina. Lo
stato questa volta si comport meglio. Durante la fase sanzionatoria
del processo, Anderson voleva chiamare sul banco
dei testimoni tre guardie carcerarie, le quali avrebbero testimoniato
che Elmore era stato un prigioniero modello, non
aveva mai dato problemi e poteva essere riabilitato. Jones
aveva obiettato e il giudice Moore aveva accolto l'obiezione.
La Corte Suprema disse che invece la testimonianza avrebbe
dovuto essere ammessa. Ma poich sia la madre di Elmore
sia le sue quattro sorelle avevano gi testimoniato riguardo
il suo buon carattere, si trattava di un errore procedurale.
La dottrina degli errori procedurali, applicata ope legis
o attraverso le delibere della Corte Suprema, stabilisce che
non tutti gli errori verificatisi durante un processo sono reversibili.
Gli imputati devono dimostrare che, se non fosse
stato per quell'errore, l'esito del processo sarebbe stato con
tutta probabilit diverso.
La signora Edwards  stata aggredita e violentata brutalmente
concluse la Corte Suprema in un documento di
due pagine.
Mentre i suoi legali cominciavano a presentare ricorso in
appello nelle corti federali, Elmore venne riportato in
prigione. Gli altri detenuti lo innervosivano e spesso non dormiva
per giorni. Lo psichiatra del carcere gli diagnostic uno
stato ansioso acuto e una leggera depressione e gli prescrisse
del Sinequan e dell'Inderal. Gli fu concessa un'ora di ricreazione
al giorno per cinque giorni alla settimana, una doccia
ogni giorno per cinque giorni, una visita alla settimana e la
messa la domenica. I suoi compagni di prigione lo soprannominarono
affettuosamente Orso Bruno, per via degli animaletti
che Elmore costuiva con il materiale che la prigione
consegnava ai detenuti. Non dava mai problemi alle guardie.
Il signor Elmore era sempre molto educato disse Calvin
Claypoole, vicedirettore dell'istituto correttivo. Lo vedi al
mattino e ti dice: Buongiorno, signor Claypoole, come sta
oggi?. Nel pomeriggio lo stesso. I saluti degli altri detenuti
spesso erano molto pi ostili, per cos dire. Alcuni detenuti
del braccio della morte ti sputavano in faccia per attirare
l'attenzione, ti tiravano escrementi, allagavano le celle, appiccavano
incendi. Elmore non fece mai niente del genere.
Era proprio quel tipo di testimonianza che il giudice
Moore aveva negato. Anche se Claypoole e gli agenti di
custodia avessero testimoniato, per, era improbabile che
la giuria decidesse di risparmiare la vita a Elmore. Il suo
destino sembrava segnato. Ma David Bruck lo rappresentava
ancora negli appelli e il caso di Elmore faceva parte
di un'ambiziosa strategia legale. Non era stato un caso che
Anderson avesse cercato di presentare una testimonianza
sul comportamento di Elmore in prigione. Bruck si era accorto
che la Corte Suprema degli Stati Uniti, sebbene restia
ad abolire completamente la pena di morte, stava circoscrivendo
i casi in cui poteva essere imposta e si assicurava
che gli imputati giudicati colpevoli avessero l'occasione di
presentare delle circostanze attenuanti. Bruck si convinse
che la corte alla fine avrebbe ammesso che l'adattabilit di
un imputato alla vita carceraria - dimostrata dal suo comportamento
- rappresentava una circostanza attenuante.
Perci, aveva inviato delle note a tutti gli avvocati che si
occupavano di casi capitali, per assicurarsi che facessero
richiesta di presentare quella prova; la richiesta sarebbe
stata respinta, lo sapeva gi, ma questo avrebbe gettato le
basi per chiedere un appello. E aveva ragione.
Nel 1986 il caso di un altro dei clienti di Bruck, Ronald
Skipper, fin davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Era stato condannato per omicidio e stupro. Seguendo il
consiglio di Bruck, durante l'irrogazione della pena il suo
avvocato aveva cercato di presentare la testimonianza di
due secondini, stando ai quali, durante il periodo di detenzione,
Skipper si era comportato bene e si era adeguato
senza problemi alla vita del carcere; perci non avrebbe
rappresentato una minaccia per gli altri detenuti se fosse
stato condannato all'ergastolo, invece che a morte. Il giudice
aveva respinto la testimonianza e la Corte Suprema del
South Carolina aveva confermato quella decisione. Ma la
Corte Suprema degli Stati Uniti la annull. Durante il processo
la giuria deve poter valutare tutte le circostanze attenuanti,
inclusa la testimonianza del buon comportamento
tenuto dall'imputato in prigione, disse la Corte.
Alla luce del caso Skipper contro il South Carolina, anche
Elmore aveva diritto a un nuovo processo. Non per determinarne
la colpevolezza o l'innocenza, ma per stabilire una
condanna appropriata.
Ormai per era un po' difficile trovare degli abitanti
di Greenwood che non sapessero che due giurie avevano
gi dichiarato Elmore colpevole dell'omicidio di Dorothy
Edwards, cos il processo venne spostato a Newberry, una
trentina di miglia a est. William T. Jones non sarebbe pi
stato il pubblico ministero. Dopo il secondo processo, Jones,
che ormai aveva sessantadue anni, aveva cominciato a
parlare di pensionamento. Suo figlio, William T. Jones IV,
chiamato Townes, spingeva in quel senso. Jones aspett fino
all'ultimo momento prima di annunciare che non si sarebbe
ricandidato, in modo che fosse troppo tardi, per chiunque
altro, organizzare una campagna. Molti a Greenwood pensavano
che quella pi intelligente e qualificata fosse Selma,
sua figlia; molti agenti di polizia avevano fatto il suo nome
(nel giro di qualche anno, per, Selma avrebbe abbandonato
legge, si sarebbe trasferita a Boston per studiare agopuntura
e sarebbe tornata a Columbia per esercitare).
Dopo essersi diplomato in studi umanistici all'Erskine
College, un piccolo istituto cattolico nella idilliaca Due
West, in South Carolina, Townes era andato un po' alla deriva
- aveva fatto il barista, il cameriere, l'operaio stradale, il
venditore di aspirapolveri. Si diceva che fosse rissoso e che
avesse messo in imbarazzo suo padre almeno in un'occasione.
Jones senior stava facendo causa a un pastore evangelico
che aveva tentato di dare fuoco alla casa di un poliziotto
(il poliziotto aveva arrestato la figlia del pastore per eccesso
di velocit). Il pastore era salito sul banco degli imputati per
difendersi da solo e durante il controinterrogatorio, Jones
gli aveva chiesto come mai un uomo di Dio bazzicasse nei
dintorni della Jackson Station, dove si beveva e si fumava
marijuana. Il pastore aveva replicato: lei dovrebbe saperlo,
visto che suo figlio Townes  sempre l. I presenti non avevano
mai visto Bill Jones farsi tanto paonazzo, con le vene
del collo che sembravano voler scoppiare. Alla fine Townes
aveva ripreso le redini della propria vita, aveva frequentato
legge alla University of South Carolina e aveva fatto praticantato
nella vicina McCormick, prima di succedere al suo
famoso padre.
A presiedere il terzo processo di Elmore era un ex pubblico
ministero della vicina Greenville, il quarantanovenne
William B. Traxler Jr, uno studente di legge modello, che in
seguito sarebbe stato candidato alla corte distrettuale dal
presidente George H. W. Bush e successivamente promosso
alla Corte d'Appello per il Quarto circuito dal presidente
Clinton. Il giudice che aveva presieduto il primo processo
di Elmore, E. C. Burnett, ora era il giudice amministrativo
responsabile dell'Ottavo circuito giudiziario e spettava a
lui nominare gli avvocati di Elmore. Burnett non vedeva
motivo per cui Geddes Anderson e John Beasley non dovessero
occuparsi ancora del caso. Ma l'uscita razzista di
Beasley - quel negro pel di carota - gli si ritorse contro
e lo costrinse a rinunciare all'incarico. Burnett lo rimpiazz
con un giovane avvocato, Billy J. Garrett Jr, di Greenwood.
Dopo essersi diplomato alla Lander University, una piccola
facolt nel centro di Greenwood, Garrett aveva fatto domanda
d'ammissione alla facolt di legge della University
of South Carolina, ma era stato respinto. Un docente gli
disse che era a causa di una politica di discriminazione
positiva - la scuola era stata messa sotto pressione affinch
ammettesse pi studenti neri. Tieni duro, ragazzo, gli
disse. Non sollevare questioni, vedrai che il prossimo anno
ti prenderanno. E cos era andata.
Il padre di Garrett era un assicuratore, la madre lavorava
in un'azienda tessile e lui era pi liberale sulle questioni di
razza della maggior parte degli abitanti di Greenwood. Al
liceo aveva avuto amici afroamericani e una volta ne aveva
invitati alcuni a cena e a tirare due calci a una palla; per
questo i suoi genitori lo avevano rimproverato severamente.
Garrett non era sicuro di dover accettare l'incarico di
Elmore. Aveva finito legge solo da tre anni e non aveva mai
seguito un caso capitale. Ma non era la mancanza di esperienza
a preoccuparlo. Lui credeva nella pena di morte.
Chiese consiglio a Rauch Wise, un autentico veterano della
difesa e uno degli abitanti liberali di Greenwood, che era
sempre stato un fervente oppositore della pena capitale. Il
tuo punto di vista personale non importa, gli disse Wise, se
fai del tuo meglio per difendere Elmore.
Cosa che Garrett fece. A differenza di Anderson, a differenza
di chiunque altro si fosse avvicinato al caso fino a
quel momento tranne Bruck, Garrett credette a Elmore
quando gli disse di essere innocente. Lavor senza sosta,
cercando testimoni, seguendo piste e perdendo fino a undici
chili nei mesi in cui si dedic al caso.
Garrett insistette strenuamente con il giudice Traxler
affinch anche Anderson venisse sollevato dal caso. Altrimenti
Garrett avrebbe raccontato alla giuria che durante il
primo e secondo processo Elmore era stato difeso in modo
mediocre; che i suoi avvocati non avevano condotto indagini
e che i giurati avevano sentito solo una versione unilaterale
dei fatti.
Townes Jones obiett.
Anderson  probabilmente uno degli avvocati migliori
che questo stato abbia mai avuto disse al giudice Traxler,
serio. E aveva difeso Elmore con zelo e competenza.
Traxler permise ad Anderson di restare e non lasci che
Garrett presentasse alla giuria le prove della dubbia qualit
dell'operato di Anderson e Beasley durante i processi
precedenti. Ma ad Anderson raccomand di fare attenzione
all'alcol.
La comunit legale di Greenwood fece sapere al giovane
avvocato che i suoi attacchi contro Anderson erano
inappropriati. Ma Garrett non si fece intimidire. Con l'incoscienza
- o forse il coraggio - della giovent, affront
anche William T. Jones.
Sia al primo sia al secondo processo, quando aveva chiamato
a testimoniare Gilliam, Jones aveva assicurato alla
corte che mentre era in prigione Elmore aveva confessato
la propria colpevolezza anche ad altre persone, ma per evitare
perdite di tempo e lungaggini lui chiamava a deporre
solo Gilliam. In via pregiudizievole, Anderson, convinto che
Elmore fosse colpevole, aveva accettato la cosa.
Billy Garrett no. Chiese al giudice Traxler di ordinare
all'accusa di fornire i nomi delle altre persone. Townes Jones
obiett. Suo padre non aveva mai dichiarato che in prigione
Elmore aveva parlato con qualcun altro.
Ma Garrett era pronto. Porse a Traxler la trascrizione relativa
a quel passaggio del primo processo. Ho qui l'elenco
aveva detto William T. Jones al giudice Burnett, riferendosi
alle persone con cui Elmore si era presumibilmente confidato
in carcere. Ma per risparmiare tempo, mi limiter a
interrogare solo quest'uomo aveva continuato, indicando
Gilliam.
Il giudice Traxler si convinse. L'imputato aveva diritto
a conoscere i nomi delle persone presenti nella cella o che
avevano sentito la sua presunta confessione, disse al giovane
Jones.
A quel punto Townes Jones si esib in un sorprendente
voltafaccia e disse che anche lui stava cercando di scoprire
chi fossero queste persone. Addirittura si offr di chiamare
suo padre al banco dei testimoni, per chiarire la faccenda.
William T. Jones III fu chiamato a giurare. William T.
Jones IV lo interrog. Lesse a suo padre quello che aveva
detto durante il primo processo a proposito delle altre persone
con cui Elmore si era confidato. Era esattamente la
dichiarazione che pochi istanti prima Townes aveva detto
al giudice Traxler che suo padre non aveva mai fatto.
Vuole cortesemente dirci chi erano queste altre persone,
se ne conosce i nomi? chiese ora a suo padre, in cerca almeno
di un secondo nominativo.
L'ex avvocato disse che non ricordava.
Perfino il giudice Traxler fatic a credergli. Ecco il migliore
pubblico ministero dello stato, un maniaco dei dettagli,
un uomo dalla leggendaria memoria fotografica, che
ora non ricordava? Non conosce il nome delle persone di
cui stava parlando? gli chiese, nascondendo a stento l'incredulit.
No rispose Jones.
Con la sicurezza maturata in anni in cui nessuno aveva
mai osato sfidarlo, William T. Jones continu a scavarsi da
solo una profonda fossa etica. Disse al giudice Traxler che
non aveva mai dato ad Anderson il nome di una seconda
persona con cui Elmore si era confidato perch era venuto
a sapere di Gilliam solo a processo iniziato. Il che non era
vero.
Jones si riferiva alla lettera che Gilliam aveva scritto al
sergente Johnson, in cui diceva che Elmore si era confidato
con lui. Era stata scritta il sei e spedita l'otto, e fino
a quel momento non ne sapevamo niente disse al giudice
Traxler. E questo era vero.
Ma quando era cominciato il processo? chiese Traxler.
All'inizio di quella settimana rispose Jones.
Quindi la lettera vi  arrivata durante il processo?
chiese Traxler.
Verso la fine rispose Jones.
Il che era falso. Sarebbe bastato un rapido controllo dei
verbali per dimostrarlo. Il processo non era cominciato
all'inizio della settimana, cio luned 5 aprile. Ma luned
12 aprile. L'avvocato Jones aveva ricevuto la lettera e aveva
parlato con Gilliam venerd 9 aprile. Jones stesso lo aveva
detto alla corte durante il primo processo.
O Jones stava mentendo ora al giudice Traxler o aveva
mentito ai due processi precedenti sull'esistenza di almeno
una seconda persona a conoscenza della confessione di Elmore.
Mentire a un giudice  un'infrazione grave, causa di
inchiesta da parte del tribunale di stato e punibile con la
radiazione dall'albo. Invece non accadde nulla.
Le istanze preliminari erano finite; ora bisognava scegliere
la giuria. Ci vollero due giorni. I candidati erano quarantuno,
fra i quali solo quattro neri. Townes Jones sfrutt
soltanto due volte la sua facolt di ricusare un giurato - e
in entrambi i casi i candidati erano afroamericani. Ma alla
fine permise a un nero di far parte della giuria. Si trattava
di uno stratagemma costituzionale messo in atto da Jones
su consiglio dell'uomo seduto accanto a lui, uno smilzo avvocato
del dipartimento di giustizia criminale dello stato,
Donald Zelenka. Zelenka era capo della sezione penale e
seguiva gli appelli dei casi capitali fino alla Corte Suprema
degli Stati Uniti. Jones non voleva commettere errori che
avrebbero potuto portare a un nuovo annullamento da parte
della corte e aveva chiesto a Zelenka di aiutarlo.
Ammettendo nella giuria un giurato nero, Zelenka e Jones
reagivano a una decisione recente della Corte Suprema
degli Stati Uniti. Nella causa Batson contro il Kentucky la
corte aveva stabilito che se un pubblico ministero usava la
ricusazione perentoria per eliminare un candidato durante
il voir dire, formando cos una giuria tutta bianca, si trattava
di una prova di discriminazione prima facie, in violazione
della Clausola di uguale protezione del Quattordicesimo
emendamento. I pubblici ministeri di tutto il paese avevano
imparato in fretta ad aggirare questo problema e a limitare
drasticamente il numero dei giurati neri senza entrare in
conflitto con la Costituzione. Una tattica era interrogare a
lungo un candidato nero prima di esercitare la ricusazione
perentoria, in modo da far credere che non fosse stato respinto
a causa del colore della sua pelle ma a causa delle
sue risposte. Seguendo i consigli di Zelenka, Jones fece
esattamente questo. I verbali delle domande che rivolse ai
quattro candidati neri sono lunghi quattordici o quindici
pagine ciascuno; i verbali delle domande rivolte ai candidati
bianchi solo due.
Una volta iniziato il processo, nel 1987, la lista dei testimoni
di Townes era uguale a quelle di suo padre nel 1982 e
nel 1984 - Holloway, la Conradi, gli agenti di polizia Johnson
e Coursey, gli agenti della SLED Parnell, DeFreese, Wells e
Henderson, la ragazza di Elmore e Gilliam.
Garrett pensava di non avere molte alternative. Sapeva
che l'approccio migliore in un caso come quello, quando
in discussione c'era solo la sentenza, era presentare quante
pi circostanze attenuanti possibili per suscitare la massima
simpatia nei confronti di Elmore - aveva un QI limitato, era
stato cresciuto nella povert ed era una persona tranquilla e
rispettabile - in modo che la giuria decidesse di risparmiargli
la vita. Ma Garrett non vedeva come fosse possibile adottare
un approccio del genere e dire:  colpevole, ma risparmiategli
la vita. A differenza di Anderson e Beasley, per,
Garrett aveva creduto a Elmore quando gli aveva detto di
non aver ucciso la signora Edwards. E quando Elmore gli
disse di non voler testimoniare, di non volerci passare di
nuovo, Garrett lo cap e non lo costrinse a farlo.
Garrett sapeva che le probabilit gli remavano contro.
La comunit era in tumulto ricord anni dopo. Voleva
sangue. In passato, lo avrebbero linciato.
Anche questa giuria impieg solo due ore e venti minuti
per condannare a morte Elmore.
Signor Elmore, trentasei giurati di due stati hanno esaminato
il suo caso e l'hanno condannata a morte disse il
giudice Traxler. E fiss l'esecuzione per il 28 maggio 1987,
fra le quattro e le sei di mattina. Che Dio abbia piet della
sua anima.
Elmore non trad alcuna emozione. Le sue sorelle scoppiarono
in lacrime.
Questo caso cambi per sempre Billy Garrett. Non aveva
pi una visione idealizzata della legge. Nel profondo del
cuore ero sempre stato convinto che il sistema funzionasse.
Invece no. So che l'hanno incastrato. O comunque hanno
infranto tutte le stramaledette regole sulla giustizia che mi
sono state insegnate, pur di condannarlo.
Garrett non era pi un sostenitore della pena di morte.
Aveva visto come si abusava del sistema e lo si manipolava.
Non si trattava di errore umano, ma di manipolazione
umana disse. Se si poteva imporre la pena di morte in un
caso cos, senza un processo giusto, allora come societ
civile non dovremmo avere il diritto di emettere una sentenza
di morte.
Di nuovo, David Bruck rappresent Elmore quando il
suo caso arriv davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti
per la terza volta. Bruck sostenne che, in violazione a quanto
stabilito nel caso Bastn, Jones aveva usato la ricusazione
perentoria per respingere due possibili giurati perch erano
neri. Il giudice Ernest A. Finnery Jr fu d'accordo. I legali di
Elmore avevano dimostrato che si era verificato un caso di
discriminazione prima facie, disse. Ma Finnery (che sarebbe
diventato il primo presidente afroamericano della Corte Suprema
del South Carolina) era l'unico a pensarla cos. Gli
altri quattro giudici stabilirono che nel caso Elmore non si
era verificata alcuna discriminazione - Townes Jones poteva
aver ricusato quei giurati perch nelle risposte alle domande
che aveva loro posto avevano dimostrato di avere idee poco
chiare riguardo la pena di morte. Il verdetto del processo
venne convalidato e la condanna a morte non venne giudicata
arbitraria, eccessiva o sproporzionata.
Dopo tre processi, tre giurie e tre appelli, Elmore torn
nel braccio della morte. Era diventato il simbolo vivente
dei sostenitori della pena capitale, secondo i quali i processi
d'appello erano troppo lunghi e si trascinavano all'infinito
a spese dei cittadini, impedendo alle famiglie delle vittime
una risoluzione definitiva. Una presa in giro del nostro sistema
giudiziario disse James Walker, il giurato del primo
processo che contava di assistere all'esecuzione. Ma non
era finita. La potente macchina giudiziaria del South Carolina
stava per entrare in collisione con un granello di sabbia
chiamato Diana Holt: il desiderio di uno stato di giustiziare
un uomo sottoposto a ben tre processi si sarebbe
scontrato con la determinazione di una donna di tenerlo
in vita almeno fino a quando non avesse avuto un processo
giusto. Un copione degno di Hollywood, che per poteva
insegnare molte cose agli studenti di legge.


LIBRO II.
L'INNOCENZA NON BASTA.


Capitolo 4.
DIANA.

Nel 1985, in un limpido luned mattina di febbraio, Diana
Holt entr nella spaziosa aula giudiziaria del tribunale di
Greenwood e prese posto alla pesante scrivania di legno
della difesa. Sebbene avesse trentasei anni, era diventata
avvocato da meno di cento giorni e lavorava per il Death
Penalty Resource Center del South Carolina. Rappresentava
Edward Elmore nella stessa aula in cui era stato condannato
a morte la prima volta, nel 1982. Il suo obiettivo
era fargli ottenere un nuovo processo. Per riuscirci, la Holt
doveva convincere il giudice che trentasei persone - cio
tre giurie in tre processi diversi - si erano sbagliate. Ma lei
sapeva cosa voleva dire ribaltare un pronostico sfavorevole.
Secondo quanto riportato dalla madre nel diario della
nascita, Diana Lynn Holt, nata Nerren, era venuta al mondo
al Providence Memorial Hospital di El Paso, il 10 giugno
1958, con un paio di occhioni blu, la carnagione chiara e una
zazzera biondo rossastra. Doveva il suo cognome a Robert
Forrest Nerren Jr. Durante un congedo di quarantotto ore
concessogli dall'aeronautica, lui e Caroli Jackson, la madre
di Diana, si erano sposati davanti a un giudice di pace che
aveva chiuso un occhio sul fatto che entrambi non avessero
ancora l'et per farlo. Erano cresciuti nello stesso quartiere,
ma Caroli non sposava il suo amore del liceo. Era un matrimonio
di convenienza. Caroli aveva sedici anni, era incinta
e aveva bisogno di rispettabilit; Robert di una copertura.
Lui aveva infatti avuto il suo primo rapporto fsico consensuale
con il cappellano della Francis E. Warren Air Force
Base, appena fuori Cheyenne, Wyoming. A Guam, dove era
stato destinato dopo il congedo matrimoniale, divenne uno
specialista in telecomunicazioni con un nulla osta di sicurezza.
L aveva avuto una relazione con un tenente colonnello.
Era stato scoperto ed entrambi erano stati congedati
con disonore (anni dopo, gli amici di Nerren a San Antonio,
pensando che avesse subito un'ingiustizia, lo aiutarono
a trasformarlo in un congedo generico, che  un gradino
sotto al congedo con onore).
Quando torn a Houston, sia Nerren sia Caroli sapevano
che il loro matrimonio non aveva speranze e divorziarono
nel giro di poco. Caroli non era pronta per diventare
madre, figurarsi una madre single, e mand Diana a vivere
con sua nonna, Jimmie Quentella Griffin, per lunghi periodi
di tempo. Jimmie abitava in una casa con tre camere
da letto a Waco, in Texas, e Diana ricordava che il giardino
era una sinfonia di fiori colorati. Sua nonna aveva solo
un'istruzione elementare. Suo marito era rimasto ucciso in
un incidente automobilistico mentre lei era incinta di Caroli
e un'altra figlia era stata investita a due anni da un vicino,
sul viale di casa. Jimmie lavorava in un Laundromat
ed era povera, anche se a Diana sembrava sempre disposta
ad aiutare chi aveva meno di lei. In uno degli stati pi
razzisti della nazione, in un periodo in cui nelle scuole, nei
ristoranti e in qualsiasi altro posto vigeva la segregazione
razziale, sua nonna sembrava essere daltonica nei confronti
del colore della pelle. Era stata lei a instillare in Diana i valori
che l'avrebbero formata, inclusa la forza per superare
le avversit, la capacit di non indulgere nella commiserazione
e di non mollare mai.
La madre di Diana era attraente e non faceva fatica a
conoscere uomini. Ma non era particolarmente assennata.
Mentre lavorava come receptionist presso l'elegante Rice
Hotel, incontr Wally Bell, o almeno era cos che si faceva
chiamare. Lei aveva vent'anni, lui il doppio. Il suo vero
nome era Walter Dwinell Belshaw. Corpulento e occhialuto,
con folti capelli grigi pettinati all'indietro, aveva un passato
discutibile alle spalle (e un futuro sordido davanti). Aveva
trascorso un certo periodo di tempo in una prigione federale
per frode. Lui e Caroli si sposarono la mattina del 24
dicembre 1965 davanti a un giudice di pace. Diana indossava
un grazioso abitino bianco. Poi andarono tutti a fare
colazione. Fu un raro momento di gioia per la bambina.
Belshaw faceva un po' di tutto - vendeva mezzi per la
movimentazione della terra, suonava nei pianobar, recitava
nelle pubblicit, scriveva recensioni, impersonava Babbo
Natale (il ricordo di Belshaw con in braccio dei bambini
terrorizzava Diana ogni volta che ci ripensava). Col passare
del tempo, Diana impar a vederlo come un cialtrone, un
imbroglione. La vita sembrava un continuo oscillare fra
negozi di lusso e l'esercito della salvezza, il secondo pi
spesso dei primi.
Ogni domenica mattina e mercoled sera Diana andava
nella Southmont Methodist Church. Faceva parte dei boy
scout. Una foto scattata quando aveva otto anni la mostra
con la frangetta, i capelli alle spalle, gli occhi brillanti e un
sorriso sulle labbra.
Ma quell'immagine di cherubica innocenza nascondeva
una fetida realt. Diana ricorda ancora la prima volta che
il suo patrigno le disse: Se metti la bocca su questo, esce il
latte. Per quanto riuscisse a ricordare, lei aveva tre o quattro
anni. E la cosa and avanti per parecchio, di solito nella
camera di Belshaw, tappezzata di paginoni di Playboy.
Quando Wally e Caroli ebbero una figlia, fu lui a deciderne
il nome - Stacey Darling Millicent Quenella Belshaw. Se un
giorno la polizia l'avesse fermata, diceva, e le avesse chiesto
come si chiamava, lei poteva rispondere: Stacey Darling.
E tu?.
Diana trovava una via di fuga, consolazione e un po' di
spazio su una mimosa nel retro della loro casa in stile ranch,
al 5.650 di Oakham. Ci saliva sopra e rimaneva seduta l
per ore.
A scuola, Diana non si distingueva particolarmente. Al
terzo anno della Windsor Village Elementary prese tre C
in aritmetica, lingue e calligrafia, e due B in lettura e spelling.
Nonostante ci la sua maestra, Julie Hodges, chiam
la madre di Diana per dirle che la ragazzina era piuttosto
intelligente, molto pi di quanto desse a vedere in classe.
Il sesto anno fu memorabile per Diana. Venne scelta per
leggere ai bambini delle classi inferiori, cosa di cui andava
ancora fiera quando i suoi stessi figli diventarono adulti.
Non sembrer, ma per me  stato fantastico ricordava.
Per il corso di storia americana scrisse una relazione su
Thomas Jefferson; sembrava che tutto quello che era riuscito
a realizzare nella vita, in qualche modo, nasceva dal
fatto di essere un avvocato. Non c'erano molte donne avvocato
a quei tempi, e nemmeno molte studentesse di legge,
ma a Diana non era mai passato per la mente che il sesso
potesse essere un ostacolo. Il suo patrigno, tuttavia, rise
all'idea e le disse che non valeva niente, che non avrebbe
mai concluso niente. Sei cos stupida che non riesci nemmeno
a trovare la strada per tornare a casa da scuola, le
disse. Ma a parte le prese in giro di Wally, le aspirazioni
di Diana sembravano davvero poco plausibili; il suo voto
pi alto, il primo anno alla Dowling Junior High School
fu una C in inglese. Prese D in matematica, storia ed economia
domestica. Diana non brillava per i suoi risultati
scolastici, ma per la sua parlantina s. Miss Lingualunga,
la chiamavano gli amici.
All'ultimo anno si iscrisse allo Houston Technical Institute,
dove prese C in inglese e biologia, venne bocciata in
matematica ma and alla grande in fotografia. Divenne la
Fotografa dell'anno e uno dei suoi insegnanti scrisse che
aveva la stoffa per diventare un'eccellente professionista.
Non and cos, ma quella capacit rappresent un
salvagente.
I suoi risultati accademici risentivano del fatto che lei facesse
costantemente uso di droga. Si faceva di metaqualone
e ogni tanto fumava marijuana - che le passava il suo patrigno,
il quale le aveva anche insegnato a fumare, un vizio
che Diana non riusc a perdere se non a trent'anni. Belshaw
le insegn anche a guidare. Sulle strade secondarie, le circondava
le spalle con il braccio e la palpeggiava. Ti sto solo
preparando a quello che ti faranno i ragazzi, le diceva. La
portava negli alberghi pi lussuosi di Houston, il Rice e il
Warwick, dove le indicava gli uomini ricchi e le diceva che
si sarebbero potuti prendere come si deve cura di lei, che
poteva guadagnare un sacco di soldi. Approfitta di quella
miniera d'oro su cui ti siedi le diceva.
Belshaw pensava che potesse diventare una modella. Un
giorno la port insieme a Kim Pinson, la sua migliore amica,
a casa di Luke Leonard, un amico fotografo. Lui avrebbe
creato un portfolio per le due giovani adolescenti, spieg
Wally. Belshaw e Leonard drogarono le ragazzine, che nel
giro di poco si ritrovarono senza vestiti addosso. Diana si
sentiva malissimo. Ma Leonard continu a scattare.
Kim aveva lunghi capelli scuri, occhi marroni e un'aria
diffidente. Tutti e quattro andarono al Seamans Center, un
club gestito da cristiani, con tavoli da biliardo, una piscina e
una pista di atletica. Dopo una serata di sano divertimento,
Leonard, che era sulla cinquantina, si approfitt di Kim,
che aveva solo quattordici anni; e poi Kim e il mio vecchio
se la sono spassata scrisse Diana nel suo diario. (Kim
mor, a quarantotto anni sola e spaventata, dopo anni di
violenze e caos scrisse Diana in un commovente tributo
sul sito degli ex alumni della Dowling Junior High School.
Abbiamo cercato di proteggerci reciprocamente dagli
abusi, ma senza successo. Grazie a lei e ad altri, io alla fine
ho trovato la salvezza. Kim no... Ti voglio bene, amica mia.
Possedevi un cuore d'oro, quello che molti cercano ma non
riescono a trovare. Riposa in pace.)
Facendo l'autostop, Diana e Kim scapparono fino a Galveston,
una cinquantina di miglia da Houston. Incontrarono
dei ragazzi sulla spiaggia - sorci da spiaggia, li chiamava
Diana - con i quali condivisero droga e sesso. Dopo qualche
giorno un paio di agenti di polizia, insospettiti, le fermarono
e le interrogarono. Diana in un certo senso ne fu
sollevata, perch adesso poteva raccontare a qualcuno cosa
stava succedendo a casa. La polizia la riport a Houston e
disse a sua madre di non prendere sul serio quello che diceva,
che era stata una tipica scappatella da adolescente e
cos via. Sua madre fu d'accordo con gli agenti, cosa che
aument il risentimento di Diana. Era convinta che Caroli
sapesse cosa le faceva Belshaw, o che, in caso contrario,
preferisse non saperlo.
Alla fine, dopo essersi innamorata del capo scout di Diana
(che con le ragazzine non si comportava meglio di Belshaw),
Caroli decise che voleva il divorzio. Belshaw lott per ottenere
la custodia di Stacey. L'udienza si tenne in un tribunale
nel centro di Houston, in un alto edificio dal quale si
poteva ammirare tutta la citt. Interrogata dal legale di sua
madre, Diana raccont in dettaglio tutti gli abusi sessuali
che aveva subito da Belshaw. Il controinterrogatorio fu duro.
Venne accusata di essersi inventata tutto. Non era che una
piccola scapestrata ribelle, giusto? L'avvocato tir fuori una
fotografia dalla valigetta. Sopra c'era Diana nuda. Era una
delle foto che le aveva scattato Leonard. L'avvocato mostr
a Diana una foto dopo l'altra e lei ammutol.
La corte decise che Caroli era tanto inadatta a fare la
madre quanto Wally a fare il padre e la piccola Stacey, che
aveva solo tre anni, venne consegnata alle cure dei servizi
sociali. Diana invece rimase con sua madre perch aveva
quasi diciassette anni e le autorit pensavano che non fosse
vulnerabile come la sorellina. Caroli incolp Diana per la
perdita di Stacey, per via di quello che aveva detto del patrigno,
durante l'udienza.
Qualche settimana dopo Diana inform sua madre che
avrebbe partecipato al ballo di fine anno con Irving Washington.
Irving era nero. Non uscivano insieme e lui non
era il suo ragazzo; erano solo buoni amici. Se non fosse andata
con lui, non l'avrebbe portata nessun altro, raccont
Diana a sua madre.
Caroli la supplic di non farlo. Pensava che non le avrebbero
mai ridato Stacey se sua figlia fosse uscita con un nero.
Ma fu tutto inutile. Diana era Diana - indipendente, risoluta.
Dalle parole si pass alle percosse. Caroli la schiaffeggi
diverse volte, lasciandole lividi sulle guance e facendole
un occhio nero. Diana la colp sul naso, che si fece violaceo,
poi and al ballo con Irving. Un mese dopo scapp a
New Orleans con degli amici che aveva conosciuto in un
club di Houston.
Impieg due anni per tornare a casa, dove nel giro di
poco si rimise con un fidanzatino del liceo, il cappellone
Mark Bowers, e lo spos. Era dolce ma incasinato dice
Diana. In realt eravamo tutti e due incasinatissimi. La
madre di Mark, che lavorava in un negozio di alimentari,
aiut Diana a trovare lavoro alla Deker Meat Company, una
consociata della Armour & Co. L Diana cominci come receptionist,
ma il proprietario riconobbe il suo potenziale e
la promosse alle vendite. A bordo di una Malibu aziendale
color azzurro polvere, Diana cominci a lavorare nella zona
a sud-est di Houston, facendo visita a negozi di alimentari
e supermarket, vendendo prodotti fatti con carne di maiale
e sistemando gli espositori.
Uno dei suoi clienti era il Menotti's Meat Market di Dickinson,
una cittadina a met strada fra Houston e Galveston.
Ormai aveva divorziato da Bowers e cominci a frequentare
il proprietario del negozio, Eddie Long, trascurando
il lavoro al punto che venne licenziata. Rimase incinta e
nel gennaio del 1981 diede alla luce il suo primo figlio, che
chiam Jeffrey Alexander. Era senza lavoro e viveva grazie
alle sovvenzioni dello stato. Lei e Long si sposarono, ebbero
un secondo figlio, Justin, e si trasferirono a San Marcos.
Long possedeva diversi quarter horse e Diana trascorreva
molto tempo nella stalla, strigliandoli e dando loro da
mangiare. C' una foto di Diana, con addosso un piumino,
i capelli biondi e ricci alla Janice Joplin, insieme a Mark Me
First, un quarter horse che in quella fredda, umida, ventosa
domenica aveva vinto una corsa di trecento iarde a Mano
Downs, il pi antico ippodromo per scommesse pari mutuel
del Texas. Era il 7 febbraio 1982. (In quello stesso momento,
lontano da l, Edward Lee Elmore aspettava in cella
l'inizio del suo processo.) Diana, sempre piena di energie
e di grinta, decise di aprire un centro abbronzature a San
Marcos. Era orgogliosa. Solo due muri, ma erano miei
disse in seguito. E lo chiam Totally Tanned.
Come sua madre, Diana non sapeva scegliersi gli uomini.
Stava diventando pi liberale, ma era attratta dai conservatori
razzisti. Long era un rancoroso veterano del Vietnam.
Quando la picchi per la terza volta, lei se ne and, dicendo
che avrebbe chiesto il divorzio. Qualche giorno dopo torn
a casa a prendere le ultime cose. Poich non era mai stata
capace di tenere a freno la lingua, disse a Long: Ah, a proposito,
coglione, mi sono presa un avvocato. Lui salt su
dalla sedia e la scaravent conto il muro, le stratton i capelli,
la prese a calci e a pugni. Fottiti lo sfid lei. Non
mi fai paura. Long prese una Titan automatica calibro .25
- con tre proiettili nel caricatore e uno in canna - e premette
il grilletto. Diana lo ud scattare. Ma non part nessun colpo.
Diana corse fuori, salt in macchina e sfrecci attraverso le
grandi strade di San Marcos fino al centro abbronzatura. Si
precipit in ufficio, agguant il telefono e chiam la polizia.
Long le era alle calcagna. Non possono tenermi dentro per
sempre e appena uscir far saltare quel tuo brutto culo
le url contro. Un paio di minuti dopo arriv la polizia. 
armato! grid Diana, piangendo e tremando. I poliziotti tirarono
fuori le pistole e ordinarono a Long di alzare le mani
sopra la testa. Lo ammanettarono e lo portarono via. Diana
li segu in una macchina diversa. Alla stazione di polizia, un
agente le mostr il proiettile che avevano estratto dall'arma
di Long. E le indic una piccola tacca dove il percussore lo
aveva colpito. La pistola si era inceppata.
Long venne accusato di aggressione aggravata a mano armata.
Il caso si trascin per quasi un anno senza che Diana
sapesse se, e cosa, avrebbe deciso il procuratore distrettuale,
fin quando non ricevette un ordine di comparizione.
Arriv in tribunale presto, vestita modestamente, con una
gonna ampia color lavanda, e attese che venisse chiamato
il suo caso. Attese e attese. A fine giornata non era ancora
arrivato il suo turno e lei chiese all'uscire cos'era successo.
Il caso  stato archiviato, disse l'uomo, era la sua parola
contro quella di Long.
Fu un punto di svolta. Era stata una vera ingiustizia
ricorda ancora Diana. Il sogno di quando andava a scuola
non era mai morto e lei cominci a pensare seriamente di
diventare avvocato. Sua nonna la incoraggi. Diana vendette
Totally Tanned e torn a vivere con lei a Waco. Si iscrisse
al McLennan Community College, poi pass al North Harris
Community College. Dopo quattro semestri di A tonde
tonde si iscrisse alla Southwest Texas State University, l'alma
mater di Lyndon Johnson (poi ribattezzata Texas State University
- San Marcos). Di nuovo ottenne tutte A - in algebra,
storia, biologia, zoologia, spagnolo, perfino in golf per
principianti, se ci fosse stato. Rimase incinta e spos il padre
del bambino, Gordon Holt, che aveva conosciuto tramite
amici comuni e lavorava in una fabbrica all'ingrosso
di componenti elettriche. Pur crescendo tre bambini piccoli,
Diana riusc a comparire ogni semestre nell'elenco
degli studenti migliori e a diplomarsi con lode in inglese e
scienze politiche.
Invi la domanda d'iscrizione a tutte le scuole di legge,
Harvard inclusa. Diamine, perch no?, pens. Ma non si
stup quando non la presero. Con il suo passato, fu una sorpresa
quando la Texas University accett la sua richiesta.
Alla domanda, perch vuoi fare l'avvocato?, lei aveva risposto:
Voglio fare l'avvocato per aiutare la gente - la gente
che non ha mai potuto contare sull'aiuto di nessuno. Diana
inizi a studiare legge pensando di lavorare nel campo della
giustizia giovanile.
Ma poi incontr Jordan Steiker. Insegnava diritto di propriet,
una materia prosaica, tutta confini, limiti e primogeniture,
su come lasciare agli altri il proprio patrimonio. Eppure
riusc a trasmetterle la sua appassionata opposizione
verso la pena di morte. Prima di arrivare in Texas aveva lavorato
come assistente giudiziario per il giudice Thurgood
Marshall, per il quale la pena capitale era moralmente
inaccettabile come Marshall stesso aveva scritto nel dossier
Furman. Durante la prima settimana di corso Steiker
invit i suoi studenti in un locale popolare di Austin per un
hamburger e una birra. L parl loro della pena di morte.
Raccont che il giudice Marshall aveva incaricato i suoi assistenti
di informarlo immediatamente ogni volta che veniva
inoltrata una richiesta di sospensione della sentenza. Una
volta Steiker aveva chiamato il giudice Marshall verso mezzanotte
per dirgli che ne era arrivata una. Come voter?
gli chiese Steiker rispettosamente. Non posso credere che
tu mi abbia chiamato per questo sbott di rimando il giudice.
Sai benissimo come voter.
Il primo caso capitale che la Holt ricordava di aver seguito
era quello di Charles Brooks, nel 1982. Era solo il sesto
nel paese e il primo in Texas da quando la Corte Suprema
aveva reinserito la pena di morte, perci si trattava di una
notizia bomba. Brooks, originario di una famiglia benestante
di Fort Worth, e un complice, Woody Loudres, erano stati
condannati a morte per aver rapito e ucciso un meccanico,
che avevano legato, imbavagliato, prima di sparargli in testa.
Erano stati processati separatamente. La condanna di Loudres
era stata revocata in appello e in un seguente patteggiamento
era stato condannato a quarantanni di prigione. I
legali di Brooks cercavano quindi di revocare anche la sua,
di condanna: non era giusto che Loudres vivesse e Brooks
venisse giustiziato visto che erano entrambi colpevoli dello
stesso crimine. Inoltre era stato esploso un solo colpo e non
era chiaro chi dei due avesse premuto il grilletto. La Corte
Suprema respinse la richiesta di appello per sei voti a tre.
Quando Brooks venne legato a una lettiga e trasportato
nella camera delle esecuzioni capitali della prigione di
stato di Huntsville, in Texas, il 7 dicembre 1982, divenne
il primo uomo giustiziato attraverso iniezione letale. Questo
cosiddetto metodo umano di provocare la morte fece
scoppiare un violento dibattito. Gli oppositori della pena
capitale temevano che per le giurie diventasse pi facile imporre
quell'esecuzione umana. E anche alcuni sostenitori
della pena di morte erano contrari.  troppo clemente
disse un giovanotto che si era unito a un raduno davanti
alla camera delle esecuzioni di Huntsville, per l'esecuzione
di Brooks. Devono andarsene nel dolore.
L'iniezione letale era stata proposta per la prima volta
nel Diciannovesimo secolo da un medico di New York perch
pi economica dell'impiccagione, ma non era mai stata
adottata. La Gran Bretagna la respinse nei primi anni Cinquanta
su opposizione della British Medical Association.
L'Oklahoma fu il primo stato a adottarla nel 1977 e alla fine
lo seguirono tutti gli stati in cui vigeva la pena capitale. Il
condannato viene legato a una lettiga e spinto nella camera
delle esecuzioni. I testimoni osservano dall'altra parte di un
vetro. Le braccia dell'uomo vengono disinfettate con
dell'alcol e in ciascuna di esse viene infilato un catetere venoso.
Da un'altra stanza, nascosto alla vista del condannato e dei
testimoni, il boia prima rilascia nel catetere un comune anestetico
(in chirurgia se ne usano dai cento ai centocinquanta
milligrammi, per le esecuzioni si pu arrivare fino a cinquemila
milligrammi). Segue un antispasmodico che paralizza
il diaframma e i polmoni, in modo che il condannato non
riesca pi a respirare. Alla fine pu venire inoculato del cloruro
di potassio, che provoca la morte per arresto cardiaco.
Gli avvocati contrari alla pena di morte contestavano
sistematicamente questo metodo e numerosi stati e corti
d'appello federali accordarono una sospensione della pena.
Nel 2008 la Corte Suprema degli Stati Uniti si espresse in
merito al caso di Ralph Baze e Thomas Bowling, che erano
finiti in prigione per un doppio omicidio nel Kentucky. I
loro avvocati obiettarono che c'era il rischio che i farmaci
venissero erroneamente somministrati e per questo l'iniezione
letale era uno strumento crudele e inconsueto che
violava l'Ottavo emendamento. Numerose organizzazioni
firmarono esposti a favore di questa posizione, comprese la
ACLU, il Louis Stein Center for Law and Ethics della Fordham
University, lo Human Right Watch, e l'American Association
of Jewis Lawyers and Jurists. L'amministrazione
Bush e sedici stati amici della corte presentarono, per
contro, un esposto a sostegno del Kentucky, che voleva
portare a termine l'esecuzione.
La corte respinse l'obiezione. Scrivendo a nome della
maggioranza, John Robert not che fino al 1879, quando
aveva appoggiato l'uso di un plotone di esecuzione, la corte
aveva sempre respinto ogni contestazione relativa ai metodi
con cui venivano eseguite le condanne a morte. Nonostante
ci la nostra societ ha adottato via via metodi
sempre pi umani per eseguire la pena capitale scrisse.
Il plotone d'esecuzione, l'impiccagione, la sedia elettrica
e la camera a gas hanno progressivamente ceduto il passo a
metodi pi umani, culminando nel consenso tributato oggi
all'iniezione letale.
Il giudice John Paul Stevens si un alla maggioranza ma
disse di averlo fatto perch si sentiva vincolato dalle precedenti
decisioni che sostenevano la costituzionalit della
pena di morte. Stevens, che aveva votato come la maggioranza
quando la pena capitale era stata reintrodotta nel
1976, mise in chiaro che era arrivato il momento per i legislatori
dello stato di abrogare le leggi sulla pena di morte in
quanto le uccisioni di stato scrisse stanno diventando
sempre pi anacronistiche.
Ai tempi in cui Brooks venne giustiziato, Diana Holt non
era contraria alla pena capitale, ma l'iniezione letale la spaventava.
Solo dopo il primo anno di legge la sua opposizione
alla pena di morte cominci a prendere forma. Conobbe
una donna messicana che con le amiche si era accampata sul
marciapiede davanti alla villa del governatore per protestare
contro l'imminente esecuzione del figlio. Diana offriva loro
cibo, simpatia e, visto che conosceva lo spagnolo, l'occasione
di parlare con qualcuno. Nei chiostri universitari discuteva
di pena capitale con il suo docente di contrattualistica, Tom
Russell. Poich avevano pi o meno la stessa et, lui e Diana
diventarono buoni amici e spesso chiacchieravano dei loro
figli. Tom era colpito dalla silenziosit di Diana. La studentessa
pi timida del mondo disse. Durante i tre anni
di legge, Miss Lingualunga apr a malapena la bocca. Lei e
Russell ragionarono se fosse il caso di scrivere sulla lavagna
il nome di ogni uomo che veniva condannato a morte in
Texas, il giorno della sua esecuzione. Lei lo incoraggiava a
farlo. Ma lui non era un insegnante di ruolo e si tir indietro.
Quando la Holt confid a Russell di volersi occupare
dei casi capitali, lui dubit seriamente che quel proposito
sarebbe sopravvissuto ai tre anni di corso, capaci di trasformare
anche gli idealisti pi convinti in avvocati d'affari.
Il primo anno Diana fece domanda per una borsa di studio,
la Texas Law Fellowship, offerta agli studenti che si
dedicavano a studi di interesse collettivo. Dubitava di avere
qualche possibilit - le borse di studio a disposizione erano
solo dieci - ma lei ne ottenne una e quei tremila dollari rappresentarono
una gradita aggiunta al budget familiare. Su
raccomandazione del professor Steiker, Diana inizi a lavorare
presso il Texas Death Penalty Resource Center, ad
Austin. In tutto il paese c'erano altri venti uffici simili, negli
stati in cui vigeva la pena capitale. Il Congresso li aveva
istituiti nel 1987, nel tentativo di fornire ai detenuti nel
braccio della morte un'assistenza legale competente con la
quale impugnare il loro verdetto, che spesso era frutto di
una difesa inefficace durante il processo. Gli avvocati dei
centri di documentazione erano invece sbalorditivamente
efficaci - nella met dei casi la pena dei loro assistiti veniva
convertita in ergastolo o addirittura annullata - e i conservatori
cominciarono ad attaccarli. Sabotatori pagati con le
tasse dei cittadini che pensano sia loro compito far inceppare
il sistema li defin Kent Scheidegger, un'autorevole
voce legale conservatrice. S, erano pagati con le tasse dei
cittadini e se per salvare la vita di un uomo bisognava far
inceppare il meccanismo che voleva ucciderlo, allora era
quello che andava fatto - proprio come farebbe qualsiasi
buon avvocato d'affari, per evitare al suo cliente di pagare
milioni di dollari in una causa per danni commerciali.
I sabotatori di Scheidegger erano gli eroi della Holt, modelli
e mentori - Rob Owen, Raoul Schonemann e Eden
Harrington, nomi tanto sconosciuti al pubblico quando famosi
fra i detenuti del braccio della morte. Erano avvocati
pieni di energia, di ideali e di passione. Diana colse il loro
spirito e sent la propria chiamata. Ero affascinata, conquistata,
per me non esisteva altro disse.
L'avvocato che ebbe pi influenza su di lei quell'estate fu
Joe Margulies. Appassionato ed energico, era di poco pi
vecchio degli altri e aveva smesso di vedere la giustizia criminale
attraverso gli occhiali rosa dell'idealismo. Cresciuto
nella periferia di Washington DC, figlio di un avvocato governativo,
ai tempi del college Joe non era certo di cosa avrebbe
voluto fare nella vita. Nel tentativo di scoprirlo aveva preso
un congedo temporaneo dalla Cornell per lavorare come
detective in uno studio di avvocati d'ufficio a Washington.
Dopo un anno e mezzo era tornato alla Cornell, si era laureato
ed era andato a lavorare come difensore d'ufficio a
Minneapolis. L era rimasto sconvolto dalle scorrettezze a
cui aveva assistito. La polizia e i pubblici ministeri nascondevano,
occultavano, cancellavano prove e mettevano in pratica
altri comportamenti immorali per ottenere il verdetto
che volevano. Cos aveva deciso di diventare un avvocato, si
era laureato con lode alla scuola di legge della Northwestern
University e ovviamente si era trasferito in Texas, lo stato
pi attivo nelle esecuzioni capitali.
Credevo che un gruppetto di giovani e brillanti avvocati
disposti a lavorare sodo potesse fermare la macchina
mortale diceva, ripensando a quegli anni. Ci credevo davvero.
Eravamo cos dannatamente giovani e intelligenti e
pieni di talento. Avevamo frequentato tutti fighissime scuole
di legge, avevamo fighissimi curricula. Lavoravamo come
pazzi. Pazzi. Giorno e notte. Bevevamo come spugne. Ci ho
messo parecchio a venirne fuori e ci sono voluti parecchi
esaurimenti nervosi. In seguito, quando smise di rappresentare
i detenuti nel braccio della morte, continu a infuriarsi
davanti alle ingiustizie e ad accettare anche le cause
pi difficili. Sarebbe stato uno dei primi avvocati a difendere
i presunti terroristi dell'11 settembre, imprigionati a
Guantanamo e nelle prigioni segrete, accettando l'incarico
quando la rabbia era ancora viva e gli avvocati come lui venivano
etichettati come traditori antiamericani.
La Holt pensava che fosse un uomo dinamico, carismatico,
brillante ed eccentrico, un mentore favoloso. Sapeva
toglierti la pelle di dosso ricorda ancora la Holt, anni dopo
aver studiato con lui. Era efficace - di sicuro quell'errore
non lo ripetevi. Inoltre ti dava fiducia. Una volta mand
Diana e un altro stagista a Del Rio, in Texas, per intervistare
un poliziotto che godeva di una reputazione particolarmente
cattiva ed era stato buttato fuori dal corpo per atti
di violenza. Dopo due giorni a Del Rio, il collega di Diana
decise che la situazione era troppo pericolosa e si tir indietro.
Joe chiam Diana e le chiese se si sentiva in pericolo.
In caso affermativo, doveva tornare anche lei a casa. Diana
rispose di no e che in caso di bisogno lo avrebbe chiamato.
Lui si fidava di lei e la sicurezza di Diana pian piano crebbe.
Sei un avvocato che crede nei fatti o nella legge? le url
contro una volta. Tutti e due balbett lei. Maledizione
Holt scatt lui. Chiunque pu prendere la legge e rigirarsela
attorno a un dito. Tu devi padroneggiare i fatti.
Gli avvocati della legge, nei processi d'appello, sono
quegli entusiastici studenti della Costituzione che sanno dissezionare
e interpretare i casi davanti alla Corte Suprema.
Contestano a proposito quando il loro cliente non ha avuto
un processo giusto o quando gli  stata negata un'assistenza
efficace: l'accusa non ha considerato le prove di innocenza,
i neri sono stati esclusi di proposito dalla giuria, sono stati
violati questo e quell'articolo della Costituzione. Gli avvocati
dei fatti indagano con impegno, alla ricerca di prove
che dimostrino che il loro cliente non ha commesso alcun
crimine o, in caso contrario, che bisogna comunque risparmiargli
la vita. Diana sarebbe diventata uno straordinario
avvocato dei fatti, un'investigatrice con i baffi. Per quanto
l'accusa cercasse di nascondere le prove, lei sapeva scovarle.
Sapeva come convincere le persone ad aprirsi e, addirittura,
a confessare un omicidio.  sorprendente cosa le racconta
la gente disse un collega. Forse la sua figura minuta induceva
le persone ad abbassare la guardia. Ma sapeva anche
atteggiarsi nel modo giusto e il suo accento texano si faceva
notevolmente pi marcato quando cercava di conquistare
la fiducia di qualcuno.
Nemmeno il secondo anno di legge rovin l'idealismo di
Diana e Margulies le sugger di ampliare le sue esperienze
lavorando al Death Penalty Resource Center del South Carolina.
Cosa diavolo sto facendo? pens la Holt. Era il giugno
del 1993 e stava attraversando il Sud sulla sua Nissan
carica di vestiti, cuscini, fotografie, tutto quello che pensava
le sarebbe servito o di cui poteva sentire la mancanza
durante l'estate che avrebbe trascorso nel South Carolina.
Soprattutto, sapeva che le sarebbero mancati i suoi ragazzi
- Jeffrey aveva quasi tredici anni, Justin dieci e Christopher
stava per compierne cinque. Sono una madre orribile, a
lasciarli da soli per dieci settimane? si chiedeva. Era spaventata
dall'esperienza completamente nuova che doveva
affrontare, ma allo stesso tempo era orgogliosa di aver trovato
il coraggio di attraversare mezzo paese da sola.
Era domenica, quando rallent davanti a quella che sarebbe
diventata la sua casa, alla periferia di Columbia. La
sua coinquilina, Martha Kahn, una studentessa del primo
anno di legge della Georgetown University di Washington,
era gi arrivata. Devi sapere solo due cose di me - la prima
 che fumo, ma andr a farlo fuori le disse Marta quando
si presentarono. E secondo, evita accuratamente di parlarmi
la mattina appena mi sveglio. Diana le sorrise. Anche
lei fumava. E la mattina era decisamente meglio non
parlare nemmeno a lei.
Legarono in fretta - Siamo come Thelma e... come diavolo
si chiamava l'altra? esclam un giorno Diana - anche
se venivano da mondi completamente diversi. Il padre di
Marta era uno psicologo e un repubblicano convinto (almeno
fino al termine di un mandato di George W. Bush), e
lei aveva frequentato una scuola esclusiva per ragazze nella
capitale, la National Cathedral, e Yale, dove si era laureata
magna cum laude. La posizione liberale di Marta nasceva da
un episodio a cui aveva assistito a quindici o sedici anni, al
Campidoglio, quando la polizia aveva arrestato e malmenato
un nero. E a Yale aveva seguito un corso sulla pena di morte.
Marta aveva dieci anni meno di Diana e Diana divenne
la sua migliore amica, in parte sorella maggiore e in parte
mentore. Mi ha presa sotto la sua ala diceva Marta. Era
la mia sostenitrice, la mia fan, mi dava sicurezza. Marta
non aveva mai conosciuto nessuno come lei - coraggiosa,
anticonformista, appassionata e determinata. Quando affonda
i denti in qualcosa, non molla la presa.
Quella prima domenica, dopo aver disfatto i bagagli,
Diana sugger a Marta di andare insieme al Resource Center
a dare un'occhiata. Il centro si trovava al secondo e terzo
piano di un edificio in mattoni all'angolo fra la Lady e la
Sumter, proprio vicino alla Corte Suprema del South Carolina.
La moquette era consumata, gli schedari malconci,
le sedie traballanti e i documenti accatastati in scatoloni
impilati negli armadi - un banale ufficio legale aperto al
pubblico.
Margulies aveva raccontato alla Holt che il centro era
gestito da due brillanti avvocati penalisti, David Bruck e
John Blume. I due uomini divennero i suoi di, anche
se avevano personalit completamente diverse - Bruck era
un tipo tranquillo, Blume esplosivo. E poich non si tirava
indietro davanti agli uomini difficili, Diana cominci a gravitare
attorno a Blume, che trovava coraggioso e brillante.
La prima volta che sent la sua voce tonante lungo il corridoio
pens che assomigliava al personaggio di una famosa
sit-com, i Beverly Hillbillies.
Durante la prima settimana Diana e Blume scambiarono
due parole sui clienti del centro rinchiusi nel braccio della
morte. Non mi soffermo a pensare che possano essere innocenti
le disse Blume. Per lui non era una questione di
innocenza o colpevolezza. Il problema era la giustizia - avvocati
della difesa capaci, pubblici ministeri con dei principi,
in breve, un processo equo. Fai questo lavoro da troppo
tempo ribatt la Holt. Ma solo in seguito si rese conto che
era stata una risposta fuori luogo.
Alto un metro e ottantadue, con i capelli lunghi fino
alle spalle, John Henry Blume III era un uomo molto competitivo,
in tribunale e sul campo da gioco: fra gli oggetti
che decoravano il suo ufficio c'erano mazze da golf e racchette
da tennis. Al lavoro indossava pantaloncini e scarpe
da tennis d'estate, jeans in inverno; giacca e cravatta solo
in tribunale.
Blume era cresciuto nel motel di propriet dei genitori,
sulla Myrtle Beach, nel South Carolina. A quindici anni era
gi un campione di surf. Dopo essersi laureato presso la
University of South Carolina, aveva conseguito un master
in teologia a Yale. Mentre studiava a Yale aveva lavorato
in uno studio di assistenza legale di New Haven, occupandosi
soprattutto di delinquenza minorile. E aveva deciso
che poteva rendersi pi utile come avvocato che come pastore
metodista, cos aveva cambiato corso ed era passato
a legge. Dopo il primo anno aveva trascorso l'estate lavorando
come associato in un grande studio legale di Atlanta,
un passo importante che di solito, dopo la laurea, portava a
un lavoro ben retribuito nello studio stesso. Ma lui si sentiva
ancora pervaso da un forte senso di giustizia sociale.
Una mattina aveva letto sull'Atlanta Constitution la
storia di quella che era diventata famosa come la strage
Alday, una successione di omicidi che aveva scioccato tutto
lo stato, la regione e il paese intero. Tre evasi avevano fatto
irruzione in una fattoria nella contea di Seminoie, in Georgia,
cercando armi e denaro e avevano ucciso Jerry Alday,
suo padre, i suoi due fratelli e uno zio. Avevano costretto la
moglie di Jerry a salire in macchina e prima di ucciderla
l'avevano brutalmente stuprata. I tre uomini erano stati
condannati a morte in tre processi diversi. Il loro caso era
arrivato ora in appello e Millard Farmer, l'importante avvocato
che si batteva per i diritti civili, avrebbe rappresentato
uno di loro. Blume aveva chiamato Farmer e gli aveva
offerto la sua collaborazione durante il processo.
Il caso Alday era quel genere di crimine orribile che ingrossa
le fila dei sostenitori della pena capitale e rende difficile
per gli agnostici non diventare credenti. Blume non
negava l'orrore del crimine, ma secondo lui il processo era
stato una farsa, un linciaggio legale. Pi di met dei giurati
avevano partecipato ai funerali degli Alday, ma il giudice
si era rifiutato di dichiararli incompatibili con il loro ruolo
o di spostare il processo in un altro tribunale. Il vicegovernatore
della Georgia era stato nominato pubblico ministero
in via eccezionale. Da studente di legge pieno di ideali qual
era, Blume pensava che quello fosse un caso per cui valesse
la pena lottare. (Anni pi tardi, le sentenze sarebbero state
annullate perch la risonanza mediatica e il trambusto della
comunit avevano reso praticamente impossibile assicurare
ai tre imputati un processo giusto. Due uomini, Wayne Coleman
e George Dungee, furono condannati all'ergastolo.
Carl Isaacs invece venne condannato alla pena capitale; trascorse
trent'anni nel braccio della morte, prima di venire
giustiziato nel maggio del 2003.)
Rappresentare i detenuti nel braccio della morte era stata
la chiamata di Blume, una chiamata che andava d'accordo
con il mio background religioso e con la mia formazione -
siamo tutti dei peccatori e deludiamo le aspettative di Dio.
Ma si tratta di un lavoro impegnativo.  emotivamente logorante
guardare una persona per cui hai lottato, che magari
hai imparato a conoscere un po' meglio come essere
umano, mentre viene legata a una sedia elettrica o a una
lettiga per l'iniezione letale. Ci si esaurisce. Blume trovava
una via di fuga nella musica. Quando sua moglie gli aveva
regalato una chitarra acustica per Natale, lui aveva trovato
altri due o tre amici a cui piaceva strimpellare e avevano
formato una band che avevano chiamato The Reprieves.
A cinquantanni Blume si occupava ancora di casi capitali,
era uno degli avvocati pi importanti del paese e insegnava
alla Cornell University di Ithaca, New York. Non potrei
fare altro diceva. Se ti sta a cuore la giustizia, diffcilmente
troverai un campo in cui ce n' meno dei processi capitali.
Il caso di Elmore trasudava ingiustizia, secondo Blume.
Non sapeva bene perch avesse passato la pratica a Diana,
quando stava assegnando i casi agli stagisti estivi. Forse era
destino, si sarebbe detto anni dopo. Blume non le offr molte
indicazioni, a parte dirle di riesaminare tutto dall'inizio; non
aveva la minima idea di dove avrebbe portato quel consiglio.
Qualche giorno dopo la Holt and al Broad River Correctional
Institution, alla periferia di Columbia, si annunci al
cancello e una guardia la scort fino a un'area comune. Chiamarono
Elmore e lui arriv con un gran sorriso. Si sedettero
a un tavolo da picnic, a parlare. Elmore era cos mansueto,
cos docile, cos fanciullesco, che per Diana fu innocente
a prima vista. Non vedeva come un uomo cos gentile potesse
commettere un crimine tanto violento. Forse era stata
ingenua, pens in seguito. Pi condannati a morte incontrava
e rappresentava, pi si guardava dal definirli innocenti. Ma
la sua convinzione iniziale che Elmore lo fosse si trasform
in certezza assoluta man mano che lavorava al caso. Diana
diceva di non fare preferenze per Elmore. Ma sia gli amici
sia i colleghi pensavano che lui occupasse un posto speciale
nel suo cuore. Trascorreva tempo con la sua famiglia, con le
sue sorelle, i suoi fratelli e si guadagn la loro fiducia, cosa
tutt'altro che facile. I miei non sono abituati agli avvocati,
ma Diana gli piace diceva Elmore. Fa parte della famiglia
disse suo fratello Charles.
Diana arriv a scherzare facilmente con Elmore. Esci
a prendere un po' di colore gli disse una volta, durante
una telefonata. Era una calda giornata estiva. Penso che
sono gi abbastanza colorato cos le rispose lui, ridendo.
Quando le disse che faceva dieci serie da cinquanta flessioni
l'una tutti i giorni, Diana rispose: Potremmo registrare
un video di ginnastica. Lui rise. Gli piacevano quelle battute.
 bello avere senso dell'umorismo. Qui  tutto cos
teso. E bello spezzare la tensione e alleggerire un po' l'ambiente
diceva.
La casa di Elmore era una cella di due metri e mezzo per
tre. C'erano un water, un lavandino in acciaio e un letto di
metallo inchiodato al muro; a tutti i detenuti veniva fornito
un materasso di plastica. C'era una finestra di un metro e
ottanta di altezza e sette centimetri di larghezza. La porta
era di metallo, con un passaggio scorrevole per i vassoi e
una finestrella attraverso la quale le guardie potevano guardare
durante l'appello quotidiano. Alle guardie Elmore piaceva
e si fidavano di lui. La sua giornata cominciava verso
le quattro e trenta del mattino e dopo la colazione puliva i
pavimenti e portava i vassoi con i pasti agli uomini del braccio.
Elmore scaldava anche i cibi dei detenuti nei due forni
a microonde del piano. Per qualche anno ebbe un televisore
in cella ma quando l'apparecchio si ruppe, non aveva
i soldi per comprarsene un altro.


