Pierre Boileau, Thomas Narcejac.
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Misterius.
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Traduzione di: Roberto Ortolani.
Titolo originale: Les Magiciennes.
1962. Aldo Garzanti Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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I due AUTORI, Pierre Boileau e Thomas Narcejac, scrittori di gialli, hanno pubblicato numerosi romanzi insieme utilizzando lo pseudonimo collettivo di Boileau-Narcejac.
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Misterius.
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Capitolo 1.
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Erano due, disse Ludwig.
Ne siete certo?
Assolutamente certo. Le conoscevo bene, perch abbiamo
lavorato insieme al Kursaal, ad Amburgo.
Il commissario osservava Ludwig. Dietro di lui stava un
ispettore, un pezzo d'uomo in impermeabile, con una strana
cicatrice che gli correva sulla guancia sinistra, come una
incrinatura. Ludwig non riusciva a staccare lo sguardo da quella cicatrice.
Perch non siete venuto prima a raccontarci tutto questo?
chiese l'ispettore. L'affare  archiviato da oltre un mese.
Mi trovo in Francia solo da cinque giorni, disse Ludwig.
Faccio il giocoliere da Amar. Sono stati dei compagni a parlarmi della morte della piccola... Annegret... Ne sono rimasto sconvolto.
Vi ripeto che l'affare  archiviato, brontol il commissario.
Avete da comunicarci dei fatti nuovi?... Volete
insinuare che quella ragazza  stata uccisa?
Ludwig abbass gli occhi.
Non insinuo nulla,- disse. Vorrei sapere semplicemente
quale delle due  morta. E l'altra dov' andata a
finire? Perch non si parla pi di lei?... Come se non fosse mai esistita.
Il commissario suon un campanello.
Siete pronto a firmare la deposizione? insistette.
Erano due?... Voglio credervi, ma se si apre una nuova inchiesta...
Che storia curiosa! mormor l'ispettore
Una storia curiosa, infatti! Era cominciata molti anni
prima. Da principio, era solo una storia da ragazzi. Ma poi...
Era un incubo; non uno di quegli incubi orrendi che vi
strappano un grido, in piena notte, nel silenzio della casa
addormentata; piuttosto l'incubo di uno che si svegli altrove,
come se avesse perduto la memoria: che cos' quel
letto? che cos' quella finestra?... E io?... Chi sono?... Pierre
Doutre apriva gli occhi: dinanzi a lui, una giovane
donna sognava, la testa riversa sulla spalliera della poltrona;
a destra, due uomini biondi, dal colorito roseo, si parlavano
all'orecchio e ridevano senza rumore; a sinistra,
il vetro, il vuoto, lo spazio popolato da forme molli, da
fumi lividi. Doutre richiudeva gli occhi, cercava una nuova
posizione, pi propizia al sonno, ma le sue mani non volevano
dormire; i suoi piedi si agitavano; le spalle gli dolevano.
Tentava d'immaginare la citt, laggi, nascosta nella
nebbia... il padre che agonizzava. Il professor Alberto! Ah,
il dolore acuto, in fondo all'anima, lo strale ardente come
un colpo di rasoio! S, davvero un incubo senza fine. Era
cominciato a Versailles, nel parlatorio dei Gesuiti, un tempo,
molti e molti anni prima. Doutre si rivedeva, bambino,
seduto su una sedia, il berretto sulle ginocchia, mentre il
padre discuteva a bassa voce con un religioso. E poi, era
venuto un altro prete, gli aveva preso la mano. Scale, corridoi,
un lettino, un minuscolo armadio dove era sistemata
la sua biancheria; tutto ci che possedeva portava ormai
il numero 4. Per dodici anni, era stato il numero 4. Dodici
anni di collegio! Rappresentavano una quantit vertiginosa
di giorni, un triste abisso d'immagini tutte simili, che avrebbe
tanto desiderato dimenticare! Infelice? No. Non gli era
mai mancato nulla. Tutti si occupavano di lui. I religiosi
gli volevano bene, alla loro maniera. Sapevano che il piccolo
Doutre non era come gli altri... Doutre guard nel
buio della notte, ascolt il rombo regolare dei motori. Si
allontanava dalla Francia a tutta velocit. Fluttuava tra il
passato e l'avvenire. Era capace, a un tratto, di abbracciare
con un'occhiata tutta la propria esistenza, e vedeva il piccolo
Doutre, laggi, in fondo in fondo, come dicono che
Dio veda gli uomini. Strano ragazzo, impacciato, magro,
timido, distratto, di cui nessuno, neppure il suo confessore,
conosceva la vita segreta. Indifferente a tutto, in apparenza,
eppure pieno di buona volont. Esattamente come un automa
ben regolato. Il primo alla messa, il primo a scuola, il
primo al refettorio... Spesso, il Superiore lo interrogava:
Suvvia, Doutre, che cosa c' che non va?... Perch
fate apposta a non applicarvi?... Siete intelligente come
qualsiasi altro... e allora?... Credete che i vostri genitori
saranno soddisfatti quando riceveranno la pagella?
Ma il Superiore non insisteva perch neppure i genitori
del piccolo Doutre erano come gli altri.
Le mani di Doutre erano madide. Tocc il finestrino per
sentirne la freschezza e lasci sul vetro una stella di vapore
umido che impieg molto tempo a scomparire. Si
ricordava la scena. Poteva evadere da quell'aereo lanciato
in piena notte, sopra un paese sconosciuto, e trasportarsi
nel cortile della ricreazione. Tutto ci viveva ancora in lui
con una spaventosa intensit. Il sorvegliante distribuiva
la posta:
Pierre Doutre!
Un compagno aveva preso la cartolina per dargliela. Ma
prima l'aveva guardata e si era messo a ridere.
Ehi! ragazzi!
Un po' pi tardi, in cinque o sei l'avevano bloccato
in un angolo del cortile.
Facci vedere la cartolina.
Pierre era debole. A quel tempo non aveva neppure
dieci anni. Aveva obbedito e i compagni avevano contemplato
in silenzio. La cartolina rappresentava un uomo
in abito da sera. Teneva con la sinistra un cappello a
cilindro rovesciato e, con la destra, un mazzo di carte.
Sorrideva con aria di vittoria. In fondo alla cartolina
c'erano tre parole in lettere bianche: Il professor Alberto.
 tuo padre? disse il pi grande.
S.
 divertente, un padre come questo! Senza pudore,
aveva voltato la cartolina e letto a voce alta:
Copenhagen.
Mio caro piccolo Pierre,
Il viaggio prosegue con grandissimo successo. Stiamo
per partire per Berlino e, di l, andremo a Vienna, dove
resteremo probabilmente un mese. Non mi sar possibile
venire a Versailles a Pasqua come d'accordo. Nel nostro
mestiere, come sai, non siamo liberi. Spero che sarai ragionevole.
Tua mamma sta bene. Entrambi ti abbracciamo
con molto affetto. A
E tua madre, chiese un altro della banda, lavora
forse al trapezio?
Avevano riso da perdere il fiato, mentre egli tratteneva
le lagrime.
Vivono in un circo, con le scimmie e i cammelli!
I ragazzi si torcevano dal ridere.
Ne ho visto uno, alla fiera, disse il pi grande. Lo
legavano con catene grosse cos; mettevano le manette
e lui si liberava da solo. Nessuno ci capiva nulla. Sa
farlo tuo padre?
La ricreazione era terminata. Il piccolo Doutre era
stato malato per tre giorni. Quando era tornato, i compagni
avevano evitato ogni allusione al professor Alberto.
Si capiva ch'erano costretti a osservare una consegna,
ma le strizzatine d'occhi volavano e, quando arrivava una
lettera o una cartolina, si levavano un po' dappertutto
colpetti di tosse, e raschiamenti di gola. E poi, un bel
giorno, qualcuno ebbe l'idea di soprannominarlo Fantomas.
Se scompariva un quaderno:  stato Fantomas!
Il ragazzo fece mostra di riderne ma, per pi di un
trimestre, stracci senza leggerle le cartoline e le lettere
che gli giungevano da citt dai nomi strani: Norrkoping,
Lugano, Albacete... e al mattino durante la messa, la
sera durante la preghiera, pensava a quei genitori lontani
che moltiplicavano i miracoli derisori con un cappello
a cilindro. Doutre si ricordava di tutto, persino dei pensieri
di allora. Aveva cercato la parola prestigiazione nei
dizionari. Arte di produrre illusioni con l'abilit delle mani,
con i trucchi, ecc. Aveva osservato le proprie mani,
si era attorcigliato le dita. In qual modo produrre illusioni?
Che cos'erano, esattamente, le illusioni? Non aveva
tardato a saperlo. Era venuto al collegio un prestigiatore,
un pover'uomo che si trascinava dietro due enormi valigie
dalle etichette multicolori. Si era installato nella palestra
e aveva cominciato il suo sproloquio. No, pensava
Doutre, mio padre non fa quel mestiere. Non  possibile!
Ma subito era stato preso, sconvolto dallo spettacolo.
Le carte apparivano, scomparivano, s'insinuavano
nelle tasche degli spettatori, si nascondevano da sole sotto
le sedie, sotto il tappeto che copriva il tavolo. Era un
pullulare di assi, di re, di dame, un inquietante fermento
di fiori o di picche nello spessore dei mazzi di carte
allineati per benino uno a fianco all'altro. Gli spettatori
si fregavano gli occhi, stringevano i pugni...
Caspita! In tutto questo, non c'erano che trucchi e
giuochi di mano. Ma non ne erano intieramente sicuri.
E quelle palline che mutavano colore tra le dita dell'uomo!
Egli stesso appariva sorpreso di tutto ci che accadeva
nelle sue mani, e scuoteva il capo con una specie
di incredulit scandalizzata. Mostrava una moneta,
la faceva tintinnare sull'orlo di un piattino. Era una
moneta vera, senza alcun dubbio. Ora, ecco che gli scappava,
fuggiva da una tasca all'altra, si dileguava appena
afferrata, scompariva improvvisamente, e il povero
vecchio la chiamava, sembrava infelice. A un tratto, la
scorgeva lontano da s, fra i capelli di un ragazzo, e se
ne impadroniva con uno scatto del braccio, come un cacciatore
di farfalle. In preda all'angoscia, Doutre guardava,
guardava. Ci che vedeva era ammirevole e terribile.
Il cappello che sembrava vuoto era a un tratto pieno
di fiori. Gli anelli metallici che poco prima erano saltati,
si sospendevano gli uni agli altri come le maglie di
una catena. Hop! Un gesto! Erano di nuovo separati; vivevano
come tronconi di un animale, tornavano a saldarsi
in un lampo, formando intorno al pugno dell'artista
un rettile tintinnante. Tutti applaudivano, salvo Doutre
che si stringeva le mani sul petto come se avesse avuto
freddo. L'uomo aveva chiesto un volontario.
Fantomas! avevano gridato i ragazzi. Fan-to-mas!
Fan-to-mas!
Egli s'era fatto avanti sul palco, pallido, incapace di
dire una parola. E distingueva meglio, ora, il volto distrutto
del giocoliere, la sua pelle irritata di alcoolizzato,
i suoi vestiti consunti. Non udiva le parole che gli venivano
rivolte. Osservava il tavolinetto rotondo; non era
che un volgare tavolinetto dai piedi rabberciati con nastro
isolante. Ritrov a poco a poco il respiro. L'uomo gli
pose la mano sul capo. Si fece un gran silenzio.
Voi vi chiamate Pierre, disse l'illusionista. E portate
un orologio da polso Omega. Posso anche leggere il
numero inciso nella cassa .. . Aspettate ... Le cifre sono
cos piccole ... Centodieci .. . Centodiecimila .. . duecento
... quattordici... Volete verificare? ...
Pierre, tremando, aveva aperto la cassa dell'orologio.
110.214. Gli spettatori avevano applaudito cos forte che
egli aveva alzato un braccio, per proteggersi, come se lo
avessero lapidato.
Alcune stelle apparivano nell'obl, si componevano in
fuggitive costellazioni, in mazzi di pallide scintille: qualche
citt sperduta in lontananza che scompariva nel vento
delle eliche. La passeggera dormiva. Doutre ne sentiva
il profumo dei capelli. Si trovava in un aereo di lusso;
di lontano, la hostess lo spiava, pronta ad aiutarlo, a servirlo.
Tutto ci era incredibile, ma anche in collegio tutto
era incredibile. Quello strano padre, che andava da lui
due o tre volte all'anno, e lo colmava di doni. E poi, le
lunghe attese, piene di diffidenza, di malumore, di ammirazione
e di affetto represso. Doutre lasciava allora vagabondare
la fantasia; contemplava di nascosto le cartoline
dai francobolli rari, che talvolta rappresentavano
dei casin, dei teatri, rileggeva certe frasi che lo facevano
sprofondare in una specie di torpore: La rappresentazione
 stata un trionfo, oppure: Ho firmato un
contratto nel quale non speravo... Doutre pensava alle
palline e agli anelli del vecchio prestigiatore e, quando
suo padre ritornava, non osava pi parlargli, rimaneva
ostile, irritato; aveva paura. Oh, quegli incontri nel parlatorio!
Come dimenticare che quell'uomo magro, elegante
e triste, era il professor Alberto? Faceva anch'egli
uno sproloquio iniziale? Aveva delle tasche a doppio
fondo? Sapeva indovinare i pensieri?
Perch arrossisci, mio piccolo Pierre?
Ma non arrossisco!
Rosso in volto, Doutre osservava il padre, ne studiava
le mani pallide, sottili, dalle unghie lucide e brillanti
come castoni di anelli. Si sentiva di una razza inferiore,
si vergognava della propria goffaggine, desiderava rimanere
solo, come un orfano, eppure sorvegliava l'orologio
con disperazione. Chiss se mi ama! pensava. E
lei? Quando la visita era al termine, gli capitava di fare
la domanda che da tanto tempo tratteneva:
La mamma verr?
Certo.  un po' stanca in questo momento. Ma la prossima
volta...
Doutre non aveva mai riveduto sua madre. Non aveva
mai lasciato passare un giorno senza guardare la fotografia
in cui ella appariva in costume di scena, scintillante
di pietre preziose pi della Vergine della cappella,
e sorrideva di traverso, dietro un ventaglio. Era bella.
Perch suo padre sembrava impacciato quando Pierre
chiedeva notizie della madre? Voltava il capo, indicava
la valigia.
Sai che cosa ti ho portato?
Mostrava un orologio, una stilografica, un portafogli,
ma l'orologio era un Omega, la stilografica una Waterman
placcata oro e il portafogli conteneva un fascio di
biglietti da mille. Doutre si avvicinava timidamente, tendeva
le mani. Per un attimo appoggiava il volto al petto
di suo padre, aggrappandosi all'uomo che stava per ripartire.
Soffocava un singhiozzo.
Suvvia, mio piccolo Pierre! Non ti abbandono mica.
No, pap.
Sai che tra poco andremo ad abitare a Parigi.
S, pap.
E allora ... Tra un mese torner. Studia molto e cos
ci farai piacere.
L'orologio suonava. Doutre camminava in un sogno
fino alla porta. Gli ultimi gesti del padre gli s'imprimevano
nella memoria, il movimento delle mani che lisciava
la tesa del cappello grigio, il 'buffetto che toglieva un po'
di polvere dalla manica del soprabito. Era finita... La figura
del padre s'illuminava un attimo, laggi, dinanzi
alla portineria. Doutre ricadeva nella sua notte; le settimane,
i mesi scorrevano. Nel frattempo gli Alberto proseguivano,
al di l delle montagne e dei mari, la loro
tourne senza fine. Doutre non aveva mai avuto il coraggio
di fare le domande che lo ossessionavano: in che
cosa consisteva in realt il loro numero? Guadagnavano
molto denaro? Il loro mestiere era difficile da imparare?
Talvolta avrebbe voluto conoscere qualcuno dei loro segreti,
per far tacere i compagni. Si era fatto comprare
da un esterno un trattato di prestigiazione, ma si era
subito stancato di leggerlo per l'aridit degli schemi, per
l'oscurit delle spiegazioni. Vi aveva rinunciato. A poco
a poco aveva anche smesso di contare i giorni tra una visita
e l'altra. Si intorpidiva in una tranquilla fantasticheria,
ritmata dalla campana del collegio, e quando gli annunciavano
che qualcuno lo aspettava in parlatorio, provava
solo un rapido stringimento al cuore. Padre e figlio
si osservavano quasi con diffidenza. A mano a mano che
il figlio diveniva un adolescente dai vestiti troppo stretti,
il padre si trasformava. Te tempie gli si facevano bianche;
nuove rughe gli si scavavano lungo le guance e aveva
il colorito cos pallido, gli occhi cos incavati da sembrare
truccato. Doutre aveva capito da molto tempo che
non bisognava soprattutto parlare dell'avvenire. Chiacchieravano
di cose futili. S, il nutrimento era buono. No,
lo studio non era troppo faticoso. Doutre tornava indietro
a piccoli passi, chiedendosi: Quanto tempo mi lasceranno
qui? I suoi compagni gi pensavano alla loro
professione futura. Durante la passeggiata, dietro una
siepe, mentre fumavano sigarette americane, si raccontavano
i propri progetti. Doutre, interrogato, rispondeva
invariabilmente: Oh! io far del cinema. Tutti gli
credevano. Le beffe erano finite. A forza di distacco, di
indifferenza, Doutre aveva imposto agli altri l'immagine
che avrebbe voluto imporre a se stesso, quella di un giovane
ricco, deluso di tutto, che disprezzava lo studio e
aspettava la sua ora. Ma si rendeva conto di 'sognare e
gli accadeva spesso di sentirsi nel petto un'onda di angoscia,
di passarsi le mani sugli occhi e di gettare poi
intorno a s uno sguardo perduto.
Sogno ancora, pens Doutre. Non  vero. Non
morir.
Accese una sigaretta e si sporse verso l'obl. I segni di
fuoco si moltiplicavano. I suoi vicini a destra allungavano
il collo e uno di loro pronunci una lunga frase. Doutre
cap la parola: Amburgo.
Vostro padre si  ammalato ad Amburgo, aveva
spiegato il Superiore. Partirete subito. Ho preparato il
necessario.
Su un angolo del tavolo c'erano dei biglietti di banca,
delle carte, il passaporto, il telegramma.
Penso che laggi ci sar qualcuno ad aspettarvi,
aveva aggiunto il prete. Altrimenti, prendete una vettura.
L'indirizzo  sul dispaccio.
Tutto il resto era evanescente; i ricordi si accavallavano,
lo studio e la cappella, le strette di mano, i segni
di croce, e l'aeroporto con le piste bianche e gli altoparlanti,
e il Superiore che sollevava il braccio con la sottana
che gli ondeggiava nel soffio dell'aereo, come una vela investita
malamente. Il piccolo Doutre era proiettato nella
vita, ormai, e inutilmente guardava dietro di s, gi
sapeva che non sarebbe mai pi tornato al collegio. Dove
sarebbe andato? Chi si sarebbe occupato di lui? Spense
la sigaretta e si allacci la cintura. Un'enorme citt quadrettata
di luci scintillava sotto l'aereo. Ancora pochi minuti
e, 'se nessuno lo avesse atteso, se gli autisti dei tass
non avessero capito le sue spiegazioni, non avessero conosciuto
l'indirizzo, egli non sarebbe stato che un relitto...
Trasse di tasca il telegramma e lo rilesse. Kursaal.
Amburgo. Nessun indirizzo. Kursaal! Era probabilmente
il music-hall dove lavorava il professor Alberto.
Tutto ci ora gli faceva orrore. S'irrigid. L'apparecchio
cominciava a scendere, e la citt, come drizzata su un
invisibile pendio, scintillava obliquamente con i suoi intrecci
e le sue girandole multicolori. Chiuse gli occhi,
strinse le palpebre, rifiutando con tutte le forze ci che
stava per sopraggiungere. La cintura lo teneva saldamente;
era sul punto di lamentarsi, come un malato che
venga disteso sul tavolo operatorio. Desider che l'aereo
prendesse fuoco, esplodesse. Chi si sarebbe accorto della
scomparsa del piccolo Doutre? Esistono i figli di un prestigiatore?
Rivide la moneta che scompariva nello spazio,
che rinasceva pi lontano per scomparire ancora; gli anelli,
i fiori, il cappello colmo di apparenze, di ombre, di
chimere; e il vecchio che si trascinava le due valigie. Gi
l'aereo correva sulla pista e la citt andava componendosi
intorno a lui, immobilizzando le sue luci. I passeggeri si
rizzavano in piedi in un allegro baccano. Una porta si
apr sul buio della notte.
Doutre si rialz il collo del soprabito e si fece avanti,
sollevandosi in punta di piedi per cercare di vedere. In
fondo alla scala aspettavano varie persone, i cui volti sollevati
fluttuavano come meduse. Si era fatto improvvisamente
un gran silenzio sonoro. A Doutre girava un poco
la testa. Ud vicino, profondo e stranamente fraterno, il
richiamo insistente di una nave. Scese, stringendo con la
mano il parapetto. Ogni passeggero diveniva il centro di
un gruppetto chiassoso, per lui non rimaneva nessuno:
si ferm ai piedi della scala, incapace di proseguire. In
quel momento qualcuno gli tocc il braccio.
Pierre Doutre?
Si scost di colpo; l'uomo era pi basso di lui. Indossava
un paio di pantaloni da cavallerizzo e un palt di
cuoio. Era completamente calvo e cos magro che il collo
sembrava intrecciato di tendini.
Pierre Doutre?
S.
Venite!
L'uomo se ne andava frettoloso, preoccupato. Doutre
gli corse dietro.
 stata mia madre a mandarvi?
Nessuna risposta.
E mio padre ...
Era meglio non insistere. Dinanzi all'aeroporto, tra le
macchine lunghe e rilucenti, c'era fermo un vecchio camioncino
carico di fastelli di paglia. Sul fianco sinistro
portava un pannello raffigurante dei leoni accucciati in
cerchio intorno a un atleta che indossava una pelle di
leopardo. Sul fianco destro c'era la testa di un clown,
ilare, con capelli rossi e occhi quadrati. L'uomo apr la
cabina e fece segno a Doutre di salire.
Kursaal, disse, con una voce che sembrava rimestare
dei sassi.
L'auto sferragliante correva ora attraverso la citt illuminata.
Invece di raggiungere i quartieri popolosi, come
da principio Doutre aveva creduto, sembrava che si
avvicinasse al centro, seguiva viali fiancheggiati da edifici
nuovi e cosparsi di insegne al neon. Una folla tranquilla
camminava sui marciapiedi. Doutre non vedeva l'ora di
arrivare, di gettarsi su un letto e dimenticare quel viaggio
assurdo. L'automobile costeggi una specie di lago e
s'inoltr per vie strette, fiancheggiate da birrerie, fermandosi
quindi all'angolo di una piazza.
Kursaal, disse l'uomo. Music-hall.
Indicava una facciata orlata da una fila di lampadine
che si accendevano e si spegnevano di continuo, lasciando
in fondo agli occhi un'immagine bruciante. Doutre non
si muoveva.
Scendete!
Troppo stanco per protestare, segu l'uomo. Allora si
accorse dei manifesti che si succedevano su pannelli di
legno alti tre metri, ricoprendo tutto un muro. Professor
Alberto... Professor Alberto... Professor Alberto... Il professore,
in abito da sera, col fiore all'occhiello, contemplava
una boccia di cristallo. Su ogni manifesto era stata
incollata di traverso una striscia di carta bianca. Il professore
non contava pi. Era radiato dal programma,
eppure viveva ancora, sorridendo al figlio con la sua
bocca di carta, tendendo verso di lui la boccia misteriosa
che si accendeva e spegneva, al ritmo frenetico delle luci.
L'uomo spinse Doutre fino all'ingresso di un vicolo.
Venite!
Era buio. Odori di scuderia uscivano da un portico;
si udivano gli echi di un'orchestra; la vibrazione degli
ottoni e il battere grave di una gran cassa. Due carrozzoni,
grandi come vagoni, stazionavano lungo uno stretto
marciapiede. Doutre vi gir intorno e l'uomo lo trattenne
per un braccio mentre stava per proseguire la strada.
Qui, mormor.
Doutre indovin dei gradini, spinse una porta. Una
lampada da notte brillava in fondo a una galleria d'ombra.
Con le mani in avanti, prosegu verso la piccola luce e
scorse una forma coricata. Ancora tre passi. Si ferm
accanto al letto. Il professor Alberto era l, gli occhi chiusi,
il naso affilato, un'orchidea appassita all'occhiello dell'abito
da sera. Aveva le mani congiunte sul petto. Allo
sparato mancava un bottone Doutre si volse, cercando il
compagno, ma questi era scomparso. Gli occhi gli si abituavano
lentamente. Scorse una sedia e sedette adagio.
Non sapeva ancora se provava dolore. Era come svuotato.
A poco a poco, il carrozzone usciva dalla penombra,
si popolava di oggetti inattesi che dovevano essere ferri
del mestiere: una valigia dal coperchio convesso, alcuni
tavolinetti, sedie incastrate le une nelle altre, rotoli di fil
di ferro, un servizio da caff su un vassoio, due spade
posate su una tavola pieghevole, una balestra... Doutre
avrebbe voluto riportare lo sguardo sul morto e sentirsi
gli occhi bagnati di pianto. Suo malgrado, voltava la testa,
sorvegliava le profondit della strana vettura. Qualcuno
si era mosso, laggi... Un rumore serico, seguito da uno
scricchiolio... Si alz, il cuore che gli batteva. Vi fu
all'improvviso uno sbattere di piume e una forma bianca
sembr cadere dal soffitto. Si pos su un cofanetto incrostato
di madreperla. Era una tortora, il cui occhio tondo
rifletteva la lampada, mentre piegava la testina per osservare
il visitatore. Un'altra tortora comparve librandosi
sulle ali e si appollai su uno scaffale, sopra il cadavere.
Doutre contemplava istupidito gli uccelli che si muovevano
lentamente, con i loro artigli a stella, e si fermavano per
cacciarsi il becco sotto un'ala o tra la peluria del gozzo.
Con un balzo leggero la seconda raggiunse la prima, e si
rincorsero a passettini veloci intorno al cofanetto, poi una
di esse tub dolcemente e quel delicato sospiro, quell'amoroso
singhiozzo liber Doutre, che si lasci cadere accanto al letto in ginocchio.
Pap!
Le lagrime traboccavano, gli scorrevano tra le dita serrate.
Tutte le parole che non aveva mai osato dire, tutti
i sospetti, tutti i rimproveri, tutti gli slanci... Ah, era
troppo tardi! Non rimaneva che piangere, chiedere perdono.
Un passo pesante fece scricchiolare i gradini. Qualcuno entr nel carrozzone. Doutre si alz.
Chi c'?
Udiva un respiro affannoso. Una voce cupa lo fece sobbalzare.
Sei tu, piccolo mio?
La donna apparve nel cerchio di luce. Era truccata in
maniera vistosa, aveva agli orecchi anelli d'oro. La vestaglia
stretta alla vita disegnava il corpo grasso, scopriva
i piedi nudi nelle pantofole. Si avvicin a Doutre che
indietreggi.
Ti faccio paura? diss'ella. Non mi riconosci pi...
Suvvia, dammi un bacio!
Egli tese il volto, sent sulla guancia la bocca carnosa
e molle, poi la donna si fece indietro, guardandolo dall'alto
in basso.
Sei davvero suo figlio, mormor. Asciugati il viso.
Non si piange alla tua et.
Con un gesto della mano scacci gli uccelli, trasse dal
cofanetto una bottiglia e due 'bicchieri.
Sarai stanco, povero piccolo. Suvvia, bevi. Non occuparti
di lui. L dove si trova, non si bada pi ai vivi.
Fece girare il bicchiere tra le dita, poi alz le spalle e lo vuot d'un sorso.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Doutre non avrebbe mai pi dimenticato il funerale.
Il cimitero era circondato da immensi fabbricati in cemento
armato, come quei campi di football che si vedono
nelle fotografie di attualit. I viali, le croci, la ghiaia,
tutto era nuovo. La bara brillava quasi allegramente,
mentre un vecchio prete pronunciava alcune formule confuse
che forse erano in latino, forse in tedesco. Doutre
di tanto in tanto guardava la madre. A causa di lei, era
distratto, insensibile. Ella indossava un tailleur nero un
po' troppo attillato, che probabilmente aveva preso a prestito.
Le aderiva tanto che s'indovinava, sotto la gonna, il
disegno degli slip. Una cucitura sul fianco non aveva retto,
scoprendo un rombo di stoffa violetta. La bara cominci
a scivolare nella fossa ed ella fece un passo avanti, aggrottando
le ciglia perch i becchini non accordavano bene
i loro sforzi. Un po' indietro, c'era un gruppetto, discretamente
commosso, che si fece il segno della croce quando
il prete lanci l'acqua 'benedetta. Alcuni curiosi comparvero
alle finestre dei grattacieli. In fondo a un viale vicino
si scorgevano un altro prete, un'altra bara, altre
persone in lutto: e il vento mescolava le preghiere. Doutre
doveva fare uno sforzo per rendersi conto che si trovava
ad Amburgo e che stavano seppellendo suo padre. Agit
macchinalmente l'aspersorio. Brani di preghiere gli sorgevano
nella memoria. Pronunciava senza convinzione
frasi che gli sembrava di aver imparato in qualche esistenza
anteriore. Suo malgrado, gli occhi gli si volgevano
alla madre. S'era incipriata in fretta, e le rughe screpolavano
il trucco. Che et poteva avere?... Cinquantanni?
Pi ancora?... Aveva i capelli tinti, le guance cadenti. Ma
il suo sguardo scuro, intenso, conservava ancora un fuoco
di giovinezza, una specie di foga mal trattenuta, che metteva
a disagio Doutre.
La terra cadeva in pesanti palate. Il prete si allontan
col suo chierichetto. Allora gli amici del professor Alberto
cominciarono a sfilare. S'inchinavano, pronunciavano parole
incomprensibili, trattenendo a lungo tra le mani
quelle della vedova. Non rivolgevano alcuna attenzione
a Doutre. Alcuni erano vestiti in modo eccentrico. Acrobati?
Clown? C'era un nano che trotterellava sulle gambe
arcuate tenendo un gran cappello grigio-perla in mano.
Altri ancora avevano volti glabri, occhi chiari, e la stessa
espressione desolata. Quasi tutti baciavano Odette. Poche
erano le donne. Doutre non osava guardarle troppo
attentamente ma, poich teneva gli occhi bassi ne notava
le gambe, i fianchi, e vi era nei loro movimenti
qualcosa di sciolto e di ardito che lo riempiva di una
strana confusione. La pi giovane parl a lungo con
Odette e quando strinse la mano a Doutre, il giovane
si sent schiacciato dal senso della propria nullit. Era
bionda, di un biondo luminoso, irreale, che le ondeggiava
intorno come un riflesso. Non ebbe il tempo di
osservare, di capire. Non seppe neppure se ne aveva
scorto il volto. Soffriva troppo, improvvisamente, nel
trovarsi l, in quel vestito stretto, accanto a quella pesante
donna sconosciuta che andava ripetendo meccanicamente:
Grazie, grazie in tre o quattro lingue.
E l'immagine di quei capelli biondi gli fluttuava nella
mente come un sole dalla luce insostenibile.
Grazie, Ludwig, grazie, disse Odette.
L'uomo che ora le stringeva la mano era quello stesso
che lo aveva atteso il giorno innanzi all'aeroporto. Dietro
di lui si dondolava un individuo deforme tanto era
magro, che lo superava della testa e delle spalle.
 Vladimiro, spieg Ludwig. Si occupa delle vetture.
Aggiunse a bassa voce.
Ha il cervello un po' fuori posto.
Si volse quindi a Vladimiro, fece schioccare le dita e
Vladimiro lo segu, le braccia abbandonate, la schiena curva,
tirando su per il naso dal dolore. Era l'unico che sembrasse
sconvolto. Doutre chiuse gli occhi. Sto dormendo,
pens. E quando li riapr, ebbe un sobbalzo. La
giovane donna bionda stava di nuovo baciando sua madre,
e si dirigeva verso di lui con la mano tesa.
Ma... come... mormor.
Ella non sembr notare la confusione, gli sorrise affabilmente
ed egli si ricord di colpo che gli aveva sorriso
allo stesso modo, la prima volta. Guardava istupidito
la piccola mano guantata di nero che gli si offriva. Non
si chiedeva pi perch la donna fosse tornata. La guardava
avidamente, brutalmente; se ne avesse avuto il coraggio,
avrebbe gridato: Aspettate! Non andate via...
Voglio imprimervi profondamente, tutta intera, nella
memoria! Ma, come la prima volta, ella si allontanava
fra le tombe, sottile, elegante, muovendo appena
i fianchi, e cos bionda, cos incredibilmente bionda...
Un giocattolo!... Una fata che si sdoppiava a volont,
che forse stava per ricomparire una terza volta.
Ma nel viale erano rimasti solo due uomini che emanavano
odor di cuoio e di fieno, certo due palafrenieri
che si affrettavano a barbugliare qualche parola. Odette
si riavvicin alla fossa; rimase immobile un istante, poi
trasse dalla borsa di coccodrillo un fazzoletto e se lo
port alla bocca.
Che vita schifosa! disse, e prese il braccio del figlio.
Un tass li ricondusse al Kursaal.
Era buio nel carrozzone sistemato a stanza da pranzo-cucina.
Tende di velluto nascondevano le due finestre.
Un tubo fluorescente si accendeva sul soffitto, illuminando
la lunga vettura che un tempo doveva essere stata
lussuosa. Ma la vernice era sporca. Il divano su cui dormiva
Odette era disfatto. Sulla tavola c'era una pila di
piatti e alcune casseruole ingombravano la cucina elettrica.
Odette si lev le scarpe con i piedi. Poi si tolse
la giacca e, camminando con le sole calze, cerc un
bicchiere pulito.
Tu non hai sete? Io la mattina mi sento la gola
asciutta.
Bevve un po' di vino bianco e accese una sigaretta.
Se ne hai voglia, serviti!
E poich Doutre rimase immobile sulla soglia della
vettura:
Be', disse, muoviti. Senti, nel paniere ci sono delle
patate. Comincia a pelarne qualcuna...
Doutre cerc un coltello, apr i cassetti di una credenza;
c'era di tutto l dentro: spago, tappi di champagne,
fatture, scatolette di aspirina.
Nel cassetto della tavola! grid Odette.
Stava facendo scivolare la gonna che le cadde ai piedi
in un cerchio.
Ora va meglio, mormor. Mio Dio, povero figlio,
come sei lento!
Lo spinse indietro e, dopo aver frugato nel cassetto,
gett un coltello sulla tela cerata.
Bisogner che tu... Che c'? che ti prende?
Doutre, terribilmente impacciato, non sapeva pi dove
posare gli occhi. Odette a un tratto cap e tese il braccio
verso la vestaglia.
Non hai mai visto una donna? disse con voce
mutata.  vero che laggi, nel tuo collegio...
Si annod il cordone alla vita, un con uno spillo di
sicurezza i risvolti socchiusi e, mettendo un dito sotto
il mento di Pierre, disse:
Suvvia... Guardami... Davvero, sei tutto rosso, poverino!...
Quanti anni hai, esattamente?
Doutre si liber con un movimento brusco.
Vent'anni!... Ma dovresti saperlo come me.
Ella gli strofinava macchinalmente tra le mani un
orecchio.
Gi vent'anni! E, naturalmente non sai far nulla!
Pierre alz il capo, in preda all'ira, ma lei lo guardava
con una specie di passione triste, di torpida dolcezza che
lo annient di colpo.
Non molto, confess.
Le dita gli accarezzarono la guancia.
Eppure hai un bel musetto, sussurr lei. Questo
 mio, e questo pure...
Il suo pollice sembrava rimodellare il volto magro
del ragazzo, seguiva intorno al naso, lungo le guance,
i contorni di un altro volto.
E queste macchioline rosse... anch'io le avevo...
Gli occhi le divennero pi brillanti; Pierre sent il
pollice che tremava sulla propria pelle. Avrebbe voluto
parlare.
No, taci, diss'ella
La mano le ricadde. Si accorse che la sigaretta era
spenta e manovr l'accendino elettrico sopra la cucina.
Non funzionava, ed ella alz le spalle.
Non funziona per nulla, sospir. Ah! capiti male,
piccolo mio. Capiti davvero male.
Quand' cos, fece il giovane aspramente. Posso
tornare laggi.
Ella fu colta da un accesso di riso che le scosse il petto.
Hai la stessa voce di tuo padre... Anche lui diceva
sempre: non c' da fare altro che questo o quello...
Non teneva i cordoni della borsa lui. A furia di giocare
con le monete, alla fine credeva che si moltiplicassero
da sole.
Io sono capace di lavorare.
A che cosa?
Egli non rispose.
La situazione non  brillante, riprese lei.
Scomparso tuo padre, io che posso fare?... Ludwig vuole s
aiutarmi a metter su provvisoriamente un numero. Questo
mi permetter di guadagnare un mese, forse. Ma
dopo...
Tir via le coperte e si mise a pelare le patate. Teneva
il capo reclinato e Doutre ne vedeva i capelli, bianchi
alla radice.
Credevo, disse, che guadagnaste molto.
Ne abbiamo guadagnato molto, certo...
Sorrideva; il volto le si anim all'improvviso. Qualcosa
di chiaro, di vivo, le pass negli occhi.
Subito dopo la guerra, seguit, era festa ogni
giorno. La gente non pensava che a spendere... Anche
noi spendevamo molto. Non pensavamo all'avvenire.
Si vers ancora due dita di vino bianco.
Non dovrei bere, ma quando penso a quel che siamo
stati...
Non capisco molto bene, disse Doutre.
Perch non sei del mestiere. Tuo padre era un manipolatore
straordinario. Non ho mai incontrato qualcuno
abile come lui. Per mancava di fantasia. Il suo numero
era superato, vecchio. La gente  abituata al cinema!
Vogliono messa in scena, giochi di luce, emozione... Nessuno
apprezza pi le carte, le palline, il lavoro di abilit.
Tuo padre era rimasto della vecchia scuola. E non era
facile fargli cambiare parere. Soprattutto io.
Ascolta, mamma...
Ella lo guard con aria stupefatta.
Mamma, disse. Mamma... No, sei davvero gentile,
ma non mi ci abituer mai... Preferisco che tu mi
chiami Odette, come gli altri.
Apr la credenza, mise delle cotolette su una graticola.
Hai pur visto il tipo di locale in cui lavoriamo,
disse. Un music-hall di terz'ordine. Dopo dovremo girare per le fiere.
Doutre pens al vecchio prestigiatore, ai suoi occhi
arrossati di alcoolizzato. Si alz, strinse i pugni.
No, disse.  impossibile... Ci deve pur essere un
mezzo.
Quale mezzo?... Ci sto riflettendo da settimane.
Posso aiutarti.
Tu?
Regol il fuoco sotto la graticola, poi osserv Doutre
freddamente, a lungo.
