Ruby Mildred Ayres.
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Piumetta.
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1971. Casa Editrice A. Salani, FIRENZE.
Collezione: I romanzi della rosa. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Due sorelle innamorate dello stesso uomo.
Quale delle due l'ama davvero?
Quale delle due lo sposer?
Quali tragiche vicende dovranno affrontare?
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L'AUTRICE.
Ruby Mildred Ayres era un romanziere romanzesco britannico, "uno dei romanzieri romantici pi popolari e prolifici del ventesimo secolo".
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Piumetta.
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Capitolo 1.
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Piumetta era a letto, al buio, e le pareva di
star l da ore e ore. Con gli occhi spalancati,
gli orecchi tesi, aspettava che il rombo della
macchina di John Cunningham le annunziasse
alfine il ritorno di Miriam. Ore e ore!... Al minimo
rumore della, strada il cuore le palpitava
in modo stupido e triste, ed ella sotto le lenzuola,
si stringeva al petto le esili braccia, domandandosi
come avrebbe sopportato il momento
in cui Miriam sarebbe entrata nella stanza, cos
bella nel suo vestito da sera (l'aveva vista
quando usciva di casa) e avrebbe cominciato a
raccontare e raccontare...
Piumetta cercava invano di persuadersi che
forse non ci sarebbe stato nulla da raccontare,
che Miriam si sarebbe spogliata zitta zitta senza
neppure accendere la luce e sarebbe scivolata
nell'altro letto dal lato opposto della stanza
mandando forse un sospiro di rammarico perch
John non le aveva ancora chiesto di sposarlo.
Egli aveva indugiato parecchio, pensava Piumetta
con amarezza, inumidendosi le labbra aride,
mentre un'altra macchina col rombo molto
simile a quello della macchina attesa pass per
la strada e si perdette lontano, nel silenzio.
A parer suo non c'era niente di ci che si
chiama amore in quel genere di amicizia che si
trascinava da interminabili settimane, mentre
gli amici e i conoscenti attendevano sorridendo
che da un giorno all'altro qualcosa di definitivo
accadesse. O quella sera o mai... poich tra una
settimana John si sarebbe imbarcato per il Sud-Affrica
e sarebbero trascorsi mesi, forse anni,
prima che ritornasse.
Aveva invitato Miriam a pranzo fuori con lui,
e forse poi l'avrebbe condotta a ballare; e Miriam
aveva speso con leggerezza la maggior
parte della sua rendita trimestrale per comprarsi
un vestito nuovo, ed era uscita, bellina
quanto mai, rossa rossa per l'animazione, pur
volendo asserire che si trattava di una serata
come tutte le altre.
Sarebbe stato un ben triste spreco di denaro,
pensava Piumetta, se dopo tutto questo, niente
di nuovo fosse accaduto.
Si sollev dai guanciali che erano divenuti
caldi e bozzolosi e accese la luce per veder l'ora.
Un quarto alle tre!... Era andata a letto gi
da parecchie ore, sperando di poter dormire e
pur sapendo bene che sarebbe stato impossibile.
Ore e ore, da che la mamma aveva fatto capolino
nella stanza per domandare insulsamente:
Non  ancora tornata Miriam?
Come se le importasse di sapere a che ora le
sue figliuole tornavano a casa, o si preoccupasse
veramente di qualche cosa, all'infuori del
denaro e del fatto tragico che non era pi giovane
e bella!
Piumetta pensava che non era facile avere una
madre strana come la loro; essa non voleva che
le figliuole la chiamassero mamma, bens Letizia,
che non era neppure il suo vero nome, ma
che ella aveva assunto perch, diceva, le stava
bene.
Veramente essa avrebbe preferito di non aver
figli, e Piumetta sapeva benissimo come il suo
maggior desiderio fosse quello di sistemare le
due figliuole pi presto possibile, bene, ma lontano
da lei; invece un maligno ghiribizzo del
caso aveva decretato che si innamorassero entrambe
dello stesso uomo, l'alto e bello John
Cunningham che andava a genio perfino a Letizia
stessa.
Miriam lo aveva incontrato per la prima; qualche
volta Piumetta pensava che forse le cose
sarebbero andate diversamente se ella si fosse
recata al noioso ballo al Castello, invece della
sorella. La madre aveva insistito che una di loro
l'accompagnasse, e siccome nessuna delle due ne
aveva voglia, avevano tirato a sorte: cos Miriam,
perdendo, si era trovata a vincere, poich
per fortuna, o per sfortuna, (Piumetta non lo
sapeva ancora bene) anche John Cunningham vi
era andato.
Miriam andava matta di lui quando torn a
casa. Essa era spesso soggetta a entusiasmi per
cose o per persone nuove che le andassero a genio;
entusiasmi per che duravano poco; questo
invece durava. Per sei mesi interi ella aveva
vissuto per John Cunningham, si era vestita
per lui, aveva sognato di lui e non aveva parlato
che di lui.
Qualche volta Piumetta si era un po' vergognata
del modo in cui Miriam ostentava il suo
amore per quel titubante corteggiatore, se cos
poteva chiamarsi, poich Miriam era costretta
ad ammettere che egli non aveva detto niente,
neppure una sola parola, da farle supporre che
era innamorato di lei.
Egli le aveva occupato gran parte del suo
tempo, e questo sarebbe stato nulla: (molti
giovanotti l'avevano corteggiata, essendo ella abbastanza
carina per piacere agli uomini pi esigenti)
ma Miriam aveva sperato e perfino pregato,
Piumetta lo sapeva, che un giorno o l'altro
egli la chiedesse in moglie.
Letizia non si era espressa con chiarezza sull'argomento,
ed era un po' impaziente. Una volta
aveva perfino detto che in tutto quel tempo Miriam
avrebbe potuto indurlo a spiegarsi; e mentre
Piumetta s'era sentita stringere il cuore a
queste parole, la mamma aveva continuato a
spiegare che lei, da ragazza, aveva trovato sempre
la cosa pi facile del mondo attrarre qualunque
uomo che le fosse piaciuto di conquistare.
A prestarle fede, Letizia doveva essere stata
irresistibile, da giovane.
Piumetta sospir e si mise a sedere sul letto,
tenendosi le ginocchia. Non si chiamava Piumetta,
come la madre non si chiamava Letizia;
le era stato dato quel soprannome a scuola, e
tutti ormai la chiamavano cos.
Le si addiceva, perch fino al giorno in cui
aveva incontrato John Cunningham i suoi ventanni erano trascorsi lievi e svolazzanti, sapendo
ella accettare la cattiva sorte come necessaria
conseguenza della buona, e ignorando che cosa
volesse dire tristezza o sgomento.
Proprio come suo padre! diceva spesso Letizia
sospirando. Egli era l'uomo pi irresponsabile
e stravagante che io abbia mai conosciuto.
Era un tesoro! rispondeva Piumetta con
calore, bench avesse soltanto quindici anni
quando lo stravagante uomo era affogato nel
fiume per salvare un bambino; ella ricordava il
padre con perfetta chiarezza, e finch John non
era entrato nella sua vita, il padre era stato per
lei la persona pi schietta e generosa.
Piumetta volle tornare col pensiero a quell'incontro...
al giorno in cui Miriam lo aveva condotto
a casa, dopo che erano stati a colazione
insieme.
Essa aveva chiamato Piumetta perch scendesse
in fondo alle scale, e Piumetta, chiuso malvolentieri
il libro divertente che stava leggendo,
senza neppure prendersi il disturbo d'incipriarsi
il naso, si era avviata incontro al suo destino.
Talvolta ella si domandava perch doveva essere
stato proprio John Cunningham, tra i tanti
che erano al mondo, quello destinato a rubarle
il cuore senza speranza di restituzione. Egli era
piuttosto bello, s, ma non poi straordinariamente,
e non era stato neppure molto carino
con lei.
 questa la sorellina? aveva domandato con
noncuranza stringendole la mano; poi non l'aveva
pi guardata.
Sorellina!... Eh, si capisce, era pi bassa di
Miriam che arrivava alla spalla di John quando
erano accanto! Ma aveva appena quattordici
mesi meno di Miriam, bench la gente dicesse
che sembrava ci corressero degli anni. Letizia
le diceva:
Tu mi assomigli in questo; quando avevo la
tua et sembravo proprio una bambina. Mi ricordo
che quando incontrai tuo padre egli esit a
chiedermi perch gli sembravo troppo giovane.
Un'altra automobile svoltava ora nella strada,
e Piumetta chiuse gli occhi e si morse le labbra
tremanti; ma anche quella tir a diritto e il suo
rumore si perse nel silenzio.
Scoccarono le tre. Piumetta salt dal letto e
pass davanti allo specchio dell'armadio. Sembrava
piccolina e fragile, nella camicia da notte
bianca, con i capelli arruffati a forza di essersi
rigirata sul guanciale, il visino insolitamente
pallido e sconvolto. Sembrava tutt'occhi, tanto
erano grandi e azzurri, e aveva un'espressione
tragica datale dal terrore dell'ignoto che l'aspettava.
Gli occhi di Piumetta erano tutta la sua
bellezza: guardandoli, si dimenticava il suo nasino
corto e impertinente, come pure la bocca un
po' grande, ma sempre pronta al sorriso. I suoi
capelli corti e lisci, senza neppure un'onda, non
piacevano a Letizia, la quale diceva:
Oggi quel genere di capelli non va.
Ma Piumetta non la pensava cos, prima di
tutto perch con i capelli lisci faceva pi presto
a pettinarsi, e poi perch capiva che doveva essere
un riposo per gli occhi Ormai tanto avvezzi
a vedere tutte le teste ricciute.
Ma ora, per quanto si fissasse nello specchio,
non vedeva niente tranne la lunga strada deserta
e buia che Miriam stava di certo percorrendo
a grande velocit.
Pazienza! Quella sera un cuore sarebbe stato
spezzato, pensava Piumetta: quello di Miriam,
se John non avesse detto niente... o se avesse
parlato... Piumetta si morse le labbra.
Era un gran bene che la credessero insensibile;
nessuno avrebbe mai immaginato che ella
aveva donato a quell'uomo tutto il suo amore
non chiesto, appunto perch ella lo aveva disprezzato
un po', dicendo che a lei sembrava un
uomo del tutto comune e neppur poi tanto bello.
Miriam se ne era indignata.
 l'uomo pi bello del mondo, aveva detto
con calore. Non ne ho mai visti altri cos alti
e cos distinti.
A me piacciono gli uomini piccoli, aveva
risposto Piumetta con poca sincerit piccoli
e grassi, e...
Non aveva potuto inventare altro, perch Miriam
era scappata dalla stanza.
Miriam!... Escluso John, Piumetta amava pi
di tutti al mondo sua sorella. Quasi della stessa
et, erano state compagne inseparabili, e bench
Piumetta fosse di carattere la pi forte, era
cos altruista che faceva sempre tutto quello che
Miriam voleva, pronta a privarsi dei propri piccoli
divertimenti e a sacrificare per lei i propri
desiderii. Ma quest'ultimo sacrificio le appariva
superiore alle sue forze perch le pareva di dover
rinunziare con ci ad ogni suo bene. Non gi
che John avesse menomamente badato a lei;
anzi, non se n'era curato affatto; eppure ella
lo sentiva suo, quasi che il suo amore per lui
le desse un diritto di possesso.
E tra una settimana egli s'imbarcava per il
Sud-Affrica!... A Piumetta pareva che partisse
per un altro mondo dove ella non avrebbe mai
potuto raggiungerlo.
John aveva degli affari in comune con uno zio
nel Natal, uno zio al quale pareva che egli fosse
molto affezionato e che andava a trovare ogni
anno.
Letizia diceva che non si trattava di affetto,
ma che la speranza di esser ricordato nel testamento
del vecchio spingeva John a quel viaggio
annuale; perch Letizia valutava tutto nella vita
a forza di sterline e pence; ella non perdeva il
suo tempo con la povera gente, e dal giorno in
cui era rimasta vedova, con una rendita miserabile,
ella diceva, di tremila sterline all'anno,
era stata una lamentela continua.
Mi pare una sommetta discreta, le diceva
spesso Piumetta la quale non s'era mai tormentata
per il denaro; spendeva subito tutta la sua
rendita trimestrale, e non chiedeva mai nessun
supplemento.
Miriam invece chiedeva sempre. Ma Miriam
era molto bella, e in questo stava tutta la differenza.
In un momento di espansivit Letizia
aveva detto un giorno che chiunque avrebbe potuto
chiedere la mano della sua figliuola maggiore,
perfino un re; poi aveva soggiunto:
Assomiglia molto a me; forse non  proprio
cos snella e brunetta come ero io nei miei begli
anni, ma in ogni modo mi somiglia molto.