Capitolo 5.
IL VICINO E LA STAGISTA.

Un'ondata di caldo colp Columbia nel luglio del 1993. Le
temperature superarono i trentasette gradi per diciassette
giorni di fila. Con l'aria condizionata al massimo, Diana sedeva
sul pavimento della sala comune del Research Center,
affollato di stagisti affaccendati; con le gambe incrociate, si
chin a studiare il faldone di Elmore. Quando lesse la testimonianza
del vicino della signora Edwards, Jimmy Holloway,
rimase interdetta. Si era seduto al banco dei testimoni
pi a lungo di chiunque altro - trentatr pagine di trascrizione
- e la Holt dovette leggere la sua testimonianza pi
di una volta, per attutirne l'impatto.
Signor Holloway, le spiace, per cortesia, avvicinare il microfono
in modo che il giudice, i quattordici giurati e l'avvocato
della difesa possano sentire quello che ha da dire?
aveva esordito il pubblico ministero Jones, il quarto giorno
del primo processo a Elmore. Rispondendo alle domande di
Jones, Holloway aveva raccontato ai giurati dove viveva, dove
viveva la signora Edwards, come si erano conosciuti (all'Oregon
Hotel), da quanto erano vicini (trentasei anni). Holloway
aveva detto che teneva d'occhio la signora Edwards
dalla morte del marito e possedeva una chiave di casa sua.
Jones aveva chiesto a Holloway di raccontare gli eventi di
quel luned 18 gennaio 1982. Holloway aveva risposto che
era rimasto stupito di vedere la macchina sul viale, perch a
lui e a sua moglie la signora Edwards aveva raccontato che
durante il weekend sarebbe andata a trovare il suo amico.
Cos aveva deciso di controllare. Era mezzogiorno e dieci,
circa. Non appena superai il portico sotto cui c'era l'auto
disse Holloway notai subito che le copie del Greenwille
News della domenica e del luned erano ancora fuori, sul
gradino. Li raccolsi, pensando che forse la signora Edwards
non stava bene, cosa che era gi capitata.
Aveva bussato alla porta sul retro, ma non aveva risposto
nessuno.
La porta era chiusa a chiave? chiese Jones.
No, signore.
Era entrato, disse, e aveva visto il vaso rotto, la dentiera e
le pinze sul pavimento. La televisione era accesa a tutto volume.
Aveva percorso il corridoio fino alla camera da letto.
Per cortesia, ci racconti cosa ricorda di aver visto gli
disse Jones.
La sveglia stava suonando.
Era una sveglia elettronica?
S, signore rispose Holloway.
Ok. Vada avanti.
 stata questione di pochi secondi; non era a letto e...
Jones gli chiese della cassettiera, ma Holloway voleva
parlare del bagno.
 entrato nel bagno?
S, signore.
Ci dica cos'ha visto.
Ho visto un lavandino insanguinato e roba del genere
rispose Holloway.
D'accordo disse Jones.
E ho capito che era successo qualcosa. Poi prosegu:
Quando sono uscito dal bagno, finalmente ho visto il lato
ovest della camera.
Ok disse Jones.
Ho abbassato lo sguardo e ho visto un coltello e queste
cose sulla sinistra.
D'accordo, signore. E sul pavimento c'era parecchio
sangue?
Una quantit incredibile.
Va bene, signore. A questo punto immagino che fosse
sconvolto... ma ha guardato nell'armadio? La porta era
chiusa o aperta?
La porta del guardaroba aveva... era socchiusa, ma in
quel momento non l'ho aperta. Ho pensato che era meglio
che ci fosse qualcun altro con me.
Holloway raccont ai giurati di essersi voltato e di essere
uscito dalla casa, ripercorrendo i propri passi, e di essere
andato dalla signora Clark, che viveva l accanto.
 a quel punto che ha chiamato la polizia? chiese Jones.
No. Holloway rispose che lui e la signora Clark erano
tornati in casa di Dorothy.
E dove siete andati lei e la signora Clark?
In camera, dove avevo visto le macchie di sangue.
Va bene. E quando siete arrivati l, cos'avete fatto?
Ho tirato fuori un paio di guanti di lana dalla tasca e
ho aperto la porta dell'armadio prendendola per l'angolo
del battente per vedere se il corpo era dentro. E infatti era
l disse Holloway.
La porta era socchiusa di quanto?
Circa dieci centimetri.
E lei l'ha aperta di quanto? chiese Jones.
Oh, di altri dieci o quindici centimetri. Il necessario per
vedere quello che ho visto.
E cos'ha visto?
Il corpo di Dorothy Edwards.
Jones torn alla caffettiera elettronica in cucina. Era puntata
alle sei di mattina. Holloway disse di averne una uguale.
Se il mattino dopo vuoi il caff pronto per le sei, non
puoi puntarla prima delle sette di sera disse.
Spieghiamolo con precisione intervenne Jones. Se
non ho capito male, lei dice che se si vuole puntare la
caffettiera per le sei di mattina,  possibile puntarla alle sei e
venti di sera per avere il caff alle sei di mattina?
Se lo facesse, il caff scenderebbe subito.
Proprio subito?
S, signore.
Holloway disse di essere tornato nella casa il giorno seguente
al ritrovamento del cadavere, marted.
E il marted le hanno permesso di contattare un servizio
di pulizie per rimuovere la polvere per il rilevamento
delle impronte digitali e la moquette imbrattata di sangue?
S, signore.
Quando la Holt fin di leggere la testimonianza di Holloway
era sbalordita, senza parole. Nemmeno lo scrittore di
un romanzetto giallo da quattro soldi avrebbe osato inventarsi
quello che era riportato su quei fogli. La polizia aveva
permesso a Holloway di entrare in casa per pulirla meno di
ventiquattr'ore dopo che il crimine era stato scoperto, ancora
prima che qualcuno venisse arrestato, ancora prima che venisse
addirittura emesso un mandato. Che gli agenti Coursey
e Johnson avessero permesso di gironzolare liberamente in
casa alla persona che aveva trovato il cadavere e che, quindi,
secondo le regole pi basilari delle indagini criminali avrebbe
dovuto essere il sospettato numero uno, andava al di l di
qualsiasi comprensione. Le domande si accavallavano nella
mente di Diana. Mentre Holloway attraversava la casa, perch
aveva lasciato la televisione, la sveglia e la caffettiera accese?
Perch era andato a chiamare la Clark? E che dire dei
guanti che si era infilato prima di aprire l'armadio? Da quel
momento, anche se non era stato interrogato dalla polizia,
Holloway divenne un sospettato per la Holt, e pi lavorava
al caso, pi i suoi sospetti si trasformarono in mezze certezze.
James Holloway Senior si era trasferito a Greenwood da
Macon, Georgia, nel 1939, a ventitr anni. Aveva lavorato
come macellaio da Big Star, una catena di supermarket che
stava cominciando ad aprire i suoi punti vendita anche al
Sud. Poi era arrivata la guerra e Holloway si era arruolato,
diventando sottotenente ai comandi del generale Patton.
Congedato agli inizi del 1946, era tornato a Greenwood,
alla sua casa in Melrose Terrace e al suo lavoro da Big Star.
Quando la catena aveva pensato di trasferirlo in un punto
vendita pi grande, a Spartanburg, lui aveva rifiutato l'offerta
e aveva aperto un suo negozio a Greenwood, il Big
Dollar, all'angolo tra la Phoenix e la Magnolia, vicino al confine
con il quartiere nero della citt. I neri hanno tanti verdoni
e comprano il pane bianco aveva spiegato a suo figlio.
Era un piccolo imprenditore pieno di energie. Dopo il
Big Dollar fu la volta del Nuway Ice Cream Parlor, sulla
piazza, seguito da un altro negozio di alimentari, il Jimmie's
Supermarket, sulla South Main; con le sue quattro casse, era
uno dei pi grandi negozi di alimentari di tutto il South Carolina.
Alla fine lo vendette a una catena, la Piggly Wiggly.
Poi vendette anche il chiosco di gelati e il Big Dollar e si
diede alla ristorazione. Prima apr il Be-Bop, sulla Phoenix
Avenue, seguito dal Seabord Diner, sulla strada omonima.
Entrambi servivano cibo ai negroes, i negri. Erano locali
familiarmente chiamati sandwich basket, antesignani dei
fast-food. Per meno di un dollaro compravi una cotoletta
di maiale infilata tra due fette di pane bianco, crauti o patatine
fritte e un succo d'arancia, fatto direttamente da Holloway
e suo figlio Jimmy Jr, cos grande che dovevi tenerlo
con due mani.
Holloway possedeva un altro ristorante, che serviva i
bianchi, dove potevi comprare una bistecca Delmonico,
una patata, del pane e un t per due dollari e diciannove.
Sua moglie, Frances, cucinava i dolci e le torte; Jimmy Jr
si occupava dei piatti veloci e del jukebox. Il locale si chiamava
Holloway Inn e Holloway aveva bellamente scopiazzato
il logo e le luci dell'Holiday Inn. All'inizio degli anni
Sessanta, quando a Greenwood aprirono un Holiday Inn,
il primo albergo moderno della citt, Holloway venne assunto
come direttore. Frances si occupava del cibo mentre
Jimmy Jr se ne stava seduto sul tetto a guardare i film del
drive-in dall'altra parte della Route 25.
Un paio di anni dopo Jim Self, un magnate della tessitura,
chiese a Holloway di occuparsi del catering per il Self
Memorial Hospital, che era stato costruito in gran parte
grazie alla sua generosit. Frances divenne la nutrizionista
dell'ospedale. Non aveva avuto molta fortuna con il marito,
che era sovrappeso e goloso. Holloway and in pensione nel
1980, a sessantaquattro anni. In buona salute, trascorreva le
giornate nel suo capanno a costruire una barca e nella casetta
sul Greenwood Lake. Anche Dorothy ci andava spesso.
La Holt si alz dopo aver letto la testimonianza di Holloway
e corse nell'ufficio di Blume. John non ci crederai
grid. E lo preg di lasciarla parlare con Holloway. Non
era il genere di richieste che Blume riceveva di solito, iniziare
le indagini su un caso, come se si fosse ancora nella
fase processuale. Ma avrebbe imparato che Diana non era
come gli altri studenti di legge, stagisti, o avvocati che si
occupavano di pena capitale.
La Holt noleggi una macchina e part per Greenwood.
Era estate; gli alberi lungo la Route 178 erano verdi. Lei
fum una sigaretta dopo l'altra per novanta snervanti minuti.
Parcheggi sulla strada davanti al numero 207, attravers
il prato e buss alla porta della modesta abitazione di mattoni
rossi con il portico chiuso. La signora Holloway venne
ad aprire. La Holt, vestita con una sobria gonna estiva, si
present sfoggiando il suo migliore accento del Sud. Sono
una studentessa di legge del Death Penalty Resource Center.
Sto lavorando sul caso di Edward Elmore. Posso parlare
con il signor Holloway? La signora Holloway la fece accomodare
nel soggiorno. Timidamente si scus e usc dalla
stanza. Holloway era seduto su una grande poltrona - un
re sul suo trono, pens la Holt. Indossava dei pantaloni di
cotone e una camicia oxford a maniche corte; sembrava che
avesse appena finito di insegnare catechismo.
La Holt aveva temuto che Holloway la insultasse, che
le dicesse di non farsi pi vedere e le chiudesse la porta in
faccia. Invece sembrava quasi ansioso, eccitato, di parlare
di Elmore e dell'omicidio. Esord dicendo di aver rivolto
qualche domanda alle persone che vivevano nel vicinato
e per le quali Elmore aveva lavorato. Tutti pensavano che
fosse un uomo gentile, affidabile, che lavorava sodo.
Diana era arrivata da meno di cinque minuti, quando
Holloway disse: Sono l'unico che poteva ucciderla e farla
franca. Ma prima che lei riuscisse a balbettare: Davvero?
Perch?. Holloway aggiunse: Si fidava di me.
Nel vicinato si diceva che a Holloway piacesse pavoneggiarsi,
sembrare pi importante di quello che era, e ora diede
alla Holt l'impressione che lo divertisse raccontare ci che
sapeva. Lei parl pochissimo e continu a prendere appunti
sul suo blocco. I vicini pensavano che lui e Dorothy avessero
una relazione, le disse Holloway, senza negare la cosa.
E Diana era troppo educata o timida per chiedere. Holloway
continu a parlare, senza bisogno di alcun incitamento.
La cosa pi sorprendente per Diana fu il fatto che non sembrasse
dispiacergli che la donna che era stata sua amica e vicina
per quasi quarantanni fosse stata uccisa; non gli manc
mai la voce, non vers mai una lacrima.
Era nata con la camicia le disse. Le piacevano le cose
raffinate. Comprava tutto quello che voleva. E si vestiva sempre
con abiti costosi. Dorothy e sua moglie avevano pi o
meno la stessa taglia e spesso Dorothy passava a Frances i
suoi vestiti vecchi.
A un'estranea, a una studentessa di legge che non aveva
mai visto prima, Holloway parl con rozza intimit e in
modo umiliante della sua vicina. Non so come facesse ad
andare a letto con qualcuno le disse. Secondo il referto
del coroner le ovaie erano un disastro. Fare sesso doveva
essere doloroso. Perch Elmore avrebbe dovuto voler fare
sesso con lei?, chiese Holloway. Non aveva certo un bel
seno o altro.
Le parl con dovizia di dettagli dell'omicidio. L'assassino
era riuscito a entrare perch la signora Edwards si fidava
di lui, disse Holloway. Gli aveva aperto la porta e lui aveva
infilato un piede dentro per evitare che lei la richiudesse.
Durante la colluttazione che era seguita, la signora Edwards
aveva afferrato un paio di pinze da uno dei cassetti della cucina,
ma l'assassino gliele aveva strappate di mano. Sono
quelle che hanno fatto i danni pi gravi disse Holloway.
L'ha colpita pi volte con le pinze per barattoli. Era stata
una morte lenta e dolorosa. Ci ha messo venticinque minuti,
mezz'ora per morire.
Holloway disse che forse la polizia all'inizio aveva sospettato
di lui, visto che aveva trovato il corpo e i vicini pensavano
avesse una relazione con la vittima. Ma io gli ho parlato di
Elmore spieg ora alla Holt. Non mi sento minimamente
in colpa per questo.
La Holt credeva a stento alle proprie orecchie. Alla fine lo
ringrazi educatamente e salut la signora Holloway. Cerc
di rimanere calma mentre tornava verso la macchina. Ma
non appena si trov seduta dietro al volante si accese una
sigaretta e torn di corsa a Columbia. Non vedeva l'ora di
raccontare a Marta quello che era trapelato dalla conversazione
con Holloway. Accidenti, pens Marta, questa tizia
 davvero in gamba. Era convinta che Elmore sarebbe
stato scarcerato.
La Holt, coraggiosa come sempre, torn a fare visita a
Holloway due volte quell'estate. Lui le spieg come aveva
fatto la polizia, nel corso delle indagini, a sapere che bisognava
controllare il libretto degli assegni della signora
Edwards.
Sono stato io a dirgli di darmi il libretto e che conoscevo
il tizio che aveva fatto i lavori per lei raccont alla Holt.
Ho sfogliato il libretto, ho trovato il nome di Elmore e ho
detto: Ecco,  lui.
Questo per portava a un'altra domanda: come faceva
a sapere che la signora Edwards aveva pagato Elmore con
un assegno? La Holt per non glielo chiese.
Al termine dell'ultima visita, Holloway sembr comprendere
che direzione avessero preso i pensieri della Holt.
Vuole cercare di incastrarmi, vero? le chiese. Be', sappia
che io sono pronto. La Holt non era sicura di cosa intendesse.
(Holloway mor nel 1994.)
I sospetti della Holt su Holloway crebbero qualche settimana
dopo. Era andata a Pensacola, in Florida, per parlare
con la figlia della signora Edwards, Carolyn Lee. Carolyn
accolse cortesemente Diana. Quando cominciarono a parlare
dell'omicidio della madre, Carolyn raccont a Diana
della telefonata che aveva ricevuto da Holloway.
Ciao Carolyn, sono Jimmy. Sei seduta?
Ciao Jimmy. S.
Mi spiace dovertelo dire, ma tua madre  morta.
Carolyn disse che lo aveva trovato freddo - e strano.
Ricevuta la notizia, Carolyn era corsa a Greenwood, a
casa di Holloway. Insieme erano andati da sua madre. Mentre
erano l, il telefono aveva cominciato a squillare. Carolyn
era rimasta stupita quando lui aveva risposto.
No, Dorothy non c'.  morta. Arrivederci aveva detto
Holloway alla persona che aveva chiamato. Era Lonnie, il
compagno di Dorothy.
Carolyn raccont a Diana che Dorothy e Lonnie avevano
in programma di sposarsi. Quando aveva messo mano alle
cose di sua madre il giorno dopo il ritrovamento del corpo,
Carolyn aveva trovato un neglig in una valigia. Pensava
che sua madre avesse in mente di portarlo con s, quando
fosse andata a trovarlo.
Per la Holt, tutti i pezzi stavano andando al loro posto.
Movente trovato pens, mentre parlava con Carolyn. In
una parola, la gelosia.
Ecco com'erano andate le cose secondo la Holt: Holloway
era geloso perch Dorothy doveva andare a trovare
Lonnie. Si era presentato da lei la domenica mattina, prima
che partisse. C'era stato un battibecco fra amanti. Lui aveva
perso il controllo e aveva cominciato a colpirla con il coltello,
come a dire, ecco prendi questo e questo - il che spiegava
perch le ferite fossero cos poco profonde. Poi aveva
ripulito la casa, cosa che gli aveva portato via tutta la domenica.
Quella sera aveva impostato la caffettiera e la sveglia,
aveva aperto la guida dei programmi per far sembrare
che la signora Edwards fosse stata uccisa il sabato sera. La
Holt per non riusciva a spiegare tutto. Perch, per esempio,
aveva messo le pinze nel cassetto, assicurandosi cos
che venissero trovate?
Elmore poteva anche avere avuto tre processi e trentasei
fra uomini e donne potevano averlo giudicato colpevole, ma
per la Holt ai giurati non era stata raccontata la verit su Holloway.
Non sapevano che c'era un motivo per sospettarlo
avrebbe sostenuto in seguito, nel tentativo di far ottenere a
Elmore un nuovo processo. Quelle trentasei persone non
sapevano che Holloway avrebbe potuto uccidere la signora
Edwards e farla franca. L'immaginazione della Holt galoppava.
Holloway era stato il proprietario di un negozio di
alimentari e in seguito di un servizio di catering. Nessuno
ha mai sottolineato il fatto che tutti gli oggetti utilizzati per
ferire la Edwards erano utensili da cucina o associati al cibo.
Nessuno aveva sottolineato il fatto che la cucina fosse in
perfetto ordine dopo che l'assassino di Dorothy Edwards se
n'era andato. Qualcuno aveva rimesso nel cassetto le pinze
usate per fare cose orribili sul suo corpo. E quel qualcuno
aveva chiuso il cassetto facendo attenzione che le pinze fossero
visibili a chiunque avesse perquisito la cucina.
La Holt non era arrivata a questa tesi apparentemente
bizzarra da sola. Gliel'aveva suggerita Vincent Scalise, un
poliziotto in pensione di New York che la Holt aveva intervistato
nel corso delle sue indagini. Era gi di per s sospetto
che il corpo della signora Edwards fosse stato trovato
nella cabina armadio, le aveva detto Scalise, che aveva fatto
da consulente durante le indagini sull'assassinio di John F.
Kennedy e di Martin Luther King, e secondo il quale l'omicidio
della Edwards non era stato il frutto di un raptus improvviso
ma era stato accuratamente programmato. Era
stato, detto con parole sue, un omicidio premeditato che
era stato fatto passare per preterintenzionale. E di sicuro
Elmore non possedeva le doti mentali per farlo.
Se la Holt ora sospettava di Holloway, nessun altro per
lo aveva fatto. Nemmeno Billy Garrett, l'unico avvocato
che aveva creduto nell'innocenza di Elmore. Non ho mai
avuto il minimo sospetto che potesse essere colpevole disse
Garrett anni dopo. Era un pilastro della comunit. Jim
Coursey, uno dei principali investigatori del caso, era consapevole
delle voci che giravano su Holloway e la Edwards,
e aveva anche pensato che la cosa fosse vera, ma aveva fatto
spallucce; la polizia non aveva interrogato nessun vicino
in proposito. Roy Raborn, che viveva accanto a Holloway,
non era certo di cos'avrebbe potuto dire. Credo che Holloway
facesse un po' il gradasso con lei, ma non penso che
sia arrivato a tanto disse. Quanto a fare il galletto, questo
s, ma un sacco di uomini fanno i galletti in giro e non
uccidono nessuno.
Blume era colpito da Diana. Quando il suo stage estivo
fin, le sugger di trasferirsi nel South Carolina e terminare
gli studi l. Lei continuava a dirgli che nel suo passato c'era
qualcosa che avrebbe dovuto sapere, ma lui tagliava corto,
pensando che si trattasse di problemi di droga, e le diceva
che non gli interessava. L'offerta di Blume la lusing, ma
Diana non intendeva rinunciare a una laurea in legge della
University of Texas, una delle venti facolt di legge pi prestigiose
del paese - dove il seminario di strategia processuale
era tenuto dal leggendario Michael Tigar, un brillante
avvocato e attivista, e da Dick DeGuerin, un preminente
avvocato penalista - per laurearsi alla University of South
Carolina, che a malapena figurava nei primi cento atenei del
paese. Una volta in Texas, Blume le pag il volo per tornare
a Columbia un weekend s e uno no e lavorare al caso di Elmore.
Alla fine, nel dicembre del 1993, la Holt fece fagotto
e si trasfer definitivamente nel South Carolina, dopo che
alla University of Texas le dissero che poteva terminare gli
studi l a patto che un docente accettasse di prepararla secondo
gli standard della UT. Dopo sei anni di matrimonio
e un figlio, aveva ormai divorziato da Gordon Holt, che si
era fatto beffe del suo desiderio di diventare avvocato e di
difendere i detenuti nel braccio della morte, dicendole che
non ci sarebbe mai riuscita. Diana si era sentita dire cose
del genere tutta la vita e le aveva sempre prese per buone.
Ma ora stava cominciando a rendersi conto del proprio valore
e aveva capito che la legge poteva essere uno strumento
potentissimo attraverso cui fare del bene.
La Holt era rimasta catturata dal caso di Elmore. Non
riuscivo a togliermelo dalla mente disse. Era convinta che
fosse innocente, una convinzione che si rafforzava sempre
pi man mano che investigava e scopriva nuovi dettagli.
E allo stesso modo si convinse che il vero colpevole fosse
Holloway. Nonostante ci non era nella posizione di accusarlo.
Non era un pubblico ministero. Non poteva convocare
un gran giur. Poteva solo cercare di far ottenere un
nuovo processo a Elmore.


Capitolo 6.
L'INNOCENZA NON BASTA.