Girati... Mettiti di profilo... Va' verso la porta... Benissimo!
Torna indietro!... Scommetto che non sai neppure
ballare!... Hai le gambe come due pezzi di legno.
La carne crepit ed ella si aggir per il carrozzone
in cerca di una forchetta.
Sarebbe troppo lungo insegnarti. Bisogna saper stare
sulla scena, parlare... Tu sei troppo timido.
Mise le cotolette su un piatto e disse:
Prendi, visto che vuoi renderti utile, taglia le patate
a pezzetti.
Bussarono alla porta e Ludwig entr. Si tolse la giacca
di cuoio, l'appese all'attaccapanni, trasse di tasca una
pipa.
Adesso facciamo colazione, grid Odette.
Ludwig sedette sul letto disfatto, raccolse il vestito sul
pavimento e lo lanci sullo schienale di una sedia.
Sicch, piccolo? chiese con quella voce che a sentirla
faceva male. Ci stiamo abituando?
Vorrebbe aiutarmi, chiese Odette.
Be', non sarebbe una cosa sciocca!
Cominciarono a discutere in tedesco. Doutre non si
stancava di guardare quell'uomo che sembrava cos perfettamente
a suo agio, come se fosse a casa sua. Laggi,
il morto era appena freddato, nella sua tomba. E di nuovo
Doutre si sentiva gettato in un mondo straniero, bizzarro,
come se l'aereo, il giorno innanzi, si fosse posato
su qualche pianeta sconosciuto. Pens alla ragazza
bionda che gli aveva stretto la mano al cimitero, poi
alle tortorelle che volteggiavano fra le spade.
A tavola! disse Odette.
Avresti potuto lavare i piatti, brontol Ludwig.
Si avvicin a Doutre.
Fa' vedere le mani.
Le tast, le pieg indietro per provare l'agilit dei
polsi.
Nulla di eccezionale, annunci.
Poi riprese a parlare in tedesco. Di tanto in tanto
Odette e Ludwig osservavano il ragazzo. E le patate,
dimenticate nella padella, spandevano un fumo azzurrino.
Ludwig spiegava qualche cosa che sembrava dispiacere
a Odette. A corto di argomenti, afferr una cotoletta per
il manico e la morse.
Finch non si  provato, non ci si pu render conto,
concluse Ludwig.
Va bene, disse Odette.
Si asciug le mani con uno strofinaccio che pendeva
vicino al piccolo acquaio, apr un armadio e ne trasse un
vestito posto su una gruccia.
Indossalo, disse.
Ora? fece Doutre, sorpreso.
S, subito! Ludwig  fatto cos. Quando ha un'idea,
non pu pi aspettare.
Doutre distese il vestito sul divano.
Ma  un abito da sera! esclam.
Certo! Il migliore che avesse tuo padre.
Doutre si spogli e infil i pantaloni, impressionato
dalla banda di seta lucida.
Che dicevo! brontol Ludwig. Gli stanno a pennello.
Doutre indoss il frak e Ludwig si scomod per tastare
le spalle, per verificare se le maniche cadessero
bene.
E allora? chiese
Odette esitava
S, ammise. Forse vale la pena di rischiare.
Doutre si era istintivamente messo le mani nelle tasche
dei pantaloni. Trov un oggetto rotondo e lo sollev alla
luce.
Che cos'? Una moneta?
Ah! fece vivamente Odette.  il dollaro con cui
lavorava.
Di che metallo ? chiese Doutre.
Ludwig gett uno sguardo a Odette che esit.
D'argento, certo! disse infine. Tientelo.  tuo.
Forse dovrai servirtene. Ludwig si rimise a sedere. Fissava
il ragazzo tra le palpebre socchiuse.
Tienti dritto, ordin. Ecco... Adesso devi dire:
Signore, signori... Su, sbrigati! Non ti scorticherai la
bocca. Signore, signori. Come se ti rivolgessi a delle
persone in fondo alla vettura.
Doutre sembrava che lo stessero strangolando. Cerc
la madre con lo sguardo e vide ch'ella aspettava, la
bocca leggermente dischiusa, una mano sospesa in un
gesto d'incoraggiamento.
No... non posso... gemette.
Ma s, fece Ludwig irritato. Mettiti la mano
sinistra in tasca... Il corpo elastico, sciolto... Suvvia...
Signore... Ripeti... Signore...
Signore, signori! esclam Doutre, come se avesse
gridato aiuto.
Be', non va troppo male, disse Ludwig, volgendosi
a Odette. La voce  sorda. Ma si pu sviluppare.
Le patate stavano bruciando. Senza muoversi, con la
punta del piede Ludwig gir la chiavetta del fornello.
Poi, gettando un braccio sulla spalliera della sedia chiese
con tono indifferente:
Ti piacerebbe, ragazzo, lavorare con me?
Non riuscir mai, mormor Odette.
E io ti prometto che ci arriver, disse Ludwig.
Ho una certa esperienza in queste cose, no?
Non lo so, fece Doutre, non sapendo che dire.
Dammi la moneta.
Ludwig prese il dollaro al volo e la moneta sembr
animarsi. Gli correva sul dorso della mano, cadeva nella
manica, ritornava sulla spalla, filava sulla punta delle
dita da cui si slanciava in aria in un'allegra piroetta.
 nella tua tasca, disse Ludwig.
Stupefatto, Doutre si frug e trasse fuori con diffidenza
il dollaro.
Guarda se  proprio lo stesso, consigli Odette al
figlio.
Oh! protest Ludwig. Non crederai...
Ti conosco abbastanza!
Doutre li osservava entrambi, Odette appoggiata al braccio
di Ludwig.
Be', rispose Ludwig, non ti piacerebbe fare tutti
questi giuochi?  facile, sai.
S, confess Doutre, credo che mi piacerebbe.
Ludwig si rimise a tavola e la conversazione in tedesco
ricominci. Doutre si cambi silenziosamente di vestito e
torn alla sua cotoletta che nel frattempo si era raffreddata.
Aveva nascosto il dollaro nel fazzoletto. Di tanto
in tanto, di nascosto, lo tastava, passando l'unghia sull'orlo
per sentirne le asperit. Si sarebbe battuto se qualcuno
avesse voluto riprendergli la moneta che aveva per lui,
all'improvviso, un valore infinito. E quando toccava il
metallo tiepido, gli sembrava, ora, di stringere nella propria
la mano del padre. Aveva tanto bisogno di aggrapparsi
a una mano amica!
Non abbiamo scelta, dichiar Ludwig. Ad ogni
modo, tra quattro settimane io me ne vado.
Fece sgocciolare la bottiglia nel bicchiere, bevve a piccoli
sorsi, e si asciug la bocca con il fazzoletto.
Cominceremo questa sera. D'accordo, ragazzo?
Gli mise intorno alle spalle un braccio affettuoso, poi,
mutando tono, disse seccamente:
Sorveglia la tua roba, professore!
E lanci dinanzi a Doutre fra i piatti il portafogli che
gli aveva portato via dalla tasca. Poi usc, con la giubba
sul braccio, fischiettando. Odette sospir.
Che tipo! mormor. Quanta pazienza ci vuole con
lui. Ma sa far di tutto, e se non ci fosse lui...
Apr una scatola di biscotti e, passando vicino al ragazzo,
gli accarezz i capelli.
Se almeno tu fossi un po' pi ardito! Nel nostro lavoro
bisogna saper mentire, ecco tutto. Ma caspita, bisogna
sapere mentire bene. Hai gi visto qualche illusionista?
Egli strinse nel pugno il dollaro.
No, disse.
Be', vedrai Ludwig e me. Fra dieci minuti ripeteremo.
Non hai che da attraversare la strada e aspettarci nella
sala.
Doutre si lasciava fare, si lasciava condurre. Voleva tutto
ci che gli altri volevano in sua vece. Gli era tutto
eguale.
Vivere l non era pi assurdo che vivere in collegio.
Era lo stesso sogno che continuava. Trasse fuori il dollaro,
con un buffetto lo lanci in aria e lo riprese sul palmo della
mano, ma in realt ignorava quale fosse il lato testa o il
lato croce. Che significato aveva l'aquila? E quella parola
Liberty, in maiuscolo? Scese i gradini. Vladimiro estraeva
del materiale dal carrozzone, le braccia ingombre di attrezzi,
due sciabole strette sotto un'ascella, in capo un
cappello a cilindro che gli cadeva sul naso. Le tortorelle gli
stavano appollaiate sulla spalla, tranquille e impettite.
Doutre lo segu. Ormai non si stupiva pi di nulla.
La sala era appena rischiarata da qualche lampada, perduta
nelle centine. Gli schienali delle poltrone rilucevano
rossastri, e i palchi erano buchi d'ombra. L'insieme somigliava
pi a una cantina destinata ai supplizi che a un
teatro. Doutre si avvicin al golfo mistico perch aveva
veduto nella penombra alcune figure in prima fila. Qualche
testa si gir verso di lui. Un braccio si agit e diverse
persone si alzarono per fargli posto. Sedette scusandosi,
sorrise per caso verso la sua vicina di sinistra e, di colpo,
la riconobbe. La fata! La bionda sconosciuta! Gli occhi
gli si andavano abituando alla semioscurit; distingueva
meglio il volto della fanciulla, la linea armoniosa della
guancia, il rigonfio delle labbra e, quando lei lo guard,
conobbe il lampo delle pupille di un azzurro scuro, sotto
il battito delle ciglia impastate di rimmel. Si sprofond
nella poltrona, sospir lentamente, ma rimaneva in lui
come una traccia di angoscia; continuava a diffidare; osservava
la vicina, chiedendosi perch gli rivolgesse dei
segni, perch gli indicasse qualche cosa con la testa, alla
sua destra. Fin col guardare da quella parte e, per un
minuto, dubit di se stesso perch era certo questa volta,
che l'incubo continuasse. C'era una donna alla sua destra.
Ed era ancora la bionda sconosciuta. Le stesse labbra, gli
stessi occhi di un azzurro scuro, lo stesso batter di ciglia,
lo stesso sorriso divertito. Il profilo che vedeva a destra
riproduceva il profilo che aveva creduto di vedere a sinistra.
Ma le due giovani donne si chinarono in avanti,
avvicinarono le teste ed egli ebbe, dinanzi a s, lo stesso
volto raddoppiato, gli stessi occhi azzurri che si beffavano
di lui.
Greta, mormor la fanciulla a sinistra.
Hilda, mormor la fanciulla a destra.
Ancora incredulo, Doutre le guardava, a volta a volta.
Quelle scoppiarono a ridere e una delle due - ma gi
non sapeva pi quale - pronunci una frase in tedesco
e sollev due dita della mano destra. L'altra fece altrettanto.
Gemelle? fece Doutre.
Ja, ja...
Sembravano in estasi e ridevano di cuore osservando
Doutre che non poteva fare a meno di volger lo sguardo
da sinistra a destra, in un movimento che ne tradiva l'emozione.
Poi indicarono la scena e spiegarono qualcosa
ch'egli non cap.
Ballate? chiese Doutre.
Si consultarono e mossero le labbra, come per ripetere
le parole del giovane, che fece allora scorrere le dita della
mano destra sul dorso della sinistra, agitandole come gambe
che accennino una polka. Le ragazze si abbandonarono
sulle poltrone per ridere pi a loro agio mentre egli rimaneva
sospeso tra la collera e lo stupore, e una dolcezza
morbida, struggente, lo intorpidiva a poco a poco. Le fanciulle
si raddrizzarono e si misero al tempo stesso un dito
sulle labbra. Ludwig avanzava sulla scena e la ribalta si
accese. Vladimiro dispose rapidamente tavolinetti, casse,
scatole e un gigantesco giuoco di dadi; Doutre non sapeva
pi dove posare lo sguardo. Lo spettacolo lo attraeva
ma non riusciva a distogliere il pensiero da Hilda e da
Greta. Si chin a sinistra e mormor:
Hilda!
La fanciulla soffoc un meraviglioso scoppio di riso e
sussurr:
Nein! Greta!
Era un affascinante giuoco a rimpiattino che diveniva
subito voluttuoso. Doutre allung le braccia da una parte
e dall'altra sullo schienale delle poltrone, non rendendosi
conto della propria audacia. Aveva quasi addosso le due
ragazze che, di tanto in tanto, sollevavano nel brutale riflesso
delle quinte illuminate i volti identici, per lanciargli
un duplice sorriso di complicit. Ludwig, laggi, faceva
giuochi di destrezza con palline multicolori che sembravano
uscire dal nulla. Erano tre, poi quattro, poi cinque.
Le riuniva con un gesto nel cavo delle mani congiunte
che sfregava adagio l'una contro l'altra prima di allontanarle,
con le palme in avanti. Le palline non c'erano pi.
Doutre allora con la punta delle dita toccava le spalle
delle due sorelle. Erano ancora l e le loro ciglia battevano
quando sentivano il leggero tocco di quelle dita ancora
incerte. Ludwig ora mostrava il cappello vuoto, lo
posava rovesciato su un tavolinetto, sollevava le mani e
poi le tendeva come un sacerdote che invochi lo spirito.
Indietreggi d'un passo, a braccia tese, e le due tortorelle
fuggirono dal cappello, svolazzando intorno alla scena;
Doutre prese le ragazze per le spalle.
Voglio imparare questo mestiere.
Non capirono, ma gli sorrisero insieme con gratitudine.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
E allora, disse Odette, ti  piaciuto?... Ti chiedo
se ti  piaciuto. Sei sordo?
S, certo  un bello spettacolo, fece Doutre. Chi
sono quelle due ragazze?
Avrei dovuto pensarci. Non hai visto che loro!...
brontol Odette. In fondo sei pi svelto di quel che
sembri. Su, aiutami!
Si era levata l'abito di scena, una lunga guaina nera
molto scollata, e cercava lungo le reni il nodo del busto.
Doutre sentiva caldo all'improvviso.
Due ragazzine che non sanno nulla, seguit Odette.
Fanno un numero che non interessa nessuno... Mi lascerai
soffocare ancora per un pezzo?
Con un ginocchio a terra, Doutre si affannava, perch
aveva tirato sul laccio sbagliato.
Sono troppo vecchia, troppo grassa, diceva Odette.
Al pubblico non piaccio. Quando Ludwig annuncia che
sta per farmi scomparire, la gente ride. Tu, s, crederebbero
che possa svanire, o le biondine... Avete l'et del
mistero, voi... Non  vero?
Si fece un po' d'aria, e infil una vestaglia.
Credo che lavoreresti bene con loro.
Io?
Io? fece lei imitandolo. Sei davvero divertente.
Ma s che lavoreresti con loro, ti sta scritto in faccia.
Doutre si allontan da Odette.
Hai dunque trovato un'idea?
La donna rise, continuando a osservarlo.
Mi diverti quando fai il galletto. Ti stupisci che abbia
delle idee? Piccolo uomo, va'! Di idee ne ho da quando
avevo vent'anni, immagina. Ci sono stata costretta. A tuo
padre non piaceva molto riflettere. Si stancava.
Afferr sull'armadio una cartella da disegno dagli orli
consunti e l'apr sul pavimento. Sedette a terra, agilmente.
Ognuno dei suoi gesti stupiva Doutre.
Eccole, le idee! disse.
La cartella era piena di schizzi, di piante, di piani fatti
a matita, a penna, a carboncino. Li sparpagli. Doutre
le si accoccol accanto. Con un dito dall'unghia troppo
rossa, Odette presentava i fogli.
La finestra degli spiriti... lo specchio magico... il baule
misterioso...  molto bello e fa sempre il suo effetto... la
donna farfalla... la corda indiana...
Doutre prese un disegno e lo osserv.
Sei stata tu a inventare tutto questo?
Oh, no! Non sono tanto intelligente. Ma ho perfezionato
certi giuochi, ho immaginato scenari speciali...
Non  pi difficile che tagliare un vestito. Con trabocchetti
e specchi tutto  possibile. Guarda, questa gabbia
 lo schizzo in proiezione di uno scenario che non  mai
stato costruito. Si fa vedere una serra trasparente, illuminata
all'interno. Poi si copre la serra di rose da cui
sorge a poco a poco un essere vivente, tu, ad esempio...
Io?...
Certo. Chiunque!
Levava su di lui il volto sciupato; un greve profumo usciva
dalla vestaglia che le scopriva una spalla. Doutre
si mise a sedere, le gambe molli. La testa gli girava un
poco. Guardava senza capire i disegni, le sagome indicate
in punteggiato. Odette seguitava a osservarlo.
Mio Dio! sospir, com' bello essere cos ingenui!
Gli circond il collo col braccio intorno al quale tintinnava
un braccialetto adorno di numerosi ciondoli.
Non ce l'hai troppo con me? chiese. Non rispondi...
Sei un piccolo maschio feroce, vero?... Pieno di segreti,
di sotterfugi, di rancori. E io, sono una vecchia
pazza... Ma ti insegner. Vedrai. Ludwig  un bruto. Non
dargli ascolto. E poi, partir tra poco... Per cominciare,
ti pettiner in maniera diversa... E poi, ti vestir secondo
il mio gusto. Fai pena con quel camiciotto. Questa sera
parler alle ragazze... Se non sono troppo stupide, credo
che... S ... volevi dire qualcosa?
Doutre chin il capo e finse di studiare il piano della
finestra degli spiriti.
Ludwig... mormor. Che cosa fa qui?
Ci fu un silenzio appena turbato dal tintinnio dei ciondoli.
Odette ritrasse la mano.
Tu non hai ancora vissuto, disse. Perci, non fare
domande.
Si alz, si aggiust la vestaglia, si dette una pettinata
a casaccio, poi frug nella credenza.
Un dito di acquavite? Su, prendilo... ne hai bisogno.
Doutre rimise in ordine i fogli nella cartella dei disegni.
Pap... cominci.
No, te ne prego, disse Odette, basta. Anzitutto,
un ragazzo di vent'anni non ha pi n padre n madre,
capisci? Deve sapersela sbrogliare da solo.
Di che cosa  morto? insistette Doutre.
Di una crisi cardiaca... Era un uomo di talento, sai?
Beveva l'alcool a piccoli sorsi, gli occhi sperduti; la sua
voce roca diveniva commovente quando assumeva il tono
delle confidenze.
Era stanco da tanto tempo... Devi aver certo capito
che non andavamo molto d'accordo... Se avesse voluto
lasciarsi curare... Faceva un numero piuttosto difficile,
quello della corda. Lo si legava su una sedia...
Suo malgrado, Doutre sghignazz.
E si liberava da solo.
Odette, continuando a guardare il bicchiere, scosse il
capo.
Piccolo imbecille, mormor. S, si liberava da
solo. Ma in tutto il mondo non ci sono pi di cinque o
sei artisti che sappiano farlo altrettanto bene... Se lo avessi
veduto lavorare!...
Pos il bicchiere con un gesto violento.
Be',  morto, disse. Che cosa vuoi sapere, ancora?
Nulla.
Odette mut voce. Fu all'improvviso la donna volgare
del cimitero.
Ci stiamo proprio accapigliando! Vuota il sacco, su.
Lo preferisco. Tuo padre ruminava le sue collere per dei
mesi. Ti cava fuori, due, tre anni dopo, parole che ci
si dice cos, 'senza troppo pensarci, quando non si  d'accordo.
Io non sono fatta cos.
Si avvicin, prese Doutre per il collo, lo scosse.
Ho avuto i miei torti; lo so meglio di te. Ma se la
mia invenzione va avanti... Suvvia, va' a trovare Ludwig...
E applicati... E poi, cerca di sorridere un poco...
Quando si ha una bocca come la tua!... Non ti hanno mai
detto in collegio che sei un bel ragazzo?
Doutre non aveva la minima voglia di sorridere. Pensava
solo a liberarsi da quella mano che gli pesava sulla
nuca come un giogo.
Ludwig lo aspettava nel carrozzone degli attrezzi, fumando
un sigaro. Vladimiro aveva spinto gli scenari e gli
arnesi in fondo alla vettura, e stava montando un piccolo
proiettore.
Togliti la giacca, disse Ludwig.  un lavoro che
fa venir caldo. Hai mai fatto ginnastica?
Un poco.
Ne farai un'ora ogni mattina. Vladimiro, la lampada.
Vladimiro accese il proiettore.
Sempre molta luce, spieg Ludwig. Bisogna accecare
lo spettatore. Vladimiro, la cesta!
Vladimiro trascin dinanzi a Ludwig una cesta, rinforzata
da cinghie di cuoio.
Ficcati qui dentro, disse Ludwig.
Credo che non sar difficile, disse Doutre seccamente.
Ludwig, aprendo il coperchio della cesta, sorrideva.
C' un doppio fondo... Mi stupirei se tu ci riuscissi
al primo colpo.
Doutre si accoccol; il coperchio non chiudeva. Cerc
di nascondersi sul fianco, di portarsi le gambe sul petto.
Ludwig seguitava a sorridere e scuoteva la cenere del sigaro.
Doutre si faceva sempre pi piccolo; la schiena gli
scricchiolava. Si sentiva soffocare.
Ancora! disse Ludwig. Ancora!
Ma Doutre, compresso da ogni parte, non ne poteva
pi. Si rialz indolenzito, con i polpacci in preda ai crampi
e il disegno dei vimini impresso sulla pelle.
Basta, imprec.
Cattivo carattere? disse Ludwig.
No, ma  una cosa idiota. Vedete bene che non ci si
pu stare, l dentro.
Io ci sto. E tu ci starai quando sarai meno rigido.
Vladimiro, gli anelli!
Erano anelli di giunco, grandi come piatti. Ludwig ne
lanci due, tre, quattro sopra di s, gioc un minuto con
una disinvoltura insultante, poi grid:
Prendi!
Doutre manc il primo, afferr il secondo, il terzo, ricevette
il quarto sulla fronte.
Niente riflessi, concluse Ludwig. Un quarto d'ora
di anelli tutte le sere. Tirati su le maniche.
Vladimiro, seduto sul letto, masticava gomma. Di tanto
in tanto si asciugava il naso con il gomito. Ludwig trasse di
tasca una moneta.
 di piombo. Venti grammi.  il peso migliore. Apri
la mano destra... cos... Cerca di stringere la moneta tra
la base del pollice e il dito mignolo. Bene. Muovi le altre
dita, come se la tua mano fosse vuota.
La moneta rotol sul pavimento.
Non sono buono a nulla, brontol Doutre.
Oh! Un po' di pazienza. Non hai le mani abbastanza
muscolose, ecco tutto. Maneggerai per una quindicina di
giorni dei piccoli manubri. Dopo andr meglio! E poi,
dovrai solo allenarti di continuo con il tuo dollaro.
E proiett in aria con un buffetto la moneta, facendola
girare e quindi ricadere sul palmo della mano.
Guarda, la prendo sul palmo, chiudo le dita della mano
sinistra, faccio finta di tenere il polso destro. Hop, la
moneta scivola. Eccola.
La moneta aveva cambiato mano e scomparve, mentre
Ludwig muoveva le dita liberate.
Dov'? chiese.
Non lo so.
Stupito, Vladimiro aveva smesso di masticare.
 sempre qui, spieg Ludwig. Nel cavo della mano
destra. Una contrazione del palmo, e s'incastra tra il pollice
e l'indice.
La moneta apparve sulla punta delle dita riunite. Vladimiro
riprese a ruminare.
Non ci riuscir mai, mormor Doutre.
Si impara presto, invece. Quel che  difficile  lavorare
guardando il pubblico e chiacchierando. Occorrono
braccia agilissime, polsi leggeri come piume, mani come
il vento. Ma sei suo figlio, no? E lui, se avesse visto...
Rivestiti. Ora ti mostro gli accessori. Questo,  un costume
di scena.
L'abito rivestiva un manichino. Ludwig sollev i lembi.
Tasche invisibili, annunci negligentemente. Davanti,
sotto il panciotto, c' un'altra tasca. Vi si pu nascondere
un coniglio. Questi ganci di sostegno agganciati
ai pantaloni servono a nascondere palline, uova...
Ma il pubblico...
Il pubblico non vede niente. Devi partire dall'idea che
il pubblico viene per lasciarsi imbrogliare. Puoi fargli
credere qualunque cosa al pubblico.  idiota, il pubblico...
Qui, i tavolinetti... Doppi fondi dovunque, naturalmente...
Da caffettiera magica... Versa tutto ci che desideri, birra,
latte, whisky, e persino caff.
Sput un pezzetto di tabacco con aria disgustata e tolse
la cuffia alla caffettiera.
Una sciocchezza; vi sono compartimenti stagni e tubi
flessibili che tu manovri con la maniglia.
E questa grossa palla? chiese Doutre.
Un'invenzione di Odette. La palla sale e scende a
volont lungo il piano inclinato. Grazie a questa batteria di
elettrocalamite che viene comandata dalle quinte.
Tutto  truccato! mormor Doutre.
Ecco! L'hai detto! esclam Ludwig. Tutto ci che
 qui  falso, finto, illusorio. Le spade?...
Afferr un fioretto e tir contro il muro: la lama attravers
il tramezzo.
Ehi, attenzione! grid Doutre.
Ludwig si raddrizz e gett con disprezzo l'elsa dell'arma
sul pavimento.
Non aver paura. La lama  telescopica. Si ripiega
nel manico. E tutto il resto  la stessa cosa. Di simpatico
non c' che questo.
Sollev un pezzo di stoffa che nascondeva una gabbia,
e la sua mano s'insinu all'interno, afferr un uccello, lo
tir fuori tutto palpitante, con un'ala pendula.
Dammi la mano.
La tortorella zampett piano su quella mano sconosciuta,
gir su se stessa, con le ali aperte a bilanciere;
una membrana sottile si chiudeva rapidamente dinanzi
al suo occhio tondo. Aveva un'aria stupita, indifesa, e
Doutre, suo malgrado, avvicin le labbra, pos la bocca
sul collo tiepido mentre un batter di piume gli sfiorava
il volto delicatamente come un ventaglio.
L'altra  eguale, disse Ludwig.  impossibile riconoscerle.
Doutre fece rientrare l'uccello nella gabbia e osserv
sovrappensiero le due tortorelle prigioniere. Ud dietro di
s Ludwig che sputava con disgusto e brontolava con la
sua voce spenta.
E anche quelle... s... sono truccate.
Credevo, disse Doutre senza voltarsi, che fosse il
vostro mestiere.
Io? grid Ludwig. Non mi hai guardato. Io sono
giocoliere, io. Non imbroglio. A vivere qua in mezzo c'
da divenire pazzi. Non mi stupisco che tuo padre...
Doutre gli fece fronte.
Che cosa, mio padre?  morto per una crisi cardiaca.
Ludwig rifletteva, fissando la punta del sigaro.
E chi pretende il contrario? disse. Su, piccolo, al
lavoro. Se hai bisogno di qualcosa, chiedi a Vladimiro.
E Doutre, per la prima volta, si mise a lavorare. La
mattina si alzava alle sei, come in collegio. Dava un po'
di grano alle tortorelle e apriva il lucernario del carrozzone.
L'aria umida di marzo entrava con un odore di scuderia,
di paglia fresca. A torso nudo, Doutre faceva ginnastica
e, nemico di se stesso, ricominciava da capo sino a
perdere il fiato con gli esercizi pi faticosi. Talvolta rimaneva
disteso, svuotato, poi pensava alle gemelle e tirava fuori
la cesta, vi si cacciava dentro, vi si appiattiva, si avvolgeva
su se stesso, sorvegliando il coperchio che, di giorno
in giorno, si abbassava sempre pi. Con un asciugamano
intorno al collo, attraversava i marciapiedi e andava a lavarsi
al lavabo del music-hall; udiva i cavalli soffiare, scalpitare
con gli zoccoli. Era il momento migliore. Gli piacevano
quegli odori violenti, quei rumori di fattoria. Gli
piaceva il caff di Vladimiro, che beveva al bar, nel ridotto
deserto. Vladimiro strizzava l'occhio con aria interrogativa.
Doutre immergeva le labbra nella tazza, sollevava
il pollice. Vladimiro faceva un gran 'sorriso e si passava
la mano sullo stomaco, a varie riprese. Era questa
la loro conversazione del mattino. Doutre dedicava poi una
mezz'ora al maneggio dei piccoli manubri. Li lanciava, li
riafferrava, mano destra, mano sinistra, mano destra. Le
palme delle mani gli scottavano. Sul dorso, le vene sporgevano.
Si accordava un breve riposo, fumando una sigaretta.
Nel carrozzone vicino, Odette si svegliava. E anche
Ludwig. Doutre li udiva bisbigliare. Non si muoveva
pi. Gli veniva voglia di piangere. Le tortorelle si agitavano;
battevano le ali; volavano via piume leggere. Cercava
macchinalmente il dollaro e cominciava a farlo saltare.
Gli accadeva di dimenticare il significato di quel gesto
e si metteva a contemplare senza capire l'aquila appollaiata
o il profilo rustico della donna chiamata Liberty.
Alle otto Ludwig se ne andava col sigaro fra i denti. Doutre
entrava nel carrozzone.
Ecco il mio bulldog, esclamava Odette. Potresti
dire buongiorno.
Mentre Doutre le preparava la cioccolata, lei non finiva
pi di stirarsi e di sbadigliare; poi andava dietro un paravento
e faceva dieci minuti di ginnastica. Il giovane la
udiva soffiare, brontolare, gemere. Imburrava le tartine.
Ella gridava da sopra il paravento:
Parla... Di' qualcosa! Se credi che mi diverta questa
maledetta ginnastica.
Veniva fuori tutta sudata, coi lembi della vestaglia ondeggianti
sulle cosce venate e si metteva subito a tavola.
Che cosa idiota, diceva a bocca piena. Pi mi alleno
per dimagrire, pi ho fame.
Prolungava la colazione, si divertiva ad arrotolare una
sigaretta con una mano sola. Rideva con un riso di gola
che immobilizzava Doutre.
Non dovrei comportarmi cos, confessava. Mangio
troppo, fumo troppo. Faccio tutto ci che mi  proibito.
Per, accidenti! Se si dovesse dare ascolto ai medici!
Abbassava la voce, passando alle confidenze.
Non sono sempre stata una donnaccia, sai.
E apriva il cofanetto dei fantasmi, come lo chiamava lei.
Era pieno di fotografie e di ritagli di stampa. Frugava in
mezzo a tutte quelle carte con l'indice adunco come un
artiglio.
Guarda!... Il Berliner Tageblatt... Il Daily Mirror...
Il Figaro...
Gli articoli erano circondati di rosso o di blu. Le fotografie
si assomigliavano tutte, evanescenti, con riflessi crudi
che impastavano il volto. Odette appariva in costume
da baiadera, sultana, marchesa, senorita. Con le ciglia
aggrottate, Doutre gettava una rapida occhiata. Odette
seguitava a frugare nel cofanetto, poi rimaneva a lungo
con un ritaglio fra le dita, muovendo le labbra.
Tutto questo deve cambiare, mormor infine. Dal
momento che le ragazzine sono d'accordo!
Doutre lavava i piatti. Odette, seduta per terra, con la
matita in mano, lavorava, parlando a mezza voce.
Un recital... Uno spettacolo completo con tre o quattro
parti ben collegate...  quello che tuo padre non volle
mai capire... Una pantomima, del teatro, insomma, con
cambiamenti di scene, effetti speciali... La manipolazione
non basta pi, al giorno d'oggi.
La giornata passava. Ludwig insegnava a Doutre a servirsi
degli attrezzi, oppure quest'ultimo si esercitava da
solo, sotto la sorveglianza di Vladimiro. Evitava di guardare
la corda con cui avevano per tanto tempo legato il
professor Alberto. Era arrotolata a otto, con un nodo che
la stringeva in mezzo. Il giovane lanciava il dollaro, lo
stringeva nella mano, fingeva di nasconderlo nella sinistra,
apriva la destra... Vladimiro scuoteva il capo e applaudiva.
Notevole, diceva. Vladimiro trova notevole.
Ma non lo era affatto. Era anzi assai difettoso. Doutre
si criticava con accanimento, ricominciava da capo, finiva
con l'ingiuriarsi, le mascelle serrate, le labbra rialzate sui
denti. Allora sedeva accanto a Vladimiro, gli offriva una
sigaretta. Di tanto in tanto cercava d'interrogarlo. Da dove
veniva? Aveva sempre fatto quel mestiere? Vladimiro
stringeva le mani, le dondolava fra le ginocchia.
Non ricordare, diceva. Guerra... Molto cattivo.
Aveva in fondo al carrozzone un banco da lavoro; costruiva
con stupefacente abilit piccoli oggetti di cui Odette
aveva disegnato i progetti.
Perch non fai della prestigiazione con noi? gli
domand Doutre. Abile come sei!
La fronte di Vladimiro si corrug, facendogli piovere
i capelli, col brusco movimento di una bilancia, sulle sopracciglia.
Proibito, spieg infine. Vladimiro... paura.
Di che cosa hai paura? Sai bene come sono fatte tutte
queste cose! Sei tu che le fabbrichi.
Vladimiro si asciug il naso, fissando su Doutre le pupille
torbide.
Diffidenza! disse.
La maggior parte del tempo rimanevano silenziosi l'uno
accanto all'altro. Doutre aspettava la sera, la rappresentazione,
la ricompensa. Alle otto si trascinava per le quinte,
si fermava sulla soglia dei camerini dove gli artisti si truccavano.
Ascoltava, dall'altra parte del telone, la marea crescente
delle voci, delle risate, dei gridi. Lo spettacolo della
sala semioscura, con tutti quei volti, tutti quegli occhi,
tutti quei respiri... si sporgeva sull'orlo dello scenario, come
attirato da un abisso, ansimava per l'angoscia. Gli ottoni
prorompevano; la folla si muoveva appena, come un
enorme animale ronzante. Ogni sera la stessa nausea, lo
stesso panico. Allora scivolava nel ridotto fino alla scala
della seconda galleria. Perduto in una marea di marinai,
di ragazze, di stranieri d'ogni paese, saliva in loggione,
si sedeva dove poteva e, dinanzi alla scena illuminata,
provava un nuovo terrore. Si vedeva laggi, solo soletto,
esposto ai lazzi e ai fischi. Le mani gli sudavano. E poi il
sipario si alzava ed egli entrava, con gli occhi semichiusi
nel suo sogno. Le gemelle distribuivano saluti. Dimenticava
tutto. I suoi sguardi andavano dall'una all'altra e si
stupiva di non poterle riconoscere. Di lontano, attraverso
il fumo delle sigarette, non scorgeva che due teste bionde
identiche, due corpi talmente simili che l'uno era solo il
riflesso dell'altro. Il loro numero era stato studiato in modo
da mettere in risalto quella somiglianza quasi inquietante.
Una delle sorelle fingeva di contemplarsi in uno specchio
indicato da una semplice cornice di legno e l'altra ripeteva
i suoi movimenti, come un'immagine riflessa dallo specchio.
Doutre ne era subito affascinato, e quando Hilda - ma
forse si trattava di Greta - attraversava lo specchio magico
per raggiungere la sua copia, si sentiva liberato da
un peso oscuro. Il resto dello spettacolo non lo interessava.
Ridiscendeva, con le gambe che lo reggevano appena; e
la musica lo inseguiva attraverso una nebbia. Attraversava
il ridotto appoggiandosi con una mano alla parete, raggiungendo
i camerini. Le ragazze si stavano cambiando,
con la porta aperta, ed egli le trovava, vicine, seminude,
ancora pi identiche, con le loro chiare risate che si facevano
eco. Le guardava senza pudore, come si osservano
le bambole in una vetrina. Avevano occhi di bambole, brillanti
di vita ma solo in superficie, occhi di una materia misteriosa,
attraenti come gioielli. Nessun pensiero li offuscava.
Anche le loro voci sembravano prive di espressione.
Pronunciavano parole incomprensibili che forse neppure
loro capivano bene. Doutre, appoggiato con una spalla alla
porta, le mani in tasca, le guardava. Non erano ragazze-fate,
ma ragazze-giocattoli, dipinte a maraviglia, bianche
e rosee nella loro attraente biancheria intima; si rivestivano
con i medesimi gesti, tanto avevano l'abitudine di lavorare
insieme.  una favola, pensava Doutre; ma no, non
era una favola perch era assalito improvvisamente dal
desiderio di stringerle entrambe a s, di tuffare la fronte,
e le guance nella schiuma ondeggiante dei loro capelli. Allora
si voltava lentamente, come un ferito, cercava con lo sguardo
l'atrio dove si accalcavano gli artisti che stavano per
esibirsi; vedeva confusamente alcuni clown, come rombi
ricamati a lustrini, dalle sopracciglia a forma di ricciolo;
i pagliacci con le cravatte a pallini larghe come ali; l'equilibrista
sulla sua bicicletta da bambino; il cavallerizzo in
costume da generale dell'Impero, e sua madre che, vestita
da marchesa, con i seni stretti uno accanto all'altro in un
busto di merletto, e un neo vicino all'occhio, agitava un
ventaglio.
Dove vai? gli chiedeva.
Rientro, mormorava lui. Vado a lavorare.
Si arrampicava nel carrozzone, sedeva sull'orlo del letto,
quel letto dove il professor Alberto era morto. Aspettava.
Non  nulla, pensava. Passer. Prima o poi mi sveglier.
Spesso si abbandonava su un fianco e dormiva
tutto un sonno sino al mattino. Quando si destava, sapeva
che la sua vita, la sua vera vita, sarebbe cominciata solo
alla fine del giorno. Le sei. Dava del grano alle tortorelle.
I suoi progressi furono rapidi. Certamente hai preso
da lui, diceva Odette. E Ludwig talvolta confessava:
Mi stupisci, piccolo. Mi stupisci.
Gli accadeva di pensare al cimitero, ma gli mancava il
tempo di allontanarsi dal music-hall. Dopo la moneta
c'erano le palline. Dopo le palline c'erano le carte. Soltanto
le sue mani riflettevano, calcolavano; divenivano adulte
sotto i suoi occhi che vedevano soltanto le due sorelle. Di
tanto in tanto indossava l'abito da sera di suo padre e si
limitava a camminare con precauzione, col dollaro stretto
nella mano.
Alberto non morto! scherzava Vladimiro.
Taci, ordinava Doutre.  una cosa seria.
Ben presto Odette organizz le prime prove del nuovo
spettacolo. Il carrozzone degli attrezzi fu provvisoriamente
interdetto a Doutre, perch Odette era ancora incerta, poco
sicura dei suoi risultati. Hilda e Greta arrivavano con aria
affaccendata poco dopo la colazione. Si rinchiudevano insieme
con Odette e Ludwig. Quest'ultimo non appariva
molto entusiasta. Odette trattava male tutti. Vladimiro puliva
il motore della vecchia Buick.
Alla fine del mese, confid a Doutre. Tutti e cinque...
E si batt sul braccio destro col taglio della mano sinistra,
a varie riprese.
Doutre non tard ad essere partecipe del segreto, perch
aveva anch'egli da rappresentare una parte. Odette dirigeva
il lavoro, con i grossi occhiali di tartaruga sul naso
e le mani piene di carte, e lanciava urli come un soprastante.