Letizia cercava sempre di far credere di non
aver varcato ancora la trentina, sospirando e
mormorando che era un grave errore sposarsi col
latte ancora sulle labbra come aveva fatto lei.
Piumetta si divertiva molto a queste uscite della
madre e provava per lei, sebbene non osasse mostrarlo,
quasi un sentimento di protezione. Fin
da quando era piccina piccina aveva sempre temuto
di mostrare quello che sentiva in cuore, ed
era capacissima di ridere quando aveva voglia
di piangere, e di parlare con leggerezza delle
cose che pi la commovevano e le premevano.
Allorch Miriam le confid per la prima volta
che amava John Cunningham, ella ebbe un attimo
di smarrimento: le parve che tutto il mondo
crollasse, e di rimaner sola, isolata; ebbe soltanto
la forza di dire:
Innamorata... di lui?...
Miriam le aveva sempre detto tutto, senza
preoccuparsi del fatto che le sue confidenze non
venivano ricambiate e pensando che Piumetta
non avesse niente da dirle. Cosicch ella doveva
sorbirsi i lunghi commenti della sorella se John
durante la giornata le aveva preso il braccio per
aiutarla a traversar la strada, o se quasi inavvertitamente
le aveva detto cara, nel qual caso
Miriam la teneva sveglia buona parte della notte
per persuaderla (o meglio per persuadersi) della
grande importanza di quell'atto o di quella parola.
Alla fine Piumetta perdeva la pazienza e finiva
col dire:
Tutti in oggi dicono con grande facilit
cara o tesoro:  di moda; forse non se n'
neanche accorto!
Ma due lacrimucce spuntavano, e allora ella si
affrettava a consolar la sorella e a rassicurarla,
dicendo che John non apparteneva al solito tipo
sdolcinato del giovanotto di moda, e che lei aveva
detto cos per scherzo.
Tra poco avrebbe saputo davvero ci che John
avesse inteso di dire. Guard l'orologio. Il tempo
passava rapidamente: erano gi le tre e mezzo;
le parve che Miriam non sarebbe tornata pi a
casa. Si avvicin alla finestra, scossa da lunghi
brividi di freddo, e scost le tendine per guardar
fuori.
La strada era buia e deserta: neppure una
luce accesa nelle case di faccia; le pareva di essere
l'unica cosa viva al mondo. Dopo poco un
fascio di luce ruppe le tenebre crescendo di volume
via via che 'si avvicinava, e un'automobile
apparve alla curva. Piumetta la riconobbe immediatamente
e prov uno strano senso di vuoto
nella testa, nel cuore, dappertutto; si volt,
torn a letto lesta lesta, si tir le coperte fino
al mento e chiuse gli occhi; ogni poro della sua
pelle era divenuto come un piccolo orecchio teso
in ascolto di quanto accadeva.
La macchina si era fermata... (aveva udito
perfino il lieve stridere dei freni) un attimo di silenzio,
poi un rumore di passi sul marciapiede,
e una voce.
Ud Miriam ridere (una risatina nervosa, eccitata);
la chiave fu introdotta nella serratura:
John le apriva la porta; poi... alcune parole a
bassa voce.
Piumetta respirava a stento, come le mancasse
l'aria; John se n'era andato e Miriam chiudeva
piano la porta e metteva la catena. Era
sempre stata una mania della madre, tenere una
di quelle belle catene di ferro, grosse, come usavano
un tempo!
Piumetta apr lentamente gli occhi: un filo di
luce dall'ingresso filtrava attraverso lo spiraglio
della porta; e, poco dopo, il passo leggero
di Miriam per le scale. Giunta sul pianerottolo,
l'impiantito di legno scricchiol sotto il tappeto
come faceva sempre anche se camminavano in
punta di piedi. La mano della sorella era sulla
maniglia della porta: un secondo, un attimo...
avrebbe acceso la luce? No, se non aveva niente
da dirle a quell'ora ma se.
Un fruscio nel breve spazio tra la porta e il
letto, poi la trepida voce di Miriam che le mormor
all'orecchio:
- Piumetta!... Piumetta!... Svegliati, svegliati! -
Piumetta non si mosse; aveva le gambe e le
braccia morte, inerti, come se qualcuno gliele
avesse staccate dal corpo e giacessero l, vicino
a lei, inutili, inservibili. Miriam si allontan un
poco... Oh, se l'avesse lasciata in pace, se non
le avesse detto nulla almeno per quella notte,
se le avesse dato qualche ora di respiro fino al
giorno dopo! Ma un tratto Miriam accese la
luce, e gli occhi delle due ragazze si incontrarono.
Nel primo momento nessuna delle due
parl: non ce n'era bisogno; Piumetta cap a
volo e si sedette sul letto puntandosi sulle mani
per sostenersi.
- Ebbene? - domand con voce strana.
Miriam le corse vicino, e buttandosi sul letto
nascose il viso tra le esili braccia nude della sorella.
- Sono la donna pi felice del mondo! - ella
esclam.
Piumetta la guard. I suoi occhi avevano una
espressione attonita, vuota; sent dentro di s
che qualcosa s'era irrimediabilmente spezzato.
Miriam continu, senza alzare la testa:
- Mi ha chiesto di sposarlo... Ci sposeremo
quando torner dall'Affrica... Oh, Piumetta,
non posso crederlo ancora, mi pare un sogno!
Ho tanta paura di svegliarmi domattina e di
accorgermi che non  vero. -
Piumetta ripet debolmente:
- Domattina!... -
Domani, tanti domani, centinaia di domani,
anni e anni, la vita intera, tanti domani, fino
al giorno in cui sarebbe stata vecchia... Con
grande sforzo ritrov la voce e disse con calma
apparente:
- Sono contenta... - Si lasci ricadere sui
cuscini, come se le forze l'avessero abbandonata
a un tratto. - Raccontami, raccontami com'
andata. -
Quelle parole erano inutili; ella sapeva benissimo
che Miriam le avrebbe narrato tutto; ogni
parola, ogni sospiro, ogni bacio, senza risparmiarle
niente. Miriam sollev la testa: era raggiante
e i suoi occhi brillavano come due stelle.
 bella!... pens Piumetta. Non c' da
maravigliarsi che egli l'ami.
Poi si sforz di ascoltare la sorella.
- Non  successo niente fino al ritorno in automobile;
egli era stato piuttosto silenzioso per
tutta la sera... Abbiamo ballato quasi fino alle
due e mezzo... -
Piumetta guard l'orologio.
Fino alle due e mezzo! Mancavano ora venti
minuti alle quattro, cosicch non erano stati insieme
molto a lungo, dopo... dopo...
- Per tornare, ha preso la strada pi lunga,
quella intorno al parco. Che notte stupenda! Eppure
a un tratto qualcosa mi ha spinta a dirgli
quanto mi rattristava il pensiero della sua partenza...
Ero tanto triste... e ho cominciato a
piangere, e gli ho detto che non volevo che partisse.
- Gli hai detto cos? - esclam Piumetta
con un po' di severit nella voce.
- S. Perch non avrei dovuto dirglielo? Era
la verit. Gli ho detto che avrei sentito tanto la
sua mancanza, e che lui mi piace pi di tutti
quanti ho conosciuto finora. Oh, Piumetta, credi
che non avrei dovuto farlo? -
Piumetta disse con sforzo:
- Forse  stato contento che tu glielo abbia
detto... Ebbene, e poi?
- Dopo qualche istante di silenzio mi ha chiesto
se volevo sposarlo quando tornava, ed io ho
risposto... di s.
- Null'altro? - chiese Piumetta con un filo
di voce.
Ella aveva parlato quasi inconsciamente; le
pareva che quelle parole fossero state pronunziate
nella stanza da qualcuno invisibile a lei.
- Null'altro! - fece eco Miriam. - Mi pare
che sia stata una bella proposta.  cos diverso
da tutti quelli che ho conosciuti finora! Non
dice mai cose stupide, non esprime sentimentalismi,
 troppo uomo! -
Piumetta mosse una mano fino a sfiorare quella
della sorella.
- E... tu non hai detto altro?
- Che cosa vuoi che abbia detto? - La voce
di Miriam era rotta ogni tanto da una risatina
di felicit. - Gli ho detto che l'avrei... che l'ho
sempre amato. -
Piumetta pens:
Lui doveva essersene gi accorto.
Ma non lo disse, e chiese invece:
- E dopo, lui che cos'ha detto?
- Mi ha preso la mano e l'ha baciata. Nessuno
l'aveva mai fatto come lui. Poi ha soggiunto:
- Grazie, cara. -
E poi... e poi siamo tornati a casa. -
Piumetta stava per domandare di nuovo: E
null'altro?, ma riusc a trattenersi.
- Hai le mani di gelo, - disse Miriam inquieta.
- Da quanto tempo sei a letto? Non
hai dormito?
- No, non credo... -
Ma la sorella aveva gi dimenticato la domanda
e continuava a sognare:
- Domani verr a fare la sua richiesta a Letizia,
e poi andr a comprarmi l'anello. Certo
me lo far di brillanti, non credi?
- Chiedere a Letizia che cosa? - fu la replica
insulsa di Piumetta.
- Il consenso di sposarmi;  sempre usato
cos. La mia felicit non sarebbe completa senza
il consenso materno.
- Lo dar certamente, - disse Piumetta,
mentre in cuor suo pensava: Che cosa strana!
Se si trattasse di me, e il mondo intero si opponesse,
non m'importerebbe affatto. Figurarsi
se penserei all'approvazione di Letizia!
- Ci sposeremo appena ritorner, e tu sarai
la mia damigella d'onore! - disse Miriam con
la voce tornata ora tranquilla e naturale.
- Grazie, - rispose secca Piumetta.
- Mi far un vestito di quella bella stoffa
bianca che  di moda ora, e andremo in Francia
a trascorrere la luna di miele.
- Ci vanno tutti, - assent Piumetta.
Miriam non aveva mai un'idea originale. Certamente
desiderava il cerchietto di brillanti, il
mazzo di gigli, l'inno nuziale e molti confetti.
Senza dubbio avrebbero fatto mettere a John un
abito grigio e un garofano bianco all'occhiello;
ci sarebbe stato anche un fotografo... A questo
punto le sue fantasticherie furono interrotte
dalla voce della sorella, che con un leggero tono
di rimprovero le disse:
- Potresti essere anche un po' pi gentile!
Non sei contenta che io sia tanto felice? -
Piumetta si alz con grande sforzo e gett le
braccia fredde e tremanti al collo della sorella.
- Certo che sono contenta; ma lo sai, non
sono mai di molte parole, io. Va in Affrica lo
stesso, oppure ha rinunziato all'idea? -
In cuor suo ella sent che sarebbe stato bene
per John di rinunziare al suo proposito e di rimanere
a casa. Quando due si vogliono bene...!
- Deve andare, - disse Miriam. - Si tratta
di affari importanti e non pu esimersene.  gi
tutto stabilito; sarebbe uno sbaglio dare una
delusione allo zio, cos all'ultimo momento... -
S'interruppe per chiedere con voce un po' lamentevole:
- Tu che cosa pensi? Ti par necessario che
egli vada? Sai, ho provato a domandarglielo;
mi pareva una cosa terribile perderlo appena
conquistato... Ma mi ha detto che non pu cambiare
all'ultimo momento; mi ha parlato con
tanta dolcezza; ma... Credi proprio che egli
debba andare? - domand ancora una volta,
con aria pensosa.
Piumetta avrebbe voluto dire:
Certo, non dovrebbe andare; non andrebbe
se ti amasse davvero. Ritarderebbe, per sposarti
prima e condurti con s.
Ma forse le sue idee su certe cose erano un
po' antiquate; e ripens che in oggi i fidanzati
e gli sposi seguono tranquilli ognuno la propria
strada, senza gelosie ed esigenze. Turbata dallo
sguardo di Miriam, rispose in fretta:
- Certo, deve andare! Non puoi capovolgere
tutto il corso della sua vita solo perch... gi...
- ella s'interruppe in tempo mentre stava per
dire: solo perch all'ultimo momento s' deciso,
tanto per accontentarti, e soggiunse invece
Con accento affettuoso: - Torner presto;
occorrono soltanto diciotto giorni per l'andata
e altrettanti per il ritorno, non  vero? Ed 
niente, se pensi alla gioia di rivederlo.
-  vero, - ma Miriam era triste. - Se accadesse
qualcosa al piroscafo? - ella disse con
voce turbata.
- Non accade pi niente, ora che tutti hanno
la radio a bordo, - dichiar Piumetta. -  pi
al sicuro in mare che ad attraversare Regent
Street! Non ti preoccupare; il tempo voler, ed
egli ritorner prima che tu abbia cominciato a
sentire la sua mancanza.