Diana Holt lavorava al caso Elmore quattordici, quindici,
persino diciotto ore al giorno, tutti i giorni. Era il febbraio
del 1995, una ventina di mesi dopo che per la prima volta
aveva sentito parlare di Edward Lee Elmore. Da allora si
era laureata in legge ed era stata ammessa a fare praticantato
nel South Carolina. Inoltre era legata da un'improbabile relazione
con un avvocato civile, Kevin Bell, che sarebbe poi
diventato il suo quarto marito.
Il 28 febbraio, Diana, con Elmore seduto accanto, si trovava
nel tribunale di Greenwood dove, tredici anni prima,
Edward era stato processato per la prima volta e condannato
a morte. Era il primo giorno dell'udienza per la sospensione
della condanna, o PCR: per un condannato l'occasione
di sostenere che ci sono fatti concreti, non presi
in considerazione dalla corte, tali da giustificare un nuovo
processo. Qualcosa di simile a un processo civile davanti
a un giudice. Il condannato pu presentare nuove prove e
testimoni, che vengono interrogati e sottoposti a controinterrogatorio.
Il collega della Holt, e di fatto l'avvocato responsabile
del procedimento, era un quotatissimo avvocato
aziendale di New York, J. Christopher Jensen. Aveva quarantasette
anni, sfoggiava folti baffi, portava gli occhiali e
rappresentava Elmore pro bono. Il loro obiettivo era ottenere
un nuovo processo. Infatti, sebbene dal fascicolo risultasse
che Elmore era stato processato gi tre volte, riteniamo
che in realt non sia stato processato neppure una volta,
disse Jensen a J. Ernest Kinard Jr, che presiedeva l'udienza e
avrebbe deciso se Elmore avesse diritto o meno a un nuovo
processo. L'altra sera mi  venuto da pensare che siamo di
fronte a qualcosa di simile a un maglione lavorato a maglie
molto larghe - questo caso voglio dire - un maglione che,
non appena si tira un filo, si disfa completamente prosegu
Jensen rivolgendosi al giudice Kinard, un cinquantacinquenne
giurista cresciuto nella vicina Newberry. Disfare
era esattamente l'opera a cui Diana e Jensen stavano mettendo
mano: quando avessero finito, il maglione sarebbe
stato molto diverso da quello che i Jones, padre e figlio,
avevano confezionato per i giurati.
J. Christopher Jensen era socio di un prestigioso ufficio
legale di New York City, Cowan, Liebowitz & Latman,
specializzato in controversie sulla propriet intellettuale. Il
suo ufficio, in un grattacielo della Avenue of the Americas,
tra la quarantatreesima e la quarantaquattresima, aveva una
bella vista su Bryant Park e sulla New York Public Library.
Come molti colleghi, Jensen sentiva il bisogno di fare qualcosa
di pi importante che aiutare i ricchi a diventare ancora
pi ricchi. Aveva dunque aderito a un'iniziativa che,
nel 1986, l'ABA aveva lanciato per trovare avvocati disposti
a occuparsi degli appelli di quanti si trovavano nel braccio
della morte. Per un condannato, avere al proprio fianco
uno di questi avvocati era come vincere alla lotteria. Jensen
aveva avuto contatti con il Death Penalty Resource Center
del South Carolina. John Blume gli aveva chiesto se fosse
disposto a occuparsi del caso Elmore ancor prima che la
Holt si presentasse per uno stage estivo. Jensen non era del
tutto sicuro del perch avesse detto s; in parte era motivato
dalle sfide giuridiche del caso stesso e, lo ammetteva, dalla
gratificazione del proprio ego derivante dall'avere successo.
Jensen, figlio di un farmacista di Walgreens, era cresciuto
in Idaho in un ambiente conservatore; si era poi trasferito
a est e si era spostato a sinistra. Nei tumultuosi anni Sessanta,
mentre frequentava la Columbia University aveva
preso parte a manifestazioni contro la guerra del Vietnam
ed era riuscito a evitare l'arruolamento dichiarandosi obiettore
di coscienza. Non era per contrario alla pena capitale
per motivi religiosi o etici. Le sue perplessit derivavano da
anni di esperienza nelle aule giudiziarie. La natura conflittuale
di un processo si basa sul concetto che giustizia sar
fatta quando le parti che si contrappongono presentano
con forza le loro ragioni tramite avvocati competenti e motivati.
Per quanto riverito e apprezzato, il sistema accusatorio
 condotto da esseri umani, e gli esseri umani possono
sbagliare. Per giudici e giurati, una cosa  sbagliare in un
processo civile, dove avvocati incerti e incompetenti assistono
il querelante e il citato in giudizio; ben altra faccenda
 quando in ballo c' la vita di un uomo. Ed era proprio il
modo in cui, nel caso di Elmore, il sistema giudiziario aveva
funzionato - o meglio, non aveva funzionato affatto - ad
aver mandato in crisi Jensen.
Studio i suoi processi - tre, per l'esattezza - e non riesco
a crederci! diceva. A parte la scelta dei giurati, ciascun
processo era durato tre giorni. Tre giorni! Nella maggior
parte delle citt il caso di un ubriaco alla guida richiede pi
tempo; persino un processo per un banale taccheggio pu
durare di pi. Agli occhi di Jensen, la difesa fornita da
Geddes Anderson e John Beasley a Elmore non arrivava neppure
a un livello minimo. A quel punto, tanto valeva che l'avvocato
difensore non ci fosse neppure. Cos'era l a fare?
si chiedeva retoricamente Jensen. E dunque si accingeva a
dimostrare cosa fosse in grado di fare un buon avvocato.
All'epoca dell'udienza per il PCR di Elmore, il processo
a O. J. Simpson era cominciato gi da due mesi. Un giorno,
un insegnante di una scuola superiore di Greenwood aveva
portato i propri allievi ad assistere a un'udienza. In un intervallo,
contatt Jensen, spiegandogli che i suoi studenti
erano affascinati dal caso Simpson e che, da parte sua, voleva
mostrare loro un processo in diretta. Pu fare un
parallelismo perfetto rispose Jensen. Guardi questi due
processi. Due uomini accusati di assassinio. Nessun testimone
oculare. Numerosissime prove: sangue, impronte digitali,
peli. Per Elmore, il processo dura tre giorni, senza
alcuna difesa degna di questo nome. Per Simpson va avanti
da mesi. Ecco cosa pu il denaro. Diana andava su tutte le
furie quando veniva fatto un confronto con O.J. Simpson.
Non dubitava affatto della completa innocenza di Elmore,
mentre non era altrettanto sicura di quella di O.J.
Jensen non si chiese mai se Elmore fosse innocente o colpevole.
Non era quella la questione che doveva affrontare.
Per lui, come per la maggior parte degli avvocati penalisti,
difendere un presunto criminale vuol dire difendere il sistema
giudiziario e la costituzione tanto quanto l'individuo.
Esigendo che un presunto colpevole abbia un giusto processo,
gli avvocati difensori garantiscono che questo valga
anche per un innocente.
Dopo aver esaminato le prove, ascoltato i testimoni e
consultato gli esperti, Jensen giunse alla stessa conclusione
di Diana: Elmore era innocente. E non si stupiva affatto
che il poveraccio potesse aver detto a un paio di poliziotti:
Okay, se dite che l'ho fatto... io per non me lo ricordo.
Come tutti coloro che avevano incontrato Elmore, anche
Jensen rimase colpito dalla sua personalit infantile: cercava
sempre di compiacere, non discuteva mai.
Jensen era consapevole di essere considerato un liberal
nordista venuto a catechizzare i conservatori sudisti in fatto
di giustizia. Sapeva di essere entrato in un mondo che gli
era estraneo, eppure quando incontr William T. Jones e
si sent chiedere A quale Chiesa appartiene?, gli caddero
comunque le braccia. A New York non ti viene in mente di
chiedere a uno che hai appena incontrato quale sia la sua
religione, e Jensen pensava che a Jones non dovesse
interessare se era ateo, o un discendente di pionieri mormoni
e aveva sposato una ragazza ebrea di New York. Ma dopo
aver trascorso pi tempo in South Carolina, fin per rendersi
conto di quanto fosse importante la questione religiosa. Nel
Sud, molti ritengono accettabile la pena di morte perch
viene presentata come legata alla giustizia divina.
Jensen non era esibizionista, non alla F. Lee Bailey, Gerry
Spence, Alan Dershowitz o Johnnie Cochran. Tuttavia aveva
avuto il miglior apprendistato cui un giovane avvocato possa
aspirare: sei anni nell'ufficio del procuratore per il Distretto
orientale di New York (a Brooklyn), fino a diventare capo
della sezione civile. Insieme a Diana formavano un team
perfetto: lui in tribunale, lei fuori. Insieme fecero quello
che un buon difensore avrebbe dovuto fare al processo Elmore,
e che Anderson e Beasley non avevano fatto. Interrogarono
testimoni, trovarono i propri esperti, scovarono
prove che l'accusa aveva cercato di nascondere, misero in
evidenza incongruenze, discrepanze e menzogne. A mano a
mano che proseguivano nella loro ricerca, c'erano momenti
in cui restavano allibiti. Il processo contro Elmore era pi
inconsistente, debole e inficiato da una discutibile condotta
del pubblico ministero di quanto avessero pensato.
Eppure le barricate che Diana e Jensen dovevano superare,
aggirare o attraversare per far s che Elmore avesse un
nuovo processo erano ben pi temibili di quelle che Anderson
e Beasley si erano trovati di fronte quando avevano
cercato di farlo assolvere. Una volta che una persona  stata
ritenuta colpevole, non importa quanto incerta sia stata la
motivazione della condanna, viene messo in moto un meccanismo
quasi inesorabile che porta alla sua esecuzione.
Una volta che una persona  stata condannata, la presunzione
di innocenza non esiste pi. In appello, la presunzione
 che l'accusato abbia avuto un giusto processo, che i giurati
abbiano agito correttamente. Nel processo di appello, non
basta che i difensori insinuino ragionevoli dubbi, per quanto
numerosi possano essere. Non era sufficiente che la Holt
e Jensen esibissero prove, se le avevano, che Holloway era
il probabile assassino. Non era sufficiente dimostrare che
Anderson e Beasley se ne erano infischiati, o che Anderson
era ubriaco o Beasley razzista. Non era neppure sufficiente
dimostrare in modo convincente che Elmore era innocente.
Da sola, l'innocenza non dava diritto a un nuovo processo.
La Corte Suprema lo aveva stabilito due anni prima in
Herrera contro Collins. La procedura corretta non richiede
che sia intrapresa qualsiasi ragionevole azione, a qualunque
costo, per eliminare la possibilit di condannare una persona
innocente scriveva per conto della maggioranza il
presidente della Corte Suprema, William Rehnquist. Fare
altrimenti vorrebbe dire quasi paralizzare il nostro sistema
di applicazione della legge criminale. In altre parole, la necessit
di arrivare comunque a una condanna talvolta calpesta
quella che potrebbe essere considerata un'irrinunciabile
imparzialit. Leonel Torres Herrera, trafficante di droga,
era nel braccio della morte perch colpevole dell'assassinio
di due funzionari della polizia del Texas. Dieci anni dopo la
condanna di Leonel, suo fratello Raul confess al proprio
legale di essere stato lui a uccidere i funzionari che, disse,
erano coinvolti insieme a loro in un'operazione di contrabbando
di droga. Anche il figlio maggiore di Raul dichiar di
aver visto suo padre uccidere i due funzionari. In base a queste
confessioni, Leonel Herrera chiese un nuovo processo.
La corte decise che non vi aveva diritto. I tribunali federali
hanno il compito di assicurare che gli individui non
siano imprigionati in violazione della Costituzione - non di
correggere eventuali errori spiegava Rehnquist. Dopo che
un imputato ha avuto un giusto processo, la presunzione
di innocenza sparisce osservava. Per ottenere un nuovo
processo un condannato deve dimostrare che uno dei suoi
diritti costituzionali  stato violato.
Il giudice della Corte Suprema, Blackmun, non era d'accordo.
Ritengo contrario a ogni standard di decenza giustiziare
qualcuno che di fatto  innocente disse e ribad le sue
convinzioni esponendole ad alta voce dal proprio scranno:
L'esecuzione di una persona che pu dimostrare di essere
innocente, si avvicina pericolosamente al semplice assassinio.
I giudici della Corte Suprema John Paul Stevens e
David Souter si schierarono con Blackmun.
Il giudice della Corte Suprema Antonio Scalia ironizzava.
I giudici lasciavano che le proprie opinioni personali
calpestassero corrette considerazioni legali, diceva. Se la
decisione della maggioranza offendeva le loro coscienze,
proseguiva, forse avrebbero dovuto mettere in dubbio la
sensibilit delle loro coscienze, o, meglio ancora, l'utilit
del trauma della coscienza come criterio legale. Il collega
della Corte Suprema, Clarence Thomas, era d'accordo.
Quattro mesi dopo che la corte si era pronunciata, Herrera
fu legato sulla lettiga. Le sue ultime parole furono:
Sono innocente, innocente, innocente. Non ho fatto niente
di sbagliato. Alla societ non devo nulla. Sono un uomo innocente
e questa notte si fa qualcosa di molto sbagliato.
Gli aghi gli vennero inseriti nelle vene.
Il Caso Herrera non era quello pi adatto per verificare
se un'asserzione di innocenza garantisse un nuovo processo.
Le prove dimostravano in modo schiacciante che Leonel
Herrera aveva ucciso i due poliziotti, annotava il giudice
Sandra O'Connor riportando l'opinione di svariati membri
della corte; gli affidavit presentati un decennio dopo erano
privi di credibilit.
Avvocati e attivisti desiderosi di utilizzare i tribunali per
un radicale cambiamento sociale, sia conservatore sia liberal,
sono alla ricerca di casi che presentino fatti inconfutabili:
le azioni legali vengono avviate basandosi su di essi.
Per i contrari alla pena capitale, che cercano di ottenere
un nuovo processo sulla base di nuove prove, sarebbe stato
preferibile avere a che fare con un caso in cui la pretesa di
innocenza fosse forte, un caso come quello di Elmore, per
esempio. Tuttavia gli avvocati di Herrera avevano un dovere
etico nei confronti del loro cliente: ottenere tutti gli appelli
possibili. Il Caso Herrera era uno di quelli che rafforzano le
argomentazioni dei conservatori legge e ordine, nonch
la posizione di molti americani, convinti che i legali, impegnati
nel difendere condannati a morte, avanzino rivendicazioni
pretestuose. Ma quando lotti per mantenere in vita un
uomo, chi pu dire che una rivendicazione sia pretestuosa?
Il giorno in cui fu deciso il caso Herrera contro Collins,
nella capitale le bandiere erano a mezz'asta: il giudice
Thurgood Marshall era morto il giorno prima all'et di ottantaquattro
anni. Per ore la gente attese in lunghe file il passaggio
del suo feretro, esposto in modo solenne presso la Corte
Suprema. La National Cathedral era stracolma e milioni
assistettero alla cerimonia in televisione. Con lui scompariva
una leggenda, quella di un uomo che era cresciuto nel
Sud segregazionista, che era stato allontanato da alberghi,
che aveva preso posizione nel caso Brown contro la Board
of Education, che era stato l'unico membro della Corte Suprema
ad aver difeso un accusato di omicidio. La Corte Suprema
aveva perso una voce, ferma e sicura, contro la pena
di morte, in compenso aveva acquisito una nuova forza,
quella assai pi incerta del giudice Blackmun.
Nel Caso Furnam il giudice Blackmun si era espresso contro
le opinioni di Marshall e Brennan, sostenitori dell'incostituzionalit
della pena di morte, e nel Caso Gregg si era
schierato con la maggioranza che ne sosteneva la piena costituzionalit.
Al contrario, due decenni dopo, studiando le
richieste di revisione del processo da parte di detenuti nel
braccio della morte, era giunto alla conclusione che la condanna
a morte  inficiata da arbitrariet, discriminazione,
superficialit ed errore. Era accaduto nel caso di un afroamericano,
Bruce Collins, ritenuto colpevole e condannato
a morte per l'assassinio di un bianco durante una rapina
in un topless bar. Poich l'esecuzione era imminente, i
suoi legali avevano presentato un ricorso presso la Corte
Suprema, chiedendo una revisione del processo. In base
alle regole della Corte Suprema, quattro dei suoi membri
devono dichiararsi d'accordo prima che il caso venga accettato
per il dibattimento, regola necessaria per ridurre a
un numero ragionevole le centinaia di ricorsi. Raramente i
giudici esprimono opinioni quando decidono se accettare o
meno la revisione di un caso, di solito si limitano ad annotare
se il ricorso  stato concesso o negato. Tuttavia Blackmun
aveva qualcosa da dire sulla pena capitale e sulla sua
evoluzione. In una personalissima motivazione di settemila
parole e ventidue pagine, il giudice Blackmun citava tutti
gli errori che aveva avuto modo di vedere nel corso degli
anni: avvocati incapaci, giudici favorevoli alla pubblica accusa,
pubblici ministeri troppo zelanti.
Per oltre vent'anni, ho cercato - o meglio, mi sono battuto
- insieme alla maggioranza di questa Corte per mettere
a punto regole procedurali e sostanziali che alla condanna a
morte potessero dare qualcosa di pi della mera apparenza
di correttezza scriveva Blackmun. Invece di continuare a
cullare la falsa convinzione della Corte, secondo cui  stato
raggiunto l'auspicato livello di correttezza e non ce bisogno
di privare i regolamenti del loro contenuto, mi sento moralmente
e intellettualmente obbligato ad ammettere semplicemente
che l'esperimento della pena di morte ha fallito.
E concludeva: Da oggi in poi non avr pi nulla a che
fare con la macchina della morte. Affermazione che divenne
una delle pi note della sua lunga e prestigiosa carriera
giudiziaria, sostiene la sua biografa Linda Greenhouse.
Il giudice Scalia derise il collega. Le posizioni contrarie
alla pena di morte sono spesso appassionate e profondamente
sentite, diceva, ma non c' motivo per leggerle in
una Costituzione che non le contiene. Riflettendo sulla
profondit delle emozioni che suscita il dibattito sulla pena
di morte, su quanto divida l'opinione pubblica, Scalia proseguiva:
Ancor meno giustificato  ricorrervi per sbattere
in faccia alla gente la posizione di una minoranza. Il giudice
Blackmun inizia descrivendo con amarezza la morte di un
assassino mediante iniezione letale. Sceglie, come caso su cui
esporre le proprie considerazioni, uno degli omicidi meno
brutali tra tutti quelli che regolarmente vengono sottoposti
alla nostra attenzione, l'assassinio di un uomo colpito da
un proiettile improvvisamente e inaspettatamente, senza
alcuna possibilit di preparare se stesso e le proprie cose, e
lasciato a morire dissanguato sul pavimento di una taverna.
Di fronte a questo, l'iniezione letale, descritta dal giudice
Blackmun, sembra di gran lunga preferibile. Sembra preferibile
persino rispetto ad altri casi, con cui quotidianamente
dobbiamo confrontarci, casi che il giudice Blackmun non
sceglie per affermare che la pena di morte  sempre incostituzionale
- per esempio quello di una ragazzina di undici
anni, violentata da quattro uomini e poi uccisa infilandole
in gola le mutandine. Rispetto a questo, quanto  preferibile
una morte tranquilla mediante iniezione letale! Se la
gente conclude che queste morti, ben pi brutali, possono
essere scoraggiate dalla pena capitale; se conclude semplicemente
che la giustizia ha bisogno che queste morti brutali
siano punite con la pena capitale; non dovrebbe essere di
ostacolo l'invenzione di false, estemporanee e antistoriche
contraddizioni insite nell'Ottavo emendamento.
Il giudice Blackmun fu l'unico a pronunciarsi a favore
della revisione del processo e dal Texas, dal braccio della
morte dove era in attesa dell'esecuzione della sentenza, Collins
gli invi una breve lettera di ringraziamento. Spero
che lei sia in pace con la sua coscienza per aver fatto quello
che ha fatto scriveva. Il 21 marzo del 1997, Collins fu legato
sulla lettiga.
Nel Caso Herrera la Corte Suprema aveva tuttavia lasciato
aperta la possibilit che la dichiarazione di innocenza di un
imputato potesse garantirgli un nuovo processo. Richiedeva
per una dimostrazione totalmente persuasiva di effettiva
innocenza e per l'ammissibilit della dichiarazione di
innocenza la soglia era estremamente alta disse la corte.
Forse irraggiungibile. Neppure affermazioni contraddittorie
da parte dei pubblici ministeri su chi avesse commesso
un assassinio erano sufficienti.
Jesse Dewayne Jacobs venne arrestato per aver assassinato
Etta Urdiales, la moglie del fidanzato della sorella, che era
stata rapita, portata in un bosco, coricata su un sacco a pelo
e uccisa con un colpo alla testa di una calibro .38. Jacobs
aveva confessato alla polizia. Tuttavia, durante il processo
dichiar che in realt era stata sua sorella Bobbie Hogan a
uccidere Urdiales. La corte giudic colpevole Jacobs e lo
condann a morte. Parecchi mesi dopo, il Texas accus la
Hogan di aver commesso l'assassinio. Ora, il pubblico ministero,
quello stesso che aveva accusato Jacobs, dichiar
alla giuria che lo stato aveva commesso un errore nel sentenziare
che Jacobs aveva assassinato la Urdiales. Dopo ulteriori
investigazioni, ribad, aveva concluso che in effetti
a commettere l'assassinio era stata la Hogan. La corte dichiar
la Hogan colpevole di omicidio preterintenzionale.
Jacobs chiese un nuovo processo, sostenendo che lo stato
aveva ora affermato che non era stato lui a uccidere la
Urdiales, che di fatto aveva sconfessato la prova in base alla quale
lo aveva condannato. La Corte Suprema rifiut di prendere
in considerazione il caso, con una maggioranza di sei a tre.
Ritengo profondamente inquietante questo modo di procedere
disse il giudice Stevens, che aveva votato in favore
di una riapertura del caso. Sarebbe fondamentalmente ingiusto
giustiziare una persona sulla base di una prova che
lo stato ha formalmente sconfessato. Jacobs fu giustiziato
il 4 gennaio del 1995.
Il Caso Jacobs non  l'unico. In Texas James Lee Beathard
fu giustiziato nel 1999 per l'assassinio di Gene Hathorn Sr,
sua moglie e il loro figlio quattordicenne mentre stavano
guardando la televisione nella loro casa mobile nell'East
Texas. Nessuna prova materiale legava Beathard al crimine:
niente impronte digitali, niente impronte di scarpe, niente
sangue. Di fatto fu condannato in base alla testimonianza di
un complice, Gene Hathorn Jr, che odiava profondamente
il padre e pensava di incassarne l'eredit.  possibile che
Hathorn sia un assassino a sangue freddo, ma in questo tribunale
non c' alcuna prova che sia anche un bugiardo dichiar
il pubblico ministero Joe L. Price nell'arringa finale
del processo a Beathard. Parecchi mesi dopo, il pubblico
ministero process Hathorn, che ancora una volta diede
la colpa a Beathard. Ora, nell'arringa conclusiva di fronte
alla corte, Price dichiar che, se credevano a Hathorn, io
sono un cane da caccia con un occhio solo. Anche Hathorn
fu condannato a morte (la condanna fu poi annullata
dalla Corte d'Appello del Texas e tramite patteggiamento
la condanna fu commutata nel carcere a vita.)
 pi facile per un cammello passare per la cruna di un
ago che per un condannato, che si proclama innocente, ottenere
un nuovo processo.
Nel Missouri, Joseph Amrine, in prigione per rapina, fu
giudicato colpevole dell'uccisione di un detenuto e condannato
a morte. Non esisteva alcuna prova materiale che
collegasse Amrine all'assassinio, tuttavia tre detenuti avevano
dichiarato che Joseph aveva detto loro di aver ucciso
l'uomo. In seguito tutti e tre ritrattarono e una guardia carceraria
disse che il vero assassino era uno dei detenuti che
aveva puntato il dito contro Amrine.
Lo stato rifiut di concedere ad Amrine un nuovo processo.
Aveva avuto la possibilit di difendersi in tribunale.
Sono incline a rimettermi alle dodici persone che fanno
parte della giuria e hanno guardato negli occhi i testimoni
disse il procuratore capo del Missouri, Jay Nixon (che sarebbe poi diventato il governatore democratico del Missouri).
Il caso  stato riesaminato da molti ottimi giudici.
Era questo il mantra del pubblico ministero nei casi in cui
era stata comminata la pena di morte; la giuria aveva deciso;
i giudici avevano riesaminato il caso; come si poteva
ancora dubitare della colpevolezza del condannato? Nel
caso di Elmore, si faceva notare che ad aver deciso erano
stati tre giudici e tre giurie.
Quando il Caso Amrine era arrivato alla Corte Suprema
del Missouri, la procura aveva dichiarato che una dichiarazione
di innocenza non giustificava un nuovo processo. Era
esattamente quello che la Corte Suprema aveva detto a proposito
del Caso Herrera. Durante il dibattimento il giudice
di Corte Suprema Laura Denvir Stih non riusciva a credere
alle proprie orecchie.
Vorreste dire che, se non si trova che ci sia stata una
violazione della costituzione e se addirittura si scopre che
il signor Amrine  effettivamente innocente, dovrebbe essere
comunque giustiziato? chiese all'avvocato dell'accusa.
Esattamente, vostro onore fu la risposta.
Un altro giudice, Mchael Wolff, era altrettanto incredulo.
Per essere certi di aver capito bene: se scopriamo che,
in un determinato caso, il test del DNA esclude senza ombra
di dubbio che una certa persona sia l'assassino, dobbiamo
comunque giustiziarlo se non scopriamo che nel corso del
processo ci sia stata una qualche violazione della Costituzione?
S, vostro onore.
I giudici della Corte Suprema del Missouri non se la sentirono
di accettare una cosa del genere.  difficile immaginare
un risultato pi palesemente ingiusto e incostituzionale
del permettere l'esecuzione di un innocente dichiar
la corte. Pertanto, basandosi sulla legge del Missouri, non
sulla Costituzione degli Stati Uniti, annull la condanna di
Amrine e ordin un nuovo processo.
Ma i pubblici ministeri del Missouri non erano disposti a
cedere. Vollero che sul sangue trovato sugli abiti di Amrine
fosse eseguito il test del DNA, per vedere se apparteneva alla
vittima. Precedentemente, l'avvocato difensore di Amrine,
Sean O'Brien, un appassionato ed efficiente difensore di
detenuti nel braccio della morte, aveva chiesto gli abiti del
suo assistito per fare esattamente la stessa cosa. Gli era stato
risposto che gli abiti erano stati distrutti. Ora, miracolosamente,
saltarono fuori. Infine, l'accusa ammise che le cose
erano andate diversamente e Amrine usc di prigione dopo
esserci rimasto per diciotto anni per un delitto che non
aveva commesso. Il caso di Elmore sembrava molto simile
a quello di Amrine.
Diana e Jensen sapevano di avere di fronte un ostacolo
analogo a quello del Caso Herrera. Per ottenere che Elmore
avesse un nuovo processo dovevano fare qualcosa di pi
che dimostrare che era innocente. Dovevano provare che
erano stati violati i suoi diritti costituzionali.
Una delle loro argomentazioni continuava a essere che
Anderson e Beasley avevano difeso Elmore con tale incompetenza
che di fatto gli era stato negato il diritto all'assistenza
legale garantito dal Sesto emendamento. Si tratta di
una motivazione che viene spesso avanzata dagli avvocati
che rappresentano i detenuti nel braccio della morte nella
richiesta di revisione del processo.  una motivazione che
difficilmente ha successo. Il controllo giuridico del comportamento
del difensore d'ufficio deve essere estremamente
rispettoso dichiarava la Corte Suprema nel 1984, a proposito
del Caso Strickland contro Washington. C' una forte
presunzione che il comportamento del difensore d'ufficio
rientri nell'ambito di una ragionevole assistenza professionale
proseguiva.
Non ci volle molto per i giudici per stabilire che, nel Caso
Strickland, erano stati rispettati gli standard e che l'assistenza
legale era stata adeguata. La Costituzione, cos come viene
interpretata dai tribunali, non richiede che l'accusato, anche
in un caso che comporta la pena capitale, sia assistito
da un legale abile o efficiente dichiar in un'occasione un
giudice della Corte d'Appello della Quinta circoscrizione.
Di conseguenza, gli accusati assistiti da avvocati non legalmente
incapaci possono essere condannati a morte mentre
gli stessi accusati, se assistiti da avvocati capaci, potrebbero
quantomeno cavarsela con il carcere a vita. Un giudice di
un tribunale del Texas and oltre: La Costituzione non
dice che un avvocato debba essere sveglio. O sobrio.
Nel North Carolina Thomas Portwood alleviava quasi
tutte le notti la pressione provocata dall'occuparsi di casi
passibili della pena di morte con un bel po' di rum a 40
gradi, persino durante i processi. Giurava che non influiva
sulla sua prestazione. Uno dei suoi clienti, Ronald Frye, fu
ritenuto colpevole e condannato a morte per aver ucciso il
padrone di casa colpendolo con un paio di forbici. Come
nella maggior parte di questi casi, la questione non era se
Frye fosse colpevole o meno, ma se dovesse essere giustiziato.
La storia di Frye era terribilmente simile a quella della
maggior parte dei detenuti nel braccio della morte: povert,
abusi infantili, genitori alcolizzati, limitate facolt mentali.
Da piccolo sua madre aveva affidato lui e il fratello a una
coppia incontrata in un distributore di benzina. L'uomo era
alcolizzato, frustava regolarmente i due ragazzi e li obbligava
a frustarsi a vicenda mentre li stava a guardare. Quando,
a undici anni, era stato tolto alla coppia, Frye era andato
a vivere con il padre biologico e la sua seconda moglie. Il
padre lo obbligava a guardare mentre picchiava la moglie.
Da adolescente, Ron Frye aveva fatto pesantemente uso di
droga e alcol e soffriva di emicrania e allucinazioni. Tutto
questo Portwood si guard bene dal farlo sapere alla giuria.
Durante il processo di appello gli avvocati di Frye sostennero
che gli era stata negata un'efficace assistenza legale
perch Portwood era spesso ubriaco. Un tribunale federale
dichiar che non era cos. Nulla indicava che la prestazione
di Portwood fosse resa meno efficace dalla sua dipendenza
dall'alcol scrisse il giudice. La Corte Suprema degli Stati
Uniti respinse la richiesta di Frye.
Frye fu legato alla lettiga. Mi dispiace disse al nipote
dell'uomo che aveva ucciso e che era venuto ad assistere
all'esecuzione. Mi perdoni.
Nel caso Elmore, il South Carolina difese strenuamente la
prestazione di Anderson e Beasley. Ha dimostrato uno standard
professionale che ritengo appropriato a questo stato,
una difesa di alto livello dichiar l'avvocato dell'accusa,
Donald Zelenka al giudice Kinard durante il PCR di Elmore.
Inoltre, prosegu, riteniamo che questo caso dimostri che
noi, in South Carolina, abbiamo un sistema di giustizia di
cui andare fieri. Abbiamo avvocati di buon livello. Difese
anche l'operato dei pubblici ministeri. Abbiamo decisioni
oneste, etiche e volte alla ricerca della giustizia da parte dei
pubblici ministeri, in particolare di William Jones e Townes
Jones. La Holt mantenne un viso imperscrutabile.
Zelenka non resistette alla tentazione di lanciare una
frecciatina all'avvocato di New York e alla Holt, che aveva
vissuto in South Carolina soltanto un anno o poco pi. Mi
spiace che, talvolta, persone che vengono da fuori non capiscano,
o non accettino realmente, le comunit in cui viviamo
e l'abilit dei procuratori che fanno rispettare la legge in
questo stato, i pubblici ministeri coinvolti nel fare giustizia
e non semplicemente nel cercare qualcuno da condannare.
Diana, che sedeva a poca distanza, fu sul punto di dire: Mi
scusi, signor Zelenka, ma lei non  dell'Ohio?.
Certo. Donald John Zelenka era nato e cresciuto ad Akron;
suo padre era un ingegnere meccanico che lavorava presso
la Ohio Edison. Dopo la Firestone High School, dove, nei
primi anni Settanta, aveva sfoggiato i biondi capelli che gli
scendevano fino al colletto, come voleva la moda, aveva studiato
economia alla Ohio State dove aveva fatto parte
dell'Interfraternity Council e suonato il trombone nella banda. Si
era trasferito nel South Carolina per studiare legge, impressionato
dai programmi della University of South Carolina
e dalle attivit sportive dell'usc con la squadra di basket di
Frank McGuire e quella di football di Paul Dietzel. Il suo
cuore per era rimasto quello di un nativo dell'Ohio, cos
come Diana era rimasta una texana. Ogni anno tornava per
la partita di football Ohio State-Michigan e suonava il trombone
nella banda degli alunni. Decenni dopo essersi trasferito
nel South Carolina, le sue squadre preferite erano ancora la
Ohio State Buckeyes e la Cleveland Browns; e la sua musica
preferita era quella della Cleveland Orchestra (insieme
a Bruce Springsteen e Cat Stevens).
Mentre studiava legge, i corsi che seguiva pi volentieri
erano quelli riguardanti i rapporti di lavoro e le leggi sull'impiego.
Conclusi gli studi tra i primi della sua classe, and a
lavorare presso la corte federale a Richmond, in Virginia,
dove si occupava di ricerche al calcolatore, una prassi relativamente
nuova. Persuaso da amici, torn a Columbia e inizi
a lavorare nell'ufficio del procuratore federale. Aveva ventisette
anni, i capelli erano ancora lunghi, ma pi radi. Aveva
trovato la sua strada e quando arriv il momento della revisione
del processo post-condanna, era responsabile della
sezione che si occupava di casi comportanti la pena di morte
- e aveva un inizio di calvizie.
Era comparso pi volte di fronte alla Corte Suprema degli
Stati Uniti argomentando a favore del mantenimento della
pena capitale. Inaspettatamente si conquist un posticino
nella storia grazie al caso Holmes contro il South Carolina.
Bobby Lee Holmes era stato condannato per stupro, rapina
e assassinio di una signora di ottantasei anni. Il processo
era durato quattro giorni. L'accusa aveva esibito l'impronta
del palmo della mano di Holmes, rinvenuta sulla scena del
delitto; fili del suo maglione trovati sul letto della vittima;
il DNA della donna sulla sua biancheria e il sangue sulla sua
canottiera. Holmes si proclamava innocente e il suo avvocato,
William Nettles, che sarebbe poi diventato procuratore
nel South Carolina, cercava di esibire la prova che a
commettere il crimine era stato un altro uomo. La corte
escluse la prova della colpevolezza di una potenziale terza
persona. John Blume, che difendeva Holmes davanti alla
Corte Suprema degli Stati Uniti, sostenne che l'esclusione
della prova, decisa dalla corte, violava il diritto costituzionale
dell'accusato a un giusto processo. Zelenka sosteneva
invece le schiaccianti motivazioni dell'accusa e precisava
che il diritto di un accusato di esibire prove non era illimitato,
ma soggetto a ragionevoli restrizioni. Verso la
fine del tempo a sua disposizione per l'arringa, Zelenka fu
interrotto da una domanda del giudice Thomas circa lo
standard che la corte intendeva applicare. Era un momento
importante e lo sarebbe diventato ancora di pi. Il giudice
Thomas non era solito parlare spesso dal suo scranno
e questa domanda, nel 2006, fu l'ultima per oltre cinque
anni, il periodo pi lungo in almeno quarantanni, durante
il quale un giudice non pose domande. Nel Caso Holmes,
in discussione era una norma in base alla quale un imputato
non pu esibire la prova che un'altra persona ha commesso
il crimine di cui  accusato quando la corte ritiene
che la pubblica accusa abbia presentato pesanti prove di
colpevolezza. Gli stati hanno ampia possibilit di stabilire
regole in fatto di prove, tuttavia ci sono dei limiti, sosteneva
la corte. E questa regola, disse il giudice Samuel Alito,
negava all'imputato una significativa opportunit di presentare
una difesa completa ed era dunque incostituzionale.
(In base alla decisione delle Corte Suprema, Holmes
fu condannato al carcere a vita senza libert su cauzione.)
Nel sostenere la pena di morte, Zelenka era inflessibile.
Una donna che abortiva al terzo trimestre di gravidanza era
colpevole di omicidio e avrebbe dovuto essere giustiziata,
sostenne una volta. Prov una forte delusione quando, nel
2005, la Corte Suprema stabil che l'Ottavo emendamento
vietava di giustiziare una persona che, quando aveva commesso
il crimine per cui veniva punita, avesse meno di diciotto
anni. Decisione che, nel Caso Roper contro Simmons,
annull quella esattamente opposta presa dalla corte soltanto
sedici anni prima. A diciassette anni, mentre frequentava il
primo ciclo di scuola superiore, Christopher Simmons aveva
pianificato un furto con scasso e un omicidio in termini
agghiaccianti e spietati scrisse il giudice Anthony Kennedy,
riportando la posizione della maggioranza costituita da cinque
persone. Simmons aveva detto ai suoi complici che se
la sarebbero cavata perch minorenni. Alle due del mattino
fecero dunque irruzione nella casa di Shirley Crook, le coprirono
occhi e bocca con uno speciale nastro adesivo, le
legarono le mani, la misero in un furgone e la portarono in
un parco dove la gettarono gi da un ponte ferroviario nel
fiume Meramec, nel Missouri orientale. Per quanto orribile
fosse il crimine, la maggioranza era dell'opinione che la
condanna a morte fosse una pena eccessiva per dei ragazzi.
La pena capitale deve essere limitata a coloro la cui estrema
colpevolezza li rende meritevoli di tale condanna decret
la corte, citando un caso affrontato precedentemente dalla
Corte Suprema. Un colpevole giovane non rientra in questa
categoria, fu decretato. Innanzitutto perch, come sa
qualsiasi genitore, scrisse il giudice Kennedy, i giovani non
hanno la maturit e il senso di responsabilit degli adulti.
Kennedy prosegu dicendo che, nei molti anni in cui
aveva trattato casi passibili di pena di morte, la corte aveva
riconosciuto che due erano gli obiettivi che si proponeva:
punizione e deterrenza. Sia che sia vista come un tentativo
di esprimere l'offesa subita dalla comunit o di compensare
il torto subito dalla vittima, nel caso di un minore la necessit
della punizione non  cos forte come in un adulto
scriveva Kennedy. La punizione non  proporzionata, se la
pena pi severa imposta dalla legge viene inflitta a una persona
la cui colpevolezza, o indegnit,  considerevolmente
diminuita dalla giovinezza e dall'immaturit. Quanto alla
deterrenza, non  chiaro se, sui giovani, la pena di morte
abbia un effetto deterrente significativo o quantificabile
scriveva Kennedy.
Nel capovolgere la precedente deliberazione, secondo cui
era consentito giustiziare giovani, la corte teneva conto del
consenso nazionale e dell'evoluzione degli standard del
vivere civile, che costituivano il test per l'interpretazione
dell'Ottavo emendamento, diceva la maggioranza. Trenta
stati proibivano l'esecuzione di minorenni, osservava la corte:
dodici avevano abolito in toto la pena di morte e i diciotto,
in cui era in vigore, la escludevano per i minorenni. Infine,
osservava la maggioranza, il peso schiacciante dell'opinione
internazionale  contro la pena di morte per i minori.
Il giudice Scalia non era d'accordo e al suo fianco si
schierarono il presidente della Corte Suprema, Rehnquist,
e il giudice Thomas. Rigoroso nell'interpretazione della Costituzione,
il giudice Scalia, che nell'emettere una sentenza
guardava alle intenzioni originarie dei Padri Fondatori,
dichiar che la Costituzione non era cambiata da quando
precedentemente la corte aveva stabilito che l'Ottavo emendamento
non proibiva l'esecuzione di minorenni. Non sapeva
che farsene del concetto di interpretare la Costituzione
tenendo conto dell'evoluzione degli standard del vivere civile.
Ma soprattutto rifiutava sprezzantemente l'idea che
gli Stati Uniti dovessero prendere in considerazione l'opinione
di altri paesi. La Corte Suprema si proclama unico
arbitro degli standard morali della nostra nazione - e solo
per evitare questa responsabilit pu accettare di prendere
indicazione dalle posizioni di tribunali e legislazioni straniere.
Poich non penso che il significato del nostro Ottavo
emendamento, esattamente come il significato di altre
disposizioni della nostra Costituzione, dovrebbero essere decisi
dalle opinioni soggettive di cinque membri di questa Corte
e di stranieri con idee simili, io dissento scriveva Scalia.
Nella dichiarazione iniziale del PCR di Elmore, Zelenka
ricordava al giudice Kinard che Elmore era stato ritenuto
colpevole e condannato da tre giurie. Quei giurati, il South
Carolina, i giurati di Newberry County, si rivolgono sinceramente
a lei, vostro onore, per essere certi che si continuer
a fare giustizia. Dopo aver studiato legge, Kinard aveva
lavorato presso una piccola azienda a Camden, circa quarantacinque
miglia a est di Columbia, dove si impegnava
attivamente nelle attivit della Chiesa luterana di St. Timothy,
era membro del Camden Country Club e segretario del
Camden Charity Horse Show. Jensen scopr che Kinard era
disponibile e paziente, privo del risentimento nei confronti
degli avvocati forestieri che aveva personalmente sperimentato
in altre giurisdizioni.
Capisco la fatica del signor Elmore e del suo legale nel
convincermi che sono stati commessi errori che richiederebbero
un nuovo processo concluse Kinard, dopo aver
ascoltato attentamente Jensen e poi Zelenka. Chiese agli avvocati
i verbali dei tre processi, verbali che avrebbe letto.
Tuttavia per il momento avrebbe prestato attenzione alle
prove esibite dagli avvocati di Elmore come se fossi un
membro della giuria o sedessi qui partendo da zero. Era
esattamente quello che Diana e Jensen volevano.

La fidanzata ricontattata.
Jensen contatt il primo testimone, la ex ragazza di Elmore,
Mary Alice Harris. (Nel frattempo si era risposata,
dunque il cognome era cambiato.) Faceva ancora la commessa
da Kmart.
Tony Miles, un collega della Holt presso il Death Penalty
Resource Center, che aveva dato una mano nel presentare
il ricorso, si era offerto di interrogarla. Miles, un ventisettenne
afroamericano, era figlio di un noto attivista dei diritti
civili degli anni Cinquanta e Sessanta, Elijah Walter Miles.
Dopo essersi laureato alla facolt di legge Boalt Hall presso
la University of California, a Berkeley, Tony era entrato nel
Resource Center, di Columbia. (Lasci il centro pochi mesi
dopo l'udienza, per spostarsi a Washington, dove lavor
nell'ufficio che fornisce assistenza gratuita ai non abbienti.)
A Mary, Miles fece rivivere la sera del 16 gennaio 1982, la
notte in cui, secondo l'accusa, era stata assassinata la signora
Edwards; la notte in cui Elmore era andato a casa sua, dove
non era stato accolto bene e, arrabbiato, si era tolto la camicia,
che lei aveva subito buttato via. La sua testimonianza
coincise con quanto aveva dichiarato al processo.
Tuttavia Miles le rivolse la domanda che, nei vari processi,
nessuno le aveva rivolto: non il pubblico ministero, di certo,
e neppure i difensori di Elmore.
Not se, quella notte, la camicia era macchiata di sangue?
chiese Miles.
Non ho notato nessuna macchia fu la risposta. Mi 
venuto abbastanza vicino e avrei potuto vederla. Ma non
ho visto macchie.
Se sulla camicia ci fossero state macchie di sangue, 
sicura che le avrebbe viste?
S, le avrei viste di certo.
Perch?
Perch  sempre rimasto a pochi passi da me. Le avrei
viste. Parlava con me.
Nel controinterrogatorio, Zelenka cerc di minare la sua
testimonianza insinuando che l'aveva concordata con gli
avvocati di Elmore, che forse le era addirittura stato detto
cosa dovesse dichiarare. E una normale tecnica di controinterrogatorio,
per altro abbastanza inefficace. Gli avvocati in
gamba interrogano i testimoni prima di mandarli alla sbarra
e sanno cosa diranno (che non  la stessa cosa di suggerire
cosa devono dire).
Quante volte ha parlato di quella sera con gli attuali
difensori di Elmore, prima della testimonianza di oggi?
Non ho parlato con nessuno.
Zelenka non le credette. Non aveva mai parlato con i difensori
di Elmore della camicia che aveva addosso e delle
macchie di sangue?
No.
Zelenka era in difficolt.
Poi chiese: Ha mai parlato con Anderson o Beasley?.
No, mai.
Per Zelenka si trattava di una domanda sbagliata. Come
poteva l'accusa sostenere che Elmore era stato difeso adeguatamente
se Anderson o Beasley non avevano mai interrogato
la sua ragazza, la donna con cui era stato la notte in
cui si riteneva che la signora Edwards fosse stata assassinata?
Zelenka lasci cadere la questione.
Torn alle domande sulla camicia e dimentic quella che,
per un avvocato,  una delle regole fondamentali: non fare
mai una domanda di cui non conosci la risposta.
Perch ha buttato via la camicia? chiese.
L'ho buttata via perch non volevo roba sua nel mio
appartamento.
L'interrogatorio non stava andando bene per l'accusa.
Zelenka smise di fare domande.
La Harris smise di deporre.

L'informatore del carcere ricontattato.
Vostro onore, disse Chris Jensen al giudice Kinard,
adesso vorrei chiamare a deporre il signor James Gilliam.
A interrogarlo sar Diana Holt del Resource Center.
Gilliam si alz, si diresse al banco dei testimoni, fu fatto
giurare e sedette. La Holt pens che era un bello degno di
Hollywood. Gilliam era nervoso, dalla testa ai piedi. Difficile
dire chi fosse pi nervoso, se lui o Diana, che non aveva
mai interrogato un testimone; anzi, che non era mai stata in
tribunale in qualit di avvocato.
Diana aveva sempre considerato assurda la testimonianza
di Gilliam. Era letteralmente ridicola. Si poteva prendere sul
serio che qualcuno chiedesse: Se fai sesso con una donna,
e poi ti lavi, si potrebbe scoprire che hai fatto sesso?. O
che un comune assassino, o uno stupratore, pulisca un'intera
casa per eliminare le sue impronte digitali - e poi rassetti
la cucina e sistemi ordinatamente ogni cosa sulla cassettiera
della vittima?
In tutti e tre i processi Gilliam aveva testimoniato in favore
dell'accusa, contro Elmore. Poi per era stato colto dal
rimorso. Innanzitutto aveva confessato alla moglie di aver
mentito. Il consiglio di lei era stato di andare a parlare con
il pastore, il reverendo Emmanuel Spearman, che da anni
conosceva tutta la famiglia Gilliam: la nonna di James, sua
madre e la donna che aveva sposato. Siamo cresciuti insieme
nella nostra chiesa diceva Spearman.
Il pastore Spearman abitava in una casa mobile sempre
parcheggiata in un'area con alberi e sempreverdi a Hodges,
poche miglia a nord di Greenwood. Spearman e Gilliam
sono entrambi grandi e grossi e sembravano occupare interamente
il soggiorno, arredato con fiori finti, un pianoforte,
una vecchia pendola. Spearman sedeva su un sof bianco,
Gilliam di fronte a lui vicino a una pianta artificiale.
Gilliam disse al pastore di aver mentito e di aver deciso
di dire la verit perch non voleva avere sulla coscienza la
morte di Elmore. Edward non mi ha mai confessato niente
rivel al reverendo. Le guardie carcerarie gli avevano suggerito
cosa scrivere nella lettera e successivamente Jones, nel
suo ufficio, gli aveva detto cosa dichiarare al processo. In
cambio di questa testimonianza, Jones gli aveva promesso
di ridurgli il periodo di detenzione. Avrebbe dovuto passare
diciotto mesi nel penitenziario statale, invece, tre giorni
dopo aver testimoniato, gli fu consentito di scontare il tempo
restante lavorando all'esterno del carcere, ad Aitken, dove
viveva la sua famiglia.
Che Gilliam avesse mentito non stup affatto Spearman:
era in linea con la sua reputazione. Fin dall'inizio ho avuto
la sensazione che stesse mentendo; perch mai Elmore
avrebbe dovuto fare quella confessione a un estraneo che
non conosceva neppure, quando aveva continuato a ripetere
a tutti che non era stato lui a uccidere? Spearman disse a
Gilliam di aver bisogno di parlare con gli avvocati di Elmore.
Non molto tempo dopo, di nuovo nei guai per non aver
pagato l'assegno di mantenimento del figlio, Gilliam si imbatt
in Rauch Wise nel vestibolo del tribunale della famiglia.
Wise aveva difeso Gilliam alcuni anni prima, quando
era stato accusato di ricettazione. Gilliam disse a Wise di
voler vedere Billy Garrett.
Sai bene di non essere nell'elenco di quelli che gli stanno
simpatici rispose Wise, alludendo alla sua deposizione
contro Elmore. Lo so, ma ho mentito ribatt Gilliam. Si
era trattato di una messinscena, a cominciare dalla stesura
della lettera.
Data la reputazione di Gilliam e il fatto stesso che sosteneva
di aver mentito tre volte sotto giuramento, la domanda
pi ovvia era: perch credergli adesso? Wise decise
che fosse necessario sottoporlo alla macchina della verit e
fece in modo che un esperto venisse da Augusta, Georgia.
Costui rivolse a Gilliam una serie di domande.
Ha mentito in tribunale quando ha testimoniato contro
Elmore?
S.
Quello che ha raccontato a proposito di Elmore era tutto
completamente inventato?
S.
Domanda n. 9: Al Johnson le ha suggerito la storia che
lei ha raccontato in tribunale?.
Gilliam rispose di s.
Mentiva. Eliminata quest'ultima domanda, risult che
Gilliam stava dicendo la verit.
Wise inform David Bruck. A quel punto per non si
poteva fare nulla, non c'era nessun modo per portare in tribunale
la ritrattazione di Gilliam, perci Bruck si limit a
inserire un'annotazione nel file.
Otto anni dopo, mentre si stava preparando per il PCR,
Diana Holt cerc disperatamente di mettersi in contatto con
Gilliam. Trovarlo era ovviamente difficile, dato che evitava
polizia, avvocati e di versare l'assegno di mantenimento del
figlio. Diana telefon a sua madre, a sua sorella e a sua moglie.
Disse loro che James doveva presentarsi all'udienza
del caso Elmore. Potevano farglielo sapere, potevano fare
in modo che le telefonasse? Non arriv nessuna telefonata.
Pochi giorni prima dell'udienza, il telefono squill nell'ufficio
di Wise, a pianterreno di un edificio di mattoni a due
piani, in Main Street. Oltre ai vari diplomi e iscrizioni ad
albi professionali, nell'ufficio fa bella mostra quella che Wise
definisce arte carceraria, schizzi eseguiti da prigionieri,
tra cui un bellissimo schooner a tre alberi. In linea c'
Gilliam, disse la centralinista. Telefonava da un ufficio della
Western Union, a New York, dalle parti di Times Square,
naturalmente a carico del destinatario. Wise accett la telefonata.
Il solito Gilliam, pens, voleva farsi prestare dei soldi.
Resti in linea, disse Wise. Premette il pulsante di attesa e
compose il numero della Holt, a Columbia. Wise le disse chi
c'era sull'altra linea. Sbalordita, Diana mise in attesa Wise
e fece il numero di Jensen, a New York. Non ci crederai,
disse, ma il nostro testimone principale  a New York City.
La conversazione si svolse tra Jensen, Holt, Wise, Gilliam.
Tramite Wise, la Holt disse a Gilliam che l'udienza sarebbe
iniziata entro pochi giorni. Gilliam sarebbe stato disposto
a testimoniare di aver dichiarato il falso? La risposta fu s.
A quel punto il problema era farlo tornare nel South
Carolina, e in fretta. Nessuno voleva dargli del denaro; se
lo sarebbe intascato e sarebbe sparito, lo sapevano perfettamente.
Jensen trov la soluzione; la spieg a Diana, che
la rifer a Wise, che la disse a Gilliam: non si muova, resti
dov', aspetti una donna con un vestito rosso. La donna
con il vestito rosso era la segretaria di Jensen, che, rapidamente
percorse i pochi isolati fino a Times Square; compr
un biglietto dell'autobus per il South Carolina e lo diede
a Gilliam.
Pochi giorni dopo Gilliam comparve a Columbia. La
Holt lo aveva fatto sottoporre alla macchina della verit.
Le domande importanti erano tre.
La testimonianza rilasciata ai processi di Elmore era
completamente vera?
La testimonianza su quello che Edward Elmore gli aveva
detto a proposito dell'assassinio di Dorothy Edwards era
vera?
La testimonianza su quanto Edward Elmore gli aveva
confessato nella prigione di Greenwood County era vera?
Gilliam rispose no a tutte tre le domande.
In nessuna delle risposte del signor Gilliam ci sono elementi
di menzogna concluse l'esperto, L. Stan Fulmer.
Gilliam trascorse la notte prima dell'udienza a casa della
madre, a Greenwood, e per tutta la notte una macchina della
polizia non si mosse di l. Il motivo non era proteggere
Gilliam, ma intimidirlo, visto che la Holt non era ancora certa
delle sue intenzioni. L'indomani mattina, quando Gilliam
entr in tribunale per testimoniare, Townes Jones lo individu
immediatamente. Il pubblico ministero rimase sorpreso
e corse a parlare con lui. Quando vide Jones parlare
con il suo teste pi importante, Diana non perse tempo e si
intromise; non era certa di quanto danno avesse gi fatto.
Jensen affront Jones. Di che diavolo si trattava? Semplicemente
di proteggere un testimone, rispose Jones con quello
che a Jensen sembr un sogghigno.
In aula Gilliam mise la mano sulla Bibbia e giur di dire
la verit, tutta la verit, nient'altro che la verit, esattamente
come aveva gi fatto tre volte durante i processi a Elmore.
Poi si avvi verso il banco dei testimoni, quello stesso su cui
si era seduto nel 1982 e nel 1984. Indossava un tre pezzi color
grigio tortora, che uno dei colleghi di Diana era riuscito
a portare in tintoria durante il fine settimana.
Dica il suo nome, prego inizi la Holt.
Kinard la interruppe.
Si trattava forse del testimone che intendeva ritrattare?
Zelenka lo aveva informato.
Diana, che interrogava un testimone per la prima volta
in vita sua, era cos nervosa che riusc soltanto ad annuire.
Kinard si rivolse a Gilliam: Signor Gilliam, ovviamente
lei ha appena giurato di dire la verit, tutta la verit. Lo capisce?.
S rispose Gilliam.
Senza alzarsi in piedi, Kinard si volt e dagli scaffali,
che aveva alle spalle, prese un volume del Codice criminale
del South Carolina. Lo apr alla pagina indicata dal suo segretario
e lesse ad alta voce la legislazione riguardante lo
spergiuro: Per qualsiasi persona  illegale rilasciare falsa,
fuorviante o incompleta testimonianza sotto giuramento in
qualsiasi tribunale o procedura giudiziaria. Chi viola questa
legge, ovvero chi rilascia falsa testimonianza, pu essere
condannato a cinque anni di carcere lesse rivolgendosi a
Gilliam. Gilliam rispose di aver compreso.
Diana cerc di proseguire. Le tremavano le ginocchia e
aveva l'impressione di essere sul punto di farsi la pip addosso.
Signor Gilliam, oggi  pronto a dire la verit?
Voglio dire la verit, ma non voglio essere accusato
rispose, usando a sproposito una parola che aveva appena
sentito pronunciare da Jones su quanto gli sarebbe potuto
accadere se avesse testimoniato.
Ha paura?
Certo, ho paura, ma non voglio andare in prigione.
Ma lei  pronto a dire la verit?
Cos' questa storia dello spergiuro?
Nervosamente, Diana cerc di riportare l'interrogatorio
sul contenuto della ritrattazione.
Signor Gilliam, ricorda dov'era...
Gilliam pensava ad altro.
No, no, no disse rivolgendosi al giudice Kinard. Cos'
questa storia dello spergiuro? Voglio parlare dello spergiuro.
Kinard lo inform che avrebbe potuto chiedere di essere
assistito da un avvocato e gli ricord che avrebbe potuto
essere accusato di spergiuro. (Kinard cercava di proteggere
Gilliam o il modo in cui era stato celebrato il processo? si
chiedeva la Holt. )
Signor Gilliam, oggi ci dir la verit? chiese.
Voglio dire la verit, ma non voglio andare in prigione
per cinque anni. Voglio dire, mi suona strano. Sono venuto
e ho detto una bugia. Adesso torno per dire la verit e mi
volete mettere dentro perch voglio dire la verit.
Merda, lo abbiamo perso, si disse Jensen. Impossibile
che dica la verit, adesso. Il tribunale era pieno di poliziotti.
Difficile non cogliere il messaggio.
La Holt era agitata, incerta sul da farsi.
Okay. Testimonier disse Gilliam.
Diana non era sicura di aver sentito bene.
Signore?
Andr avanti e testimonier.
Quando si rese conto di quello che Gilliam aveva detto,
a bassa voce gli bisbigli: Penso che lei sia coraggioso.
Interrogato da Diana, Gilliam dichiar che, nella prigione
di Greenwood County, uno dei poliziotti anziani gli aveva
chiesto di dargli una mano con il signor Elmore e proprio
per questo li aveva messi nella stessa cella. Ma l'unica
cosa che Elmore gli aveva detto era che non aveva ucciso
la signora Edwards.
Il signor Elmore le ha detto: Se fai sesso con una donna
e poi ti lavi, possono scoprirlo? chiese.
No, non me lo ha detto.
Il signor Elmore le ha detto: Non troveranno le mie
impronte digitali perch le ho lavate via?.
No, non me lo ha detto.
Il signor Elmore le ha detto: Non volevo ucciderla,
ma lei si  messa a gridare, cos l'ho dovuta ammazzare?.
No, non me lo ha detto.
Nel 1982, nel 1984 e nel 1987 ha testimoniato che glielo
aveva detto?
S, l'ho testimoniato.
Oggi per lei sta dicendo alla corte che non era vero?
A questa corte sto dicendo tutta la verit.
Gilliam chiese di rivolgersi al giudice: Vorrei solo chiedere
scusa alla corte, a mia madre e a me stesso.  cos.
Se mi metteranno dentro perch ho detto la verit, sono
pronto ad andarci.
E di andarci lo rischiava davvero. Don Zelenka si alz
e inizi il controinterrogatorio. In risposta alla prima domanda
di Zelenka, Gilliam ripet quanto aveva appena dichiarato
alla Holt: in prigione, un funzionario anziano gli
aveva detto Lei mi d una mano nella faccenda di Elmore e
noi daremo una mano a lei. Tuttavia Elmore non gli aveva
mai detto nulla, testimoni nuovamente Gilliam.
Ma, poco prima del processo a Elmore, Gilliam non aveva
forse mandato una lettera al sergente Johnson dicendogli
di voler parlare con lui del caso Elmore?, chiese Zelenka.
S, avevo detto una bugia.
Bene, ha scritto o no la lettera al signor Johnson?
Ho scritto la lettera, ma era una bugia rispose Gilliam.
E ha parlato con il signor Johnson?
S, per cercare di avere dei vantaggi. L'ho fatto solo per
questo.
Gilliam dichiar che n il sergente Johnson n Jones gli
avevano detto cosa dire. (Wise non si stup. Sapeva che
Gilliam era abbastanza smaliziato e, in quanto imputato, aveva
sufficiente dimestichezza con il sistema giudiziario da immaginare
cosa volesse sentirsi dire il pubblico ministero.)
Zelenka interrog Gilliam su ciascuna delle precedenti
testimonianze, rilasciate sotto giuramento nei tre processi.
Si era trattato di menzogne? Ogni volta Gilliam ribad che
erano state menzogne.
Come ha detto lei, ho testimoniato cos quattro volte;
adesso per sono qui per dire che quelle testimonianze erano
false. Non c' niente che potete farci, signore. (Diana non
sapeva perch avesse detto quattro volte. Forse si riferiva
alla lettera inviata a Johnson, comunque non aveva molta
importanza.)
Gilliam era sicuro di s, sedeva con la schiena dritta, teneva
la testa alta. Diana sapeva che Gilliam era furbo, abile, e
pensava al proprio tornaconto. Presentarsi per dire la verit
su Elmore era probabilmente la cosa pi giusta che avesse
mai fatto. Osservandolo tenere testa a Zelenka, palesemente
risoluto, pens che fosse il ritratto di un uomo che dice la
verit a un potente. Risoluto, irremovibile, non intimidito.
ZELENKA: Perch era una menzogna nel 1987?
GILLIAM:  una menzogna adesso. Era una menzogna allora.
Non potete farci niente.
ZELENKA: Perch era una menzogna nel 1987?
GILLIAM: Le sto dicendo la verit.
ZELENKA: Perch nel 1987 non ha detto la verit?
GILLIAM: Beh, all'epoca stavo cercando di uscire di galera.
Abitavo ancora a Greenwood County.
ZELENKA: Nel 1987? Nell'ultimo processo?
GILLIAM: S, abitavo ancora a Greenwood County.
ZELENKA: Abitava ancora a Greenwood County?
GILLIAM: Abitavo ancora a Greenwood County e lei non
caver un ragno dal buco, amico mio.
ZELENKA: Stessa cosa nel 1984?
GILLIAM: Nell'84.
ZELENKA: Nell'82?
GILLIAM: Nell'82.
Gilliam stava forse cercando di salvare Elmore dalla sedia
elettrica? Zelenka chiese: Lei crede nella pena di morte?.
No, non proprio rispose Gilliam.
ZELENKA: E non vuole che il signor Elmore finisca sulla
sedia elettrica?
GILLIAM: No.
ZELENKA: Persino se ha commesso questi delitti?
GILLIAM: Questa  la mia opinione. Se li ha commessi, e
lei sa, lo sa davvero che li ha commessi, dovrebbe morire
sulla sedia elettrica. Ma se non li ha commessi, io credo che
nessuno dovrebbe morire sulla sedia elettrica.
ZELENKA: Dunque lei pensa che dovrebbe morire sulla
sedia elettrica?
GILLIAM: S, se  colpevole.
ZELENKA: Ma nega che Elmore abbia parlato con lei in
prigione?
GILLIAM: S. Ora, questa  la verit. L'unica cosa che Elmore
mi ha detto  che non aveva fatto niente. Tutto il resto
me lo sono inventato.
Jensen aveva nutrito dubbi su Gilliam. Si era chiesto,
come avrebbero fatto in molti, perch la sua ritrattazione
dovesse essere creduta. Ma dopo averne ascoltato la testimonianza
in quell'ambiente, con l'accusa di spergiuro che gli
pendeva sulla testa, quando aveva tutto da perdere e niente
da guadagnare, quando avrebbe potuto lasciare il banco dei
testimoni ed essere sbattuto in galera, Jensen cambi idea.
In quel momento ero certo, moralmente certo, che stava
dicendo la verit.
Lo avevo sulla coscienza. Sono tornato e mi sono liberato
la coscienza avrebbe detto Gilliam anni dopo. Mi
sono messo il cuore in pace e ho detto la verit.
Quando si concluse la prima giornata del PCR, Jensen e
Tony Miles presero le loro cartelle e iniziarono ad andarsene,
lasciando che Diana portasse gli scatoloni con la documentazione.
Non sono la vostra portaborse. O voi portate
le scatole dei file o restano qui disse. Non fu detto da arrabbiata.
I due uomini si strinsero nelle spalle e l'aiutarono.