Be', disse, come ti pare?
Doutre era troppo sconvolto per rispondere.
Ne ho gli stivali pieni, disse Odette, ma credo che sentiranno parlare di noi.
Ai primi d'aprile, la carovana si mise in marcia. Si recava a Bruxelles.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Nell'intervallo la partita era gi vinta. I giornalisti si
accalcavano nel camerino dove Odette stava rivestendosi.
Da tutte le parti, le rivolgevano domande. La sigaretta fra
le labbra, rispondeva freddamente, soppesando con cura
le parole.
Chi vi ha dato l'idea di un simile spettacolo? grid
un cronista di La Libre Belgique.
Leggo molti romanzi polizieschi, spieg Odette, mentre
le matite correvano sui taccuini, ho pensato che sarebbe
stato divertente unire una serie di numeri in una
specie di racconto e presentare un piccolo dramma misterioso...
Aveva dovuto redigere il testo ma lo recitava abilmente,
esitando quando occorreva, come se stesse improvvisando.
L'errore della maggior parte degli illusionisti, continuava,
 di passare da un numero all'altro, di spezzettare
la rappresentazione, capite che cosa voglio dire? Per
riunire tutti quei pezzi separati, parlano molto, parlano
troppo... Io invece ho soppresso gli sproloqui. Tutto  mimato.
Avete fatto del cinema con la prestigiazione, disse un giornalista del Soir.
Se volete, s, pressappoco  cos.
Dopo essersi data una pettinata ai capelli corti, si infil
la giacca nera del tailleur. Un flash le fece fare una smorfia.
Si mise gli occhiali di tartaruga che la facevano somigliare a un businessman.
Quella ragazza che lavora con voi, Annegret?... chiese l'inviato del Telegraaf.
 un'orfanella. L'ho trovata in Germania.
Ha un'aria perbene, grid qualcuno. E il ragazzo?
 mio figlio, rispose Odette sorridendo. Ha una
paura folle, ma questo non lo scrivete, eh! Lavora da pochissimo tempo.
Suon di nuovo il campanello che annunciava la fine dell'intervallo.
Vi accompagno, disse Odette. Io non compaio nella
seconda parte. Precisate bene che questa parte  rappresentata
soltanto da Annegret e da Pierre. Questo dar
loro coraggio e del resto lo meritano.
Pass per prima: i giornalisti la seguirono impressionati.
Gi il sipario si alzava e il pubblico, fiducioso, applaudiva.
Odette sedette in prima fila, tra i giornalisti.
Un ambiente lussuoso. Alle pareti antiche tappezzerie.
Un orologio suona tre colpi. La scena  appena illuminata.
Nel castello tutti sono addormentati. A un tratto un lieve
scricchiolio. Una porta si schiude. Il raggio di luce di una
lampada elettrica corre sui tappeti, balza di mobile in mobile.
Entra senza rumore una figura nera.  una donna,
vestita da topo d'albergo.  Annegret. Si direbbe che sia
nuda, in quel maglione nero che brilla dolcemente come
una pelle. Fischi di ammirazione risuonano in loggione.
Si ode lo schiocco di un bacio e un rapido rumore di proteste.
Ritorna il silenzio, cos profondo che il frastuono
assordito del viale  per un momento percettibile. La ragazza
si avvicina a una vetrina dove scintillano gioielli e
pezzi di argenteria. Fa saltare rapidamente la serratura e
introduce il bottino in un sacco appeso al collo. In un batter
d'occhio la vetrina  vuota, ma il sacco non  aumentato
di volume. La ragazza si volge a una seconda vetrina.
La sala, col fiato sospeso, sorveglia ogni suo minimo gesto.
Ella ha appoggiato la lampada su una mensola e si vedono
distintamente le sue mani guantate di nero che afferrano
delicatamente i soprammobili, i quali scompaiono ad uno ad uno nel sacco.
Prodigioso! mormora un giornalista all'orecchio di Odette.
Ma la ladra ha fretta. Allarga la gola del sacco e vi fa
cadere dentro tutti insieme gli oggetti della vetrina. Si comincia
a ridere, qua e l, nervosamente. La ragazza fa ora
girare il raggio della lampada intorno a s. Una piccola
pendola sul caminetto. Non prender anche quella!... Un
gesto e la piccola pendola  scomparsa. Il sacco continua
ad essere piatto come prima. D'improvviso, gli applausi
esplodono, aumentano d'intensit, giungono come un fuoco
all'orchestra, ai palchi. Laggi la ladra si affretta.
Non  pi un furto,  uno sgombero. I libri preziosi,
hop, scamparsi... I vasi di Svres, nel sacco del nulla.
La ragazza corre silenziosamente a destra e a sinistra.
A un tratto il lampadario si accende. Gli applausi s'interrompono
di colpo.  entrato in quel momento il giovane
castellano in veste da camera. La ladra, sorpresa, indietreggia
lentamente dinanzi a lui, e non si pu fare
a meno di ammirare il suo seno audace, la linea suggestiva
delle lunghe gambe, il fremito dei fianchi. Tutti
hanno dimenticato il sacco. Non vedono pi che la sfolgorante
giovinezza della ragazza. Odette ha abbassato
il mento sul pugno. Guarda Pierre. Questi tende a mezzo
il braccio verso la campagna. Odette sa bene ci che
significa quel gesto, e perch la fronte di Pierre cominci
a essere lucida. L'imbecille!... La ladra vuol fuggire. Egli la raggiunge, lotta con lei.
Tienila forte! grida una voce dalle altezze della sala oscura.
Il vicino di Odette si china verso di lei.
Credo che la raccomandazione sia superflua! mormora.
Odette alza le spalle. Ma Pierre ha afferrato una corda
e lega saldamente la fanciulla su una sedia. Allora,
lentamente, avvicina il volto a quello della prigioniera. Le
sue labbra sfiorano quelle della bella fanciulla e la sala
sospira confusamente. Odette strappa il programma che
aveva in mano in pezzetti sottili come striscioline di cuoio.
Esagera, esclama adirata.
Non era previsto? chiede il giornalista.
Odette sobbalza, squadrando l'importuno.
S, certo. Questo lo eccita. Intanto, non vede il pubblico.
Guarda la coppia che sta lottando. La fanciulla ha
respinto il castellano. Miracolo. La corda  scivolata a
terra. Egli brandisce un paio di manette che sbattono,
richiudendosi. Fatica perduta. Con un gesto ella si  liberata.
Sta per fuggire, per scomparire. Il giovane trae
di tasca una rivoltella. La ladra rimane immobile ma, con
tutto il busto rovesciato all'indietro, si rifiuta. I movimenti
sono cos giusti, le mimiche cos perfette, che gli
spettatori dimenticano che si tratta di un giuoco. Si
sente il turbamento dell'uomo deluso. Egli apre rabbiosamente
un armadio a muro, ne trae una cesta di cui solleva
il coperchio. La fanciulla ha capito, ma non cede.
Preferisce raggomitolarsi nella cesta di cui il castellano
chiude a chiave le serrature. Sorridendo con aria crudele,
egli sceglie poi tra le spade di una panoplia la pi lunga,
di cui piega la lama. Odette comincia a perdere la pazienza.
Troppo lunga! Troppo lunga! mormora.
Pierre introduce la punta dell'arma tra due fibre di vimini
e, pesando con forza sulla spalla l'affonda. Un gemito.
La cesta  agitata da sussulti. Ma cessano presto.
Pierre ritrae la lama, rossa di sangue, e un grido d'orrore
si smorza nella sala, seguito da uno scoppio di applausi.
Dietro al giovane appare in quel momento la ladra che
indossa uno stupendo abito da sera. Come ha potuto sfuggire
dal cesto, cambiarsi d'abito in un attimo? Mistero.
Ma  proprio la stessa fanciulla, bionda, sorridente, innocentemente
lasciva. Tutti l'hanno riconosciuta, perch
tutti la desiderano.  apparsa accanto all'uomo, simile a un
sogno d'amore inaccessibile. I giornalisti, tutti insieme,
s'interpellano: Fantastico!... Sensazionale!... Soltanto
Odette non si muove.
Con un balzo il castellano si getta sulla preda inafferrabile.
Vuole forse strangolarla? Affatto. La fanciulla  caduta
in catalessi. Si abbandona fra le sue braccia, rigida,
ingombrante, ed egli gira su se stesso, sbalordito, non sapendo
pi che fare di quel corpo che improvvisamente
assomiglia a una tavola. Il pubblico lo schernisce, si
schiera a favore dell'uno o dell'altra, in un'esplosione di
risate e di fischi. Pierre depone il fardello su un divano,
vi getta sopra una coperta e stacca la cornetta del telefono.
Parla in fretta, a voce bassa. Probabilmente chiede
aiuto, poi torna verso il divano, con aria preoccupata.
Se l' squagliata! grida qualcuno.
Pierre china le spalle. Afferra un lembo della coperta.
Odette ode intorno a s la sala respirare con lo stesso
ritmo.
Che cosa aspetti? grida la stessa voce.
Pierre strappa via la coperta. Non c' pi nessuno, o
meglio, s. La falsa morta  in piedi, accanto alla porta,
vestita da amazzone, con un grazioso cappello posato sull'orecchio
e un fiore tra i denti: gli applausi fanno crollare
la sala.
Rallegramenti! grida uno dei giornalisti.  una
cannonata.
S... S... mormora Odette con voce confusa.
Si odono tre colpi di fuoco, e il rumore cessa. Il castellano
ha sparato a bruciapelo. La bella fanciulla vacilla,
cade su un ginocchio. Le esce sangue dalla bocca. Si
lascia cadere su un fianco. Questa volta non ci saranno pi
colpi di scena.  la fine. Pierre solleva il cadavere, lo
chiude nell'armadio a muro e si asciuga le mani. Ma ecco che
l'armadio si apre lentamente. La fanciulla appare, in abito
da ballo, tutta di bianco. Agita un ventaglio.  cos
bella, cos sovrannaturale, che una specie di angoscia immobilizza
gli spettatori.  lei ad andare incontro al giovane
ed  lui che ha paura. Indietreggia, perde la testa, si getta
contro le porte, le chiude e intasca le chiavi, a una a una.
Un ultimo sguardo. L'apparizione  sempre l, affascinante,
quasi drammatica. Egli si precipita fuori, sbattendo l'ultima
porta, di cui si ode stridere la serratura. Ha rinchiuso il
suo amore. Povero pazzo! Forse che l'amore si lascia catturare?
La fanciulla, sorridente, raccoglie la corda caduta ai piedi
della sedia. La trasporta ammucchiata proprio vicino alla
ribalta e agita sopra di essa il ventaglio. Alcuni spettatori
si rizzano in piedi. Gli altri gridano: Seduti! Seduti!
La corda ha avuto un trasalimento. Al soffio del ventaglio,
si solleva, come un sottile rettile che dondoli la testa secondo
la volont dell'incantatore. Si drizza. Il ventaglio
sembra affrettarne lo spiegamento. Sale, perfettamente
diritta.
La corda indiana? dice un giornalista.
Odette china il capo. La corda si svolge, anello per
anello, e la fanciulla comincia a spogliarsi. Un castissimo
strip-tease. Si capisce che si sta spogliando per poter salire
e fuggire. Eppure, si fa ancora il silenzio. Gli indumenti
cadono, ad uno ad uno. La corda si regge diritta,
inesplicabilmente. Un'orchestrina languida suona in sordina
un valzer viennese. Un proiettore cosparge un vapore
azzurrino, una mistica tinta da vetrata sullo splendido
corpo dell'attrice, mentre le luci si affievoliscono e il palco
 invaso dall'ombra. Ella  in piedi, orgogliosamente, dinanzi
a un migliaio di spettatori. Con un lento gesto getta
via il ventaglio che rimbalza; afferra la corda e si solleva.
 gi a mezza altezza, figura immateriale, visione irreale.
Tutti i volti, con un solo movimento, hanno seguito la sua
ascensione e la musica desta non si sa quali rimpianti.
Si vorrebbe trattenere la piccola figura che si sporge lass
un'ultima volta, tendendo un braccio in un gesto di addio.
Un violino geme. La corda freme. Il silenzio si fa insopportabile.
E poi la corda trema, il violino tace, l'incanto
cessa. Qualcosa attraversa l'aria sibilando. La corda  ricaduta.
Gli occhi cercano ancora la donna scomparsa. La
sala non osa ancora respirare. Ad un tratto la porta viene
scossa con forza. Entra il castellano, seguito da un gendarme.
Allora avviene, irresistibile, la reazione. Tutti
urlano, alzano le braccia. Il gendarme si precipita, solleva
le vesti abbandonate. Due tortorelle volano via, girano intorno
ai due uomini stupefatti. Scoppiano gli applausi,
mentre il gendarme, furioso, afferra il castellano e lo
trascina via. Cade la tela e si risolleva. Gli spettatori, in
piedi, acclamano Pierre e la sua compagna. Li chiamano.
Essi salutano goffamente. Sotto la luce delle lampade e dei
proiettori, hanno volti di fanciulli. Vogliono ritirarsi. Le
grida raddoppiano. Odette esce alla chetichella e va a
rinchiudersi nel suo camerino. Cammina su e gi, accende
una sigaretta, ascolta lo scatenarsi al di l delle pareti di
quel successo che ha voluto con tutte le sue forze. Sa che
domani avr offerte per la Francia, l'Inghilterra, l'Europa.
Sente che ha la fortuna a portata di mano. Se ne
infischia degli applausi. Non sono quelli che contano!...
Battono alla porta. Gi dei fiori! Mazzi, cesti. Le teste,
intraviste nel corridoio, di persone ritte sulla punta dei
piedi. Purch tutto non vada in fumo per una imprudenza,
una frase infelice, un'allusione! Ah! eccoli infine!
Entra lei per prima. Pierre, sulla soglia, agita le mani
congiunte sopra il capo, per ringraziare il gruppo degli
ammiratori. Si volge.  trasformato. Odette conosce quello
sguardo troppo brillante, quel sorriso un po' tremante,
quella contentezza smarrita di tutti i lineamenti. Ha perduto
la vergognosa verginit del commediante. Per la prima
volta ha fatto l'amore con la folla e scoppia d'orgoglio.
La sua giovinezza trionfante fa male. Una strana tristezza
afferra Odette alle reni, al cuore.
Chiudi la porta, ordina.
La sua voce  cos dura che Pierre si ribella.
Che c'? Qualcosa che non va?
Nulla per ora. Dov' l'altra?
Dice l'altra perch non si ricorda pi se quella costretta
a nascondersi  Hilda oppure Greta.
Nel suo camerino, risponde Pierre placidamente.
Lo credo... ma se qualcuno la ode, eh?
Afferra la fanciulla per un braccio, le grida in faccia
una lunga frase in tedesco.
Basta! dice Pierre. Che cos'hai?... Perch vuoi che
accada qualche cosa?... Vladimiro monta la guardia, senza
farsene accorgere. E Greta si sta vestendo in silenzio. E
allora?
Odette accende un'altra sigaretta, schiaccia il mozzicone
con il piede.
S, va bene. Ho torto io. Solo che sembra tu non capisca
che siamo alla merc della minima imprudenza. 
terribilmente pericoloso quel che stiamo facendo.
Pericoloso?... Tutti sono persuasi che io ho una sola
compagna. L'hanno vista durante tutta la prima parte.
Parliamo pure della tua compagna! grida Odette.
Cos' quel modo di sbaciucchiarsi, di girare gli occhi,
di accarezzarsi sulla scena?
Pierre indica col mento la fanciulla, e Odette si fa
pallida in volto.
Non capisce.  una sciocca! Ma bisogner che capisca
anche lei. Non voglio improvvisazioni... Devi avere
una passioncella per questa piccola ipocrita! Ascolta, caro
Pierre. Fuori dal lavoro sei libero. Ma durante il lavoro,
niente sentimentalismi. Questo  il mestiere!
Hilda annusa ad uno ad uno i mazzi di fiori, e ride
felice. Odette scuote Pierre.
Sai dirmi che ti ha preso?
Non lo so. Non avevo pi la testa a posto... Se non
fosse stata legata, non avrei osato...
Odette l'osserva con occhio esperto.  vestito bene, ora.
I suoi capelli sono mossi con grazia, sopra le tempie.
Ella sa riconoscere nella curva del mento, nelle sporgenze
degli zigomi, l'uomo che sta per formarsi, e la
stessa contrazione fuggevole le stringe il ventre. Abbassa
la voce.
 dunque una cosa seria?
Che cosa?
Tu e lei?
Egli evita di guardarla, opponendole una fronte ostinata.
La grande passione, eh!
Ride, volgarmente, con la sigaretta incollata al labbro.
Spero che non le ami tutte e due!
Il giovane apre un poco la bocca, come se avesse ricevuto
un colpo in pieno petto. Gli vede il naso farsi pi
pallido.
Pierre, dice dolcemente.
Ma egli si volge di scatto ed esce sbattendo la porta.
Alcuni petali volano in aria. Odette si caccia i pugni
nelle tasche della vestaglia, poi si ricorda della ragazza.
Raus!
La ragazza se ne va, docilmente, e Odette le getta
dietro, alla rinfusa, nel corridoio ormai deserto, i mazzi
di fiori che si sparpagliano...
... Non si parl pi, fra Doutre e Odette, delle gemelle.
C'era appena il tempo per vivere, e si viveva come cospiratori.
Durante la giornata, a turno, Hilda e Greta si
nascondevano nel carrozzone degli attrezzi, fermo in una
strada laterale, dinanzi all'ingresso degli artisti. I giornalisti,
gli impiegati del teatro, il pubblico conoscevano
soltanto Annegret, la straordinaria attrice che si trasfigurava
pi velocemente di Fregoli. Fa sera, Vladimiro portava
via la cesta che racchiudeva la prigioniera. Era lui
che, prima di vestirsi da gendarme, mutava gli scenari e
maneggiava i proiettori. Nessuno aveva pi accesso alle
quinte. Tutte le precauzioni erano prese. Eppure, quando
si avvicinava l'ora dello spettacolo, Odette non stava
pi in s. Verificava gli attrezzi, faceva funzionare la
puleggia su cui scivolava il filo invisibile che sosteneva la
corda. Vladimiro, appollaiato nelle centine, esaminava
un'ultima volta il sistema di aggancio, preparava il velo
nero, il cui colore si confondeva con la tela di fondo e
che egli avrebbe spiegato, di colpo, dinanzi ad Annegret.
Tutto pronto, signora! gridava.
Dietro il sipario, mentre la sala si affollava, Odette
girava avanti e indietro, contava sulle dita, ripeteva l'elenco
degli oggetti da utilizzare. E quando Vladimiro, ridisceso,
sollevava il bastone che avrebbe battuto i tre colpi,
lei si appoggiava a un montante, col braccio ripiegato.
Mi faranno morire! sospirava.
Un minuto dopo entrava in scena, imperiosa, il gesto
ampio, mentre l'orchestra attaccava una marcia.
Per Doutre la rappresentazione era l'ora della droga,
dell'ebbrezza che stronca. Appena arrivava sulla scena
oscura, appena percepiva nella cupa caverna della sala
il biancheggiare dei volti, il respiro profondo della folla
che veniva a smorzarsi sull'orlo del palcoscenico, come
un'onda, egli si sdoppiava; assisteva, in una specie di
agonia, alle evoluzioni di uno sconosciuto le cui iniziative,
talvolta, lo spaventavano. Ci che soprattutto temeva,
era il momento del bacio. Odette, dopo molte esitazioni,
aveva tollerato quell'episodio imprevisto, Doutre
ora era costretto a baciare la sua compagna. Sino
all'ultimo momento lottava, esitava, perch non sapeva
come avrebbe reagito Annegret. Una delle due sorelle
chiudeva la bocca, tentando di allontanare le labbra; l'altra,
al contrario, alzava subito la testa, aspettando con
gli occhi socchiusi, ed egli la sentiva vibrare tra le sue
braccia e soffocare un gemito. Allora, suo malgrado, si
attardava e, aiutandola a liberarsi, aveva l'impressione
di svestirla.
Con un tremendo sforzo si staccava e scorgeva Odette
tra le quinte, che cercava di nascondersi dietro una colonna.
Ogni sera era la stessa prova. Inutilmente si preparava,
dicendosi: Questa volta,  quella che non mi
ama!, sempre veniva ingannato e scopriva sotto le labbra
una bocca morbida mentre si chinava con un senso
di noia. Sconvolto, perdeva completamente la testa. Forse
la bella indifferente cedeva le armi? Oppure aveva
ideato quel giuoco solo per beffarsi di lui? Quale delle
due era consenziente? Se nel carrozzone si permetteva un
gesto un po' audace, la fanciulla aggrottava le ciglia.
Greta? Hilda? domandava con aria supplichevole. L'altra
rispondeva: Annegret, e fuggiva via, con una
risata che saliva come un vocalizzo. Di giorno erano
inafferrabili. Poteva avvicinarsi a una di loro solo la
sera, quando l'intera sala spiava, in un silenzio sospeso.
E la parte che allora egli rappresentava sembrava ripetere,
in maniera burlesca, la sua disavventura quotidiana.
Aveva pregato Odette di modificare il numero.
Hai letto i giornali? aveva replicato Odette.
Si ammucchiavano sulle sedie, tutti aperti alla pagina
degli spettacoli. I titoli erano inebrianti: Gli Alberto fanno
accorrere Bruxelles... La coppia prodigio... Una sfida
alle leggi naturali...
Doutre aveva insistito:
Puoi sopprimere per la cesta...
Perch?
Quel colpo di spada...  brutto!
Ti impressiona? Hai paura di ucciderla davvero?...
 proprio quel che merita, quella sgualdrinella!
Quando Odette era in collera non misurava pi le parole.
Ma aveva anche i suoi momenti di distensione. Soprattutto
quando contava gli incassi, perch il denaro
entrava a fiotti. Dopo la colazione, scriveva cifre su
una grossa agenda, sorseggiando un bicchierino di anisetta
o di bndictine.
Be'! Be'! Non va troppo male.
Infilandosi la matita fra i capelli, si stirava e aggiungeva
sbadigliando:
Venderemo la Buick.  una carretta. La reputazione,
ragazzi. Non dimenticate mai questo: la reputazione!
Firm un contratto per l'Electra, di Parigi. Il pomeriggio
si rinchiudeva con uomini che ridevano forte e
fumavano sigari. La chiamavano al telefono a tutte le
ore. Tornava con gli occhiali sollevati sulla fronte, brontolando
tra s. Vladimiro ridipingeva i carrozzoni. Giallo
e nero. Gli Alberto. Faceva un po' circo equestre. Ma
era divertente anche dover superare una fila di monelli
per tornare a casa. Pi divertente ancora essere salutati
con rispetto dalle lavoranti: Buongiorno, signor Pierre.
Divertente avere sempre pi denaro in tasca, fermarsi
dinanzi alle vetrine e pensare: Se voglio, non ho
che da entrare. Doutre sapeva bene che si trattava della
continuazione del suo sogno. Tutto era divenuto troppo
facile. E tanto pi assurdo di prima! Quella ragazza,
rinchiusa sino a sera in un carrozzone. L'altra - la
stessa del resto - che andava a passeggio chiss dove,
attraverso la citt, per dimenticare la prigione del giorno
prima. E tra poche ore, i proiettori, il buio umidiccio del
teatro, la prigioniera che aspettava, legata alla sedia, il
suo bacio. E per finire, la corda dell'evasione, quella del
professor Alberto. Ma egli non sarebbe ridisceso mai
pi...
Doutre si aggirava lungo i magazzini, osservando la
propria immagine riflessa che forse era il vero Doutre.
Dov'era, infatti, il rovescio, dov'era il diritto? Di tanto
in tanto, faceva saltellare il dollaro. Testa. Croce. D'aquila.
Da Liberty. E per finire, comprava sei cravatte o
una lucerna d'argento.
Dalle quattro alle sei lavorava. Cominciava ad avere
quelle mani di vento, di cui aveva parlato Dudwig. Nelle
carte, soprattutto, stava divenendo assai abile. Gli volavano
fra le dita, come unite da un fluido.
Scegli!
Odette lasciava i suoi calcoli e le sue scartoffie per
tendere la mano adorna di troppi anelli.
Il re! Scegline un'altra!
Le faceva scivolare in mano lo stesso re, per quanto
ella si mettesse di puntiglio- e lo sorvegliasse.
Canaglia! diceva.
Per un attimo nulla pi li separava. Egli sorrideva liberamente.
Lei gli dava un buffetto sulla guancia.
Vedrai... Parigi! mormor un giorno. Se riusciremo
laggi, avremo tutto...
Ma s'interruppe perch stava entrando Vladimiro. Veniva
a preparare il vassoio del pranzo per la prigioniera.
Chi  di turno? disse Doutre
Hilda.
Odette rise.
Hilda o Greta! Non riesco ancora a riconoscerle.
Quelle sgualdrinelle si divertono a imbrogliarci. Bisognerebbe
far loro tatuare un segno.
Doutre rientrava gi nel suo guscio.
Non darle troppo da mangiare, raccomand Odette.
Tanto l'una che l'altra non pensano che a questo.
Potrebbero lavorare, imparare il francese. Niente. Mangiano
dolci tutto il giorno.
Doutre andava alla porta. Nel crepuscolo le file di
lampadine elettriche del teatro si accendevano. I manifesti
brillavano. Annegret, a destra dell'ingresso. A sinistra,
lui, Doutre. Lei, bionda, le labbra abbondantemente
truccate... Lui... Ma egli non vedeva che quelle labbra.
Fra poche ore lo avrebbero respinto o si sarebbero dischiuse,
complici?
Era il versante cattivo del sogno, quello che lo ghermiva
come il pendio di un abisso. Si lasciava andare. Non
parlava pi. Era ossessionato dal grande abisso d'ombra
in cui si agitava la marea dei volti. Ancora una volta,
avrebbe dovuto affrontare tutto ci, andare sino alla sedia,
sino all'armadio a muro, nascondere Annegret e subito
dopo vederla riapparire, cercare sul suo viso la
traccia di un'emozione, e sussurrare: Hilda, ti amo...
Greta, ti amo... per trovare soltanto, alla fine, una veste
gualcita e due colombe. Si mordicchiava le mandibole,
guardava i primi spettatori far la coda allo sportello. Li
odiava, ad uno ad uno, con una intensit feroce. Poi andava
a mangiare, con Odette e una delle gemelle, testa,
croce, l'aquila, la Liberty? Le immagini cominciavano a
mescolarsi nella sua mente; intrecciavano una ridda molle,
disgustosa. Odette, molto prima dell'inizio dello spettacolo,
riepilogava le raccomandazioni, prima in tedesco,
poi in francese.
Be'? Dormi?... Quando agiter la mano...
Suvvia! Era il momento. Tutti si alzavano. Vladimiro
era gi al suo posto. Odette chiudeva a chiave i carrozzoni.
I gesti si seguivano ai gesti. C'era un gran fremito
nel petto di Pierre. Un ultimo sguardo allo specchio del
camerino. L'orchestra suonava una melodia di moda. Pierre
avanzava sino alla soglia del ridotto.
Un bel pubblico, questa sera, mormorava una lavorante.
Egli apriva e chiudeva le mani. Gli veniva voglia di
strangolarla.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Parigi. L'Electra. L'entusiasmo del pubblico come un
fuoco di sterpi. La critica entusiasta. Le fotografie in
tutte le riviste. Odette trascinava in disparte i giornalisti,
mentre Vladimiro, nel cortile del music-hall, faceva salire
in un camioncino la gemella che non doveva mostrarsi.
Poi filavano tutti sino a Saint-Mand dove parcheggiavano
i carrozzoni, al limite del bosco di Vincennes.
Odette aveva proibito alle ragazze di uscire sole, e Doutre
doveva accompagnare quella che era autorizzata a
prender aria, perch sua madre temeva sempre una sciocchezza,
un'imprudenza.
Furono per lui giornate affascinanti. Non si stancava
di andare a zonzo lungo i Champs-Elyses con la sua
bella compagna, o di salire sulla Butte per contemplare,
nella dolce luce dell'aprile, le lontananze dorate disseminate
di campanili e di cupole. Si accorse che poteva
dire tutto alla ragazza, perch lei non capiva il francese.
Il giovane si fermava; la prendeva alla vita.
Hilda...
Ja! Ja!
Questa volta aveva indovinato e ridevano entrambi,
eccitati da quel giuoco a rimpiattino che si svolgeva
per la strada, gli occhi bene aperti, in mezzo alla gente.
Ti amo, Hilda... Sei bella... Mi piaci.
Ella guardava le sue labbra che si muovevano, poi spiava
il volto per vedere se parlava seriamente o se scherzava;
allora egli la stringeva a s, con l'indice, le dava dei colpetti
sulla spalla. Tu... Hilda... Tu... bella...
Riuniva le mani per evocare le forme della compagna.
Graziosa... graziosissima... Ella scoppiava a ridere ma,
se lui tentava di darle un bacio sul collo, sull'orecchio o
sulla guancia, vicino alla bocca, lei si scostava.
Nien... verboten...
Il giovane prolungava il giuoco in un'altra maniera e,
tenendola stretta a s, con un braccio intorno alle spalle
di lei, le diceva, con aria gentilmente rispettosa, frasi talmente
sconvenienti da fremerne di angoscia. Se lo avesse
schiaffeggiato, l, proprio sotto il naso della guardia! Ma
lei scuoteva adagio il capo.
Ja... Ja wohl!
Lo sai come ti amo?...
Era assalito dalle peggiori idee. E, suo malgrado, guardava
rapidamente a destra e a sinistra. Aveva paura delle
parole che gli salivano alle labbra. Non si riconosceva
pi. Ma subito si rassicurava. Non era che un giuoco,
dopo tutto. E cos, a poco a poco, superava le proprie
angosce, quella timidezza che gli stava aderente come una
maschera. Fingeva di mostrare i monumenti, le colonne,
i palazzi; la fanciulla alzava gli occhi chiari, attenta ai
brevi suoni di quelle parole sconosciute. D'improvviso,
egli taceva, si allontanava da lei come se l'avesse fatto
inorridire.
Ja.
Imbecille, diceva il giovane adirato. Ja, ja. Se
vedessi che faccia da scema hai. Non te l'hanno mai detto
che hai l'aria stupida con quegli occhi slavati? Quanto sei
sciocca, mia povera ragazza!
La offendeva a voce bassa, mentre lei gli si stringeva
addosso. E poi, bruscamente, la malvagit lo abbandonava.
Si sentiva innocente e buono. Baciava le dita della fanciulla.
In fondo non mi piace quel mestiere, lo sai. Mi rovina
i nervi. Se almeno non foste due... Se fossi sicuro di
amare te... o di amare tua sorella!
Quei monologhi ch'ella ascoltava ad occhi socchiusi,
accordando il suo passo a quello di Pierre con l'istinto di
una danzatrice, quelle confidenze sussurrate, lo liberavano
da vecchie ossessioni. Conduceva l'amica verso la Senna;
lo spettacolo dell'acqua lo calmava.
Capisci, quel che mi sarebbe piaciuto...
Si sforzava di guardare in se stesso, di comprendere,
ed esitava a lungo:
Avrei potuto fare il giardiniere... o la guardia campestre...
La terra, i boschi, quelle sono cose vere, reali!
Faceva saltare nella mano la moneta, sogghignando.
Il figlio del professor Alberto...
E aggiungeva, abbracciando Hilda:
... Con la pin-up numero uno. Domani sar il turno
della pin-up numero due.
L'indomani accompagnava Greta in piazza Saint-Michel
o al Lussemburgo ed era innamorato proprio come
il giorno prima. Faceva discorsi altrettanto cattivi. Viveva
in un sogno altrettanto incoerente. Di tanto in tanto,
fermava Greta, la prendeva per le spalle.
Suvvia, ci dev'essere pure una differenza tra voi...
qualcosa... un segno... una cicatrice... Non rispondermi
come sempre: ja, o ti allungo una sberla!
La ragazza aggrottava le ciglia, muovendo le labbra
come una sordomuta.
Se avessi un cane, brontolava Doutre, non sarebbe
peggio di cos.
Greta spesso rispondeva; si lanciava in spiegazioni volubili,
agitando le mani.
Benissimo, ho capito, tagliava corto Doutre.
L'eccitazione dei primi giorni lasciava il posto a un
furore sordo. Che cosa si raccontavano le gemelle di
notte, prima di addormentarsi? Doutre le immaginava
mentre si scambiavano confidenze soffocando le risate
sotto le coperte. Anch'egli rimaneva a lungo con gli occhi
aperti, ponendosi sempre la stessa domanda. Quale
delle due? Ma sapeva bene che, appena avesse avuto
l'una, avrebbe voluto l'altra. Era l'altra che lo ossessionava,
l'assente, la prigioniera, il doppione. Appena andava
a passeggio con l'una, cominciava a perdere la pazienza.
Suvvia, sghignazzava, a che punto eravamo
l'altra sera? Ieri sono stato l l per baciare tua sorella.
Allora, oggi, bisogna che ricominci con te, eh,  logico!
La ragazza cercava di capire perch egli apparisse in
collera, perch le stringesse con forza il braccio. Doutre
le avvicinava il volto: ma veniva respinto.
Va bene, diceva. Vedremo domani; sono sicuro
che domani tua sorella sar gentile.
Subito pensava che domani sarebbe stato come oggi,
perch la ragazza del giorno dopo sarebbe stata identica
a questa. Talvolta, per farsi coraggio, pensava: Be',
 la stessa. Devo soltanto agire come se fosse una sola.
In fondo, che cosa ci sarebbe di mutato? Poi giungeva
l'ora dei pasti. Si ritrovavano tutti e quattro intorno alla
tavola. Odette di fronte a lui, Hilda a sinistra, e Greta
a destra. A meno che... Aveva la sensazione che la seduta
di prestigiazione continuasse, che una delle ragazze fosse
un'apparenza e si sarebbe dissolta nell'altra, come quelle
palline ch'egli moltiplicava e riportava all'unit, nelle proprie
mani. Ma le fanciulle mangiavano, parlavano, ed
egli si ritrovava in piena realt.
Nella realt? Quale? Stava ad ascoltarle. Avevano la
stessa voce. Sorridevano allo stesso modo. L'una di fronte
all'altra, si rimandavano la loro immagine, come un riflesso.
Forse i capelli di Greta erano un po' pi dorati?
Forse il volto di Hilda era un po' pi magro? Ma bastava
un cambiamento dell'illuminazione, un po' pi di
sole all'esterno, ed era Hilda a diventare la pi bionda
e Greta la pi magra. Doutre chinava il capo e mangiava
in silenzio. E quando le ragazze parlavano con Odette,
egli non era pi che un estraneo. Non chiedeva neppure
pi alla madre: Che dicono? perch ci ch'esse potevano
dire non lo interessava. Quando Odette gli parlava,
erano le ragazze a divenire presunte superflue, dei
manichini fatti in maniera ammirevole e conturbante.
Doutre preferiva le passeggiate per Parigi. Si sentiva infelice
quando vedeva soltanto una delle sorelle, ma, quando
le vedeva insieme, non poteva pi vivere. Se almeno
non si fossero vestite alla stessa maniera! Ne parl a
Odette, e, come sempre, Odette alz le spalle.
Da principio, ella disse, ho tentato... Ma sono
testarde come muli! E gelose! Non puoi fartene un'idea.
Io che le ascolto, ti dico che confrontano persino gli applausi.
Se una  stata pi applaudita, l'altra le tiene il
muso.
Per mi pare che qui potrebbero acconciarsi in maniera
diversa.
Certo. Ma non ne vogliono assolutamente sapere. Si
divertono a farmi venire l'emicrania, con quei loro musetti
ricalcati uno sull'altro. Due sgualdrinelle, ecco cosa
sono!
Doutre era perseverante. Compr un dizionario e condusse
una delle sorelle al Palais-Royal. Era Hilda. Egli
cerc la parola amore. Non era facile dirsi. Avrebbe dovuto
conoscere le coniugazioni, e anzitutto saper pronunciare
le parole. Si trattava di Liebe o di Tuneigung?
Hilda lesse il vocabolo e scoppi a ridere. Poi pronunci
lentamente: Eiebe, aprendo bene le labbra. Liebe. La
parola era graziosa. L'ora affascinante. Vi erano altre
coppie sulle panchine, e piccioni le cui ombre passavano
sibilando sui praticelli. Liebe. Doutre si avvicin a Hilda,
si tocc il petto, poi tocc quello della fanciulla, come
nei giuochi infantili in cui si recita: An ghin go... Doutre
mormor: Ich... du... liebe Era una cosa ridicola
eppure meravigliosa. Hilda rideva ancora, ma a piccole
scossette nervose, e l'azzurro cos raro dei suoi occhi era
diventato verde scuro. Non si difendeva pi. Guardando
i guanti che stava torcendo tra le mani, disse liebe,
come se avesse udito quella parola per la prima volta.
Doutre aggiunse:
Nein Greta.
Cerc: soltanto.
Nur Hilda. Soltanto Hilda... No Greta.
Ella appoggi la testa alla spalla di Pierre ed egli
allung il braccio dietro di lei sulla spalliera della panchina.
Poich erano gelose, Hilda non avrebbe raccontato
nulla alla sorella...
L'indomani, Doutre accompagn Greta alle Tuileries.
Trasse di tasca il dizionario e cominci a mettere insieme
alcune parole.
Greta... Kamerad... Gut kamerad...
La sorvegliava con la coda dell'occhio. No. Hilda non
aveva parlato della loro passeggiata al Palais-Royal. Greta
lo guardava, divertita. Doutre sospir. Si sforzava
inutilmente, ma aveva l'impressione di rivolgersi ancora
una volta a Hilda, una Hilda priva di memoria e che non
conosceva pi il significato della parola Liebe. Stava per
ricominciare, ma si ricord in tempo che se avesse rinunciato
a insegnar loro un vocabolario diverso non
avrebbe pi potuto riconoscerle. Sfogli il dizionario.
Freundschaft, disse. Amicizia. Ich... du... Freundschaft...
Ja, ja, fece lei.
Liebe avrebbe cos indicato Hilda, e Freundschaft, Greta.
L'incertezza sarebbe in tal modo cessata. Tanto peggio
per Greta. Egli avrebbe amato Hilda. Soltanto Hilda. Eppure...
Era Greta che si chinava verso di lui, in quel momento.
Cercava di capire perch egli avesse portato quel
dizionario, e i suoi occhi, una volta tanto, brillavano di
una vita personale. Doutre appoggi la mano sul polso della
compagna. Greta form una lunga frase strana, attese
la reazione di Doutre, poi congiunse le labbra, facendo
una smorfia. No, non era una smorfia.
Bocca? chiese lui. Labbra?... Ah! ho capito...
Cerc; il suo dito corse sulla pagina.
Kuss?... Bacio?...  proprio questo?
Ja... ja...
Si rovesciava all'indietro per ridere pi a suo agio.