- Mi sembrer un'eternit. -
Lo so, avrebbe risposto il cuore di Piumetta;
ma ella disse invece, con la bocca atteggiata
al sorriso:
- Non fargli capire ci che provi; ti amer
di pi se lo lascerai partire tranquilla e serena.
Non si deve mai far capire a un uomo di amarlo
troppo.
- Come lo sai?
- L'ho letto nei libri, - rispose Piumetta
- nei libri dove le brave protagoniste riescono sempre
a nascondere i loro sentimenti; in uno ho
letto anche che i matrimoni pi felici sono quelli
in cui la ragazza  meno innamorata di quanto
non lo sia il giovanotto.
- Ma io non lo amo meno di quanto mi ami
lui, - rispose Miriam in fretta. - Lo amo
tanto, che se dovesse accadergli qualcosa sento
che ne morrei.
- Non morresti, - afferm Piumetta. - Sopporteresti
anche tu, come tutti quanti sopportiamo
tante cose! E del resto, non accadr niente...
Che cosa vuoi che accada? - Cos dicendo
diede una lieve spinta a Miriam. - Ed ora spogliati
e vai a letto; altrimenti prenderai freddo.
Gli  piaciuto il tuo vestito?
- Non mi ha detto niente! - Miriam si alz.
- Lo accompagner fino a Southampton alla partenza.
Verrai con me, eh?
- No davvero! - proruppe Piumetta con calore.
- Sarei di troppo!
- Allora dovr tornare indietro da sola. Oh,
Piumetta, potresti venire! Pensa che cosa terribile
e quanta tristezza quando sar partito! -
Piumetta, come al solito, cedette.
- Verr, se prometti di non fare scenate e
pianti, - 'ella disse. - Ma se tu volessi dar
retta a me non ci andresti. Accompagnarlo fino
alla stazione di Waterloo soltanto, sarebbe meglio,
molto meglio, invece di protrarre tanto
quell'agonia.
- Sarebbe un'agonia peggiore sapere che egli
si trova ancora in un luogo dove avrei potuto
esserci anch'io e dove non ho voluto accompagnarlo, -
disse Miriam mentre il vestito le scivolava
gi dalle spalle candide. - Vorrei essere
calma come te! - E c'era una leggera punta
d'invidia in quelle parole. - Vorrei sapere se
sei mai stata innamorata.
- No, e far di tutto per non cascarci! -
Cos dicendo Piumetta si lasci ricadere supina
sul letto, stringendosi le coperte intorno
alla personcina esile.
- Sogni d'oro! - soggiunse poi sottovoce.
Miriam spense la luce e s'infil nel letto; dopo
un po' di silenzio Piumetta bisbigli:
- Sei sveglia, Miriam?... Miriam!... Dormi
gi?... -
Nessuna risposta; allora ella accese la luce,
scese dal letto e si avvicin a quello della sorella.
Miriam dormiva profondamente, con una
guancia appoggiata su una mano.
Piumetta stette un momento a guardarla; i
suoi occhi incupiti dal dolore si fecero dolci e
pieni di tenerezza. Poi ella torn a letto, e affond
la testa nei cuscini per soffocare i singhiozzi.


Capitolo 2.

Il giorno della partenza di John Cunningham
pioveva a dirotto. Fino all'ultimo minuto Piumetta
fece il possibile per indurre Miriam a non
andare ad accompagnarlo a Southampton; ma
Miriam fu irremovibile.
- Se dovesse accadergli qualcosa, non mi perdonerei
mai di non esserci andata, - diceva con
le labbra tremanti.
Piumetta si inquiet. Era certa che Miriam
si sarebbe abbandonata a scene di pianto e smanie;
eppure quasi quasi sentiva una certa curiosit,
un certo desiderio di vedere come John
Cunningham si sarebbe comportato. Non poteva
credere per che quelle scene gli avrebbero fatto
piacere.
Quell'ultima settimana era stata piena di avvenimenti
importanti: Miriam aveva avuto
l'anello, il cerchietto di prammatica, adorno di
brillanti; aveva avuto anche il consenso e la benedizione
di Letizia, la quale aveva altres stabilito
che le nozze avvenissero in maggio, appena
John fosse ritornato: si era alla met di gennaio,
e Piumetta sapeva che nel Sud-Affrica era
gi estate. Ella aveva tentato anche di congratularsi
con John, ma era riuscita a dire soltanto:
- Spero che sarete un buon cognato!
- Ed io spero che anche voi sarete una buona
cognata! - aveva risposto il giovanotto guardandola
con una strana espressione negli occhi.
John non si scomponeva mai; anche il fidanzamento
rientrava per lui nel corso delle cose
normali, un affare qualunque, insomma; e prima
che Piumetta avesse il tempo di dire altro,
egli aveva aperto il giornale ed era corso con
gli occhi alla pagina sportiva. Piumetta era rimasta
a guardarlo in silenzio.
Durante l'ultima settimana ella aveva sperato
che, sapendo come John appartenesse a Miriam,
il suo amore per lui si sarebbe spento; ma non
era stato cos. Un giorno in cui Miriam, eccitata
dai recenti avvenimenti, fu costretta a rimanere
a casa per un forte mal di testa, ella era stata
invitata ad andare a colazione fuori con lui. Si
recarono al Savoia, e per tutto il tempo ella
prov una curiosa impressione di vuoto quando
i loro occhi si incontravano attraverso la tavola.
Parlarono sempre di cose comuni: del prossimo
viaggio di lui, del mare, del Sud-Affrica,
di navi; finch Piumetta disse a un tratto, quasi
senza accorgersene:
- Mi piacerebbe tanto andare in Affrica!
- Dovete venirci un giorno... - egli rispose.
- Non  probabile. -
Ella aveva gi fatto il proposito che quando
Miriam e John fossero sposati, avrebbe cercato
di vederli meno possibile. Il suo innato buon
senso le insegnava che  inutile farsi del male
quando  possibile evitarlo. Il suo dolore era
sempre presente al suo cuore, ma quando ella
si trovava sola con Cunningham diventava talvolta
cos intollerabile, che si chiedeva fino a
quando avrebbe potuto sopportarlo.
Un'altra volta egli s'era offerto di condurla a
fare una gita in automobile (pi tardi doveva incontrarsi
con Miriam per far colazione con lei)
e avutone un rifiuto, John le aveva chiesto francamente:
- Non vi piace la mia compagnia? -
Povera Piumetta! Per un momento aveva creduto
di non poter sopportare pi oltre la sua
parte dolorosa; ma dopo aveva detto ridendo:
- Ma! Del resto, vi conosco cos poco...
- Non mi conoscerete mai, se continuate a
sfuggirmi, - egli aveva risposto.
- Sfuggirvi? - Alz i suoi begli occhi verso
di lui. - Non vi sfuggo; venni a colazione con
voi anche marted scorso. -
Egli, fingendo di non aver udito, continu:
- Quando vengo in casa vostra, voi cercate
sempre di non farvi vedere, e proprio ora non volete
che vi accompagni in citt...
- Non voglio farvi deviare e allungare troppo
la strada.
- Deviare? Sapete bene che devo incontrarmi
con Miriam in Bond Street...
- E sia! - aveva risposto Piumetta, distrattamente.
E cos s'era fatta accompagnare con la macchina
per il breve tratto da Kensington a Regent
Street. Il suo corpicino sentiva un brivido di
felicit e insieme una pena al cuore tutte le
volte che egli le sfiorava il braccio, e i suoi occhi
azzurri non si staccavano dal viso di lui: il
viso pieno di salute, franco e aperto, con gli occhi
e i capelli scuri, il mento ben disegnato e la
bocca bella che si increspava appena agli angoli
quando sorrideva. Le piaceva anche il suo
modo di vestire: un vestito di ruvida lana mista
e la cravatta marrone. Senza accorgersene ella
sospir mentre lo guardava, e Cunningham disse:
- Tutte le volte che fate cos, il vostro cuore
perde una goccia di sangue.
- Tutte le volte che faccio che cosa? - chiese
Piumetta.
- Che sospirate.
- Ho sospirato?
- S.
- Non me ne sono accorta.
- Eppure era proprio un sospiro vero! Che
cosa vi rattrista tanto?
- Mi rattrista? Niente... proprio niente.
- Non vi credo. -
Piumetta si riprese subito e dichiar:
- Non ho mai avuto noie e dispiaceri in tutta
la mia vita. Non mi sono mai tormentata, e di
proposito non mi sono mai lasciata abbattere.
La vita  cos breve!...
- Siete brava; riuscite a ridere quando avreste
voglia di piangere, - aveva risposto John pacatamente.
- Come lo sapete? - aveva chiesto in fretta
la fanciulla, soggiungendo per subito: - Non
ho mai avuto voglia di piangere; penso che  stupido
piangere ed essere infelici. Sono cose che
tutti hanno a noia. Gli altri ci vedono con piacere
soltanto se siamo allegri e sorridenti. Lasciatemi
scendere qui, per favore; siamo proprio
davanti al negozio dove voglio andare.
- Vorrei essere un amico per voi, Piumetta, -
disse il suo compagno.
La fanciulla sorrise.
- Stiamo per diventare pi che amici...
stiamo per diventare parenti!
- Non  la stessa cosa.
- Volete dire che non amate i parenti?
- Non ne ho... salvo il vecchio zio al Natal.
- Ne ho pochi anch'io; qualche cugino... Uno
di questi  piuttosto simpatico, ma non ci vediamo
da molto tempo; ed  molto pi grande
di me e di Miriam e anche tanto pi ricco; voleva
sposare Miriam... - aveva soggiunto di
proposito, per fargli capire che non era stato il
primo lui.
- Lo so, me l'ha detto, - aveva risposto
John.
-  simpatico, - aveva insistito Piumetta.
- Non capisco perch Miriam non abbia voluto
sposarlo.
- Non si dice che i cugini non dovrebbero mai
sposarsi tra loro?
- Ma lui non  proprio un cugino, - aveva
spiegato Piumetta. - Sua madre era cugina di
Letizia; dunque, parenti alla lontana. Povero
Teddie!... -
Piumetta voleva bene a Teddie, e le era dispiaciuto
di vederlo tanto afflitto quando Miriam lo
aveva respinto. Egli era stato sempre cos gentile
con entrambe, pi che un fratello. Forse
Miriam s'era troppo abituata ad averlo vicino,
poich un tempo egli aveva perfino abitato con
loro; e poi era sempre venuto a trascorrere ogni
sua giornata libera nella loro casa. Miriam aveva
detto che era troppo vecchio per lei): quaranta
anni! Ma Letizia non era dello stesso parere,
e aveva dichiarato con enfasi:
 tanto ricco!
Miriam era rimasta irremovibile nel suo rifiuto,
ed egli non era mai pi tornato in casa
loro. Qualche volta Piumetta si chiedeva se Teddie
avesse gi saputo del fidanzamento di Miriam.
- Fatemi scendere, - aveva ripetuto Piumetta.
Appena fermata la macchina ella era saltata
a terra e dopo brevi parole di ringraziamento si
era allontanata senza mai voltarsi indietro.
Una settimana era gi trascorsa, e quella mattina
le due sorelle stavano vestendosi per andare
a Southampton; Piumetta aveva fatto pi
presto e, gi pronta, seduta sul letto, aspettava
Miriam che stava mettendosi il mantello e il
cappello. A un tratto le disse:
- Perch non ti metti il cappello nuovo, invece
di quel vecchio cestino?
- Che importa! Mi sento troppo infelice per
badare a queste sciocchezze.
- Invece devi esser bella, - insist Piumetta.
-  l'ultima volta che John ti vede. -
Poi, accorgendosi di aver usato una frase davvero
infelice, soggiunse in fretta:
- Gli far piacere di portar con s il ricordo
di una bella immagine. -
Miriam si volt e nei suoi occhi luccicarono
due grosse lacrime.
- Perch hai detto che John mi vedr per l'ultima
volta? Credi che gli accadr qualcosa? -
La sua voce tremava di spavento.
Piumetta sorrise.
- Ma neanche per sogno! Non gli accadr
proprio niente. Intendo dire l'ultima volta, prima
che egli ritorni dall'Affrica.
- Non  questo che volevi dire, - insist
Miriam sempre pi inquieta. - Tu l'hai sempre
presentito, quando stava per accadere qualche
guaio. Mi ricordo di quella volta, al mare,
quando il povero babbo anneg, e tu avevi soltanto
quindici anni; eppure sentisti che stava
per accadere una disgrazia! Devi ricordartelo.