Patologia confronto.
La musica all'udienza cambi radicalmente il secondo
giorno, da un concerto hard rock all'esecuzione di una
sinfonia. Dopo la Harris e Gilliam, Jensen chiam a deporre
il dottor Jonathan Arden, un patologo. Il suo elenco di titoli
accademici e di credenziali era lungo quasi quanto la
fedina penale di Gilliam. Aveva studiato alla John Hopkins
University; si era laureato cum laude alla University of Michigan,
dove in seguito aveva anche conseguito una laurea
in medicina; aveva trascorso tre anni come interno di anatomia
patologica presso il New York University Medical
Center ed era diventato vicemedico legale nella Suffolk
County, New York, prima di entrare a far parte dell'ufficio
del medico legale a New York City, dove attualmente lavorava.
Come attivit secondaria faceva il consulente - senza
preconcetti giuridici, a quanto sembrava. Nei processi penali
testimoniava per l'accusa e per la difesa; nei processi
civili per querelanti e querelati. Sarebbe diventato famoso a
livello internazionale alcuni anni dopo, quando, come capo
medico legale a Washington, esegu l'autopsia su Chandra
Levy, la dipendente del Congresso la cui sparizione, e successivo
assassinio, fin sulle prime pagine di tutti i giornali
nell'estate del 2001 quando si scopr che aveva avuto una
relazione con il deputato Gary Condit. (Dieci anni dopo
per quell'assassinio fu condannato un altro.)
Arden era uno dei due medici legali che John Blume
aveva consigliato a Diana Holt quando era alla ricerca di
esperti per aiutare Elmore. L'altro era del North Carolina
e Diana lo avrebbe preferito perch non abitava lontano,
le sue parcelle erano meno salate ed era un uomo del Sud.
Non essendo disponibile, contatt Arden. Al telefono, gli
riassunse brevemente il caso. Arden le chiese di fargli avere
la relazione autoptica della dottoressa Conradi, la sua testimonianza
ai tre processi e le fotografie del corpo della signora
Edwards scattate dalla polizia. Analizzando il tutto,
Arden giunse a una conclusione cui nessun altro aveva pensato,
neppure la Holt e Jensen.
Arden, con barba nera, capelli curati e lenti senza montatura,
si trattenne sul banco dei testimoni molto pi a lungo
di tutti gli altri. Parlava rapidamente, pronunciando interi
paragrafi senza prendere fiato, come un vero newyorchese.
Jensen faceva quel che poteva per rallentarne la valanga di
parole e adeguarla ai ritmi meridionali del giudice Kinard,
come aveva fatto lui stesso.
Arden conosceva la dottoressa Conradi grazie a svariate
organizzazioni professionali e congressi, e si trovava a disagio
nel criticarla (esattamente come gli avvocati sono restii
nel testimoniare contro avvocati, e ingegneri contro ingegneri).
Ma si sentiva in dovere di dire che la relazione della
dottoressa Conradi gli ricordava qualcosa che avrebbe potuto
essere scritto da uno dei suoi interni del primo anno
(era assistente di patologia alla State University di New York,
presso il Centro di scienze mediche di Brooklyn).
Innanzitutto, la dottoressa Conradi aveva confuso le lacerazioni
con le ferite da arma da taglio, dichiar Arden. Una
lacerazione  causata da un colpo sferrato da un corpo contundente,
che lacera i tessuti molli. Con un pizzico di humor
nero, aggiunse: Il cosiddetto taglio, incassato da un pugile,
non  mai un taglio - ipotizzando che sul ring non siano ammessi
coltelli - ma l'esempio perfetto di una lacerazione.
Pu sembrare una disquisizione accademica - ferita contro
lacerazione - ma Arden mise ben in chiaro che si trattava
di una differenza cruciale. Ovviamente, l'implicazione di
quello che significa la ferita  diversa ed  questo il motivo
per cui su questo punto sono categorico e forse mi soffermo
eccessivamente.
Come ipotizzato dalla polizia e dalla pubblica accusa, e
sottolineato dalla stampa, da parte dell'opinione pubblica
la percezione era che la signora Edwards fosse stata ferita
con un coltello da macellaio, alla Psycho di Hitchcock. Non
era andata cos. Era stato un corpo contundente, come un
portacenere o delle pinze per barattoli, e non un coltello a
causare la maggior parte delle ferite di Dorothy Edwards,
spieg Arden al giudice Kinard. Il che faceva pensare a uno
scenario - e a un assassino - completamente diversi. Perch
mai un rapinatore o uno stupratore avrebbe colpito la
signora Edwards con un posacenere e messo vicino a lei le
pinze per barattoli? Inoltre, sebbene la maggior parte degli
assassini di solito colpiscano le loro vittime con violenza, sul
corpo della signora le ferite da arma da taglio erano poco
profonde, meno di un paio di centimetri, il che faceva pensare
che l'assassino l'avesse colpita ripetutamente, ma non
furiosamente.
Arden sferr poi un altro colpo alla tesi dell'accusa.
Nessuna violenza sessuale  stata commessa sul suo
corpo mentre era in vita dichiar.
Eppure la signora aveva delle lacerazioni sulla vagina.
Che spiegazione potevano avere? chiese Jensen.
Probabilmente le pinze, rispose Arden. Aggiunse inoltre
che quelle lacerazioni erano state inflitte post mortem.
Dopo che era morta?
S. E, scusandosi per la prolissa introduzione, spieg
come fosse arrivato a quella conclusione. Sulla vagina non
c'erano contusioni.
E naturalmente, si deve essere vivi per avere una contusione,
perch la contusione rivela semplicemente la fuoruscita
di sangue dai capillari danneggiati dal trauma.
Dunque, a rigor di logica, un corpo morto non pu subire
contusioni.
Jensen gli porse due fotografie scattate dalla dottoressa
Conradi nel corso dell'autopsia. Una era del torso della signora
Edwards, con accanto le pinze. La dottoressa Conradi
le aveva messe l e poi aveva scattato le fotografie per
dimostrare che erano state quelle pinze a causare le ferite.
Arden era d'accordo con la collega sul fatto che le ferite,
corte, superficiali, rosa e gialle erano state causate dalle
pinze. Ma, aggiungeva, erano state inflitte post mortem o
al massimo perimortem. Perimortem, spieg pazientemente
Arden, voleva dire al momento, o poco prima, della morte.
Perch mai un rapinatore o uno stupratore avesse portato
le pinze accanto al corpo della Edwards dopo che la
signora era morta, non spettava ad Arden dare una risposta.
Arden stava testimoniando da oltre un'ora ed era sul
punto di sferrare un colpo ancora pi micidiale alla tesi
dell'accusa. Era stato dato per scontato che la signora fosse
stata assassinata il sabato sera. Nessuno lo aveva messo in
dubbio. Le premesse erano state poste in occasione del
primo processo quando la dottoressa Conradi, rispondendo
alla domanda di Jones, aveva dichiarato che la signora era
stata uccisa in un lasso di tempo che andava dalle dodici
ore ai tre giorni prima che le fosse consegnato il corpo per
l'autopsia. Secondo lei, la probabilit maggiore era che,
dall'assassinio, fossero trascorse sessantacinque ore.
Valutazioni a dir poco approssimative, sostenne Arden.
Certo, determinare l'ora della morte non  una scienza
esatta e i medici legali dovrebbero esporre le loro conclusioni
in termini di archi temporali. Ma dodici ore prima
dell'autopsia come limite minimo? Come sarebbe stato
possibile, anche solo teoricamente? La dottoressa Conradi
esegu l'autopsia alle undici del mattino del marted. Dodici
ore prima avrebbe voluto dire che la signora era stata
assassinata luned sera. E dunque parecchie ore dopo che il
signor Holloway e la polizia avevano scoperto il suo corpo.
Bene, ma se non era accaduto dodici ore prima, quando
era stata uccisa?, chiese Jensen.
Arden spieg che, per stabilire l'ora della morte, i medici
legali usano determinati fattori: lo stato di decomposizione
del cadavere; la presenza di tessuti molli o spugnosi; uova
di parassiti o larve; scoloramento verdastro; cattivo odore.
Fattori che di solito iniziano a comparire un paio di giorni
dopo la morte. Eppure, nella sua relazione la dottorezza
Conradi non accenn a nessuno di essi. Il che vorrebbe dire
che la signora era morta da meno di due giorni quando fu
eseguita l'autopsia a mezzogiorno di marted.
Per stabilire l'ora della morte, il fattore principale  comunque
il rigor mortis, ovvero il grado di rigidit del corpo.
A quel punto il dottor Arden si lanci in un'elementare lezione
di medicina legale.
Tanto per cominciare, le semplici generalizzazioni dei
libri di testo dicono che il rigor mortis inizia - be', inizia subito
dopo la morte, ma non clinicamente - non  palese.
Entro cinque o sei ore,  visibile. Raggiunge il massimo tra
le dodici ed eventualmente le diciotto ore. Poi inizia a diminuire
e sparisce entro le quarantotto ore. Sono i parametri
di massima. Tuttavia vari fattori incidono sul rigor mortis,
per esempio, et, forma fisica e sforzi fisici prima del decesso
affrettano la scomparsa del rigor mortis. E tutto lascia
intendere che la signora Edwards, che dopo poche settimane
avrebbe compiuto settantasei anni ed era in forma,
lott furiosamente contro il suo aggressore.
Il giudice Kinard lo interruppe. Di quanto tempo aveva
ancora bisogno?, chiese.
Jensen disse che aveva quasi finito. So che la stenotipista
 stanca e che il testimone parla molto in fretta.  certamente
una testimonianza difficile da mettere a verbale.
Forse sarebbe stata opportuna una pausa.
La verbalizzatrice disse che se la sentiva di continuare.
Jensen riprese l'interrogatorio. Alla luce dei vari elementi
- temperatura all'interno della casa, grado di rigor mortis,
stato di decomposizione del corpo - il dottor Arden aveva
un'opinione, basata su un ragionevole grado di certezza clinica,
dell'ora del decesso della signora Edwards?
La risposta di Arden fu, come sempre, lunga.
Posso dirvi che, considerati tutti questi fattori, che non
intendo ora reiterare, la mia prima impressione  che la signora
sia stata uccisa approssimativamente ventiquattr'ore
prima che il delitto fosse scoperto inizi.
E dunque domenica pomeriggio. Molto probabilmente fu
uccisa tra le due e le tre del pomeriggio della domenica, anche
se potevano addirittura essere state le dieci del mattino.
Era possibile che la signora fosse stata assassinata il sabato
sera?, chiese Jensen.
No. Sarebbe stata la risposta sintetica, ma Arden non
era tipo da risposte sintetiche. La mia opinione, basata
come tutte quelle che ho appena espresso su una ragionevole
certezza clinica,  che sia estremamente inverosimile
e del tutto improbabile. Sarebbe scorretto e irragionevole
da parte mia dire che  fisicamente impossibile. Ma  cos
incredibilmente improbabile che non posso credere che
sia andata cos. Sono fermamente convinto che la signora
Edwards non venne uccisa il sabato notte, come  stato affermato.
Jensen lo incalz. Arden poteva affermare che la probabilit
che fosse stata uccisa il sabato notte fosse del venti
per cento? Del dieci per cento?
Se lei mi costringe ad assegnare una probabilit numerica
a qualcosa che numerico non , posso arrivare a un uno
per cento, non di pi rispose Arden. Poi aggiunse: Penso
che anche un uno per cento possa essere troppo.
Non ho altre domande concluse Jensen.
Erano le quattro e tutti erano stanchi, ma il giudice Kinard
voleva continuare. Dopo una pausa di un quarto d'ora Arden
torn sul banco dei testimoni.
Il compito di salvare il salvabile dal danno causato dalla
testimonianza di Arden ricadde su Salley Elliott, una collaboratrice
di Don Zelenka nell'ufficio del procuratore capo.
Se non altro la Elliott era una persona che poteva sostenere
di non essere un outsider. Era nata e cresciuta nel South Carolina,
dove aveva anche studiato. Quarantaduenne, aveva
iniziato a lavorare nell'ufficio del procuratore capo nel
1982, anno del primo processo a Elmore. A Diana piaceva.
Signor Arden, lei ha dichiarato... inizi il controinterrogatorio.
Fu subito corretta: Sono il dottor Arden.
La Elliott doveva affrontare la questione delle ferite alla
vagina e di cosa le avesse causate. La teoria ufficiale era che
Elmore avesse violentato la signora Edwards. Durante il
processo, nella dichiarazione conclusiva rivolta alla giuria,
Jones aveva affermato, letteralmente: Quando Elmore si
 infilato con quella parte del suo corpo nelle parti intime
del corpo della signora Edwards, lei ha provato una tale
repulsione, che lo ha agguantato laggi e gli ha strappato
una quarantina di peli.
Eppure la dottoressa Conradi non aveva trovato tracce
di sperma, n un aumento del livello dei fosfati acidi, solitamente
presenti nei casi di stupro o rapporto sessuale.
La Elliott chiese ad Arden: Non sempre c' la presenza
di sperma quando c' stata penetrazione, non  cos?.
Giusto, rispose Arden.
Non sempre c' la presenza di fosfati acidi quando c'
stato un rapporto sessuale, non  cos? Subito per si corresse:
quando c' stata penetrazione.
Giusto, rispose Arden, ma ribad che con buona probabilit
le lacerazioni alla vagina erano state causate da un
corpo contundente, per esempio le pinze.
 d'accordo con me che un pene  un corpo contundente
che pu causare lacerazioni? chiese ancora.
In senso generale, un pene eretto  un corpo contundente
che pu causare delle lacerazioni ammise Arden, impassibile.
La Elliott cambi argomento e torn sull'ora della morte,
tema molto pi importante dal punto di vista della validit
del processo. Ancora una volta volle ricordare alla corte
che il teste era un forestiero, non uno di loro. Arden aveva
appena testimoniato che, su un corpo morto da oltre due
giorni dovrebbero esserci tracce di uova, larve e decomposizione.
Dopo quanto tempo dal momento della morte si
aspetterebbe di trovare, qui nel South Carolina, tracce di
uova di parassiti in un corpo rimasto in casa? chiese la Elliott.
Arden dovette ammettere di non avere molta famigliarit
con gli insetti del South Carolina.
Dopodich la Elliott gli chiese se fosse significativa la discrepanza
con la dottoressa Conradi circa l'ora della morte.
Era qualcosa che si verificava spesso tra medici legali?
No, rispose Arden, la maggior parte dei patologi sono
d'accordo sull'ora del decesso, quantomeno approssimativamente.
Non riesco a ricordare con certezza un altro
caso in cui un medico legale sia stato in disaccordo con me
sull'ora stimata della morte.
In effetti, era la prima volta che sull'ora della morte era
arrivato a una conclusione diversa da quella indicata dal
medico che aveva eseguito l'autopsia.
Il dottor Arden aveva commentato con la dottoressa
Conradi le valutazioni cui era giunta circa l'ora della morte?
No, non lo aveva fatto.
Non le ha chiesto cosa intendeva con le sessantacinque
ore? Nella sua relazione la dottoressa aveva stimato che la
morte fosse avvenuta sessantacinque ore prima dell'autopsia.
Ritengo di essere in grado di capire il concetto delle sessantacinque
ore, senza bisogno di chiarimenti rispose Arden
seccamente.
Forse il dottor Arden e la dottoressa Conradi erano in
disaccordo circa il rigor mortis, tuttavia, faceva notare la Elliott,
nel valutare l'ora della morte la dottoressa non si era
basata solo sulle condizioni del corpo. Non aveva forse tenuto
conto delle cosiddette informazioni storiche: il fatto
che presumibilmente quella domenica la signora Edwards
sarebbe partita per un viaggio, che la sveglia stava squillando,
che la caffettiera elettrica era accesa e la guida tv aperta sui
programmi di sabato sera?
S, questo per non cambiava la sua opinione.
La Elliott concluse il controinterrogatorio.
Toccava di nuovo a Jensen, che si sofferm sulle informazioni
storiche, su cui, per sua ammissione, la dottoressa
Conradi si era basata nel valutare l'ora della morte. S, ribad
Arden, era a conoscenza della testimonianza secondo
cui la sveglia stava suonando, la caffettiera era accesa e sul
vialetto di casa cerano i giornali. Informazioni interessanti,
da non accantonare alla leggera. Tuttavia la maggior parte
di queste informazioni si scontrano, seriamente, con quelle
fornite dal cadavere. Non posso sorvolare sul suo rigor mortis,
non posso sorvolare sulle condizioni post mortem, non
posso sorvolare su quello che mi dice il cadavere perch la
guida tv era aperta a una certa pagina.
Quando il dottor Arden ebbe finito, lasci il banco degli
imputati, Jensen si rivolse al giudice Kinard: Vostro
onore,  stata una giornata lunga. Era rimasto in piedi
per oltre due ore e stava perdendo la voce. Per quel giorno
avrebbe voluto terminare l. Invece Kinard era preda della
stessa fretta che aveva contraddistinto i giudici del processo
Elmore, ovvero di finire alla svelta. Si era aspettato
che l'udienza durasse tre giorni e per mercoled fosse tutto
finito. Era marted, Jensen aveva ancora parecchi testimoni
e poi Zelenka voleva chiamare i suoi.
Non voglio essere punitivo nei confronti di nessuno
disse Kinard, ma erano soltanto le cinque e mezza, e forse
si poteva ascoltare ancora un testimone. Ma se siete fisicamente
esausti e la vostra perspicacia sta lentamente diminundo,
possiamo rimandare a domani mattina disse
rivolgendosi a Jensen. Come volete.
Devo confessare di essere un po' stanco ammise Jensen.
Si chin per confabulare con la Holt.
Benissimo, se non ve la sentite, possiamo andarcene e riprendere
domani mattina disse Kinard. Sette e un quarto,
un quarto alle otto.
Jensen impallid. Beh, io...
No, scherzavo precis Kinard. Domani mattina alle
nove e un quarto.
Era gi buio quando Jensen e la Holt rientrarono a piedi
all'Inn on the Square. Il motto della locanda era Eleganza
del Sud al suo meglio, tuttavia Confortevole, funzionale
e pulita sarebbe stato pi adatto. A cinquanta dollari a
notte, la locanda sarebbe stata la loro casa e il loro ufficio
durante il PCR. L'addetto alla reception e il personale
spesso chiedevano a Jensen come andassero le udienze. Un
giorno per fu Jensen a rivolgere loro una domanda. Si era
accorto che, sull'Index-Journal, non c'era una sola parola
sulle udienze. Perch?, chiese Jensen. Willy T. aveva
ordinato cos, rispose qualcuno. Jensen non sapeva se fosse
vero o no, ma era la dimostrazione di quanto potere Jones,
seppure in pensione, esercitasse ancora a Greenwood. Ed
era anche la dimostrazione dell'atteggiamento della citt. Il
giornale aveva descritto i tre processi quando l'accusa
offriva prove della colpevolezza di Elmore; all'epoca la maggior
parte degli articoli comparivano in prima pagina. Ora
che Jensen e la Holt esibivano prove favorevoli a Elmore,
il giornale invece taceva.
In albergo i legali si cambiarono d'abito indossando qualcosa
di pi comodo, poi si riunirono nel quartier generale
improvvisato, dove avevano sistemato gli scatoloni con la
documentazione dei processi a Elmore. Avrebbero riconsiderato
quanto era emerso dall'udienza in tribunale e si
sarebbero preparati per l'indomani. Diana avrebbe chiamato
pi volte John Blume per chiedergli consiglio e poi
istruito Jensen sulle testimonianze dell'indomani. Era lei ad
aver messo insieme il puzzle del caso e non solo: in pratica
aveva imparato a memoria i verbali del processo. Il mattino
dopo, non appena Jensen ebbe fatto colazione - porridge
di granturco e uova strapazzate - e Diana ebbe trangugiato
caff, si diressero nuovamente verso il tribunale. In gioco
c'era la vita di Elmore e Jensen era terrorizzato.
La disputa tra patologi fu accantonata: dapprima Jensen
e Diana chiamarono a deporre altri testimoni, poi tocc a
Zelenka far intervenire quelli dell'accusa. La disputa fu ripresa
il quarto giorno, quando Zelenka convoc la dottoressa
Conradi. Anche la dottoressa era nata a New York,
ma qualsiasi traccia delle sue origini era sparita da tempo.
Era cresciuta in Upstate New York, dove aveva frequentato
la vicina St. Lawrence University e la University of Rochester
prima di essere ammessa alla facolt di medicina della
University of Cincinnati, cui erano seguiti un internato e
quattro anni di specializzazione presso il General Hospital
di Cincinnati. Dopodich, insieme al marito, Edward
Conradi - si erano incontrati a medicina - era andata in
Germania, dove Edward aveva prestato servizio militare.
Dopo l'esercito, lui aveva trovato lavoro in South Carolina
e lei aveva iniziato a prestare servizio come patologo legale
per conto dell'accusa. Successivamente era diventata
professore di patologia presso la Medical University del South
Carolina, a Charleston.
La dottoressa Conradi prest giuramento e la Elliott le
chiese di esporre i risultati dell'autopsia. La Conradi chiese
di poterli illustrare con le diapositive da lei stessa scattate.
La corte acconsent. Lasciato il banco dei testimoni, si avvicin
al proiettore. Fece scorrere le sedici diapositive e illustr
le ferite che vi apparivano, tra cui abrasioni sulla vagina,
tagli e lividi sul viso, ferite da arma da taglio sul lato
destro della schiena e del collo, probabilmente inflitte con
un coltello, e ferite dietro l'orecchio destro. Quando ebbe
finito, torn a prendere posto sul banco dei testimoni.
La Elliott inizi a interrogarla su cosa avesse prodotto le
ferite sulla vagina della signora Edwards, se le pinze o un
pene. Non si trattava di un interesse morboso. Jones aveva
dichiarato che Elmore aveva violentato la signora Edwards
o quantomeno che aveva introdotto il pene nella sua vagina;
era stato a quel punto che la signora gli aveva strappato parecchi
peli dal pube. Aveva anche ottenuto che Gilliam testimoniasse
che Elmore gli aveva detto di essersi lavato subito
dopo, per eliminare qualsiasi traccia di sperma.
Quelle ferite sono compatibili con la penetrazione di
un pene eretto? chiese la Elliott.
La dottoressa si limit a dire che s, potevano essere
state causate da un pene eretto.
Se fossero state usate le pinze, cosa si sarebbe aspettata
di vedere? chiese la Elliott.
Ancora una volta, la dottoressa non diede la risposta
che voleva l'accusa. Era possibile che fossero state usate le
pinze, dichiar. Non posso escluderlo con certezza, ma
se le pinze fossero state usate con forza, non mi sarei stupida
di vedere lacerazioni lineari nella vagina, lacerazioni
che non ho visto. Tuttavia, ripet, non poteva escludere
del tutto le pinze.
E non poteva neppure indicare con certezza l'ora della
morte, cosa ben pi grave per l'accusa. Se la signora Edwards
non era stata assassinata sabato sera, ma domenica mattina,
come aveva testimoniato il dottor Arden, Elmore avrebbe
dovuto essere messo in libert, perch la domenica l'aveva
passata a casa della madre, a guardare la televisione e a bere
birra; su questo l'accusa non aveva avuto nulla da obiettare.
Era dunque arrivato il momento di una nuova lezione
sul rigor mortis. Secondo la dottoressa Conradi inizia nei
muscoli delle dita e della mascella a occhio e croce quattro
ore dopo la morte; ventotto ore dopo comincia a diminuire
e dopo quarantotto ore di solito non c' pi. Nell'eseguire
l'autopsia la dottoressa aveva rilevato una parziale rigidit
nel ginocchio e nell'anca destra e una rigidit totale nella
caviglia sinistra. Avendo esaminato il corpo il marted, questo
voleva dire che la signora Edwards era stata assassinata
in un'ora imprecisata della domenica: la conclusione cui
era giunto anche il dottor Arden.
La dottoressa non riusciva a spiegare la rigidit. La sua
caviglia sinistra era rigida e non sono in grado di spiegarlo
disse rispondendo a una domanda della Elliott. Non so
se la caviglia avesse problemi di artrite o se fosse rigida a
causa del rigor mortis.
Jensen e la Holt si scambiarono un'occhiata, per l'assurdit
dell'ipotesi avanzata dalla dottoressa Conradi, che l'artrite
e non il rigor mortis fosse la causa della rigidit del corpo
della signora Edwards. Il giudice Kinard sorrise divertito.
La Elliott and avanti. Le chiese di nuovo quale fosse a
suo parere l'ora della morte e la dottoressa ripet quanto
aveva dichiarato nei tre processi. Probabilmente la sera del
sedici. Tutto considerato. Quel tutto era l'informazione
storica, contrapposta a quella medica: l'informazione
che la polizia le aveva fornito. Di solito i medici legali stabiliscono
l'ora della morte basandosi ampiamente su quello
che viene detto loro dalla polizia. In questo caso, tuttavia, la
polizia, all'insaputa della Conradi, si era basata a sua volta
su quanto aveva detto Holloway. Era stato lui, e lui soltanto,
a dire alla polizia che quella domenica la signora Edwards
aveva intenzione di andare fuori citt; che la sveglia stava
suonando quando era entrato in casa e lui l'aveva lasciata
suonare; che la macchinetta del caff era accesa e lui non
l'aveva spenta. Era stato lui, e lui soltanto, a testimoniare di
aver visto, il luned mattina, le edizioni della domenica e del
sabato del The Greenville News sul vialetto. Aveva detto di
averle raccolte e portate dentro. Nessun altro aveva testimoniato
di aver visto quei giornali, in nessuno dei tre processi.
Quando la Elliott fin di interrogare la dottoressa Conradi,
Jensen prese la parola. Torn sulla questione del rigor
mortis. Nella relazione autoptica la dottoressa Conradi aveva
stimato il momento della morte fino a sessantacinque ore
prima dell'autopsia. Ho qualche difficolt nel capire questo
disse Jensen. Se il rigor mortis inizia a diminuire dopo
ventotto ore e sparisce dopo quarantotto, com' stato possibile
che, alle undici di mattina del diciannove, lei avesse un
cadavere che presentava ancora una rigidit totale in alcune
giunture e parziale in altre, e poi affermasse che la morte
era avvenuta sessantacinque ore prima, e dunque ben oltre
l'arco delle quarantotto da lei indicate?
La dottoressa ripet di aver indicato il sabato notte perch
era quando, secondo la polizia, la signora Edwards era
stata assassinata.
Soltanto per chiarire alcuni punti aggiunse. L'unica
articolazione che presentava una totale rigidit era quella
della caviglia sinistra. In quella caviglia poteva aver avuto
problemi di artrosi. Non lo so.
Jensen non riusciva a crederci.
Dottoressa Conradi, mi sta dicendo di non essere in
grado di stabilire la differenza tra rigor mortis e reumatismi?
No, davvero non sono in grado.
Jensen avrebbe potuto commentare: quod erat demostrandum
come volevasi dimostrare.
Tuttavia, nella testimonianza della Conradi, a preoccupare
Jensen e Diana c'era anche dell'altro. Da dove erano
spuntate le diapositive che la dottoressa aveva appena mostrato?
Poche settimane prima dell'udienza, Diana e Jensen
erano andati a Charleston, nella scuola di medicina in cui
insegnava la Conradi, per parlare con lei e chiederle le fotografie
e le diapositive di cui era in possesso: quelle datele
dagli agenti della SLED e quelle che lei stessa aveva scattato
durante l'autopsia. La dottoressa non aveva dato loro nulla.
Ed ecco che ora mostrava le diapositive. Cos'altro aveva?
Jensen avrebbe voluto saperlo.
E le fotografie che aveva scattato la polizia? Le ha?
chiese Jensen.
S, le ho con me.
Le ha? esclam Jensen sbalordito.
Le ho qui con me rispose con noncuranza.
Posso vederle? chiese, perplesso.
La Conradi frug in una borsa che aveva portato con s,
ed estrasse parecchie fotografie.
Diana e Jensen cominciarono a guardarle.
La Conradi li interruppe: Spiacente, qui ne ho altre.
Erano quelle che il sergente Owen le aveva dato quando le
aveva consegnato il cadavere.
Jensen, Diana, Elliott e Zelenka erano allibiti.
Non sarebbe il momento giusto per una pausa? chiese
il giudice Kinard.
La corte si ritir alle tre e quarantacinque. I lavori ripresero
alle quattro in punto.
Jensen riusciva a stento a tenere a freno la collera. C'erano
quindici fotografie che n lui n Diana avevano mai visto. In
una, l'agente Parnell della SLED si era infilato nella cabina-
armadio e aveva puntato l'obiettivo sul corpo della signora
Edwards. La fotografia mostrava il torso e le gambe, insanguinate
e coperte di lividi. Il vestito era tirato su, le ginocchia
piegate, tra le gambe era stato infilato un polacchino.
La Holt sgranava gli occhi. Aveva visto altre fotografie
del corpo, ma non cos nitide. Nelle altre il polacchino era
sfocato. Le sembrava che l'unico modo in cui poteva essere
finito l fosse che il killer ce lo avesse messo apposta. Il
polacchino era una prova cruciale: coperto di sangue e presumibilmente
con le impronte della persona che lo aveva
lasciato l.
Le  stata consegnata quella scarpa perch la potesse
esaminare? chiese Jensen.
No fu la risposta.
E non era stata consegnata neppure ad altri.

Sangue, blue jeans e impronte.
Un'altra fotografia stup Diana. Mostrava una grande
pozza di sangue sulla moquette davanti alla cabina-armadio.
Diana per not che non c'era sangue sulla soglia di legno
tra la cabina-armadio e la moquette della camera da letto.
Com'era possibile? Per una persona, che sia stata colpita
a coltellate o con un colpo di arma da fuoco, ci vogliono
circa venticinque minuti per finire dissanguata; il che voleva
dire che il legno avrebbe dovuto essere intriso di sangue.
Hayward Starling, ex investigatore del North Carolina,
chiar il mistero quando fu chiamato a testimoniare per Elmore.
Aveva settantadue anni, i capelli bianchi e non irradiava
l'autorevolezza e la sicurezza tipiche del dottor Arden.
Tuttavia era del Nord e probabilmente godeva di maggior
credibilit per aver lavorato per ben trentotto anni per la
Divisione di polizia investigativa del North Carolina, l'equivalente
della SLED.
Osservando quelle fotografe, Starling si era fatto un'idea
di come la vittima fosse finita nella cabina-armadio?, chiese
Jensen dopo che Starling ebbe giurato.
La mia opinione  che sia stata portata l.
In altre parole, riprese Jensen, per avere la certezza che
non potessero esserci dubbi, qualcuno l'avrebbe presa dopo
che era rimasta sulla moquette quanto bastava per dissanguarsi,
e l'avrebbe trascinata nella cabina-armadio,  cos?.
S, a mio parere dovrebbe essere andata proprio cos
rispose Starling.
Le risposte alle successive domande di Jensen erano ovvie,
ma l'avvocato voleva essere certo che fossero messe a
verbale.
Ora, in base all'osservazione della scena del delitto, alla
pozza di sangue sulla moquette, al sangue sulla parete e al
modo in cui, secondo la sua testimonianza, la vittima fu spostata,
ritiene che la persona che fece tutto questo dovesse
avere del sangue sugli abiti?
Ritengo che la persona dovesse avere del sangue sugli
abiti.
Durante il processo, il sierologo della SLED aveva testimoniato
di aver trovato soltanto cinque minuscole macchie
di sangue sui jeans prelevati in casa della madre di Elmore.
Si aspetterebbe di vedere molto pi sangue di quello
che fu individuato sui jeans del signor Elmore? chiese
Jensen a Starling.
S, mi aspetterei di vedere molto pi sangue.
Diana Holt diede un'occhiata a Zelenka. Scuoteva la testa,
palesemente incredulo, mentre osservava le fotografie
e ascoltava Starling. La situazione cambiava radicalmente:
la signora Edwards era morta dissanguata sul pavimento
della sua camera da letto; il corpo era stato prelevato e,
mentre veniva posato sul pavimento della cabina-armadio,
i capelli intrisi di sangue avevano lasciato striature sul cassettone.
L'assassino aveva accuratamente sistemato il polacchino
tra le sue ginocchia e aveva chiuso la porta della
cabina-armadio. Non era il modo in cui i maniaci sessuali
si comportavano con il corpo delle loro vittime: era molto
pi probabile che lo lasciassero dove stava e scappassero.
Zelenka non poteva negare che sui jeans di Elmore ci
fosse poco sangue e dunque invent un'originale teoria per
spiegarne il motivo. La espose durante il controinterrogatorio
di Starling. E se non avesse avuto indosso i pantaloni?
inizi Zelenka. Questo non spiegherebbe perch sui jeans
c'era cos poco sangue?
Starling non afferr quello che l'avvocato dell'accusa
stava suggerendo. Diede dunque la stessa risposta di prima:
sui jeans di Elmore avrebbe dovuto esserci pi sangue, se
fosse stato lui l'assassino e avesse trasportato il corpo della
vittima nella cabina-armadio.
Zelenka insistette sulla sua teoria di un aggressore nudo.
Questo per presuppone che in quei momenti fosse vestito,
giusto?
Giusto, ribad Starling che avesse indosso i pantaloni
o se li fosse abbassati.
Starling non era l'unico cui riusciva difficile credere che
Zelenka ipotizzasse che Elmore si fosse tolto i pantaloni
prima di violentare la signora Edwards. Furtivamente, in
aula qualcuno fece arrivare a Zelenka un bigliettino scritto
a mano, per fornirgli quella che a suo parere poteva essere
una spiegazione pi plausibile della mancanza di sangue
sui jeans. Fu trovata a testa in gi nell'armadio - probabilmente
era stata presa per le caviglie - evitando che un
bel po' di sangue finisse sugli abiti. Persino Zelenka trov
l'ipotesi troppo fantasiosa ed evit di propinarla al giudice
Kinard. Il bigliettino non era firmato. (Molti anni dopo,
Geddes Anderson ammise di averlo scritto. Si rendeva conto
che poteva suscitare interrogativi sull'efficacia della difesa
che aveva fornito a Elmore, se si fosse scoperto che aveva
proposto una spiegazione utile a lasciare il suo cliente nel
braccio della morte. Tuttavia, subito dopo averne ammesso
la paternit, insistette, come aveva fatto sempre, di aver difeso
risolutamente Elmore. Anche se, una volta di pi, precis
di ritenerlo colpevole.)
Altre domande sul pochissimo sangue rinvenuto sui jeans
attendevano risposte. Innanzitutto, di chi era quel sangue?
Al processo, il sierologo della SLED aveva testimoniato che
il sangue sui jeans era del gruppo A, che la signora Edwards
aveva il gruppo A ed Elmore il gruppo B.
Nella terza giornata del PCR, Jensen chiam a deporre
Charles, il fratello di Elmore. Anderson e Beasley non si
erano mai presi la briga di interrogare Charles e non lo avevano
chiamato a testimoniare a nessuno dei tre processi. Fino
a quel momento, chi aveva interrogato la maggior parte dei
testimoni era stato Jensen, tuttavia a interrogare Charles fu
Diana, cos come aveva gi fatto con Gilliam. Con lei si sentivano
a loro agio. Diana non era il solito avvocato bianco,
era una di loro.
Per cortesia, dica il suo nome per la verbalizzazione
inizi.
Charles Elmore.
 parente del signor Eddie Elmore?
S, signora.  mio fratello. Charles aveva trentadue
anni, quattro meno di Edward.
A volte si scambiava gli abiti con suo fratello? chiese
con gentilezza la Holt.
S, signora, lo facevo.
I jeans, che la polizia ha prelevato da Abbeville, di chi
erano?
Erano miei.
E le scarpe, quelle tolte ai piedi di Eddie quando  stato
arrestato, le aveva indossate lei? chiese Diana.
S, signora, le avevo portate io, le portavo da quando le
avevo avute.
Capitava che Charles e Eddie si scambiassero gli abiti,
di tanto in tanto?
S, signora.
Charles aveva una lavatrice?
No, signora, all'epoca no.
Da quanto tempo i jeans non venivano lavati?
Forse da una settimana, fu la risposta.
Diana gli chiese che lavoro facesse. Per lavoro usava lamette?
Poteva essersi ferito quando aveva indosso quei
jeans?
Be', sinceramente,  possibile, signora. Ricordo che
mettevo la tappezzeria nei bagni e, be', probabilmente la
cosa che usavo di pi era una lametta da rasoio, e se non
mi sbaglio, be' credo che mi sono fatto un taglietto su un
dito. Poi fu Zelenka a fargli delle domande. Charles sapeva
quale fosse il suo gruppo sanguigno?
Charles era nervoso e dapprima disse no, non lo sapeva.
Poi Ritiro. Se non mi sbaglio, credo che  A.
Dunque il sangue poteva essere sia della signora Edwards
sia di Charles.
Le macchie di sangue erano state analizzate da John Barron,
sierologo della SLED. Aveva testimoniato ai tre processi
e ora venne chiamato a testimoniare per l'accusa. Zelenka
gli chiese delle analisi che aveva eseguito. Jensen aveva invece
domande meno di routine.
I jeans arrivarono al suo laboratorio in un sacchetto o
in un contenitore? chiese Jensen.
Barron rispose di non ricordarselo.
Erano chiusi con nastro sigillante? chiese ancora Jensen.
Barron disse di non ricordare neppure quel particolare.
La SLED era solita sigillare le prove con l'apposito nastro
per evitare che potessero essere rimosse dall'involucro?,
volle sapere Jensen.
No.
Barron aveva sigillato l'involucro dopo averlo ricevuto?
Non c'era alcuna documentazione che lo avesse fatto.
Dunque non abbiamo alcun modo di sapere quante
volte i jeans furono tirati fuori dal sacco e rimessi dentro?
domand Jensen.
No.
Jensen stava improvvisando, reagendo alle risposte con
nuove domande, cercando di costruire una storia. Un po'
come quando, nello scrivere un romanzo, lo scrittore non
sa esattamente dove lo portino intreccio e personaggi. Per
non si trattava di un romanzo e lo scetticismo si sommava
all'incredulit: prova non sigillata, nessuna documentazione
su quante volte fosse stata presa e rimessa nel sacco. C'era
anche un'altra questione: dove erano finiti i blue jeans, dopo
essere stati consegnati alla SLED?
Mentre Jensen interrogava i testimoni, Diana spesso scartabellava
nelle scatole che aveva portato in tribunale, scatole
contenenti un guazzabuglio di documenti, compresi quelli
che l'accusa aveva consegnato loro prima del PCR, come di
regola. Mentre Barron era sul banco dei testimoni, Diana
si imbatt in un documento che prima non avevano notato:
lungo quattro pagine e scritto a mano, era un elenco dei reperti
dell'accusa, novantotto in tutto. A destra di ciascun reperto
c'era una serie di iniziali, riconducibili al funzionario
di polizia o all'agente della SLED che ne era stato in possesso.
Si trattava della catena di custodia preparata dal procuratore
legale Jones, che sapeva di dover essere in grado di
rendere conto di dove ciascuna prova fosse stata custodita
dal momento in cui era stata requisita dalla polizia fino a
quando veniva esibita in tribunale. L'accusa deve redigerla
per respingere qualsiasi sospetto che la prova sia stata costruita
o manipolata - involontariamente, per negligenza o
intenzionalmente. Un giudice pu escludere una prova se
la catena di custodia non lo convince pienamente.
Il reperto 86 dell'elenco era il cappotto di Elmore; il reperto
87 i pantaloni. A destra di ogni reperto c'erano nomi
e iniziali: Van, Earl,J.B., Tom,J.T.C., Dickenson, Earl,J.B.
Traduzione: il detective Vanlerberghe, che aveva prelevato
i jeans dalla casa della madre di Elmore il giorno
in cui era stato arrestato, li aveva consegnati a Earl Wells,
capo della sezione legale della SLED, che li aveva consegnati
a John Barron perch li analizzasse. Da Barron erano stati
dati all'agente della SLED Tom Henderson, che li aveva dati
al capitano della polizia di Greenwood, James Coursey, che
li aveva dati al detective della polizia di Greenwood, Perry
Dickenson, che li aveva riconsegnati a Earl Wells, che li
aveva restituiti a Barron.
Che razza di roba ?, si chiese Diana. Perch quei jeans
erano passati in cos tante mani e chi aveva fatto cosa
con quei jeans? In quella sfilza di nomi, uno colp la sua
attenzione: Tom Henderson. Era l'agente della SLED che
si era offerto di lavorare sul caso; che, in uno o due giorni
aveva concluso che Elmore era colpevole; che aveva affermato
che Elmore gli aveva detto Se l'ho fatto, non me lo
ricordo. Henderson, cos come tutti gli altri, aveva mandato
Elmore nel braccio della morte.
Nei verbali della SLED c'era scritto che Henderson aveva
prelevato dal laboratorio le scarpe, i jeans e il cappotto il
3 febbraio, ma non era indicato per quanto tempo li avesse
tenuti con s o perch li avesse consegnati a Coursey invece
di restituirli al laboratorio della SLED, e in primo luogo perch
mai li avesse lui. Quando li aveva presi dal laboratorio
non era pi coinvolto nel caso, non aveva pi alcun ruolo
in nessuna analisi legale. Dei novantotto reperti dell'elenco,
Henderson aveva preso soltanto i blue jeans, il cappotto e
le scarpe.
Non appena si rese conto di cos'aveva trovato, Diana bisbigli
qualcosa all'orecchio di Chris. Ormai il giudice Kinard
era abituato al fatto che Diana bisbigliasse qualcosa a
Jensen, anche se non sapeva che di solito gli diceva quale
dovesse essere la domanda successiva. Il giudice attese pazientemente
mentre i due avvocati confabulavano.
Jensen riprese l'interrogatorio.
E perch questi indumenti vennero dati al signor Henderson?
chiese a Barron.
Non lo so.
Barron disse di aver completato i test sulle macchie di
sangue il 19 febbraio, sedici giorni dopo che Henderson li
aveva prelevati.
Com'era possibile? Volle sapere Jensen.
Barron disse di aver tagliato via le macchie di sangue dai
jeans, prima di ridarli a Henderson.
Come poteva esserne sicuro? Da qualche parte c' qualche
rapporto su quando lei ha tagliato via le macchie?
chiese Jensen.
No, niente di scritto disse Barron.
Inspiegabilmente Jensen e la Holt non chiamarono Henderson
a testimoniare. Passarono parecchi anni prima che
si rendessero conto della gravit di quella decisione.
Dan DeFreese fu il successivo agente della SLED costretto
a sedere suo malgrado sul banco dei testimoni, eludendo
come meglio poteva le domande di Jensen. Era l'esperto
di impronte digitali che, al processo, aveva testimoniato di
aver trovato soltanto sei impronte nella casa del delitto: una
era di Elmore (sulla porta posteriore) e due appartenevano
alla signora Edwards. Le altre tre, come scrisse nella sua
relazione e dichiar al processo, non avevano sufficienti
dettagli per un confronto, il che voleva dire che non potevano
essere confrontate con impronte note.
Quanto a Diana, Jensen stava per impartirle una lezione
sull'arte del controinterrogatorio.  come costruire un recinto,
ogni domanda serve a fare in modo che per il testimone
fuggire sia pi difficile. C' anche un pizzico di mistero: le
prime domande sono facili, per far rilassare il testimone e
non lasciargli intuire quello che sta per arrivare.
Nei precedenti processi lei ha testimoniato che, nella
sua esperienza di esperto di impronte digitali, riteneva di
essere in grado di arrivare a un'identificazione se avesse
avuto dieci punti di confronto,  esatto? chiese Jensen.
S, penso di aver detto che dieci era il numero minimo.
Jensen gli mostr gli ingrandimenti di due impronte che
DeFreese stesso aveva ricavato dalla porta posteriore.
Ora, osservando questi due ingrandimenti, pu dirmi
se riesce a individuarvi almeno dieci punti di possibile identificazione?
In una, s,  possibile.
Ma nella sua relazione, non aveva scritto che queste impronte
non erano analizzabili?
DeFreese restava elusivo. S, credo che sia cos.
Crede soltanto? Jensen prese una copia della relazione
di DeFreese e lesse: Impronte latenti sono state ritenute
contenere dettagli insufficienti per un confronto.
Cosa intende per dettagli insufficienti? chiese Jensen.
Voglio dire che l'impronta non contiene dettagli sufficientemente
chiari o sufficientemente numerosi per un'analisi.
A questo punto sarebbe d'accordo con me nell'affermare
che quell'osservazione - da lei fatta nella sua relazione
- non era accurata? (Da parte di Jensen non accurata era
un modo giuridicamente dignitoso di dire falsa.)
A proposito di una, s, sarei d'accordo.
Jensen attacc.
 sua la testimonianza che qui ci sono meno di dieci
dettagli che potrebbero essere usati per un confronto?
No, signore, penso di aver appena detto che ce ne sono
almeno dieci.
Allora perch avrebbe detto che c'erano dettagli insufficienti
per un confronto?
Non lo so. Evidentemente non mi sono espresso correttamente.
DeFreese, che era entrato nella SLED nel 1967 mentre frequentava
il secondo anno della University of South Carolina,
non stava dando una buona prestazione.
Jensen torn alle impronte rilevate in bagno. Durante il
processo DeFreese aveva testimoniato che quella trovata
sulla parte inferiore dell'asse del water aveva dettagli insufficienti
per un confronto. Jensen gli mostr un ingrandimento
fotografico di quell'impronta.
Cosa vede qui? Che genere di impronte sono?
DeFreese non rispose, come se aspettasse di poter fare in
modo che Jensen lasciasse perdere.
Le sto chiedendo se si tratta di impronte di palmi o di
dita ripet Jensen.
Con buona probabilit si tratta di dita.
Sarebbe ragionevole dire che molto probabilmente sono
le punte delle dita?
Certamente potrebbero esserlo.
E in quella fotografia, in almeno una delle impronte,
riesce a vedere dieci punti di possibile confronto?
Di nuovo! DeFreese voleva evitare di dover rispondere.
Aveva appena ammesso di aver stilato una relazione non
corretta. Sapeva cosa stava per arrivare. Jensen aspettava.
Infine, DeFreese dichiar: Solo usando il massimo dell'immaginazione.
In nessuna di queste vedo dieci punti veramente
validi. Se si voleva immaginare che ci fosse qualcosa,
suppongo che se ne potessero vedere dieci.
Jensen continu a stringere il cerchio. L'impronta trovata
all'esterno della porta, che DeFreese aveva ora ammesso
avere punti sufficienti per un'identificazione, e quella sotto
l'asse del water, che ammetteva li potesse avere: le aveva confrontate
con quelle di Elmore?
S.
Bene, se confrontandole con quelle di Elmore avesse
trovato che corrispondevano, lo avrebbe scritto nella sua relazione?
S, lo avrei scritto.
Dunque non erano di Elmore. Perch non lo aveva
scritto?
O  stato impropriamente trascritto da me, o da qualcun
altro; oppure, come nel caso dell'impronta sovrapposta,
non ho potuto eliminare del tutto la possibilit che il signor
Elmore abbia contribuito all'impronta stessa.
A Diana cominciava ad apparire chiaro perch, marted 19
gennaio 1982, il sergente Owen non aveva portato il corpo
della signora Edwards dall'autopsia all'obitorio, come di
routine, ma lo aveva consegnato alla SLED. C'era bisogno di
ottenere le impronte digitali della signora Edwards per stabilire
se quelle trovate sulla porta posteriore e in bagno erano
le sue, dal momento che non erano di Elmore. Jensen chiese
allora a DeFreese: se le impronte trovate sulla porta esterna
e sotto l'asse del water fossero state compatibili con quelle
della signora Edwars, lo avrebbe scritto nella sua relazione?
S dichiar DeFreese.
Diana faticava a contenere la propria incredulit o a trattenere
l'ilarit: un'impronta sulla porta posteriore che non
apparteneva n a Elmore n alla Edwards, un'impronta sotto
l'asse del water che non apparteneva a nessuno dei due.
Quando Jensen ebbe finito con l'agente della SLED, Zelenka
volle rivolgergli alcune domande. Sembrava incredulo
tanto quanto Jensen e del tutto impreparato alle risposte
di DeFreese.
Lei non ha rilevato che le impronte corrispondessero?
chiese Zelenka.
Era esattamente quello che DeFreese aveva appena dichiarato.
Ma era cos sconvolto che, rivolgendosi a Zelenka,
disse di non aver capito la domanda.
Prego?
Lei non ha rilevato che le impronte corrispondessero
con quelle della vittima o dell'imputato,  esatto?
Di nuovo DeFreese rispose: Non sono sicuro di aver
ben capito la domanda.
Mi riferisco alle impronte su cui ha appena testimoniato,
quella sulla porta posteriore e quella sotto l'asse del water,
quelle che ha appena detto che non erano n della vittima
n dell'imputato spieg Zelenka.
Esatto, ho scoperto che non appartenevano n alla vittima
n all'imputato.
Quando Zelenka ebbe finito con DeFreese, per Jensen
ci fu un'altra opportunit: voleva che fosse ben chiaro che
aveva segnato un punto a suo favore e voleva essere certo
che il giudice Kinard avesse preso nota.
Lei nutre qualche dubbio sul fatto che le impronte non
appartengano al signor Elmore? chiese a DeFreese.
L'agente della SLED non se la sentiva di sbilanciarsi e dire
no, perci rispose in modo indiretto. Se avessi trovato
le impronte del signor Elmore, lo avrei detto.
A questo punto, come potevano perdere?, pens la Holt.
Un investigatore dell'accusa aveva ammesso di aver consegnato
una relazione non accurata - falsa o fraudolenta,
dal punto di vista di Diana poco importava - e aveva registrato
impropriamente un altro reperto. Non era forse
un comportamento scorretto da parte dell'accusa? Inoltre,
secondo la Costituzione, come interpretato dalla Corte Suprema
in Brady contro Maryland, l'accusa  tenuta a consegnare
tutte le prove potenzialmente a discarico dell'imputato.
Non era forse una violazione di Brady contro Maryland
da parte dell'accusa non aver detto a Elmore che l'impronta
sul water della vittima non era sua n della vittima? Non
solo l'accusa non aveva consegnato la prova, ma, Diana ora
se ne rendeva conto, aveva di fatto tergiversato per nasconderla,
quando DeFreese aveva dichiarato che non c'erano
dettagli sufficienti per un confronto, mentre di fatto c'erano.
Alquanto maliziosamente, nel parlare della vicenda con
gli amici Diana chiedeva: Quando fanno pip, in che modo
gli uomini tirano su l'asse del water? Chi era stato nel bagno
di Dorothy? Diana aveva un forte sospetto.
 una basilare procedura di investigazione criminale
confrontare le impronte rivenute sulla scena del delitto con
quelle di individui che notoriamente sono entrati in casa legittimamente.
Poich DeFreese aveva trovato almeno due
impronte che non combaciavano con quelle di Elmore o
della Edwards, aveva preso le impronte di altri, chiese Jensen,
per escluderli come fonti delle impronte?
No, signore, non l'ho fatto rispose DeFreese.
Jensen e la Holt stavano smontando il processo, pezzo
per pezzo, evidenziando incompetenza, negligenza o peggio.
Che fine aveva fatto l'impronta della scarpa sulla porta posteriore,
quella che Charles Holtzclaw, il primo agente arrivato
sulla scena del delitto, aveva notato immediatamente e
indicato all'altro agente, che l'aveva coperta per proteggerla?
Nulla provava che la polizia l'avesse confrontata con quella
delle scarpe di Elmore. Era forse di Holloway? Poich la
polizia non aveva mai sospettato di lui, non l'avevano confrontata
con le sue scarpe. Una prova potenzialmente cruciale
spariva cos dall'inchiesta. Analogamente, l'impronta
di scarpa insanguinata sulla moquette blu del soggiorno,
quella che i sergenti Owen e Johnson avevano verbalizzato
di aver visto, non era stata tagliata e fatta analizzare.
Ma era la bottiglia di sherry sul piano della cucina a ossessionare
Diana. Sapeva che era stata trattata per ricavarne
le impronte digitali - nelle fotografie della SLED era ancora
visibile la polvere comunemente usata in questi casi - ma
la bottiglia era sparita. Non era nell'elenco dei reperti esaminati.
Non era mai stata nominata in nessuno dei tre processi.
Il che insospettiva notevolmente Diana. Era certa che
se sulla bottiglia fossero state trovate le impronte di Elmore,
l'accusa avrebbe sbandierato i risultati. Ancora una volta,
aveva un'idea ben precisa di chi fossero quelle impronte e ancora
una volta non aveva la possibilit di renderla pubblica.