Egli le prese il volto con le due mani, come una forma di
pane, un frutto, una melagrana matura. Aveva fame e
sete. La bocca di Greta era fresca. Non si sarebbe mai pi
saziato. Scintille di fuoco gli danzavano sotto le palpebre.
Non era pi Doutre. Non era pi solo... Si stacc da
lei, il tempo necessario per riprendere fiato; subito la riafferr.
Ah, che cosa meravigliosa! Soffocando, con le lacrime
agli occhi, si scost un poco. Miracolo del volto
femminile che le labbra percorrono sfiorandolo appena. E
gli occhi, assurdi visti cos da vicino! Eppure pieni di sole,
vibranti, profondi come il mare. Greta... Come dire?...
Si abbandon contro la sbarra della panchina. La testa
gli girava. Cerc a tastoni la mano della fanciulla, la strinse,
e sobbalz perch ella ricambiava la stretta.
Greta, mormorava. Sei stata tu a vincere... Sei
stata tu!
Nello stesso istante pens che sarebbe stato bello, l'indomani,
abbracciare Hilda, in quello stesso posto. E un
fremito di disgusto e di piacere lo attravers come una
fiamma. Si mise in tasca il dizionario e sorrise con un certo
sforzo.
Kuss? chiese.
Ecco! Tutto si svolgeva come nei giuochi di prestigio.
Bisognava conoscere la parola. E poich conosceva la
parola, Greta non resisteva pi. E quando egli avesse
conosciuto tutte le altre parole... ma figuravano nel dizionario?
La sera stessa, prov il proprio potere e, mentre una
delle ragazze, vestita da topo d'albergo, aspettava che
Vladimiro avesse battuto i tre colpi, mormor dietro di
lei: Freundschaft? La fanciulla si volt di scatto:
Nein... Liebe!
Era Hilda. Il giovane aveva finalmente scoperto il sistema
per distinguerle. Il suo amore aveva cessato di essere
mostruoso. Quella sera non ebbe paura del pubblico. Guard
tranquillamente la sala, quasi infastidito. Era riuscito
nel giuoco pi difficile, ma nessuno poteva saperlo. E
quando si avvicin alla compagna legata, sussurr:
Greta... Kuss?
E le diede un bacio da amante. Tutto era diventato cos
facile! Greta sarebbe stata 'ben presto la sua amante - ne
era certo - e, anche se l'avesse tradita con Hilda, anche
se il suo amore avesse esitato a fissarsi, egli almeno non
avrebbe pi provato quella tormentosa impressione di amare
una donna fittizia, un'immagine in uno specchio. Salut
in una maniera disinvolta che suscit risate. Odette, nel
palco, lo prese per un braccio.
Che cos'hai?
Io?... Nulla.
Hai bevuto?
Oh! Te ne prego. Lasciami in pace.
Odette si rec nel camerino vicino, dove le due ragazze
si cambiavano d'abito fischiettando, poi torn da Pierre.
Preferirei che tu bevessi, brontol.
Spesso si lasciava trasportare cos dalla collera. Ce l'aveva
con le gemelle, ma perch? E perch quando era sola
con lui lo interrogava come s'egli avesse cercato di nasconderle
qualcosa? Voleva sapere tutto, dove aveva condotto
la compagna, che cosa avevano veduto e se avevano
incontrato dei giornalisti. Era la sua ossessione. Ma Doutre
aveva giurato a se stesso di essere paziente. Se ne infischiava
dei giornalisti e della curiosit di Odette. Poteva
condurre Hilda e Greta dove desiderava e non pensava
pi che a questo. Le lezioni di francese ripresero, alle
Buttes-Chaumont, al Champ-de-Mars, nei giardini del Trocadero,
dovunque ci fossero panchine, fogliame, silenzio.
Greta sapeva dire bacio, con una strana voce infantile
che pareva si ascoltasse... Hilda non riusciva a pronunciare
amore.
No, non amoue... amore. Bisogna far sentire la r.
Era commovente, con quel collo che si allungava. Doutre
non resisteva. L'abbracciava. Ah! poco importava
quale, in fin dei conti, purch una delle due cedesse! Greta
sembrava meno fiera. C'era sempre un momento con Greta
in cui il dizionario cadeva e lei si aggrappava a Doutre
con una improvvisa violenza. I passanti guardavano altrove.
Ma se Doutre, un po' pi tardi, fattosi ardito, la
spingeva pian piano verso un albergo, subito resisteva.
Nicht... es ziemt sich nicht.
Egli si arrabbiava e le dava pizzicotti sulle braccia.
Perch sconveniente? Dal momento che ti amo, stupidina!
Allora, dove vuoi andare?... dove?... Non nel carrozzone,
eh! Non vorresti, no, che tua sorella...
Quando era lanciato, aveva paura di s. Dove andava
a prendere tutto quel che diceva? Greta apriva la borsetta,
s'incipriava. Doutre ide una nuova tattica. Accompagn
Greta da un orefice, in avenue de l'Opra. Le aveva prima
spiegato, a forza di dizionario: Regalo... braccialetto...
io felice... offrire braccialetto... Alla fine si erano capiti.
Greta, molto commossa, scelse un braccialetto formato
da sette anelli d'oro.
Questo si chiama una settimana, disse Doutre. Settimana.
Woche... Sette giorni... Un pensiero per ogni
giorno.
Per la strada, Greta lo baci e Doutre sent che stava
per raggiungere il suo scopo. Ancora un po' di pazienza.
Dopodomani, forse... Pens allora che Hilda... Naturalmente
avrebbe dovuto comprare un braccialetto anche a
Hilda. Lo stesso braccialetto, altrimenti si sarebbe rosa
dalla gelosia...
L'indomani entr dall'orefice con Hilda.
Ma guarda! disse il commesso. La signora ha
gi scelto lo stesso, ieri.
Doutre spieg che il gioiello si era perduto. E Hilda
prov il braccialetto. Teneva il polso a una certa distanza
dagli occhi, rideva al tintinnio degli anelli. Greta, la sera
innanzi, aveva fatto proprio gli stessi gesti. Esattamente
come Greta, Hilda fece scivolare il braccio sotto quello
di Doutre e mormor: Danke schn!
Questo si chiama una settimana, disse Doutre. Settimana.
Woche... Sette giorni... Un pensiero al giorno.
Quella notte Doutre dorm senza preoccupazioni. Sapeva
che le ragazze gli appartenevano.
Ne combini delle belle, gli disse Odette il giorno
dopo, quando venne a prendere il caff.
Che cosa?... Che hai inventato questa volta?
Cosa ho inventato!... Vuoi dirmi perch hai comprato
due braccialetti a Greta?
Ah! scusami, sai, disse irritato Doutre. Uno l'ho
comprato per...
S'interruppe. Odette imburrava le fette di pane con una
calma esasperante.
Idiota! mormor prima di cominciare a mangiarle.
Insomma, disse Doutre, non sono del tutto pazzo,
no? Ieri sono uscito con Hilda.
No. Hilda stava poco bene.  uscita Greta al suo posto.
Lo so perch ho ancora un sistema per farle parlare.
Ma via! Greta mi avrebbe avvertito.
Lei! grid Odette. Che stupidone! Vuoi che ti
dica perch quella sgualdrinella ti ha menato per il naso?...
Per vedere come ti comporti con sua sorella. S' dovuta
divertire un mucchio, quando le hai offerto il secondo
braccialetto.
Si alz, afferr il figlio per i rovesci della giacca e lo
scosse.
Svegliati, Pierre. Capisci! Si stanno prendendo giuoco
di te, tutte e due. Soltanto il denaro le interessa. Ci
pianteranno appena potranno fare a meno di noi.
No.
S. Sanno benissimo che siamo nelle loro mani. Le
conosco, io. Chiacchiero con loro. Ah! ho fatto davvero
male a metter su quel numero.
Greta! Greta era stata per cedere, ma prima aveva
voluto sapere se per caso sua sorella fosse stata la preferita.
Ma era mai possibile preferire l'una o l'altra?
E che ne ha fatto del secondo braccialetto? chiese
Doutre, disperato.
Lo ha regalato a Hilda; ma credo proprio che stessero
per accapigliarsi.
Non doveva farlo! grid Doutre. Non capisci che
adesso...
Era sotto il peso dell'umiliazione, col sangue alle guance
e i pugni stretti. Quanto era stato ridicolo! Questo si
chiama una settimana... sette giorni... Un pensiero per
ogni giorno... Chiss come aveva riso Greta, dentro di
s! Le parole piene d'amore divenute chiacchiere di ciarlatano,
i gesti teneri scherniti dalla ripetizione...
Quando si riunirono tutti e quattro per la colazione,
ancora una volta era impossibile distinguere le gemelle.
Portavano entrambe lo stesso braccialetto al polso destro.
Rivolgevano a Doutre lo stesso sguardo pallido, ironico
a forza di essere incolore. Doutre tent un ultimo sforzo.
Accompagn al parco Monceau una delle due gemelle.
Liebe?... Hilda?...
Ja... Auch... Kuss...
E, con l'applicazione e la seriet di una buona allieva,
disse, in francese:
Greta... raccontato a me...
Doutre sobbalz.
Chi  che ti ha insegnato queste parole?
Non stette neppure ad ascoltare la risposta e se ne
torn da solo. Tanto peggio per la ragazza. Se la sarebbe
cavata. Ne aveva abbastanza di loro, del mestiere, di tutto.
Bevve alcuni pernod, tent di ubriacarsi, e il padrone lo
gett alla porta perch si divertiva a far scomparire il
resto che il garzone tentava di rendergli. Odette gli fece
una scenata. Gli parve anche di ricordare che lo avesse
schiaffeggiato. La rappresentazione gli lasci solo visioni
strane, come quella di una strada, di notte, illuminata dai
fari di un'automobile. Si dest malato, stanco, amareggiato.
Che sto facendo? Ma non c'era davvero nulla
da fare. Non c'era via d'uscita. Ho pure il diritto di
amare quelle ragazze, si disse rabbioso. S, ma non
tutte e due, perch  grottesco. Allora una delle due, quella
che capita. Impossibile. Racconter tutto alla sorella,
per umiliarlo. Sarebbe peggio di un testimone nascosto
nella vostra stanza. Allora che cosa, buon Dio? Allora
nulla!
Trov Vladimiro che stava ungendo il camioncino.
Sei tu, Vladimiro, a dar loro lezioni di francese?
Vladimiro si asciug lentamente le mani sul fondo dei
pantaloni, offr il mignolo che Doutre strinse con aria
disgustata.
S, buongiorno. Sei tu a dar loro lezioni?
Vladimiro poco bravo... Vladimiro parlare male... Ma
ragazzine gentili... Passioncella per te!
D'ora in avanti le lascerai in pace. Capito?... E poi,
potresti parlare come tutti, no? Sono stufo del vostro
piccolo negro. Sono stufo... Sono stufo...
Si trov sul corso di Vincennes, entr in un caff, poi
in un altro. A tavola mantenne un silenzio rabbioso.
Io non esco, disse a Odette, quando le gemelle furono
rientrate nel carrozzone dove la prigioniera si sarebbe
chiusa per tutto il pomeriggio.
Che cos'hai?
Nulla.
Odette gli offr una tazza di caff.
Grazie.
Un po' di chartreuse?
Ho detto: niente.  chiaro.
La donna apr la cartella dei disegni, inforc gli occhiali
da businessman e cominci a studiare dei progetti,
mentre beveva il caff a piccoli sorsi. Il rumore ch'ella
faceva sorseggiando il liquido innervosiva Doutre. Ma il
suo silenzio lo esasperava ancor pi. Si gett sul divano.
Sono talmente sciocche, disse Odette. Se una delle
due dice una parola compromettente, siamo fritti.
Per me  lo stesso.
Se sei a questo punto, lo sono anch'io. Posso anzi
mandarle via subito. Ho completato un altro numero.
Non si tratta di mandarle via, tagli corto Doutre.
Le tengo qui.
Oh! Oh! Le tengo qui! Non sei ancora tu a decidere!
Doutre si sollev su un gomito.
Ti farebbe comodo, mormor. Andate via le ragazze,
potresti...
Che cosa?... Su! Finisci!
Oh! Sai bene quel che voglio dire.
Accese una sigaretta e cominci a fumare, sdraiato sulla
schiena, nascondendosi gli occhi con una mano. Odette
spinse via la cartella, i fogli, la tazza che stava per cadere.
Bene, disse con voce stanca. Parliamo di loro. 
da molto tempo che un ragazzo normale...
Perch, io non sarei normale?
Ah! mi stai seccando, alla fine! scoppi a dire
Odette. No, non sei come gli altri, se proprio ci tieni
a saperlo. A te l'amore ti sta nella testa. Come a tuo padre!
Vorrei che ti vedessi... Sembri un pazzo. Solo che te ti
salver... tuo malgrado.
Respirava forte, una mano sul fianco. Doutre l'osservava
tra le dita divaricate. Ma non avrebbe mai avuto piet
di lei.
Che pensi di fare? chiese.
Lascia andare, ragazzo, lascia andare... Non ci imbroglieranno,
te lo dico io. Tanto per cominciare, modificher
la prima parte. Sopprimer uno dei numeri in cui
appare Annegret, non importa quale. Al suo posto, faremo
un numero di lettura del pensiero, tutti e due. Non c'
bisogno di una comparsa per questo. Cos capiranno l'avvertimento.
Doutre, interessato, sedette sul divano.
Si pu davvero leggere nel pensiero?
Ma no, figliolo, la lettura del pensiero  come il resto,
un trucco che bisogna conoscere.
Ah! fece Doutre lasciandosi ricadere sul divano.
Anche questo un trucco!
Ma facilissimo, prosegu Odette. Imparerai un
elenco di frasi convenute. Ogni frase corrisponde a un
oggetto; gli spettatori presentano sempre gli stessi.
Ripresa dal mestiere, spiegava, mimava i gesti, si fermava
dinanzi a un pubblico invisibile.
Ecco, ad esempio:  Che cosa ha tirato fuori la signora
dalla borsetta?... Be', mi ascolti o no?
Aggrott le ciglia, si avvicin a Pierre, gli scost la
mano con cui si nascondeva il volto. Stava piangendo.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Accadde un incidente fortunato. Una delle gemelle si
fece una lieve scottatura sotto l'orecchio con un ferro da
ricci, e le rappresentazioni furono interrotte. Greta dovette
portare una benda. Si trattava proprio di Greta, ma, del
resto, che importanza aveva? Una delle due, finalmente,
cessava di somigliare all'altra.
Contento, eh? brontol Odette.
Oh, sai, fece Doutre, la cosa non mi interessa pi.
Allora, prendi la macchina e va' a passare il week-end
in Bretagna. Sei diventato pelle e ossa.
Sapeva bene che non sarebbe partito. Si aggirava intorno
ai carrozzoni, aiutava Vladimiro nei lavori, l'orecchio
teso e l'occhio attento, smagrito e triste come un
animale in amore. Le gemelle avevano perduto la loro
gaiezza. Hilda montava la guardia accanto alla sorella. Era
tanto se la lasciava un istante per andare a mangiare.
Odette fingeva di non veder nulla, di non sentir nulla.
Canterellava intorno al suo fornello, con un libro di cucina
aperto accanto a s, e preparava i piatti pi complicati.
Oppure, inginocchiata sul pavimento, meditava dinanzi
a fogli di disegno sparpagliati. Ma, quando passava Doutre, lo seguiva con lo sguardo con tale insistenza ch'egli,
talvolta, si voltava.
Be'? Che hai da guardarmi cos?
Non ho il diritto di guardarti?
La piccola lite terminava subito. Non osavano pi parlarsi,
come se avessero temuto di dirsi cose irrimediabili.
Doutre si era messo a lavorare. Stava imparando il tedesco,
da solo, alla meno peggio; ne aveva abbastanza di
sentire Odette litigare con le gemelle senza capire ci che
diceva loro. Quanto alla pronuncia, si rivolgeva a Vladimiro,
si svolgevano strani colloqui, intorno al banco di
lavoro, in tedesco e in francese. Doutre finiva sempre per
confidarsi con Vladimiro.
Male, diceva Vladimiro.
Si batteva la fronte.
Tu... colpo di sole... pazzo!
E, siccome era pieno di buona volont, si prendeva la
pena di tradurre:
Narrisch... Richtig!
Narrisch, d'accordo! E poich era impossibile avvicinarsi
a Greta, non c'era pi che un mezzo: scriverle.
Doutre si mise a comporre, con l'aiuto del dizionario,
strane letterine, lettere d'amore quasi incomprensibili,
balbettanti, pazzesche, conturbanti e puerili. Scesa la notte,
faceva scivolare i biglietti attraverso la finestra sinistra
del carrozzone; il lettuccio di Greta si trovava proprio
sotto... e se i biglietti venivano presi da Hilda, non era
anche quello un modo per farli giungere a destinazione?
Ma non si perdevano: Doutre ne ebbe la prova, una sera,
quando gli fu gettata attraverso la finestra una pallottola
di carta. La svolse, quando fu a letto, e la lesse alla luce
di una lampada elettrica, in una piega del lenzuolo. La
lettera era firmata Greta. Doutre, di tanto in tanto,
afferrava una parola, indovinava un frammento di frase,
ma il testo rimaneva intraducibile, nonostante l'aiuto del
dizionario. Rimase desto a lungo, con la lettera in mano,
come un'arma carica. Poi, non potendone pi, si alz e
corse in pigiama al camioncino dove dormiva Vladimiro.
Sono io, Vladi... No, non  successo nulla. Soltanto
una lettera da tradurre.
Vladimiro accese la lampada, vi accost il biglietto. Le
sue labbra cominciarono a muoversi.
Be'?
L'altro continuava a leggere in silenzio. Dal movimento
delle pupille si vedeva che tornava indietro, per riprendere
certi passaggi.
Buon Dio, vuoi parlare o no?
Vladimiro scosse la testa calva, restitu la lettera a
Doutre.
Male, disse. Loro due, cos!
Mise i due indici uno contro l'altro, come due lance.
Me ne infischio, grid Doutre. Ma lei, mi ama?
Respirava affannosamente, come se avesse cercato di
trattenere la vita, mentre Vladimiro sembrava pesare il
pr e il contro di qualche difficile decisione.
Lei... cominci. Cagna calda... Diffidenza!
E pronunci alcune parole tedesche, cerc le parole corrispondenti
in francese e, desolato, per riassumere la situazione,
fece un gesto timidamente osceno. Doutre strapp
la lettera in pezzetti, e glieli gett sulla faccia.
Idiota!
Salt fuori dalla vettura. Il bosco apriva i suoi viali
neri dinanzi a lui. Era l, in pigiama, accanto a una roulotte
e la cosa era talmente bizzarra che si dette un pugno,
con forza, per farsi male. Il giorno dopo, osserv accuratamente
il carrozzone in cui Greta era rinchiusa. Impossibile
entrare. Hilda si assentava soltanto nelle ore dei
pasti e aspettava anzi ch'egli fosse entrato nel carrozzone
di Odette. Il giuoco dei biglietti ricominci. Doutre conservava
nel portafogli le lettere sgualcite e indecifrabili.
Studiava rabbiosamente, sgobbava sulla grammatica, traduceva
i primi capitoli di un metodo scelto a caso da un
libraio: Pap ha fumato la sua pipa... Questa  una lavagna...
Quando il cervello gli brulicava fino alla nausea di
regole di sintassi e di tempi semplici, tirava fuori le lettere
d'amore scritte a matita e le guardava, ne imparava alcune
frasi e se le ripeteva a voce alta, per calmare la propria
ira. Dopo tutto, anche quelle erano fatte di vocaboli. Ma
poich possedeva una memoria straordinaria e la sua tenacia
non aveva limiti, faceva rapidi progressi. Di tanto
in tanto, una parola, bruscamente, assumeva un significato;
una lettera perdeva una piccola parte del suo mistero...
Mio caro... (due righe oscure) quando ti vedo (mezzo
rigo privo di significato)... dispiacere (oppure pena, o dolore,
poi una lacuna di sei righe)... talmente felice (tre
parole)... la tua bocca (poi, buio completo, sino alla firma).
Gli sembrava di lavorare su antichi documenti che rivelassero
il nascondiglio di un tesoro. Talvolta giungeva a
dimenticarsi che si trattava di Greta, e rimaneva un po'
smarrito dinanzi a lei. Era l'altra, cio, ch'egli incontrava
a tavola. Ma l'altra era comunque il volto che amava, il
corpo che desiderava, la mano simile a quella che scriveva:
mio caro... la tua bocca...
Mangia, ti dico, brontolava Odette. Credi che cucini
per me?
Egli sorrideva vagamente. Mangiare? E perch no?
Tutto gli era cos indifferente!...
Greta ricomparve, guarita. Ma le era rimasto il segno.
D'ora in poi, ci sarebbe stata sul suo collo quella cicatrice,
quel leggero rigonfio roseo che appariva sotto il trucco.
Era un poco pi sua, ora. Cominciava a sapere chi amava.
Non puoi rispondere, quando ti si parla?
Inutilmente Odette si arrabbiava. Doutre non udiva, non
si curava di nulla. Non aveva occhi che per Greta. Fu
Hilda, ora, a dimagrire. Odette li osservava, cercando di
sorprenderli, guardando ora l'uno ora l'altra, e alle volte
posava il tovagliolo sulla tavola e se ne andava via con
passo pesante. Aspettavano a lungo, tutti e tre, prima di
riprendere in mano la forchetta e il coltello. Poi giunse
a Doutre un biglietto. Era firmato Hilda. Quali preghiere,
quali promesse conteneva? La fanciulla, senza pi
forze, era pronta ad arrendersi? Doutre lo mise insieme
agli altri. Gli effluvi che uscivano da quei fogli gualciti
gli facevano girare la testa. Forse avrebbe dovuto introdursi
arditamente, di notte, nel loro carrozzone, per spiegarsi.
Ma erano capaci di uccidersi l'un l'altra, dopo che
se ne fosse andato. Ripresero le recite al music-hall, e
Parigi li acclam nuovamente. Di nuovo vi fu, ogni giorno,
una prigioniera nel carrozzone, e una evasa, pronta
a girare per i musei e i giardini pubblici al braccio di
Doutre. Era il momento...
Odette trattenne Pierre per un braccio.
Tu non esci.
Come?
Dobbiamo lavorare. Siediti e ti spiego.
Ma io...
Siediti.
Quella voce lo paralizzava. Doutre sedette. Odette appariva
stanca, sotto il rossetto spalmato in fretta. Si era
messa fra la porta e Doutre. Suvvia! Era il momento della
verit.
Ho completato il nuovo numero, disse.
Un nuovo numero? Per fare cosa?
Ho riflettuto. Possiamo fare a meno delle gemelle...
Le metto alla porta.
Improvvisamente perse ogni controllo. Fu come se le
avessero applicato sul volto la maschera dell'odio.
Le caccio via. Ne ho abbastanza di loro. Due sgualdrine
che ti rovineranno, ragazzo mio. E che fanno soltanto
di testa loro. Se non ci difendessimo, non saremmo
pi i padroni, qui... No, non pu durare cos... Sono io,
la vecchia, che d loro fastidio. Credono di avermi in pugno,
credono d'esser loro a guadagnare il denaro. Non mi
conoscono...
Doutre si alz.
Dove vai?
Me ne vado. Dal momento che loro partono, parto
anch'io.
Si osservarono in silenzio, gli occhi negli occhi, accordandosi
un'ultima tregua prima di colpire.
Faresti questo? mormor Odette.
Un ragazzo della mia et non ha n padre n madre,
disse Doutre. Sono le tue parole. La mia vita non  con
te.  con loro.
Un bel bigamo, fece Odette.
S'interruppero, perch il dolore cominciava a piegarli
in due, e volevano mostrare di essere forti. Odette si tolse
gli occhiali, si premette i pollici sulle palpebre, poi guard
Pierre coi grandi occhi un po' smarriti.
Se quelle non fossero pi qui... per un motivo qualsiasi...
Mi ucciderei!
Odette scoppi in una grande risata selvaggia.
Si ucciderebbe! Sentitelo! Sei buffo, mio piccolo Pierre.
Pensi che ci si uccida cos. Credimi, prima si uccidono
gli altri.  pi facile. E, meglio ancora, non si uccide
nessuno perch l'amore... il tuo...  soprattutto amor proprio...
 tutto preoccupato di s... non pensa che a sopravvivere!
Doutre ad ogni parola chiudeva gli occhi come se avesse
ricevuto degli schiaffi. Indietreggi. Odette l'afferr per
la camicia e se lo tir vicino.
E io?... Pensi a me, forse?... Parla!... Credi che io ti
lascer andare? Ne ho avuto abbastanza degli uomini, dell'amore...
Ci si innamora; ci si lascia; ci si dispera... 
il giuoco, vedrai... Ma ora che ho un figlio...
La sua voce cominci a tremare e gli occhi bagnati di
lagrime presero una luce insostenibile. Incroci le mani
dietro la nuca del ragazzo.
Questo, fece a voce bassa, non sapevo che cosa
fosse. Lo avevo dimenticato, mio piccolo Pierre... Perdonami
! Ma ora... tu non puoi sapere... Non ho intenzione
di darti fastidio, no, ma non voglio che tu sia vittima della
prima sgualdrina che passa.
Doutre le prese i polsi e si liber. Lei lasci fare, sorridendo.
Sei forte, mormor, e mi detesti perch sono forte
come te.
Avr quelle ragazze, disse Doutre.
Tutte e due?
Tutte e due.
No, mio caro Pierre. Non contarci. Non voglio che
tu divenga pazzo.
Doutre prese il cappello sul divano e si diresse alla
porta.
Aspetta un momento! gli grid dietro Odette.
Aveva acceso un cigarillo e fissava con durezza il ragazzo.
Non dimenticare che sei mio impiegato. Ho deciso di
metter su un nuovo numero. Prendere o lasciare. Sei libero di rifiutare.
E se rifiuto?
Ti cercherai un lavoro altrove. Ma posso assicurarti
che le tue piccole amiche non mi lasceranno, loro... Non
sono cos sciocche. A loro piace trovare la pappa pronta.
Doutre strofinava con gesto meccanico l'orlo del cappello,
come aveva visto fare, un tempo, dal professor Alberto.
Esit, poi gett il cappello sul letto.
Sei fortunata, disse, ch'io sia ancora povero... Spiega...
Sbrigati.
Sarebbe toccato a Doutre fare il veggente. Si sarebbe
coperto gli occhi con una benda nera, spessa. Per questo,
nessun trucco, tutti avrebbero potuto provarsi la benda;
impossibile distinguer nulla attraverso di essa. Gli sarebbe
bastato imparare a memoria un elenco di frasi, una sessantina,
e un elenco di oggetti corrispondenti che andavano
dal mazzo di chiavi alla carta d'identit. Doutre
ricopi l'elenco dettatogli da Odette.
Hai dieci giorni interi per impararlo, disse.
Perch dieci giorni?... Forse il pubblico  stanco del
nostro spettacolo attuale?
No.
E allora?
Ho firmato un contratto per una sala a Nizza.
Partiremo?
Evidentemente.
Allora possiamo presentare lo stesso numero... A che
vuoi arrivare?
Ma non si potevano fare domande a Odette. Doutre si
mise al lavoro. Non vi furono pi passeggiate a due per
Parigi. Era questo il risultato ch'ella cercava o aveva
inventato un piano per dividerlo dalle gemelle? In tal caso,
si era ingannata. Doutre, mentre imparava il suo elenco
e studiacchiava il tedesco, sorvegliava gli andirivieni di
ambedue le ragazze, come un prigioniero che prepari la
fuga. Odette era pur costretta, verso le cinque del pomeriggio,
a recarsi al music-hall per regolare questioni amministrative.
In genere aspettava il ritorno della ragazza
che quel giorno era in libert, ma talvolta andava via un
po' prima. Altre volte faceva finta di andarsene e ritornava
improvvisamente cinque minuti dopo, tastandosi le
tasche, frugando nella borsetta, come se avesse dimenticato
qualcosa... E Doutre la spiava. Se Odette si avvicinava
al carrozzone, camminava su e gi, ripetendo ad alta voce:
La stilografica... il cappello... l'orologio... il giornale...
Forse l'occasione non si sarebbe mai presentata.
L'occasione per fare che cosa?... Non voleva pensare alla
risposta. Ma sapeva quanti passi lo separavano dal carrozzone
delle gemelle e aveva imparato a camminare di
fianco alla strada per soffocare il rumore dei propri passi.
Era in apparenza tranquillo. La sera recitava come un
robot. La folla, gli applausi, tutto ci non era pi divertente.
La scena del bacio non lo emozionava pi. Aspettava
l'occasione e nessuno poteva immaginare a qual punto
quell'attesa lo consumasse. Accendeva una sigaretta dopo
l'altra, trangugiava whisky direttamente dalla bottiglia nascosta
nella valigia. Vi erano momenti in cui aveva voglia
di rotolarsi per terra, di mordere, di fare a pezzi ogni
cosa; qualche volta, invece, la memoria affaticata cedeva
di colpo: non sapeva pi nulla; sedeva sull'orlo del letto,
fregandosi la nuca a piccoli colpi, si chiamava con voce
dolce: Pierre... Vecchio mio... Faceva saltare nella mano
la moneta: Testa... croce?... Ci vado?... Se viene Liberty,
ci vado!...
Venne Liberty. Odette si era allontanata. La fanciulla
ch'era andata a passeggio non era ancora ritornata. Doutre
apr la porta della roulotte, balz a terra e, pi silenzioso
di un ladro, and sino al carrozzone delle gemelle.
L'amore era in lui come un'agonia. Il sangue gli saliva
agli occhi. Gli sembrava che i suoi passi scuotessero la
terra.
Dinanzi ai tre gradini un rapido sguardo dietro di
s. Nessuno. Spinse con il petto e il ginocchio il battente
e richiuse in fretta. La fanciulla era l, sul tappeto: leggeva
una rivista. Volt il capo, e le palpebre le batterono due
volte. Poi fece uno strano sorriso doloroso e si lasci andare
su un fianco, tra i cuscini. Doutre si lasci cadere
accanto a lei. Improvvisamente si sentiva svuotato di forze,
incredulo, stupito, spezzato dallo sforzo e dalla paura.
Allung la mano, la mise sul braccio della sconosciuta.
Quale delle due era mai? Ma a che pr cercare?
Vedi, mormor, sono venuto.
Le si avvicin e guard il bel volto arrovesciato, vicino,
sempre pi vicino. Sorrise tristemente, sussurr alcune
parole tedesche che aveva imparato per l'occasione
da tanto tempo, e lentamente pos le labbra sulla bocca
che si era offerta. Ch'io possa scomparire, pens,
ch'io possa svanire... Il piacere lo invadeva; non era pi
il piccolo Doutre.
La fanciulla lo respinse con un colpo di reni.
Die Tur!
Smarrito, egli tentava di capire. La fanciulla tendeva il
dito. Il giovane guard dietro di s. La porta stava richiudendosi;
la maniglia si sollev, rimase immobile. Preso
da vertigini, egli si aggrapp all'orlo di un tavolo, si
rialz, fece alcuni passi con le gambe che gli si piegavano.
Fuori, la strada era deserta. Non si udiva alcun rumore.
Ne sei sicura? disse.
Ma neppure lui aveva alcun dubbio. Qualcuno li aveva
visti. Qualcuno ora credeva ch'ella fosse la sua amante,
mentre... contrariato, torn accanto alla fanciulla, che
fugg via d'un balzo.
Nein... jetzt nicht!
Oh! sta' tranquilla. Non ti toccher.
Vide la cicatrice rossa sotto l'orecchio. Questa, almeno,
era una certezza.
Era Hilda? chiese... No?... Odette?... Allora chi,
idiota? Vuoi rispondere?
Greta sembrava atterrita.
Era forse Vladimiro? Ma lui, Vladimiro, se ne infischia!
No, non era neppure Vladimiro. Ella non aveva visto
nessuno, ma aveva una tal paura da dover fare uno sforzo
per non tremare.
Be', fece Doutre. Vogliono guerra aperta? La
avranno!
Usc senza affrettarsi, accese una sigaretta sugli scalini
del carrozzone, poi fece il giro delle vetture. Fu costretto
ad arrendersi all'evidenza. N Odette n Hilda erano tornate.
Vladimiro non c'era. E poi, Vladimiro non contava.
Per un attimo pens di tornare da Greta, ma non aveva
pi desiderio di lei. Concepiva solo l'amore segreto, clandestino,
inconfessato, e non sopportava l'idea di essere stato
seguito e osservato. All'angolo della strada si ferm un
tass: ne scese Hilda. Era rossa come se avesse corso.
Sind Sie allein?
S, sono solo, rispose Doutre in tedesco, e Hilda
parve improvvisamente interdetta. Lo guard con una specie
di terrore e riprese:
Odette  andata via da molto tempo?
Da una mezz'ora.
Di nuovo lo sguardo allarmato.
Greta  l?
Naturalmente... E voi? Da dove venite?
Laggi, disse, indicando la citt, dietro di s. Al
cinema.
Scomparve tra i carrozzoni e Doutre and a gettarsi sul
letto.
Ritornare sui suoi passi, correre sino all'incrocio vicino,
saltare su un tass, tutto ci Hilda aveva potuto farlo.
Ma anche Odette, che stava per rientrare da un momento
all'altro... E la gelosia dell'una o dell'altra avrebbe
saputo certo impedirgli di ricominciare. Allora?... Affond
il capo nel guanciale. Il desiderio gli sferzava di nuovo le
reni.
Chi era la nemica? Chi doveva implorare?
Il pranzo li riun tutti e quattro, e tutti e quattro sorridevano.
Odette spieg che le ultime pratiche da lei svolte
erano andate a buon fine. Avrebbero potuto partire fra
due giorni. Tradusse per le ragazze che approvarono.
Quanto tempo conti di metterci? chiese Doutre.
Non lo so. Tre o quattro giorni. Potremo fermarci
dalle parti di Avallon, e accamparci quindi verso Orange,
poi verso Aix. Vladimiro s'incaricher del camioncino e
del carrozzone grande. Io guider il resto del convoglio.
Chi era la nemica? Odette non si era mai mostrata cos
affettuosa. Le gemelle non erano mai state cos piene
di attenzioni. Eppure, Doutre sentiva, intorno a s, la calma
che precede l'uragano.
Che giornata! disse Odette. Non ne posso pi.
Raccont tutto quel che aveva fatto da quando era
andata via.
Non ti chiediamo l'impiego del tuo tempo, brontol
Doutre.
Quasi quasi sembrava che sua madre volesse allontanare
da s ogni sospetto. E Hilda, che di solito non apriva
bocca, parl del film che aveva veduto. E va bene. Era
stato lui a sognare. La maniglia della porta non aveva girato
sotto i suoi occhi. Nessuno lo aveva scorto accanto a
Greta. Ma allora, perch quella tensione, quell'imbarazzo
nascosto, che davano agli sguardi qualcosa di simulato, di
ambiguo, la luce sorda della menzogna? Non poteva darsi
che fossero, tutte e tre, segretamente d'accordo contro di
lui? Ed egli doveva a sua volta entrare nel giuoco, far
finta di non veder nulla, di non capir nulla. Doveva rassegnarsi,
perch non v'era altra via d'uscita. Nessuna via
d'uscita!
Rimugin questi pensieri per tutta la serata, tra le quinte,
in scena. Non c'era via d'uscita, mentre il pubblico applaudiva
in lui il principe dell'incredibile, il maestro dell'impossibile.
Ma era stata Odette a organizzare quei misteri.
Era lei che lo teneva in suo potere, e lo teneva forte.
Doutre gioc d'astuzia. Ora sapeva anch'egli dissimulare.
Era anzi una cosa essenziale nel suo mestiere. L'ultima
rappresentazione fu un trionfo, ed egli fece portare
a Odette uno stupendo mazzo di fiori con un biglietto:
Pierre alla sua maga. Odette lo prese per il collo, gli appoggi
il capo sulla spalla.
Sai, mormor,  un po' sconveniente, quel biglietto.
Il giovane voleva liberarsi.
Aspetta! diss'ella, fammi stare ancora un po' con
te... Mio piccolo Pierre!
Quella sera bevvero champagne e Vladimiro partecip
alla festa.
Al tuo prossimo successo, disse Pierre, sollevando la
coppa verso Odette.
Alla tua felicit!
Rimasero un momento a guardarsi al disopra del bicchiere,
poi sorrisero insieme alle gemelle.
Prosit!
Doutre dovette sostenere Vladimiro fino al camioncino
e aiutarlo a coricarsi. Bastava un dito di champagne a
ubriacare il povero Vladi. Passeggi quindi a lungo intorno
ai carrozzoni. Il cielo si arrossava sopra Parigi, e dal
bosco saliva l'odore dell'erba bagnata. Quando Doutre
passava vicino alla Buick, scorgeva nella carrozzeria rilucente
la propria figura elegante, lo scintillio dei risvolti
dell'abito da sera, e pensava che non era, e non sarebbe
mai stato, come gli altri. In quel momento, da ogni parte
della terra, c'erano giovani della sua et che stringevano
una donna fra le braccia. Mormoravano parole d'amore.
Sussurravano: Sei la sola. Sei l'unica! Si chinavano
sull'amata consenziente. Tutto ci era cos semplice per
gli altri!... Doutre vedeva il carrozzone dove le gemelle,
invece di dormire, forse si spiavano nel buio. Sedette sul
marciapiede della propria vettura, col volto tra le mani. Il
pensiero era in lui come un verme in un frutto. Si sentiva
rodere di continuo. Gli altri! Gli altri! Gli altri, tra poche
ore, si sarebbero alzati, avrebbero canticchiato facendosi
la barba; avrebbero baciato la moglie, nel letto, e
quindi sarebbero usciti per andare in ufficio, in laboratorio
o in fabbrica. Un lavoro da uomini, un vero lavoro! Avrebbero
manipolato oggetti, attrezzi, attrezzi veri! Avrebbero
avuto preoccupazioni, duri colpi, ma veri! Ah! come 
possibile che tanto dolore non faccia scoppiare il cuore?
Sal nel carrozzone, si spogli, gett intorno a s un'occhiata
sui tavolini, i mazzi di carte, la cesta e le spade, e
alz le spalle. Un tempo, laggi in collegio, dicevano le
preghiere. Si coric e, prima di addormentarsi, ripet sotto
voce quella che era divenuta la sua litania familiare.
Che cosa ha in mano quel signore? Un giornale.
Qual  il colore del mantello di quella signora? Nero.
Di che cosa  fatto? Di astrakan... Alla trentesima
frase, si addorment. Le tortorelle andavano su e
gi nella loro gabbia. Due agenti in bicicletta d'ispezione
si voltarono.
Gli Alberto, fece uno di essi.
Che razza di mestiere! rispose l'altro.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Si accamparono nei pressi di Brignoles, al limite di una
pineta, e ci volle tutta l'abilit di Vladimiro per portare i
carrozzoni sotto gli alberi. Era tardi; pranzarono rapidamente,
poi Doutre sistem all'aperto alcune poltrone.