Eravamo insieme, e a un tratto dicesti che dovevamo
tornare subito a casa , subito subito!
Ti chiesi perch, e mi dicesti che non lo sapevi
neppur tu, ma insistesti di correre a casa; e
quando vi giungemmo... la disgrazia era accaduta
davvero. -
Piumetta rabbrivid. Era proprio vero: si ricordava
benissimo il suo presentimento improvviso.
Erano insieme, Miriam e lei, ridevano,
chiacchieravano, e tutt'a un tratto s'era sentita
come imprigionata dentro una nube nera dalla
quale veniva una voce misteriosa che le gridava:
Accorrete, accorrete! Fate presto!
Con uno sforzo cerc di ricacciare quel ricordo.
Grazie a Dio non aveva sentito niente di
simile a proposito di John; tuttavia la voce le
tremava un poco quando disse:
- Era un'altra cosa... e poi non mi  mai
pi accaduto, da allora. Tu sei nervosa, e immagini
tante cose! Su, allegra, sorridi! Nemmeno
se dovesse partire per sempre!... -
S'interruppe di nuovo, in collera con se stessa
per le stupide parole che le erano sfuggite dalla
bocca; e in un impulso affettuoso corse verso la
sorella.
- Via, scaccia quell'aria tragica! - ella raccomand.
- Pensa che cosa doveva essere per
le ragazze in tempo di guerra!... Allora esse non
sapevano davvero se avrebbero rivisto il loro fidanzato!
John invece va via per poco tempo, e
ritorner presto.  tuo dovere di farlo partire
contento. -
Ma Miriam non riusciva a scuotersi; e anche
quando John venne a prenderle, ed ella gli and
incontro, aveva gli occhi pieni di lacrime.
Piumetta li precedette sulla porta di casa e
stette a guardare la macchina di John che si
trovava ferma l davanti. La pioggia scrosciava
su di essa e sulle valige che erano legate sul
portabagagli (il bagaglio grosso era stato spedito
prima).
Era una giornata triste e opprimente, e Piumetta
disapprovava Miriam la quale peggiorava
la situazione aggiungendo il torrente delle sue
lacrime a quella pioggia violenta! Miriam e John
si sedettero accanto nella macchina, poich Piumetta
aveva insistito per sedersi su uno strapuntino.
La macchina era di John, ma egli aveva
combinato con un amico di imprestargliela per
il tempo che rimaneva lontano, e cos quel giorno
la guidava l'autista di quello.
Piumetta distolse gli occhi dal viso della sorella
guardando sempre fuori nella strada. Il monotono
rumore della macchina pareva ripetere:
Addio!... Addio!... Addio!... e invano Piumetta
cercava di non prestargli ascolto.
Fu un sollievo per tutti quando giunsero alla
stazione di Waterloo. Il marciapiede era gi affollato
da coloro che partivano e dai loro amici,
e Miriam non era la sola fanciulla con le lacrime
agli occhi. Piumetta si allontan un poco per
lasciarla sola con John, e si mise a guardare le
persone che andavano e venivano. Alcuni apparivano
allegri e parlavano e ridevano, altri invece
se ne stavano silenziosi in piccoli gruppi
aspettando che passasse il treno. Alcuni amici
di John erano venuti a salutarlo. Ed ora si apprestavano
a partire per Southampton.
Piumetta aveva comprato un giornale illustrato,
ma lo sfogliava senza leggere neanche
una parola. La sua mente era tutta occupata
dal pensiero che tra due ore vi sarebbero stati
gli addii e gi vedeva quelle scene che ella temeva
tanto! Tra poco il treno avrebbe raggiunto
in corsa la banchina del porto... La grossa nave
sarebbe stata l davanti a loro, e tutti sarebbero
saliti a bordo fingendo la massima indifferenza.
Poi una campana... e i saluti, e gli addii...
Lei e John si sarebbero stretti la mano, ed egli
non avrebbe mai capito che quando le loro mani
si sarebbero staccate, lei lasciava tutto il suo
cuore in quella stretta. Poi si sarebbe voltata
da un'altra parte mentre Miriam lo salutava,
perch non avrebbe avuto la forza di vederli
quando si baciavano. I marinari avrebbero ritirato
le passerelle, un tratto di mare sarebbe
apparso tra la nave e la banchina aumentando
sempre pi, sempre pi, fino a che non avrebbero
visto pi neppure l'alta figura di John che
sventolava un fazzoletto; e allora si sarebbero
dovute voltare per tornare a Londra, in quella
Londra vuota perch John non c'era pi.
Ella fu riscossa dalle sue fantasticherie dalla
voce di John:
- Siamo arrivati! -
Egli tolse il cappello e il pastrano dalla reticella,
e un facchino apr lo sportello. Piumetta
scese in fretta domandandosi se quella partenza
non sarebbe stata ancora pi triste se John
avesse amato lei invece di Miriam.
La gente si spingeva e si urtava, e poco dopo
anche loro erano a bordo.
- Scusate un momento; - disse John - voglio
cercare il cameriere di bordo, e torno subito. -
Piumetta guard Miriam, e un senso di affettuosa
piet le strinse il cuore. Miriam era cos
pallida e triste! Aveva il cappello di traverso e
il nasino lucido lucido, lei che di solito era tanto
accurata! Piumetta le tocc una mano.
- Coraggio, cara, - le sussurr - e mettiti
il cappello diritto. -
Ma Miriam non la ud neppure.
John torn, e Piumetta li lasci soli; gironzol
sul ponte della nave, sentendosi sola e sperduta.
Il tempo trascorse rapidamente, e poco
dopo ella ud la campana che dava ai visitatori
il segnale di scendere a terra.
Dan!... Dan!... Dan!... Quel suono metallico
si ripercoteva in fondo al suo cuore.
Trov Miriam e John vicini alla passerella; si
erano gi detti addio, e le parve di scorgere
un'espressione di sollievo negli occhi di John
quando egli la vide.
La fanciulla non trov altro da dire che:
- E cos, state per partire...
- S, dovete scendere.
- Arrivederci! - disse Piumetta. semplicemente.
- Vi auguro un'ottima traversata. -
Pose la sua mano in quella di lui, e non sapeva
spiegarsi perch quel contatto fosse tanto
diverso, tanto pi dolce e maraviglioso di quello
delle mani di chiunque altro al mondo. Ella si
era aspettata che John le dicesse: Abbiate cura
di Miriam per me, parole che al momento di
partire un innamorato avrebbe dette di certo in
un romanzo; ma il giovane disse soltanto:
- Arrivederci! -
I loro occhi s'incontrarono per un attimo, e
a Piumetta parve che egli fosse un po' pallido
e commosso.
Poi si volt, avviandosi a scendere verso la
banchina bagnata dalla pioggia che continuava
insistente, mentre John diceva un'ultima parola
a Miriam. Era giunto il momento di andarsene:
ella prese il braccio della sorella, e si mescolarono
tra la folla. Piumetta ebbe un leggero moto
di impazienza a vedere che Miriam piangeva.
Esse guardarono in su verso il piroscafo mentre
lo spazio tra la banchina e la nave andava
allargandosi sempre pi... proprio come s'era
immaginata. Vedeva ancora l'alta figura di Cunningham
(la pi alta di tutte) che sventolava il
fazzoletto; poi la nebbia grigia lo nascose ai
loro occhi, ed esse rimasero ancora un po' a fissare
lo sguardo nel vuoto davanti a s.
Al largo, sul mare, rison il grido della sirena.
Le due fanciulle udirono una donna che diceva:
- Ah, come avrei desiderato di partire anch'io!... -
Era proprio lo stesso ardente desiderio di Piumetta!
Ella si riscosse e non pot trattenere un
sospiro.
- Andiamo; - disse poi pi calma che pot
- il nostro treno parte tra dieci minuti. -
Le due fanciulle furono sole nello scompartimento
fino a Londra, e Miriam si tolse il cappello
e si rincantucci in un angolo, mentre le
lacrime cadevano fitte fitte di tra le sue palpebre
abbassate. Piumetta sfogliava le pagine
della rivista con apparente attenzione, ma ella
non vedeva altro che il tratto di mare tra la
banchina e una grossa nave, e non sentiva che
il fischio incessante della sirena.
Appena giunte a casa, Miriam and in camera
e vi si chiuse dentro. Le due sorelle avevano sempre
avuto la camera in comune, e sebbene Letizia
ne avesse offerto loro una per ciascuna dicendo
che c'erano tante stanze disponibili nella
casa, esse avevano preferito fino allora di stare
insieme. Ma quella sera, per la prima volta, anche
Piumetta sent il bisogno di esser sola. Sapeva
troppo bene quello che sarebbe accaduto:
Miriam sarebbe rimasta sveglia quasi tutta la
notte a parlare di John e a piangere. A che pr?
Il pianto non lo avrebbe fatto tornare indietro.
Era dunque meglio che Miriam cercasse di ricacciare
le lacrime e darsi pace. Il tempo sarebbe
passato meno peggio a stare pi calme possibile
e facendosi un po' di coraggio.
Ella sal in camera molto tardi quella sera,
e gir la maniglia della porta: non era pi chiusa
a chiave, e trov Miriam che, in veste da camera,
seduta al tavolino, stava scrivendo una lettera.
- Che fai? - chiese gentilmente Piumetta
avvicinandosi alla sorella.
- Scrivo a John per dirgli che lo amo, che lo
amo pi di ogni cosa al mondo, - disse Miriam
alzando il visino inondato di lacrime.


Capitolo 3.

Le settimane passavano con estrema lentezza;
John aveva scritto a Miriam da Madeira e poi
telegrafato appena giunto a Capo Town; ed ella
aveva mostrato lettera e telegramma a Piumetta.
La lettera era affettuosa, ma lasci Piumetta
con un indefinito senso di perplessit; il telegramma
diceva soltanto:
Arrivato bene. Baci. John.
Miriam mise i due fogli sotto il guanciale prima
di addormentarsi.
In quel periodo la vita con la sorella non era
facile per Piumetta. Miriam rimaneva intere
giornate a casa a scrivere interminabili lettere
a John (lettere che Piumetta dubitava assai venissero
lette), e non dimostrava mai il desiderio
di uscire o di svagarsi.
Piumetta invece stava pochissimo in casa; talvolta
andava al teatro (sempre in loggione perch
non poteva permettersi un posto pi costoso)
oppure scorrazzava per tutta Londra su
un autobus; andava alle mostre d'arte sforzandosi
di appassionarsi alle pitture e ai ritratti
esposti di signori eleganti e di dame insipide.
La differenza tra le due sorelle era che mentre
Miriam si abbandonava al suo dolore provandone
quasi una consolazione, Piumetta cercava
di scuotersi dal suo con ogni mezzo possibile.
Un giorno Piumetta si trov a faccia a faccia,
in Bond Street, con Teddie Lathom.
- Teddie, caro! - gli disse festosamente.
Egli le prese tutt'e due le mani con effusione,
esclamando:
- Piumetta!... Pensavo a voi proprio un momento fa! -
Ella sapeva che in realt egli doveva aver pensato
a Miriam e non a lei, ma gli perdon la
piccola bugia. Entrarono in un caff e si guardarono
in viso con schietto e sincero piacere.
- Dove siete stato tutto questo tempo? -
chiese Piumetta. - Quant' che non ci vediamo
pi! -
Teddie scroll le spalle. Egli era un uomo robusto
di media statura, col viso aperto e franco
e l'aspetto ben portante. Talvolta Piumetta si
domandava come mai gli avessero messo il nome
di Teddie, mentre sarebbe stato tanto pi adatto
al suo tipo un Edwin, o un Sidney per esempio.
Forse era stato battezzato da una persona che
aveva molto spiccato il senso dell'umorismo!
Il giovanotto le rispose con voce un po' stanca:
- Non ho fatto niente di speciale; vado un
po' al Circolo, faccio qualche partita di ponte,
ho qualche invito a colazione, e poi... a casa.
- Povero Teddie! - disse Piumetta senza volere.
Egli si rianim, e con una scrollatina delle
sue spalle quadre le chiese:
- Come stanno a casa?
- Benissimo, - ella disse con un leggero impaccio,
soggiungendo subito dopo: - Sapete che
Miriam  fidanzata?
- S, lo so; con Cunningham, non  vero?
- S.
- Un bravo giovane?
- S, - disse Piumetta tranquillamente.
-  partito per il Sud-Affrica.
- A far che cosa? -
Teddie non era mai andato via dall'Inghilterra
in tutta la sua vita; aveva tanti denari da
non saper dove spenderli, ma non gli piaceva
viaggiare e dormire in un letto che non fosse il
suo; era vissuto sempre a Londra, entro un raggio
di dieci miglia, facendo tutti i giorni le
stesse cose, annoiato di tutto, ma incapace di
cambiare o di prendere un'iniziativa per cercarsi
divertimenti e distrazioni nuove.