Peli sul letto riconsiderati.
Nelle mani degli agenti della SLED, sembrava che, inspiegabilmente,
le prove potenzialmente a discarico dell'imputato
fossero andate perdute. In compenso, quelle che lo incriminavano
venivano miracolosamente ritrovate.
Durante il processo, l'agente Ira Byrd Parnell aveva testimoniato
di aver raccolto alcuni peli sul letto della signora
Edwards, sparsi in un'area di circa quarantacinque centimetri
per novanta. Wells aveva testimoniato che erano di Elmore.
Nell'arringa finale, il procuratore legale Jones era stato cinematografico:
Quando Elmore si  infilato con quella parte del
suo corpo nelle parti intime del corpo della signora Edwards,
lei ha provato una tale repulsione, che lo ha agguantato laggi
e gli ha strappato una quarantina dipeli.
Si trattava della prova pi convincente di tutto il processo
dichiar Ganza Bryant, un ventottenne giurato di
riserva nel primo processo, un afroamericano che aveva
frequentato la prima classe senza segregazione razziale di
Greenwood. Come possono i miei peli del pube finire l se
non ci sono stato? Posso fare del lavoro per lei, ma perch
i miei peli finiscano l bisogna che io abbia dormito con lei
o fatto qualcosa.
 quello che lo ha condannato dichiar un giurato del
secondo processo.
Diana ridicolizz la versione data dal procuratore legale
Jones di quanto sarebbe accaduto. Era assurdo credere che
la signora Edwards, mostrando una forza sovrumana per
una donna di et avanzata, per giunta ferita e sanguinante,
fosse riuscita ad afferrare e strappare oltre quaranta peli dal
pube dell'aggressore, senza che nessuna particella di quei
peli le fosse rimasta sotto le unghie o su qualsiasi altra parte
del suo corpo appiccicaticcio e insanguinato, o della vestaglia,
anch'essa appiccicaticcia e insanguinata.
Jensen e la Holt facevano emergere le contraddizioni,
le incongruenze e le assurdit della prova-peli-pubici-
sul-letto prodotta dall'accusa. Il semplice numero di peli,
che l'accusa sosteneva di aver trovato, insospettiva Diana.
Una quarantina su una scena di stupro? Se fosse stato vero,
sarebbe rientrato nel Guinness dei primati. Assurdo, disse
Hayward Starling, il veterano investigatore del North Carolina.
Sulla scena di uno stupro di solito ne trovava due,
o al massimo tre. I pi numerosi che ho avuto occasione
di trovare sono stati sei o otto, e l'ho considerata una giornata
campale dichiar.
Persino le dichiarazioni dei testimoni dell'accusa smentivano
che sul letto fosse accaduto qualcosa. Il copriletto era
ripiegato come se qualcuno lo avesse abbassato per andare a
letto aveva testimoniato Johnson al processo. Il letto era
stato rifatto - come se fosse stato riordinato o preparato per
essere usato di nuovo aveva dichiarato Jimmy Holloway.
Non aveva notato grinze o avvallamenti, disse in risposta
a una domanda del procuratore legale Jones. A Jones non
piaceva proprio quello che i testimoni stavano dichiarando.
Non sta dicendo che non c'erano grinze e avvallamenti nel
letto, semplicemente perch non ricorda di averli visti?
Holloway era stato chiaro: Ho una memoria fotografica,
ricordo perfettamente quanto ho visto.
Diana rideva quando pensava alla teoria dell'accusa: dopo
aver violentato la signora Edwards, Elmore l'aveva assassinata
e trascinata nella cabina armadio, poi era tornato in
camera e aveva rifatto il letto (dopo aver trascorso parecchie
ore a pulire la casa, lavare i piatti e mettere le pinze
nel cassetto.)
Jensen rivers altri dubbi sulla prova-peli-pubici-sul-
letto nel corso del controinterrogatorio degli agenti della
SLED DeFreese, Parnell e Wells, che non riuscirono a rendere
credibili le loro versioni.
DeFreese e Parnell avevano fotografato la scena del delitto:
quattro rullini - tre Kodacolor II, uno Plus-X - ventiquattro
scatti ciascuno, novantasei fotografie in tutto.
Avevano fotografato la cucina, dove c'erano le prove di
una colluttazione, e il salottino, dove, secondo l'accusa,
la signora stava guardando la televisione quando l'aggressore
si era introdotto in casa. Avevano fotografato persino
la stanza degli ospiti - letto compreso - dove non era successo
nulla, non era stato messo sottosopra nulla e non era
stata trovata nessuna prova.
Ma nessuno dei due agenti aveva fotografato il letto della
vittima, dove si diceva fosse avvenuto lo stupro. C'era una
fotografia in cui il letto era visibile, ma solo i due terzi del
fondo. E sopra c'era l'attrezzatura fotografica. Insomma, su
questa presunta prova cruciale gli agenti della SLED avevano
buttato le macchine fotografiche, gli obiettivi e le borse.
Tredici anni dopo il primo processo, l'accusa si rese conto
che l'assenza di fotografie del letto era un problema e che
gli avvocati di Elmore avrebbero potuto approfittarne. Da
buon avvocato, Zelenka cerc di limitare il danno facendo
domande lui stesso, come se non avesse nulla da nascondere.
Perch Parnell non aveva fotografato il letto e i peli
pubici che vi aveva trovato?, chiese Zelenka durante il PCR.
 stata un'inadempienza da parte mia ammise Parnell.
Ha preso le lenzuola come prova? chiese Zelenka.
No.
Perch no?
Non c'erano evidenti macchie di sangue o di altro, fu
la risposta di Parnell nulla che potesse rappresentare una
prova.
Quando fu la volta del controinterrogatorio, Jensen volle
sottolineare che gli agenti della SLED non avevano requisito
le lenzuola, cosa che, se si escludeva la possibilit di una loro
grossolana incompetenza, gettava seri dubbi sul fatto che,
su quel letto, a Dorothy Edwards fosse accaduto qualcosa.
Lei ha testimoniato che, dopo aver esaminato quelle
lenzuola, ha concluso che non contenevano nulla che potesse
avere valore di prova e pertanto non le ha requisite?
chiese Jensen.
Esattamente.
 plausibile che un'analisi microscopica o chimica
avrebbe potuto scoprirvi qualcosa che non si vedeva a occhio
nudo?
La risposta di Parnell fu categorica: Non ho visto
nient'altro che potesse essere analizzato.
Jensen continu a porre la domanda in vari modi. Parnell
continu a ripetere che non c'era stato motivo di prendere
le lenzuola perch su di esse non c'era nulla. Le abbiamo
esaminate visivamente. Non abbiamo visto nessuna macchia,
di alcun tipo.
Niente sangue su un letto su cui era stato commesso uno
stupro? La spiegazione poteva essere, come avrebbe detto
ironicamente Diana, quella che Jones aveva avanzato nella
sua arringa finale: Potrebbe aver ingoiato il suo sangue.
Parnell insistette di aver trovato peli pubici sul letto, di
averli messi in un sacchetto di plastica e di averlo etichettato.
Jensen si sofferm su questo punto. Quando avevano
perquisito la casa alla ricerca di prove, Parnell e DeFreese
avevano messo ogni oggetto prelevato in un sacchetto di
plastica su cui avevano posto l'etichetta della SLED.
South Carolina Law Enforcement Division
Firearms Laboratory
Vittima: Dorothy E. Edwards
Crimine: Assassinio
Data: 18 gennaio 1982
Contea: Greenwood P.D.................................Ora:............
Reperto:.......................................................................................
Luogo di ritrovamento:...........................................................
Prelevato da:..............................................................................
Questa etichetta compariva su tutti i reperti che la SLED
aveva esibito nel corso del processo Elmore, compresi pinze,
dentiera, guida tv, calendario, libretto degli assegni; compariva
dappertutto tranne che sul sacchetto contenenti i peli
che Parnell aveva detto di aver trovato sul letto. Su quel
sacchetto non c'era alcuna etichetta. Su quel sacchetto Parnell
aveva scritto direttamente a mano:
1/18/82 Greenwood, S.C.
209 Melrose Tenace
Dorothy E. Edwards res.
Peli prelevati dal letto da questo agente.
Perch non aveva messo la solita etichetta?, gli chiese
Jensen. Dapprima, con una risposta senza senso, Parnell
disse di non aver messo l'etichetta perch era stato lui a
trovare i peli e a metterli nel sacchetto. Jensen fece notare
che aveva messo le etichette su altre prove da lui prelevate.
Parnell rispose con un'altra assurdit: Ce n' anche una
messa da DeFreese, che io non ho messo.
Jensen continu. Perch su quel particolare reperto non
c'era una di quelle etichette?
Sta parlando dell'etichetta in s? rispose Parnell.
S, non aveva un'etichetta come gli altri reperti. C'era
soltanto una scritta a mano direttamente sul sacchetto fece
notare Jensen.
Era qualcosa su cui potevo scrivere direttamente, invece
di scrivere su qualcosa d'altro che avrebbe potuto rovinare
un'impronta digitale o qualunque altra cosa potesse esserci
sopra rispose Parnell.
Anche questo non aveva senso. Tutti i reperti erano custoditi
in sacchetti di plastica, pertanto Parnell avrebbe potuto
scrivere direttamente su ciascun sacchetto.
C' qualche particolare motivo, di cui lei riesce a ricordarsi,
per cui questo reperto non  stato trattato come gli altri?
Nessuno che io ricordi.
Jensen non riusc a ottenere di pi.
Pass a un'altra domanda.
Che lei sappia, questo particolare sacchetto  mai stato
sigillato?
Non quando era in mio possesso rispose Parnell. Era
mia intenzione portarlo direttamente al nostro esperto di
peli e fibre. Non ho sigillato il sacchetto.
Jensen non riusciva a credere alle proprie orecchie. Da
farmi cadere dalla sedia avrebbe detto poi. Una prova
non sigillata? A New York, nella maggior parte dei tribunali
di questo paese, un giudice non avrebbe mai accettato
una prova simile o, se lo avesse fatto, l'avvocato della difesa
avrebbe dichiarato che doveva essere presa in considerazione
con cautela. Chiunque avrebbe potuto mettere dei
peli in quel sacchetto.
Jensen gli rivolse un'altra domanda. A chi aveva dato il
sacchetto non sigillato, contenente i peli?
Al tenente Earl Wells, che all'epoca lavorava nel dipartimento
analisi chimiche rispose Parnell. Glieli ho consegnati
il 19, a met mattina.
Successivamente Earl Wells fu chiamato a testimoniare
per l'accusa. Rispondendo alle domande di Zelenka, disse
che Parnell gli aveva dato i peli. Non era per quello che,
sotto giuramento, aveva testimoniato al primo processo.
Glieli aveva dati DeFreese, aveva testimoniato in quell'occasione.
Al processo anche DeFreese aveva testimoniato di
averli dati a Wells.
Jensen chiese a Wells cosa fosse accaduto ai peli che erano
stati strappati a Elmore. In che modo gli erano stati consegnati?
Wells non se lo ricordava. Presumeva che fossero in un
contenitore di qualche tipo.
Oggi avete quei contenitori? chiese Jensen.
No, signore.
La sorprenderebbe se le dicessi che non c'erano contenitori
con i peli del sospettato? chiese Jensen.
Se mi sorprenderebbe? Sinceramente, non lo so.
Gli agenti si stavano infilando in un vicolo cieco. Non
erano d'accordo sulla modalit con cui i peli erano stati
custoditi, su chi li aveva consegnati a Earl Wells o quando.
Non sapevano neppure quanti peli fossero stati trovati sul
letto e poi analizzati.
Durante il primo processo a Elmore, nell'arringa iniziale
Jones aveva detto sono stati trovati cinquantatr peli.
Quando Earl Wells si trovava sul banco dei testimoni,
Jones gli aveva mostrato il reperto 58 e chiesto se contenesse
cinquantatr peli raccolti sul letto della defunta Dorothy
Edwards. Wells lo aveva corretto: quando gli era
stato dato, nel sacchetto c'erano soltanto quarantanove peli.
E aveva proseguito dicendo che ne restavano solo quarantadue,
poich ne aveva presi sette da montare su vetrini per
analizzarli al microscopio. Wells non era per sicuro sul numero
di vetrini usati.
Sui vetrini potevano esserci due, tre, quattro, cinque,
parecchi peli, o un solo pelo disse a Jensen durante il PCR.
Non ne sono sicuro.
Questi vetrini esistono?
Un tempo esistevano, signore, s.
Jensen fece notare a Wells e al giudice Kinard che durante
i processi a Elmore non erano stati esibiti vetrini.
La posizione dell'accusa stava cominciando ad assomigliare
al naso di Pinocchio, che a ogni domanda finiva per
allungarsi ancor pi. Parnell aveva testimoniato di aver consegnato
i peli a Wells il 19 a met mattina.
Non era per quello che Wells testimoni.
Erano l'una o le due del mattino del 19 quando aveva
analizzato il reperto, disse in risposta a una domanda di Jensen.
Era a casa sua quando ricevette una telefonata con cui
gli si chiedeva di andar al quartier generale della SLED. L
aveva incontrato Parnell, che stava andando da Greenwood
a Charleston con il corpo della vittima. Disse di ricordarlo
molto bene. Il corpo era in un sacco, ed era stato portato
nel laboratorio su una lettiga. In quel momento, precis
Wells, gli era stato consegnato un sacchettino con dei peli,
che gli dissero provenire dal letto della signora Edwards.
Analizzai i peli al microscopio per determinarne, come
prima cosa, la possibile origine razziale.
Dall'analisi giunse a qualche conclusione? chiese Jensen.
Identificai i peli come di razza negroide.
Wells continu. I peli avevano una sfumatura rossastra.
A quel punto aveva chiamato immediatamente il dipartimento
di polizia di Greenwood e all'agente in servizio aveva
detto che i peli erano di un individuo di razza negroide
con peluria nero-rossastra. L'agente aveva dichiarato di
conoscere qualcuno a Greenwood County che aveva quelle
caratteristiche, testimoni Wells.
Non era per possibile che Wells avesse visto il corpo
della vittima all'una o le due del mattino. A quell'ora il cadavere
della signora Edwards era nella cella frigorifera del
Self Memorial Hospital, in un sacco chiuso con nastro sigillante,
come aveva annotato il sergente John Owen nel
rapporto di quattro pagine stilato all'epoca.
Lo aveva prelevato alle sei e un quarto del mattino del diciannove,
aveva scritto Owen, quando, insieme a due colleghi,
lo aveva trasportato alla facolt di medicina di Charleston, a
centonovantasei miglia di distanza. A Charleston erano arrivati
alle dieci e un quarto. Nell'ambiente Owen era considerato
un maniaco dei dettagli, uno che prendeva molto
sul serio il proprio lavoro, troppo sul serio, secondo alcuni.
Avrebbe multato sua madre per eccesso di velocit, dicevano.
Alle quattro e nove minuti, Owen e gli altri avevano lasciato
Charleston con il cadavere e le prove raccolte dalla
dottoressa Conradi durante l'autopsia, proseguiva Owen.
Erano arrivati al quartier generale della SLED poco prima
delle sette. Ho incontrato il tenente Wells nel dipartimento
di chimica scriveva Owen. Le prove gli sono state consegnate
alle 6 e 59 del pomeriggio del 19 gennaio del 1982.
Dunque circa sedici ore dopo l'orario in cui Wells sosteneva
di averle esaminate.
A minare la testimonianza di Wells, rafforzando la conclusione
che sul letto della vittima non fossero stati trovati peli,
sono i rapporti della polizia e gli atti della corte anteriori al
processo. In nessuno si accenna ad alcun tipo di peli di alcun
colore rivenuti sul letto della signora Edwards.
Il sergente Johnson, che inizialmente era stato incaricato
di esaminare la scena del delitto, nella sua relazione scrisse
che le prove, raccolte nella casa della vittima, erano state
consegnate a Owen. Nel suo rapporto Owen scriveva: Le
prove consistevano in: n. 1 paio di pinze; n. 1 coltello, n. 1
coltello da pasticciere ovvero una paletta marchiata Gitie's
Blade; n. 1 protesi dentaria per l'arcata superiore; n. 1
frammenti di protesi dentaria; n. 1 frammenti di posacenere;
n. 1 pinze per barattoli; n. 1 portapillole; e fotografie
a colori della posizione del corpo. Nessun accenno a peli
rinvenuti sul letto.
Pochi giorni dopo il delitto, quando Elmore era gi stato
arrestato, il vicemedico legale di Greenwood, Grady Hill,
aveva stilato una relazione di una pagina in cui faceva il
punto della situazione. Era scritta a mano con cura.
Capitano Coursey chiamato investigatori SLED su scena
delitto.
Tenente Dan DeFreese trovato impronta mano imputato
su scena. Raccolte anche molte altre prove su scena.
Requisiti abiti insanguinati imputato prelevati da casa sua
madre ad Abbeville.
Tolte scarpe da piedi imputato (sangue su scarpe).
Requisiti campioni di capelli e peli pubici (strappati con
un pettine).
Requisiti campioni saliva e sangue.
Non ancora disponibile relazione autoptica, ma dichiarazione,
da parte dottore, di presenza numerose ferite e segni
di stupro.
Un assegno annullato, intestato all'imputato, rinvenuto
nell'ultimo estratto conto vittima. Unitamente a impronta
rinvenuta su scena delitto  punto di partenza per ricerca
imputato.
In questo dettagliato rapporto non si accenna minimamente
a peli trovati sul letto della signora; nulla sul fatto
che Earl Wells avesse allertato la polizia invitandola a cercare
un individuo con capelli nero-rossicci, motivo ben
pi importante per l'arresto di Elmore di un assegno cancellato
e di un'impronta, che potevano avere spiegazioni
pi innocenti.
Poche settimane dopo ci fu un'udienza preliminare
presso la pretura. Anderson e Beasley volevano conoscere
il motivo dell'arresto di Elmore. Il tenente Lee More, ufficiale
di collegamento tra il dipartimento e la corte, prest
giuramento. In risposta alle domande, testimoni sul modo
in cui Coursey e gli agenti della SLED si erano recati sulla
scena del delitto, 209 Melrose Terrace, e avevano raccolto
le prove. Avevano trovato la prova dell'assegno intestato a
Elmore e dell'impronta digitale sulla porta posteriore. Le
impronte digitali di Elmore erano sul database del dipartimento
di polizia a causa di un precedente arresto per violenza
domestica; le impronte vennero inviate alla SLED che
le trov compatibili con quella presente sulla porta posteriore.
Su queste basi era avvenuto l'arresto di Elmore.
Vorrei subito chiederle di cos'altro siete in possesso,
a parte quello che lei ha indicato? aveva chiesto Beasley.
Non so nulla pi di quel che le ho detto rispose Moore.
Penso tuttavia che i motivi siano l'assegno e le impronte
che combaciavano.
Dopo che era stato arrestato, la polizia aveva prelevato
capelli e peli pubici di Elmore, spieg Moore.
Sa se ne sono stati trovati nella casa della vittima?
chiese Beasley.
No, signore; non che io sappia.
Difficile che potesse essere pi chiaro di cos. Era il 25
marzo.
Tre settimane dopo, nel corso del processo, i peli fecero
la loro prima comparsa quando Parnell testimoni di averli
prelevati dal letto e Wells testimoni di averli analizzati e
che combaciavano con quelli di Elmore.
Earl Wells fu l'ultimo testimone del PCR. A quel punto
Diana si mise all'opera per raccogliere le testimonianze in
una memoria legale.
Al termine del PCR, Diana e Jensen erano convinti che sul
letto della signora Edwards non fossero stati trovati peli. In
altre parole, c'erano stati messi. I peli, apparentemente scoperti
sul letto, in realt erano quelli che il capitano Coursey
della polizia di Greenwood aveva strappato a Elmore la
mattina dell'arresto. I legali di Elmore ritenevano ora di
avere un quadro pi completo di quanto era accaduto. Il
pomeriggio del 19 gennaio, l'accusa si era infine resa conto
di non avere granch contro Elmore: soltanto un'impronta
sulla scena del delitto, impronta che poteva essere stata lasciata
quando aveva pulito le gronde e le finestre della signora
Edwards. C'erano tre impronte che non erano le sue
e impronte che, dopo la consegna del cadavere alla SLED,
l'accusa sapeva non appartenere neppure alla vittima. E
dunque, per incriminare Elmore l'accusa doveva procurarsi
altre prove. Era questo il motivo, concluse la Holt, per cui
Coursey aveva strappato cos tanti peli.

Si tirano le somme.
Malpianificata, malgestita, maldefnita e malpresentata
 cos che Diana Holt pensava di screditare la prova, inventata
dall'accusa, dei peli sul letto.
Queste parole erano contenute nel Post Hearing Memorandum
dell'appellante, a supporto della nuova domanda di
PCR. Nelle duecentoquarantuno pagine di argomentazioni
legali, suffragate da citazioni e note a pi pagina, Diana Holt
inseriva un pizzico di scherno e di sarcasmo.
Per accettare la versione dei fatti presentata dall'accusa
bisogna sospendere logica e ragione, e credere alle pi improbabili
spiegazioni pressoch per tutte le prove scriveva.
Edward Elmore, un metro e settanta di altezza per sessantacinque
chili, uccise la signora Edwards, che mor dissanguata.
Afferr i cinquantanove chili del suo corpo insanguinato
e viscido e lo nascose in una cabina-armadio con un
polacchino tra le ginocchia. Rimise le pinze nel cassetto della
cucina, pos un piede su una pozza di sangue, poi saltell
sull'altro piede per tutta la casa, usc dalla porta sul retro e
scese gli scalini prima di posare a terra la scarpa insanguinata;
saltell ancora un po', sempre senza lasciare tracce di
sangue e impronte dentro la casa e senza sporcarsi la camicia
o il giubbotto con il sangue della vittima, ma limitandosi
a minuscole macchioline di sangue suo e della vittima sui
jeans. (La Holt cit il peso di Dorothy che il medico legale,
la dottoressa Conradi, aveva indicato nella relazione autoptica;
la signora Edwards in realt pesava dieci chili in meno.)
Diana era arrabbiata e solo successivamente si rese conto
che, forse, era stata un po' troppo sbruffona, non abbastanza
professionale.
Il signor Elmore aveva detto la verit. Ai giurati aveva
dichiarato di non aver ucciso la signora Edwards. Aveva
detto loro di essere innocente. Il problema era che i trentasei
giurati non poterono ascoltare le sue parole perch le
menzogne, i travisamenti e le omissioni di James Gilliam,
Earl Wells, Dan DeFreese e della dottoressa Conradi soffocarono
la voce di Elmore, la voce della verit. Non esit a
fare il nome di Holloway. Ai giurati non fu detta la verit
sul signor Holloway. Loro non sapevano che c'era motivo
di sospettare di lui scrisse.
La Holt, Miles e Jensen presentarono la loro memoria
nell'ottobre del 1995. La risposta dell'accusa sarebbe dovuta
arrivare trenta giorni dopo, ma, a causa di altri impegni
urgenti, Zelenka chiese e ottenne svariate proroghe.
Passarono cinque mesi prima che presentasse la memoria
con la risposta dell'accusa (dimostrando che i ritardi nelle
esecuzioni non sono sempre dovuti alle manovre dilatorie
degli avvocati della difesa).
Zelenka dovette ammettere che l'agente DeFreese aveva
testimoniato impropriamente nei processi quando aveva
giurato che, in una delle impronte rinvenute nella casa, non
cerano dettagli sufficienti per l'identificazione. Era stato
deplorevole, scriveva. Questo per non aveva privato Elmore
di un giusto processo, sosteneva Zelenka. Ammetteva
anche che forse c'era un'altra impronta, che non apparteneva
n a Elmore n alla signora Edwards, quella trovata
sotto l'asse del water. Questo per non voleva dire che Elmore
avesse diritto a un nuovo processo. Non c'era stata
alcuna violazione costituzionale sosteneva.
Era spiacevole scriveva Zelenka, che gli agenti della
SLED non avessero scattato fotografie del letto. Tuttavia liquidava
la cosa come semplice inadempienza. Non c'era
motivo per cui gli investigatori avrebbero dovuto requisire le
lenzuola del letto, dal momento che su di esse non c'erano
macchie di sangue. Anche in questo caso non c'era stata
alcuna violazione costituzionale.
Con in mano la memoria, Diana e Jensen attesero la decisione
di Kinard.
Elmore, e con lui i detenuti nel braccio della morte di
tutto il paese, aveva ricevuto un duro colpo nell'aprile del
1996, quando il presidente Clinton aveva firmato l'AEDPA
(Antiterrorism and Effective Death Penalty Act), la Legge
sull'antiterrorismo e l'effettivit della pena di morte, con
cui tra l'altro venivano tagliate le risorse per i centri come
quello in cui lavorava Diana. La nuova legge limitava anche
a una sola la possibilit, per i detenuti, di presentare la
petizione di habeas corpus nei tribunali federali. L'habeas
corpus, che ha le proprie radici nella common law inglese,
 la procedura legale con la quale un detenuto sostiene di
essere rinchiuso in prigione in violazione dei suoi diritti
costituzionali.  un diritto particolarmente importante nei
casi di condanna alla pena capitale. I giudici dei singoli
stati, che temono di non essere rieletti dal voto popolare
o dall'assemblea legislativa, sono in difficolt quando si
tratta di annullare la condanna di un assassino sulla base
di qualche principio costituzionale che l'opinione pubblica
potrebbe non capire. Al contrario, i giudici federali hanno
una carica a vita e dunque non hanno nulla da temere dal
malcontento popolare.
La parte antiterrorismo della nuova legge era una risposta
all'attentato effettuato con un camion-bomba da Timothy
McVeigh contro un edificio federale di Oklahoma
City, in cui rimasero uccise quasi duecento persone. Con
effettivit si intendeva invece che le esecuzioni capitali
sarebbero state eseguite prontamente, senza andare troppo
per le lunghe.
Dopo tre decenni in cui la pena di morte era appannaggio
dei repubblicani, il presidente Clinton aveva accantonato
il tradizionale approccio del suo partito ai temi della
criminalit e della giustizia criminale, varando una serie
di misure punitive che gli valsero credenziali da parte dei
conservatori e minacciarono l'egemonia dei repubblicani su
legge e ordine scriveva il New York Times.
Conservatori e pubblici ministeri gioirono. Nel 1977,
il tempo medio che un condannato trascorreva nel braccio
della morte prima dell'esecuzione era di poco pi di
quattro anni; nel 1996 gli anni erano diventati pi di undici.
In California, il tempo medio era di tredici anni; in
Arizona, di otto. Mai l'Angelo della Morte aveva dovuto
ingiustamente attendere tanto a lungo diceva un pubblico
ministero dell'Arizona. Elmore avrebbe potuto essere
l'esempio pi eclatante: era stato condannato a morte
la prima volta quando Ronald Reagan era al secondo anno
di presidenza, era sopravvissuto al mandato di George H.
W. Bush ed era ancora vivo al termine del secondo mandato
di Clinton.
Otto giorni dopo che Clinton aveva firmato la nuova legge
federale sulla pena di morte, la Corte d'Appello dell'Undicesima
circoscrizione neg a un condannato a morte della
Georgia, Ellis Wayne Felker, il diritto di presentare una
seconda petizione di habeas corpus. Felker, che era stato
condannato nel 1982 per lo stupro e l'assassinio di una studentessa
diciannovenne, present immediatamente una petizione
per la revisione del processo direttamente alla Corte
Suprema. Per i membri conservatori della Corte si trattava
di un'opportunit per fare qualcosa a proposito di quelli
che consideravano appelli infiniti. Cinque giudici della
Corte Suprema votarono s e fissarono il dibattimento per
il mese di giugno, anche se per i dibattimenti la stagione
normale era finita. Per la corte si trattava della decisione
pi rapida dal 1971, quando il governo aveva cercato di impedire
che il New York Times pubblicasse i documenti
del Pentagono. I giudici John Paul Stevens, David Souter,
Ruth Bader Ginsburg e Stephen Breyer si pronunciarono
contro, ritenendo non necessario e profondamente sbagliato
agire cos rapidamente e invitando la corte a comportarsi
con la massima ponderatezza, e non con sconveniente
precipitazione.
Il caso venne istruito e discusso, dopodich i giudici dissenzienti
si unirono alla maggioranza e all'unanimit la corte
ribad la costituzionalit della nuova legge. Non era compito
della corte valutare la bont della legge, ma soltanto la
sua costituzionalit, dissero i giudici, e il Congresso aveva
il potere costituzionale di limitare il diritto all'appello da
parte di un detenuto.
Le conseguenze furono prevedibili e pienamente in linea
con le intenzioni di chi aveva varato la nuova normativa.
Le esecuzioni subirono un'accelerazione. Felker fu legato
alla sedia elettrica alle sette e trenta del 15 novembre 1996.
Nel 1997, settantaquattro uomini furono giustiziati in diciassette
stati; il Texas, con il governatore George W. Bush,
si piazz al primo posto con ben trentotto esecuzioni. Fu il
livello pi alto mai raggiunto da quando, nel 1976, la Corte
Suprema aveva ristabilito la pena di morte. Il numero continuava
a salire: nel 1999 si arriv a novantotto.
Come conseguenza della nuova legge, il Death Penalty
Resource Center del South Carolina divenne la Post-Conviction
Community Defender Organization del South Carolina,
una designazione interminabile. L'organizzazione
continu a essere diretta da John Blume, con dipendenti e
avvocati che lavoravano negli stessi uffici, a Sumter. Era finanziata
in gran parte con pagamenti approvati dalla corte.
Diana Holt e Chris Jensen tornarono a Greenwood nel
luglio del 1996 per il dibattimento riguardante la richiesta,
avanzata da Elmore, di un nuovo processo. Edward Lee
Elmore, che  seduto accanto a me, non ha mai avuto un
giusto processo, niente di ragionevolmente simile a un giusto
processo dichiar Jensen al giudice Kinard. Consentitegli
di averne uno adesso.
...Potrebbe non essere colpevole
Sei mesi dopo, nel dicembre del 1996, il giudice Kinard
emise il suo verdetto. Quando lo lesse, Jensen rimase basito.
Sapeva che una vittoria era improbabile, ma Kinard aveva
accettato in blocco la tesi dell'accusa. Spesso i giudici chiedono
alle parti di presentare il loro accertamento dei fatti e
le loro conclusioni. Tuttavia, prima di emettere il verdetto,
il giudice  tenuto a seguire le proprie valutazioni. La Corte
Suprema degli Stati Uniti ha criticato i tribunali per la loro
accettazione testuale degli accertamenti dei fatti redatti dalla
parte prevalente, osservava per conto di una corte unanime
il giudice White nel Caso Anderson contro Bessmer
City. Dopo Bessmer, la Corte Suprema dell'Alabama aveva
annullato la condanna alla pena capitale dell'imputato Robert
Shawm Ingram, quando, nel valutare la petizione post
condanna presentata da Shawm Ingram, un giudice adott
in toto la bozza di rifiuto della petizione stilata dall'accusa.
 assiomatico che un ordine, che nega o concede la riparazione
di un errore [...] deve essere un ordine della corte
affermava all'unanimit una Corte Suprema dell'Alabama.
Deve essere la manifestazione degli accertamenti e delle
conclusioni della corte. Accogliendo indiscriminatamente
le valutazioni dell'accusa, il giudice mette in dubbio che gli
accertamenti e le conclusioni siano effettivamente sue, affermavano
i giudici dell'Alabama.
Alla luce di Bessmer, la condotta di Kinard era ancora
pi giuridicamente grossolana. Non erano le valutazioni
dell'accusa quelle che adottava parola per parola. Prendeva
semplicemente il Memorandum of Law in Opposition to the
Application for Post-Conviction Relief dell'accusa e lo trasformava
nel suo Order Denying Application Post-Conviction
Relief in its Entirety, insomma, negava l'autorizzazione
copiando il memorandum dell'accusa. Non ne modificava
un paragrafo, una parola, una virgola. Non ne correggeva
neppure i refusi.
A proposito delle impronte digitali, il verdetto del giudice
Kinard recita: L'appellante obietta che l'avvocato
avrebbe dovuto contattare esperti in grado di contestare
le valutazioni dell'accusa. Questo tema  approfonditamente
affrontato nella sezione 4 di questa memoria, qui
riportata. Si d il caso, per, che non fosse una memoria.
Gli avvocati redigono memorie; i giudici e i tribunali
emettono sentenze.
Quanto alla testimonianza della dottoressa Conradi e alle
divergenze tra le sue conclusioni e quelle del dottor Arden,
nel verdetto del giudice Kinard sta scritto: (Il convenuto
inserisce le sue valutazioni nella Tesi 15 pagg. 145-177,
sull'inutilit di riproporre le posizioni della difesa rispetto
alla testimonianza della dottoressa Conradi, pagg. 158-
172). Questo linguaggio era preso parola per parola dalla
memoria dell'accusa, compresa la parentesi. Tuttavia il giudice
Kinard era la Corte non il convenuto. Dopo che
Elmore aveva presentato la sua domanda di revisione del
processo, l'accusa era il convenuto.
Avendo copiato parola per parola la memoria dell'accusa,
il giudice Kinard trovava deplorevole che l'agente
DeFreese della SLED avesse testimoniato in modo improprio
su una delle impronte digitali e spiacevole che gli agenti
avessero trascurato di fotografare il letto su cui erano stati
trovati i peli del pube di Elmore. Non lo preoccupava minimamente
che i blue jeans fossero stati consegnati a Henderson,
n che gli agenti della SLED non fossero in grado di dire
che fine avessero fatto. L'evidenza della catena di custodia
non richiede necessariamente di impedire qualsiasi possibilit
di manomissione, ma deve stabilire una completa catena
di controlli per quanto possibile scriveva Zelenka/Kinard.
Quanto a Gilliam, non lo prendeva in considerazione. James
Gilliam non testimoni il falso nei tre processi, le sue
ritrattazioni post condanna non sono credibili. Respingeva
l'ipotesi che, durante il processo, Anderson fosse ubriaco o
che Beasley fosse razzista. La pretesa che l'avvocato agisse
in preda ai fumi dell'alcol o che il suo collega, in quanto di
idee razziste, fosse incapace di difendere coscienziosamente
il signor Elmore  priva di fondamento e non supportata
dai fatti. Una volta di pi, le sue affermazioni erano prese
direttamente dalla memoria di Zelenka.
Kinard invi il verdetto agli avvocati, unitamente a una
lettera di tre paragrafi. L'ultima frase diceva: Edward Lee
Elmore potrebbe non essere colpevole, apprezzo lo sforzo
del collegio di difesa e forse una Corte d'Appello potrebbe
essere d'accordo con uno dei vostri punti di vista e concedere
una revoca-risarcimento.
Non appena ebbe letto il tutto, Diana Holt si precipit
lungo il corridoio e furibonda fece irruzione nell'ufficio di
Blume. Che diavolo ti sta succedendo? le chiese il collega.
Elmore rispose e scagli a terra la lettera.
In tutti gli anni in cui aveva difeso detenuti nel braccio
della morte, Blume non aveva mai visto niente del genere.
Il giudice aveva concluso che Elmore poteva benissimo non
essere colpevole, ma non gli concedeva un nuovo processo.
Sembrava che non ne avesse il coraggio.
Per Diana fu un momento cruciale. Fino ad allora aveva
pensato che Elmore avrebbe avuto un nuovo processo, che
alla fine la giustizia avrebbe prevalso, che non sarebbe stato
giustiziato per un delitto che non aveva commesso. Se pu
dire potrebbe essere innocente, e poi firmare quel verdetto,
non c' speranza osservava frustrata. Diana ingrand
quella frase e la appese a una parete del suo spartano ufficio.
La precisazione di Kinard rese ancora pi forte il suo
impegno, ammesso che ce ne fosse bisogno. Non sarebbe
stata la sua ultima delusione.
Da un punto di vista personale Diana aveva di che rallegrarsi.
Cinque mesi dopo il verdetto di Kinard, alle undici
di sabato 31 maggio 1997, Diana Holt, quasi trentanovenne,
percorreva la navata della Chiesa unita metodista di Washington
Street per unirsi in matrimonio con Kevin Bell.
Quando la vide, John Blume represse un sogghigno. Quella
donna sempre in jeans, indossava un abito da sposa color
panna. I novelli sposi si erano incontrati la prima estate
che Diana aveva trascorso a Columbia; l'estate seguente
Diana si era trasferita nella casa di Kevin mentre preparava
l'esame per essere ammessa all'ordine degli avvocati
del South Carolina. A un certo punto gli aveva detto che,
se la loro relazione era destinata a durare, sul suo conto
c'era qualcosa che lui doveva sapere. Si erano seduti su
una collinetta dietro la casa di Kevin lungo la strada senza
uscita e Diana gli aveva detto quello che doveva dirgli. Lui
si era stretto nelle spalle. Questa volta Diana non avrebbe
preso il cognome del marito, ma il matrimonio, il quarto,
sarebbe durato.


Capitolo 7.
LA RICERCA DEL REPERTO T.