Porta anche la spremuta di lamponi, disse Odette.
Che caldo ha fatto! Non morite di sete, voialtri?
Il suolo, l'aria, i vestiti, tutto odorava di resina. La
luce della luna scivolava fra i pini come un olio. Di tanto
in tanto passava una macchina a gran velocit, e un'ondata
di vento tiepido e dolce agitava i rami. Doutre dos
il liquore nei bicchieri, aggiungendo dell'acqua ghiacciata.
Devo chiamare Vladi? chiese.
Oh! lascia che finisca di lavorare, consigli Odette.
Vladimiro, trenta metri pi in l, stava cambiando una
delle ruote del camioncino. Si vedeva la sua magra figura
come un'ombra cinese dinanzi alla lampada portatile posata
a terra. Bevvero tutti e quattro in silenzio. Il sottobosco
luminoso, il cielo vivo di stelle, offrivano uno spettacolo
affascinante. Una delle ragazze disse qualcosa a Odette,
e Doutre, questa volta, non fatic a tradurre.
Finisco presto e torno!
Ja, disse Odette, Spute dich!
La fanciulla risal nel carrozzone di loro, e la si ud
sparecchiare.
Qual  delle due? mormor Doutre.
Greta, sussurr Odette. Poi, a voce pi alta: Stiamo
scomodi, non vi pare? Avresti dovuto portare un tavolinetto,
Pierre. Non si sa dove posare il bicchiere.
Vado io, propose Hilda.
S, grazie... uno qualsiasi.
Hilda si diresse verso il carrozzone degli attrezzi. Doutre
non doveva mai pi dimenticare quell'istante. Il carrozzone
era parallelo alla strada. Lo vedeva di tre quarti,
tutto luccicante di quella brina azzurra che rivestiva i contorni
degli alberi. La porta stridette quando la fanciulla la
spinse, e l'ingresso della vettura apparve, in una penombra
verdastra.
 straordinario, disse Odette. Ci si vede come
in pieno giorno.
Vladimiro, laggi, stava portando la ruota di ricambio e
si inginocchi fra gli attrezzi sparsi a terra. Greta lavava
i piatti, canticchiando. Una macchina fil via verso Aix
e i suoi fari illuminarono il carrozzone dove Hilda cercava
il tavolinetto.
Un altro po' di lampone? propose Odette. Be', si
comincia a respirare!
Bevve a piccoli avidi sorsi. Il suo anello scintillava. E
il luccichio si rifletteva nel bicchiere. Doutre continuava a
guardare il carrozzone, che portava nel fianco la scritta, in
lettere di una materia sottile e preziosa: Gli Alberto.
Quanto tempo le occorre, disse, per trovare un
tavolinetto. Avrei fatto meglio ad andarci io.
Hai gi paura che si faccia rapire, disse scherzando
Odette. Sei sempre cos innamorato? Rassicurati, non
pu uscire senza che la si veda.
Doutre accese una sigaretta per evitare di rispondere e
gett un'occhiata diffidente verso Odette. Era la prima
volta, da quando avevano lasciato Parigi, che si sforzava
di essere affettuosa. Un mobile cadde nel carrozzone.
E pensare che non ha che da stendere la mano per accendere
la lampada, fece Odette. Come  impacciata!
Si sent cadere un altro mobile e subito dopo una specie
di grido soffocato.
Allora, viene o no? grid Odette.
La lampada si dev'essere fulminata, osserv Doutre.
Si alz, agit le gambe per rimettere a posto i pantaloni
di gabardine. Odette gli afferr un polso:
Lascia che se la sbrighi da sola. Se non sa neppure
trovare un tavolinetto... Ce ne sono almeno tre.
Doutre stava in ascolto. Odette gli respinse il braccio,
di malumore.
Be', vacci... dal momento che muori dalla voglia!  il
momento 'buono. Potrai baciarla in un angolo... Idiota!
Doutre and a prendere la lampada elettrica nella Buick
e and senza affrettarsi verso il carrozzone. Odette socchiuse
gli occhi e lasci cadere adagio la mano; pos il
bicchiere a tastoni sul suolo tappezzato di aghi. Seguiva
con lo sguardo la sottile figura di Pierre, il suo passo dinoccolato, il dondolio pieno di abbandono delle braccia.
Sa che lo guardo, pensava. Sa che mi fa impazzire!
Il silenzio era cos profondo che ud Pierre mormorare: Hilda?... Dove siete?...
La lampada disegn sugli scalini del carrozzone un cerchio luminoso appena pi splendente del chiaro di luna.
Hilda!
Pierre sal un gradino, poi l'altro, e di colpo rimase
immobile, con la lampada puntata sul pavimento della
vettura. Odette si alz. Greta continuava a riordinare i
piatti. Vladimiro stava avvitando i bulloni della ruota; la
lampada portatile illuminava con violenza le sue braccia
nude, dove le vene correvano in radici oscure. Pierre super
l'ultimo gradino e s'inginocchi, e Odette fece alcuni
passi nella sua direzione, poi si mise a correre, come se
qualcuno l'avesse spinta alle spalle.
Doutre volt un poco il capo.
S' uccisa, disse, la corda...
Odette si ferm ai piedi della vettura; scorgeva all'altezza
del volto la massa scura del corpo disteso. Doutre
spost il raggio della lampada e la corda apparve, avvolta
intorno al collo di Hilda come un serpente sazio. I capelli
biondi si agitavano ancora, in una spuma leggera.
Pierre, fece sottovoce Odette.
Doutre si rialz, appoggiandosi allo stipite della porta,
fece qualche passo nel carrozzone e si chin. Il riflesso
della sua lampada gli scavava ombre patetiche sul volto magro.
Si raddrizz e si pass la mano aperta sugli occhi.
Perch? sussurr.
Povero piccolo mio!
Il suo appetto era cos impressionante che Odette indietreggi
istintivamente, mentre Doutre scendeva gli scalini
e sedeva pesantemente, a capo chino.
A me, questa storia non mi stupisce, sai, disse Odette.
Egli la allontan con un gesto brusco.
Va' a chiamare Vladimiro. E non correte. Greta non
deve saper nulla. Saremo sempre in tempo a dirglielo...
Tutto quell'azzurro, tutta quella dolce calma, e quella
donna distesa dietro di lui! Quando dunque sarebbe finito
quel sogno? Quando dunque sarebbe giunto il mattino?...
Odette si allontanava a passi misurati. Tocc Vladimiro
su una spalla ed egli sobbalz.
Hilda si  uccisa, fece lei. Uccisa... Capisci?
Ma sembrava ch'egli non capisse. Odette precis:
Strangolata... con la corda.
Questa volta, Vladimiro si alz in piedi.
Quando?
L'abbiamo trovata ora.
Vladimiro con le ciglia aggrottate rimuginava nella
mente la notizia. Strangolata! S, questo lo capiva perfettamente.
Ne aveva visti tanti, di fucilati, di impiccati,
di suicidati... Con un colpo di tacco, fiss la calotta, poi si
asciug le mani fregandole al suolo.
Vieni!
Ma Vladimiro prendeva sempre tempo per riflettere. E
c'era qualcosa che lo turbava, e che tent di spiegare.
 troppo bello per morire, disse, mentre spegneva
la lampada.
Segu Odette che lo udiva brontolare fra i denti:
Diffidenza... Diffidenza...
Doutre li aspettava ai piedi del carrozzone. Tese in silenzio
la lampada a Vladimiro. Questi l'accese e osserv a
lungo la morta. Quel volto rigonfio, quella lingua ingrossata,
quegli occhi fuori dell'orbita erano immagini familiari.
Segni che non ingannano mai. Le sue dita passarono
lievemente sulle palpebre per chiuderle.
La corda! sussurr Odette.
Egli l'allent, liberando il collo fragile, segnato da un
solco profondo che aveva il colore di una ventosa.
Nessun nodo scorsoio, osserv Vladimiro.
Hai sentito? disse Odette.
Doutre sal i gradini.
Ho sentito. Ma, per strangolarsi, basta tirare una corda
per i due capi, no?
No, non  possibile, disse Vladimiro.
Come, non  possibile?
Prima svenire.
Doutre si volse a Odette.
Che sta dicendo?
Dice che uno che voglia strangolarsi non ha la forza
di andare fino in fondo. Sviene, e questo lo salva.
Lei... uccisa, aggiunse Vladimiro.
Ma razza di idiota, grid Doutre, guarda prima di
parlare.
Gli tolse la lampada dalle mani e illumin il fondo del
carrozzone.
Vedi bene che non c' nessuno, e noi eravamo fuori.
Capisci? Fuori! Si vedevano gli scalini, la porta, come
vedo te. Lei  entrata...
S'interruppe. Il fascio di luce illuminava un tavolo rovesciato,
e una spada la cui lama scintillava sul pavimento.
Ha gridato, fece notare Odette.
Doutre raccolse la spada, appoggiandone la punta su un
piede della tavola, e la lama scomparve nel fodero.
Ha gridato, s... eppure nessuno poteva aggredirla. Ha
dovuto per forza uccidersi.
No, disse Vladimiro.
Che cosa, allora? fece Doutre, sfinito.
Vladimiro stava avvolgendo la corda intorno al proprio
braccio, perch amava l'ordine. Indic col mento il carrozzone,
tutti gli attrezzi sistemati uno sopra l'altro, la gabbia
delle tortorelle.
Diffidenza, mormor.
Ah! avrei dovuto venire io invece di lei, si lament
Doutre.
Non si reggeva pi in piedi; non sapeva pi dove guardare.
Desiderava andarsene, solo, per la strada dove si
profilava, con allucinante minuzia, l'ombra dei pini. E all'improvviso
la porta dell'altro carrozzone si apr.
Dove siete? grid Greta.
L'avevano dimenticata. Odette guard Pierre.
Tu, disse, vacci tu!
Greta li aveva scorti. Scese fischiettando, e un medesimo
malessere s'impadron di loro: sembrava che fosse
la morta ad avvicinarsi, nel suo abito bianco, sfiorando
appena il suolo. Anche Odette appariva turbata.
Spegni, ordin a Vladimiro.
And incontro alla ragazza, la strinse a s, la fece lentamente
tornare indietro; le loro due ombre quasi confuse
passavano tra gli alberi. Doutre aspettava. Vladimiro pure.
Avevano l'impressione che il vero delitto stesse per
compiersi ora. Odette parlava; riconoscevano facilmente
il suono grave della sua voce. Da un momento all'altro,
Greta avrebbe ricevuto il colpo. Che le dica subito la
verit! desider Doutre. Non poteva pi aspettare. La
testa cominciava a girargli. Odette circond col braccio le
spalle di Greta. Doutre s'appoggi al tramezzo. E d'improvviso,
laggi, la piccola figura bianca scivol accanto
a quella nera, senza un grido, e Doutre cadde in ginocchio.
Vladimiro si asciug ai fianchi le mani madide di sudore e
balz gi per aiutare Odette a sollevare Greta. La portarono
via; singhiozzava come se avesse perduto tutto il
suo sangue attraverso una piaga aperta. Doutre rimase solo
vicino al cadavere. Soffro... soffro orrendamente, ma
sono liberato... Era mostruoso, questo duplice amore...
Grazie, Hilda... Era come una voce che parlasse da sola
nella sua mente e nel suo petto. Forse potevano udirla. E
non sarebbe stato possibile farla tacere. La luna, in cielo,
si era mossa. La sua luce entrava a poco a poco nel carrozzone.
Avanzava come un'acqua che sale, spruzzava
d'azzurro le gambe della morta. Nella gabbia le tortorelle
si agitarono con un rumore di piume urtate contro le
sbarre. Ti amo sempre tanto, diceva la voce, perch
sei sempre qui. Hai mutato nome.  poco. Eppure  tutto.
E ora io posso vivere. Grazie... Delle luci passavano e
ripassavano dinanzi alle finestre del carrozzone dove Greta
stava forse, a sua volta, cercando di comprendere. Doutre
si mise a sedere volgendo la schiena alla porta, ed era
cos debole che una spinta l'avrebbe gettato gi dalla
vettura. Il rotolo di corda giaceva ai piedi del divano, l
dove Vladimiro l'aveva gettato prima di uscire. La corda
del professor Alberto!... La corda magica su cui Annegret
si arrampicava ogni sera... No, il giorno non sarebbe
sorto mai pi. Il silenzio entr in lui. Trascinandosi sulle
ginocchia, si chin sul cadavere, pos le labbra sulla fronte
che brillava nell'ombra come un piccolo sasso. Poi afferr
la coperta della cuccetta e copr la forma immobile.
Vladimiro riapparve. Discuteva da solo e alzava le spalle.
Attravers la strada, sal nel camioncino e mosse alcuni
arnesi. Torn con una pala e una zappa. D'improvviso,
Doutre ritrov le forze.
Scese a precipizio gli scalini e corse fino al carrozzone
di Odette.
Sei stata tu a...?
S, sono stata io.
Si era seduta sull'orlo del letto e teneva le mani di Greta,
distesa accanto a lei. Doutre cammin in punta di piedi.
Zitto, fece Odette.  stata molto coraggiosa, ma
non si regge pi.  naturale.
Come! Dorme?
No.
L'hai interrogata?
S. Dice che la sorella era molto infelice.
Perch?
E lo domandi?
Greta apr gli occhi, guard Doutre e si mise a piangere.
Egli spinse Odette verso il fondo del carrozzone.
Non si pu comunque sotterrare Hilda cos... Non so
quel che si fa in questi casi... ma mi sembra che si debbano
avvertire le autorit, la polizia...
Odette, sollevata la testa verso di lui, guardava le sue
labbra muoversi. Sembrava aspettare qualcosa.
Vuoi conservarla? sussurr alla fine. Vuoi che i
gendarmi facciano un'inchiesta?
Sospetteranno il suicidio, ecco tutto.
E gli spiegherai tu che c'erano con noi due ragazze,
ma che ne nascondevamo una... Strano modo per dar loro
fiducia!... E se avessero la stessa reazione di Vladimiro?...
Se ci sospettassero tutti e quattro?
 ridicolo!
Forse, ma  possibile. Cerca di capire, una volta tanto.
Tenevamo nascosta una delle ragazze... Questo basta a
renderci sospetti.
Ammettiamolo.
Doutre si mordicchiava il pollice, con le ciglia aggrottate.
E il pubblico? riprese Odette. Hai pensato al pubblico...
ai giornali?... Saremo completamente rovinati. Non
ci perdoneranno mai...
Comunque il numero...
Questo riguarda solo me. In un modo o nell'altro ce
la caveremo. Mentre invece se la faccenda si viene a
sapere...
Non possiamo comunque sotterrarla come un cane, in
un buco!
Be', la terra vale una bara.
Ma almeno per Greta...
Greta non  sciocca come te, ragazzo mio!
Hai un bel sangue freddo!
E tu una bella incoscienza!
Odette guard la sveglia.
Le due e venti! Non incontreremo nessuno... Resta
qui... Falle compagnia... Mi aiuter Vladimiro. Vi chiamer
quando tutto sar pronto.
Doutre si fece da parte per lasciarla passare
Sei d'accordo, diss'ella. Non mi farai, pi tardi,
dei rimproveri?
Dovremo riparlarne.
Finch vorrai.
E usc, lasciando dietro di s un odore di tabacco e di
acqua di colonia. Doutre si rannicchi accanto a Greta,
ma non poteva fare a meno di volgere il capo verso la
porta, come se l'altro passo familiare stesse per risuonare
sulla terra arida. Eppure, il tempo delle precauzioni, delle
occhiate alle spalle, degli allarmi e delle finzioni, era finito
davvero.
Greta... sono disperato... Amavo anche lei... meno di
voi. Ma l'amavo... Non so come spiegarvi...
La fanciulla gli accarezzava la mano. Non tentava neppure
di capire.
Tutto  accaduto per colpa mia, Greta.  per causa
mia che  morta. Se potessi almeno dimenticare!
Si colp la testa col pugno chiuso, poi cadde in una specie
di torpore simile al sonno. Odette lo scosse adagio.
 fatto... Sbrighiamoci!
Ed egli conobbe allora la notte pi straordinaria, una
notte che non si stanc mai pi di rivivere. Ai piedi del
carrozzone, Vladimiro aspettava; portava tra le braccia il
corpo di Hilda, completamente avvolto; pi che un corpo
era un pacco accuratamente legato, che non aveva nulla di
macabro. Odette si era munita di pala e zappa. Egli sosteneva
Greta che si lasciava condurre come una cieca. Procedevano
in fila,'sotto i pini, in una luce da fiaba. Attraversavano
di tanto in tanto una radura e le stelle brillavano
come a portata delle loro mani, a grappoli, a ciuffi, a
mazzi; anche il cielo odorava di resina e di fiori selvaggi.
Poi sfilavano all'ombra degli alberi e mille disegni bizzarri
scivolavano sulla schiena di Vladimiro, salivano lungo
il corpo di Odette, formavano una mobile rete sul volto
esangue di Greta. Il sentiero svoltava; a destra c'era
una serie di cime ondulate d'un bianco latte, il fondo di
una valle piena di ombra solenne e, chiss dove, in fondo
alla notte inebriata, il mormorio di un ruscello, un suono
delicato, intermittente, di acqua viva. Doutre aveva l'impressione
di recarsi a qualche meraviglioso appuntamento.
Era fuori di s e non sentiva pi alcuna stanchezza. Stringeva
Greta con un braccio vigoroso: non era mai stata
sua come quella notte. E al tempo stesso provava un dolore
tenace, non nella carne, ma nello spirito. Era come una
terribile spossatezza del pensiero, una specie di amnesia
che annientava il passato, la sua storia e persino il ricordo
di quell'atroce veglia. Si sentiva felice nel corpo pieno
di tutte le volutt sparse. Eppure il mormorio del ruscello
destava in lui un desiderio di lagrime.
Andiamo pi lontano? chiese Vladimiro.
Il pi lontano possibile, rispose Odette.
S'inoltrarono in un folto sottobosco, dove la luna faceva
piovere monetine bianche. Vladimiro si ferm per riposarsi.
Odette tast con la punta del piede il terreno, e
scosse il capo.
Pi in basso sar pi facile.
Scorsero tra i rami i massi coricati nel letto del torrente,
l'acqua scintillante di stelle. Intorno ad essi la foresta
schiudeva caverne di buio trasparente, sentieri d'innamorati
dove fluttuava una nebbia di luce morente.
Di qui! disse Odette.
Raggiunsero la riva del fiume e Odette scelse il terreno,
tracci con l'angolo della pala, come una giardiniera diligente,
il contorno della tomba. Senza una parola, Vladimiro
cominci a scavare. Doutre voleva aiutarlo.
Lascia stare, disse Odette. Non saresti capace.
La vanga affondava nella terra grassa e gettava brevi
lampi, ma in quella scena non vi era nulla di crudele. Il
suolo sventrato spandeva un acre aroma di resina e di erica.
Odette sedette su un masso. Con il braccio appoggiato
alla spalla di Greta, Doutre aspettava pazientemente la fine
della cerimonia. Poteva guardare senza fremere il pacco
posato sull'erba. Siamo dei campeggiatori, pensava, che
stiamo installando il campo. Tutto diveniva subito un giuoco
che teneva a distanza i pensieri gravi. Vladimiro scendeva
sempre pi nella fossa. Faceva ondeggiare con un
gesto pi largo palate di terra miste a sassi rotondi.
La luna era calata dietro il pendio e solo il riflesso
dell'acqua faceva cadere sulle loro figure un filo di luce
verdastra.
Ora si pu, disse Vladimiro.
Si arrampic fuori dalla buca. Il suo respiro precipitoso
formava una piccola nube.
Mettila ben distesa, mormor Odette.
Presero il pacco e lo lasciarono cadere sull'orlo della
fossa. Greta si fece avanti e gett sul corpo un pugno di
terra. Vladimiro, coi pugni sul manico della vanga, recit
una lunga preghiera in una lingua che forse era il polacco
o il russo.
Nessuno mai la ritrover qui, disse ancora Odette.
E poich Greta ricominciava a piangere:
Portala via, aggiunse. Terminiamo noi.
Entrambi risalirono attraverso la foresta incantata, e,
a mano a mano che uscivano dal vallone, ritrovavano sotto
gli alberi il chiaro di luna, pi pallido, e gi corroso
dalla luce del giorno. Il volto di Greta, segnato dalla stanchezza,
contratto da una smorfia di dolore, sembrava ora
quello della morte e Doutre non vedeva l'ora di giungere
ai carrozzoni. Sentiva che l'alba avrebbe riportato la
paura.
Un grosso autocarro sferragli sulla strada. Doutre
accompagn Greta alla vettura.
Io resto qui, disse. Non avete nulla da temere.
La baci su una tempia, richiuse la porta e aspett il
ritorno di Odette. Perch Greta avrebbe dovuto temere
qualcosa? Se lo chiedeva, ma si persuadeva che era una
domanda assurda, dal momento che avrebbe sposato Greta
tra qualche settimana o qualche mese, appena avesse
dimenticato la gemella. E lui? Avrebbe forse dimenticato?
Ne era sicuro. Aveva una tale fretta di esser felice!...
Vladimiro raccolse gli attrezzi. Odette si vers da bere.
Un dito di acquavite, ragazzo. Ne hai bisogno...  andata
a riposarsi?
S.
Vladimiro accett un 'bicchierino di alcool e disse qualche
parola in tedesco. Odette aggrottava le ciglia.
Che cosa dice? chiese Doutre.
La donna alz le spalle.
Dice che la storia della corda non  chiara.
Come mai?
Il fatto ... riprese Odette. Ma perch sempre riflettere,
sempre interrogarsi?...  morta,  morta.
Vladimiro brontol una frase oscura, posando il bicchiere.
Che cosa? grid Doutre. Parla... Spiegati...
Dice che la corda non  andata a stringerle il collo da sola, tradusse Odette.
Si guardarono tutti e tre in silenzio.
Ma che cosa si  messo in testa? mormor Doutre.
Sarebbe meglio dormire, interruppe Odette. Buonasera!
Si separarono. Vladimiro scomparve nel camioncino.
Odette chiuse la porta del suo carrozzone. Doutre scelse un letto di aghi di pino, sottili e cedevoli, e si coric sulla schiena. Il giorno giungeva, piano, come un ladro.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Prima che la rappresentazione finisse, Odette sapeva che
la partita era perduta. Non andava bene nulla. Pierre si
applicava troppo. Greta era distratta. Lo spettacolo si trascinava.
Gli spettatori indifferenti, applaudivano con la punta
delle dita. Nascondevano appena la loro delusione. Conoscevano
da molto tempo le carte, le palline, i dadi magici.
Il primo saltimbanco che passa fa altrettanto, sulla
piazza del mercato. Perch dunque quella ragazza bionda,
quella Annegret, di cui tutti i giornali avevano parlato,
non si sdoppiava pi? Era quello che volevano vedere.
Doutre, fra le quinte, fece in tempo a scambiare poche parole con Odette.
Be'?
 un fallimento, disse Odette. Una settimana cos
e non resta che andarci a rivestire... Tu, sembra che
stia dando un esame; e lei, ma guardala... Dorme in piedi.
Non dorme, fece Doutre tra i denti, ha paura.
Che cosa?
Ha paura.
Di che cosa?
Domandalo a lei.
Aveva paura! Odette ne fu certa nel momento in cui
entr in gioco la corda indiana. Greta la guardava, ne provava
la tensione, e non si decideva a salire.
Suvvia, sussurr Odette. Presto!
Greta, pallida sotto il trucco, esitava. Poi, invece di perder
tempo durante la salita, di chinare il capo e far ondeggiare
le braccia e la mano, si affrett ad arrampicarsi
fino all'estremit della corda. Quando scomparve, di colpo,
sotto il velo nero che Vladimiro lasciava cadere dalla centina,
Odette scorse della gente che sorrideva. Un pubblico
popolare avrebbe riso apertamente, e li avrebbe beffati.
L'intero numero doveva essere rifatto. Ma in che modo?
Odette continu a rifletterci mentre cominciava con Pierre
gli esercizi di trasmissione del pensiero. Per fortuna il giovane
era abile e, quando non aveva vicino Greta, ritrovava
quella sua indifferenza impertinente e annoiata che, l, riusciva
a meraviglia. Che cosa sto toccando? Una borsetta.
E in questa borsetta che cosa vedete? Vedo un portacipria d'argento...
Domande e risposte si succedevano con gran rapidit.
Era un giuoco facile, ma di effetto sicuro, e le donne guardavano
con interesse quel bel giovane che, con gli occhi
bendati e i piedi legati, sembrava destinato alla fucilazione.
Da questa parola venne fuori l'idea. Ecco. Quello che
bisognava sviluppare era il tema dell'esecuzione... Pierre
faceva la spia... Greta e lei, mascherate, dietro un lungo
tavolo illuminato da un candelabro... Pierre condannato...
Greta gli benda gli occhi... Non ce n' bisogno, egli dice,
indovino tutto ci che fate... state prendendo una rivoltella...
Bene... ecc.. l'esecuzione ha luogo. Mettono il
corpo in una prima cassa... Ah! hanno dimenticato di portargli
via il portafogli... Riaprono la cassa... Il corpo non
c' pi... ma lo ritrovano nella cesta... bene... il seguito 
facile... Non resta che da ricamare sul tema... Odette andava
gi perfezionando il progetto, mentre recitava con sicurezza
il suo numero. Era abituata a pensare su due piani
distinti e sentiva che quello sketch sarebbe piaciuto;
se necessario, per mantener desta la curiosit, avrebbe
confidato ai giornalisti che Annegret era stanca, ma avrebbe
ripreso tra qualche settimana i suoi esercizi di sdoppiamento...
Lo spettacolo fin. Ella salut e, siccome Vladimiro si
preparava a sollevare il sipario:
Non ti stancare, disse. Ci hanno visto anche troppo!
Doutre stava accendendo una sigaretta con le dita che
gli tremavano.
Siamo fritti, eh? chiese.
Forse no. Ho un'idea... Se quella pazza  disposta ad
aiutarci!
Si mise l per l a esporre il suo piano, mentre gli ultimi
spettatori lasciavano la sala. Vladimiro portava sulla scena
le ceste e le casse, man mano che Odette ne aveva bisogno
per la sua dimostrazione. Greta fra le quinte guardava.
Ci sar da mettere insieme un breve testo, naturalmente,
spiegava Odette, ma la base del numero  puerile.
Si fanno aprire due botole nel pavimento; tu scompari
in una e risali dall'altra. Baster sistemare con esattezza
le casse e i pannelli mobili sulle botole. Ti va?
A me, s... Ma a lei?
Greta?
Accetter di...
Ma via! Anzitutto, sarai rinchiuso tu e non lei.
Ma  lei che dovr richiudere il coperchio... e anche se
fossi tu, credo che rifiuterebbe.
Che sciocchezza! Sa 'bene che non pu accaderti
nulla.
Doutre abbass la voce.
Neppure laggi poteva accader nulla... Aspetta! Lascia
che parli io... Sorvegliala senza averne l'aria. Sta' ad
osservarle le mani, gli occhi...  terrorizzata. Se qualcuno
le parla, sobbalza. E non c' modo di farle toccare un tavolinetto,
o il cappello, e a maggior ragione le ceste... 
convinta che sua sorella sia stata vittima di un trucco.
Un trucco?
Lo so. Sembra idiota quel che dico. S, un trucco.
Presa in trappola, se preferisci.
 stata lei a dirtelo?
No, ma  evidente.
Una trappola... c' sempre qualcuno che la prepara!
Doutre schiacci con cura la sigaretta sul pavimento di
legno con la punta del piede.
Sai, disse, lei non vede tanto lontano.
E tu?... Tu che vedi lontano?
Oh, io!
Si volt e raggiunse Greta che aspettava ai piedi di un
palo intorno al quale erano avvolte grosse corde simili a
quelle di un veliero.
Venite, cara? Andiamo via.
Greta non lo lasciava con gli occhi, come un animale
pronto a fuggire. Egli le prese la mano con dolcezza.
Un momento, disse Odette. I vostri modi, quelli
di tutti e due, non mi piacciono molto. Hast du wirklich
Angst? Woher hast du Angst? Du glaubst, deine Schwester
wurde umgebracht?
Nein, nein, fece Greta, che gi stava per piangere.
Che cosa le stai dicendo? grid Doutre. Ti prego di
lasciarla in pace.
Tu, ragazzo mio, cominci Odette.
Esit, li squadr uno dopo l'altro e soltanto i suoi occhi
si spostavano da sinistra a destra e da destra a sinistra.
Oh, e poi, dopo tutto... concluse. Vladi, lascia
tutto come sta. Verremo a ripetere domani mattina. Bisogner
pure che questi due imbecilli si decidano.
Si allontan battendo i tacchi. Vladimiro allarg le braccia,
come per dire che quello non era pi un mestiere, e
Doutre gli porse il pacchetto delle sigarette. Una lieve corrente
faceva muovere l'ampio sipario, e gli attrezzi, disposti
sulla scena, sembravano alla luce delle lampadine dei relitti.
Doutre accese l'accendisigaro e lo porse a Vladimiro.
Ascolta, vecchio mio, mormor, spiega a Greta che
non ha nulla da temere. Dille che sua sorella si  suicidata.
Suicidio... impossibile, protest Vladimiro.
Be', diglielo ugualmente... E poi, tu che ne sai, eh?...
Anzitutto, non chiedo il tuo parere. Traduci... Hilda si 
strangolata... Suvvia, buon Dio!
Vladimiro si asciugava le mani col fazzoletto, con aria
compassionevole. Recit d'un tratto:
Hilda hat sich das Leben genommen.
Greta mand un grido.
Continua! Continua! fece Doutre. Si  avvolta
la corda intorno al collo e ha tirato due capi, con un colpo
secco... Non vi  altra spiegazione.
Vladimiro parlava in fretta. Appena s'interrompeva, Doutre
riprendeva:
Era gelosa. Mi aveva visto quando sono entrato nel
carrozzone, e ti ho baciata... Ora, Greta, bisogna pur
vivere... Perci, bisogna dimenticare... Nessuno vuol farti
del male... Io meno di ogni altro...
Vladimiro, mentre traduceva, gettava a Doutre sguardi
impacciati. Tacque, poi improvvisamente aggiunse:
Scusate... Vladimiro molto desolato...
Bene, questo basta, disse Doutre. Puoi andartene.
Rimase solo dinanzi alla fanciulla, mentre i passi di
Vladimiro risuonavano nel silenzio del teatro.
Greta...
Le si avvicin lentamente e la trasse a s.
Greta... ora possiamo vivere... Ach! zusammen leben!
Ella scosse la testa e le sgorgarono dagli occhi alcune
lagrime che bagnarono le mani di Doutre.
Greta... Tu sai che ti amo.
Ja.
E allora?
Ieh will fort!
Come?
Dovette fare uno sforzo per comprendere.
Vuoi partire? Ti senti infelice con noi?
Ja.
Perch Hilda non c' pi?
Ja.
Hilda non ti amava.
Greta lo respinse con violenza e Doutre non tent neppure
di tradurre ci ch'ella, con tono indignato diceva.
No, riprese. Non ti amava. Ne sono certo... E saresti
davvero sciocca, ora, se... Insomma, Greta, ci sono
qui io... Ich bin doch da!
La prese per le spalle e le accarezz i capelli, le tempie.
A che scopo parlare, balbettare delle sciocchezze con
accento ridicolo? Ch'ella rimanga, ah! , soprattutto, ch'ella
rimanga qui! Non le si chiede altro. E se non ama, si lasci
amare, almeno.
La strinse pi forte, le baci le palpebre che palpitavano
come il collo di un uccello, come la gola di una tortora.
Dietro il sipario c'era la sala vuota con le file delle poltrone
silenziose, ed egli prolungava i baci come se avesse sfidato
qualcuno. Le sue labbra scesero lungo la guancia, trovarono
il punto della scottatura, sentirono il modellato
nuovo della pelle, il suo velluto pi sottile e pi liscio.
Come amava quella cicatrice che faceva di Greta una vera
donna! Che importanza aveva ci ch'ella pensava, ci
ch'ella diceva? Solo il peso di quel corpo tra le sue braccia
aveva valore. E quel corpo, forse perch Hilda era morta,
assumeva di colpo una realt, un'importanza quasi terribile.
Ora non c'era che lui al mondo. Era al tempo stesso
la tortura e la liberazione. Greta voleva parlare, ma Doutre
le mise una mano sulla bocca. Una statua viva e priva
di coscienza, docile a tutti i suoi capricci, ecco ci che
avrebbe desiderato. E tuttavia, no. Vedeva gli occhi azzurri,
vicinissimi ai suoi e, in quegli occhi, una protesta,
una specie di rifiuto. Ella doveva ancora essere conquistata
ed era meglio cos. Cerc la bocca che si sottrasse,
poi si sottomise, senza consentire ad aprirsi, ed egli si
accorse di comportarsi in maniera odiosa.
Greta, mia cara.
Ich habe Angst...
Ma  ridicolo! Di che cosa hai paura?
La fanciulla guard intorno a s la scena con il sipario
percorso da grosse pieghe che si muovevano come
onde, le quinte dove pendevano cavi, corde, gomene e,
su un tavolino, la corda indiana, quella che aveva ucciso
Hilda.
Ti giuro che non hai nulla da temere.
Ella si protese di nuovo verso di lui, gli si aggrapp
al vestito, balbettando con la bocca sul suo petto parole
ch'egli non capiva. Impossibile parlarle d'amore! Doutre
la tenne a distanza, fra le braccia tese.
Guardami... Meglio... Cos!... non vi  alcun pericolo,
capisci? Nicht gefahrlich... Non vuoi credermi? Vieni!...
S, voglio che ti renda conto.
La prese per un polso e la condusse intorno alla scena.
Questa... la conosci,  la cesta a doppio fondo... niente
di cattivo!... e questa  una tavola truccata, di cui conosci
il trucco... E poi, tu li conosci tutti, i trucchi... Il mio cappello,
con le palline dentro... e qui, la scatola in cui sono
nascoste le tortorelle... Ecco le spade di cui non avrai certo
paura, no? e anche la corda... Non c'entra affatto, la corda.
Ne compreremo un'altra, se vuoi... Suvvia! vedi bene
che avevi delle idee fuori luogo!
Hilda... morden!
S,  morta...
Nein... Morden!...
Prese una delle spade e fece l'atto di colpire qualcuno.
Morden!
Doutre ebbe un sobbalzo.
Assassinata!  questo che vuoi dire? Assassinata! Sei
completamente pazza! Assassinata! Ma da chi? Era sola
nella vettura. E allora? Da chi?
Greta sembrava ora in collera. Fu sul punto di rispondere.
Egli vide dal movimento della gola che stava per dire
una parola e che quella parola stava per salirle alle labbra,
ma si volt e lasci la scena.
Al diavolo, alla fine! grid Doutre.
Subito dopo la raggiunse e se ne andarono a casa, con la
Ruick, lungo il mare. Erano entrambi sfiniti come dopo
una discussione straziante. Al ritorno procedettero adagio.
L'ombra delle palme che passava sulle mani e sul volto,
ricordava loro il bosco, il corteo al chiaro di luna. Non vi
sarebbe stata pi, per essi, una notte complice, una brezza
amorosa.
Mi chiedo che diavolo stiamo facendo qui, mormor
Doutre.
La vita dannata ricominci, ma in maniera pi leggera.
I litigi erano cessati. Odette si sforzava di essere naturale
e Greta riusciva persino a sorridere. Ma, a tavola,
c'era quel posto vuoto e bisognava fare uno sforzo per
guardare altrove. I silenzi erano spaventosi, e non v'era
alcun mezzo per sfuggire ad essi. D'improvviso nessuno
aveva pi nulla da dire e nessuno osava pi seguitare a
mangiare. Cercavano qualche argomento possibile. Ma
quale? Le rappresentazioni? Si facevano sempre pi penose.
Il nuovo programma? Odette non vi credeva pi.
Che cosa, allora?... E come por fine al piccolo giuoco degli
sguardi? C'era sempre un momento in cui gli occhi
incontravano altri occhi e dovevano fuggire, e un altro
momento in cui, se Odette si alzava, Greta l'osservava;
quando Greta abbandonava la tavola, era Odette che la
guardava. E se Doutre, per caso, andava a prendere sul
mobile un pacchetto di sigarette o il portacenere, sentiva
sulla schiena i loro occhi piantati come coltelli. Poi la
conversazione riprendeva, stentata, ed era peggio del silenzio.
La vita d'ogni giorno trascorreva in un'angoscia
sino allora sconosciuta. Greta, talvolta, senza farlo apposta,
si sollevava i capelli, o nascondeva con la mano il
segno, sempre pi impercettibile, della bruciatura. Allora, d'improvviso, la morta ritornava tra loro. Doutre
la riconosceva e sentiva il cuore vacillargli. Oppure era
Odette a socchiudere le palpebre mentre con le dita batteva
sul tavolo. Una met della fanciulla era Greta; l'altra,
era Hilda. La fantasia, qualunque cosa facessero, si
compiaceva di tali evocazioni. Doutre arrivava persino a
spiare i movimenti di Greta. Pensava: Ci siamo... Sta
per apparire! Hilda allora appariva bruscamente, e Doutre
provava un dolore sottile, lungo, che lo frugava sempre
pi a fondo e gli mozzava il respiro. E sapeva bene che Odette...
Odette, una mattina, mentre insieme stavano facendo colazione, gli disse:
Hai notato?
Che cosa?
Il suo volto.
No.
La cicatrice... Non c' pi.
Rimasero in silenzio. Doutre aspett Greta e, alla prima
occhiata, vide che era vero. La pelle aveva il suo colore
normale. Ancora pochi giorni, e Greta... Egli non
avrebbe pi saputo chi riposava laggi, sulla riva del
ruscello, sotto i pini. Sto diventando pazzo, pens,
Greta rimane Greta. Questo  certo! Molto tempo dopo
che la fanciulla se ne era andata, disse a Odette:
Sappiamo pure che si tratta di Greta, comunque!
Si ha un bel saperlo... fece Odette, scuotendo gli
orecchini da maga.
Fu quello un nuovo tormento, pi struggente d'ogni
altro. Eppure, tutti erano opprimenti. Il nuovo spettacolo
che presentarono a Nizza fu un fallimento. Quel cadavere
che veniva scoperto prima in una cassa, poi in una
cesta, era al tempo stesso macabro e comico. E inoltre,
Odette e Greta, l'una accanto all'altra, no, non era possibile.
Odette era ancora troppo orgogliosa.
Be', annunci alla fine,  meglio gettare la spugna.
Perch? disse Doutre.
Ella sollev i seni troppo grevi, li guard, con quel
rapido movimento del labbro, che Doutre conosceva bene.
Per questo!
Parlarono d'altro, ma Odette, dal quel momento, smise
di fare ginnastica e non si limit pi nel mangiare. Pag
una somma alla direzione del teatro per interrompere
gli spettacoli e si mise in cerca del tema di un nuovo numero.