Piumetta rise della sua domanda.
- A fare che cosa? Sia per affari, sia per far
visita a uno zio. Part tre mesi fa. -
E mentre lo diceva le venne fatto di pensare:
Sono davvero tre mesi soltanto? Sembra una
vita intera!
Vi fu un breve silenzio, poi Teddie domand:
- Miriam ne  innamorata? - e soggiunse
subito, rispondendo alla propria domanda: -
Certo che ne  innamorata.
- Anche troppo, - assent Piumetta. - 
molto gi; anzi, vorrei che veniste a trovarci
per distrarla un po'. -
Teddie guardava in fondo alla tazza vuota che
aveva davanti.
- Forse non ha piacere di vedermi.
- Tutt'altro! Vi vedrebbe molto volentieri, -
lo rassicur Piumetta. - Ed anche Letizia...
Quante volte ci ha detto di essere molto addolorata
che non veniate pi come prima. -
Poi, posandogli una mano sul braccio, soggiunse:
- Venite a casa con me e rimanete a pranzo
con noi. Siamo noi tre sole, e con voi non si
fanno complimenti... lo sapete... -
Egli scosse la testa.
- Venite, vi prego! - insist Piumetta.
Teddie rimase un momento incerto, poi disse,
cedendo, come sempre:
- Ebbene, s. -
Uscirono insieme in Bond Street. Si era soltanto
ai primi! di aprile, ma il sole era gi caldo,
e si sentiva nell'aria la primavera.
Teddie chiam un tass; detestava di camminare
a piedi e spendeva un patrimonio in automobili
e carrozze. Non aveva mai voluto comprare
una macchina perch non gli piaceva di
guidare nelle strade affollate della citt e perch,
vivendo in un appartamentino da scapolo,
non aveva il comodo di un'autorimessa a disposizione.
- Sono tanto contenta di avervi rivisto! -
disse Piumetta, e infil una mano sotto il braccio
di Teddie.
Ella provava sempre un senso di confidente fiducia
quando era con lui, e tra loro non facevano
complimenti.
Egli la guard, e Piumetta soggiunse in tono
affettuoso:
- Siete un caro, vecchio amico!
- Troppo vecchio. -
E c'era una punta di rammarico nella sua risposta,
poich quello era proprio ci che Miriam
aveva pensato di lui.
Fecero il resto della strada in silenzio, assorto
ognuno nei propri pensieri. Trovarono il portone
di casa spalancato; questa era una cosa insolita,
poich Letizia aveva paura dei ladri tanto
in pieno giorno, quando la strada era affollata
di gente, quanto nel cuore della notte.
Piumetta se ne maravigli mentre saliva di
corsa le scale fischiettando (era quello il suo solito
saluto per la sorella). Letizia la sgridava
sempre dicendo che era un'abitudine da ragazzaccio
e che le urtava i nervi, ma quella sera
nessuno rispose, e Piumetta, sorpresa, si volse
verso Teddie, dicendo:
- Forse sar uscita. -
S'interruppe, perch in quel momento una
porta si apr e una delle cameriere apparve. La
donna sembrava spaventata e in preda a grande
agitazione, mentre i suoi occhi presero un'espressione
di sollievo quando vide Piumetta.
- Oh, signorina, non vedevo l'ora che tornaste!
 una cosa orribile... ed io non so pi
che fare!... Il telegramma  giunto un'ora fa,
e da allora... -
Piumetta fece un passo avanti, poi rimase immobile.
- Un telegramma? Che telegramma?... - si
affrett a chiedere con ansia.
La donna cominci a piangere.
- Dall'Affrica, signorina Piumetta... ed io
l'ho consegnato direttamente alla signorina Miriam...
Come potevo indovinare di che cosa si
trattava? Se lo avessi saputo, sarei morta piuttosto
che darglielo... -
Piumetta disse con un filo di voce:
- Il signor Cunningham? -
La domestica rispose tra le lacrime:
- Dev'essere stata una disgrazia, signorina.
Credo che ci fosse scritto... Oh Dio, Dio! Povera
signorina Miriam!...
- ... morto? - mormor Piumetta, ma ormai
ne aveva la certezza prima ancora che la
donna glielo confermasse tra i singhiozzi.


Capitolo 4.

Piumetta si domandava spesso come se la sarebbe
cavata nelle settimane che seguirono quel
giorno terribile, se non ci fosse stato Teddie
Lathom.
La sua stima e il suo affetto per lui erano raddoppiati.
Inoltre ella s'era maravigliata che un
uomo di solito cos indifferente e pacifico come
Teddie, dimostrasse una cos alta comprensione
e sapesse assumere su di s tutto il peso di quella
tragedia. Aveva rinunziato al proprio letto forse
per la prima volta in vita sua, in cambio di uno
in casa di Letizia; perfino Letizia s'era chiusa
in se stessa e nel suo dolore per la morte del
caro John, che, diceva, le aveva scosso i nervi,
mentre in verit si trattava soltanto del dispiacere
per la perdita di un genero di suo gusto.
Aveva sognato il giorno delle nozze di Miriam,
i commenti benevoli e i complimenti degli ospiti
alla cos giovane mammina della sposa; aveva
perfino pensato al vestito che si sarebbe fatta
e al contegno che in quell'occasione avrebbe tenuto;
e la sua delusione fu amarissima.
Non si preoccupava affatto di Miriam. I giovani,
ella diceva, fanno presto a riaversi da un
dolore; ma se non fosse stato per Piumetta e per
Teddie, Miriam sarebbe stata sopraffatta dal
peso della sua disperazione. Ella che piangeva
per nulla, non aveva versato una lacrima, e Piumetta
ne fu molto impressionata. Aveva trascorso
i primi giorni sempre seduta allo stesso
posto, con lo sguardo fisso davanti a s, ostinandosi
a dire che si sentiva benissimo, ma che desiderava
di esser lasciata sola.
Pareva quasi che preferisse la presenza di Teddie
a quella di Piumetta, e fu lui che, con la sua
gentile bont, era riuscito a farla mangiare e
bere un poco e che le tenne compagnia quando
Piumetta, spossata dallo sforzo di nascondere il
proprio dolore, dovette alla fine rimanere a letto.
Sapevano ben poco di come erano andate le
cose. Il telegramma mandato dallo zio di John
diceva semplicemente che il nipote era morto in
seguito a una disgrazia, e che egli avrebbe scritto
presto una lettera con maggiori particolari.
Non potremo saper nulla per altre tre settimane,
pensava Piumetta con disperazione.
Non gi che ricevere notizie avrebbe potuto
cambiare le cose, ma le occorreva qualcosa che
le desse la prova definitiva e irrevocabile che
ella non avrebbe rivisto John mai pi. Aveva temuto
che Miriam le parlasse di lui, sempre di
lui, fino a farla impazzire; ma il suo nome invece
non sfugg mai dalle labbra della sorella, e neppure
dopo passati i primi giorni di doloroso sbigottimento
Miriam fece mai parola di John.
- Hai l'aspetto molto stanco, - ella disse a
Piumetta.
La sorella minore le volse le spalle a un tratto.
- Infatti, sono stanca, - ella ammise; poi
soggiunse: - Forse ci farebbe bene a tutt'e due
andar via per un po', cambiare... Letizia dice
che ce lo permette. -
Letizia desiderava infatti che le figlie si allontanassero:
non poteva sopportare l'atmosfera di
tragedia e di dolore che pervadeva la casa. Come
tutte le persone superficiali ed egoiste, ella rifuggiva
dal dolore degli altri.
Ma Miriam non volle andar via; preferiva rimanere
a casa; non desiderava che di star sola,
seduta per ore e ore a guardar fuori dalla finestra,
con le graziose manine (all'anulare portava
ancora il cerchietto di brillanti) abbandonate
sulle ginocchia, come se aspettasse qualcosa o
qualcuno. Una volta che Piumetta era entrata
nella stanza ella chiese:
-  arrivata la posta? -
Allora Piumetta cap ch'ella aspettava la lettera
d'oltre mare e che fino a quando quella lettera
non fosse arrivata, niente l'avrebbe riscossa
n riportata alla realt della disgrazia che l'aveva
colpita.
Letizia aveva insistito per farla visitare da un
dottore.
- Ha bisogno di una cura ricostituente, -
ella diceva.
E Miriam, docile e remissiva, aveva acconsentito.
Ma il medico, che aveva una maggiore comprensione
della psicologia umana, prescrisse soltanto
di lasciarla tranquilla e sola.
-  giovane, e il tempo  il miglior medito, -
egli disse con grande delusione e contrariet
di Letizia.
Ella non vedeva la ragione di pagare una visita
soltanto per sentirsi ripetere un vecchio proverbio
che tutti: sanno a memoria.
Infine, perduta la pazienza con tutti quanti,
Letizia fece le valige, decisa di partire per la
Francia meridionale.
Alcune notti dopo, Piumetta, mentre stava andando
a letto stanca morta, prov di nuovo quel
senso indefinibile di preoccupazione molto simile
a quello provato cinque anni prima, alla morte
del padre. Era in piedi nel mezzo alla camera
e quasi non aveva la forza di spogliarsi, quando
a un tratto le parve che le pareti della stanza
sparissero dinanzi a lei lasciandola sola in un
vuoto immenso e silenzioso. Tutto era sprofondato
nella completa oscurit che nessun occhio
umano avrebbe potuto penetrare; eppure ella
sent che c'era qualcuno, qualcuno presente, che
parlava di disgrazie, vicino a lei!
E mentre la fanciulla era rimasta immobile,
ghiaccia e sconvolta per l'impressione, una parola...
il suo nome... Piumetta!... la sfior
come un alito lieve.
Dette un piccolo grido soffocato:
John!...
Al suo grido l'oscurit svan, ed ella si ritrov
nella sua cameretta.
La mattina dopo giunse l'attesa lettera (pi
di un mese dopo il telegramma,) ed era indirizzata
a Miriam. Teddie non avrebbe voluto dargliela,
ma Piumetta insist: dovevano consegnargliela;
ed ella stessa, col cuore stretto, sal le
scale e la port alla sorella. Poi usc e rimase
ad aspettare fuori della porta. Mentre era l si
domandava come e perch un giorno aveva potuto
dire a John che la sua vita non era mai stata
turbata e che nessuna cosa l'avrebbe mai tormentata
sapendo sempre opporre al dolore la
propria volont di non soffrire.
C'era un silenzio cos preoccupante, dietro
quella porta chiusa! Non un grido... non un sospiro
n un singhiozzo!...
Piumetta infine si decise a entrare.
Miriam era ritta davanti alla finestra spalancata,
e la lettera giaceva in terra ai suoi piedi.
Piumetta le si avvicin.
- Cara! - ella disse con un tremito nella
voce; ma qualcosa di indefinibile le imped di
toccare la sorella.
- Puoi leggere, se .vuoi, - disse Miriam con
indifferenza.
Era una lettera strana, scritta in maniera antiquata,
che cominciava: Cara signorina... e
dichiarava con semplicit che sebbene lo scrivente
non sapesse che il nipote era fidanzato,
dopo la sua morte aveva trovato lettere che gli
avevano dimostrato il fatto. Le circostanze della
morte erano presentate piuttosto vagamente.
John aveva intrapreso da solo una spedizione
nell'interno del paese e non era pi tornato.
Dopo cinque giorni il suo cavallo aveva ritrovato
la strada di casa, e i tentativi di ricerca,
immediatamente eseguiti, erano rimasti tutti infruttuosi:
soltanto la sua giacca e il suo portafogli
erano stati ritrovati sulla riva di un fiume
in piena, e sebbene fosse stato tentato tutto il
possibile e gli ufficiali avessero fatto severissime
inchieste nei villaggi degli indigeni, ogni ricerca
era stata vana. La data era di tre settimane
addietro.
Mio nipote scriveva lo zio avrebbe trovato
il mezzo di comunicarmi qualcosa se fosse ancor
vivo. Ho trascorso tutta la mia vita in questo
paese, la mia pratica e il mio istinto mi dicono
che ormai egli  morto. Vi esprimo, signorina,
tutte le mie condoglianze...
Piumetta lesse la lettera due volte da cima
a fondo; poi lev lentamente lo sguardo in viso
alla sorella. Avrebbe voluto dire: Lo sapevo,
ma le sue labbra non si mossero. Si sforz di
trovare parole di conforto per la sorella, ma non
le riusc. Non seppe sollevare quel dolore con
false speranze che non si sarebbero mai avverate...