Poich il giudice Kinard gli aveva negato un secondo processo,
per Elmore il passo successivo era il ricorso alla Corte
Suprema. Ma ancor prima che i giudici avessero modo di
decidere - o meglio, ancor prima che gli avvocati di Elmore
comparissero davanti a loro per esporre le proprie ragioni -
a smuovere le acque ci pens una questione burocratica.
Jensen e la Holt volevano che alcuni dei reperti del caso Elmore
fossero portati a Columbia per essere a disposizione
dei giudici della Corte Suprema, qualora avessero deciso di
visionarli alla luce delle loro argomentazioni. Diana aveva
dunque stilato un elenco e lo aveva inviato alla corte. Il 2
luglio 1998, la corte fece pervenire un ordine di trasporto
al cancelliere di Greenwood County, una comunicazione di
routine con cui gli intimava di inviare i reperti indicati. Dieci
settimane dopo, lo sceriffo di Greenwood consegnava solo
una parte dei reperti richiesti. Alcuni reperti non si trovavano,
faceva sapere il cancelliere alla Corte Suprema. Tra
i reperti mancanti c'era quello indicato come reperto T.
Apparentemente il reperto T era assai innocuo: quattro
vetrini su cui erano stati montati parecchi peli. Non erano i
peli che Parnell sosteneva di aver raccolto sul letto. Erano i
peli che la dottoressa Conradi aveva trovato sul corpo della
signora Edwards durante l'autopsia. L'esame del petto e
dell'addome rivela peli, di colore scuro, ricciuti, apparentemente
pubici scriveva la dottoressa nella relazione autoptica.
Questi peli, unitamente ad altre prove, erano stati
affidati a Earl Wells dal sergente Owen, quando aveva consegnato
il corpo alla SLED. Wells li aveva montati su vetrini
e analizzati. Aveva tracciato una T su ciascun vetrino e li
aveva messi tutti e quattro in un apposito contenitore di
cartone di circa 7 cm per 12. Sul davanti aveva scritto in
stampatello con inchiostro rosso CAMPIONI MEDICI. Subito
sopra aveva indicato il numero del procedimento legale,
82-297. Sul contenitore aveva tracciato una T.
Ai legali di Elmore il contenitore non era mai stato consegnato.
Quando lesse il verbale del processo, Jensen fu
enormemente incuriosito e profondamente insospettito.
Si trattava della prova che, stando a quanto Jones aveva
detto al giudice Barnett, aveva giustificato l'arresto di Elmore,
prova che per non era stata data alla difesa.
In un processo penale l'accusa  tenuta a fornire alla difesa
un elenco delle prove che intende produrre e i nomi
dei testimoni che intende chiamare a deporre. Ma, soprattutto,
il pubblico ministero  obbligato a consegnare qualsiasi
cosa la polizia o gli investigatori abbiano scoperto nel
corso nell'indagine che possa essere favorevole all'imputato.
La Corte Suprema lo aveva stabilito nel 1963 in occasione di
un processo che aveva segnato una svolta, Brady contro Maryland.
John Brady e il suo complice, Charles Boblit, si erano
appostati in attesa del rientro a casa di un uomo d'affari per
derubarlo dell'automobile e dei soldi. Lo avevano colpito
alla testa, gettato nella sua macchina e portato in un bosco
poco lontano, dove lo avevano strangolato. I due si erano divisi
i 250 dollari trovati nel portafoglio della vittima. Brady e
Boblit erano stati processati separatamente. Entrambi erano
stati giudicati colpevoli di assassinio e condannati a morte.
Parecchi anni dopo, durante il processo di appello di Brady,
i suoi legali avevano scoperto una dichiarazione rilasciata da
Boblit alla polizia, in cui Boblit diceva di aver strangolato la
vittima. Il pubblico ministero non l'aveva consegnata ai legali
di Brady, che, in appello, avevano sostenuto che la mancata
consegna della dichiarazione di Boblit aveva privato Brady
di un giusto processo. La Corte Suprema si era dichiarata
d'accordo. La soppressione, da parte dell'accusa, di prove
favorevoli all'imputato viola il giusto processo laddove la
prova  determinante per la colpevolezza o la condanna,
indipendentemente dalla buona o cattiva fede del pubblico
ministero scriveva il giudice Douglas.
Alla base della decisione della Corte Suprema c'era un
principio fondamentale del sistema giudiziario americano:
il dovere del pubblico ministero non  ottenere una condanna,
ma fare giustizia. Ora, per usare le parole del giudice
Douglas: La societ vince non solo quando i colpevoli
sono condannati, ma quando i processi sono imparziali; il
nostro sistema giudiziario soffre quando un accusato viene
trattato ingiustamente.
Questo principio  parte integrante della giustizia americana,
a tal punto che la Corte Suprema ha affermato che il
pubblico ministero ha ben pi del semplice dovere di consegnare
qualsiasi prova a discolpa di cui sia a conoscenza.
Il pubblico ministero deve andare oltre e cercare qualsiasi
prova favorevole, nota a quanti lavorano per conto del governo
alla soluzione del caso, polizia compresa scriveva il
giudice Souter in Kyles contro Whitley.
Dopo aver esaminato i quattro vetrini del reperto T, nella
sua relazione Earl Wells scriveva di avervi trovato solo fibre
blu. In altre parole, stava dicendo che la dottoressa Conradi
si era sbagliata: sul corpo della vittima non c'erano peli.
Un decennio dopo, Jensen e Diana si dedicarono a un'instancabile
ricerca non solo dello scomparso reperto T,
ma di tutte le prove e di tutti i reperti del caso Elmore, sia
che fossero stati presentati al processo o no.
Nel giugno del 1994, Jensen scriveva a Zelenka: Desidererei
anche sapere se  riuscito a trovare i reperti che non
sono stati esibiti come prove in nessuno dei tre processi.
Questi comprendono parecchi reperti scoperti sulla scena
del delitto o rinvenuti sul corpo della vittima dalla dottoressa
Conradi, e consegnati alla SLED.
Zelenka invi un fax alla SLED in cui chiedeva se avessero
ancora materiale relativo al caso Elmore. Presso la SLED
non c' pi nulla relativo al caso in oggetto rispondeva il
supervisore, tenente Michael J. Brown.
Jensen si sentiva frustrato. Nel 1995, in occasione del PCR
scriveva al giudice Kinard: Esigo sia messo a verbale che abbiamo
tentato di ottenere quei reperti, e che quei reperti risultano
semplicemente inesistenti. Non mi stupir quando, in
futuro, questi reperti improvvisamente spunteranno fuori.
Zelenka dichiar a Kinard che il pubblico ministero non
stava nascondendo nulla. Abbiamo condotto accurate ricerche
nella documentazione del dipartimento dello sceriffo
di Greenwood County e in almeno tre occasioni ci siamo
rivolti al dipartimento di polizia di Greenwood City perch
a sua volta compisse ricerche di eventuali altre prove.
Tutto quello che era stato trovato era stato consegnato ai
legali di Elmore, garantiva Zelenka alla corte.
Durante il PCR, Jensen chiese a Wells se avesse qualche
vetrino o qualche altro reperto, analizzato in occasione del
processo. Wells gli assicur di non avere nulla. Inoltre ribad
che l'analisi al microscopio ha rivelato che in quel
reperto c'erano solo fibre blu, non peli.
La Holt e Jensen erano in difficolt. Un aiuto inatteso arriv
per da dove non se lo aspettavano. Poich non tutti i
reperti, indicati dall'ordine di consegna emanato dalla Corte
Suprema del South Carolina, erano stati portati a Columbia,
il cancelliere aveva chiamato l'ufficio del procuratore
capo e richiesto che si cercassero quelli mancanti.
Zelenka chiam di nuovo Wells. Cerchi le prove del caso
Elmore, ordin.
Pochi giorni dopo, mentre discutevano di un altro caso,
Wells disse a Zelenka: Ho notizie per lei. Aveva trovato
alcune prove del caso Elmore: il reperto T. Wells dichiar
di averle trovate in fondo a un cassetto della sua scrivania
metallica.
Zelenka non si rallegr affatto; anzi, in seguito concluse
che Wells si era tenuto il reperto T nel cassetto per oltre
sedici anni - tutto il tempo in cui la SLED aveva detto a
Zelenka, e Zelenka sostenuto di fronte alla corte, che non
erano state trovate altre prove; tutto il tempo in cui Wells
aveva dichiarato sotto giuramento di non avere il reperto T.
Un giorno o due dopo, casualmente Diana telefon a Zelenka
per un'altra faccenda. Nel corso della conversazione,
Zelenka le disse che Wells aveva trovato quel materiale.
Diana rimase di stucco. Cosa? Cosa mi sta dicendo?. Con
il suo cordless bianco contro l'orecchio, cominci a camminare
avanti e indietro dall'ufficio al soggiorno, passando
per la sala. Mi sta dicendo che ha trovato cosa?
A questo punto, Zelenka non aveva intenzione di esaminare
il reperto senza che Diana fosse presente, e Diana non
era certo disposta a permetterglielo. Gli avvocati decisero
dunque di incontrarsi nell'ufficio di Wells a una certa ora.
Quando arrivarono, Wells aveva pronta un'altra bomba.
Aveva esaminato di nuovo i vetrini, disse, e si era accorto
che non c'erano soltanto le fibre blu. C'erano anche peli.
Diana si rese perfettamente conto che Wells lo aveva saputo
fin dall'inizio, fin dal 1982, quando aveva esaminato i vetrini.
Anche a occhio nudo  possibile distinguere una fibra
da un pelo. Inoltre, con un microscopio  facile stabilire la
razza di appartenenza di un pelo, se caucasica o negroide,
e se si tratta di un capello o di un pelo del pube.
Zelenka era sulle spine. Come poteva sostenere che, come
era accaduto in Brady e Kyles, il reperto T non avrebbe dovuto
essere consegnato ai legali di Elmore al momento del
processo? Evidentemente era arrivato il momento di una
nuova ricerca delle prove. Sia Diana sia Zelenka si misero al
volante, diretti a Greenwood. Si incontrarono nel parcheggio
dietro il tribunale. Entrarono e al cancelliere dissero che
cercavano le prove del caso Elmore. Quel ragazzo non 
ancora stato giustiziato? chiese il cancelliere. Aveva avuto
tre processi, aggiunse, e potevano bastare. Diana si infuri.
Grazie al cielo no, dal momento che voi vi siete tenuti le
prove ribatt. Il cancelliere disse che le prove non erano
l, ma alla stazione di polizia.
Lasciando il tribunale, Diana se la prese con Zelenka.
Come diavolo poteva pensare che Elmore avesse avuto un
giusto processo quando la corte, che avrebbe dovuto essere
neutrale, aveva quell'atteggiamento?
Diana non si aspettava di cavarsela meglio alla stazione
di polizia. C'era stata insieme al sergente Johnson prima
del PCR e lui le aveva assicurato che non vi avrebbero trovato
nulla, perch non c'era nulla. Zelenka e Diana si avviarono
a piedi verso la stazione di polizia. Zelenka si qualific
all'agente di turno, Wayne Hughes, e present la Holt.
A Hughes disse che cercavano le prove del caso Elmore.
Hughes si alz, usc da una porta sulla destra e torn spingendo
un carrello pieno di reperti. Diana e Zelenka li esaminarono,
poi cominciarono a parlare di quelli che non erano
ancora stati trovati. Hughes li interruppe. Scusate se sono
stato ad ascoltare, ma se volete posso fare una rapida ricerca,
disse, e usc di nuovo.
Zelenka era sempre pi a disagio. Se Hughes avesse portato
dell'altro, lui avrebbe forse fatto meglio ad andarsene
a casa e dimettersi, sempre che non lo avessero licenziato
prima, confess a Diana.
Aveva appena finito di parlare che Hughes torn con due
scatoloni e un tubo per l'inoltro della posta. Sui lati, in caratteri
cubitali c'era scritto: EDWARD LEE ELMORE.
Diana rimase a bocca aperta: era esattamente quello che
lei e Jensen avevano cercato di ottenere. Zelenka era basito:
era esattamente quello che aveva dichiarato che non
esisteva, davanti al giudice Kinard.
Gli scatoloni erano pieni di prove potenzialmente esplosive:
un pezzo di moquette della camera da letto; un pezzo
di gomma da masticare trovato nel cortile dietro casa; la
vestaglia che la signora Edwards indossava la notte in cui
fu assassinata. Se, mentre veniva violentata, avesse strappato
una quarantina di peli pubici, presumibilmente uno
o due sarebbero rimasti sulla vestaglia. Diana la fece esaminare:
non c'era traccia di peli negroidi. Dunque, Elmore
doveva averla spogliata, violentata, obbligata a rimettersi
la vestaglia e poi assassinata, avrebbe detto la Holt con la
consueta ironia.
In ogni caso, la prova pi importante restava il reperto
T: non solo era stato trovato, ma ora Wells ammetteva che
conteneva dei peli. A chi appartenevano? Erano negroidi
o caucasici?
Diana chiese e ottenne il permesso di far esaminare il
reperto T da un microscopista di Chicago, Skip Palenik.
Cinquantenne, Palenik amava dire che la sua carriera era
iniziata quando, a otto anni, aveva iniziato a guardare in un
microscopio. Aveva lavorato per numerosi casi importanti,
tra cui l'attentato contro l'edificio federale di Oklahoma.
Lavorava principalmente per l'accusa, quasi per l'ottanta
per cento del suo tempo. Diana si precipit a O'Hare, affitt
una macchina e guid per trenta miglia verso ovest.
Raggiunse l'ufficio di Palenik, in un edificio alla periferia
di Elgin, Illinois. Con s aveva il reperto T. Non aveva alcuna
intenzione di perderlo di vista. Trascorse dunque la
notte a Chicago, l'indomani sarebbe tornata a casa in aereo.
Diana pass la maggior parte della giornata con Palenik,
impegnato nell'esaminare ciascun vetrino con un microscopio
stereoscopico e un microscopio polarizzatore. I vetrini
1 e 4 li analizz anche con un microscopio comparatore.
I risultati.
Vetrino 1: unico pelo pubico, caucasico. Confrontato con
peli del signor Edward. Nessuna compatibilit.
Vetrino 2: tre peli. Potrebbero - o non potrebbero - essere
umani. Un frammento di pelo caucasico marrone. Presenza
anche di minuscoli frammenti di fibre di lana ruvida
tinte di blu, probabilmente provenienti dalla moquette.
Vetrino 3: pelo montato male; difficile dunque una valutazione
certa, ma probabilmente trattasi di capello caucasico
marrone chiaro; a differenza della maggior parte dei
capelli della vittima, che erano bianchi, precisava.
Vetrino 4: capello caucasico bianco, con tracce di sangue
secco. Potrebbe essere appartenuto alla vittima, ma
ce una debole probabilit che sia appartenuto a un'altra
persona con i capelli bianchi.
Conclusione.
Nessuno di questi peli, o capelli,  microscopicamente
simile ai peli pubici o ai capelli del signor Elmore.
Palenik invi alla Holt una lettera con i risultati cui era
giunto.
Era il giugno del 1999: erano passati sei anni da quando
aveva iniziato a lavorare al caso Elmore. Diana chiam
Zelenka. A questo punto di certo era d'accordo che fosse necessario
un nuovo processo, gli disse. Il suo dovere, gli ricord,
era fare giustizia.
In un manuale per gli avvocati dell'appello, Zelenka contrapponeva
il loro ruolo a quello degli avvocati della difesa.
Questi ultimi, scriveva, in base alla costituzione erano tenuti
a fornire una valida difesa. Tuttavia, il nostro ruolo di pubblici
ministeri  molto superiore: essere strumenti di giustizia
precisava. Questa  la nobile teoria giuridica. La realt
 troppo spesso molto diversa, come dimostr Zelenka.
Se c' un difetto nel sistema accusatorio americano, cos
come si  andato strutturando,  che la sua natura accusatoria
prevale sulla giustizia. I pubblici ministeri vogliono vincere
il processo. Gli avvocati dell'appello vogliono vincere
in appello. Spesso chi perde  la giustizia. Per giunta, per la
procura generale sostenere che nuove prove confermavano
le proteste di innocenza del detenuto o riconoscere che il
processo presentava vizi costituzionali equivaleva a un'ammissione
di errore da parte dell'accusa. Nel caso Elmore,
avrebbe significato ammettere che questi errori erano stati
commessi ben tre volte. Nell'opporsi ai legali di Elmore
sempre e comunque Don Zelenka e la procura generale si
comportavano come controparti.
Mentre Zelenka faceva di tutto per opporsi alle richieste
di Elmore, in Arizona gli avvocati dell'accusa dimostravano
un'analoga determinazione per ottenere che Ramn
Martnez-Villareal fosse giustiziato. Insieme a un complice,
Ramn aveva fatto irruzione in un'abitazione di Tumacacori,
in Arizona, proprio sul confine con il Messico, ed era
fuggito con parecchi fucili di grosso calibro e relative munizioni.
Mentre tornava in Messico insieme al complice si era
imbattuto in due operai che stavano livellando una strada.
I due uomini erano stati uccisi. Non era chiaro chi avesse
premuto il grilletto, se Martnez-Villareal o il complice, che
la polizia non trov mai. Martnez-Villareal fu arrestato in
Messico e sballottato per un po' prima di essere consegnato
alle autorit dell'Arizona. Fu accusato di assassinio compiuto
durante un atto criminale, ritenuto colpevole e condannato
a morte.
Martinez-Villareal, un metro e quarantatr per cinquantotto
chili, era gravemente ritardato mentale, con un quoziente
intellettivo compreso tra 50 e 64, e soffriva di schizofrenia,
depressione e lesioni cerebrali. Durante il processo
non era in grado di distinguere la differenza tra pubblico e
giurati. La sua preoccupazione principale erano gli stivali
nuovi, che gli erano stati tolti al momento dell'arresto. Al
suo avvocato continuava a chiedere quando glieli avrebbero
restituiti. E anche quando il giudice pronunci la sentenza
di morte, Martinez-Villareal non smise di chiedere all'avvocato
quando avrebbe riavuto i suoi stivali nuovi.
Nella cittadina di Santa Cruz nessun avvocato aveva voluto
occuparsi del caso, non certo per i trenta dollari allora che lo
stato pagava, pertanto la corte nomin l'ultimo dell'elenco,
William Rothstein, che aveva terminato gli studi di legge da
soli quattro anni e non aveva mai affrontato un processo
penale. Rothstein non esib le prove del ritardo mentale del
suo cliente. In appello, i nuovi avvocati di Martnez
Villareal sostennero che non gli era stata garantita una valida assistenza
legale.
Per parecchi anni il caso venne fatto rimpallare fra il tribunale
dello stato e quello federale, compresa la Corte Suprema,
finch, nel 1997, ci fu una svolta decisiva. Se fossimo
stati a conoscenza delle sue condizioni mentali, sarebbe
stata mia preoccupazione raccomandare che non si procedesse
con una richiesta di pena di morte dichiar Bruce
Stirling, il procuratore distrettuale che aveva incriminato
Martinez-Villareal, alla commissione che doveva valutare la
domanda di commutazione della pena. Uno dei compiti
principali della procura di una contea e di tutti i pubblici
ministeri  perseguire la giustizia disse.
Anche il giudice, che al processo aveva condannato a
morte Martinez-Villareal, ammise di aver sbagliato. Non si
potevano avere dubbi sul fatto che Martinez-Villareal non
fosse stato difeso adeguatamente durante il processo, dichiar
il giudice Roberto Monteil.
Stando cos le cose, lei ritiene corretto giustiziare il
signor Martinez-Villareal? chiese uno dei membri della
commissione.
No rispose il giudice.
Negli annali della giurisprudenza sulla pena capitale 
improbabile trovare un altro caso in cui sia il pubblico ministero
sia il giudice abbiano dichiarato di aver sbagliato nel
chiedere la pena di morte. Ciononostante la commissione
vot - cinque a uno - contro l'atto di clemenza.
Gli avvocati ottennero comunque un'altra sospensione
dell'esecuzione e si rivolsero nuovamente alla Corte Suprema.
Questa volta sostennero che Martnez-Villareal era
pazzo e dunque non poteva essere giustiziato in base a Ford
contro Wainwright, una decisione della Corte Suprema del
1986 che vietava l'esecuzione di una persona malata di
mente. La corte si dichiar d'accordo e il caso torn ai tribunali
di stato dell'Arizona. L'accusa vinse il round successivo
e fiss una nuova data per l'esecuzione. Poi per l'Assemblea
legislativa dell'Arizona approv una legge che vietava
l'esecuzione di una persona mentalmente ritardata. Eppure
il procuratore capo non era intenzionato a demordere. Sostenne
che la legge non era retroattiva. Infine, nel giugno
del 2002, in Atkins contro la Virginia, la Corte Suprema dichiar
che violava la Costituzione giustiziare un individuo
mentalmente ritardato. Per mentalmente ritardato si intende
solitamente una persona il cui quoziente intellettivo
 al di sotto di settanta. Il pubblico ministero dell'Arizona
smise di battersi perch Martinez-Villareal fosse giustiziato.
Quanto a Zelenka, non era meno risoluto della sua controparte
dell'Arizona. Persino dopo il ritrovamento del reperto
T e dopo che Palenik aveva dichiarato che i peli erano
solo caucasici, Zelenka era dell'opinione che un nuovo
processo non fosse giustificato. Earl Wells avrebbe dovuto
esaminare di nuovo i vetrini, propose. Diana era incredula.
Nonostante fossero in disaccordo, fino a quel momento lo
aveva considerato un funzionario che faceva semplicemente
il proprio lavoro, seppure basandosi su un sistema di valori
diverso dal suo. Ora invece vedeva in lui un pubblico
ministero mosso soltanto dalla volont di vincere, non di
scoprire la verit o di fare giustizia. I loro rapporti continuarono
a peggiorare.
Quando Zelenka rifiut di consentire un nuovo processo,
Diana e Jensen si rivolsero di nuovo alla corte.  nostra
opinione che, a questo punto, per la corte ci sia soltanto una
strada da percorrere, ovvero accettare la petizione e
concedere un nuovo processo penale al signor Elmore disse
Jensen al giudice Kinard. Era ormai chiaro che il reperto
T era stato interpretato erroneamente, ammise Jensen
usando ancora una volta un eufemismo. Che questo sia
avvenuto deliberatamente per nascondere una prova o sia
stato semplicemente dovuto a negligenza, a errati tentativi
di far rispettare la legge da parte della SLED,  irrilevante.
La questione era che, per quasi diciassette anni, la SLED
aveva dichiarato di non essere riuscita a trovare il reperto
T, quando invece ne era stata in possesso per tutto il tempo.
Inoltre Earl Wells aveva testimoniato sotto giuramento che
in quei vetrini c'erano solo fibre blu, e non peli. Jensen invitava
dunque il giudice Kinard a guardare i vetrini: Pu
vedere a occhio nudo che non ci sono solo fibre blu, ma
anche peli.
Jensen peror: Fate s che il signor Elmore abbia il processo
che non ha mai avuto. Fate s che il signor Elmore
abbia un giusto processo. Fate s che il signor Elmore sia
rappresentato da un efficace collegio di difesa che guarder
queste prove seriamente, difender la sua innocenza e consentir
alla giuria di decidere.
Zelenka non demordeva. Il reperto T doveva essere ulteriormente
esaminato, sostenne davanti al giudice Kinard,
proponendo, come gi aveva fatto con la Holt, che Wells
analizzasse di nuovo i vetrini. Gli sarebbero bastate poche
ore, assicur al giudice Kinard.
Diana era fuori di s. In tribunale non prendeva spesso
la parola. Per quanto, sotto certi aspetti apparisse audace,
coraggiosa e intrepida, era fondamentalmente timida e insicura.
A quel punto per non pot pi trattenersi. Rifer al
giudice Kinard la sua conversazione con Zelenka.
Gli ho detto che ritenevo assolutamente inutile che il
signor Wells esaminasse di nuovo i vetrini. In effetti, non
capisco perch il signor Zelenka voglia che il signor Wells
esamini i peli considerando che li ha avuti in suo possesso
per diciassette anni; che il signor Wells  colui che li ha ricevuti
dalla dottoressa Sandra Conradi, che li ha montati sui
vetrini, li ha esaminati al microscopio e poi, in base alla sua
analisi, li ha definiti fibre blu. A questo punto il signor
Wells  pi interessato ai risultati dell'analisi di questi peli
di quanto lo sia il signor Elmore. Non ritengo dunque che
il signor Wells sia la persona adatta ad analizzarli.
Il giudice Kinard la interruppe: Comincia a sentirsi frustrata?
chiese con un sorriso paterno.
Diana si scus.
Tuttavia anche Kinard era infastidito dal suggerimento
che dovesse essere Wells ad analizzare i vetrini. Ordin
un'analisi indipendente, consentendo che fosse l'accusa a
scegliere l'esperto. L'accusa scelse Myron Scholberg, un perito
dell'FBI, ora in pensione, la cui specializzazione erano
fibre e peluria.
La mattina del 10 agosto 1999 Diana vol a Richmond, in
Virginia, affitt una macchina e si rec a casa di Scholberg,
a Williamsburg. Con s aveva i quattro vetrini che costituivano
il reperto T. Per respingere qualsiasi ipotesi che avesse
potuto manomettere i vetrini, ne aveva fatto fare una copia
nell'ufficio di Wells il giorno in cui erano stati trovati.
Salley Elliott, che si era portata la famiglia per un successivo
periodo di vacanza, la incontr l. I tre si lanciarono in una
animata e piacevole conversazione nell'ufficio di Scholberg,
una stanzetta lunga e stretta in casa sua, parlando dei bambini
e di altre cose che non centravano affatto; avrebbero
potuto essersi incontrati per pranzo, pensava Diana. Scholberg
era alla scrivania, intento a scrutare nel microscopio.
Diana gli stava cos vicino che in pratica avrebbe potuto
guardarvi lei stessa. Prendeva appunti mentre Scholberg
mormorava tra s e s. Non sapevo che la SLED potesse
essere cos scadente esclam a un certo punto Scholberg,
sollevando il morale di Diana. Borbottava che non riusciva
a capire come fosse possibile che Wells avesse guardato i
vetrini senza vedere i peli. Quando ebbe finito, restitu i
vetrini a Diana, che non era certa di cosa avesse concluso.
Quel giorno stesso, sul tardi, Scholberg si mise alla macchina
da scrivere e prepar la relazione da inviare a Zelenka.
Erano soltanto due paginette, ma non lasciavano dubbi.
Vetrino 1: un unico pelo pubico, di origine caucasica
microscopicamente simile a quelli della vittima.
Vetrino 2: tre frammenti di peli di natura animale e un
frammento di lana; inoltre un frammento di pelo caucasico.
Vetrino 3: un unico capello caucasico, che sarebbe potuto
appartenere alla vittima.
Vetrino 4: un unico capello caucasico microscopicamente
simile a quelli della vittima.
Nessun pelo o capello di origine negroide  stato osservato
in nessun vetrino scrisse.
Alla luce della relazione di Scholberg, Diana cominciava
a mettere insieme le tessere del puzzle. Non appena aveva
dato uno sguardo ai peli, Wells aveva capito subito che erano
caucasici e non negroidi. Era marted pomeriggio, il giorno
successivo al ritrovamento del cadavere, e prima che Elmore
venisse arrestato. Nel frattempo, essendo state prese le impronte
digitali della signora Edwards, la SLED sapeva che
nella casa c'erano impronte che non appartenevano n a lei
n a Elmore. Alla luce di questi due ritrovamenti, l'accusa
quasi non aveva indizi contro Elmore, o, se li aveva, nella
migliore delle ipotesi erano debolissimi. Dunque, ipotizzava
Diana, Coursey aveva strappato un certo numero di peli dal
pube di Elmore, e proprio questi peli erano quelli che l'accusa
diceva di aver trovato sul letto della signora Edwards.
Diana prese dunque in considerazione quella che poteva
essere la mossa successiva: il test del DNA. Aveva bisogno di
sapere se il capello fosse della signora Edwards. Se non lo
era, voleva dire con certezza che ad assassinare la signora
era stato un bianco, e non solo: avrebbe anche comportato
che la polizia aveva mentito e prodotto prove false.
In tutto il paese, il test del DNA stava dando speranze a
detenuti che si proclamavano innocenti. Alcuni casi sembravano
molto simili a quello di Elmore.
Un mese prima dell'assassinio della signora Edwards, a
Nampa, nell'Idaho, una bimba di nove anni, Daralyn Johnson,
era stata trovata in un fosso lungo la riva dello Snake
River, brutalmente stuprata e assassinata. Sul suo piccolo
corpo, la polizia aveva trovato tre peli pubici: uno sul calzino,
due sulle mutandine. Per sette mesi la polizia aveva brancolato
nel buio, poi aveva concentrato la propria attenzione su
Charles Fain, un veterano del Vietnam, nonch alcolizzato,
che bazzicava tra l'Oregon e l'Idaho, facendo qualsiasi lavoro
riuscisse a trovare. Recentemente si era trasferito in Idaho e
conviveva con una donna a un isolato di distanza dalla casa
di Daralyn. Questo e l'avere i capelli di un castano chiaro
erano gli unici motivi per cui la polizia decise di interrogarlo.
Fain disse che, all'epoca in cui la piccola era stata assassinata,
si trovava a trecentosessanta miglia di distanza, a casa
dei genitori, a Redmond, in Oregon. La polizia gli chiese di
sottoporsi alla macchina della verit e lui accett. Quando
neg di aver violentato e assassinato Daralyn Johnson, l'esaminatore
concluse che stava dicendo la verit.
Eppure l'accusa, sotto pressione da parte della comunit
desiderosa che si trovasse il colpevole di un crimine tanto
odioso, lo incrimin. Schierandosi con il pubblico ministero,
il giudice non permise che i risultati della macchina della
verit fossero esibiti come prove. Un agente dell'FBI testimoni
che i peli trovati su Daralyn erano compatibili con
quelli di Fain e, come nel caso di Elmore, l'accusa produsse
un informatore, o meglio due. Si trattava di due detenuti
che avevano condiviso la cella di Fain mentre era in attesa
di processo. Costoro descrissero con scioccanti dettagli
quello che Fain aveva raccontato loro sul modo in cui era
avvenuto lo stupro, pi o meno come aveva fatto Gilliam
con Elmore. Dopo un processo durato otto giorni, Fain fu
giudicato colpevole e il giudice lo condann a morte. La
condanna fu confermata da tribunali statali e federali.
Fain era nel braccio della morte da sedici anni quando
gli avvocati dell'appello persuasero un tribunale a ordinare
il test del DNA sui peli rinvenuti su Daralyn. Era l'agosto del
1999, lo stesso mese in cui Myron Scholberg analizzava il
reperto T. I risultati dimostrarono che i peli sul calzino e
sulle mutandine di Daralyn non erano di Fain. L'accusa decise
di non processarlo di nuovo e, il 23 agosto 2001, Fain,
che era entrato nel braccio della morte quando aveva trentacinque
anni, riacquist la libert undici giorni prima del
suo cinquantatreesimo compleanno.
La decisione dell'accusa non ottenne un vasto consenso.
Non cambia granch la mia opinione sulla colpevolezza
di Fain dichiar il pubblico ministero Richard Harris.
Il giudice che aveva celebrato il processo James Doolittle,
era d'accordo con lui: Secondo me,  colpevole. I risultati
del test del DNA non gli avevano fatto cambiare idea.
Diana era combattuta sull'opportunit di chiedere il test
del DNA. Se era vero che, quando accadeva che il DNA scagionasse
detenuti, la notizia finiva in prima pagina, era anche
vero che molti venivano ritenuti colpevoli proprio come
conseguenza del test. E se la polizia di Greenwood avesse
mentito ed esibito prove false, cosa di cui era sempre pi
convinta, il test del DNA sarebbe risultato positivo. E se Elmore
fosse stato davvero colpevole? Lei non credeva alla
sua colpevolezza, ma poich le conseguenze erano potenzialmente
letali, non poteva correre rischi. Telefon dunque
a Elmore. Dopotutto si trattava della sua vita. Glielo spieg
nel modo pi semplice e diretto possibile.
Lascia che te lo dica chiaro e tondo, Eddie disse. Se
quel capello  tuo, quando l'uomo guarda nel microscopio
vedr Elmore.
Non sono stato io disse Elmore pacatamente. E la invit
ad andare avanti.


Capitolo 8.
SCAVANDO NEL PASSATO.

Diana Holt sembrava specializzata in casi di innocenza,
ovvero in casi in cui il detenuto nel braccio della morte 
di fatto innocente, non soltanto tecnicamente o legalmente
innocente perch nel corso del processo sono stati
commessi errori costituzionali. Non erano molti i veri
innocenti. La maggior parte dei detenuti nel braccio della
morte avevano commesso il delitto, anche se non avrebbero
dovuto essere giustiziati.
Coloro che si oppongono alla pena di morte danno molta
importanza al numero di detenuti nel braccio della morte
che sono stati scagionati. Ma scagionato non vuol dire
innocente. Nella maggior parte dei casi in cui una Corte
d'Appello annulla una condanna a morte, il detenuto scagionato
ha effettivamente commesso il delitto, ma non pu
essere giustiziato per una delle tante motivazioni giuridiche:
gli  stata negata un'efficace assistenza legale, come garantisce
il Sesto emendamento; giurati di colore sono stati immotivatamente
esclusi;  mentalmente ritardato; la giuria 
stata istruita impropriamente; il giudice ha escluso prove
che avrebbero potuto far s che i giurati gli risparmiassero
la vita. Queste persone vengono talvolta definite legalmente
innocenti. Nell'ottobre del 1999, il caso Elmore era
bloccato in attesa dei risultati del test del DNA, quando John
Blume assegn a Diana un altro, apparentemente impossibile
caso di un uomo che proclamava la sua innocenza di fatto.
Richard Charles Johnson doveva essere giustiziato entro
trenta giorni per l'assassinio di un poliziotto. Johnson era uno
scapestrato ventitreenne che aveva fatto amicizia con un cinquantaduenne
operatore immobiliare dei dintorni di Washington,
Daniel Swanson. Swanson stava andando in Florida
con il suo camper quando aveva incontrato Johnson in un
ristorante di Morehead City, nel North Carolina, e lo aveva
invitato a unirsi a lui. Nel camper Johnson aveva trovato pile
di film e riviste pornografiche. Entrando in South Carolina
avevano caricato Curtis Harbert, un ventenne in fuga perch
accusato di vari delitti, che faceva autostop insieme a Connie
Sue Hess, una diciassettenne del Nebraska che per due volte
era stata ricoverata in una struttura detentiva, si drogava e
faceva sesso con i camionisti. I quattro si infilarono nel camper
e poco dopo Harbert, Hess e Swanson finirono a letto;
Swanson fu colpito alla testa con una pistola calibro .357.
Il camper continu verso sud, alla guida c'era Johnson. Era
sotto l'effetto di droghe e alcol e il camper zigzagava andando
a sbattere contro i guardrail. La Hess strofinava i seni contro
i finestrini quando incrociava qualche camion. Un camionista
avvis un poliziotto, che accese lampeggianti e sirene e li
costrinse a fermarsi. Quando l'ufficiale, Bruce Smalls, si avvicin
al camper, la porta si apr ed egli fu colpito con una
pistola calibro .38, gettato sul ciglio della strada e colpito di
nuovo. Johnson fugg in una direzione, la Hess e Harbert in
un'altra. Tutti e tre furono catturati in fretta.
A essere processato fu soltanto Johnson. Il pubblico ministero
non aveva prove concrete che incriminassero Johnson
- sulle sue mani non erano state trovate tracce di polvere
da sparo - ma Harbert si affrett a testimoniare contro di
lui. Johnson fu ritenuto colpevole e condannato a morte.
Tre giorni dopo il pubblico ministero ritir tutte le accuse
contro Harbert e la Hess. In appello Johnson fu assolto, ma
fu processato di nuovo, ritenuto colpevole, e condannato a
morte un'altra volta.
Poich l'esecuzione di Johnson era ormai imminente,
Diana riusc a localizzare Connie Sue Hess a Norfolk, nel
Nebraska, in una struttura il cui obiettivo era reintegrare
nella societ individui in via di guarigione dai loro problemi
mentali. A Diana, Connie raccont dell'autostop,
del consumo di droghe e dei rapporti sessuali nel letto del
camper. A uccidere Swanson era stato Harbert, dichiar.
Quando l'agente Smalls aveva bussato alla porta del camper,
lei aveva afferrato un fucile e lo aveva passato ad Harbert,
che aveva sparato a Smalls. Poi Connie aveva preso il
fucile dalle mani di Harbert, Smalls era stato spinto verso
la portiera del camper e con un calcio lei lo aveva gettato
sulla strada. Vattene, bastardo aveva gridato sparandogli
altri colpi. Diana fece autenticare da un notaio la dichiarazione
di Connie Hess e torn a Columbia.
Pochi giorni prima dell'esecuzione, Blume chiese alla
Corte Suprema del South Carolina una sospensione. La richiesta
era basata sulla dichiarazione, rilasciata dalla Hess
a Diana, secondo cui Johnson non aveva ucciso l'agente.
L'ultima volta che la Corte aveva concesso la sospensione
di un'esecuzione era accaduto cos tanto tempo prima che
nessuno riusciva pi a ricordarsene. Meno di ventiquattr'ore
prima che Johnson venisse legato sulla lettiga, la Corte la
concesse e ordin che sul caso fosse aperta una nuova indagine.
L'accusa non grad. La SLED e la procura generale
si attivarono per distruggere Diana Holt.
In effetti, nel passato di Diana c'era un incidente che la
rendeva vulnerabile. I suoi amici pi stretti non ne erano a
conoscenza, lo sapevano soltanto suo marito e Martha Kahn.
Neppure i suoi figli, ormai adolescenti, ne erano al corrente.
Era accaduto nel 1975, quando aveva diciassette anni,
sulla scia del disastroso divorzio della madre da Walter
Belshaw e delle successive recriminazioni materne. Diana si sentiva
perduta, abbandonata e non amata. Una notte, insieme
a un'amica and al Papa Feel Good, un club di Houston.
Fecero amicizia con tre sconosciuti: Jennifer Wiley, di diciassette
anni, il suo ragazzo, Richard Morrison, pi vicino
ai trenta che ai venti, e Harold Brown, che di anni ne aveva
diciannove. L'indomani i tre si presentarono nell'appartamento
di Diana con un bottino di gioielli e denaro. Avevano
fatto irruzione in casa di qualcuno, dissero. Tutti e quattro
partirono per New Orleans.
Dopo tre giorni di baldorie, Diana aveva nostalgia di
casa. I suoi nuovi amici non si mostrarono per nulla disponibili.
Se voleva soldi per tornare a casa avrebbe dovuto
procurarseli in un modo o nell'altro. Si mise dunque
il vestito buono da studentessa, si rec nel Quartiere francese,
si sedette a un tavolino all'aperto e ordin un Tom
Collins. Un tipo pi vecchio era seduto pochi tavoli pi
in l. Diana cominci a flirtare con lo sconosciuto, che si
present come Sandy Blades. Insieme si diressero verso la
macchina di lui. Mentre Blades stava per sedersi al posto
di guida, Harold Brown si fece avanti e gli punt una pistola.
Blades cerc di infilare una mano sotto il sedile: era
uno sceriffo federale e aveva una calibro .9. Brown reag in
fretta puntando la canna della sua pistola contro la tempia
di Blades, che gli consegn la pistola e sessantuno dollari.
Harold Brown e Diana furono presi prima che si fossero
allontanati di due isolati.
Diana si dichiar colpevole di rapina a mano armata e
fu condannata a cinque anni; grazie alla buona condotta
avrebbe potuto essere fuori dopo due anni, otto mesi, ventun
giorni, numeri che anni dopo era ancora in grado di ripetere.
Fu mandata nella prigione femminile della Louisiana,
a St. Gabriel, detenuta 80.367, altro numero impresso nella
sua mente. Fu assegnata al lavoro nelle cucine. Si tagliava
spesso. Non perch avesse pulsioni suicide: era semplicemente
insensibile ed era un modo per provare qualcosa.
I corsi di fotografia, che aveva frequentato con ottimi risultati
all'istituto tecnico di Houston, si rivelarono utili: fu
incaricata di scattare le foto segnaletiche dei nuovi arrivati.
Il laboratorio fotografico era vicino alla biblioteca di giurisprudenza.
La dirigeva Ellen Flood, che scontava il carcere
a vita per aver ucciso il marito con l'arsenico. Ellen
fece amicizia con Diana e convinse la direttrice del carcere
a permetterle di lavorare nella biblioteca.
Diana cominciava a interessarsi alla giurisprudenza, un
interesse latente fin da quando frequentava la sesta classe.
Insieme a Ellen, divenne di fatto l'ufficio di aiuto legale
della prigione.
Donna Lee Peck Aucoin, condannata per rapina, si rivolse
a loro per aiuto. La Aucoin era ritardata mentale, forse
soffriva della sindrome di Down. Come poteva essere ritenuta
responsabile di quello che aveva fatto?, pensava Diana.
Perch non era in un istituto di igiene mentale? Diana volle
consultare il fascicolo della Aucoin. Dando prova dell'audacia
che sarebbe diventata il suo tratto caratteristico, scrisse
direttamente al giudice (con qualche errore di ortografia):
In numerose occasioni ho scritto al cancelliere del tribunale
del Sedicesimo distretto giudiziario, chiedendo una copia
dell'atto d'accusa della signora Aucoin e copia dei verbali
della corte. Sono sempre stata ignorata.  necessario che io
ottenga una copia di entrambi i documenti [...]
Non capisco perch il cancelliere ha scelto di ignorare la
mia richiesta e sono molto spiacente di doverla disturbare in
conseguenza di questo fatto. Non sono nella posizione di contestare
la sua decisione di inviare la signora Aucoin in un penitenziario,
ma se lei dispone di informazioni riguardanti la
signora Aucoin che potrebbero essermi di aiuto relativamente
a tale decisione, le chiederei per favore di farmele avere. Da
parte mia non c' alcuna mancanza di rispetto verso di lei o la
posizione da lei occupata. Trovo soltanto difficile capire come
una persona nelle condizioni mentali della signora Aucoin
sia stata affidata a questo genere di istituzione.
Un documento stupefacente per una diciassettenne che
non aveva frequentato le superiori.
In un altro caso, per conto di un detenuto che stava scontando
due condanne consecutive, Diana scrisse al giudice
che le sentenze avrebbero dovuto essere scontate in contemporanea.
Il giudice si dichiar d'accordo. Il che le diede
la sensazione di essere in grado di fare la differenza.
In prigione Diana matur, abbandon la droga e impar
molto. Incontr il genere di persone che la maggior
parte degli avvocati non incontra mai, se non come clienti.
In lei crebbe il senso di solidariet. Si rese conto di quanto
fosse andata vicino al baratro. Quello che Catherine Kitty
Dodds, una ragazza alta e bionda con i capelli che le arrivavano
alla cintura, aveva imparato a sue spese. Arrogante
e aggressiva, la Dodds era stata ritenuta colpevole di aver
assoldato due adolescenti perch uccidessero suo marito,
un ufficiale di polizia di New Orleans. Era stata condannata
alla sedia elettrica. Avrebbe potuto capitare a me, comprese
Diana. (In seguito la Dodds divenne famosa a livello internazionale.
Dopo essere evasa di prigione, si stabil in una
cittadina del Missouri, assunse un nuovo nome e cambi
vita, finch fu acciuffata dall'FBI e mandata nuovamente in
prigione. Fu scarcerata nel 1992 e divenne il soggetto di
un film per la televisione, in cui veniva descritta come una
donna maltrattata e vittima.)
Ai dirigenti della prigione Diana piaceva: credevano nella
riabilitazione e Diana era il loro esempio preferito. La inviarono
a parlare nei corsi di sociologia e criminologia della
Louisiana State University. Era un buon volto pubblico:
bionda, occhi azzurri, pi istruita della media, giovane e
garbata. Nella fotografia per il Convegno sulle donne organizzato
dal governatore della Louisiana nel 1976, ha i capelli
lunghi, indossa un vestito scollato e una collana bianca:
avrebbe potuto essere scambiata per una studentessa cui
piaceva divertirsi.
La madre di Diana aveva scelto un giovane avvocato fresco
di studi presso l'universit della Louisiana, cui aveva
pagato 500 dollari perch ottenesse la scarcerazione della
figlia. La direttrice della prigione, che le si era affezionata,
le disse che davanti alla commissione se la sarebbe cavata
meglio presentandosi con la madre e gli amici di famiglia,
piuttosto che difesa da un avvocato inesperto. Diana e la
madre revocarono l'incarico all'avvocato, cosa che tuttavia
non pregiudic affatto la sua carriera: C. James Carville Jr
si diede alla politica e divenne famoso.
Il 30 ottobre 1977 Diana lasci la prigione e sal a bordo
di un Greyhound diretto in Texas. Secondo le condizioni
della scarcerazione non le era consentito lasciare la Louisiana
fino al 31. Fu cos che, quando l'autobus attravers
il confine prima della mezzanotte, ebbe alcuni momenti di
nervosismo, temendo di essere fermata e rispedita indietro.
Diana ottenne un'amnistia totale, che la Louisiana concede
al termine dell'espiazione della pena a chi  stato condannato
per la prima volta. Le vennero restituiti tutti i diritti.
L'ordine degli avvocati del Texas seppe della sua condanna
per rapina a mano armata soltanto quando accolse la domanda
con cui chiedeva di sostenere l'esame di ammissione.
L'ordine del South Carolina seppe della condanna e
analogamente decise che disponesse di adeguata moralit
per fare l'avvocato. Altrettanto fece l'ordine della Georgia.
In compenso il procuratore capo del South Carolina e il
capo della SLED se ne infischiavano delle valutazioni altrui.
Avevano le proprie.
L'indagine ordinata dalla Corte Suprema del South Carolina
per il caso Johnson prevedeva, tra l'altro, che la Hess
fosse chiamata a testimoniare che durante il processo aveva
mentito. Se si fosse rifiutata, cosa possibile date le potenziali
gravissime accuse cui andava incontro, allora John
Blume avrebbe esibito come prova l'affidavit che la Hess
aveva consegnato a Diana. Poi avrebbe chiamato Diana sul
banco dei testimoni per farsi garante dell'autenticit
dell'affidavit. Da parte sua l'accusa avrebbe cercato di minare la
credibilit di Diana esibendo a sua volta la sua condanna
per un grave reato. Il procuratore capo le notific l'ordine
di comparizione per deporre. Venerd 21 aprile 2000, la
Holt e Blume entrarono nell'ufficio del procuratore capo,
dove li attendeva Don Zelenka. Sarebbe stato lui a raccogliere
la sua deposizione. Blume rappresentava la sua ex
protg divenuta collega. Quando Diana gli aveva raccontato
dell'incidente occorsole a New Orleans e del periodo
trascorso in prigione, in un primo momento John si era
preoccupato. Temeva che, se fosse diventata di pubblico
dominio, la notizia avrebbe danneggiato i clienti del centro,
che i conservatori avrebbero detto: Cosa vi aspettate
dagli avvocati contro la pena di morte? Non sono meglio
dei loro clienti. Per settimane Diana e Blume quasi non si
rivolsero la parola, poi per Blume giunse alla conclusione
che quella di Diana era una storia di riscatto.
Entrando nell'ufficio, Blume e Diana non avevano idea
di quanto Zelenka conoscesse del suo passato. La deposizione
inizi secondo routine: Zelenka le chiese nome, et
e data di nascita.
Ho sempre pensato di avere diciott'anni rispose Diana,
come al solito incapace di resistere alla tentazione di una
battuta.
Io continuo a pensare di averne quaranta ribatt Zelenka
che ne aveva pi di cinquanta.
Il che provoc una mezza risata. L'ultima.
Zelenka inizi a farle meticolose domande sul suo passato:
dove aveva frequentato le superiori, dove aveva vissuto
e lavorato in Texas.
Diana aveva qualche difficolt a ricordare tutte le date
del suo turbolento passato: Se avessi saputo che intendeva
farmi domande su tutta questa roba, mi sarei documentata
rispose.
Si tratta soltanto di domande generiche ribatt Zelenka.
Di colpo il tono cambi.
Descrizione di qualcosa del suo passato che potrebbe
essere usato per screditarla o influenzare negativamente la
corte? chiese Zelenka nel modo criptico che talvolta usano
gli avvocati durante le deposizioni. Per esempio,  mai stata
arrestata per guida in stato di ebbrezza o altre violazioni?
Ovviamente conosceva la risposta.
Blume fece obiezione: la questione era irrilevante. Tuttavia
sia lui sia Diana non erano ancora certi di quello che
Zelenka avesse in mano.
Nel 1975 lei si chiamava Diana Lynn Nerren?
Adesso sapevano. Si guardarono. Cosa vuoi fare?, chiese
lui. Rispondere, andiamo avanti, disse lei. Sei la persona
pi coraggiosa che io conosca disse Blume. Anni dopo, il
ricordo della sua reazione, quelle parole, ancora non smettevano
di commuoverla.
Penso che tutto questo sia irrilevante obiett Blume
rivolgendosi a Zelenka. Penso inoltre che sia incredibilmente
di cattivo gusto. Disse che sarebbe intervenuto per
ottenere che la deposizione fosse suggellata. Zelenka ribatt
che non avrebbe accettato che la deposizione fosse suggellata
o che fossero poste limitazioni al suo uso. Era scorretto.
Si volse verso Diana e le chiese della condanna.
Diana inizi a rispondere da dove pensava fosse opportuno,
con le azioni legali per l'affidamento dei figli, quando
la madre l'aveva chiamata a testimoniare perch raccontasse
al giudice degli anni di abusi sessuali da parte del patrigno.
Zelenka la interruppe: non era necessario, voleva sapere
soltanto della condanna.
Posso finire? chiese lei gelida.
Le sto dicendo che non c' bisogno di parlare di questo.
L'atteggiamento di Diana era: eh! no, caro mio, vuoi la
storia, e allora te la sorbirai tutta, non solo le parti che ti
fanno comodo. Spieg cos'era accaduto, l'esibizione delle
fotografie di nudo e soprattutto il brutale controinterrogatorio
da parte dell'avvocato del patrigno.
 stato terribilmente traumatico, come pu immaginare
disse a Zelenka. E, incapace come sempre di frenare
la lingua, aggiunse: Non dissimile da certi controinterrogatori
di alcune delle persone che sono condannate a morte.
E continu: C'erano non so quante centinaia di fotografie
mie e della mia sorellina, entrambe nude, che furono
inserite nel fascicolo. Diana scoppi a piangere quando
parl della decisione del giudice che la sorellina fosse affidata
ai servizi di protezione dell'infanzia.
La deposizione dur quasi quattro ore.
Quella sera, il marito di Diana, Kevin Bell, chiam Zelenka
sul telefono di casa. Rispose la moglie. Bell disse chi
era e si stup quando Zelenka accett di parlargli. Bell era
furibondo. Mia madre non sarebbe stata fiera del mio linguaggio
ricordava. Inve contro Zelenka. Gli disse che sua
moglie era all'angolo, che non aveva pi nulla da perdere.
Quello che Zelenka stava facendo non era n etico n professionale.
Come diavolo aveva fatto a ottenere quelle informazioni?,
Bell voleva sapere. La legge della Louisiana vieta
alle autorit di consegnare fascicoli penali, tranne che ad
altre istituzioni legali, e anche in questo caso solo se fanno
parte di un'indagine penale, il che non comprende usare le
informazioni per accusare un testimone.
Ma Zelenka non aveva soltanto le fotocopie del fascicolo
della Louisiana; aveva avuto direttamente le copie. Cosa diavolo
aveva detto Zelenka al pubblico ministero della Louisiana?
Bell lo accus di mentire. Zelenka non rispose alle
domande e alle accuse di Bell. Non ribatt e non riappese.
Si limit ad ascoltare. A Bell disse che un agente della SLED
gli aveva procurato l'informazione e che da parte sua aveva
condotto un'indagine per averne conferma. Zelenka gli disse
anche che avrebbe informato il capo della divisione penale
della procura. L'agente della SLED, chiunque fosse, probabilmente
aveva violato le leggi sulla privacy, sia federali sia
del South Carolina. Non accadde nulla.
Quando ci fu l'udienza relativa al caso Johnson, Blume,
Diana e Zelenka si presentarono insieme negli uffici del
giudice. Zelenka aveva un memorandum di trenta pagine,
in cui essenzialmente descriveva Diana Holt come una vagabonda.
Al giudice William P. Keesley disse che intendeva
usare il tutto, compresa la condanna, per accusare la Holt.
Il giudice Keesley inizi a leggere, palesemente disgustato.
Non avrebbe permesso a Zelenka di fare quello che
aveva in mente, dichiar. La condanna risaliva a venticinque
anni prima, quando la Holt aveva diciassette anni. Era
stata ritenuta idonea dalle commissioni del Texas e del South
Carolina, fece notare, e consigli a Zelenka di non procedere;
tuttavia, se proprio voleva, poteva. Zelenka disse che
si sarebbe astenuto.
Diana e Blume uscirono. Esausti, si abbracciarono e scoppiarono
a piangere.
La Corte Suprema del South Carolina respinse la richiesta
di Johnson. Per un nuovo processo, fu dichiarato a maggioranza,
l'imputato doveva dimostrare che una nuova prova -
in questo caso la confessione giurata della Hess - avrebbe
probabilmente cambiato il risultato del primo processo.
Cos non era stato. Non riteniamo sia probabile che una
giuria trovi credibile la Hess, date le sue precedenti
contraddittorie dichiarazioni scrisse il giudice James E. Moore
a nome della Corte Suprema. Era lo stesso giudice del secondo
processo Elmore. A dichiararsi d'accordo con lui fu
il giudice di Corte Suprema E.C. Burnett III. Era stato il
giudice del primo processo Elmore.
I dissenzienti erano pochi ma potenti. Credo che negare
a Johnson un nuovo processo, in presenza di una confessione
di qualcuno che certamente era presente quando
fu commesso l'assassinio, costituirebbe la negazione di una
fondamentale imparzialit che contrasta con il comune senso
di giustizia scriveva il giudice Waller in una motivazione
di tre paragrafi. Il nostro sistema giudiziario impone che,
prima di essere messo a morte, Johnson abbia l'opportunit
di presentare questa prova a una giuria popolare.
La Corte Suprema degli Stati Uniti respinse la petizione
di Johnson. I sostenitori di Johnson organizzarono una campagna
di opinione per convincere il governatore del South
Carolina, James Hodges, a graziarlo. La madre di Bruce
Smalls, l'agente per il cui assassinio Johnson era stato condannato
a morte, rese pubblica una lettera in cui chiedeva
clemenza. Al contrario, la sorella minore, Pat, e il figlio,
Kevin, chiesero al governatore di far eseguire la sentenza.
Nei casi di condanna a morte, raramente i governatori si
mostrano clementi; l'unica, insolita eccezione  il governatore
dell'Illinois, George Ryan. Nel gennaio del 2003, tre
anni dopo aver dichiarato una moratoria e nominato una
commissione indipendente per esaminare le modalit con
cui riformare la pena di morte, in un solo giorno commut
la condanna di 167 detenuti. Si tratt di un passo fondamentale,
tantopi poich, nel 1977, come legislatore, Ryan
aveva votato a favore della reintroduzione della pena capitale
e, nel 1999, anno in cui era diventato governatore,
era un convinto sostenitore del sistema giudiziario americano
e della pena di morte, dichiar nell'annunciare la
commutazione di massa. Allora credevo che la pena capitale
in caso di omicidio fosse inflitta in modo giusto e
imparziale.
Ora invece, alla luce dei sistematici errori del nostro
sistema di condanna alla pena capitale denunciati da due
giornalisti del Chicago Tribune, Steve Mills e Ken Armstrong,
non ne era pi cos sicuro. Mills e Armstrong avevano
considerato circa trecento casi di condanne a morte
inflitte in Illinois: quasi la met erano state annullate in
appello, con un nuovo processo per l'accertamento dell'effettiva
colpevolezza o per una ridefinizione della pena.
Ora quanti di voi, che svolgono un'attivit professionale,
ritengono di potere definire un successo la propria vita, se
hanno successo soltanto per il cinquanta per cento? chiese
retoricamente Ryan nel suo discorso presso la facolt di
legge della Northwestern University, dove un'attivit congiunta
con la scuola di giornalismo aveva avuto come conseguenza
che parecchi detenuti fossero trasferiti dal braccio
della morte. Certamente, non posso come farmacista.
Non penso che possano i medici.
Deliberatamente Ryan aveva scelto di fare l'annuncio
alla Northwestern, dove il lavoro del Centro per le condanne
sbagliate - un programma congiunto delle scuole
di legge e di giornalismo - aveva portato alla liberazione
di parecchi detenuti dal braccio della morte dell'Illinois.
La sala era stipata di circa cinquecento studenti di giurisprudenza,
di studenti di giornalismo e di attivisti anti-pena
di morte.
Ryan sottoline che i due terzi dei detenuti nel braccio
della morte erano afroamericani e che quarantasei erano
stati condannati in seguito alle testimonianze di detenuti-
informatori.
Ricordo di aver guardato questi casi sollevati da Mills e
Armstrong, e di aver chiesto a me stesso e al mio staff: Come
pu accadere? In nome di Dio, come pu accadere? In America,
come pu accadere?.
Ryan dichiar di aver avuto pressioni per porre fine alla
pena di morte da parte di molti organismi internazionali e
di singoli individui, compresi l'Unione Europea, il Vaticano,
Nelson Mandela e l'arcivescovo Desmond Tutu.
Prendere la vita quando una vita  andata perduta, 
vendetta, non giustizia aveva scritto Desmond Tutu.
Il giorno prima gli aveva telefonato Nelson Mandela. Il
succo del suo messaggio, disse Ryan ai presenti, era l'America
 un faro di imparzialit e di giustizia, e di certo la pena
di morte non rende omaggio a questa reputazione.
Ryan faceva inoltre notare come la pena di morte fosse
stata abolita da tutti gli stati europei, cos come da Canada,
Sud Africa e da quasi tutti i paesi dell'America Latina,
Messico compreso. Il che fa s che gli Stati Uniti siano
partner nella morte di parecchi paesi del Terzo Mondo,
dichiar infine.
Nell'avviarsi verso la conclusione del suo discorso, spesso
carico di emozione, Ryan cit le parole del giudice della Corte
Suprema Blackmun: Da oggi in poi non avr pi nulla a
che fare con la macchina della morte. (Nel 2010, l'Illinois
ha abolito la pena di morte; il New Jersey nel 2007 e il New
Mexico nel 2009.)
Nessun governatore del South Carolina aveva mai concesso
la commutazione della pena. E per giunta era anno
di elezioni, in cui Hodges, democratico, si ritrovava come
potenziale sfidante il boss di Don Zelenka, il procuratore
capo Charlie Condon, che una volta aveva proposto che la
sedia elettrica fosse sostituita da un divano elettrico, cos sarebbero
state possibili pi esecuzioni contemporaneamente.
Hodges rifiut la commutazione della pena.
Poich Johnson stava per affrontare la morte, Diana parlava
con lui quasi ogni giorno, talvolta per due ore. Era convinta
che fosse innocente. Il giorno dell'esecuzione, and nel
braccio della morte per stare con lui. Fumava una sigaretta
dopo l'altra e pass dal parlare a getto continuo all'essere
tetro. Giunse anche un'altra avvocatessa, Fielding Pringle,
che aveva lavorato alla petizione di clemenza. Era eccezionalmente
attraente e Diana not come Johnson si ringalluzzisse.
Le venne da sorridere.  un maschio ancora pimpante,
disse a se stessa.
Diana rimase con lui per quasi sette ore. Quando se
ne and, le ultime parole di Johnson furono Ti vedr in
spiaggia. Era cresciuto sulla costa del North Carolina ed
era solito giocare sulla spiaggia insieme a sua sorella Lori.
Sulla spiaggia aveva un posto preferito, da dove gli piaceva
guardare il sole tramontargli dietro le spalle. Aveva delle fotografie
scattate sulla spiaggia insieme alla sorella. Le diede
a Diana, che gli promise che sarebbe andata a sedersi sulla
spiaggia un'ultima volta, per lui.
Il 3 maggio 2002, Richard Charles Johnson, di anni trentanove,
per il suo ultimo pasto ordin gamberi fritti, ostriche,
patate fritte, torta al cioccolato e t freddo. Quando
ebbe finito fu legato sulla lettiga, gli aghi gli furono infilati
nelle braccia e alla sua vita mise fine un'iniezione letale. Al
funerale, prima che la bara fosse chiusa, la sorella riusc a
tagliare qualche ciocca dei suoi capelli. Alcuni giorni dopo,
insieme a Diana and sulla spiaggia del North Carolina, entr
in acqua e li gett tra le onde.
Per Diana, il caso Johnson segn una svolta. Era convinta
che fosse innocente; l'ingerenza della politica le creava
disgusto. Ormai aveva completato il percorso che l'aveva
portata a una ferma condanna della pena capitale, anche
se non ancora su basi etiche. Riteneva semplicemente che
non ci fosse il modo di comminarla secondo giustizia. A dispetto
di ogni tutela legale, che un imputato sia o non sia
condannato a morte dipende dalla geografia, dal funzionario
che ha il potere di chiederla, dal colore della sua pelle,
dal sesso, dal colore della pelle della sua vittima, dal sesso
della vittima, dalle loro possibilit economiche, dalla loro
salute mentale, dalle convinzioni dei giudici, ecc. ecc. Non
ho ancora iniziato ad affrontare la questione dell'innocenza
o meno, dell'integrit delle forze dell'ordine, della capacit
delle forze dell'ordine, della competenza degli analisti forensi
e cos via.
Johnson era il ventottesimo uomo che Elmore aveva visto
uscire dalla sua cella e non farvi pi ritorno.


Capitolo 9.
UN CAPELLO...