E quando Doutre le si avvicinava, proponendole di
aiutarla, si ribellava.
Vattene! Va' a spasso. E portatela con te.  per causa
sua ch' capitato tutto questo.
Doutre non discuteva. Non discuteva pi; si rifugiava
nel silenzio. Anche vicino a Greta, taceva. Passeggiavano
lentamente, annoiati, spalla contro spalla. Greta s'era
comprata gli occhiali neri. I suoi occhi erano scomparsi.
Doutre le toccava la mano, che rimaneva inerte e senza
risposta. Se mostrava il mare facendo il gesto di nuotare,
ella diceva:
Ja!
Se, perso ogni coraggio, mormorava:
Torniamo a casa? la risposta era:
Ja!
Aveva desiderato che fosse una statua priva di coscienza
e docile. Era esaudito. Ella sopportava pazientemente
persino i suoi baci. Era altrove. E, di giorno in
giorno, il suo volto ritrovava la sua purezza crudele.
Quello di Odette, pieno di preoccupazioni, assumeva il
colorito terreo di una maschera. Vladimiro evitava i padroni.
Non sapendo che fare andava a pescare sulla
costa e tornava senza aver preso mai nulla. Il tempo
era invariabilmente bello. Vi furono incendi di foreste
nella regione di Brignoles. I giornali pubblicarono fotografie
impressionanti: colline rasate, resti di pini fumanti,
nubi di cenere che livellavano i fossati. Seppero che il
corpo non sarebbe mai stato trovato. Ma Hilda ritornava:
Greta era completamente guarita e l'illusione era
perfetta. Si poteva credere che le gemelle abitassero, come
un tempo, come prima, nella carovana. Odette e Doutre
divenivano sempre pi nervosi. Greta, quando nessuno
la sorvegliava, aveva crisi di pianto. Acquist un
orario ferroviario. Ma Doutre glielo scopr nella borsa.
Per farne che cosa? chiese. Vuoi andartene? Va
bene. Lo prendo io.
Lo mostr a Odette.
 chiaro, diss'ella. Non vedi che non ne pu pi
di noi? Una volta tanto, la capisco.
Non possiamo lasciarla partire. Dove andrebbe?
Ad Amburgo, penso.
 una pazzia.
La vera pazzia  di tenerla qui, disse Odette. Siamo
arrivati agli estremi. Io, praticamente, non conto pi.
Tu, invece, puoi cavartela, alla meno peggio, come numero
iniziale. Ma lei? Come vuoi che se ne servano?...
Ci hai pensato? No. Tu non pensi mai a nulla. Lei 
Annegret, e Annegret rappresenta per il pubblico qualcosa
di straordinario.  lei che ci manda a fondo, in questo
momento. Bisogna guardare le cose in faccia. Il pubblico
non ha interesse per noi. Ha interesse soltanto per
Annegret. E poich non possiamo pi presentargli il numero
di Annegret... Concludi!
Si potrebbe comunque tentare...
Tentare che cosa? Continuo a scrivere alle agenzie.
Sempre la stessa risposta:  Avete Annegret; riprendete
il vecchio programma.
E se lei se ne andasse, che cosa cambierebbe?
Ti troverei subito una scrittura. Forse non sarebbe
una cosa meravigliosa, ma ce la caveremmo.
S, capisco, fece Doutre rabbioso. I giri di rappresentazione
nei paesucoli, i teatrini...
Abbiamo vissuto cos, noi, per anni interi...
E questo lo chiami vivere. Mi dirai che mio padre
viveva!...
Credi forse che io...
Tu, tu sei finita. Io ho vent'anni.
Piccola vipera, fece Odette. Eppure sai bene che
se siamo a questo punto...
Tacquero, respirando a fatica come due lottatori dopo
una prima presa.
Se siamo a questo punto? chiese Doutre.
Comparve Greta in fondo ai gradini, in un lungo
vestito color paglia, stretto in vita da un cordone. Sembrava
un pagliaio e Doutre volt le spalle a Odette. La
ud mormorare:
S, corri, corri! Approfitta di lei!... Non durer pi
a lungo!
Egli aveva gi sceso la scaletta, e afferrava la mano di
Greta. Ad ogni nuovo incontro, si sentiva trascinato da
una speranza folle. Poi, camminandole accanto, sentiva a
qual punto ella gli sfuggiva, e allora cessava di vedere il
mare, le vele bianche, la citt in festa.
Greta, disse,  proprio vero? Volete partire?
Ja.
Ad Amburgo?
Ja.
Sapete che vi amo?
Ja.
Egli sospir. La Promenade des Anglais si apriva dinanzi
a loro, come un viale incantato.
Sapete che desidero sposarvi?... Sposati... heiraten?
Ella si scost.
Non  possibile.
Perch?... A causa di Hilda?
Ja.
Ma Hilda avrebbe detto di s.
Hilda... morden!
C'era, in quella ragazza, l'ostinazione di un animale.
Impossibile parlare con lei senza tornare sempre su quel
punto. Morden! Morden! E poi?
Greta, mi conoscete?
Ella gli gett un rapido sguardo ma non rispose.
Non vi lascer partire... mai... niemals! Siete mia.
Mi avete dato la vostra parola.
Nein.
Greta, ascoltatemi! Non vi pare che siamo gi abbastanza
infelici? Volete che anch'io... con la corda...
Fece il gesto di stringere ed ella gli afferr il braccio.
Allora, disse, non continuate a rifiutare... Baciatemi...
Liebe!... Greta... Ti ricordi?...
La lasci in pace solo quando la ragazza si mise a
piangere; e la segu, vergognandosi, mentre la gente si
voltava a guardarli. Ma non poteva pi scacciare un pensiero
dalla mente: se ne andr; approfitter di un momento in cui la lascer sola.
Dette un incarico a Vladimiro:
Di notte devi montare la guardia, senza farti vedere... Di giorno, me la vedr io.
Ma si alzava anche di notte, apriva la porta, guardava il carrozzone.  l, pensava. Prigioniera. Fa una vita infelice.  forse colpa mia?...
Tentava di guardare fin in fondo colui ch'era stato il piccolo Doutre... No, non  colpa mia. Io l'amo perci mi difendo... Alla fine si sedeva, con gli occhi fissi alla finestrella del carrozzone, e faceva saltare la moneta nella mano: testa... croce... Hilda... Greta... Hilda...
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Doutre divent carceriere. Greta se lo trovava vicino
a tutte le ore, e negli occhi del giovane c'era sempre quella
stessa espressione un po' smarrita, quella stessa preghiera.
Ella gli proib di accompagnarla. Ma lui la seguiva.
Le camminava dietro, a sette od otto passi di distanza,
con un ardore ossessionante. Non vedeva che lei, le sue
spalle dorate, i suoi fianchi che ondeggiavano lievemente e,
quando la luce vi si prestava, le sue lunghe gambe sotto
l'abito trasparente. Talvolta, lasciava che prendesse un
po' di vantaggio; ma continuava a sentire il profumo di
lei; le rimaneva unito attraverso il filo di un effluvio che
era come un invisibile doppione, come una presenza ch'egli
poteva accogliere, possedere, trattenere a lungo dentro di
s, il capo gettato all'indietro; l'annusava, l'assorbiva a
piccole ondate e poi, all'improvviso, si affrettava a raggiungerla,
col cuore che gli batteva forte, soffocato da
tutte le parole che non sapeva pi dire. Talora si accostava
pi vicino che poteva, tendendo umilmente la mano.
Ella si lasciava prendere il braccio; il giovane sembrava
un convalescente ancora debole. Si serviva di ogni mezzo
perch la ragazza s'interessasse alla propria sorte, persino
della piet. Ma tutti i mezzi fallivano. Greta rimaneva
sulle sue, come fosse circondata da nemici. Mangiava
appena, assaggiava il cibo sulla punta delle labbra.
Pensa un po'! brontolava Odette. Sembra che
vogliamo avvelenarla.
Si chiudeva nel suo carrozzone, tirando il catenaccio
in modo che tutti sentissero.
Nel suo atteggiamento tutto lasciava capire ch'ella non
faceva pi parte della compagnia. Giunse persino a chiamare
Odette: signora.
Odette alzava le spalle, si batteva la fronte con la
punta delle dita. Aveva troppe preoccupazioni per arrabbiarsi.
Ce ne andiamo, disse una mattina, mentre Doutre
si stava facendo la barba, sugli scalini del carrozzone,
con il capo girato verso la roulotte di Greta.
Dove andiamo? chiese distrattamente.
A Tolone. Ho una scrittura per te e per quella...
Con un gesto del capo, complet la frase.
Passerete al cinema Varits, dopo l'intermezzo.
Come? chiese Doutre. Un cinema... Ma non siamo
mica gi a questo punto!
In che mondo vivi? disse Odette.
Pierre entr nella vettura, con una guancia insaponata
e il rasoio aperto in mano. Il suo torso nudo era scolpito
di muscoli sottili; sui fianchi gli correvano riflessi.
Odette strinse le mani l'una contro l'altra. Egli riempiva
la stanza di giovinezza, di luce. Rinunci alla sua collera.
Ecco, disse, questo  il contratto. Devi firmarlo...
Ora tocca a te firmarli.
Prese una sedia per la spalliera, sedette di traverso con
una eleganza pericolosa e scorse con lo sguardo il foglio.
Cinquemila per sera?
Non lo speravo neppure.
Ma di'... parli sul serio? Noi che guadagnavamo...
Dimentichi... l'incidente.
Stavano l'uno accanto all'altra. Si guardarono. Doutre
richiuse il rasoio, lo gett sul tavolo, tra i fogli dattiloscritti.
Gi, ripet, l'incidente...
Rimasero in silenzio, lui a braccia conserte, lei a rimettere
in ordine i fogli.
Ci che  fatto  fatto, disse infine. Vuoi firmare?
Spingeva verso di lui una stilografica. Egli non si mosse.
Vi sono momenti, mormor, in cui penso che non
era Hilda quella che avrebbe dovuto morire...
Odette tese la mano attraverso il tavolo; egli indietreggi
lievemente.
Forse Hilda mi amava...
Una o l'altra  lo stesso. Su, non pensarci pi.
Il sapone sulla guancia di Doutre si stava asciugando
squamandosi. Lo gratt con l'unghia.
Da dove venivano? disse. Prima...
Prima di che?
Prima di Amburgo.
 una domanda che in genere non si fa, sai... I sopravvissuti
erano un po' come dei legionari... il loro passato
apparteneva soltanto a loro. E le ragazze che avevano
conosciuto l'occupazione... mi capisci? Ma per quelle
due forse  ancora peggio. Credo siano state sempre
pazze.
Doutre rilesse il contratto, forse per darsi il tempo di
riflettere a qualche altra cosa.
Si tratta soprattutto di me, qui, osserv.
Certo! Supponi che ci pianti prima della fine.
Le spalle di Doutre si contrassero. I muscoli s'agitarono
sotto la pelle.
E perch dovrebbe andarsene?
Va bene, disse Odette in tono conciliante. Comunque,
firma.
Egli scosse il capo, come un animale punto dai tafani.
Odette gli mise fra le dita la stilografica.
Firma!... Al punto in cui siamo!
Si guardarono di nuovo con una violenza che non nascondevano
pi.
Sei libero, riprese Odette. Ma non puoi rifiutare...
Se non ti fossi innamorato di...
Egli firm, graffiando la carta, poi prese il rasoio e
usc. Per due giorni non rivolse pi la parola a nessuno.
Di notte, quando Vladimiro vegliava, andava a fare il
bagno, cercando di spegnere il fuoco che covava in lui,
sempre pronto a gettare alte fiamme. Si allontanava dalla
riva; l'acqua era tiepida, piena di scintille e di fosforescenze.
Faceva il morto, in mezzo alle stelle. Udiva, non
molto distanti, le barche che frusciavano sul mare. Un
urto, e la ruota di prua trovava la carne fragile. Sarebbe
stata la fine. Ma non aveva nessun desiderio di morire. E
allora?... Che cosa voleva?... Il cielo oscillava sopra di lui.
Egli cercava pigramente una risposta. Ludwig gliel'aveva
data, un tempo, gridando: Falsit, finzione, illusione!
Ma era troppo tardi per abbandonare ogni cosa... Di notte
tornava a riva e si rivestiva in una cavit della roccia.
Era stanco ma non sollevato, restava ancora a lungo desto
sul letto, fregandosi lentamente il petto che ricominciava
ad ardere.
Giunsero a Tolone. Il cinema era vasto. Il pubblico
troppo lontano dalla scena. Gli effetti si perdevano. Gli
spettatori chiacchieravano tra loro, mangiavano caramelle.
Qualche applauso di cortesia salutava il numero dei mazzi
di fiori o quello delle tortore. Un campanello lontano
chiamava gli spettatori rimasti al bar. Doutre si affrettava,
mentre i ritardatari raggiungevano il posto. Un ultimo
giuoco di prestigio, un ultimo saluto. Il sipario scivolava
gi. Bisognava sgombrare rapidamente la scena.
Veniva fuori Odette, ammucchiando con destrezza gli
oggetti che proiettavano sul vicino schermo ombre strane.
Le luci si affievolivano. Appena giungevano alla porta di
disimpegno una musica fragorosa esplodeva dietro di loro.
Il sipario s'illuminava, rotolava nelle sue pieghe, svolgendosi,
le lettere del titolo: e allora gli applausi veri,
quelli del piacere, della curiosit, dell'impazienza, attraversavano
la sala oscura, spingendo alle spalle Doutre e
Greta che correvano dietro Odette. Vladimiro caricava il
camioncino. Si ritrovavano tutti e tre in un caff. Erano
le dieci e mezzo. Troppo presto per tornare ai carrozzoni.
Non erano abituati a un'ora simile e si rendevano meglio
conto di tutto ci che avevano perduto. Odette beveva
un'acquavite, due acquaviti, tre acquaviti. Aveva fretta
d'interporre fra il mondo e se stessa i veli lievissimi di
una impercettibile ebbrezza. Greta e Doutre si accontentavano
di un bicchiere di birra. Fantasticavano, attingendo
a turno da un pacchetto di sigarette posato tra loro
sul tavolino. Alcuni suonatori, travestiti da tzigani, suonavano
motivi viennesi. Doutre osservava di nascosto la
guancia di Greta. Poteva darsi che Hilda non fosse morta!
Forse tra poco l'avrebbe ritrovata! Forse la vita sarebbe
ricominciata come prima! Ma prima era un inferno.
E ora?...
Greta!
Ella faceva finta di non udirlo. Guardava verso il porto,
le navi, il largo, come un animale al guinzaglio. Dei marinai
passavano sul marciapiede. Lei alzava la testa, li
seguiva a lungo con lo sguardo. Non lo avrebbe pi ascoltato.
Era chiusa nel suo rancore e nel suo odio come in
una fortezza. Piangere? Umiliarsi? Prenderla di forza?
E poi? Il peggio  che non c'era un poi per nessuno
dei tre.
Tornavano in silenzio lungo i viali. Dalla montagna
vicina scendeva una brezza che odorava di terra calda
e talvolta di terra bruciata.
Buonasera.
Ciascuno si arrampicava nel proprio carrozzone. Ciascuno
accendeva una piccola lampada. Ciascuno poteva
riprendere il suo vero volto, ritrovare il suo vero tormento,
come un libro in cui si  messo il segno alla pagina.
Odette incolonnava certamente delle cifre. Greta
si abbandonava tra i cuscini e rifaceva, col pensiero, lo
stesso pellegrinaggio alla sponda del fiume. Doutre camminava
su e gi. Era riuscito a sgombrare un corridoio
che attraversava il carrozzone in tutta la sua lunghezza.
Lo percorreva, con le mani in tasca, fermandosi di
tanto in tanto senza motivo dinanzi all'abito da sera che
pendeva dall'attaccapanni, o dinanzi al rotolo di corda.
Avrebbero dovuto gettarla via quella corda. Era ignobile
usarla mentre Hilda...  vero che il numero della corda
indiana non si poteva pi fare. Niente meccanismi, nei
cinema. Ci si batte a mani nude... e si perde! E dopo
Tolone dove sarebbero andati? Odette scriveva a vecchi
amici, tentava di difendere il prestigio in declino degli
Alberto. Ma la stagione non era propizia. Inoltre facevano
domande imbarazzanti; volevano sapere perch
Odette aveva rinunciato al famoso numero di Annegret;
facevano anche notare che il giovane Doutre era ancora
lontano dal valore di suo padre e che, in tali condizioni...
Dopo Tolone si recarono a Sainte-Maxime. Un contratto
di una settimana, al Casin. Doutre e Greta furono
bene accolti. Doutre girava fra i tavolini, faceva scomparire
sotto gli occhi dei bagnanti divertiti accendisigari e
portacipria, eseguiva giuochi stupefacenti con le carte.
Odette, in un angolo, beveva un cognac, sorvegliando i
gesti del figlio. Dopo la rappresentazione faceva le critiche.
Vai ancora troppo svelto, diceva. Pi si opera al
rallentatore, pi  bello. E parli troppo. Supponi ch'io sia
una cliente... Suvvia, avvicinati, cos... Ecco, ti chini...
e cerca di non guardare le donne, con la tua aria da galletto...
E quell'altra idiota, che sta rigida come un mangiatore
di spade!...
Greta sopportava le osservazioni in silenzio. Ma rifiut
decisamente di partecipare all'esperimento di trasmissione
del pensiero.
Insomma, disse Odette fuori di s, vedi bene che
non c' alcun pericolo...
Cap che perdeva il suo tempo. Doutre non fu pi fortunato.
Hilda... morden!
Egli non insistette pi. Prese per a testimone Vladimiro,
che stava ungendo i mozzi di una ruota del carrozzone.
Se qualcuno la udisse, chiss cosa potrebbe pensare!
Vladimiro seguit a lavorare con maggior lena. Doutre
gli si sedette accanto.
E tu, Vladi, che cosa pensi?
Vladimiro radun il recipiente col grasso, gli stracci,
le chiavi inglesi, e and a mettersi davanti a un'altra
ruota. Doutre lo segu.
Non hai una tua idea? Una spiegazione?
Vladimiro non intelligente.
Potresti forse aiutarmi in qualche modo a convincere
Greta.
Vladimiro occupato.
Ascoltami bene, Vladi.  una cosa importante. Non
puoi sapere quanto sia importante... Secondo te, Hilda 
stata uccisa?
Certamente, disse Vladimiro.
Bene. Allora, da chi?... Ricordi come stavamo. Potevamo
vederci tutti, e Greta era occupata a lavare i
piatti.  dunque l'unica che non abbia potuto rendersi
conto... per questo non mi crede. Inutilmente cerco di
spiegarle... Sento che se fossi capace di convincerla, tornerebbe
a me... Credi davvero che non ci si possa strangolare
da soli?
Lo credo.
Neppure tirando forte?
Niente da fare... Vladimiro ha gi visto... in prigione.
Chin il viso sul suo lavoro. Provava orrore per quel
genere di confidenze.
Tu che hai l'abitudine di fare tanti mestieri, riprese
Doutre, pensi forse che vi sia un mezzo...  sciocco quel
che sto per dirti... un mezzo per rendere una corda pericolosa,
capisci?... Dopo tutto  quel che fanno i bracconieri.
Vladimiro volse verso Doutre il lungo viso magro
dalle orecchie troppo grandi.
Vladimiro ha preso al laccio dei conigli... Bisogna
fare nodo scorsoio.
S, certo. E allora, che cosa?
Doutre si avvicin a Vladimiro.
Vladi, mormor, tu ci conosci... Sospetti forse
uno di noi?
Vladimiro sobbalz e parve molto afflitto.
No, disse, no... Non  possibile.
Greta, invece, ci sospetta.
Greta malata. Vladimiro anche... Male nella testa.
Troppo riflettere.
Non hai la pi piccola idea?
No.
Sei fortunato, fece Doutre. Mio padre... aspetta,
 un'altra stupidaggine che mi salta in mente... Mio padre
sarebbe stato capace, lui, di rendere la corda pericolosa?
Sapeva anche slegarsi. Avrebbe potuto inventare un sistema
perch la corda si restringesse, senza nodo apparente;
insomma, capisci quel che voglio dire?
Professore poteva fare tutto.
Con questo non concludiamo nulla, osserv Doutre.
Talvolta penso che sia stato un incidente. Ma come?
Con i tavolinetti, le casse, i mobili, s, si possono immaginare
effetti imprevisti nel buio, quando si cammina a
tentoni. Ma con una corda!  come tutte le altre, quella
corda. Puoi immaginare se l'ho esaminata!
Doutre si rialz, spolverandosi.
Mi sono chiesto, riprese, se qualcuno non si fosse
nascosto nella vettura... un vagabondo... ce ne sono, d'estate,
sulle strade... Ma la vettura era vuota; ne sono assolutamente
certo.
La signora? disse Vladimiro. La signora intelligente...
Intelligente come professore... Lei... forse...
comprendere.
Ah s, se riesci a farla parlare tu, quando vuol tacere!...
Vladi, accetteresti di parlare con Greta?... Non
dovresti far altro che ripeterle quel che abbiamo detto
ora: che cerco, che vorrei trovare... a causa di lei... Tenta,
Vladi.  la mia ultima possibilit.
Doutre attese alcuni giorni. L'atteggiamento di Greta
non mut. Odette, invece, era sempre pi preoccupata. Il
contratto era ormai alla fine ed ella non aveva nulla in
vista. Agosto era un brutto mese e forse avrebbe dovuto
rinunciare a lavorare per diverse settimane. Doutre esaminava
ogni specie di progetto ma si urtava sempre contro
la medesima evidenza: Greta, da sola, non poteva
essere che una compagna priva di efficacia. Odette, invecchiata
di colpo, non era pi, in scena, di alcun aiuto.
Impossibile assicurare una rappresentazione completa. E
allora?
Ci occorrerebbero altre gemelle, o almeno dei gemelli,
disse il giovane a Odette.
Ci ho pensato, sospir lei. Non  che manchino,
nei circhi, nei music-hall. Ma hanno tutti un numero che
va bene; sono conosciuti... E che ne faresti di Greta?
Non os rispondere che aveva, pi che mai, l'intenzione
di sposarla. Apr a sua volta sul pavimento la cartella
dei disegni, cerc un'idea frugando tra gli schizzi,
i progetti, gli abbozzi. Greta cuciva, in fondo alla vettura.
Dall'altra parte, Odette, gli occhiali sulla fronte,
sfogliava lettere e fatture.
Il pozzo incantato? propose Doutre.
Costerebbe troppo, disse Odette spazientita. In
questo momento non possiamo fare troppe spese.
La cassa che si riempie di fiori?
Il procedimento  stato trovato da Bob Dickson.,
La sfinge?
C' un americano che fa la stessa cosa al circo Medrano.
Hai pensato a Ludwig?
Sta facendo un giro nel Nord.
Insomma, buon Dio, non siamo mica ridotti alla pubblica
beneficenza!
Rivedeva il vecchio, al collegio, con le valigie piene di
etichette e le mani tremanti di alcoolizzato, e si irrigidiva,
come un animale spinto verso il mattatoio. Giunse un telegramma
da Marsiglia. Un'offerta ridicola. Cinque giorni
in un cinematografo, per sostituire un equilibrista ferito.
Partirono.
Mi chiedo, disse Odette, se non sia meglio liquidare
la Buick e i carrozzoni.
Se andiamo in albergo, disse Doutre, lei ci scapper.
Era divenuto il suo chiodo fisso. Ora che la cicatrice
di Greta era scomparsa, egli aveva l'impressione di dover
raddoppiare la vigilanza, come se avesse dovuto sorvegliare
due ragazze. Odette, da parte sua, moltiplicava le
insinuazioni velenose, faceva notare che il conto in banca
si sarebbe esaurito presto se non si fosse trovato un contratto
di lunga durata, che Pierre se la sarebbe cavata meglio
se fosse stato solo, ch'erano sempre gli stessi a lavorare.
Greta, che capiva molte cose, piangeva. Doutre
stringeva i pugni.
Tu vuoi che se ne vada, eh, dillo!
Girava intorno a Odette, il naso affilato dalla rabbia.
Ma s, che se ne vada, gridava la madre. E che il
diavolo se la porti.
Doutre si precipitava nella roulotte di Greta, si scusava,
pregava, minacciava. Alla fine, quando era costretto
a uscire solo, rinchiudeva la ragazza a chiave. Le
portava di nascosto fiori e cioccolato. I cinque giorni a
Marsiglia passarono come un incubo. Nel brulichio
variopinto della citt, Doutre prendeva di forza il braccio
di Greta, conducendola come fosse stata cieca. Un attimo
di disattenzione, ed ella, lo sapeva, sarebbe scomparsa
tra la folla. Teneva a lei come si tiene a un gatto, all'animale
domestico fatto per le carezze e incapace di sopravvivere
un'ora nel tumulto di una citt. Di tanto in tanto,
gli accadeva di sorridere tristemente, di misurare la propria
aberrazione, ma non gli serviva a nulla pensare che
Greta era un essere umano. Anzi, allontanava da s quell'idea.
Libera, Greta? Ma via! In fondo egli sapeva che
cosa avrebbe voluto: ch'ella ricevesse da lui i suoi pensieri,
la sua vita, il suo respiro. Avrebbe voluto lavarla,
pettinarla, farla mangiare. Per troppo tempo era stata
per lui un'estranea, a causa dell'altra, il suo riflesso, il
suo doppio, la sorella pi vicina a lei di un amante. La
voleva tutta per s, adesso ch'era sola, perch finalmente
una delle due era morta. Era bello ripetersi questo. L'ostacolo
era stato soppresso. Bisognava perseverare, a lungo,
a lungo... soprattutto senza temere di rendersi ridicolo.
Accettava tutto: le umiliazioni, gli sgarbi. Amava quel
pane nero dell'amore. Viveva accanto a Greta come un
eremita accanto al suo Dio. Quel che desiderava oscuramente
era di sostituire l'assente, divenire la carne complementare,
l'altra met del cuore di Greta. Ma perch potesse
assorbirsi in lei, occorreva prima ch'ella si sottomettesse
a lui. C'era una volont di troppo.
Odette si present inutilmente ogni mattina allo sportello
del fermo posta. Adott un regime severo di economie.
Si mangi di meno, ma si fum di pi. Odette, un
tempo cos ardente, cominciava a lasciarsi andare. Cadeva
in fantasticherie improvvise, con lo sguardo perduto in
lontananza, la sigaretta all'angolo della bocca. Si alzava
quindi pesantemente, gettava a caso il mozzicone, e brontolava:
Buon Dio, quel che si deve vedere!
Oppure apriva il blocco della carta da lettere, e cominciava
con penna decisa:
Mio caro amico.
E subito posava la stilografica, camminava su e gi,
beveva un bicchierino di cognac senza decidersi a terminare
la lettera. Qualche volta, gironzolava intorno al
figlio.
Pierre, bisogna ch'io ti parli!
Ma il minimo pretesto le serviva per rimandare a pi
tardi quel che aveva da dire. Smise di far le pulizie nel
carrozzone. Fu Vladimiro a occuparsi delle faccende. L'inazione
finiva di sconvolgerli. Dopo mesi di lavoro intenso,
non sapevano pi come impiegare le ore mortali che separavano
il mattino dalla notte. E soprattutto, non acconsentivano
pi a perdersi di vista. Durante il pomeriggio
aprivano le sedie a sdraio, sonnecchiavano a fianco a fianco,
eppure soli come moribondi. Odette proponeva di partire.
Per andare dove? obiettava Doutre.
E perch restare? rispondeva lei.
Qualche volta andavano tutti e tre al cinema, non sapendo
che cosa fare, e forse anche perch avevano bisogno
di ritrovarsi in una sala, di respirare l'odore del pubblico,
di avvicinarsi alla vita degli altri; ma il ritorno era
cos penoso che rinunciarono a distrarsi.
Ricevettero finalmente una lettera. Un impresario proponeva
loro un contratto di due settimane, a Vichy, per
la fine della stagione. Offriva una somma ragionevole e,
di colpo, Odette ricuper le forze.
Adesso ricomincia, mormor Greta disperata.
Ma Doutre, anch'egli ripreso dal miraggio, pensava
solo a studiare le carte topografiche. Stabil l'itinerario con
cura: Arles, Nimes, Als, Mende, Saint-Flour, Clermont-Ferrand...
Avevano tempo a disposizione e sarebbe stato
piacevole attraversare il Massiccio Centrale da turisti, a
piccole tappe. Partenza l'indomani, all'alba...
Appena si trovarono per la strada, la loro allegria scomparve.
Ciascuno pensava, per la prima volta, a quel che
sarebbe stato il campeggio della sera. E, venuta la sera,
quando i carrozzoni furono sistemati sull'orlo di un prato
ed essi si trovarono seduti in cerchio per fumare un'ultima
sigaretta, non ebbero pi il coraggio di guardarsi. Soltanto
Vladimiro disse una frase:
Ancora la luna piena!
E subito se ne pent. Si port due dita alla fronte, per
salutare gli altri, secondo la sua abitudine, e and a coricarsi
nel camioncino. La luna saliva, rossa, mostruosa, al
limite dell'orizzonte. Avrebbe illuminato l'accampamento
ogni sera. Tacevano. Ciascuno sentiva gli altri due accanto
a s. Il fumo delle sigarette si mescolava. Non desideravano
pi dormire. Quando la luna fu alta nel cielo, e bianca
come un dollaro, colla sua strana forma ch'era forse quella
di un'aquila o di una donna, Doutre si alz.
Vado a dormire.
Le due donne lo imitarono.
Buona notte!
Il giovane accompagn Greta, la chiuse dentro - ella
non protestava pi - e si mise in tasca la chiave.
Come sei ridicolo! disse Odette.
So quel che faccio.
Si fermarono l'uno di fronte all'altra.
Ascolta! disse Odette.
S?
Egli ne vedeva il volto che la luce modellava a gran
tratti, ma gli occhi rimanevano nascosti nell'ombra profonda
delle orbite, ed egli ne indovinava soltanto la luce
oscura, il fuoco immobile fisso su lui. Odette volt lentamente
il capo.
Dormi bene, caro.
Sal i gradini del suo carrozzone e Doutre rimase solo,
come una sentinella incaricata di vegliare sul bivacco.
Accese un'altra sigaretta, fece il giro delle vetture; la sua
ombra gli scivolava a fianco: il mio male, pens Doutre,
il mio peccato. Ma il cielo era trapunto di stelle
come un albero fiorito. Doutre alz le spalle. Sarebbe
stupido disperarsi! disse a voce alta. Entr nel suo carrozzone,
segu il corridoio sino al letto, si spogli senza
accendere il lume da notte. Non aveva paura. Si sentiva
molto pi tranquillo che vicino a Odette. Prima di coricarsi
and ad accarezzare le tortorelle. Gratt loro la testa
e la gola. Una di esse avrebbe dovuto morire, perch l'equilibrio
fosse ristabilito... Non gli piaceva quel genere di
pensieri. E poi, che rapporto c'era tra le fanciulle e le
tortore? Gli uccelli si agitavano nella gabbia. Ud a lungo
le loro unghie grattare. Alla fine accese il lume da notte.
Pot cos addormentarsi.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Il convoglio attraversava la montagna. Le giornate erano
lunghe, faticose; le notti terribili. Procedevano lentamente,
lungo fiumi sconosciuti, su altipiani selvaggi, oppure
scoprivano all'improvviso qualche valle sassosa, inclinata
verso il piatto paese, aperta su un orizzonte vibrante
di sole, e circondata, in lontananze color di vuoto, da colline
allungate come funi. Non avevano pi voglia di fermarsi.
Vladimiro, a torso nudo, pi magro e storto di un
Cristo schiodato, apriva la strada, sceglieva passando l'angolo
di un ponte, un po' d'ombra sotto i castagni. Allora
tendeva fuori dalla portiera il pollice alzato e le vetture
si fermavano stridendo. Facevano colazione in fretta, con
un pezzo di carne in scatola su una fetta di pane, in silenzio.
Odette apriva la chiusura lampo della tuta da meccanico,
si faceva aria sul petto, e si massaggiava le ginocchia.
Doutre si abbandonava sull'erba e accendeva una sigaretta.
Greta fantasticava, seguendo con lo sguardo il volo di un
rapace, mentre Vladimiro faceva il pieno dei radiatori e
controllava le ruote. Quando lanciava un fischio, mettendosi
due dita in bocca, la sosta era terminata. Le vetture
si mettevano in moto, prendevano una certa distanza, e
il convoglio accelerava. Vi era un momento piacevole, verso
le sei del pomeriggio, quando le ombre dei pendii si allungavano
sulla strada. Nella luce declinante, i pensieri spaziavano;
un'aria odorosa di frutta che essi avrebbero volentieri
gustato, scivolava lungo le guance in sudore; Doutre
si sporgeva dalla portiera, chiudeva gli occhi, oppure
gettava un rapido sguardo indietro, verso il carrozzone
degli attrezzi dove stava Greta. Le finestrine erano chiuse.
No, non poteva fuggire. Si fermavano nelle vicinanze di
un villaggio per comprare pane, salumi, birra, e Vladimiro
parcheggiava le vetture disponendole in modo da formare
un quadrato. Doutre liberava Greta e si occupava del rifornimento
d'acqua. Si accendevano nel cielo di madreperla
le prime stelle. Odette apparecchiava la tavola all'aperto,
sollecitava tutti, trafficava intorno ai fornelli. L'avvicinarsi
della notte la turbava. Era lei, che terminato il pranzo,
faceva un ultimo giro, e la sigaretta che dimenticava di
fumare le bruciava le dita. I carrozzoni disegnavano gi
sul suolo un'ombra leggera. Si avvertiva il salire della
luna dietro le case. Vladimiro si ritirava nel camioncino.
Greta, in silenzio, entrava nel suo carrozzone. Madre e
figlio rimanevano l'uno di fronte all'altra, nel quadrato
formato dalle vetture. In mezzo a loro, sul tavolo, c'era
un pacchetto di sigarette e un accendisigari. Di tanto in
tanto, attingevano dal pacchetto, poi, con la testa appoggiata
alla spalliera della sedia a sdraio, contemplavano il
formicolio infinito delle stelle.
Sei stanco, mormorava Odette. Va' a dormire!
Egli soffiava lentamente un po' di fumo. Pi tardi, proponeva
a sua volta:
Se vuoi riposarti, sai...
La donna fingeva di non aver udito. Il prato e i colli
brillavano d'una luce cos tenera che Doutre doveva fare
uno sforzo per non gemere. I grilli sembrava si rispondessero
da un capo all'altro della terra. Sotto le palpebre
semichiuse, Odette osservava Pierre, e questi, per quanto
sembrasse guardare altrove, aveva sempre lo sguardo su
di lei. Immobili, col pensiero lontano, si attardavano, mentre
la luna si muoveva in alto nel cielo. E a poco a poco,
sentivano freddo. Dapprima alle mani; poi il freddo scivolava
lungo le pieghe del corpo, aggirava il ventre e il
petto, afferrava la nuca, irrigidiva le membra. Avevano
l'impressione d'essere improvvisamente bagnati, e un brivido
gelava loro le mascelle. Odette si alzava, si sfregava
rapidamente le braccia.
Non tardare troppo, caro.
Ma esitava ancora, si voltava lentamente indietro, come
se avesse temuto qualche pericolo. Poi, passandosi le mani
tra i capelli con aria stanca, saliva nel suo carrozzone
dove si spogliava al buio. Doutre aspettava, perch sapeva
ch'ella lo guardava attraverso la finestrella dischiusa. Ma
indovinava anche il momento in cui, sfinita, si stendeva
sulla cuccetta. Allora, pi silenzioso di un'ombra, andava
su e gi per il campo, i pugni stretti in tasca, ebbro d'infelicit
e di solitudine. Poco dopo si recava in punta di piedi
a chiudere a chiave la porta di Greta. Ascoltava, mentre
camminava piano intorno alla vettura. Talvolta si appoggiava
con tutto il peso del corpo alla parete, le braccia
aperte e, con le labbra sul legno ancora caldo, mormorava:
Greta... Greta... Ti amo... Greta... Non posso pi vivere
senza di te... Greta... Quando aveva sigillato con i suoi
baci il luogo in cui la fanciulla riposava, tornava indietro
e contemplava ancora il cielo magico. Dove trovare la notte
per dormire e dimenticare?
L'indomani, all'alba, Vladimiro lanciava un colpo di
clackson...
Il convoglio raggiunse Saint-Flour e scese verso la valle
dell'Allagnon. Odette aveva lasciato il volante a Doutre e
frugava tra le sue carte.
Ci fermeremo nei pressi di Issoire, disse. Domani
sera saremo a Vichy, senza forzare.
Sembri contenta.
Ho sempre delle idee per la testa.
Inforc gli occhiali e segu col dito il tracciato della
strada. Vladimiro, questa volta, chiudeva la marcia perch
aveva bucato. Lo si vedeva, nel retrovisore, che rimorchiava
con precauzione le sue due vetture.
Non la trovi sempre pi... strana? chiese Doutre.
Lei?
Odette indicava col pollice il carrozzone attaccato alla
Buick.
Lei. Certo.
Sai, disse Odette, ho altre preoccupazioni per il
capo.
Tacquero, perch la strada si faceva sinuosa e stretta.
Bisognava prendere le curve con prudenza e sorvegliare
il lungo carrozzone degli attrezzi che mordeva sempre un
poco sulla striscia gialla. A sinistra, il torrente si contorceva
tra enormi blocchi segnati a mezza altezza, come
una linea di galleggiamento, dal tratto scuro delle acque
profonde. Odette bevve un po' di caff, dal termos.
Ne vuoi?
No, grazie.
Non vedo l'ora d'incontrare Villaury.
Chi ?
Quello che ci ha procurato il contratto di Vichy. Deve
venire.  una canaglia, ma ha il braccio lungo.
Sollev gli occhiali sulla fronte, con gesto deciso, come
se stesse per discutere i termini di un nuovo contratto.
Mi  venuta in mente una cosa, questa notte. Un numero
che vidi una volta a Berlino. Quella sciocca potr
forse rendersi utile.
Doutre mise la seconda e si abbandon contro la spalliera.
Ascolta...
Va bene, disse Odette.  inutile arrabbiarsi. Ma
non la terr senza che faccia nulla. Mettitelo bene in
testa.
Spiega.
 un po' complicato. Stasera vi mostrer. Per il momento
vorrei mangiare. Sono cinque ore che stiamo viaggiando!
Terminata la lunga salita, il convoglio attravers un
altipiano fiancheggiato da picchi su cui si ergevano torri
in rovina, vestigia crollate di borghi, di cittadelle, di
castelli leggendari.
Ci seguono? chiese Odette.
Doutre si sporse, vide Vladimiro dietro il suo parabrezza,
con un gomito sulla portiera, indifferente, lontano
da tutto.
S!