E cos il silenzio nella stanza rimase
completo, fino a che un grido acuto sfugg dalle
labbra di Miriam.
- Se lui  morto, voglio morire anch'io... -
Piumetta la trattenne in tempo mentre stava
per raggiungere la finestra aperta, la tenne
stretta con le sue esili braccia divenute pi forti
dell'acciaio, e a un tratto Miriam cess di lottare:
Piumetta ringrazi la Provvidenza vedendo
che ella era svenuta. Fu subito chiamato
il dottore, il quale questa volta si mostr meno
tranquillo: Miriam era rimasta l, immobile e
pallida, e sembrava che niente potesse pi scuoterla.
Letizia accorse nella camera della figliuola e
le parl secondo quello che a parer suo era il
vero buon senso.
- Devi farti coraggio, - ella disse. - Tutti
abbiamo i nostri dolori. Solo Iddio sa come io
conosca che cosa voglia dire tragedia... La morte
di tuo padre fu per me un colpo ben pi grave!
Rimasi sola con due creaturine tanto piccole!
Devi farti forza, Miriam, e vincere ogni debolezza.
La vita bisogna viverla, ed  nostro dovere
renderla meno penosa possibile. -
Piumetta ebbe la tragicomica impressione che
Letizia volesse aggiungere: ci sono tanti altri
uomini nel mondo!... e si volt per andarsene;
ma Letizia si content invece di dire:
- Il bravo dottor Bourne ti dar un buon sonnifero,
e domattina ti sentirai meglio. Ora sii
buona, abbi fiducia in me che so quello che 
bene per te. -
Batt un colpettino affettuoso sulle spalle di
Miriam e se ne and, convinta di aver ristabilito
ogni cosa nel modo pi soddisfacente.
Piumetta non si mosse dalla camera finch non
fu sicura che la sorella era addormentata, poi
scese gi da Teddie.
Ella non aveva raccontato a nessuno il tentativo
di Miriam di lanciarsi fuori dalla finestra
(era una cosa troppo tragica per parlarne); ma
quando Teddie le tese la mano con un gesto
tanto affettuoso, pieg la testa sulla sua spalla
e pianse. Quelle furono le prime lacrime ch'ella
versava dal giorno dell'arrivo del telegramma,
e furono lacrime disperate, ma che al tempo
stesso quasi la sollevarono. Si riprese ben presto
padroneggiando i propri nervi, e scostandosi
da lui disse con una risatina per giustificarsi:
- Scusatemi!... Non mi accade quasi mai...
ma  stato... cos tremendo!
- Viene da piangere anche a me, - disse Teddie.
Poi le raccont che aveva parlato col dottore,
il quale s'era mostrato assai preoccupato per
Miriam.
- Egli teme che ella ne faccia una fissazione.
Dice che bisogna scuoterla e persuaderla a calmarsi.
Si fa presto a dirlo... non vi pare?
- Lo so,  difficile. -
Teddie la guard, pensieroso.
- John era molto innamorato di lei?
- Perch?
- Mah!... Non aveva detto a nessuno del suo
fidanzamento... nemmeno a quel vecchio zio!...
Mi pare...
-  vero, - rispose Piumetta stringendo
forte le labbra per non far vedere che tremavano.
Per niente al mondo avrebbe voluto dire a
Teddie di aver avuto sempre l'impressione che
ci fosse molto pi amore da parte di Miriam che
non da parte di John. Si ricordava della sera,
subito dopo la partenza di John, quando Miriam
le aveva detto:
Scrivo a John... per dirgli quanto lo amo.
Povera piccola Miriam! A Piumetta parve di
essere diventata a un tratto di molti anni pi
vecchia della sorella... pi vecchia e pi saggia.
- Peccato che questi dottori non trovino una
medicina che porti l'oblio! - disse Teddie.
- Dio volesse che la trovassero! - sospir
Piumetta.
Dopo un po' di silenzio, Teddie riprese:
- So di un altro caso simile a questo. Una
volta... Ma il giovanotto non era morto... soltanto
aveva ingannato la ragazza... spezzandole
il cuore, fino a che quella si accorse che lui non
le aveva mai voluto bene davvero e s'era sempre
divertito ad amoreggiare con molte altre...
- John non ... non era un uomo di quel
genere, - lo interruppe Piumetta.
Che strazio dover parlare di lui cos... come
di uno che non esiste pi! Purtroppo ella sapeva
bene che era morto, e tuttavia per lei era ancora
tanto vivo!...
Teddie sorrise mestamente.
- Peccato! - egli disse.
Piumetta trasal.
- No, non era di quelli! - ella insist accalorandosi.
- Lo so: peccato che non fosse! - ripet
Teddie con ostinazione. - Sarebbe stato pi facile
farglielo dimenticare... se avesse saputo che
era un poco di buono. -
Piumetta si volt e gli disse uscendo:
- Vado a vedere come sta. -
Sal le scale di corsa ed entr in camera di Miriam.
Una cameriera sedeva accanto al letto della
fanciulla. Sembrava che questa dormisse tranquilla
sotto l'azione del sonnifero, e a un tratto,
guardandola, a Piumetta tornarono in mente le
parole di Teddie:
Peccato! Sarebbe stato pi facile farglielo dimenticare,
se...
S, sarebbe stato pi facile davvero! Miriam
era cos fatta, e in quel caso l'orgoglio sarebbe
stato pi forte dell'amore. Piumetta si ricord
che una volta Letizia aveva raccontato di una
tale signora la quale era tornata a vivere col marito
che le era stato infedele, e Miriam aveva
detto:
Come ha potuto?  una cosa che non riuscirei
mai a perdonare. Se un uomo non mi amasse
nel modo pi assoluto, e non avesse amato altre
che me, me soltanto, non avrei mai voluto rivederlo,
mai mai mai...
Ma avrebbe potuto crederlo di John... ammesso
che fosse vero? A Piumetta parve di rivedere
a un tratto il viso di John, i suoi occhi fidi,
la sua bocca seria... No, non era quello il viso di
un uomo capace di ingannare una fanciulla che
si affida a lui. Si riscosse come per strapparsi
a quei pensieri neri, e si avvi lentamente per
uscire; ma le parole ostinate di Teddie continuarono
a perseguitarla.
Sarebbe stato pi facile farglielo dimenticare,
se avesse saputo...


Capitolo 5.

Miriam cominciava a star meglio, almeno fisicamente,
ma moralmente era del tutto cambiata.
Sempre gentile con tutti, ella faceva quello che
le chiedevano, ma sembrava che avesse perduto
l'amore alla vita.
Un giorno che Letizia, parlando del viaggio in
Francia, disse che le avrebbe condotte tutt'e due
con s, Miriam rispose:
Oh, sarebbe bello!
Ma la sua voce era senza espressione, e quando,
poco dopo, si trov sola con Piumetta, soggiunse:
- Se mi lasciassero in pace!
- Ma non devi star sola! - disse Piumetta
affettuosa e gentile. - Devi venire con noi e
cercare di svagarti e di riprender gusto alla vita. -
Le pareva per di aver detto tante parole crudeli!
- La vita pu darti ancora delle gioie, -
soggiunse subito.
- Non ci sono pi gioie per me, - rispose
Miriam. - Non m'importa pi di niente... Non
m'importerebbe neppure di morire. Vorrei addormentarmi
e non svegliarmi pi! -
Piumetta distolse lo sguardo da lei. Stava sempre
con la paura in cuore che ogni momento ella
ripetesse il tragico tentativo di gettarsi dalla finestra...
di notte quel pensiero non la faceva
dormire; si alzava spesso, e andava pian piano
a vedere se Miriam era tranquilla.
Durante quelle ultime settimane aveva capito
ancor pi quanto ella amasse sua sorella. Con
quale ardore desiderava di rivederla serena, sana
e felice come prima! Il dottore le aveva detto che
si trattava soprattutto di una forma di malattia
mentale, e che quelle malattie sono le pi difficili!
a curare. Talvolta Piumetta temeva che Miriam
non guarisse pi; temeva perfino di perdere
quella sorella amata con la quale aveva vissuto
tanti anni felice.
Intanto Miriam appariva estranea a tutto
staccata da tutto, indifferente a tutto.
Piumetta pensava che forse quella immensa disgrazia
era il suo meritato castigo per aver detto
a John di non aver mai conosciuto dispiaceri in
vita sua e che niente poteva turbarla poich ella
sapeva imporsi con la volont a qualsiasi evento.
Era stata una sciocca presunzione, la sua, e ora
dispiaceri su dispiaceri le erano piombati addosso.
Bramava di aiutare Miriam, di guarirne
la mente malata, di rivederla ancora gaia e felice,
orgogliosa della sua bellezza, desiderosa di
vestiti nuovi ed eleganti; ma tutto pareva senza
speranza. Una battaglia perduta! Oh, se avesse
potuto fare qualcosa!... Ma niente, niente! Nessun
sacrifcio le sarebbe parso troppo grande.
- A che pensi? - le domand Miriam; ma
anche in quella domanda non v'era ombra di
curiosit n di vero interessamento.
Piumetta trasal ridestandosi dai suoi tristi
pensieri.
- A te; - ella disse - penso sempre a te,
e vorrei sapere in che modo potrei aiutarti a
riacquistare un po' di felicit. -
Miriam non rispose, e Piumetta continu:
- Credi che John avrebbe sofferto come soffri
tu, se... fosse accaduto qualcosa a te? -
Miriam scosse la testa.
- Non lo so; forse no. Ma non m'importa.
L'importante  quello che sento io... che sentir
per sempre... finch vivr. -
Dopo un breve silenzio Piumetta riprese:
- E se... supponiamo che egli non ti avesse
amata, ma che ti avesse ugualmente chiesta in
sposa... ed egli fosse... morto; ti sentiresti infelice
come ora? -
Per la prima volta ci fu un debole tono di commozione
nella voce della fanciulla, quando rispose:
- Egli mi amava.
- Lo so. Ma non aveva detto neppure allo
zio che era fidanzato con te.
- E perch avrebbe dovuto dirglielo? Era affar
nostro... soltanto mio e suo. -
Piumetta si port una mano alla gola: le pareva
di soffocare.
- Forse non voleva che la gente lo sapesse...
- ella disse.
Miriam trasse un lungo sospiro.
- Non so che cosa vuoi dire, o meglio che
cosa cercheresti di dire. Non m'importa di saperlo,
del resto. Non m'importa pi di nulla,
ormai. -
Piumetta rimase silenziosa per un momento,
poi s'inginocchi accanto alla sorella e continu:
- Supponiamo, dico supponiamo, che egli non
fosse proprio come tu credevi... non so... non
tanto perbene... forse infedele... che non ti
amasse davvero... -
Miriam volt leggermente la testa fino a incontrare
gli occhi della sorella.
- Ma egli mi amava, - disse piano. - Era
il migliore uomo del mondo, - e un sorriso le
illumin il visino pallido - un uomo perfetto,
- soggiunse con infinita dolcezza.
Vi fu un silenzio piuttosto eloquente, poi Piumetta
riprese:
 Tante fanciulle pensavano cos... perch
erano innamorate e... qualche volta si sbagliavano.
Ti ricordi di Caterina Wither? Ti ricordi
come rimase quando scopr che Arturo aveva
amoreggiato con la sua sorella per tutto il tempo
che era stato fidanzato con lei? -
Miriam prese un'espressione accigliata.
- Non m' mai piaciuto Arturo, - ella disse.
La sorella fece un lungo respiro, come se stesse
per lanciarsi con un tuffo nell'acqua profonda.
- Ma Caterina lo credeva il migliore uomo del
mondo, - ella continu - proprio come tu pensi
di John... -
S'interruppe, e poi, parlando molto adagio,
soggiunse:
- Caterina s'era sbagliata... come forse potresti
esserti sbagliata tu. -
Miriam la guard confusa, come un bambino
al quale vien detto qualcosa che non pu capire;
e la mente di Piumetta fu attraversata dall'orribile
pensiero che la sua cara sorella diventasse
davvero un giorno come una bambina vittima di
un'inguaribile malattia mentale; e ripet con
voce tremante:
- Come forse potresti esserti! sbagliata tu. -
Miriam si raddrizz sulla persona, mentre una
vampata le coloriva le guance.
- Sbagliata?  ella ripet; e una forza nuova
e un ardore che da tanto tempo mancavano alla
sua voce risonarono in quella parola. - Che
cosa intendi di dire...? Sbagliata? - ella soggiunse
in fretta.