L'autunno e l'estate del 2000 per Diana furono snervanti.
In giugno invi il reperto T alla Laboratory Corporation
of America, in Research Triangle Park, nel North Carolina,
perch fosse analizzato. A settembre telefon al laboratorio
praticamente ogni giorno. I risultati non c'erano ancora?
Quando ci sarebbero stati?
Ventitr giorni prima di Natale, dal fax del suo ufficio
uscirono tre pagine. Era la relazione della LabCorp. Il laboratorio
aveva analizzato nove peli. Cinque erano stati ritenuti
compatibili con peli provenienti dalla signora Edwards o
da un individuo imparentato con lei da parte materna dichiarava
il laboratorio.
Tre avevano tracce di DNA insufficienti per poter essere
analizzati.
Ne restava uno.
Questo pelo non poteva provenire dalla signora Edwards
o da un individuo imparentato con lei da parte materna
dichiarava il laboratorio.
Diana era estasiata.
Il giudice Kinard aveva promesso un'udienza quando
fossero arrivati i risultati del test del DNA, e dunque il 21
dicembre Edward Lee Elmore torn nell'aula del tribunale
di Greenwood County, dove per la prima volta era stato
condannato a morte. All'epoca del primo processo aveva
appena ventitr anni e una testa piena di capelli. Adesso
mancavano tre settimane al quarantaduesimo compleanno
ed era pelato, un po' per l'et e un po' perch si era rasato
la testa. Nel primo processo era stato difeso da Anderson
e Beasley. Adesso aveva Diana e Blume. Elmore aveva ogni
buon motivo per credere che il Natale del 2000 sarebbe
stato il migliore degli ultimi diciotto anni. Pensava che questa
volta ce l'avrebbe fatta, la gente avrebbe visto la verit,
che era stato arrestato l'uomo sbagliato, disse sua sorella
Peggy, che aveva venticinque anni quando il fratello era
stato condannato per la prima volta e adesso era nonna.
Una guardia carceraria del dipartimento penitenziario del
South Carolina accompagn in aula Elmore, ammanettato
e con la tuta verde della prigione; la guardia imbracciava
un fucile a pompa. A cosa diavolo le serviva? Perch teneva
il dito sul grilletto?, si chiese Peggy. Edward non sarebbe
potuto andare da nessuna parte.
Tutti in piedi esclam l'ufficiale giudiziario. Il giudice
Kinard fece il suo ingresso in aula, la toga gli copriva un vistoso
completo a scacchi.
Okay, comodi disse mettendosi a sedere.
Vorrei chiedere che al signor Elmore fossero tolte le manette
furono le prime parole di Diana. Cercava sempre che
a Edward fosse consentita tutta la dignit possibile. Gentile
come sempre, il giudice Kinard acconsent.
Kinard, con il caff mattutino a portata di mano in una
tazza di polistirolo, fece notare la presenza di un numero
sproporzionatamente elevato di media.
Tra i presenti si notavano alcuni osservatori con un forte
interesse personale. Townes Jones era venuto dal suo ufficio
dall'altra parte della strada ed erano accorsi due dei
poliziotti che inizialmente avevano collaborato all'indagine:
Jim Coursey, ormai in pensione, lavorava come sorvegliante
per Pizza Hut, e Al Johnson, anche lui in pensione, era diventato
un attore dilettante.
Non mancavano i famigliari e i sostenitori di Elmore: sua
sorella Peggy, suo fratello James e il reverendo Spearman.
La miglior amica e collega di Diana, Fielding Pringle, si era
alzata presto ed era venuta in macchina da Columbia con
il suo bimbo di tre mesi, e questo per Diana voleva dire
molto. Fielding aveva portato anche sua madre ad assistere
a quello che prevedeva essere un evento storico: Elmore otteneva
un nuovo processo dopo quasi vent'anni nel braccio
della morte! Wise venne dal suo studio di avvocato dalla
parte opposta di Main Street; sicuro del risultato, aveva telefonato
a un amico che conduceva un talk-show sulla stazione
radio WILMA, consigliandogli di venire in tribunale.
Sarai il primo a dare la notizia che Elmore avr un nuovo
processo gli aveva detto Wise.
Diana, in un completo blu, si alz e chiese che fossero
ammessi come prove parecchi reperti. Uno era un affidavit
di Myron Scholberg, il perito in pensione dell'FBI che
aveva analizzato il reperto T. Poich si avvicinava il giorno
dell'udienza, Diana si era ricordata di quanto si fosse mostrato
critico nei confronti della SLED e di Earl Wells. Aveva
dunque telefonato a Scholberg per chiedergli se fosse stato
disposto a firmare un affidavit con le conclusioni cui era
giunto, affidavit che avrebbe consegnato alla giuria.
Scholberg aveva detto di s. La presenza di peli apparve subito
evidente e chiaramente visibile, vale a dire che, sui vetrini, si
vedeva a occhio nudo aveva scritto nell'affidavit. Non aveva
neppure avuto bisogno del microscopio. E ancora: Non
capisco o vedo come il signor Wells possa aver esaminato
i quattro vetrini e riferito onestamente che i vetrini del reperto
T contenevano soltanto fibre blu. (Fuori dal tribunale,
Scholberg era molto pi chiaro: La relazione  un falso.)
Diana prosegu spiegando al giudice Kinard che Chris
Jensen non aveva potuto essere presente all'udienza per motivi
di salute. Non voleva assolutamente che la corte potesse
pensare che Jensen si fosse tirato indietro perch non credeva
pi che Elmore fosse innocente. Ha avuto problemi
cardiaci, aritmie, e il dottore non gli avrebbe permesso di
venire oggi, prima di essersi sottoposto alle necessarie analisi
cliniche spieg. E questo  l'unico motivo per cui il
signor Jensen oggi non  qui.
Diana conosceva la situazione processuale meglio di
chiunque altro, tuttavia in tribunale non si sentiva ancora a
suo agio. A metterla a disagio contribuiva anche la presenza
di cos tanti giornalisti. E dunque sarebbe stato John Blume
a prendere la parola. Era abile non solo nell'esporre le motivazioni,
ma nel fornire un'analisi sintetica, frasi incisive e
citazioni brillanti per i giornalisti.
Capelli che gli arrivavano quasi alle spalle, un doppiopetto
grigio e occhiali senza montatura, Blume si rivolse dapprima
alla corte.
In qualsiasi sistema rispettoso della giustizia, questo signore
ha diritto, riteniamo, a un nuovo processo disse a
Kinard. Sul corpo della vittima  stato trovato un capello,
un capello bianco, un capello che non appartiene alla vittima,
fece notare Blume. Questo, in s e per s, d al signor
Elmore il diritto a un nuovo processo.
Prima che potesse continuare, uno spettatore grid:
Holloway, confessa. Fu allontanato dall'aula e l'udienza
continu.
Diana e Blume avevano preparato un ingrandimento delle
dichiarazioni giurate, rilasciate dai periti relativamente al
reperto T. Le avevano montate su un cavalletto, facilmente
visibile dalle videocamere di tv e giornalisti oltre che dal
giudice Kinard.
DICIOTTO ANNI DI STORIA DEL REPERTO T.
16 gennaio 1982: RELAZIONE AUTOPTICA CONRADI - PALESEMENTE
PELO PUBICO RICCIUTO
2 aprile 1982: RELAZIONE SLED - FIBRE BLU
14 febbraio 1995: WELLS SOTTO GIURAMENTO - RESTITUITO
REPERTO T ALLA POLIZIA
4 marzo 1995: WELLS SOTTO GIURAMENTO - NESSUN
PELO, SOLO FIBRE BLU. RESTITUITO REPERTO T ALLA POLIZIA
8 novembre 2000: DEPOSIZIONE ZELENKA - WELLS TROVATO
REPERTO T; IN SUE MANI TUTTO IL TEMPO
Di fronte alla storia del reperto T, disse Blume, la conclusione
poteva essere una sola: Nessuna possibilit di
giri di parole. L'agente Wells ha palesemente commesso
spergiuro. Se un qualsiasi testimone della difesa, o perito
della difesa, o avvocato della difesa avesse reso quella testimonianza,
non ho alcun dubbio che sarebbe stato arrestato.
Wells era come il proverbiale ragazzino che
mente quando viene trovato con le mani nella marmellata
prosegu.
Poi pass ad altre prove: Gilliam, l'informatore delle
guardie penitenziarie, aveva ritrattato; l'accusa aveva detto
che non c'erano altre impronte, mentre era stata rilevata
almeno un'altra impronta non identificata sotto l'asse del
water nel bagno della vittima; il pubblico ministero aveva
pittorescamente sostenuto che la signora Edwards aveva
strappato peli dal pube di Elmore, anche se nella zona pubica
non erano stati individuati graffi, tagli o lividi; non
erano stati rinvenuti peli negroidi sotto le unghie della signora
Edwards n altrove sulla scena del delitto.
Tutta la faccenda puzza proprio concluse Blume con
un linguaggio assai colorito, sebbene non esattamente giuridico.
Si era rivolto al giudice Kinard per poco meno di
trenta minuti.
Don Zelenka, alto e magro, in abito scuro, camicia bianca
e occhiali senza montatura, si alz e si rivolse a sua volta al
giudice. Wells era stato non corretto quando aveva riferito
di aver rinvenuto soltanto fibre blu, dichiar Zelenka;
aveva mal riferito i risultati delle sue analisi. Wells, in un
elegante completo scuro; camicia bianca e cravatta rossa,
sedeva accanto a Zelenka, ascoltando attentamente. Ciononostante,
sosteneva Zelenka, questo non giustificava un
nuovo processo.
S, sul corpo della signora era stato trovato un capello
bianco che non era suo, ammise. E con ci? Chi pu sapere
come ci fosse finito? Poteva essere un capello vagante
presente in casa, un capello che nulla aveva a che vedere
con il delitto, raccolto dal corpo della vittima mentre veniva
massacrata. Si tratta semplicemente di un altro capello
presente nella camera da letto della signora Edwards prosegu.
Un capello vagante.
Zelenka elenc le prove prodotte dall'accusa contro Elmore:
una quarantina di peli pubici sul letto, tracce di sangue
del gruppo sanguigno della vittima sugli abiti di Elmore,
una sua impronta digitale sulla porta posteriore della casa,
la testimonianza di Gilliam nei tre processi.
Zelenka concluse e Blume ebbe un'altra opportunit.
Continu a focalizzare l'attenzione su Wells: Non ho
l'abitudine di farmi avanti e dire che gli agenti preposti alla
sicurezza pubblica hanno mentito, ma in questo caso non si
tratta di un errore, si tratta di una menzogna.  spergiuro.
Concludendo, Blume si ispir alla sua preparazione teologica,
citando Rabbi Hillel: Credo che in ultima analisi la
questione sia: Se non ora, quando?. Se per concedere a
qualcuno un nuovo processo non basta che siano state occultate
prove a discolpa dell'imputato in violazione della
sentenza Brady, che ci sia stata falsa testimonianza, quando
mai  giustificato un PCR?.
Era passata poco pi di un'ora dall'inizio dell'udienza.
Era dato per scontato che il giudice Kinard tornasse a Colombia,
studiasse le memorie e le argomentazioni degli avvocati
e scrivesse una motivazione. Invece cominci a parlare.
In aula ci furono mormorii quando si cap che avrebbe
deciso sui due piedi, senza ulteriori considerazioni.
Ovviamente, avrebbe dovuto essere portato a conoscenza
della corte disse riferendosi al reperto T. Tuttavia
era d'accordo con l'accusa che la mancata comunicazione
non aveva indebitamente danneggiato Elmore. Un capello
non basta dichiar.
L'incredulit divenne palpabile - mormorii seguiti da un
silenzio attonito - quando si colse la portata della dichiarazione
del giudice.
Kinard si affrett ad aggiungere: Buona fortuna a tutti.
Il caso  chiuso.
Ti vogliamo bene, Eddie grid qualcuno.
Eddie, su il mento, resta a testa alta arriv da qualcun
altro.
Testa alta, fratello.
Elmore non mostrava alcuna emozione. Non aveva capito
cosa avesse deciso il giudice. Diana gli bisbigli qualcosa
all'orecchio e inizi a piangere. Quando infine cap,
Elmore disse pacatamente. Scommetto che, se quel capello
fosse stato mio, sarebbe stato sufficiente.
Sua sorella Elease, in cappotto rosso e berretto nero, si
fece avanti per abbracciarlo, ma fu bloccata. La guardia con
il fucile a pompa condusse Elmore fuori dall'aula.
Il sistema non  giusto per i neri e i poveri disse Elease
in corridoio. Se hai i soldi e sei bianco, puoi smuovere una
montagna.
Fuori dal tribunale, i famigliari e il reverendo Spearman
si abbracciavano e pregavano. Salutarono Elmore con la
mano, mentre veniva fatto salire sul pulmino bianco della
prigione e portato via.
Blume, scioccato e arrabbiato, ripeteva ai giornalisti
quello che aveva detto in aula: se un qualsiasi avvocato della
difesa avesse mentito come Wells, sarebbe stato processato.
Wise era annichilito. Sono rimasto di stucco disse.
Conosceva bene il giudice Kinard, lo aveva avuto di fronte
parecchie volte. Tra tutti i giudici che avrebbero fatto la
cosa giusta, avrei pensato che ci fosse proprio lui. L'unica
spiegazione che riusciva a trovare era che Kinard avesse considerato
che c'erano state tre giurie, che trentasei uomini e
donne avevano condannato a morte Elmore, e che lui non
poteva non tenerne conto. Quello di cui invece non aveva
tenuto conto era che di fatto c'era stato soltanto un processo,
ripetuto altre due volte. Se nel primo processo le prove erano
state manomesse, se l'accusa aveva avuto un comportamento
scorretto, se la difesa era stata inesistente, tutto questo si era
nuovamente verificato nei processi successivi.
James Bradford, uno dei migliori avvocati difensori di
Greenwood, che si era poi trasferito a New York, non fu
sorpreso affatto. Non che pensasse che le prove contro Elmore
fossero convincenti, o che il giudice Kinard avesse
agito in base alla legge. Semmai, questo caso era simile a
una miriade di altri casi in cui era stata inflitta la pena di
morte: la difesa era stata insufficiente e l'accusa aveva avuto
un comportamento scorretto, ma tra i giudici prevaleva
una mentalit secondo cui, una volta che c' stata una condanna,
bisogna che venga Ges a camminare sulle acque,
per farmi credere che abbiamo sbagliato.
Diana era distrutta, provava un'estrema frustrazione.
And a pranzo con Blume, ma quasi non riusc a mangiare.
Aleggiava una sorta di umorismo nero; non facevano che
ripetersi, increduli: Un capello non basta.
Tornarono a Columbia ciascuno sulla propria macchina.
Mentre si avvicinavano alla citt e John svolt per imboccare
l'uscita che lo avrebbe portato a casa, Diana gli lanci
uno sguardo. Aveva un aspetto triste, addolorato e fece
un debole sforzo per sorridere. E poi se ne era andato, e
anch'io me ne andai.
Quella sera da Fielding c'era una festa di Natale. Molti
invitati erano difensori d'ufficio, giovani, ancora pieni di
idealistico entusiasmo. Fielding, John e Diana erano depressi,
non avevano nessuna voglia di festeggiare. Mentre
Diana stava per andarsene, entr David Bruck. Diana scoppi
a piangere.
Per Bruck, la decisione di Kinard era sorprendente per
un aspetto - aver ignorato i fatti, le menzogne e la legge -
ma la diceva lunga sulla pena di morte: nessuno vuole assumersi
la responsabilit, tutti cercano di passare ad altri la
patata bollente. Sapeva che i giudici affermano di limitarsi
ad applicare le leggi; che le giurie ritengono che i giudici li
scavalcheranno; che i giudici di primo grado guardano ai
giudici d'appello per salvare un individuo, qualora sia meritevole
di essere salvato; che i giudici d'appello sostengono
che, se un individuo non deve essere giustiziato, tocca al
governatore avere clemenza. In effetti Kinard aveva passato
la patata bollente alla Corte Suprema del South Carolina.
Diana Holt non si era ancora data per vinta.


Capitolo 10.
DISSOTTERRARE IL MORTO.

Il 4 gennaio 2001, Diana Holt inoltr una petizione ai limiti
della legge e raggiunse un nuovo livello di audacia che
sconfinava nell'impudenza. Per giunta, l'idea le era venuta
dalla pi improbabile delle fonti, un agente della SLED.
Aveva invitato a pranzo l'agente David Caldwell. Non
aveva intenzione di parlargli di Elmore, ma di un altro dei
suoi clienti detenuti nel braccio della morte, un tale di cui
si era occupato Caldwell. Non che avesse una gran stima
di Caldwell, che in un'occasione aveva quasi accusato di
aver mentito, tuttavia da un altro agente della SLED aveva
saputo che Caldwell nutriva dubbi sulla colpevolezza del
suo cliente e avrebbe pranzato con chicchessia se fosse
servito a salvare un uomo dalla sedia elettrica. Per altro,
Diana era stata messa in guardia da David Bruck: Caldwell
era solito dire una cosa per conquistarsi la simpatia di un
avvocato della difesa, salvo poi affermare l'esatto opposto
quando arrivava il momento di deporre in aula. Durante il
pranzo cap. Caldwell le disse che il suo cliente era uno dei
peggiori killer a sangue freddo che avesse mai incontrato.
Diana cambi rapidamente argomento.
Cit il caso Elmore. Caldwell non se ne era occupato,
perci gliene fece un resoconto dettagliato, andando avanti
per quasi un'ora.
Scommetto la mia carriera che  stato Holloway, comment
Caldwell.
Ci volle qualche secondo perch Diana si rendesse conto
di quello che aveva detto. Perch non esumate il suo corpo
e ricavate il suo DNA?, aggiunse Caldwell. Cos si capir se
il capello del reperto T era suo. Nel contempo, si sarebbero
ottenute anche le impronte digitali di Holloway e si
sarebbe visto se corrispondevano a quelle trovate sotto
l'asse del water.
A Diana non piaceva l'idea di riesumare Holloway. Non
si va in giro a dissotterrare i morti. Ma poich, ancora una
volta, Kinard si era espresso contro Elmore, pensava di non
aver altra scelta che ricorrere a misure estreme.
A diciannove anni dall'assassinio della signora Edwards,
Diana inoltr una breve richiesta al giudice Kinard. Rispecchiava
la sua ovvia stanchezza e impazienza, e non era scritta
con garbo. Voleva un'ingiunzione del tribunale per esumare
il corpo del signor James Holloway al fine di ottenere
un campione di DNA (per stabilire se il capello apparteneva
a lui) e vedere se era ancora possibile ricavare le impronte
digitali (per confrontarle con le impronte non identificate
trovate sull'asse del water nel bagno della vittima). Voleva
anche l'esame del DNA dei frammenti trovati sotto le
unghie della signora Edwards. Certamente si sarebbe capito
se era stato Elmore a violentarla e, in caso contrario,
se fosse stato Holloway (ipotizzando che avesse ottenuto
l'esumazione del corpo).
Infine chiese alla corte di ordinare l'esame del DNA delle
macchie di sangue, rinvenute sulle scarpe e sui jeans di Elmore,
per scoprire se il sangue era della vittima, come sosteneva
l'accusa. In realt non lo voleva, temendo che quelle
macchie fossero state messe ad arte. L'appellante ritiene
fermamente che le poche tracce di sangue del gruppo A (lo
stesso di cui sono portatori la vittima e il fratello dell'appellante)
rinvenute sulle scarpe e i pantaloni vi siano state
poste quanto i reperti furono inspiegabilmente sottratti alla
SLED dall'ex vicino di James Holloway - l'ex agente della
SLED Tom Henderson. Eppure, Diana non poteva lasciar
morire Elmore e poi scoprire che il sangue non era suo, che
non vi era stato messo appositamente, perci chiese il test.
Diana ebbe svariati lunghi colloqui con Elmore: doveva
capire bene cosa stava per chiedere. Se i test del DNA fossero
stati effettuati e fosse risultato che il sangue sulle sue
scarpe e i suoi pantaloni era quello della signora Edwards,
Eddie sarebbe stato giustiziato. Lo capiva? S. Voleva che
chiedesse il test del DNA? S.
Via fax, Diana invi la richiesta a Don Zelenka con una
lettera di accompagnamento di una sola frase:
Egregio Don Zelenka,
avendo lei affermato pi volte che  suo dovere fare giustizia,
sono certa che non avr alcun motivo di opporsi alla richiesta
allegata.
Molto cordialmente
Diana L. Holt
Sapeva che si sarebbe opposto, e cos fu. Esumare un
corpo non poteva essere consentito senza la dimostrazione
che era assolutamente necessario per il corretto funzionamento
della giustizia spiegava Zelenka in una memoria di
quattro pagine (quanto di pi breve un avvocato pu aspettarsi).
Gli avvocati di Elmore non erano stati in grado di
dimostrare che fosse assolutamente necessario, non erano
stati in grado di dimostrare che ci fosse alcuna necessit
per un intervento tanto straordinario, sosteneva. Il punto
principale era comunque che la richiesta arrivava troppo
tardi. Gli avvocati di Elmore avrebbero dovuto chiedere il
test del DNA prima dell'udienza di dicembre.
Diana era disgustata.  inconcepibile che l'accusa si opponga,
sulla base di un cavillo, all'esecuzione del test del
DNA sui reperti di cui l'appellante chiede l'analisi scriveva
in una lettera inviata via fax al giudice Kinard. Zelenka non
poteva opporsi seriamente a un test che poteva scagionare
appieno il signor Elmore osservava. Se il fardello legale
di giustificare la richiesta pesava sulle spalle degli avvocati
di Elmore, il fardello della verit gravava sullo stato del
South Carolina.
L'audacia di Diana ebbe una conseguenza da lei non prevista,
e certamente non desiderata. James Holloway Jr seppe
della richiesta di esumazione del cadavere del padre quando
un giornalista lo contatt per un commento. Scrisse dunque
una dura lettera a Zelenka. Per dieci anni la mia famiglia 
stata oggetto di ogni genere di dicerie e insinuazioni architettate
dalla signora Diana Holt iniziava. La richiesta di
violare la santit della tomba  sommamente deplorevole.
Il comportamento professionale della signora Holt  offensivo,
travalica i limiti comportamentali di una societ civile.
Holloway era cresciuto accanto agli Edwards. Il piccolo
Jimmy, o Jimmy Junior come veniva chiamato fino a quando
divenne adulto e insistette per essere Jim, si divertiva a gettare
pietre ai pesci della vasca degli Edwards. Un giorno
aveva trovato la bottiglia di liquore che il signor Edwards
teneva nascosta nel garage di suo padre, aveva buttato via
il liquore e riempito la bottiglia di pepe e aceto; poi, da una
distanza di sicurezza, era rimasto a guardare quando il signor
Edwards ne aveva bevuto un sorso, si era quasi strozzato
e l'aveva sputato. Carolyn Edwards spesso faceva da
babysitter al piccolo Holloway. Quando, alla fine degli anni
Sessanta, si era iscritto al college The Citadel, la signora
Edwards lo aveva dipinto come un Citadel Bulldog in piedi
nello stadio, con il campus sullo sfondo. Ce lo aveva ancora
quel quadro. Dopo il college aveva prestato servizio come
ufficiale di marina, poi si era trasferito a Columbia, dove
aveva aperto uno studio da commercialista. Il suo ufficio,
pieno di putter e palline da golf, era in un edificio di mattoni
rossi, a un solo piano, in Henderson Street, a pochi
isolati da quello di Diana.
Per anni Holloway aveva seguito le vicende processuali
senza esporsi, da spettatore. Poi, nell'autunno del 2000, sul
Charlotte Observer era apparso un lungo articolo sul caso
Elmore. Il giornalista Eric Frazier aveva intervistato i poliziotti,
i pubblici ministeri e parecchi giurati, oltre a John
Blume e Chris Jensen. Diana si era rifiutata. Non solo era timida
nei confronti degli sconosciuti, ma in linea di massima
non si fidava dei giornalisti, che riteneva troppo in sintonia
con l'accusa. (Cosa confermata dal reportage sulla vicenda
Elmore. Un articolo della Associated Press, per esempio,
raccontava che la signora Edwards era stata stuprata.
Non era vero. L'articolo proseguiva raccontando che i peli
trovati sulla scena del delitto erano compatibili con i peli
pubici di Elmore. Non c'era alcun accenno alla possibilit
che i peli potessero essere stati messi appositamente.)
L'articolo di Frazier era il primo serio approccio al caso
Elmore da parte di un giornalista. La razza, spesso un elemento
chiave nei casi capitali, era il titolo. Di certo non una
conclusione strabiliante. Verso la fine della lunga storia, tuttavia,
in una sezione intitolata Gli attacchi della difesa,
Frazier scriveva che gli avvocati di Elmore sospettavano
di Jimmy Holloway. Blume e Jensen non avevano fatto direttamente
il nome di Jimmy Holloway. Si erano limitati a
indicare a Frazier Vaffidavit di sei pagine che Diana aveva
preparato dopo aver intervistato Holloway Senior nel 1993,
nella sua casa di Greenwood; affidavit che faceva parte del
fascicolo processuale. Citandolo, Frazier scriveva che Holloway
aveva portato la polizia a sospettare di Elmore. Sempre
facendo riferimento all'affidavit, riferiva che, a Diana,
Holloway aveva detto: Sono l'unico che avrebbe potuto
ucciderla e non avere problemi, tanto si fidava di me.
L'Observer non aveva messo la storia in prima pagina
e con tutta probabilit le accuse contro Holloway Sr sarebbero
finite nel dimenticatoio, se Holloway Jr non avesse
dato loro importanza. Inizi con un articolo su The State,
il quotidiano pi letto del South Carolina. Mio padre 
morto sei anni fa. Poich lui non pu pi difendersi, tocca
a me farlo scriveva. Nonostante le condanne di tre diversi
collegi giudicanti, gli attuali avvocati difensori di Elmore
hanno un solo sospettato: mio padre.
A meno che, a Greenwood, qualcuno avesse seguito il
caso da vicino, tanto da vicino da essere andato in tribunale
a leggere i fascicoli, questa era probabilmente la prima volta
che si veniva a sapere che Holloway Sr era sospettato. Al
pi diffuso giornale del South Carolina Holloway Jr disse
che circolava voce che il padre avesse avuto una relazione
con la signora Edwards. Ridicolo, scriveva. Sarebbe stato
ben strano. Una donna di settantacinque anni e un uomo
di sessantasei, nell'epoca pre-Viagra - figuriamoci!
Poi Jim Holloway fece conoscere al pubblico una donna
di cui pochi avevano sentito parlare, un'aspirante studentessa
di legge che si era fatta avanti per intervistare suo padre:
Diana Holt. Holloway scriveva che la Holt aveva rivolto
a suo padre domande ipotetiche del tipo che direbbe se.
Cosa direbbe se le dicessi che un vicino mi ha detto che lei
avrebbe potuto avere una relazione con la signora Edwards?
Lei  l'unica persona che avrebbe potuto farla franca dopo
aver assassinato la signora Edwards?
L'affair Monica Lewinsky-Bill Clinton, con la memorabile
ridefinizione da parte di Clinton delle parole sesso ed ,
non era stato dimenticato. Holloway metteva nello stesso
mucchio la Holt e Clinton. Viviamo nell'epoca di Bill Clinton,
dove un avvocato pu dire qualsiasi cosa, ridefinire il
significato delle parole e travisarle impunemente.
Holloway concludeva affermando che c'era una lezione
da imparare.  la vecchia storia del lupo vestito da pecora.
 la lezione che vorrei mio padre avesse imparato.
Il cinquantaduenne Holloway continu a farsi sentire in
altre sedi. Era contro la pena di morte, non su basi etiche,
ma perch non funzionava come doveva ed era inutilmente
costosa, scriveva in un altro articolo. Quello che trovo
sgradevole  che la pena di morte ha fatto nascere un'intera
industria che ha imparato a camparci sopra. Ne fanno
parte avvocati anti-pena di morte, fondazioni che finanziano
il loro lavoro, persino giornalisti. Sfruttatori del braccio
della morte li definiva persone che usano i condannati a
morte per arricchirsi. Holloway era cos convinto che giornalisti
e avvocati del braccio della morte fossero conniventi,
che sosteneva di aver detto a un giornalista del New York
Times che avrebbe scritto una lettera al governatore invitandolo
a commutare a Elmore la pena capitale in carcere
a vita. Il giornalista respinse immediatamente la mia offerta
per conto di Diana Holt, senza neppure farle una telefonata
scriveva Holloway, sorvolando sulla spiegazione
del giornalista: il suo ruolo non era di fare da intermediario
tra le parti, e ancor meno di agire per conto di una di esse.
Scopr che l'Index-Journal di Greenwood era desideroso
di dare spazio alla sua causa quando scrisse un altro
articolo, pi duro e meno misurato di quello pubblicato
su The State, e con pi dettagli intimi sulla vita del padre.
Il giornale aveva raccontato l'arresto e i tre processi di
Elmore sulla prima pagina, mentre aveva completamente
ignorato l'udienza del PCR. Ora invece il redattore esecutivo
dell'Index-Journal, Robert Bendey, dava a Holloway la
prima pagina. La forma era quella di Una lettera ai nostri
lettori da parte dell'editor. La costosa battaglia legale per
la vita di un condannato a morte era il titolo a sei colonne.
Bendey informava i lettori sull'antefatto: Edward Lee Elmore
era il detenuto che da pi tempo si trovava nel braccio
della morte del South Carolina, essendo stato condannato
non una, ma tre volte, per l'assassinio di Dorothy Edwards;
il caso aveva suscitato l'attenzione dei media; i legali di Elmore
stavano ora cercando di accusare Holloway Sr, che,
scriveva Bendey, era stato un pilastro della comunit.
Poi di fatto lasciava spazio a Holloway. Quello che era
iniziato come un articolo, proseguiva come se Bentley avesse
intervistato Holloway.
I tre elementi principali della storia sono sesso, violenza
e razzismo scriveva Holloway. Sicuramente di che interessare
qualsiasi lettore.
Per la Holt sarebbe stato difficile sostenere che suo padre
aveva aggredito e violentato la signora Edwards, proseguiva.
Poi, a beneficio dei lettori dell'Index-Journal,
forniva informazioni su suo padre, informazioni che non
avrebbero potuto trovare da nessun altra parte, neppure se
avessero letto ogni pagina dei verbali dei tre processi. Suo
padre era un metro e settanta e pesava circa settanta chili,
iniziava. Portava un cinto erniario, simile al sospensorio
usato da chi fa sport, che ha un supporto inferiore elasticizzato.
La differenza consiste nel fatto che il cinto erniario
ha una fascia larga quindici centimetri di speciale tessuto
elastico, progettata per contenere e sorreggere i muscoli
addominali evitandone la rottura.
Continuava sottolineando che, se si fosse trattato del processo
e la Holt fosse stata il pubblico ministero, per lei non
sarebbe stato facile fare in modo che i giurati superassero
l'immagine mentale di un uomo anziano e mingherlino che
faceva irruzione scardinando la porta esterna.
Mentre con una mano trattiene una donna terrorizzata
che lotta per la vita, con l'altra si toglie la fascia addominale.
Dopo un rapporto sessuale portato a termine con successo,
trova l'energia per colpirla sessantasei volte e, senza farsi
male, trascinare il corpo in un armadio.
Holloway Jr si era preso qualche libert con i fatti: la signora
Edwards aveva fatto entrare il killer, la porta non era
stata scardinata, le ferite non erano sessantasei e non era
stata violentata. A Holloway quelle libert potevano essere
concesse perch faceva l'avvocato difensore del proprio
padre. Se per fosse stato un testimone in un'aula di tribunale
e sottoposto a controinterrogatorio, la sua difesa non
avrebbe convinto la giuria. Nel gennaio del 1982, Holloway
Sr era forte abbastanza da sollevare dal portabagagli della
macchina della signora Edwards una tanica con venti litri di
cherosene e portarla nel suo sgabuzzino. Lavorava regolarmente
nel suo laboratorio di falegnameria e si stava persino
costruendo una barca. L'inizio delle sue malattie, compreso
il diabete e la necessit di sottoporsi a dialisi, risaliva alla fine
degli anni Ottanta, avrebbe dichiarato suo figlio anni dopo.
Nel concludere, Holloway Jr tornava a occuparsi della
Holt. A suo padre aveva rivolto solo domande ipotetiche,
disse; poi si ciment con una tesi piuttosto difficile da seguire.
La parola potrebbe  meravigliosamente permissiva
scriveva. Permette a un individuo di dire una cosa
senza essere responsabile della sua effettiva correttezza.
Dicendo che qualcosa potrebbe essere stato sta anche
dicendo che potrebbe non essere stato. La salvaguardia
 l. Holloway stava arzigogolando.
Probabilmente potrei trovare qualcuno disposto a dichiarare
che la Holt potrebbe essere pedofila. Esibire
qualche documento e dedurne pubblicamente che aveva
fatto sesso con maschietti e femminucce.
Holloway non cercava di montare un caso contro di
lei spiegava. Avevo un solo obiettivo: lasciare mio padre
nella sua tomba.
Qualunque fossero gli obiettivi di Holloway, Diana se la
prese: era ferita e arrabbiata. Pure e semplici cavolate diceva
riferendosi alle affermazioni secondo cui aveva rivolto
soltanto domande ipotetiche a Holloway. E voleva citare in
giudizio suo figlio per diffamazione. Suo marito e tutti coloro
cui chiese consiglio cercarono di dissuaderla. La sua
amica Martha Kahn le disse che non avrebbe dovuto, tuttavia
capiva perch Diana sentisse di doverlo fare e sapeva
come, una volta che aveva deciso di fare una cosa, non ci
fosse verso di fermarla. Diana cit in giudizio Holloway.
Le sue affermazioni hanno messo in discussione la mia
personalit e hanno attaccato la mia reputazione di onest,
moralit e seriet sosteneva. Inoltre hanno attaccato
la mia reputazione e professionalit di avvocato, mi hanno
accusata di mancanza di onest ed etica professionale. Una
delle sue affermazioni  persino arrivata al punto di accusarmi
di pedofilia.
Quanto a Elmore, Diana non ottenne l'esumazione di
Holloway Sr. Non importava che un capello caucasico
non identificato fosse stato trovato sul corpo della signora
Edwards, aveva dichiarato il giudice Kinard.
Un capello sul corpo della vittima proveniente dal pavimento
della camera da letto, che poteva essere arrivato l
da chiss dove, non giustificava un nuovo processo aveva
stabilito. Persino se il test del DNA avesse dimostrato che
quell'unico capello era di Holloway, i precedenti verdetti
non sarebbero stati invalidati. Infine, agli avvocati di Elmore
non avrebbe permesso di far analizzare il sangue trovato su
scarpe e jeans. Non autorizzer ulteriori analisi affermava
con forza Kinard.
Holloway Jr segu lo stesso ragionamento.
E anche se quel capello fosse di mio padre? disse in
un'intervista rilasciata nel suo studio. Vi garantisco che la
prima cosa, che mio padre pu aver fatto quando ha scoperto
il corpo,  chinarsi su di esso, ed  in quel momento
che un suo capello pu essere caduto sulla vittima.
Sembrava una strana risposta, un'indiretta ammissione che
il capello poteva essere di suo padre. Per giunta, nel verbale
non c'era scritto nulla che lasciasse pensare che suo padre si
fosse chinato sul corpo, nulla che non fosse aprire la porta
e guardare dentro. Detto questo, Holloway rispondeva che
potevano esserci mille altri modi in cui il capello di suo padre
poteva essere caduto sul corpo. Tutti sanno che in quella
casa ci andava spesso. Com' finito sul corpo? Non lo so. Apri
la porta e,fuff, il vento fa volare un capello sulla vittima.


Capitolo 11.
GROTTESCO.

Cara Diana,
penso che ti scrivo invece che ti chiamo. Come sempre spero
che stai bene io sto bene. Ho avuto i soldi che mi hai mandato.
Grazie molte. Volevo anche che sai quanto ti sono grato e riconoscente
che sei stata con me per tutti questi anni, Diana
ho ogni fiducia in te quando difendi il mio caso alla Corte
Suprema cos va avanti, abbi cura
abbracci Eddie
Era la primavera del 2004. Diana era stressatissima. La
sorte di Elmore era ora nelle mani dei giudici della Corte
Suprema del South Carolina. Ma anche suo figlio Justin,
a ventun anni, rischiava la vita. Dopo l'attacco dell'11 settembre,
in uno slancio di patriottismo si era arruolato. In
marzo, Diana lo aveva visto partire per l'Iraq, con i colleghi
del Secondo Reggimento della Quinta Divisione di cavalleria,
da Fort Hood, in Texas. Ancor prima di arrivare in
Iraq, mentre si trovava in Kuwait, si era ferito e bruciato le
mani quando erano scoppiate le munizioni che stava maneggiando.
Sulla strada per Bagdad, uno degli uomini che
viaggiavano con lui era sceso e salito a bordo del veicolo
che li precedeva. Poche miglia dopo Justin aveva rivisto il
suo amico, con la testa e il corpo fracassati: il veicolo era
distrutto. A Bagdad, l'unit di Justin era stata assegnata a
Sadr City, dove l'antiamericanismo era in aumento. Nella
prima settimana erano stati uccisi sette uomini della sua
unit. Nelle e-mail e per telefono, Justin aveva detto alla
madre di aver partecipato alle ricerche dei resti di uomini
della sua unit che erano saltati in aria. Aveva paura. Mentre
era di guardia, aveva paura dei mortai; e quando usciva
per i pattugliamenti, diceva alla madre, che vedeva iracheni
che odiavano gli americani.
In un conflitto comune a molti connazionali, Diana scopriva
che l'affetto e il sostegno per il figlio si scontravano
con le sue opinioni pacifiste. Nel giardino davanti alla sua
modesta casa di mattoni rossi in una strada senza uscita, la
bandiera a stelle e strisce ondeggiava dal ramo inclinato a
quarantacinque gradi di un gigantesco pino; un nastro giallo
era legato attorno all'enorme tronco. Sul porta-targa della
sua Volvo nera c'era la scritta Mamma di militare. Sul
paraurti aveva anche incollato un adesivo: Bush mente, i
soldati muoiono.
Diana lavorava in casa, in una veranda con una magnifica
vista su un laghetto. Proprio davanti alla sua finestra
c'era una mimosa, che aveva piantato per ricordarsi dell'albero
su cui si divertiva a rifugiarsi da bambina, a Houston.
In estate faceva bella mostra di soffici pompon gialli; oche
canadesi dal lungo collo, un airone azzurro e anatroccoli
selvatici in compagnia delle madri sguazzavano qua e l.
 rilassante diceva Diana. Scartoffie legali erano sparse
sul pavimento insieme a un sacchetto di patatine. In blue
jeans Ralph Lauren e maglietta a righe, armeggiava davanti
a un grande monitor a schermo piatto. Arriv una
e-mail dalla nuora che viveva in Texas: Diana stava per
diventare nonna.
Dopo l'ultima sconfitta davanti al giudice Kinard, il caso
Elmore era stato di nuovo sottoposto alla Corte Suprema
del South Carolina. Diana aveva gi inoltrato una petizione
per un ricorso, in cui indicava le questioni costituzionali
che la corte doveva esaminare: comportamento scorretto
dell'accusa; inadeguata assistenza degli avvocati d'ufficio;
occultamento illegale di prove in violazione della sentenza
Brady; esclusione di negri dalla giuria in violazione della
sentenza Batson. Dei cinque giudici della Corte Suprema
almeno tre ritennero che il caso sollevasse importanti questioni
costituzionali e il ricorso fu concesso. Diana stava
dunque lavorando alla memoria a sostegno delle loro tesi:
buttava gi bozze su bozze e le inviava a Jensen e Blume.
Da parte sua, Blume continuava a fare modifiche che Diana
non condivideva. Intendeva anche chiedere pi tempo per
stilare la memoria. Diana invece non voleva saperne di altre
proroghe: Elmore era innocente e si trovava nel braccio
della morte gi da troppo tempo. Se si trattasse di un
qualsiasi altro caso, ti direi cosa fare e tu lo faresti le disse
un giorno Blume perdendo la pazienza. Ma Elmore non era
un caso qualsiasi, non per Diana. Era il suo caso. Blume lo
sapeva e lasci perdere.
Diana invi la memoria nel settembre 2003. La risposta
sarebbe dovuta arrivare dopo trenta giorni. Zelenka chiese
una proroga, poi un'altra e un'altra ancora. Infine la risposta
giunse a gennaio 2004. La corte fiss il dibattimento
per il 27 marzo.
Nella carriera di molti avvocati, comparire davanti a una
Corte Suprema  il massimo, e dunque, quando si tratt di
decidere chi, tra i legali di Elmore, avrebbe discusso il caso
ci fu qualche scontro fra ego. Diana, Jensen e Blume erano
tutti e tre qualificati, seppure in modo diverso, e ciascuno
di loro avrebbe voluto farlo. Venne preso in considerazione
anche un outsider, Barry Scheck. Dopo essere diventato famoso
grazie al processo a O.J. Simpson, Scheck aveva elaborato
l'Innocence Project presso la facolt di legge della
Yeshiva University e il suo nome era diventato sinonimo di
tirar fuori dalla prigione gli innocenti.
La decisione spettava essenzialmente a Diana, pi che
mai incerta sull'opportunit o meno di assumersi il compito.
Conosceva i fatti meglio di chiunque altro e l'evidente
passione con cui aveva seguito il caso avrebbe potuto far
breccia nei giudici. Jensen si dichiar d'accordo; per giunta,
sapeva di essere considerato un liberal del Nord.
Un paio di settimane prima dell'udienza, Diana decise
che sarebbe stata lei a discutere il caso e inizi a prepararvisi
tramite processi simulati. Uno lo affront davanti ai legali
della ditta del marito; un altro davanti a un comitato
di avvocati contro la pena di morte. Non se la cav bene.
Restituir la mia licenza di avvocato si lament dopo una
delle simulazioni. I suoi dubbi aumentarono. Per dirla con le
parole garbate di David Bruck, sapeva di non essere a suo
agio davanti alla corte. Una settimana prima dell'udienza si
fece coraggio, entr nell'ufficio di Blume ed espresse tutti i
suoi dubbi. Blume disse che, se voleva, era pronto a discutere
il caso: Dammi solo un preavviso di ventiquattr'ore.
Diana telefon a Elmore. Era possibile che non fosse lei
a discutere il suo caso, gli disse. Forse sarebbe stato il signor
Blume. Diana si rese conto di averlo ferito. Voleva dire
che non si occupava pi di lui? No, spieg, era nel suo interesse.
In realt, era ancora incerta. Sabato sera, a casa sua,
mentre mangiava un kebab di carne e verdura e si versava
del vino rosso, discuteva con se stessa ad alta voce. Infine
decise: Lo far. Due giorni dopo, sabato, and di nuovo
da Blume, poco dopo mezzogiorno.
Con la voce rotta, tenne gli occhi bassi e lott per tenere
a bada le lacrime. Sento che dovrei esserci per lui, ma, beh,
penso che sia la cosa giusta da fare.
Stai parlando di Elmore? chiese Blume.
S disse. So che tu faresti faville.
Non esserne cos sicura, puoi pensarci su ancora un
giorno.
Comunque andasse a finire, Diana sapeva che se la sarebbe
presa con se stessa. Se avesse parlato lei e avesse perso,
si sarebbe sentita in colpa per non aver affidato l'arringa a
Blume. Se avesse parlato Blume e avesse perso, si sarebbe
sentita in colpa per non essersi assunta il compito.
Infine decise: sarebbe toccato a Blume.
Tre giorni dopo, nella calda mattina del 27 marzo, con
una temperatura che, verso mezzogiorno, sfiorava i 32 gradi,
Diana, Jensen e Blume uscirono dal Resource Center per
avviarsi verso la Corte Suprema, un edificio che fino al 1971
aveva ospitato l'ufficio postale. Jensen era venuto in aereo
da New York il giorno prima. Quando Diana and a prenderlo
all'aeroporto di Columbia, non appena furono entrati
in macchina la prima cosa che fece fu chiamare Elmore con
il suo Nokia. Non appena lo ebbe in linea, gli disse che
Chris Jensen era con lei, e gli porse il telefono. L'avvocato
di New York colse il messaggio: in questa faccenda  coinvolto
un individuo, e devi fare in modo che si renda conto
che la sua sorte ti sta a cuore.
Townes Jones fu uno dei primi ad arrivare in tribunale.
Pu capitare che un pubblico ministero assista a un'udienza
della Corte Suprema, anche se  insolito. Ma per Jones c'era
in gioco molto di pi di quello che normalmente interessava
un pubblico ministero: la reputazione di suo padre e
la sua, oltre a quella della polizia di Greenwood. Per l'occasione
aveva portato con s la figlia undicenne, Gilland,
cosa che Diana trov bizzarra. Volevo mostrarle cosa fa
suo padre disse Jones presentando Gilland ai giornalisti.
Precoce e istruita in casa, Gilland era una bimba prodigio
ed era gi apparsa in spot pubblicitari a livello nazionale,
fece orgogliosamente notare Jones prima di entrare in aula.
Parecchi fratelli di Elmore si erano sobbarcati il lungo
viaggio in macchina da Abbeville. Entrando in aula strinsero
la mano a Blume e Jensen. Abbracciarono Diana, che
sul soprabito a quadretti portava un nastro giallo. Diana
scambi un affettuoso abbraccio con Salley Elliott, collaboratrice
di Zelenka per il caso Elmore. Con Zelenka si limit a una professionale stretta di mano. Infine sedette sul
banco dei difensori tra Jensen, in un completo gessato, e
Blume, in un abito blu scuro (durante l'udienza di tanto in
tanto passava un bigliettino a Blume). Davanti a s aveva il
portatile aperto; come sfondo c'era una fotografia di Justin.
La Corte Suprema del South Carolina conta cinque giudici.
Due di loro - E.C. Burnett e Jim Moore - avevano
presieduto i processi di Elmore, pertanto avevano dovuto
astenersi. Anche il giudice Jean Toal rifiut l'incarico all'ultimo
minuto per ragioni che non spieg mai. Del caso si
sarebbero dunque occupati tre sostituti.
I giudici entrarono e presero posto. Blume si alz, si avvi
verso il leggio e si rivolse alla corte. Le sue argomentazioni
furono quelle che qualsiasi buon avvocato della
difesa avrebbe esposto nel corso del processo (cosa che
Anderson non aveva fatto). Com'era possibile che gli investigatori
non avessero requisito le lenzuola del letto su
cui erano stati rinvenuti i peli pubici di Elmore? Sapete
quanto sangue hanno trovato sul letto? chiese. Non una
goccia, non una traccia. Com'era possibile che sulla camicia
di Elmore non ci fosse sangue? Avrebbe dovuto essere
coperta di sangue, data la natura del delitto. Com'era possibile
che sotto le unghie della vittima non ci fossero peli,
se aveva afferrato e strappato i peli pubici dell'aggressore
come pittorescamente descritto dall'accusa? Gli avvocati
difensori lo avevano fatto notare nel corso del processo?
chiese Blume. No. Accus nuovamente l'agente Wells
della SLED di aver mentito a proposito del reperto T. Quanto
al capello, che adesso Wells ammetteva far parte del reperto
T, molto probabilmente era dell'assassino. Questo
solo fatto giustificava un nuovo processo, dichiar Blume.
Tre processi faziosi non fanno un processo imparziale
aggiunse. Il fatto che ci siano stati tre procedimenti o trentasei
giurati, in questo caso non significa nulla perch nessun
giurato era mai venuto a conoscenza delle prove che
avrebbe dovuto conoscere, prove che devono essere rese
note prima che un uomo sia mandato a morte.
Blume si sedette. Ma sua destra, Donald Zelenka si alz,
abbottonandosi la giacca. Era un gesto che faceva sempre
quando si alzava per prendere la parola, un modo per focalizzare
la mia attenzione lo definiva. In questo caso sono
stati commessi errori concesse subito. Ma questi errori
non sminuiscono la fiducia nella sentenza.
Il giudice Costa M. Pleicones lo interruppe.
Ci sono errori in tutti i processi e non si pretende la perfezione
dichiar. Ma che dire della testimonianza dell'agente
Wells sul reperto T, che l'agente aveva dichiarato contenere
solo fibre blu e che, una volta analizzato, si era scoperto contenere
anche peli e capelli? Il signor Blume sostiene che
si tratta di vero e proprio spergiuro disse Pleicones, che
rivolse pi domande di tutti gli altri giudici messi insieme.
Vorrei che affrontasse questo argomento.
La relazione di Wells era stata un errore, ammise Zelenka,
per non c'era stato spergiuro. Prosegu: Il fatto che
sul corpo della vittima sia stato trovato un capello vagante,
mescolato a fibre e a peli non era un motivo valido perch
fosse autorizzato un nuovo processo. Era la stessa teoria del
capello vagante fatta propria dal giudice Kinard.
Zelenka pass alle impronte digitali. S, nella casa c'erano
impronte digitali che non appartenevano n alla vittima n
a Elmore. La sua risposta era la stessa che valeva per il capello.
Il fatto che le impronte di un altro individuo possano
trovarsi nella casa della vittima non trasforma il caso in
qualcosa che mina la fiducia nella correttezza del processo.
Il giudice Clifton Newman, uno dei sostituti, volle sapere
della qualit della difesa fornita da Geddes Anderson a
Elmore.
Controinterrog qualche testimone dell'accusa?
No, in effetti no ammise Zelenka.
Quindi ammette che la qualit della difesa fornita al signor
Elmore pu non essere stata delle migliori dichiar
il giudice Pleicones. Vuole andare avanti?
Ammette che non rispondeva ai requisiti fissati dalla Corte
Suprema per un'effettiva difesa degli avvocati d'ufficio?
No rispose Zelenka.
Non  disposto ad ammetterlo?
No.
Poich i giudici avevano rivolto cos tante domande, il
presidente della Corte Suprema concesse a Zelenka qualche
minuto in pi. Ma si sbrighi disse. Zelenka concluse;
a Blume fu concessa una breve replica, poi i giudici si alzarono
e se ne andarono; gli avvocati si strinsero la mano e
uscirono dal tribunale.
Diana, Jensen e Blume andarono a pranzo piuttosto soddisfatti.
Townes Jones no. Pensava di aver perso. Di ritorno
a Greenwood, al difensore d'ufficio disse di tenersi pronto
a difendere di nuovo Elmore.
Quanto ai difensori, Diana provava quasi un senso di
vertigine all'idea di un nuovo processo. Era eccitante immaginare
la polizia e gli agenti della SLED controinterrogati
da Chris Jensen e da una Diana Holt pi sicura di s.
Barry Scheck avrebbe fatto a Earl Wells quanto aveva fatto
a Dennis Fung, il criminologo della LAPD, la polizia di Los
Angeles, quando lo aveva controinterrogato per otto giorni
durante il processo a O.J. Simpson.
E se Elmore avesse avuto un nuovo processo, Diana
avrebbe avuto un nuovo testimone.
Il giorno in cui aveva accompagnato il figlio in partenza
per l'Iraq, al rientro dall'aeroporto aveva trovato due messaggi
sulla segreteria telefonica. Erano di una certa Kay Raborn,
di Augusta, in Georgia. Diana riconobbe il nome: i
Raborn avevano abitato a Melrose Terrace, a poca distanza
dalla signora Edwards. Nella sua ricerca di testimoni, per
anni non era mai riuscita a trovarli. Ed ecco che la signora
Raborn diceva che, insieme al marito, aveva appena visto un
programma televisivo in cui si parlava del caso Elmore. Si
erano trasferiti da Greenwood ormai da molti anni e si erano
stupiti di apprendere che Elmore era ancora vivo, che non era
stato ancora giustiziato. Ora per non avrebbero permesso
che fosse messo a morte senza che si sapesse quello che loro
sapevano, disse nel messaggio. Non forniva ulteriori dettagli,
ma invitava Diana a recarsi ad Augusta per incontrarli.
Diana pens che la telefonata potesse essere una trappola.
Townes Jones si stava servendo dei Raborn per scoprire
cosa lei avesse in mente? Eppure, per salvare Elmore
le restavano cos poche opzioni che and ad Augusta.
Quando arriv, scopr che chi desiderava parlarle era
davvero il signor Raborn. Aveva fatto parte della giuria che
aveva condannato Elmore. Dopo aver visto il programma
televisivo ed averne saputo di pi, si era convinto che il
giudice Jones avesse fuorviato il gran giur. Al gran giur
non fu mai detto nulla di Holloway disse Raborn. Non fu
detto che Holloway e la signora Edwards potevano aver
avuto una relazione. Se si accenna a una relazione, i motivi
si vanno a cercare l.
Ma c'era un altro, pi importante motivo per cui Raborn
aveva concluso che Elmore fosse innocente. Un anno o gi
di l dopo l'assassinio, Raborn aveva incontrato Charley
Webber in occasione di una riunione di club. Webber era
l'agente della SLED di Greenwood che era comparso sulla
scena del delitto e aveva detto a Jim Coursey che non c'era
bisogno di lui. Charley aveva gi bevuto qualche bicchierino
e qualche birra quando ci mettemmo a chiacchierare
disse Raborn. Mi bisbigli: Non lo ha fatto lui. Gli
chiesi Chi non ha fatto cosa? Sempre bisbigliando, rispose:
Ti ricordi di Black Elmo? Non  stato lui. (I poliziotti
di Greenwood spesso indicavano Elmore come Black
Elmo, cosa che mandava su tutte le furie Diana.) Non si
spieg meglio, disse Raborn voleva semplicemente dirlo,
perch gli pesava davvero.
Per quattro anni, Raborn aveva tenuto per s quella confidenza
e Webber era morto nel 2003. A ogni buon conto,
Raborn era pronto a testimoniare su quanto gli era stato
detto da Webber.
Le probabilit che lo stato del South Carolina concedesse
la ripetizione del processo erano poche. Troppi argomenti
controversi avrebbero dovuto essere riconsiderati,
con qualche imbarazzo da parte del sistema giudiziario del
South Carolina. In un nuovo processo, la giuria avrebbe saputo
del capello caucasico trovato sull'addome della signora
Edwards, delle impronte sotto l'asse del water, dell'assenza
di sangue sulle lenzuola, del fatto che la polizia non aveva
fotografato il letto. Era molto pi probabile che a Elmore
l'accusa proponesse un patto: se si fosse dichiarato colpevole
di omicidio colposo, crimine che non comporta la pena
di morte, sarebbe stato scarcerato. Quanto sarebbe stato
allettante vedere finalmente Elmore fuori dal carcere dopo
ventidue anni. La decisione sarebbe spettata a Elmore. Tutti
per sapevano che avrebbe seguito il consiglio di Diana.
Martha Kahn non aveva dubbi: Diana avrebbe dovuto accettare.
Al volo disse. Non si fidava pi del sistema giudiziario;
il suo approccio era accettare qualsiasi cosa pur
di strappare il proprio cliente al braccio della morte. Ma
Diana come poteva permettere che Elmore si dichiarasse
colpevole di qualcosa, quando era convinta che fosse del
tutto innocente?
La Corte Suprema del South Carolina impieg soltanto
sei settimane a emanare la sentenza, parecchio di meno di
quanto molti si aspettassero vista la complessit della faccenda
e la probabilit che ci fossero opinioni diverse. Invece
non ci furono opinioni. Ci fu soltanto la sentenza della
corte: Abbiamo concesso un ricorso davanti alla Corte
Suprema per riesaminare il respingimento della domanda
dell'appellante relativa a una revisione del processo. Dopo
una accurata analisi riteniamo che ci sia un'evidenza che
supporta le conclusioni del giudice del PCR. Conseguentemente,
respingiamo il ricorso in quanto impropriamente
concesso.
La corte diceva che non c'erano argomentazioni giuridiche,
che non avrebbe neppure dovuto accettare di ascoltare
il caso. Nella migliore delle ipotesi si trattava di un
inquietante verdetto; per molti avvocati, di un verdetto incomprensibile.
Una merda disse David Bruck, lasciando momentaneamente
da parte il consueto linguaggio giuridico. Rauch
Wise la defin una decisione folle. Elmore sarebbe stato
l'unica persona in tutto il paese a essere giustiziata sulla
base di una prova attualmente considerata spergiuro aggiunse,
riferendosi alla testimonianza resa da Gilliam al
processo.
Forse la spiegazione stava nel fatto che i giudici della
Corte Suprema non se l'erano sentita di trovare errori costituzionali
dal momento che due loro colleghi avevano
presieduto due dei tre processi.
Diana chiam subito Elmore. Non voleva che lo venisse
a sapere dai notiziari della radio o della televisione, o, peggio,
da una guardia carceraria. Ma come iniziare una conversazione
di quel genere?, si chiedeva mentre faceva il numero.
Gli disse che le spiaceva e cerc di spiegargli che non
solo la Corte Suprema del South Carolina aveva rifiutato
di concedergli un nuovo appello, ma aveva semplicemente
respinto la petizione. Era chiaro che Elmore non capiva
cosa significasse. Non sei il solo, disse a se stessa Diana.
Poi riagganci, sconvolta.
Pochi minuti dopo squill il telefono. Era Elmore. Disse
di non aver capito bene cosa gli aveva appena detto, perch
stava dormendo ed era ancora intontito. Diana sapeva che
era il suo modo per cercare di nascondere i propri limiti
mentali. Cerc di nuovo di spiegarglielo. Era avvilito, ma
disse di sapere che lei aveva fatto del proprio meglio per
aiutarlo, che si era presa a cuore la sua situazione.
Pochi giorni dopo Elmore scrisse alla sorella, in stampatello.
Cara peggy,
Ciao lascia che mi scuso per non averti scritto prima
IN TRIBUNALE MI HANNO RESPINTO QUESTO MI HA DEPRESSO
TANTO, ADESSO MI SENTO MEGLIO SONO PI FORTE EMOTIVAMENTE
E SPIRITUALMENTE PREGANDO E LEGGENDO LA MIA
BIBBIA DUNQUE STO BENE E SAR OK, E TU SORELLA COME
stai? Prego che sei in buona salute e tutto ti va bene,
MI MANCHI TUTTI I GIORNI.
Peggy, ho bisogno del tuo aiuto la mia radio si 
ROTTA SE PUOI MANDARMI UN PO' DI SOLDI PER COMPRARNE
UN'ALTRA TI SONO GRATO
Adesso chiudo abbi cura di' ciao a tutti abbracci
Diana inoltr una petizione per un appello presso la
Corte Suprema del South Carolina, una procedura di routine.
Ma, tanto per non smentirsi, aggiunse una variazione.
Voleva il test del DNA sul capello che l'accusa aveva detto
di aver trovato sul letto e sulle macchie di sangue su scarpe
e jeans.
 inconcepibile che il convenuto si opponga al test del
DNA aggiungeva. Di cosa ha paura l'accusa?
Ovviamente conosceva la risposta.
Come prevedibile Zelenka si oppose. I legali di Elmore
avrebbero dovuto fare la richiesta prima, al PCR, obiett
Zelenka. La sua memoria era breve, solo tre pagine. In fondo
alla pagina 3 scriveva: Per questo motivo, la petizione deve
essere respinta.
Prima di mettersi a piangere o a imprecare, Diana volt
pagina. In cima a quella successiva, in grassetto c'era scritto:
La SLED completer gli esami sui peli rinvenuti sul letto
della vittima, sulle tracce di sangue trovate sui blu jeans e
sulle scarpe dell'imputato.
Diana era sbalordita. L'accusa rifiutava di accettare una
nuova udienza, ma accettava di condurre i test del DNA, che
era precisamente quello che chiedeva nella richiesta della
nuova udienza. Non si era sorpresa quando la Corte Suprema
aveva negato la nuova audizione. Non diceva nulla
della sua richiesta di eseguire il test del DNA.
Fu fissata la data dell'esecuzione di Elmore: 15 ottobre
2004, ore diciotto.