Le vetture si inoltrarono in una discesa a curve e Doutre
non si preoccup che del volante, delle velocit e dei
freni. Solo pensava di tanto in tanto: Che razza di
scossoni deve sentire, l dietro!
L'orologio della vettura segnava mezzogiorno.
Rallenta, disse Odette. Cerchiamo un luogo piacevole.
Non ne posso pi.
La strada filava dritta tra faggi e betulle.
Vicino all'incrocio, disse ancora Odette.
Due cavalli, da dietro uno steccato, li guardavano avanzare.
Si allontanarono nervosamente, per fermarsi un
po' pi oltre, e il pi alto appoggi la testa sul collo dell'altro.
Il cielo era azzurro come in una fiaba. In mezzo
all'erba vi erano dei funghi. Doutre ne raccolse uno, che
aveva la parte inferiore rosea, umida e tenera come una
bocca dischiusa. Vladimiro apr lo steccato, alline le
vetture e prese i secchi di tela. Sotto un ponte di legno
scorreva un torrente.
Prepara la tavola, grid Odette. Io vado a tuffare
i piedi nell'acqua!
Doutre trasse di tasca la chiave, facendola saltellare in
mano. Forse non era mai stato pi attento, pi aperto a
mille sensazioni confuse ma di una schiacciante intensit.
Non aveva mai provato in maniera cos acuta il bisogno
di stringere fra le braccia il corpo di Greta. Gir intorno
ai carrozzoni, introdusse la chiave nella serratura... Laggi,
Odette e Vladimiro stavano scendendo sotto il ponte.
Ne avevano certamente per dieci minuti. Dieci minuti per
godere Greta. Sospir e apr la porta.
Greta!
Entr. Il carrozzone, con le finestre chiuse, era oscuro,
ma Doutre ne conosceva tutti gli angoli. Chiam, con una
voce diversa ch'era un grido, uscito dal suo sangue, dalle
sue reni.
Greta!
E a un tratto la vide.
Non  possibile! No... No...
Allung un braccio, tocc il corpo rigido, e fu colto
da un tremito...
Odette, con le mani riunite a coppa, si bagnava il volto.
Ah, come farei volentieri un bagno! grid. Non
hai voglia di sguazzare nudo in quest'acqua, Vladi? Io
s.
Si tolse i sandali, si tir su i pantaloni, risal la corrente
dove i pesciolini fuggivano. Vladimiro riemp i secchi
e si arrampic sulla riva.
Lasciamene uno! disse Odette.
In fondo, non le dispiaceva quella vita errante, quelle
soste dettate dal piacere del momento, quei contatti imprevisti
con l'acqua, l'erba, il fieno o la terra bagnata. Le
sarebbe piaciuto essere una di quelle vecchie zingare dal
profilo d'indiane, che fumano una pipa di terracotta accoccolate
presso un fuoco di rami. Ma c'era Pierre. Torn
nel prato, impugn il secchio e fu come se sollevasse il
suo fardello quotidiano di preoccupazioni. Allung il
passo. Naturalmente Pierre non aveva ancora tirato fuori
la tavola pieghevole. Non aveva neppure aperto il baule
della Buick.
Pierre!
Egli si guardava bene dal rispondere. Odette lasci
il secchio e corse alla porta del carrozzone.
Esci di l, grid. Ne ho abbastanza, insomma.
Poi si aggrapp alla rampa e si pieg in due, lentamente,
la bocca aperta, le narici affilate. Pierre era l, svenuto,
e, accanto a lui, c'era Greta supina, la corda avvolta
intorno al collo. Odette stava per urlare alla morte,
come una cagna. Poi, di colpo, torn in s, nonostante la
nausea che le scavava il ventre. Corse a chiamare Vladimiro.
Vieni subito! Aiutami... Greta  morta.
Si chinarono entrambi sui corpi. Vladimiro li tocc
uno dopo l'altro, con una dolcezza, una piet commoventi.
Greta... morta da molto tempo, mormor.
Come?
Vladimiro sollev una mano della fanciulla, mostr le
dita rigide.
Molte ore.
Ma  impossibile, disse Odette. Suvvia,  entrata
viva in questa vettura. Te ne ricordi come me. Pierre
l'ha chiusa a chiave. Abbiamo viaggiato senza fermarci.
E tu, per di pi, ci seguivi. E allora?
Molte ore, ripet Vladimiro. S'inginocchi, fece
passare un braccio di Doutre sopra la propria spalla, se
lo caric sulla schiena con un colpo di reni e scese nel
prato dove lo distese, in mezzo all'avena selvaggia. Odette,
nel frattempo, aveva portato il secchio. Cos bagnarono il
volto di Doutre che apr gli occhi torbidi dove videro salire,
a poco a poco, insieme con la memoria, il dolore.
Egli si contorse su se stesso, soffocato dai singhiozzi, e
voltava la testa da un lato all'altro mentre gemeva: No...
no... no...
Vladimiro si fece indietro, trascinando Odette.
Andr tutto bene, disse. Tra poco, sar contento
di vivere!
Non aveva mai parlato cos a lungo, e Odette lo guard
stupita. I cavalli si erano avvicinati. Vladimiro grid
loro parole straniere, alzando la mano. Le bestie si allontanarono
nitrendo. Ora, non c'erano pi testimoni.
Odette rifletteva.
Impossibile cavarcela come l'altra volta, spieg.
Tutti conoscono Annegret. Non si pu nascondere nulla.
Ma se la polizia la scopre in questo stato...
Risal nel carrozzone. Greta era caduta nello stesso
punto dove era morta Hilda. Il suo aspetto era identico.
La corda le si avvolgeva intorno al collo alla stessa maniera.
Aveva aperto la bocca esattamente come la sorella,
per lanciare senza dubbio lo stesso grido. La scena era
cos impressionante che persino Vladimiro non osava avvicinarsi.
Vladi, sussurr Odette, leva quella corda. Mi
sembra d'impazzire!
.Con un balzo leggero, egli salt nella vettura e si mise
al lavoro; Doutre, bocconi, affondava le dita nella terra
mentre le sue spalle continuavano ad essere scosse dai
singhiozzi. Odette alz gli occhi al soffitto del carrozzone.
Non mancano certo i chiodi, per fortuna.
Ci sei?
S, disse Vladimiro.
Bene. Allora ascolta...
Pes ancora una volta il pr e il contro, poi si volse e
vide gli occhi pallidi di Vladimiro fissi su di lei.
Farai un nodo scorsoio e la impiccheremo, capisci.
Bisogna che sembri un suicidio. Altrimenti...
Qualcosa come una smorfia di disgusto pieg le labbra
di Vladimiro.
Nemmeno a me piace, disse Odette. Non c' altra
soluzione.
Vladimiro si raddrizz su un ginocchio. La palpebra
sinistra gli sbatteva. Balbett:
Vladimiro fedele... ma questo no... guerra finita... Basta
! Basta!
Odette strinse le mani l'una nell'altra.
Va bene... Puoi scendere... via!... Va' ad occuparti di
Pierre. Non farlo venire qui.
Chiuse la porta dietro di s, apr una delle finestrelle.
Allora, metodicamente, con le mascelle contratte e una
ruga sulla fronte, sal su uno sgabello che stava vicino a
Greta, attacc la corda a un chiodo, dopo aver misurato
la lunghezza necessaria, poi, con abilit, fece un nodo
scorsoio. Odette era robusta. Greta non era pi pesante
di un uccello. L'afferr sotto le braccia, sal sullo sgabello,
infil la testa della morta nel nodo scorsoio e a
poco a poco abbandon il corpo. E Greta ondeggi lentamente.
Odette prese lo sgabello e lo rovesci sul pavimento.
Era bagnata di sudore. Ma la messa in scena era
perfetta. In fondo al carrozzone si lev un tubare soffocato.
La donna sobbalz violentemente.
Sudice bestie! fece a voce bassa.
Si asciug le mani lungo le cosce. Il corpo girava su
se stesso, mostrando ora il volto abbandonato in avanti,
ora la fragile nuca, spezzata dalla corda. I piedi, che calzavano
piccole scarpe nere, conservavano una vita terrificante.
Odette indietreggi, cercando a tastoni la maniglia
della porta. Fuori, fatic a riconoscere la strada, le
vetture, il prato fiorito dove Pierre, sostenuto da Vladimiro,
cercava di camminare. Ma un potente impulso di
vita le gett nelle arterie un gran fiotto di sangue. Guard
Pierre, la sua fragile figurina, ancora pi rimpicciolita
dal dolore.  mio, pens. E sal la scaletta senza esitare.
Doutre, livido in volto, aggrappato al braccio di Vladimiro,
l'attendeva.
Hai osato farlo? mormor.
Preferivi che si aprisse un'inchiesta? disse Odette.
Sai dove ci avrebbe condotto?
E ora?
Ora siamo al sicuro... In marcia!
Questa volta fu Vladimiro a rimanere stupito.
Si parte?
Certo. Ci fermeremo nel primo paese e la polizia se
la sbroglier. Non c' bisogno di aspettarla qui.
Male, disse Vladimiro.
Riprese il volante del camioncino e lasci che Odette
uscisse dal campo per prima. Doutre, accanto alla madre,
si sentiva morire. Ogni sobbalzo era una tortura. Immaginava
con assoluta chiarezza lo spettacolo nel carrozzone,
la lunga forma oscillante che girava su se stessa
alle curve, e pensava alle serate di un tempo, agli applausi,
alle chiamate. Liebe... Quella parola era straziante. E
cos pure la vita. Egli non sarebbe mai stato altro che il
piccolo Doutre, il figlio di un saltimbanco, uno che mostrava
chimere. Odette aveva acceso una sigaretta. Guidava
abilmente e il suo volto sembrava intagliato in un
blocco di legno, tanto era immobile, inespressivo. Apr
la bocca soltanto una volta per dire:
Guarda bene. C' una bandiera, in genere, sulla caserma
dei carabinieri.
Il convoglio attraversava dei villaggi e i bambini correvano
per vedere pi a lungo i grandi carrozzoni rilucenti.
Gli Alberto. Agitavano allegramente le braccia.
La valle si andava allargando. Incrociarono alcuni grossi
autocarri i cui autisti ridevano, dall'alto della loro cabina.
Apparve una piccola citt, bruna e rossiccia, stretta
come un gregge intorno a una strada ferrata. Greta non
avrebbe sofferto pi a lungo. Doutre chiuse gli occhi, si
ritir dal giuoco. Odette era abbastanza abile per condurlo
da sola. Egli non si mosse quando la vettura si
ferm. Non si mosse neppure quando dei passi e delle
voci si diressero verso le vetture che stavano dietro.
Odette spiegava con perfetto sangue freddo:
L'abbiamo scoperta forse dieci minuti fa. Volevamo
far sosta... Quando ho visto che la povera piccola era
morta, ho preferito lasciare tutto come stava, e l'ho portata
direttamente qui.
Passi pesanti fecero sobbalzare il carrozzone, poi dei
colpi, e infine Odette venne a scuotere Doutre.
Abbiamo bisogno di te. Di' semplicemente quel che
hai visto.
Il giovane segu Odette al posto di polizia. Viveva nuovamente
in un sogno e i manifesti sulla parete suscitavano
il suo interesse pi del rapporto del brigadiere,
Giovani, arruolatevi nelle truppe coloniali. Le negre avevano
seni appuntiti. C'era un piroscafo bianco sul mare
azzurro. Forse, si poteva vivere, laggi, sotto le palme,
nelle capanne, con gli indigeni. Rispondeva alle domande,
ma era lontano, molto lontano da quell'assurda inchiesta.
Era di nuovo solo al mondo. Et, professione... Come?...
I miei rapporti con la defunta?
Odette intervenne, precis tutti i punti che il brigadiere
non capiva. Del resto, il suicidio non poteva mettersi
in dubbio. Il medico che aveva esaminato il corpo
era formale. Doutre aveva un gran desiderio di dormire.
Un tempo, quando riceveva qualche punizione, oppure
quando lo scenario della sua vita si faceva insostituibile,
si addormentava quasi di sua volont, nello studio, in un
angolo del cortile, sul ciglio d'un fosso, il gioved, durante
la passeggiata. E, anche quella volta, aveva una
gran voglia di fuggire in quelle tenebre misericordiose.
Mio figlio pu ritirarsi? chiese Odette.
Vedeva tutto. Pensava a tutto. Lo aiut ad alzarsi e lo
accompagn fino alla porta.
Aspettami nell'auto. Non sar una cosa lunga, ormai.
Doutre attravers la strada. Vi erano piccoli gruppi di
curiosi, e il gendarme che andava su e gi all'ombra delle
case. E tutto ci segnava misteriosamente la fine di qualche
cosa. Forse la fine della sua giovinezza. Con un balzo
nel tempo, aveva raggiunto Vladi; aveva esaurito d'un
sol colpo tutte le gioie, tutti gli slanci, tutto ci che vibra,
che palpita, tutto ci che scorre come umore, sudori, lagrime.
Non era pi che un sasso. Lo si mette qui, vi resta;
lo si spinge lontano, non si muove.
Vladimiro lo aspettava vicino al camioncino.
Vladimiro se ne va, disse.
Ah! fece Doutre con indifferenza. Dove vai?
Vladimiro gl'indic col mento l'altro capo della via, la
strada che saliva sul fianco della valle, il cielo bianco di
mezzogiorno.
Di l. Non importa dove!
Ci lasci?
S.
Perch?
Vladimiro medit profondamente, a testa bassa. Si era
messo una camicia pulita e sopra un pullover grigio.
Doutre scorse sul sedile del camioncino la sua vecchia
valigia, che aveva la maniglia aggiustata con nastro isolante.
Vladimiro allarg le braccia.
Tutto questo finito, disse. Alberto finito. Le due
ragazze morte, non naturale.
Che cosa pensi?
Loro, uccise... Morden.
Doutre strinse i pugni.
Questa parola no. Capisci? M'ha fatto abbastanza
male. Morden! Come se potesse significare qualcosa...
Hai paura?
No. Oh, no!
Il volto dalle guance scavate si contrasse e alcune rughe
gli si incresparono intorno agli occhi. Si appoggi
allo sportello.
Vladi amava le piccole, mormor.
Ah! fece Doutre, Anche tu.
Tacquero. Il gendarme li oltrepass, coi pollici nel
cinturone, l'aria annoiata.
Che cosa farai? disse Doutre.
Vladimiro alz le spalle.
Rimani! preg Doutre.
No.
Forse tu pensi...
Afferr il polso di Vladimiro.
Dillo! Dillo dunque! Siamo stati noi, eh?  per questo
che vuoi partire? E allora, parti. Che cosa aspetti?
Si port una mano alla gola perch, all'improvviso,
non poteva pi parlare.
E a me, Vladi, ci hai pensato?
Voi... anche partire.
Ognuno per proprio conto?  quel che proponi...
Che idiota!
Odette usc dal posto di polizia, si avvicin a loro rapidamente.
Aveva il volto immobile, gli occhi duri dei
giorni di prova. Indovin immediatamente.
Te ne vai? senti il naufragio?
Vladimiro non rispondeva; sembrava molto elegante e
persino molto nobile, nei suoi miseri abiti, con quel suo
viso un po' smarrito da frate converso ossessionato da
visioni.
Non aspettarti che ti trattenga. Non  nel mio carattere.
Pierre, dagli del denaro. Non voglio che vada a
mendicare.
Vladimiro prese la valigia, respinse adagio i biglietti
di banca che gli venivano offerti.
Datemi le tortorelle, domand.
Se pu farti piacere! disse Odette.
Egli sal nel carrozzone e torn con la gabbia. Allora,
con semplicit, e una disinvoltura perfetta che faceva dimenticare
la strada, i curiosi e la polizia, si chin sulla
mano di Odette.
Amico, mormor. Sempre amico.
Impugnando la valigia ammaccata, e stringendosi al
petto la gabbia, si allontan verso la stazione. Odette lo
seguiva con lo sguardo.
Pierre, disse con la sua voce roca, avrei voluto
che tu fossi uno... come lui!
Volt la testa, si guard macchinalmente la mano e
mosse le dita.
Bisogner pure, sospir, che ci arrangiamo, noi
due. Tu ti vestirai e andrai solo a Vichy. Non ho bisogno
di te per le formalit. Io ti raggiunger fra due
giorni. Trover pure da sistemare qui le vetture in un'autorimessa.
Quando avr parlato con Villaury, stabilir il
da farsi. Su! Spicciati. Mi infastidisci!
Doutre giunse la sera stessa a Vichy e cerc un albergo
modesto, perch sapeva che la vita stava diventando
difficile. La notte scendeva. Scopr l'Allier, si appoggi
a un parapetto. Non era pi infelice. Era morto.
Errava, ormai, ai margini dell'esistenza, senza amore,
senza pensieri, senza desiderio. Avrebbe fatto quel che
gli altri volevano. Gi sentiva che cominciava a somigliare
a suo padre. Fra poco avrebbe avuto le manie. Lo avrebbero
salutato, di citt in citt: Guarda, il professor
Alberto! Anch'egli avrebbe conosciuto le tappe scelte
dal caso e gli alloggi di fortuna. Avrebbe divertito i commessi,
le sartine e i collegiali. Un giorno sarebbe morto,
su un letto stretto, vestito di nero, un fiore appassito all'occhiello,
e gli sarebbe mancato un bottone allo sparato
della camicia. Addosso a lui avrebbero trovato soltanto
un dollaro. L'acqua scorreva, piena di stelle danzanti e
di luci. Strinse le mani e gli occhi gli si bagnarono di lacrime per l'ultima volta.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Villaury era un grassone che si passava di continuo
un fazzoletto giallo sul collo, mentre con la mano sinistra
picchiettava sul tavolinetto di marmo.
Non aveva alcun motivo di uccidersi? disse.
Odette fiut l'aperitivo con aria diffidente, prima di
assaggiare l'alcool.
Nessuno, disse asciutta.
 davvero la prima volta, riprese Villaury, che
sento parlare di un suicidio cos stupefacente. Impiccarsi
in una vettura che corre, sobbalza, scuote da una parte
e dall'altra. Eh, bisogna davvero aver voglia di morire!
Aveva senza dubbio una gran voglia di morire, fece
Odette.
Villaury si volt verso Doutre e fece andare e venire
il pollice.
Tra voi due non c'era...
Nulla, disse Odette.
D'accordo, concesse Villaury. Da cosa non mi riguarda.
Inghiott un sorso di pernod che tenne fra le guance
strette, mentre i suoi occhi andavano da Odette a Doutre,
poi inghiott lentamente e si pass la lingua sulle
labbra.
Quando dico che la cosa non mi riguarda,  un modo
di dire. Perch, insomma, quel suicidio non sistema certo
i nostri affari!
Lo so, disse Odette.
Oh, sapete! Mi chiedo, davvero, se vi rendiate ben
conto della situazione.
Si chin sul tavolo, confidenzialmente, e l'odore dolciastro
del pernod si fece pi forte.
Ho letto i giornali, mormor. L'inchiesta  terminata,
e va bene; tutto  stato messo in chiaro, tanto
meglio per voi. Ma io, ora, quando telefoner al direttore
di una sala e dir il vostro nome, che cosa mi sentir rispondere,
eh?... Gli Alberto! La ragazza che si  uccisa?
No, grazie.
Sollev la mano grassa, dalle linee profondamente segnate.
Insister, naturalmente. Voi mi conoscete. Mi ascolteranno,
perch, nonostante tutto, sorrise con ironia
velata, mi si ascolta un pochino. Ma mi faranno un'offerta
ridicola.
Si abbandon all'indietro sulla poltrona di vimini, accavall
sul ginocchio una gamba di cui afferr con forza
la caviglia nuda, e aggiunse con aria rattristata:
E allora?... Bisogner pure che io accetti... Siete partiti
male, tutti e due. Che cosa sa fare, il giovanotto?
Tutto, disse Odette.
Villaury scoppi in una risata gioviale, energica, di
brav'uomo.
Tutto, certamente. Giuochi di prestigio, ecco! Le
carte, i bussolotti, i dadi, i fiori. Me lo immagino.
Doutre guardava le lunghe macchine americane che
passavano davanti al caff. Odette beveva a piccoli sorsi.
Il vostro materiale? chiese Villaury.
 rimasto laggi.
Ho trovato un acquirente, disse Villaury.
No.
Un acquirente per tutto, attrezzi e vetture.
Chi?
Il nome non vi direbbe nulla. Si tratta di un piccolo
circo equestre italiano. Avete due vetture, tre rimorchi...
tutta roba certamente non nuova. Un milione e otto.
Odette chiam il cameriere.
Ma neanche per sogno! grid Villaury. Pago tutto
io. Riflettete. Ad ogni modo siete costretti a vendere.
Venderete male in questa stagione. Ecco, due milioni e vi
faccio avere un contratto.
Ho intenzione di tenere la Buick e il mio carrozzone,
disse con calma Odette. Vi lascio il resto per un
milione e mezzo.
Ne riparleremo, fece l'impresario allegramente.
Cont il resto, lo ricont, scol un resto di liquore, porse
la mano ai due.
Tornate qui fra tre o quattro giorni. Forse avr
qualcosa, ma non vi prometto nulla.
S'insinu fra i tavoli con sorprendente agilit e sal in
una piccola Simca.
Sudicione! brontol Odette. Cameriere! Un altro!...
Ascolta, Pierre, se devi fare quella faccia, me ne
vado immediatamente in albergo.
Che vuoi che ti dica?
Ci prende per il collo, ci rovescia le tasche e tu te
ne stai l impassibile. Due milioni!...
Doutre gir lentamente il capo.
Quanto tempo si pu resistere, con due milioni?
Che cosa ne so, rispose Odette. Quando si comincia
a mangiare le riserve, si  presto al verde.
Vuot rabbiosamente il bicchierino, per mantenersi in
quel suo stato di ribellione. Doutre le porse il pacchetto
delle sigarette.
Gauloises, ghign.
Ella respinse la mano di Pierre, tir fuori dalla borsa
una busta e fece alcuni calcoli, .poi strapp il pezzo di
carta e rimase immobile, lo sguardo smarrito.
Il peggio, disse infine,  che ha ragione!
Aggiunse fra i denti:
Se almeno fossi sola...
Ripeti, fece Doutre.
Che cosa?
Quel che hai detto.
Si guardarono profondamente negli occhi. Doutre, improvvisamente
stanco, incroci le braccia sul tavolo.
S, lo so... cominci.
Taci, disse Odette. Mi rimetter a lavorare, ecco
tutto!
Vi si rimise il giorno stesso. Doutre la ud lamentarsi,
nella camera vicina, mentre cercava di rendere docili le
membra piene di grasso. Ogni tanto risuonava sul pavimento
un colpo sordo. Non ci riuscir mai, pens
Doutre. Apr la finestra e si affacci su una stretta e silenziosa
strada di provincia. Quella vista era cos deprimente
che prefer essere perseguitato dai rumori della
stanza vicina. Chiuse la finestra, e cominci a camminare
su e gi, tra l'armadio e il letto.
Lavora anche tu! grid Odette.
Sto lavorando, rispose egli.
Come al solito, quando cercava di riflettere, era in preda
alle visioni. Ci che vedeva in quel momento lo riempiva
di un profondo orrore. Lei ed io, pensava. Lei
ed io... per quanti anni!... Poco distante, Odette respirava
con forza, senza pi fiato. Doutre sedette sul letto
e, all'improvviso, le due ragazze furono nella stanza, al
tempo stesso distinte e confuse, appena meno vive di
un tempo, e Doutre, con la schiena curva, guardava la
parete e, aldil di essa, volti e mani che applaudivano
all'infinito. Salutava. Teneva con forza il polso della compagna.
Lo sentiva, quel polso sottile dove vibravano due
tendini, come le corde di uno strumento. E poi scorse la
tappezzeria rossastra. La sua mano era vuota. Era solo.
Solo con Odette, naturalmente. Fece saltare nella mano
il dollaro, osserv l'aquila che somigliava piuttosto a un
avvoltoio e si chiese quale rapporto misterioso poteva
esserci fra quel rapace e la donna che, sul rovescio, prometteva
la libert. Gli schiavi non sono forse sempre
schiavi? Si pu sfuggire forse al tormento che vi rode il
cuore? Fuggire... Per andare dove?... Si alz e pass nella
stanza di Odette.
Potresti 'bussare.
Oh,  lo stesso!
La donna si annod il cordone della vestaglia e si dette
una pettinata.
Dammi una sigaretta... Se almeno perdessi dieci chili!
Sono questi dieci chili che mi fanno apparire ridicola.
Sono stata stupida a trascurarmi. Parla, buon Dio! Non
rimanere l come un pezzo di legno.
Vorrei davvero essere un pezzo di legno, disse
Doutre.
Odette gli mise la mano sulla spalla.
Sei davvero cos infelice?... Forse ti do fastidio?... Sono
vecchia, brutta, certo!... Eppure, mio piccolo Pierre...
nonostante tutto ci che ci  capitato... sono contenta
di averti qui, di essere con te... Stamane sembrava che
mi dolessi di non essere sola... Non  vero. Non rimpiango
nulla. Ti prometto che ce la caveremo. Ci sono abituata.
Accarezz la testa di Pierre, lentamente.
Come sei nervoso! Come sei diffidente, eh! Non sono
la tua nemica, Pierre... Non vuoi rispondere?
Si allontan di qualche passo, lo guard, gli occhi socchiusi,
soffiando di lato il fumo della sigaretta.
Dimentico sempre che sei suo figlio, mormor.
Certi giorni, avrei preferito che mi battesse, mi uccidesse.
Ma no, mi osservava, un po' di sotto in su, come
te in questo momento. Voi uomini, assumete sempre arie
da giustizieri! Suvvia, interrogami.
Doutre usc. Appena fu per la strada gli prese voglia
di risalire. Non sapeva dove deporre quell'enorme tristezza
che gli pesava con un sacco. Accanto a Odette si
sentiva soffocare: lontano da lei si sentiva perduto. Err
a lungo, per viali fiancheggiati da alberghi. Non era ancora
povero, ma tutta una parte di lui gi cercava di
abituarsi alla povert. Accoglieva per saggiarli pensieri
di uno che non ha pi alcuna risorsa. Non ne era troppo
spaventato. Al contrario, la miseria lo attirava, la mancanza
di tutto... giungere al punto in cui non si ha pi
nemmeno un nome! Sin dall'inizio, attraverso l'apparente
prosperit di Bruxelles e di Parigi, non aveva cessato di
avanzare, un passo dopo l'altro, come un funambolo, verso...
verso che cosa, in verit? Era ancora troppo presto
per dirlo. Ma anche gli avvenimenti erano d'accordo. E
la morte di Hilda... Torn indietro e trov Odette che,
ancora in vestaglia, stava organizzando un progetto. Volse
il capo.
Credo che tu abbia una domanda da farmi.
Ma no, protest il giovane, irritato.
Lesse da lontano l'elenco dei numeri scelti da Odette.
Ci tieni al trucco delle ceste, brontol.
Ci tengo! Ci tengo! esclam Odette, con la sua voce
mascolina. Bisogna pur ripiegare su ci che si sa fare,
no?... E poi, visto che sei qui, dobbiamo ripetere la lettura
del pensiero...
Lavorarono fino a sera, pranzarono in un piccolo ristorante
dove il rumore era tale che non avevano bisogno
di parlare. Odette mangi poco, bevve molto, stette a
lungo dinanzi a un bicchierino di cognac. Tornarono per
strade deserte dove svolazzavano le prime foglie morte
d'autunno.
Dammi il braccio, disse Odette.
Un po' pi oltre, si ferm come se fosse stata stanca.
Vladimiro ci mancher molto, mio caro Pierre. Mi
chiedo perch ci ha abbandonato a quel modo.
Doutre la respinse quasi brutalmente, ma ella gli si
aggrapp e ripresero la strada in silenzio. Fu Doutre a
parlare per primo.
Ci ha lasciato, disse, perch era convinto che le
due ragazze fossero state uccise. Lo sai benissimo anche
tu.
Avrebbe potuto aspettare.
Aspettare che cosa? Ne aveva abbastanza della
prestigiazione e delle corde magiche.
Che cosa vuoi dire?
Soltanto questo.
Giunsero dinanzi all'albergo.
Buona notte, disse Pierre. Vado a prendere ancora
un po' d'aria.
Odette lo segu con lo sguardo sino a che fu scomparso
e sal le scale incespicando contro i gradini.
L'indomani ricevette una lettera da Villaury. Pierre,
che stava allenandosi con le carte, si avvicin.
Ha trovato qualcosa?
Immagina! Mi far aspettare sino a che non avr
accettato la sua offerta. Se crede di vincere in questa
maniera! Continua... Star via un'oretta.
Indoss il tailleur nero, si pose in testa un cappellino
tondo, si mise i gioielli e si guard nello specchio. Povera
donna, mormor, dovresti cedere le armi ormai
! Doutre faceva scomparire distrattamente l'asso
di fiori, tagliava le carte facendole saltare, le mescolava
mentre faceva un volteggio. Odette si ferm sulla soglia,
osserv ancora una volta Pierre, sottile, elegante, svelto
e taciturno.
Vedrai, disse. Crede che io sia finita. Tutti credono
che sia finita. Senza scherzi.
Sbatt la porta. Doutre alz le spalle, continuando a
giocare con le carte. Quell'esercizio gli piaceva ancora.
Forse non per molto tempo. Ricominci diverse volte con
cura, un passaggio difficile, pass quindi alle palline, esaminando
il proprio giuoco dinanzi allo specchio, la pallina
rossa, quella bianca, quella nera. Poi pens a Greta
e lasci cadere le palline. Rotolarono verso il letto, si
carambolarono mollemente, trovarono un punto del pavimento
leggermente inclinato che le riport sotto la finestra.
Doutre, col mento sul petto, non si muoveva pi.
Aspettava che il suo male finisse, con una smorfia di
sofferenza all'angolo della bocca. Durava due o tre minuti.
Ormai c'era abituato. L'immagine appariva con la
precisione di una fotografia. Si trattava di Greta? O era
piuttosto Hilda? Comunque, era Lei! Poi l'immagine impallidiva;
il volto sembrava nascondersi dietro un velo.
Quando era sul punto di scomparire, allora soprattutto
bisognava cercare di non respirare. Qualcosa nel volto
di Doutre si torceva lentamente, veniva strappato via.
Egli apriva un po' la bocca, trattenendo appena il cervello
vuoto. Ecco... era finito... Raccolse le palline e, con il
cervello vuoto, ricominci: la rossa, la bianca, la nera...
sempre pi in fretta; era difficile far meglio. Piacere
amaro e vertiginoso di essere un automa!... Doutre si ferm
bruscamente. Un automa... Si osserv nello specchio,
irrigid il volto, poi, immobilizzando le braccia in uno
sciocco gesto di invito, come i manichini nelle vetrine
dei negozi di confezione, allargando le labbra in un sorriso
di cartapesta, volt lentamente il capo, a scatti bruschi,
con minime oscillazioni, con una specie di tremito
meccanico. No, la cosa non riusciva. Si vedeva bene
ch'era vivo. Frug allora nell'armadio di Odette, ne
trasse i tubetti, le scatole, gli arnesi per il trucco. Con
un fondo tinta pastoso ravvivato di rosa, con dell'azzurro
per scavare le orbite, un tocco di lacca sui capelli...
lavorava febbrilmente, rimodellava quel volto che non gli
era mai piaciuto, lo trasformava, gli dava l'aspetto freddo
di una porcellana dipinta. Il risultato non era ancora
perfetto. Era soltanto un tentativo, ma gi il piccolo
Doutre scompariva. Quello che sorrideva al suo posto era
un essere convenzionale, senza passato, senza stato civile,
senza odio e senza amore... Apr le braccia,
sollev delicatamente i mignoli. La prossima volta, doveva pensare a
dipingersi le mani. Mosse la testa, pensando con convinzione
che ormai era soltanto un insieme delicato di
congegni, molle, lamine, viti. Andava gi meglio. Il tempo
di contare fino a cinque... una piccola scossa dovuta allo
scappamento di una ruota dentata... poi il movimento delle
ruote ricominciava... un'altra piccola scossa... Gli venne in
mente di sbattere le palpebre... dopo ogni scossone elastico.
Il giuoco diveniva affascinante. Sedette, stanchissimo
ma illuminato, e si asciug il volto, giusto in tempo:
Odette era di ritorno. Entr e guard Pierre con aria
interrogativa.
Che cosa ti prende?
Nulla. Stavo provando. E tu?
Ha ceduto. Ho un contratto. Niente di straordinario,
ma una settimana qua, e una l. Be', sbrigati. Partiamo.
Per dove?
Per Montluqon. Un altro cine. Il Rex.
Debuttarono l'indomani sera, e non furono accolti male.
Tornata al suo lavoro, Odette non riusciva a nascondere
la propria gioia. Condusse Pierre in un ristorante di
lusso.
Ingrasser un altro poco, ma questo bisogna pur festeggiarlo...
Sorridi, mio caro Pierre! Sembra sempre
che tu sia altrove. Non sei contento?
S.
Che cosa temi?... Be', si vede bene che sono tua
madre!
Gli cerc la mano. Egli la ritrasse. Odette non si arrabbi.
Era troppo felice.
Se abbiamo successo qui, spieg, la nostra quotazione
aumenter immediatamente. Siamo tariffati, come
merci. E quando il corso sale...
Doutre mangiava, tenendo gli occhi sul piatto. Perfezionava
nella mente il suo numero, voleva esser capace,
tenendo il busto e la testa immobili, di far scomparire
palline e monete, di far apparire sciarpe; sarebbe stato
difficile, terribilmente difficile. Invece di legare i movimenti,
avrebbe dovuto scomporli in una serie di gesti irregolari.
Ma il bello sarebbe stato proprio l'eseguire i
giuochi che richiedono la pi grande agilit, la pi totale
libert nel gesto. Un prestigiatore automa, ecco qualcosa
che nessuno aveva ancora mai visto.
Non hai fame?
Come?
Ti domando perch non mangi.
Ma s. Sto mangiando.
La gioia di Odette stava scomparendo. Osservava sospettosa il volto di Pierre.
A che cosa pensi?
Egli sollev il capo e sorrise meccanicamente, come
aveva fatto dinanzi allo specchio. Gli occhi gli rimanevano
vuoti, fissavano un punto nell'infinito. Odette sobbalz.
Ah no! Te ne prego. Sei stupido, quando ridi con
quella faccia da schiaffi.
Pierre abbass gli occhi sul suo piacere segreto. Suvvia,
ancora uno sforzo e sarebbe sfuggito a tutti! Era un
uomo di grande pazienza. Appena Odette si assentava,
appena si trovava solo nella sua stanza, si metteva dinanzi
allo specchio, si esercitava nel battere le ciglia, allenava
ogni muscolo del volto. Per gli occhi, qualsiasi luogo era
buono. L'essenziale era di spegnere l'espressione delle
pupille, di farne delle scaglie di vetro, delle superfici brillanti
prive d'ogni pensiero. Ma aveva un modello. Gli bastava
ricordare gli occhi delle due ragazze, guardarle
mentalmente. Evocava l'una o l'altra, era sempre la stessa,
la situava dinanzi a s, nello spazio, a breve distanza.
Aiutato dal piccolo dolore che gli frugava il ventre, trovava
subito la posa. La testa gli s'inclinava lievemente
sulla spalla destra, lo sguardo sembrava si perdesse. Agli
inizi, era duro rimanere per diversi minuti immobile come
una cosa. Tutto il corpo protestava. Formicolii e pruriti
gli pizzicavano i polpacci, gli si arrampicavano lungo
la schiena. E gli veniva soprattutto il desiderio irresistibile
di seguire con gli occhi un riflesso, un pulviscolo. Doveva
sforzarsi a dominare una massa di muscoli e di nervi
sconosciuti che si agitavano oscuramente, sentendosi
violentati nella loro intimit di carne libera. La sua volont,
allora, come un pugno di ferro, scendeva per vie misteriose
verso i suoi organi in rivolta, stroncava di colpo il
tumulto. Per un breve istante, non vedeva pi, nello specchio,
che un essere vuoto, scavato, che non riconosceva pi, che non era pi nessuno...
Dopo Montlugon, si recarono a Tour, quindi a Orlans.
Vivacchiavano. Odette cominciava a dimagrire, ma dal dolore.
Non faccio forse tutto ci che posso? chiedeva.
Doutre non rispondeva. Non l'ascoltava neppure. Teneva
per s i suoi trionfi. Vi fu un giorno in cui seppe
rimanere con gli occhi aperti in una corrente d'aria; un
giorno in cui pot dare ai suoi avambracci la rigidezza
morbida di strumenti telecomandati; e quello, infine, in
cui riusc a passare istantaneamente dalla vita umana al
sonno incantato delle macchine. Che giuoco straordinario!
Al comando, egli svaniva. Finito Doutre. Non era pi in
nessun luogo. Era invisibile e onnipresente, perch dal manichino
che gli serviva da osservatorio vedeva tutto, udiva
tutto. Capiva che diventava allora un trabocchetto per
gli sguardi, che diffondeva una zona di stupore in cui le
persone, invischiate, avrebbero cessato in breve di pensare
a nascondere le loro manie, le loro angosce. Gi Odette...
Sei forse malato? gli chiese.
Malato? Niente affatto.
Allora, forse ti annoi.
Non ho tempo di annoiarmi.
Lo osservava, perplessa. Era sempre stato chiuso, bloccato
in se stesso da tutta una serie di pudori, per mai
fino a quel punto. Tuttavia lavorava senza tregua, con una
cura, un'abilit, un virtuosismo degno dei pi grandi successi.
E il successo, a poco a poco, ritornava. Partirono
per Lione. Il Progrs pubblic un trafiletto,  Il mago distratto
, lodando Doutre per il suo distacco apparente,
per la sua aria assente. Doutre, a partire da quel momento,
smise di salutare; quando scoppiavano gli applausi,
si appoggiava a uno stipite, faceva saltare in mano il
suo dollaro, non nascondendo neppure pi il suo disgusto.
Hai trovato un genere nuovo, confess Odette con
un certo rancore. Ma  pericoloso!
Lo chiamava un genere. Non capiva ch'egli sprofondava
nel suo sogno, con Hilda alla sua destra, Greta alla
sua sinistra, come due guardiane gelose. And pi oltre:
sbadigli, tranquillamente in scena, dietro il dorso della
mano sinistra, mentre la destra continuava, da sola, come
libera da ogni controllo, a moltiplicare le monete e le palle.
Al pubblico piaceva. Villaury and allo spettacolo per
rendersi conto. Dopo la rappresentazione li condusse a pranzo.
Confesso che mi stupisce il vostro ragazzo, disse a Odette.
Quale ragazzo? chiese Doutre.
Tu!... Mi stupisci.
Io non sono il ragazzo di nessuno, fece Doutre, con
tono eguale. E vi prego di essere educato.
Stupefatto, l'impresario si volse a Odette.
L'avete trasformato? Non  pi lo stesso, o che cosa?
Ho l'impressione che non sia pi lo stesso, sospir Odette.