Fu come se a un tratto qualcuno avesse dato
vita a una bambola meccanica, una vita indesiderata,
nuova; e Piumetta cap, con acuto dolore,
che qualunque cosa avesse detto in quel
momento, Miriam lo avrebbe certamente creduto,
poich Miriam aveva sempre creduto e avuto fiducia
in lei. Per un attimo esit, con l'impressione
di trovarsi tra due precipizi e che cadere
nell'uno o nell'altro significava o la morte... oppure
la vita. E allora riprese con fermezza:
- Caterina scopr che Arturo amoreggiava con
sua sorella. -
La mano di Miriam la strinse alle spalle come
una morsa.
- Che cosa vuoi dire?... - e la voce le manc
per un attimo; ma subito dopo continu: - Non
certo che... John... e tu...?
- S. -
Miriam si lasci sfuggire un piccolo grido,
come trafitta da un dolore fisico.
- Ma tu non lo vedevi quasi mai da sola! Dicevi
che non ti piaceva. - Un pallido sorriso le
incresp le labbra. - Tu m'inganni. Dici questo
soltanto per... No, non  possibile. Non 
vero, no!... Lo dici per cercare di...
- No. -
Le guance di Piumetta erano in fiamme, ma
gli occhi avevano un'espressione ferma,  in cuor
suo ella avrebbe voluto gridare all'uomo che entrambe
amavano:
Perdonatemi, perdonatemi!...  tutto quello
che posso fare per lei... e, se l'amavate, potrete
perdonarmi.
Miriam ripet con aria sgomenta:
- Ma tu non lo vedevi mai da solo! C'ero sempre
io... Sei pazza, pazza, pazza e cattiva.
- Invece lo vedevo spesso, a tua insaputa.
Una volta, devi ricordartene, mi condusse fuori
a colazione; io fngevo di non volerci andare,
e tu mi spingesti. Io volevo appunto essere
spinta da te perch tu non sospettassi di nulla.
Poi un altro giorno mi condusse in automobile
a fare una lunga gita, prima d'incontrarsi con
te; e fu cos molte volte, spessissimo, quando credevi
che uscissi sola. Oh, ero stata con lui non
so pi quante volte! -
Aveva parlato concitatamente e come in sogno;
poi l'enormit di quello che aveva detto la sopraffece,
e si copr con le mani il viso ardente
ripetendo con un fil di voce:
-  vero,  tutto vero!... Voleva sposar te
perch sei bella e perch sapeva che... altri uomini,
Teddie e tanti altri, ti avevano desiderata;
ma nello stesso tempo amava me. Gli uomini sono
fatti cos! Sai, essi non... badano a... dovevo
dirtelo, s, dovevo dirtelo perch non posso sopportare
che tu pensi! che fosse tanto buono, tanto
straordinario, tanto perfetto... e che la sua
morte ti abbia spezzato il cuore per sempre... -
Poi un silenzio, un silenzio che pareva senza
fine e che Piumetta non aveva il coraggio di rompere.
Si domandava con ansia se aveva fatto
bene a parlare cos, o se la mente malata della
sorella non avesse avuto la forza di afferrare il
significato delle sue parole. Poi Miriam cominci
a parlare con lentezza, pesando con cura
ogni parola:
- E tu... lo amavi? -
Le labbra tremanti di Piumetta si sforzarono
di sorridere.
- Amarlo? No, certo! Mi piaceva di essere...
baciata da lui, ma non era... il primo uomo...
che io baciassi, cos... soltanto per scherzo. -
La sua voce si spense in un mormorio. Poi,
riprendendo coraggio e togliendosi le mani dal
viso, continu:
- Ora tu sai chi era... Ora sai che non si sarebbe
disperato se fossi morta tu. Ebbene, ti persuaderai
che devi dimenticarlo?... Che non merita
questo tuo sconfinato dolore... Oh, cara! -
Miriam la respinse con le mani levate.
- Vattene, vattene! - ella disse con impeto
selvaggio; e poi, come attaccandosi ancora a
un'ultima speranza del cuore soggiunse: - 
proprio vero?  proprio vero?
- Non ti ho mai mentito in vita mia, - rispose
Piumetta.
Miriam le volse le spalle, e il silenzio tragico
fu a un tratto rotto da singhiozzi disperati. Essi
ferirono Piumetta nel profondo del cuore, e al
tempo stesso le dettero anche un po' di gioia e la
speranza di essere forse riuscita nel compito
quasi impossibile che si era imposta.
Se, per mezzo di una crudelt, avesse guarito
la mente malata della sua amata sorella!... Certo
sarebbe stata perdonata anche da John se avesse
potuto sapere quello che aveva fatto.
Stava in piedi, ferma e tranquilla, col desiderio
di avvicinarsi a Miriam per confortarla,
ma senza ardire di farlo... E Miriam riprese
a dire:
- Vai via, vai via, lasciami sola. Voglio che
venga qui Teddie. Mandalo su... Lui mi vuol
bene...  sempre stato tanto buono con me... -
Piumetta vol gi per le scale senza sapere
quello che faceva, e cerc di scuotere Teddie e
di farlo alzare dalla poltrona sulla quale s'era
mezzo addormentato.
- Miriam vi vuole... Mi ha mandata a chiamarvi...
Fate presto, vi vuole. -
Teddie non s'era mai svegliato cos di soprassalto
come quella volta, e Piumetta lo ud salire
per le scale... ud i suoi passi al piano di sopra,
ud la voce acuta e i singhiozzi di Miriam, e
poi... silenzio.
Allora chiuse gli occhi, invasa da un senso improvviso
di pace.
Perdonatemi, perdonatemi!... mormor all'uomo
che non era l e che non poteva udirla.


Capitolo 6.

Letizia si guardava, rigirandosi davanti allo
specchio, osservando ogni particolare della sua
accurata acconciatura, mentre con voce afflitta
e lamentosa parlava a Piumetta.
- Non ci capisco proprio niente! Eppure non
sono una stupida! Miriam stava morendo di dolore,
e a un tratto  tornata quella di prima, accurata
nel vestire, animata, e quasi quasi fa all'amore
con quel disgraziato Teddie.  troppo
davvero! - Si volse verso la figlia e la guard
con occhi afflitti. - Se  accaduto un miracolo,
avresti dovuto dirmelo, - la rimprover. - Ma
tu non hai detto neanche una parola, e Teddie
neppure. Naturalmente io sono arcicontenta che
la cosa sia finita cos bene, ma non posso
esimermi da sentirmi offesa: una mamma deve essere
intima nella vita delle sue figliuole, e voi
invece mi tenete sempre all'oscuro di tutto. Anche
se non ne sa niente nessuno, tu devi sapere
di che cosa si tratta. Miriam e te siete sempre
state inseparabili.
- A me non ha detto niente, - replic con
calma Piumetta - n mi aspetto che me lo
dica. -
Letizia si incipri il mento con un bel piumino
rosa.
- E tu non l'hai interrogata? - domand
incredula.
Piumetta scosse la testa e rispose:
- No, - e soggiunse subito: - credo che
lei si sia convinta da s che era inutile continuare
cos... a disperarsi in quel modo... e che
doveva riprendere la vita; perci... - e la sua
voce si spense.
- Credo piuttosto che vi siate bisticciate, -
disse Letizia con aria inquisitrice. - Ne ebbi
la certezza quando Miriam disse che voleva una
camera per s sola. Dopo tutti questi anni che
ne avete avuta una in due!... Non gi che io
voglia rimproverarvi: ci sono tre camere inutili,
ora che Teddie  tornato a casa sua. Tornato
a casa sua! Viene qui due o tre volte la
settimana... Non sono sospettosa, io, Dio me
ne guardi... ma credo che ci sia qualcosa, qualcosa
che mi vien tenuto nascosto! -
Infine ella parve soddisfatta del proprio
aspetto, poich si allontan dallo specchio.
- Mi pare che tu non ti senta bene, - ella
disse rimproverando a Piumetta il suo pallore. -
Non hai un briciolo di colore; eppure finora avevi
una carnagione passabile! Sei anche dimagrata.
Non capisco... queste ragazze di oggigiorno...!
Come ero diversa, io! Ad ogni modo, penso che
tu sappia regolarti da sola; se ti senti male, fatti
vedere dal dottor Bourne... egli ti prescriver
un ricostituente.
- Non ho proprio nulla, - disse Piumetta riscotendosi
un po'. - Non sono affatto malata.
- Non stai bene, altrimenti non saresti stata
sempre appiccicata a me come hai fatto per tutta
questa settimana. Mi rendi proprio nervosa! Parrebbe
che tu avessi1 paura di essere perseguitata
dalla polizia, o qualcosa di simile. -
Piumetta rise.
- Ti sono stata sempre appiccicata? Mi dispiace.
Lo facevo senza accorgermene. -
Invece lo sapeva benissimo.
Dal giorno in cui, in camera di Miriam, s'era
spaventata tanto, aveva avuto il terrore di rimanere
sola in bala dei propri pensieri; s'era sentita
come un cagnolino sperso e abbandonato che
si attacca al primo che gli capita nella speranza
di ricevere una parola o un gesto gentile. Ebbene,
doveva finirla, ecco tutto, altrimenti Letizia
avrebbe scoperto la verit!... Letizia aveva il
dono speciale di scoprire sempre quello che pi
si voleva tenerle celato. Piumetta si alz dal
letto della madre sul quale era seduta.
- Come sei carina! - ella disse.
Letizia sembr soddisfatta; tuttavia protest
che non le piaceva la parola carina... era
qualcosa di insulso e non voleva dir nulla.
- Dove vai stasera? - domand Piumetta.
- Al castello... c' un pranzo con due ambasciatori...
due ambasciatori di non so quale
nazione; ma certo saranno persone interessanti.
Vorrei sapere se  gi stato ordinato il tass.
- Vado a vedere, - disse Piumetta.
Ella scese le scale e non sapeva spiegarsi perch
la casa le apparisse tanto estranea... quasi
nuova per lei; ma del resto, tutto le pareva
estraneo, sottosopra... fin dalla notte in cui
aveva detto a Miriam tutte quelle menzogne che
pareva l'avessero riportata alla vita.
Miriam e lei si comportavano ora proprio come
delle estranee; non si parlavano che quando era
indispensabile. Piumetta credeva che nessuno si
fosse accorto dei loro mutati rapporti, salvo
Teddie. Sembrava che egli avesse preso il suo
posto di amico e di con fidente nella vita di sua
sorella. Caro e buon Teddie! Piumetta pens a
lui con affettuosa gratitudine; eppure in quell'ultima
settimana ella era stata a momenti amaramente
gelosa di lui!
Miriam e lei erano state sempre l'una per l'altra,
e quell'allontanamento le dava l'impressione
fisica che le fosse stata strappata una parte viva
di se stessa. Ella sospir ed entr nel salotto
dove Teddie e sua sorella stavano provando nuovi
dischi di grammofono.
- Qualcuno ha ordinato il tass per Letizia?
- ella chiese.
- Ha telefonato Teddie, - rispose Miriam.
La fanciulla si alz e cominci a ballare al
suono di un allegro fox-trott, mentre Piumetta
la guardava con aria triste. Letizia diceva che
Miriam era tornata proprio quella di prima, ma
Piumetta sapeva bene che non era cos. Aveva
un buon aspetto (fin troppo buono, forse) era
troppo gaia, troppo allegra, quasi fosse in preda
a un'eccitazione febbrile; era perfino pi vivace
di quanto non fosse mai stata anche prima della
morte di John Cunningham.
Letizia entr tutta giuliva nella stanza, pavoneggiandosi
nel bel vestito nuovo.
- Avete ordinato il tass? - ella chiese. -
Ho paura d'aver fatto tardi.
- Credo che sia gi alla porta, - disse Piumetta,
mentre come in sogno si ricord di
quando, per una notte intera, ella era stata sola
sola ad aspettare che il rombo della macchina
di John rompesse il silenzio della strada: le pareva
che fosse passato un secolo da allora!
Teddie accompagn Letizia fino alla porta, facendo
di tutto per non pestare il lungo strascico
del suo vestito; e Miriam rideva.
- Sciocca! - disse Letizia.
Piumetta and a sedersi vicino al caminetto
acceso perch la serata era fresca, mentre Miriam
provava un disco nuovo sul grammofono.
Siamo diventate due estranee, pensava Piumetta
anzi, peggio ancora, poich se fossimo soltanto
due estranee sentiremmo il dovere di usarci
qualche cortesia e di scambiare una qualsiasi
conversazione tra noi.
Teddie rientr nel salotto e guard la figurina
di Piumetta illuminata dalla fiamma.
- Avete i nervi? - le chiese.
- No, no! - rispose Piumetta, e sorrise.
- Stavo pensando che cosa fare stasera. Uscite,
voi due? -
Il giovane guard Miriam.