Capitolo 12.
CONCLUSIONE.

A seguito della decisione della Corte Suprema del South
Carolina, le autorit carcerarie misero Edward Lee Elmore
in una sorta di segregazione amministrativa, definita
Lockdown, riservata ai detenuti nel braccio della morte
per gli ultimi trenta giorni prima dell'esecuzione. La sua
cella aveva una pesante porta di metallo, con una finestrella
la cui chiusura rimaneva sigillata per la maggior parte del
tempo. Gli era permesso di uscire solamente per un'ora al
giorno, durante la quale era tenuto in catene. Cosa particolarmente
dura per Elmore, che soffriva di una leggera
forma di claustrofobia. Diana voleva che tornasse nuovamente
nella sua cella nel braccio della morte.
Due giorni dopo la sentenza sfavorevole della Corte Suprema,
Diana salt sulla sua Volvo, si diresse a tutta velocit
in centro ed entr a passo spedito nello Strom Thurmond
Federal Building, in Assembly Street. Progettato da
Marcel Breuer, l'edificio di sedici piani ha una facciata di
cemento armato grezzo e finestre profondamente incassate.
Diana si diresse verso l'ufficio della corte federale distrettuale
e consegn all'impiegato un'istanza di sospensione
dell'esecuzione.
Si sedette in lacrime, pi stressata che mai. I processi
vengono assegnati ai giudici federali a caso; e Diana era nervosa
mentre si chiedeva chi le sarebbe toccato. Iniziando a
piangere, guard l'orologio - erano le 2,40-2,45. I minuti
passavano lentamente. Alle tre in punto l'impiegato la inform
che il caso era stato assegnato al giudice David C.
Norton. George H.W. Bush aveva nominato Norton nel
1990, su raccomandazione di Strom Thurmond, uno dei
senatori pi conservatori. Andava a genio ai pubblici ministeri;
uno gli aveva dato un punteggio di 9,7 su un massimo
di 10 sul sito The Robing Room, dove gli avvocati valutano
i giudici federali. Il pubblico ministero aveva scritto:
Il giudice Norton  un giudice fantastico e un vero gentiluomo.
Il South Carolina  fortunato ad avere un giudice
come lui. Diana era d'accordo. In un caso precedente le
aveva concesso un rinvio dell'esecuzione; l'esito del sorteggio
la tir su di morale.
Tredici giorni dopo essere stato richiesto, il rinvio dell'esecuzione
fu concesso. Elmore torn tra i detenuti del braccio
della morte, e Diana ebbe un'altra possibilit di salvargli
la vita.
Riprese in considerazione il test del DNA. Zelenka aveva
detto che lo avrebbe fatto volontariamente, ma per Diana
si trattava di una soluzione inaccettabile. Voleva la supervisione
del tribunale, del giudice Norton, per essere precisi.
Diana e Jensen chiesero un incontro con il giudice per
discutere le questioni procedurali. Nel pomeriggio del 7
dicembre 2004 arrivarono al tribunale federale di Charleston,
dove Norton aveva il suo ufficio. L'edificio di granito
grigio si trova all'angolo tra Broad Street e Meeting Street,
nel punto in cui, nel periodo coloniale, c'era la forca per le
esecuzioni pubbliche.
Bene, signora Holt, lo ha chiesto e lo ha ottenuto. Il
giudice Norton inizi in tono bonario. Benvenuto signor
Jensen continu. Fu un'audizione informale quanto pu
esserlo in una corte federale. Sedetevi, restate l, o venite
qui, come preferite disse Norton a Jensen.
Jensen spieg che lui e la signora Holt volevano che la
corte sopraintendesse al test del DNA. Assicur di non
prevedere alcun problema, tuttavia, qualora ce ne fossero stati
- relativamente a ci che doveva essere esaminato, da parte
di chi o al tipo di test - volevano essere in grado di rivolgersi
nuovamente al giudice Norton.
Zelenka ascolt la conversazione tra Norton e Jensen,
sentendosi pi uno spettatore che una persona interessata
direttamente. Io non sono sicuro di essere d'accordo disse
con tranquillit quando tocc a lui parlare. Sostenne che
non era il caso di coinvolgere il giudice Norton, dato che il
tribunale avrebbe potuto sopraintendere. Ho pensato che
sarebbe pi rapido passare attraverso Greenwood spieg.
Diana scuoteva la testa in segno di disaccordo.
Sono piuttosto rapido precis Norton sorridendo.
Legalmente, aggiunse, non era certo che un giudice di
Greenwood avesse ancora giurisdizione sul caso ora che
era stato trasferito alla corte federale.
Ha giurisdizione su tutto ci che riguarda il caso
obiett Zelenka.
Io ho giurisdizione su tutta la faccenda ribatt Norton.
Diana era stupita e divertita. Era come se Norton stesse
dicendo il mio esercito  pi forte del tuo. Sorrise.
Zelenka dichiar che l'accusa avrebbe analizzato un campione
dei peli trovati sul letto. Diana scosse la testa incredula.
Voleva che fossero analizzati tutti i peli. Non era
disposta a rischiare che i peli scelti dall'accusa potessero
essere di Elmore, mentre quelli non esaminati appartenevano
a qualcun altro.
Dopo mezz'ora, entrambe le parti dissero che non c'era
altro.
Buone vacanze augur a tutti il giudice Norton.
Diana si alz. Aveva un'ultima cosa da aggiungere: Il signor
Elmore mi ha chiesto di ringraziarla per aver concesso
la sospensione dell'esecuzione. Spettatori e personale del
tribunale sorrisero. Non erano abituati a un avvocato che
riportasse i sentimenti del proprio cliente.
Bene, prego rispose Norton.
Diana usc dal tribunale con il morale alto. Di solito le
corti federali decidono parzialmente in favore di entrambe
le parti o interamente a favore dell'accusa. Qui invece stava
ottenendo tutto quello che voleva.
Avrei voluto baciargli l'orlo della toga diceva, e poi
godermi questo pezzetto di giustizia, per piccolo che sia.
Ben presto ebbe un altro motivo per festeggiare. Il soldato
Holt e il grande 2-5 cav.  arrivato sano e salvo in Kuwait,
il che vuol dire che sono quasi a casa! scriveva in una
e-mail del marzo 2005 ai famigliari degli uomini della Compagnia
A del 115 Battaglione del Secondo Reggimento della
Quinta Divisione di cavalleria. A quanto sembra ero pi
tesa di quello che pensassi. Adesso possiamo tutti respirare!
Diana, piena di gioia per aver appreso che suo figlio era
sopravvissuto all'Iraq, ricevette la telefonata di un preoccupatissimo
Elmore. Sono io il prossimo? chiedeva. Diana
non sapeva di che stesse parlando. Elmore le spieg che
Richard Longworth era stato giustiziato la sera prima. Si
trattava della trentatreesima esecuzione da quando Elmore
era arrivato nel braccio della morte; quest'ultima per lo
aveva colpito pi duramente perch Longworth era eccezionalmente
popolare. Si trovava nel braccio della morte da
quattordici anni; Elmore aveva appena concluso il suo ventitreesimo.
Recentemente era stato ricoverato in ospedale
per un grave enfisema; dopo dieci giorni era tornato nella
sua cella con due inalatori e una bombola di ossigeno. Diana
gli assicur che non era ancora stata fissata nessuna data.
Il 5 luglio 2005 Diana inoltr una petizione di habeas
corpus al giudice Norton. Si trattava dell'inizio della procedura
che le corti federali avrebbero dovuto condurre per
stabilire se a Elmore fossero stati negati i diritti costituzionali.
Gran parte della memoria fu scritta da Martha Kahn.
Dopo quello che considerava un comportamento inspiegabile
da parte della Corte Suprema del South Carolina
nei confronti di Elmore, Diana era sconvolta ed esausta.
Chiese dunque a Martha di darle una mano. Non ancora
quarantenne, Martha aveva smesso di occuparsi a tempo
pieno di detenuti nel braccio della morte. In meno di due
anni e mezzo in Virginia erano stati giustiziati venticinque
uomini. Dopo essersi sposata e aver avuto un figlio, aveva
infine deciso di rinunciare a difendere i condannati a morte:
le pesava troppo, fisicamente ed emotivamente. La rabbia e
il rancore nei confronti del sistema erano qualcosa che non
voleva portarsi addosso mentre cresceva un bambino. Tuttavia
non aveva smesso di impegnarsi nella lotta contro quelle
che considerava ingiustizie, e quanto a ingiustizia il caso Elmore
ne era un esempio eclatante. Martha era un'esperta
e la sua memoria una brillante esposizione di questioni costituzionali.
Essenzialmente si trattava di quelle stesse che
erano state presentate alla Corte Suprema del South Carolina:
inadeguata assistenza legale, comportamento scorretto
dell'accusa, esclusione di neri dalla giuria.
C'era per una nuova richiesta: Elmore era ritardato
mentale, pertanto la sua esecuzione era vietata alla luce
del recente verdetto della Corte Suprema (in Atkins contro
la Virginia). La richiesta era sepolta a tre pagine dalla
fine delle quarantanove della memoria. A questo punto
Diana aveva quasi rinunciato a far s che Elmore avesse
giustizia, il che voleva dire essere scagionato appieno
dall'aver commesso un crimine di cui era innocente. Ormai
voleva semplicemente evitare che fosse giustiziato.
Facendolo riconoscere mentalmente ritardato avrebbe
raggiunto l'obiettivo.
Per anni gli oppositori della pena di morte, non riuscendo
a convincere la Corte Suprema ad abolirla in toto, avevano
cercato di limitarne l'uso ampliando l'elenco delle categorie
di individui che non potevano essere giustiziati. Tra di
loro c'erano i ritardati mentali.
La questione delle condizioni mentali di un imputato in
un processo penale  spesso travisata e il ritardo mentale
viene spesso confuso con la pazzia. Non giustizieremo mai
un ritardato mentale dichiar il presidente George W. Bush
nel 2001, quando la questione era al centro di un infuocato
dibattito. E aggiunse: Il nostro sistema penale protegge le
persone che non capiscono la natura del crimine che hanno
commesso n della punizione che stanno per ricevere.
Tuttavia, in quest'ultima affermazione Bush si riferiva
a una persona legalmente considerata pazza. Gli standard
per cambiano nel tempo e non sono uguali in tutti gli stati;
comunque la prova psichiatrica consiste nello stabilire se,
nel momento in cui ha commesso il crimine, l'imputato
era in grado di distinguere il bene dal male. La schizofrenia
paranoide e una grave psicosi privano l'individuo della
capacit di distinguere il bene dal male. La maggior parte
dei ritardati mentali non sono pazzi, e viceversa. John W.
Hinckley Jr, che nel 1981 spar al presidente Reagan, fu
giudicato non colpevole perch pazzo. Ma non era affatto
ritardato mentale. Tutt'altro, il suo quoziente intellettuale
era 113.
Nel 1989, il tribunale aveva affrontato la questione della
condanna a morte di individui mentalmente ritardati in
occasione del processo di John Paul Penry. Costui aveva
stuprato e colpito a morte, con un paio di forbici, la ventiduenne
Pamela Moseley Carpenter. Il suo QI era 60 e
aveva la capacit operativa di un bambino di sette anni;
nel braccio della morte passava le giornate colorando con
i pennarelli e sfogliando giornalini a fumetti che non era in
grado di leggere. Lo stato del Texas non ammise che fosse
ritardato. Era sociopatico, disse il pubblico ministero, e
aveva frequentato scuole per ritardati mentali solo perch
era un bambino incontrollabile. In una decisione che fece
scuola, Penry contro Lynaugh, la Corte Suprema annull la
condanna di Penry in quanto il giudice non aveva istruito la
giuria che, nell'emettere la sentenza, si poteva considerare la
sua capacit mentale. La corte per riteneva che giustiziare
una persona mentalmente ritardata non fosse una violazione
del divieto dell'Ottavo emendamento riguardante punizioni
crudeli e inconsuete. Contro questa prassi non esisteva consenso
a livello nazionale, precisava la corte. All'epoca, dei
trentotto stati che praticavano la pena capitale, tutti tranne
due permettevano l'esecuzione di una persona mentalmente
ritardata. Il giudice della Corte Suprema O'Connor riportava
l'opinione della maggioranza.
Tredici anni dopo, la questione era nuovamente all'attenzione
della corte in Atkins contro Virginia. Ventuno stati,
in cui vigeva la pena di morte, avevano ormai vietato l'esecuzione
di una persona mentalmente ritardata. Di fronte
a un cambiamento nell'opinione pubblica nazionale, la
corte annull la sentenza. L'esecuzione di una persona mentalmente
ritardata era vietata dall'Ottavo emendamento, stabil
la corte con una maggioranza di 6 a 3. Prendendo atto
della tendenza prevalente nei vari stati, il giudice O'Connor
si un alla maggioranza. I giudici conservatori - Scalia, Thomas
e Rehnquist - non furono d'accordo. L'arroganza di
questo arbitrio di potere lascia senza fiato scriveva Scalia.
La corte era impegnata in una crescente abolizione della
pena capitale, scriveva (che era esattamente quello che volevano
gli oppositori della pena di morte).
La Corte Suprema lasciava agli stati di decidere come
attuare la sua direttiva, sia per gli imputati di futuri processi
sia per i detenuti presenti nel braccio della morte,
come Elmore.
In base alla sentenza Atkins, Diana sollev il ricorso per
Elmore con una petizione con cui chiedeva un'altra revisione
del processo, petizione che inoltr nel settembre del 2005.
La risposta dell'accusa fu molto semplice: troppo tardi. In
base alla legge del South Carolina, nei processi penali i ricorsi
devono essere inoltrati entro un anno da quando diventano
possibili. Poich la sentenza Atkins era stata emessa
nel giugno del 2002, per i legali di Elmore la scadenza era
giugno 2003. In parole povere diceva Zelenka, il semplice
fatto che i legali di Elmore non avessero inviato la richiesta
di ritardo mentale entro il 20 giugno 2003 aveva imposto
alla corte di negargliela.
Dopo che ciascuna delle due parti ebbe esposto le proprie
motivazioni in memorie scritte, Zelenka e Jensen si affrontarono
in tribunale. Erano due brillanti avvocati in piena
forma. Nel febbraio 2007, l'udienza si tenne in un'auletta
del Richland County Judicial Center, a Columbia. Cinque
guardie armate tenevano d'occhio Elmore, che indossava
la tuta verde della prigione - con stampata sulla schiena la
scritta SCDC (South Carolina Department of Corrections) -
su biancheria termica. Il giudice era J. Mark Hayes II, un
cinquantaduenne di Spartanburg con capelli rosso fuoco.
La sua formazione non prometteva bene per Elmore. Mentre
frequentava il Wafford College era stato assistente di
Strom Thurmond e aveva iniziato la sua carriera legale
come cancelliere del giudice E.G. Burnett III, che aveva
presieduto il primo processo Elmore (e aveva anche frequentato
Wafford).
Zelenka era convinto che Jensen e la Holt stessero forzando
il sistema. Sostenne che erano a conoscenza del ritardo
mentale di Elmore gi nel 1995, all'epoca del primo
PCR. Allora, fece notare Zelenka, i legali di Elmore avevano
contattato il dottor Jonathan Venn, uno psicologo. Venn
aveva dichiarato che Elmore non era ritardato mentale.
Zelenka fin la sua arringa. Poich la legge sembrava a
favore dell'accusa, Jensen abbandon i cavilli giuridici e
adott un approccio pi colloquiale.
Vorrei presentarvi Edward Lee Elmore, che difendo
da quindici anni esord rivolgendosi al giudice Hayes. In
quei quindici anni, tutte le volte che era stato in udienza
insieme a Elmore mai Jensen si era espresso cos; era come
se Diana lo avesse finalmente convinto che in gioco c'era
ben di pi di una questione legale.
Jensen era verbalmente in ginocchio, supplicava la corte
di non permettere che Elmore fosse giustiziato.
Ascoltatemi soltanto un momento, okay? Soltanto un
momento. Vostro onore, le chiedo di avere pazienza. Poi
inizi a illustrare la biografia di Elmore: nato da una donna
che aveva avuto tredici figli da cinque uomini diversi; da
bambino aveva vissuto nello squallore, in case senza finestre,
senza bagni, costretto ad andare a scuola senza scarpe; bocciato
in prima e seconda elementare e due volte in terza; a
scuola, dalla valutazione del QI era emerso un ritardo mentale.
Questo tribunale  di fronte a questa scelta disse Jensen,
appellandosi all'emozione pi che alla legge. Dire,
bene, so che  ritardato mentale, oppure so che c' una forte
probabilit che sia ritardato mentale, che possiede tutti i requisiti
della legge, ma sapete una cosa? Peccato.  andata
male. Qui c' una legge sulla prescrizione. Non eserciter
il potere di fare giustizia concessomi per questa faccenda.
La corte si sarebbe dunque presentata a fine giornata dicendo:
Okay, signor Elmore, pu essere giustiziato? Peccato,
troppo tardi, i suoi legali non si sono svegliati in tempo
e a lei  andata male.
Jensen, che si stava arrampicando sui vetri, dovette spiegare
la testimonianza del dottor Venn. Sostenne che Venn
si era pronunciato soltanto sulla limitatissima questione
della presunta dichiarazione di Elmore agli agenti di polizia
Johnson e Henderson: Se l'ho fatto, non lo ricordo.
Date le limitate capacit mentali, potrebbe aver detto qualcosa
del genere senza che fosse vero, aveva testimoniato
Venn. Il dottor Venn si  pronunciato solo su questo disse
Jensen e come sa il signor Zelenka, il dottor Venn non ha
espresso alcun parere sul ritardo mentale.
Jensen concluse. Le affermazioni su Venn erano state uno
scivolone e Zelenka fu pronto a contestarle. Al giudice porse
il volume 5 dei verbali del caso Elmore e lo invit a leggere
la pagina 843. In risposta a una domanda di Jensen, Venn
aveva dichiarato: Il signor Elmore non  mentalmente ritardato,
 soltanto un gradino al di sopra. Poi Zelenka cit
le pagine 1.853 e 1.854. Rispondendo a Zelenka durante il
controinterrogatorio, Venn aveva ripetuto quanto gi detto
a Jensen: Non lo considero ritardato mentale.
Zelenka ribad al giudice Hayes che la legge del South
Carolina era chiara: la difesa disponeva di un anno per inoltrare
una richiesta da quando diventava possibile. Stiamo
semplicemente dicendo che non  loro consentito, che non
 loro consentito sollevare questa questione su quanto  accaduto,
su quanto sapevano e su quando hanno saputo.
Il giudice Hayes aveva ascoltato attentamente le motivazioni
degli avvocati e le sue domande denotavano comprensione
e volont di ricerca della verit maggiori di quelle di
tutti i giudici che negli ultimi venticinque anni si erano occupati
del caso Elmore. Hayes riassunse cos la posizione
di Jensen.
Stando a quanto sentito finora, era stato riferito alla
difesa che il mio cliente avrebbe potuto soffrire di ritardo
mentale, che, guarda un po', non me ne ero accorto nei dodici,
quindici anni in cui l'ho difeso e adesso ho bisogno di
farlo presente esord palesemente scettico.
Ma dove sono i fatti che giustificherebbero di ignorare la
chiarissima legge sulla prescrizione?, chiese Hayes a Jensen.
Jensen sapeva che le sue motivazioni giuridiche erano
deboli. Tent la strada del pentimento.
Devo addossarmi gran parte della colpa disse. Dopo
che Venn aveva dichiarato che Elmore non era mentalmente
ritardato, nessun avvocato difensore aveva pi dato
molto peso, o non ne aveva dato affatto, alla questione. Fu
soltanto dopo aver trascorso pi tempo con Elmore che
ci rendemmo conto che  realmente ritardato mentale.
Quando la Corte Suprema del South Carolina si era pronunciata
contro Elmore, continu, i suoi legali hanno iniziato
a pensare alla questione delle sue condizioni mentali
come non era mai accaduto prima.
Non era troppo convincente e ancora una volta Jensen
fece leva sull'emozione.
La morale della favola  che la corte non pu compiere
un errore giudiziario.  questa la conclusione. Non pu esserci
un errore giudiziario. Non si giustiziano persone che,
quando hanno commesso il crimine, avevano diciassette
anni. Non si giustiziano persone che, quando hanno commesso
il crimine, erano mentalmente ritardate. Non potete
farlo.  un errore giudiziario. E non vi dovreste aggrappare
ai mesi, al ritardo con cui abbiamo presentato la petizione.
Hayes era ancora perplesso.
Me lo ha detto lei, si  scusato, lo ha messo a verbale che
avrebbe dovuto fare meglio, che non se ne era reso conto
prima, e che solo durante le conversazioni avute mentre
preparava la richiesta di revisione ha capito che avrebbe
realmente potuto sollevare la questione. Ora io voglio capire
qual  la sua posizione, se vuole che io applichi provvedimenti
conformi alle regole di equit per disattendere la
legge sulla prescrizione disse Hayes rivolgendosi a Jensen.
Quando lo richiedono considerazioni di equit o giustizia,
i giudici possono disattendere i requisiti procedurali,
come la legge sulla prescrizione nell'inoltro di una richiesta.
Sono per restii a farlo e hanno bisogno di essere persuasi
da valide motivazioni. Sembrava che Hayes volesse prendere
una decisione favorevole a Elmore e fosse alla ricerca
di un appiglio su cui basare il verdetto. Vorrei avere qualcosa
su cui lavorare dichiar.
Quando fu il momento di andarsene, Diana non era affatto
ottimista. Con un disperato bisogno di speranza, ne
trov un po' qualche mese dopo l'udienza, quando Hayes
stabil che l'unit operativa, che persegue i crimini informatici
contro i bambini, aveva abusato della propria autorit
usando un regolamento federale per costringere un provider
Internet a divulgare l'identit di un imputato. Il South
Carolina aveva standard pi elevati, stabil Hayes. Forse
Diana si illudeva, tuttavia la sentenza le faceva pensare che
il giudice Hayes fosse disposto a emettere verdetti impopolari
e contro l'establishment.
Nell'estate del 2007, per Diana il caso Elmore era diventato
una sorta di bungee jumping. Una decisione della
corte la faceva precipitare, ma prima di schiantarsi un'altra
la tirava su.
In maggio, il giudice Norton respinse la petizione habeas
corpus di Elmore.
Il mese successivo il giudice Hayes emise il proprio verdetto
sulla richiesta di audizione riguardante la questione
del ritardo mentale. La tesi dell'accusa, secondo cui la legge
sulla prescrizione (che limitava a un anno il tempo utile)
impediva la richiesta a favore di Elmore, era ragionevole
e razionale, scriveva Hayes nelle tre pagine della sentenza.
Cionondimeno respingeva la richiesta di non accettazione
avanzata dall'accusa stessa. In Atkins, la Corte Suprema
aveva chiarito che l'accusa doveva impegnarsi in un'approfondita
analisi della richiesta di considerare mentalmente
ritardato un detenuto nel braccio della morte. Conseguentemente,
diceva, Elmore doveva essere esaminato dal dipartimento
per le disabilit del South Carolina. Era la prima
corte che, in vent'anni, da quando cio nel 1987 era stato
condannato a morte nel terzo processo, si esprimeva a favore
di Elmore.
Poi, il 3 agosto 2007, Don Zelenka comunic i risultati
dei test del DNA sui peli montati sui vetrini. Parecchi vetrini
contenevano peli compatibili con quelli di Elmore, cosa
che non stup affatto Diana. Aveva sempre ipotizzato che i
peli fossero stati messi l di proposito, e aveva accettato che
fossero analizzati poich, in caso contrario, Zelenka non
avrebbe consentito il test del DNA su nessun reperto. Per
altro, in due vetrini i peli appartenevano a un individuo di
sesso maschile che non era Elmore, avevano stabilito gli
analisti. Non era per possibile stabilire a chi appartenessero,
precisavano. Gli analisti dichiaravano anche di non
aver trovato nulla di riconducibile a Elmore sotto le unghie
della signora Edwards. E dunque, come avrebbe beffardamente
detto Diana, la signora Edwards aveva strappato
capelli e peli pubici di Elmore senza che ne restasse nessuna
traccia sotto le sue unghie dalla manicure perfetta.
Tutto questo era solo rumore di fondo. La scoperta determinante
riguardava il sangue sulle scarpe e i jeans di Elmore,
ed era devastante: era quello della signora Edwards.
Cercando di calmarsi, Diana telefon a Elmore. Gli parl
pi duramente di quanto avesse mai fatto, e lo fece lentamente
perch potesse capire. Poi disse: Sei stato tu. Non
te lo ricordi, ma sei stato tu.
No, io non c'ero rispose pacatamente.
Ovviamente Diana non credeva che fosse stato lui, e c'era
qualcosa di strano nel modo in cui Zelenka aveva gestito
i risultati del test del DNA. Aveva aspettato che il giudice
Norton respingesse la petizione di Elmore prima di comunicarli.
Perch? A quel punto i risultati non sarebbero stati
di aiuto all'accusa. E perch Zelenka non aveva rilasciato
un comunicato stampa o dichiarato pubblicamente qualcosa
sui risultati? In precedenza aveva sempre sbandierato
le sue vittorie. Erano passati mesi prima che la polizia e gli
avvocati di Greenwood, che si erano occupati del caso, sapessero
di quei risultati, ed era accaduto solo perch un
giornalista aveva cominciato a fare domande.
Forse Zelenka sapeva che il sangue era stato messo apposta,
pensava Diana. In proposito non aveva dubbi. Sui
jeans le macchie di sangue erano grandi quanto punte di
spillo; non si trattava di strisce, chiazze o grumi, come ci si
sarebbe aspettati vista la quantit di sangue presente sulla
scena del delitto.
Diana si chiese se a mettere quelle macchioline di sangue
fosse stato Henderson. Per lui sarebbe stato facile. Durante
l'autopsia era stato prelevato del sangue della signora
Edwards, e Henderson avrebbe avuto accesso alle fiale sia a
Greenwood sia nel quartier generale della SLED, a Columbia.
Aveva anche trasportato scarpe e jeans dal laboratorio sebbene
non fosse coinvolto nelle indagini. E inspiegabilmente
li aveva trattenuti per sedici giorni. A quel punto Diana e
Jensen si resero conto dell'errore commesso nel non averlo
chiamato a testimoniare in occasione del PCR.
Ma Henderson nega di aver mai messo sangue su quegli
indumenti. Non ricorda di essere mai stato in possesso dei
jeans. Dove li avrei messi? Perch li avrei avuti?  questa
la domanda dichiar anni dopo il processo. Era una calda
sera di primavera quel maggio 2006 e Henderson, capelli
corti, viso rubicondo e naso a patata, era ormai andato in
pensione dalla SLED e abitava nella panoramica Gowensville,
ai piedi delle Blue Ridge Mountains. Parl del caso Elmore
per un paio d'ore, nella cucina della casa colonica che aveva
rimodernato. Il suo pickup Honda di colore rosso era parcheggiato
nel vialetto, davanti al garage con tre posti macchina.
Indossava una camicia da golf di un verde squillante,
bermuda e scarpe da barca. Henderson si scagli contro gli
avvocati di Elmore. Non gliene importa niente di lui, se
ne servono per la loro campagna contro la pena di morte
disse. Hanno scelto lui perch  un ragazzo che si presenta
bene ed  nero.
Ammise che era difficile capire come potesse esserci cos
poco sangue sui jeans e sulle scarpe di Elmore. Ripensandoci,
una persona razionale direbbe che avrebbe dovuto
essere coperto di sangue. Tuttavia insistette di non aver
preso jeans e scarpe per metterci del sangue. Ho sempre
avuto un codice etico e ho sempre cercato di vivere
rispettandolo. Non ho pensato di inventare nulla su nessuno.
Non l'ho mai fatto e non lo far mai. Sapeva per che alcuni
poliziotti lo fanno. Hanno questa mentalit: pu non
essere colpevole di questo, ma  colpevole di chiss quante
altre cose.
Secondo le annotazioni stilate all'epoca dal procuratore
legale Jones, dopo aver ritirato i jeans dal laboratorio, invece
di restituirli direttamente alla SLED, Henderson li aveva
consegnati al capitano di polizia di Greenwood, Jimmy
Coursey. Coursey, che era convinto della colpevolezza di
Elmore tanto quanto Henderson, non ricordava che Henderson
gli avesse consegnato i jeans. Non ho idea del perch
siano stati riportati indietro dalla SLED e messi l disse,
comodamente seduto sul portico della sua casa sulla riva di
Lake Greenwood. Dio mi  testimone, se mi chiedessero
se quei jeans sono finiti nelle mie mani, giurerei di no. Ed
 irremovibile: non ha mai messo sangue su quei pantaloni.
Su quel ragazzo non  stato messo un cazzo di niente. Per
far finire il suo culo in galera, di certo non avrei fatto qualcosa
che rischiasse di farci finire il mio.
Mentre stava per trascorrere il suo venticinquesimo Natale
nel braccio della morte, il 19 dicembre 2007, Elmore
fu sottoposto a una valutazione psicologica da parte della
dottoressa Donna Culley, psicologa del dipartimento per
le disabilit. All'interno della prigione, per due ore la dottoressa
lo sottopose a un fuoco di fila di domande. Elmore
indossava la tuta della prigione, un berretto di lana fatto ai
ferri, e aveva le catene alle mani e ai piedi. Diana chiese che
gli fossero tolte; la dottoressa fu d'accordo. Elmore scoppi
a piangere quando cominci a parlare della sua famiglia.
Mi manca tanto la mia mamma disse. Era morta nel
1998. Gli fu chiesto di fare i nomi di cinque citt; rispose:
Georgia, Virginia, Tennessee. La dottoressa ripet la domanda,
sottolineando citt. Non  quello che sono?
disse. Non  quello che sono? Gli fu chiesto di indicare
i punti cardinali su una carta: rispose di non capire il
concetto. Da bambino aveva frequentato pi di una scuola,
disse, ma ricordava solo il nome di una, Abbeville Middle
School. Il suo fascicolo rivelava che non aveva mai frequentato
una scuola che si chiamasse cos, scrisse la dottoressa
Culley nella sua relazione.
E concluse: Sulla base della totalit dei dati,  opinione
di questo esaminatore che il signor Elmore rientri nei parametri
diagnostici del ritardo mentale, cos come definito
dalle leggi del South Carolina. Si ritiene che il livello delle sue
funzioni intellettive rientri in un moderato ritardo mentale.
Tuttavia Elmore non poteva ancora essere considerato
fuori dal braccio della morte. Doveva ancora tenersi
l'udienza davanti al giudice Hayes, durante la quale l'accusa
poteva respingere le conclusioni della dottoressa Culley.
Hayes decise di tenere l'udienza presso il Broad River
Correctional Institution, e non in un tribunale, per venire
incontro al personale del carcere che non avrebbe dovuto
andare avanti e indietro da Spartanburg. All'udienza era
presente un solo giornalista dello Spartanburg
Herald-Journal, il giornale della citt natale di Hayes. Non
un buon auspicio, pens Diana. Elmore fu portato in aula con
la tuta della prigione e le catene ai piedi e ai polsi. Come
al solito, Diana chiese che gli fossero tolte: tutti i giudici
lo avevano sempre concesso. Nell'aula del carcere di massima
sicurezza Hayes si rimise alle decisioni dei dirigenti
della prigione, che insistettero per mantenerlo in catene.
Diana era furiosa.
Zelenka si trov a dover screditare i risultati dello psicologo
dell'accusa stessa. Fece venire uno psicologo del North
Carolina, Roger B. Moore Jr, che ipotizz che Elmore poteva
aver intenzionalmente risposto in modo insufficiente
alle domande della dottoressa Culley. Di certo una buona
prestazione non era nell'interesse di Elmore testimoni
Moore. I momenti peggiori si ebbero per quando a deporre
fu la dottoressa Culley. Le sue conclusioni non erano
attendibili, disse Zelenka, poich Diana Holt era presente
durante la valutazione. A questo proposito il giudice Hayes
espresse molta perplessit. Diana lasci l'udienza convinta
di aver perso.
A livello personale, Diana si stava preparando a un processo
che non sarebbe stato piacevole: la causa per diffamazione
contro Jim Holloway. I legali di Holloway avevano
gi fatto una deposizione registrata in cui venivano nuovamente
riproposti molti squallidi dettagli della sua infanzia.
Infine Holloway e il giornale accettarono di pagare a Diana
25.000 dollari. Secondo le sue maliziose abitudini, prima
di accettare chiese che Holloway si dichiarasse d'accordo
all'esumazione della salma di suo padre per eventuali test
del DNA. Naturalmente Holloway disse no. Il caso fu chiuso
e la deposizione video suggellata.
Diana attese per mesi e mesi la decisione del giudice
Hayes. Non riusciva a immaginare perch ci mettesse cos
tanto e quanto pi durava l'attesa tanto pi si convinceva di
aver perso, che il giudice Hayes preparava sentenza e motivazioni
curandone attentamente gli aspetti legali per non
rischiare di vedersela annullata in appello. Diana avrebbe
dovuto appellarsi alla Corte Suprema del South Carolina e
sapeva quali potevano essere le sue chance. Per il momento,
con il suo habeas era ancora a livello di corte federale, poi
per avrebbe dovuto rivolgersi alla Corte Suprema degli
Stati Uniti. A quel punto le sue chance sarebbero state nulle,
quantomeno fino a quando ci fosse stata una maggioranza
conservatrice. Non lo avrebbe detto, ma aveva la sensazione
che Elmore fosse destinato a morire per un crimine che non
aveva commesso. Si trattava solo di capire fino a quando
sarebbe riuscita a tenerlo in vita.
Il 30 settembre 2009, Diana era seduta davanti al computer
quando arriv una e-mail. Era del giudice Hayes.
Dovette leggerla due volte prima di capire cosa voleva dire.
Hayes aveva concluso che Edward Lee Elmore era ritardato
mentale, secondo i parametri stabiliti dalla legge del
South Carolina. Pertanto, in base alla Atkins non poteva
essere giustiziato.
Diana era pazza di gioia.
Chiam la prigione e chiese della guardia McKither Bodison.
Il signor Edward Lee Elmore lascer il braccio della
morte gli disse allegramente quando rispose al telefono.
Bodison quasi scoppi a piangere. Signora Holt, so che
non mi perdonerebbe mai se gli succedesse qualcosa. Pi
tardi altri detenuti avrebbero iniziato a molestare Elmore,
gelosi della sua relativa libert. Avrebbero detto che aveva
fatto lo schiavo, che si era sempre comportato bene per
compiacere le autorit carcerarie. Bodison assicur che lo
avrebbe trasferito in una sezione speciale del penitenziario,
per proteggerlo.
Poi Diana chiam Elmore.
Ciao, parlo con Eddie? Con il mio Eddie, il mio piccolo
Orso Bruno? disse usando il nomignolo con cui veniva
chiamato in prigione. Bene, ho qualcosa da dirti. Pausa.
Domani  il primo ottobre, tutto qui.
Scoppi a ridere, altra pausa, poi: Signor Edward Lee
Elmore, ho il piacere di informarla che il giudice sta per
emanare l'ordine di annullare la sua condanna a morte per
sempre.
Uau! disse lui a bassa voce.
Uau! url lei.
Gli lesse la e-mail con cui il giudice Hayes lo aveva definito
mentalmente ritardato e dunque non passibile della
pena di morte. Gli spieg la sentenza Atkins e in che modo
riguardava il suo caso.
Uau! disse lui.
Non possono pi chiedere la pena di morte per te, per
nessun motivo. Okay, testone. Stammi bene, bello.
Quando riagganci, si mise a gridare.
Non lo ha ancora capito! Cazzo, ne sono sicura.
Elmore non sarebbe morto. A chiunque altro, o quasi,
sarebbe potuto sembrare deludente: dopo ventisette anni,
usciva dal braccio della morte, ma non era stato scagionato
e avrebbe passato il resto dei suoi giorni in prigione. Eppure
per Diana Holt, per i suoi partner del collegio di difesa,
per tutti gli avvocati che si battevano contro la pena
di morte, mantenere in vita un uomo  pressoch quanto
di meglio si pu ottenere.
Adesso posso tirare un sospiro di sollievo disse.
Anche se Edward Lee Elmore  ormai fuori dal braccio
della morte, secondo Diana giustizia vorrebbe che venisse
scarcerato e la sua condanna annullata. L'accusa dovrebbe
scusarsi e risarcirlo, pensa. Vorrebbe anche un'indagine su
quanto  successo. Sotto giuramento Wells, Parnell, DeFreese,
Johnson e Henderson dovrebbero dare spiegazioni sui
peli trovati sul letto, sul reperto T, sulle impronte sotto l'asse
del water. Giustizia vorrebbe che James Holloway Sr venisse
esumato. Tutto questo potrebbe accadere se il ministero della
Giustizia degli Stati Uniti decidesse di avviare un'indagine,
perch con tutta certezza i diritti civili di Elmore sono stati
violati.
Diana Holt non  vendicativa. Vorrebbe soltanto che
fosse fatta giustizia.


EPILOGO.

Edward Lee Elmore era uscito dal braccio della morte, ma
Diana Holt non aveva alcuna intenzione di permettere che
restasse in prigione per un crimine che non aveva commesso.
Insieme a Chris Jensen si rivolse dunque alla Corte
d'Appello della Quarta circoscrizione degli Stati Uniti, a
Richmond, Virginia, chiedendo un nuovo processo, come
per tanti anni non aveva mai smesso di chiedere. Il comitato
di tre giudici tenne un dibattimento nel settembre 2010.
Nel 2011, due giorni prima del Giorno del Ringraziamento,
un tribunale aspramente diviso stabil che Elmore
aveva diritto a un nuovo processo. In una motivazione sorprendentemente
lunga - ben 163 pagine - la maggioranza
appariva sferzante nelle pesanti critiche nei confronti degli
agenti della SLED e della polizia, facendo notare come ci
fossero prove convincenti della completa disonest degli
agenti e ulteriori prove di inefficienza e falsit della polizia.
Il giudice Robert Bruce King, scrivendo per s e per
il giudice Roger Gregory, ipotizzava che il vero assassino
fosse Holloway.
Nell'esprimere il proprio dissenso, il giudice J. Harvie
Wilkinson III era ugualmente sferzante, tuttavia le sue rimostranze
erano dirette contro i colleghi, che accusava di
evocare una fantasiosa cospirazione. Nell'inventare questa
storia di inganni, falsificazioni, spergiuri e corruzione,
scriveva la maggioranza ha indebitamente messo in discussione
il sistema di giustizia penale del South Carolina: direttamente,
nel caso dei funzionari delle forze dell'ordine,
e indirettamente in quello dei pubblici ministeri e dei giudici
che avrebbero chiuso un occhio di fronte a un atto illecito
di questa gravit.
Wilkinson era il giudice pi anziano e uno dei pi conservatori
dell'intera corte, e il suo dissenso accrebbe ulteriormente
la determinazione dell'accusa di appellarsi piuttosto
che concedere a Elmore un nuovo processo.
La battaglia di Diana per ottenere che Elmore abbia giustizia
continua: un nuovo round nella Quarta circoscrizione,
dopodich la parte perdente, non importa quale, con tutta
probabilit far appello alla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Una decisione arriver probabilmente dopo due anni o pi.
Nel frattempo Elmore resta in prigione.
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FINE.
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Nota dell'editore.
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Grazie anche alla strenua battaglia di Diana Holt, Edward Lee Elmore  stato scarcerato nel marzo 2012, dopo trentun
anni di detenzione, ventinove dei quali trascorsi nel braccio della morte.
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Ringraziamenti e nota sulle fonti.
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Questo libro si basa principalmente sui resoconti del caso Elmore:
verbali dei tre processi, memorie, deposizioni, dibattimenti, verbali
dell'udienza per la sospensione della pena e di altre udienze
nei tribunali statali e federali. Ho anche intervistato tutti i protagonisti
del caso - ufficiali di polizia, pubblici ministeri, avvocati
di Elmore, giurati, testimoni, la famiglia di Elmore - la maggior
parte di loro pi di una volta. Sono profondamente grato per la
loro cortesia, anche da parte di coloro ai quali le mie domande
non andavano a genio. Jimmy Holloway Jr non si  mai rifiutato di
parlare con me, anche se una volta ha detto: Pensa che sia stato
mio padre, non  vero?. Tom Henderson non mi ha buttato fuori
di casa, ma mi ha offerto una casereccia grappa alla pesca dopo
che gli ho chiesto se avesse messo il sangue sui jeans di Elmore.
Solo due persone hanno rifiutato di essere intervistate: il sergente
della polizia di Greenwood, Alvin Johnson, e Donald Zelenka.
Quando ho bussato alla porta di Johnson, a Greenwood, mi
ha aperto il figlio.  un ex marine, come me, e abbiamo parlato
dei marines. Suo padre non era in casa. Quando pi tardi ho parlato
al telefono con Johnson padre, mi ha ringraziato per essere
stato gentile con suo figlio, ma mi ha detto di non avere alcuna
intenzione di parlare con me del caso Elmore, di non bussare mai
pi alla sua porta e di non chiamarlo di nuovo. Buon soggiorno
a Greenwood ha concluso. E stato raggelante.
Il signor Zelenka ha detto che non poteva concedermi un'intervista
perch era una violazione degli standard etici, dato che
l'appello di Elmore era in corso. Gli ho ricordato che aveva
parlato con me in una o due occasioni quando, sullo stesso caso, stavo
scrivendo articoli per il New York Times, e che una volta mi
aveva contattato lui. Non ha cambiato idea, tuttavia in una mail
ha risposto ad alcune domande sul suo passato.
Se questo libro avesse delle note, sarebbero piene di riferimenti
ad articoli su decisioni della Corte Suprema scritti da Linda
Greenhouse per il Times. Linda ha la mente di un avvocato e
la penna di un giornalista, il che le d la capacit di spiegare le
sfumature giuridiche in un linguaggio conciso che anche quelli
che non sono avvocati possono capire.  stata una cara collega
durante i miei anni al giornale. Sono profondamente in debito
con lei anche per la sua biografia Becoming Justice Blackmun:
Harry Blackmun's Supreme Court Journey.
Vorrei raccomandare altri due libri.
Capital Punishment on Trial: Furman v. Georgia and the Death
Penalty in Modem America di David Oshinsky  un resoconto
scritto in modo molto leggibile su come il caso  stato trattato
dalla corte e sul motivo per cui i giudici hanno deciso in tal senso.
Sebbene quella sul caso Furman sia una decisione storica, unitamente
a Roe contro Wade e Brown contro il Board of Education,
e sia oggetto di innumerevoli articoli giuridici, la letteratura divulgativa
sul caso  quasi inesistente. Questo rende il libro di
Oshinsky ancora pi utile e importante.
L'altro libro  The Origins of Adversar Criminal Trial di John
H. Langbein. Il libro fa parte di una serie dedicata alla storia del
diritto a partire dal 1750. Sebbene scritto in modo accademico, 
un resoconto assolutamente affascinante dell'evoluzione del processo
penale nel suo sviluppo da un periodo in cui non c'erano,
sorprendentemente, avvocati, pubblici ministeri e collegi di difesa.
Era una discussione che opponeva il cittadino accusatore
al cittadino imputato scrive Langbein.
Il Death Penalty Information Center  la migliore fonte di dati,
statistiche e altre informazioni sulla pena di morte in America.
Inizialmente, per cos dire, c'era Jill Abramson, vicecapo
dell'ufficio di Washington del Times, che mi ha dato una possibilit
e mi ha incaricato di scrivere un libro sulla pena di morte.
Questo libro mi  costato dieci anni di lavoro, durante i quali ho
approffittato dell'aiuto dei molti lettori delle tante bozze e
versioni preliminari: Geraldine Brooks, Julie Empson, Doug Frantz,
Alma Guillermoprieto, Denise Leith e Laura Wilson. Thea Garland
ha messo al lavoro il suo eccezionale talento letterario e mi
ha dato il suo sostegno morale. Steve Engelberg, amico, collega e
editor,  intervenuto con una lettura critica in un momento critico.
Un ringraziamento speciale ad Alan Riding, che mi ha fatto
da editor da quando ho scritto il mio primo articolo per il Times
(dal Guatemala).
George Kendall, che  uno degli avvocati pi noti ed esperti
sulla pena di morte, mi ha offerto la sua preziosa assistenza per
comprendere le decisioni della Corte Suprema e la legge, evitandomi
numerosi errori.
David Bruck e Joe Margulies, entrambi professori di diritto,
mi hanno aiutato. Peraltro, sono io il responsabile di eventuali
errori o fraintendimenti giuridici ancora presenti.
Rauch Wise e James Bradford mi hanno aiutato a capire gli
usi e la storia di Greenwood, anche se si chiedevano se sarei mai
riuscito a finire il libro.
Ringrazio Ambra Landsman, Margaret O'Shea, Muktita Suhartono
e Margot Williams per avermi aiutato nelle ricerche, e Laura
Raphael per l'assistenza con il computer nei momenti di bisogno.
Desidero rivolgere un particolare ringraziamento a Ruth
Fecych, che ha fatto da editor a due dei miei libri precedenti. A
un certo punto, le ho inviato il manoscritto, chiedendole se pensava
che valesse la pena di continuare o se dovessi lasciar perdere.
Ruth ha letto il manoscritto con attenzione, mi ha dato consigli
e mi ha incoraggiato ad andare avanti.
Mary Panzer, grazie a un'instancabile ricerca,  riuscita a individuare
foto difficilmente reperibili. Alla Knopf, Joey McGarvey
 stata sempre gentile aiutandomi in molti modi, grandi e piccoli.
Louise Collazo ha corretto il manoscritto, mettendo a posto
la mia grammatica, salvandomi da incongruenze imbarazzanti e
correggendo veri e propri errori. Mette veramente il massimo
impegno nel suo lavoro.
 difficile decidere da dove cominciare, e dove finire, nell'esprimere
la mia ammirazione e rispetto per Jonathan Segal, mio editor
di questo libro, il nostro quarto insieme. Detto in modo sintetico,
 un editor eccezionale. Ho ancora gli appunti del nostro
primo colloquio su questo libro, scarabocchiati su un blocco
giallo durante il pranzo in un ristorante indiano a Manhattan.
Durante la stesura li ho consultati spesso. Jonathan mi ha spinto
e spronato non solo a scrivere un libro su un condannato a morte
e sul suo avvocato, ma a esplorare questioni giuridiche pi ampie.
Gli devo molto.
Grazie a Gloria Loomis, che  la mia agente da venticinque
anni. Apprezzo i suoi consigli e la sua saggezza, ma soprattutto
ho a cuore la sua amicizia. Un sentito grazie ajane, che ha nuovamente
sopportato con amore. Infine, questo libro  dedicato a
mia madre, perch in qualche modo ha instillato in me il senso di
cosa  giusto e sbagliato. Ed  proprio questo che per un intero
decennio ha fatto s che analizzassi l'anatomia di un'ingiustizia.
...
FINE.