Andiamo avanti! tagli corto Doutre. Voglio un
contratto per Parigi. Ho bisogno di essere a Parigi per
portare a termine qualcosa che vi stupir molto di pi.
Villaury voleva schermirsi, e accese un sigaro.
Ho detto Parigi, insistette Doutre. E niente cinema.
Permettete... protest Villaury.
Prendere o lasciare, disse Doutre senza alzare la
voce. Ventimila come inizio.
Villaury e Odette si guardarono, un po' impacciati.
Non erano le parole di Doutre a stupirli oltre ogni misura.
Era Doutre stesso, il suo sguardo, la sua immobilit
quasi disumana, i suoi occhi che improvvisamente divenivano
simili a quelli degli animali impagliati. Il pranzo
fin presto e Villaury si ritir subito dichiarando che
avrebbe studiato attentamente la situazione. Odette e Doutre
rientrarono in albergo.
Sei pazzo? disse Odette.
Non abbiamo pi bisogno di lui, disse Doutre. E
poi, parlando francamente, non ho pi bisogno di te.
Come?... Mi...
Ma no! Solo che sono abbastanza cresciuto da guadagnare
la vita per te e per me. Non voglio pi che tu
lavori. A te piace il denaro. Ne guadagner per te.
Il denaro, disse Odette con tristezza. Se ti perdo...
Parole! esclam Doutre.
Che cos' quel numero di cui parlavi poco fa? Potresti
almeno mostrarmelo.
Ci tieni? fece Doutre. E sia! Sei stata tu a volerlo.
La condusse nella sua stanza.
Aspettami. Bisogna che mi cambi. Ma ti avverto. Ti
far male.
In quel momento, ella cap che lo aveva gi perduto.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Quando la porta si riapr, Odette fece un gesto come
per indietreggiare. Doutre s'era messo un costume nuovo;
la cravatta era gonfia in modo esagerato; s'era nascosto
i capelli neri sotto una parrucca lievemente ramata. I
suoi occhi, in cui il bianco sembrava dipinto, erano brillanti
e smorti. Avanzava con la lentezza di un robot, le
braccia tese a mezzo, le dita irrigidite in una posa graziosa.
I suoi piedi, dopo un breve scivolare, si sollevavano
tutto d'un pezzo, come sospesi a un filo metallico;
oscillavano un attimo e poi, per mezzo di un pistone invisibile,
ricadevano a terra dove riprendevano a scivolare.
Il busto tremava tutto e la testa, ripercotendo la scossa,
oscillava un poco, subito riportata alla sua posizione di
equilibrio da una qualche molla abilmente nascosta nel
collo. Le palpebre battevano lentamente. Non coprivano
del tutto gli occhi e lasciavano indovinare un orlo bianco,
un'inquietante fessura luminosa che turbava pi dello
splendore smaltato delle pupille immobili. Le labbra,
color confetto, disegnavano un sorriso privo di anima,
atrocemente affabile. Ogni quattro passi, il silenzioso manichino
si fermava, accennando con gli scatti, i sobbalzi
e le goffaggini di un meccanismo ancora primitivo, una
specie di inchino. Vicino alle spalle si formava una lieve
fessura. Le braccia oscillavano intorno alle loro cerniere
un po' troppo allentate; poi il corpo, richiamato indietro,
si raddrizzava. Una spalla pendeva ancora un poco, ma
un ultimo giro d'ingranaggio la rimetteva subito a posto
e lo scivolio ricominciava sottolineato dallo scricchiolio
delle scarpe. Sospeso al bottone che chiudeva la giacca, c'era un cartellino: 23.000 franchi.
Basta! mormor Odette con voce roca. Basta!... Che sciocco!
Si alz e gir intorno al manichino, a qualche passo di
distanza. Il manichino si ferm. Le palpebre sbatterono a
tre riprese, poi, con una scossa che lo immobilizz tutto,
mut direzione e riprese ad avanzare sobbalzando verso Odette.
Basta! grid la donna. Non ne posso pi!  sensazionale,
d'accordo... Ma smettila.
Il robot s'immobilizz; le braccia ricaddero, gradualmente,
come gli aghi di un apparecchio che perda pressione.
Guardami, preg Odette. Mi fai paura.
La vita risal negli occhi oscurati; la maschera svaniva,
restituendo un volto umano. Un corpo di muscoli e di
sangue gonfiava il vestito che poco prima era teso su
qualche armatura di legno e metallo. Doutre si port la
mano alla tasca con gesto naturale e ne trasse un pacchetto di sigarette.
Come hai fatto? chiese Odette.
La voce le tremava ancora un po' e fu costretta ad
appoggiarsi al caminetto.
Un'idea che m' venuta, rispose Doutre. Ho riflettuto.
Ho lavorato... Non  ancora perfetto.
Si tolse la parrucca.
Anche il cartellino, disse Odette.
Egli tolse il cartellino. Ogni suo movimento allontanava
la presenza del robot che andava lentamente scomparendo,
come una sovrimpressione tenace.
Un'idea che t' venuta, riprese Odette.  proprio
questa?
Aspetta! disse Doutre. C' di meglio.
Si rimise la parrucca, si concentr, e Odette lo vide
scomparire, fondersi, svanire, trasformarsi in una macchina.
Ebbe la sensazione intima, spaventosa, di essere
sola nella stanza, con un mobile insolito, dotato d'una strana malizia.
No, mormor, Pierre... ritorna!
Ma Pierre non c'era pi. Il manichino teneva in mano
una pallina bianca. La fece girare lentamente tra le dita
rosee dalle unghie di un carminio vivo. Una pallina nera
usc da quella bianca, con lentezza affascinante. Poi una
pallina verde usc da quella nera. Le mani, indifferenti,
insensibili, incoscienti, lavoravano con piccole pulsazioni
irregolari. Il volto livido, dagli zigomi troppo imbellettati,
continuava a sorridere, mentre gli occhi, perduti in lontananza,
fissavano qualcosa o qualcuno aldil delle pareti.
Una pallina rossa era venuta, come da sola, a mettersi
a fianco a quella verde. Le dita si agitarono pi rapidamente,
le palline scomparvero l'una dopo l'altra, tornarono,
svanirono, ricomparvero... I colori si succedevano
sempre pi rapidamente, fino a divenire una striscia multicolore
che sfilava da sinistra a destra, da destra a sinistra,
mentre i polsi tremavano velocemente, come mossi da motori
a pieno ritmo. D'improvviso non ci fu pi nulla. Le
dita rimasero distese, le une di fronte alle altre, strettamente
immobili. Poi si allontanarono e le mani girarono
con una dolcezza untuosa, voltando le palme vuote verso l'esterno.
Ecco! disse Doutre.
Un'improvvisa stanchezza lo distese, lo sciolse. Si abbatt
su una sedia. Un filo di sudore gli serpeggiava sulla
tempia, cominciava a sciogliere il trucco, nell'angolo
dell'occhio. Odette si appoggi allora al marmo del caminetto,
nascose la testa fra le braccia e scoppi in singhiozzi.
Piangeva con violenti singulti che la torcevano come
spasimi. Batteva lentamente i piedi a terra, cercando
invano di riprendersi. Doutre, le labbra tese in una
smorfia di fastidio, aspettava asciugandosi le dita madide.
Alla fine Odette tir indietro i capelli, volse verso di
lui un viso distrutto dal dolore, dalla collera e dalla paura.
Scusami, disse. Ma  peggio che se ti avessi perduto.
Perduto? ripet Doutre senza capire.
Ti proibisco di ricominciare.
Non va bene?
Oh, s! ... proprio...  incredibile. Come spiegarti?...
E gli and vicino, gli accarezz la guancia con il
dorso della mano.
Se presentassi questa attrazione, disse, sarebbe
una fortuna! Ma non devi farlo.
Perch?
Perch capisco che ti fai male. Finisci di distruggerti.
E se mi fa piacere, distruggermi?
Pierre! Te ne prego!
Egli gett la parrucca sul letto, and con passo nervoso
alla finestra, agitando delle monete nelle tasche.
Io non conto pi, disse Odette dietro di lui.
Il giovane strinse i denti, nell'impossibilit di farsi capire.
Ma  per te, grid, che io lavoro. Per guadagnare
del denaro per te; non t'interessa pi, no?
Ti ho forse chiesto qualcosa? disse Odette. No,
tu stai facendo tutto questo ancora per quelle due sgualdrine.
Ti perseguitano, eh?  adesso che si aggrappano
a noi.
Doutre si volse.
Ti proibisco... cominci.
Non puoi impedirmi di parlare. Forse, se avessimo
avuto il coraggio di parlare prima, non saresti arrivato a
questo punto. Pierre, tu non hai il diritto di punire te e
me insieme.
Ma io non punisco nessuno, ribatt Doutre accasciato.
Allora, perch hai inventato questo numero? Sii sincero...
Per essere solo! Per vendicarti di te, di me... Di'
che non  vero! Povero Pierre; che cosa temi da me?
Doutre s'era addossato al caminetto. Poich pensava a
Greta, il suo sguardo s'era fatto fisso. Odette gli and
vicino, lo afferr per i risvolti della giacca.
Pierre! Ascoltami... Resta con me...
Egli guardava al disopra della spalla della madre. Quando
faceva di tutto, come in quel momento, per chiudersi
in se stesso, nulla poteva pi distrarlo. Inutilmente Odette
gli si stringeva al petto, Pierre udiva appena le parole
ch'ella pronunciava. Che cosa diceva? Che aveva sempre
agito perch egli fosse felice... che si pentiva di essere
stata dura con Hilda e Greta?... C'era, in un mondo, una
voce lamentevole di donna e, in un altro, quel dolore sordo
che non avrebbe avuto mai fine, ch'era tutto ci che
restava dell'amore.
Respinse dolcemente Odette, raccolse la parrucca e
and nella sua stanza, chiudendovisi. Sapeva almeno che
era diventato un artista, un vero artista, pi grande di
Alberto, e che sarebbe diventato ancora pi grande. Sedette
dinanzi all'armadio e si mise a studiare il trucco per
far scomparire il dollaro al rallentatore.
La sera in cui scadeva il contratto, poco prima di entrare
in scena, avvert Odette.
Tenter. Lascia il necessario tra le quinte.
Odette voleva protestare.
Lo so, diss'egli. Non  ancora perfetto. Ma bisogna
che sappia fin dove posso arrivare.
Il sipario si alz. Apparve il manichino. Subito scoppiarono
risate. Era talmente buffa, all'inizio, quella figura
uscita fuori da una vetrina che si spostava con passo dinoccolato,
con gli scatti e le esitazioni di un giocattolo
ricaricato male! Poi torn il silenzio, sempre pi diffuso,
sempre pi pieno d'una strana ansiet e si udirono lo
scricchiolio delle scarpe, il tonfo dei piedi che ricadevano
sul pavimento di legno. Ogni passo diffondeva un'eco. Era
il passo che ogni spettatore, almeno una volta, aveva ascoltato
in sogno; il passo di un cacciatore che ha il tempo,
l'eternit, per raggiungere la sua preda. Proveniva dal
fondo dei secoli e delle notti, tranquillo, ostinato; l'uomo
entrava nel raggio dei proiettori, e Odette, tra le quinte,
si sentiva tremare le ginocchia. Il giovane oscill, sul proscenio,
volse il volto livido e roseo verso destra, verso sinistra.
Tutte le teste si volsero nello stesso istante. Ha
vinto! pens Odette. Allora le mani di cera si avvicinarono
con piccoli balzi e le palline incominciarono il loro
andirivieni allucinante. Quando scomparvero, nessuno os
applaudire. Non sapevano pi che cosa dovevano fare.
Doutre, che aveva una conoscenza straordinaria del pubblico,
lasci cadere dal costume la pallina bianca, come se,
all'improvviso, una molla fosse sfuggita al controllo del
cervello meccanico. La pallina rotol sul pavimento, poi
sul primo gradino della scaletta che portava in sala, sul
secondo; rotol gi per la scala, sempre pi veloce, attravers
il corridoio, e c'erano persone che stringevano le
gambe e la guardavano correre vicino a loro con un
sorriso forzato. Anche Doutre scese i gradini, lentamente,
lentamente... Ricordava la ragazza bionda, legata alla sedia,
e il bacio... I suoi occhi senza espressione guardavano
verso il passato. Ogni movimento era doloroso e tuttavia
segnava la vittoria. Avanz verso una donna in prima
fila; la sua mano si abbass meccanicamente verso la
borsetta, si risollev tenendo a ventaglio un mazzo di carte.
Gli occhi batterono tre volte. La mano si drizz. Le
carte svanirono, ricomparvero, ma nell'altra mano. E la
testa seguitava a oscillare, sorridente, grottesca, cos priva
di coscienza che faceva tremare. Le dita si richiusero
goffamente sul mazzo per mescolarlo. Vi fu come una
esplosione di re, di dieci, di figure multicolori che cadevano
a terra in una pioggia. Il robot continuava a camminare
rigido, pestando le carte; un altro mazzo gli era
apparso fra le mani che mescolavano le carte vertiginosamente,
e se le passavano con gran rapidit, allungandole
in una specie di fisarmonica vibrante, facendole scomparire
con un sussulto. Tocc poi al dollaro e il silenzio
fu tale che l'automa sembrava giocasse dinanzi a degli
automi. Solo la moneta viveva. Si alzava, girava, rotolava
sulle maniche della giacca, scompariva misteriosamente ora
in una tasca, ora nell'altra, eppure era sempre l, luccicante
tra le dita di cartone che la riafferravano mentre cadeva,
con un gesto spezzato. Il robot guardava altrove, ignorando
le proprie mani, il proprio corpo, il dollaro prigioniero.
Liberty, pensava Doutre, Liberty. Un ultimo
movimento mand la moneta molto in alto. Stava per cadere,
per perdersi. Torn in verticale nella mano tesa, dove
cadde con un tonfo, di piatto. Subito, la mano si mostr
al pubblico, ben distesa, vuota.
Doutre attese cinque secondi, dieci secondi, quindici
secondi. Vedeva intorno a s i volti fissi in un'estasi angosciosa.
Allora salut, gentilmente, con noncuranza, e
usc sotto gli applausi che si sollevavano come onde, raggiungevano
la scena, rifluivano in un tumulto d'entusiasmo.
Bis! Bis! I piedi batterono in cadenza.
Sei stato prodigioso, Pierre, disse Odette. Esci a salutare.
Egli alz le spalle ed entr nel suo camerino per asciugarsi.
Era madido di sudore, sfinito, la testa vuota, vacillava,
stava per cadere vicino alla sedia su cui cercava
di sedersi. Gli applausi, attutiti, riempivano ancora le
quinte. Giunse il direttore, stupefatto, con le mani tese.
Magnifico! grid. Straordinario. Restate con me.
Partiamo alla fine della settimana, disse Doutre.
E siccome il direttore protestava, si volse a Odette.
Fallo uscire, mormor. Mi lascino in pace. S, anche tu!
Si lasci cadere sulla sedia, guardandosi a lungo le dita
agitate da contrazioni. Non era mai stato cos triste e cos felice.
Odette evit ogni discussione. Doutre ebbe ormai carta
bianca per ogni cosa. Fu lui a decidere di vendere il materiale
a Villaury. Fu lui a firmare il contratto per Parigi:
tre settimane in un caff dei Campi Elisi. Scelse
l'albergo, le camere; Odette si limitava a regolare i piccoli
particolari pratici. Mentre Doutre si allenava da solo,
essa andava a bere nei caff vicini all'albergo. Di tanto in
tanto si metteva a piangere, per nulla, perch si era vista
in uno specchio, oppure perch l'orologio segnava le due
e c'erano ancora da passare nove ore prima dello spettacolo.
E, a poco a poco, si mise ad aspettare la rappresentazione
con un'avidit simile a un malessere. Lei che era
stata cos impaziente, cos facile a dire parole dure, portava
ora la valigia di Pierre, gli metteva in ordine il camerino,
gli preparava il bicchiere d'acqua zuccherata dove
il giovane faceva sciogliere una compressa, perch soffriva di un'emicrania continua.
I pantaloni!
Si vestiva dinanzi a lei, senza il minimo pudore, ed ella
voltava il capo rassegnata, poi gli porgeva le matite, i
pennelli, le scatole della cipria. Il volto amato diveniva
sotto i suoi occhi una tela dipinta. Lo sguardo sopravviveva
a lungo ed era forse la cosa pi strana. Una fiamma
acuta di attenzione e di preoccupazione animava le pupille
fisse sullo specchio. Poi Doutre procedeva a regolare
la vista, come un elettricista che mette a fuoco un proiettore.
Lo sguardo si vetrificava. Odette, smarrita, rimaneva
immobile, due passi dietro di lui, mormorando talvolta:
Piccolo mio! Povero piccolo mio!
Doutre si alzava, si allenava ancora qualche minuto con
le carte o col dollaro, e veniva il momento di eseguire
il suo numero. Odette si fermava sulla soglia del camerino.
Di l udiva tutto. Era suo figlio, quella macchina
che applaudivano. Se non lo avesse spinto all'estremo,
forse... stringeva con forza i pugni, per pensare meglio,
per capire meglio. Tutto il male era venuto da lei. Avrebbe
dovuto capire a che punto Pierre fosse vulnerabile.
Ma non era ancora troppo tardi. Avrebbe parlato.
Parlato? Si parla, forse, con un automa? Pierre ritornava
stanchissimo, con i nervi a pezzi. Consentiva a lasciarsi
togliere il trucco; si abbandonava alle mani di
Odette, gli occhi chiusi, ma c'era tra loro un tale spessore
di silenzio che ogni parola sarebbe apparsa ridicola.
Odette preferiva aspettare, spiava i momenti in cui Pierre
riappariva dalle fessure del volto, come un animale all'entrata
della sua tana. Odette sorrideva, timidamente:
Come ti senti?
Bene, grazie.
Lavori troppo, piccolo mio.
Ma no.
Subito, il gesto di fastidio, le palpebre che calavano
dinanzi agli occhi come un sipario, e tre dita che picchiettavano
sull'orlo del tavolo. Odette avrebbe avuto un tempo
la forza di arrabbiarsi e distruggere quella maschera.
Ora non osava pi. Pierre non le lasciava il tempo di trovare
un altro momento per avvicinarsi. I pasti erano consumati
in pochi minuti. Gli spostamenti avvenivano in
tass. Invano avrebbe cercato di trattenerlo. Il giovane saliva
nella sua stanza e si chiudeva a chiave. Nella camera
vicina, ella ascoltava, trattenendo il respiro. Quando
Pierre camminava, con quel passo pesante che non udiva
pi senza terrore, ella prendeva a camminare a sua volta,
dall'altra parte della parete, perch aveva l'impressione
di aiutarlo, di portare il suo stesso fardello. E poi,
vinta, scendeva ad aspettarlo, comprava i giornali dove si
cominciava a parlare di lui e, con il temperino, ritagliava
i brevi articoli, le critiche ancora reticenti, ma che non
avrebbero tardato a farsi entusiastiche. Doutre andava
perfezionando di giorno in giorno il suo numero, studiava
un modo di manipolare con rigidit ch'era una sfida
a tutte le regole del mestiere. And pi oltre: trov la voce
rapida, spezzata, come di uno che si dibatta nell'incoscienza.
E quando la prov dinanzi a Odette, la donna impallid.
Ti rendi conto, disse, che ti stai suicidando?
Egli abbozz un lieve gesto con la mano.
Non ti reggi pi, diss'ella. Non mangi pi. Stai dimagrendo.
Ti ammalerai. E tutto questo per... per...
Gi i lineamenti di Pierre s'irrigidivano; il suo sguardo
oltrepassava Odette, cercava dietro di lei una visione
fluttuante. Ella lo afferr per un braccio.
Ascolta, Pierre... Ho riflettuto a lungo. Ho molto
tempo libero, ora.
Toss per nascondere la propria emozione, e aggiunse
con voce che si udiva appena:
Se vuoi, posso andarmene... Sarai libero.
Doutre non era che un blocco d'immobilit e di silenzio.
Ci si poteva persino chiedere se respirasse. Odette,
tuttavia, insistette.
 questo che vuoi?... Rispondi!... La tua libert?...
Eh? Ti faccio paura. Lo so. Sono qui. Ti guardo. Ma non
posso fare a meno di guardarti. Mio povero Pierre... Credi
forse che non ti ami?
Le parole rimbalzavano come palle sulla maschera rigida.
Le labbra troppo rosse scoprivano i denti scintillanti
in un sorriso senza vita, enigmatico come quello di
una statua. Odette piangeva, come se fosse stata sola.
Va bene, disse. Preferisco finirla subito.
Attravers la stanza, sperando qualche cosa, un gesto,
un trasalimento, un'occhiata. Doutre, diritto lungo la
parete, fittizio/immobile, abbandonato, fissava lo spazio
con occhi imbambolati. Odette usc, soffocata da un dolore senza nome.
Le rimaneva solo una possibilit: ch'egli
si ammalasse. Ma il giovane resisteva alla tremenda stanchezza.
Appena non rappresentava pi la sua parte, lo
sentiva vibrante, teso. La pelle del volto, a forza di trucco,
aveva acquistato un colore malsano e gli zigomi erano
rosei come quelli di un tubercoloso. Quando beveva,
il bicchiere tremava leggermente. Allora, con un'occhiata,
sfidava Odette. Dopo il caff, pass in un music-hall
sulla riva sinistra e, di colpo, il successo ritorn, tumultuoso,
appassionato, un successo che, in pochi giorni, cancell
quello del vecchio numero. Odette sedeva in fondo
alla sala, intimidita, come egli stesso si sedeva, un tempo,
al Kursaal di Amburgo. Un proiettore perlustrava il palco,
sorprendeva in fondo alle quinte il personaggio insolito
e lo trascinava in avanti, su una specie di disco luminoso
in mezzo alla scena. Odette mordeva il fazzoletto.
Se Pierre fosse stato uno sconosciuto, avrebbe gridato
anch'essa con gli altri. Ma sapeva il prezzo di ogni movimento
del robot. Sapeva che Pierre moriva d'amore e di
rancore e che nulla lo avrebbe pi liberato. E nella figura
grottesca e terribile che, laggi, cinta di un'aureola azzurra
dal proiettore, sfidava le leggi della verosimiglianza,
ella riconosceva l'ombra esile, malinconica e ferita del
professor Alberto. Il padre e il figlio erano di una razza
che non perdona. Il pubblico, liberato dall'intollerabile
costrizione, acclamava l'uomo che si allontanava con le
spalle curve. Si levavano grida: Incredibile!... Prodigioso!...
Scrosciavano applausi interminabili, fanatici,
negli sguardi v'era come un resto di sogno e di spavento.
Odette scivolava fuori, sentendo che si sarebbe ammalata prima di lui.
Il giovane, alla fine, fu scritturato dal Medrano, giungendo
alla consacrazione, all'apice del suo virtuosismo.
Doutre riempiva da solo, con la sua presenza malefica,
la pista rotonda. L'orchestra suonava in sordina una musica
lentissima. Non vi erano pi la ribalta, la fila di lampade,
il sipario, i lustrini. Doutre si batteva corpo a corpo
con una sala palpitante che spiava le sue mani e le
sue braccia, lo circondava con un cerchio di volti protesi
e lentamente stupefatti. Egli si voltava lentamente, come
trascinato su uno zoccolo invisibile. Le palline, le carte,
i fiori gli spuntavano fra le dita, e la sua testa, con
uno scatto morbido, si spostava in ogni direzione, offriva
a tutti lo stesso sorriso disumano, la stessa tragica assenza.
Si ferm a poco a poco, si arrest a met di un gesto,
come un meccanismo che abbia terminato la corsa. Un addetto
alla pista si avvicin e fece finta di ricaricare una
molla. I movimenti divennero subito pi scattanti; sembr
di vedere, sotto la stoffa della giacca, andare e venire
stantuffi e bielle; i polsi iniziavano un folle movimento;
la macchina s'imballava; la testa sobbalzava; le gambe vibravano;
le palline, alla fine, schizzarono dalle dita troppo
agitate e rotolarono sullo spesso tappeto. L'addetto alla
pista cercava un bottone sulla schiena di Doutre, per
regolare il movimento. Finse di spingere un comando, e
allora lo spettacolo divenne straordinario. Il manichino,
quasi gli fosse venuta a mancare l'energia motrice, operava
ora con estrema lentezza. Le carte scomparivano lungo
le mani, scivolavano come una pasta. Il dollaro correva
aderendo all'avambraccio ripiegato, oscillava come un cerchio
privo di slancio, tentava una deviazione morente. Cadeva.
No... Raddrizzato per miracolo, esitava verso una
mano che non sarebbe mai giunta in tempo a raccoglierlo.
Durante un attimo mortale, mentre l'orchestra taceva,
e i respiri erano sospesi, la moneta sembrava lottare
contro il peso e la mano contro qualche insufficienza
della propria materia; alla fine, la moneta si abbatteva,
mentre un ultimo movimento portava la mano tesa nella
giusta posizione. E la moneta sembrava svanire dalla palma
offerta. Ed era cos fuori della realt che il pubblico
contemplava a lungo l'uomo immobile, col braccio teso,
che portava all'occhiello l'assurdo cartellino: 23.000 franchi.
L'orchestra scoppi in un fragore di ottoni e di grancassa.
Doutre si sciolse senza fretta, si liber della ganga
di rigidit e scomparve sotto l'alta galleria che si apriva
sulle quinte. I clown, gli equilibristi, gli scudieri, i trapezisti,
facevano ala al suo passaggio osservando quel
giovane dall'aspetto cos fragile il cui nome, domani,
avrebbe annientato quello di tutti gli altri.
Ma la sera stessa, Doutre dovette mettersi a letto. Venne
un dottore nella stanza d'albergo, visit a lungo il
malato, apparve perplesso.
 una cosa seria? sussurr Odette.
Stanchezza, disse il dottore. Una grande stanchezza.
Se non si prende un lungo riposo... bisogner mandarlo
in casa di cura... e allora...
Odette organizz subito la vita del figlio. Questi, prostrato,
aveva perso ogni forza. Sonnecchiava, vinto da una
stanchezza senza nome. Odette lo lavava, lo pettinava, lo
rasava, lo costringeva a ingoiare un po' di cibo. Si occupava
della pulizia della stanza, allontanava gli importuni,
faceva il vuoto intorno a Pierre. Si trascurava, mangiava
in piedi, rimaneva lunghi minuti ai piedi del letto
guardando dormire quel figlio che forse non era ancora del
tutto condannato. Ed egli a poco a poco sopportava quella
presenza cos silenziosa. Si lasciava avvicinare senza
sobbalzare, a patto che Odette non pronunciasse una parola.
Ma ella non poteva impedire alle sue labbra di muoversi, di dire in silenzio cose che la sconvolgevano di tenerezza, e talvolta le lagrime le rimanevano sospese sulle ciglia, mentre vigilava sul sonno di Pierre. Durante le ore interminabili della notte, cercava un mezzo per liberarlo.
Alla fine, sfinita a sua volta, si gettava sul letto e si addormentava, ripetendo sottovoce: Mio piccolo Pierre... Piccolo mio.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
C'era un momento, la sera, in cui Doutre era senza difesa.
Al cadere della notte, quando la febbre cominciava
a corrergli nelle vene, si lasciava toccare le mani, la fronte,
senza chiudere gli occhi. Nel suo pigiama aperto sul
magro collo, diventava un bambino. Odette doveva fare
uno sforzo per non prenderlo fra le braccia, per non cullarlo
contro il suo petto, ma sapeva che sarebbe stato il
mezzo pi sicuro per perderlo. Aspettava la sua ora, spiava
l'attimo in cui avrebbe dovuto liberarlo delle sue ossessioni,
e preparava in anticipo le frasi. Per quei segreti
di vita e di morte ella aveva l'istinto di una levatrice.
Dopo pranzo, quando aveva portato via il vassoio, sprimacciato
il cuscino e rincalzato le lenzuola, chiacchieravano
un poco, nella scarsa luce della lampada da notte.
Ti senti bene?
S. Credo che mi riprender presto.
Non hai bisogno di nulla?
No, grazie.
Lei che non aveva toccato un ago da trent'anni, s'era
rimessa a lavorare a maglia, per prolungare il colloquio.
Pierre sognava. Talvolta, le sue mani, le sue gambe, erano
attraversate da brividi improvvisi. Si lamentava. Ed ella
gli accarezzava la fronte, gli passava lentamente le dita
sulle palpebre, come se avesse chiuso gli occhi di un
morto, si chinava su di lui:
Dormi, mio piccolo Pierre.
Il volto di Doutre si distendeva. Le ombre giocavano in
maniera diversa nel cavo delle orbite e delle guance. Odette
sentiva che accettava il contatto. Non avrebbe tardato
ad arrendersi. Raddoppi le cure, la dolcezza, le attenzioni.
Egli si abbandonava,. nel madore di quella tenerezza
un po' soffocante. Ma era cos bello non lottare
pi. Perci, quando ella gli mormor sottovoce, quasi all'orecchio:
Mio piccolo Pierre, so che hai ucciso Hilda, egli
ebbe un profondo, un terribile sospiro di gioia, e il suo
corpo si appesant, si sciolse nel calore del letto. Il lungo
viaggio aveva termine. Odette, quella sera, non and
oltre. Vegli a lungo accanto a Pierre addormentato.
L'indomani, osarono guardarsi, come due amanti dopo
l'amore, e capirono che tra loro c'era ancora l'accordo.
Attesero l'ora del crepuscolo come se si fosse trattato di
un appuntamento, e la loro impazienza era tale che la
voce si spezzava, i gesti si facevano rudi. Odette prese il
lavoro a maglia:
Tu l'hai uccisa, riprese, perch non potevi pi vivere
fra tutte e due. Non sapevi pi quale amavi, non 
vero?... S, ho capito bene...
Pierre ascoltava ad occhi chiusi con l'avidit di un fanciullo
cui venga raccontata una fiaba.
E dopo?... sussurr.
Io non sono molto intelligente, ma ho capito, fin dall'inizio,
che ce l'avevi con me a causa della tua infanzia
fallita e del mestiere che t'imponevo. Quei carrozzoni,
Ludwig... io!
I ferri seguitavano il loro giuoco complicato e tranquillo.
Odette parlava lentamente, interrompendosi di tanto
in tanto, senza scaldarsi.
Ho tanto amato la vita!... Ti ho dimenticato a lungo
mio povero piccolo. Non sapevo che tu fossi cos sensibile.
Perdonami.
La vecchia voce monotona tremava un poco. Veniva
da sinistra, cos vicina che Pierre indovinava i movimenti
della bocca, le esitazioni del pensiero, i battiti del
cuore. Era preso nei suoni, nelle sfumature di quella voce
un po' roca. Si struggeva di dolcezza e di malinconia, come
un animale affascinato.
Avrei dovuto pensarlo che te ne saresti fuggito con
la prima ragazza incontrata. Dovevamo proprio imbatterci
nelle gemelle...
I ferri si fermavano, quando Odette cercava le parole
pi difficili. Il suono di una radio giungeva da molto
lontano, attraverso muri di silenzio. Tra la strada e Pierre
c'erano tante camere, corridoi, scale, che nulla poteva pi
capitargli. Era al sicuro accanto a quella voce che sapeva
tante cose.
E poi, ero gelosa, continu Odette. Lascia che te
lo dica. Le conoscevo, io, quelle due ragazzine. Per te,
era la meraviglia del mondo. Ma per me!...  tutta colpa
mia. Se fossi stata meno sciocca, forse avrei potuto impedirti
di...
Rividero insieme le vetture ferme sotto i pini, Hilda che
si allontanava nel chiaro di luna, ed entrava nel carrozzone.
Tu eri d'accordo con lei, disse Odette. Eravate
per forza d'accordo. Ma confesso che non l'ho capito subito.
Vuoi che ti spieghi quel che ho scoperto a poco a
poco?
Con un battere di ciglia, Pierre mostr che acconsentiva.
Quando Vladimiro mi disse che non aveva potuto
strangolarsi da sola, riflettei... Ho trent'anni di mestiere,
capisci... Quanti trucchi ho scoperto!... Dal momento che
Hilda non aveva potuto strangolarsi da sola, ci significava
che non era morta quando io la vidi distesa a terra
la prima volta, prima di andare a chiamare Vladimiro...
Tu stringesti la corda durante la mia assenza. Non pu
essere andata diversamente.
Pos il lavoro sulle ginocchia, scuotendo il capo. Ammirava
l'abilit del figlio e non pot fare a meno di
notare:
Davvero molto abile!... Ma perch Hilda aveva accettato
di diventare tua complice?... Perch ignorava che
sarebbe stata tua vittima, vero?... No, non muoverti... Dal
momento che ti dico che ho capito tutto... Era gelosa della
sorella; aveva finito con l'odiarla... allora, le facesti credere
che volevi uccidere Greta e le chiedesti di aiutarti...
Le dicesti che saresti andato a strangolare Greta e che
avresti messo il corpo di Greta al suo posto... Si assomigliavano
talmente... La cicatrice era quasi sparita...
Doutre guardava il soffitto dove si disegnavano talvolta
ombre strane. Batt le ciglia. S, Hilda aveva ammesso
tutto, accettato tutto. Il piano le era sembrato buono. E
avevano entrambi atteso l'occasione con tremenda impazienza.
E ora, il giovane avrebbe dato la vita per dimenticare...
per non rivedere mai pi Hilda, cos ingenua,
cos fiduciosa!... Si era distesa, l'infelice, con la corda al
collo e, appena Odette era andata in cerca di Vladimiro,
egli non aveva dovuto far altro che stringere, stringere
fino alla nausea... Hilda era entrata da sola nel trabocchetto...
Pierre aveva avuto sino all'ultimo istante la
scelta.
Che cosa ti aveva fatto Hilda? chiese Odette.
Il giovane alz le spalle. Bisognava spiegare anche questo?
Che mania, quella di spiegare, di portare alla luce
i motivi, il sudicio vermicaio brulicante al fondo della
coscienza! Era stata Hilda a sorprenderlo nel carrozzone
il giorno in cui egli era disteso accanto a Greta, vinto
dall'amore. Aveva finito col confessarglielo, durante
una scena terribile. Hilda era divenuta la nemica. E poich
ce n'era una di troppo...
Doutre si volt lentamente sul fianco perch Odette
non lo vedesse piangere. Quel ch'essa aveva indovinato,
era cos poco. Ma i veri motivi? Chi li avrebbe mai capiti?
A chi avrebbe potuto dire che aveva architettato quel
delitto assurdo per conservare l'illusione di esserne innocente?
A quale giudice? Aveva ucciso cos poco. Una corda
che si stringe! Una corda gi stretta, in realt! Un corpo
che si soffoca, ma che era gi disteso a terra, proprio
nell'atteggiamento della morte! E quel che scompariva cos,
senza rumore, non era neppure qualcuno. Era il duplicato
di una creatura viva, un'ombra che scompariva, un
fantasma ch'era stato fatto rientrare nella sua notte. Odette
aveva capito questo, fin dal principio. Aveva pensato
subito a seppellirla in fondo alla foresta. Se non ci avesse
pensato lei, egli stesso avrebbe preso quella decisione.
Hilda, dopo Amburgo, non era mai esistita. Allora, perch
gli stava sempre dinanzi agli occhi?
Un singhiozzo gli scosse le spalle. Odette gli prese la
mano, si chin a baciarlo.
Ora, disse,  finita, Pierre. Dormi. Lo so bene,
io, che non sei colpevole.
Rimase desta tutta la notte. L'indomani, all'alba, quando
egli apr gli occhi, era l e, per la prima volta dopo
molto tempo, sorrise.
Vedi, mormor. Va meglio. Le parole guariscono.
 come un veleno che se ne va.
Sorrise anch'egli, goffamente, vergognoso, come un
bambino punito.
Ascolta, disse, devi credermi... A Greta non ho
fatto niente. Non ne sarei mai stato capace...  stata
lei ad uccidersi. Era troppo infelice... Aveva troppa paura...
L'ho trovata impiccata...
Odette gli circondava le spalle col braccio.
Dimmi tutto, Pierre... Dimmi tutto per bene.
 la verit, riprese il giovane. E poi, sai bene
che era morta da qualche ora.  stato durante il viaggio
che si ... Quando l'ho vista, appesa al chiodo, con lo
sgabello rovesciato sotto i piedi, ho pensato che se la mettevo
sdraiata al suolo, se facevo capire che era morta come
Hilda, nessuno di voi avrebbe mai potuto sospettarmi
di aver ucciso Hilda.
Si trattava dunque proprio di un suicidio, fece
Odette.
S... Non so come ebbi la forza di sciogliere il nodo
scorsoio, di salire per slegare la corda... prima di svenire.
Quel che mi sosteneva era la paura che avevo di te e di
Vladi. Temevo che scoprisse la verit, per quanto riguardava
Hilda. E questo mi perseguitava. Mascherando il
suicidio di Greta, mi rendevo innocente ai vostri occhi...
e quanto a me... speravo... non so... che avrei ritrovato la
pace.
Ma io non ti ho mai fatto rimproveri.
Tu, no. Ma Vladimiro, invece, ci ha lasciati.
Ed  per questo che ti sei condannato a fare quella
parte di automa?
Forse un po' per questo. E anche per raggiungerle.
Chi?
Loro... Hilda... Greta...
Odette non capiva pi. Egli invece si rendeva perfettamente
conto di ci che significava la solitudine che
non aveva potuto raggiungere. Non essere pi nulla, se
non una forma, una macchina, senza coscienza, senza ricordi,
senza rimorsi... Non essere pi nessuno!... Se avesse
avuto cinquant'anni, come suo padre... Ma non aveva
ancora avuto il tempo di fare il giro della disperazione.
Forse non ne aveva neanche pi il desiderio!
In fondo, not Odette, sono state le circostanze
a spingerti ogni volta... Sei affondato sempre pi perch
diffidavi di me.
Oh, non di te!
Di chi, allora?
Di tutto!... Della vita!...
Ma ora, riprenderemo la strada, mio piccolo Pierre.
Pensa all'avvenire che hai dinanzi!...
Poco prima di mezzogiorno bussarono alla porta. Odette
era uscita. Bussarono di nuovo e la porta si apr. Erano
due, con l'impermeabile, il cappello sugli occhi e le
mani in tasca.
Pierre Doutret
Sono io.
Si avvicinarono lentamente, ciascuno da un lato del letto.
Erano come Doutre li aveva immaginati nei suoi sogni.
Non avevano l'aria cattiva. Erano solidi, compatti.
Uno dei due, il pi alto, aveva una strana cicatrice che
gli attraversava la guancia sinistra, come una fessura.
Avevano addosso un odore di bagnato, di strada, di realt.
Doutre si lasci andare adagio sul cuscino e sorrise.
Vi aspettavo, mormor. Vi aspettavo da tanto
tempo!...
Sentiva un nodo alla gola, ma la sua paura era svanita.
Aveva un tal desiderio, ora, di ritornare fra gli uomini!
...
.
...
FINE.