- No, rimaniamo a casa, - ella rispose.
- Rimaniamo a casa, - ripet Teddie, sempre
contento di fare quello che desiderava Miriam.
- Pensavo di andare al cinematografo, -
disse Piumetta con vivacit - tanto per fare
qualcosa. -
Nessuno rispose, ed ella guard Teddie. Tante
volte s'era chiesta se Teddie sapeva qualcosa di
quella notte tragica e di ci che lei aveva detto.
E se sapeva, si ricordava egli delle sue stesse
rudi parole che l'avevano spinta a fare quello
che aveva fatto?
Potrebbe aiutarla a scuotersi... se'sapesse
che  un poco di buono...
Piumetta balz in piedi.
- Ebbene, io vado proprio al cinematografo,
- ella disse.
- Sola? - chiese Teddie, dubbioso.
La fanciulla gli fece una smorfietta.
- Ci sono andata tante volte, sola. -
Teddie si carezz il mento e sembr disapprovare;
ma Piumetta gli pass davanti e usc dalla
stanza.
Fuori era buio e soffiava un vento gelido. Piumetta
affrett il passo, rimpiangendo un po' la
bella stanza riscaldata che aveva lasciato, ma
dove non si era sentita di rimanere... con Miriam.
La sorella la odiava dunque tanto, oppure
era divenuta cos indifferente a tutto che (come
le aveva detto un giorno) non le importava pi
di nulla e di nessuno?
Affrett ancora il passo e ben presto entr nel
cinematografo riscaldato. Si proiettava un'allegra
commedia, e mentre tutti gli spettatori ridevano,
Piumetta non si divertiva affatto. Forse
non era nello stato d'animo adatto per quel genere
di spettacolo; tanto che dopo un momento
ella chiuse gli occhi. Poi a un tratto le parve
di udire nell'oscurit una voce che la chiamava
per nome: Piumetta!
La voce era cos viva e vera, che la fanciulla
trasal balzando sulla sedia; ma si ricompose subito.
Un uomo che le sedeva accanto le chiese
con gentilezza:
- Che dite?
- Niente; non ho parlato, - rispose Piumetta
confusa.
- Mi pareva... - poi soggiunse: - Non 
una buona pellicola, vero?
- Gi! -
L'uomo non disse altro, ma quando la luce fu
accesa nella sala, Piumetta lo guard. Era un
signore distinto, giovane, che le sorrise graziosamente
quando i loro occhi s'incontrarono.
- Non vengo spesso al cinematografo, - egli
disse con semplicit. - Ma stasera avevo i nervi,
fuori era umido e freddo, e cos... eccomi qua.
- Anch'io ci sono venuta proprio per la stessa
ragione, - rispose Piumetta.
- Voi?... Voi non dovreste avere i nervi! -
obiett lo sconosciuto; e Piumetta indovin dai
suoi occhi che avrebbe voluto aggiungere: Siete
troppo giovane.
Strano! Tutti insistevano a trattarla e considerarla
proprio come una bambina... perfino
John la pensava cos.
Il signore ricominci a parlare.
- Non crediate che io sia sempre cos... voglio
dire, con i nervi; ma stasera ho ricevuto
certe cattive notizie...
- Mi dispiace, - disse Piumetta gentilmente;
poi le luci si spensero ponendo fine alla loro conversazione.
Al prossimo intervallo ella si alz per andarsene.
- Mi basta, non ho pi voglia di vedere altro,
- disse Piumetta mentre anche lo sconosciuto
si alzava.
- Neanch'io, - egli assent;  poi: - Posso
offrirvi una tazza di caff? C' un ottimo ristorante
qui vicino. -
Piumetta rimase incerta; non era scontrosa
per natura, ma quella sera era un vero sforzo
per lei mostrarsi gentile con un estraneo. Poi
pens a quello che l'aspettava a casa: o andarsene
a letto e rimanere sveglia chiss quanto,
oppure far da terzo incomodo tra Miriam e
Teddie.
- Grazie, - ella disse - gradisco un caff. -
Entrarono nel ristorante e il suo compagno ordin
caff e panini.
- Ho fame, - egli le disse. - Stasera non
ho cenato. -
Piumetta lo guard con simpatia.
- Quali sono le cattive notizie? - gli chiese
dopo un momento.
- Gi... la morte; di un mio carissimo amico.
 morto qualche settimana fa, ma io non mi trovavo
a Londra: ero fuori per affari, e l'ho saputo
soltanto ora.  morto nel Sud-Affrica. -
Piumetta trattenne il respiro, e lo sconosciuto
continu a parlare, sentendo forse di aver trovato
un ascoltatore che sapeva comprenderlo.
- Era un bravo ragazzo; eravamo stati insieme
a Cambridge. Aveva circa trent'anni. Pare
ci sia un po' di mistero intorno alla sua morte;
me lo ha detto un amico comune. Pare che Cunningham...
Ma che avete?... -
Piumetta lo fissava con occhi sbarrati, ardenti.
- ...John Cunningham? - ella balbett.
- S. Perch? Lo conoscevate... voi?
- Era fidanzato con mia sorella, - disse Piumetta.
- Allora voi siete la signorina Linnie? - domand
l'uomo, al massimo della sorpresa. - Non
ho mai conosciuto vostra sorella, ma John mi
parlava spesso di lei... e anche di voi... Non
vi chiamate Piumetta? Me ne ricordo perch mi
colp questo nome strano.
-  un soprannome, - disse Piumetta.
Ella si torceva le mani, sentendo la ferita profonda
del suo cuore riaprirsi e sanguinare. Quell'uomo
era un amico di John!
- Come vi chiamate? - ella chiese.
- Baker, Aroldo Baker; forse John... -
La fanciulla scosse la testa.
- Non conoscevo nessun amico suo. -
Vi fu un breve silenzio, poi Baker continu:
- Era il pi bravo giovane che io abbia conosciuto.
- S. -
Forse il giovanotto si accorse del lieve tremito
della sua voce, poich disse gentilmente:
- Il vostro caff si raffredda. -
Ella ne bevve un sorso e pos di nuovo la
tazza.
- Come  piccolo il mondo! - egli disse. -
Strano che voi ed io siamo venuti qui, stasera,
perch entrambi avevamo i nervi, e ci siamo
trovati seduti accanto, non vi pare?
- S.
- Ma voi non dovete avere i nervi, - egli ripet.
- Tutti mi dicono sempre cos. -
Egli la guard incuriosito, e vide che le sue
labbra tremavano.
- Qualche grosso dispiacere? - le chiese con
semplice affettuosit di buon compagno che rendeva
impossibile ogni risentimento.
- Abbastanza grosso, - ella rispose.
- Tutto si accomoder alla fine, - egli disse
mostrandosi allegro. - Tutte le cose si accomodano;
non lo credete?
- Alcune s. -
Ma non questa! Questa no!... pens Piumetta
desolata; niente, niente, avrebbe potuto
rimediare al suo dolore.
Vi fu di nuovo un po' di silenzio, poi il giovane
riprese:
- Spero che ci rivedremo... se non badate alla
mia presentazione cos poco secondo le regole.
Conosco poca gente a Londra, lavoro in uno studio
legale e vivo molto ritirato.
- Noi abitiamo a Kensington... mia madre,
mia sorella ed io.
- E io abito a Fulham Road;  molto pi
economico... -
Piumetta sorrise e pens che lo avrebbe rivisto
con piacere.
- Sono contenta di avervi conosciuto, - ella
disse.
- Anch'io, - rispose Baker.
Egli non parl pi di John; forse un istinto
segreto lo consigliava di fare cos. Quando ebbero
bevuto il caff, le chiese se poteva accompagnarla
a casa.
- Grazie, se vi fa piacere.
- Prendiamo un tass. -
Ma Piumetta lo trattenne: preferiva andare a
piedi, disse, mentre in realt pensava che forse
il suo compagno non aveva denaro da buttar via.
Avrebbe voluto domandargli tante cose di
John: come era quando si trovava a Cambridge,
da quanto tempo erano amici, e mille altre cose,
ma non ne ebbe il coraggio. Ed ecco che ormai
erano giunti a casa, e Baker le ripet con un'ombra
di tristezza:
- Spero che ci rivedremo.
- Ma certo! - rispose Piumetta. - Ora sapete
dove abito.
- Il mio indirizzo non sto a darvelo, - egli
disse allegramente - ma se permettete vi do un
biglietto con quello dell'ufficio.
- Grazie. -
Egli glielo porse, poi si strinsero la mano.
- Buona notte... e fatevi animo! - egli le
disse. - Non mi piace di pensare a voi... con i
nervi!
- Far del mio meglio, - promise la fanciulla,
e si sent stranamente consolata quando
entr in casa.
Le pareva di conoscere gi da tanto tempo quell'amico
di John, che quasi quasi ora sentiva meno
lontano anche lo scomparso.
La casa era immersa nel silenzio quando ella
richiuse la porta dietro di s, e il salotto era buio.
Forse Miriam aveva mandato via Teddie ed era
andata a letto.
Quando Piumetta si diresse verso le scale per
salire in camera, i suoi occhi caddero su una
lettera posta sulla tavola dell'ingresso: non era
venuta con la posta perch non era affrancata.
Molto incuriosita, ella la prese; vide che era indirizzata
a lei, e riconobbe la calligrafia della
sorella.
Rimase un momento sbalordita a guardarla,
poi l'apr con mano tremante.
Miriam scriveva:
Non posso vivere pi a lungo in questa casa,
e ho deciso di completare la cura, iniziata da te,
andandomene via con Teddie. Ci sposeremo domani...
Lui almeno mi sar fedele. Dai tu la
notizia alla mamma, sar meglio; non gi che io
pensi che le dispiacer, dato che Teddie  ricco
e avremo denaro a volont; ma probabilmente
ella far una scenata; ed io sono stanca e non
sopporto pi scenate. Sono malata e stanca di
tutto.
Addio.
Miriam.
Addio. Miriam. Non una parola di affetto
n di rimpianto per la sorella che le voleva tanto
bene!
Piumetta strinse tra le mani la lettera, spiegazzandola,
provando uno strazio indicibile.
Oh, Dio! ella mormor con la voce rotta.
Questo  troppo! Non potr sopportarlo...


Capitolo 7.

Piumetta si maravigli che la vita continuasse
abbastanza tranquilla dopo la fuga di Miriam
con Teddie.
Contrariamente a quello che si aspettava, Letizia
prese la cosa con estrema calma (senza dubbio
le rendite larghissime di Teddie avevano attutito
il colpo) e fin col dire che in fondo si
sentiva, sollevata al pensiero che almeno una delle
due figliuole s'era sistemata felicemente e non
era pi a suo carico.
Piumetta non era altrettanto sicura di quel
felicemente. Sapeva che non era. possibile che
Miriam fosse davvero felice con un altro uomo,
dopo cos poco tempo dalla morte di Cunningham,
salvo che (talvolta lo sperava) la parte
che essa aveva assunta nella cura alla quale
la sorella accennava con tanta amarezza nella
letterina d'addio avesse davvero ucciso il suo
amore per lui.
Piumetta si chiedeva dopo tutto se ella aveva
davvero capito sua sorella come credeva; fece
del suo meglio per smettere di tormentarsi su
questo, sforzandosi di apparire tranquilla e serena;
ma erano tentativi vani. Sembrava che
dalla sua vita fosse scomparso qualcosa che
niente avrebbe potuto sostituire, e l'unica
speranza che aveva era che Miriam non soffrisse
tanto quanto soffriva lei.
Teddie aveva scritto a Letizia per darle l'annunzio
del suo matrimonio e per farle sapere
che avrebbe condotto Miriam all'estero per un
po' di tempo. Miriam invece non scrisse neppure
una riga. Dopo una settimana circa Letizia annunzi
a Piumetta di sentire il bisogno assoluto
di andare a fare un viaggetto. Non chiese affatto
alla figliuola di accompagnarla; le disse semplicemente:
- Tu starai benissimo anche a casa con le
cameriere; e poi hai tanti amici! -
Cos, ella fece le valige e part per Harrogate
per una cura, e Piumetta rimase sola.
Da principio la fanciulla ne fu felicissima; era
piacevole poter stare a letto quanto voleva, e non
aver altra preoccupazione che cercare di rimettersi
in equilibrio e in salute. Piumetta era coraggiosa,
e sapeva che i consigli ch'ella aveva
dato a Miriam doveva applicarli a se stessa. La
vita bisogna viverla, ed  inutile e dannoso affliggersi
per una cosa che purtroppo  irrimediabile.
Ella avrebbe sempre amato John... John era
stato il suo primo amore; e con la sincerit della
giovent ella era sicura di non innamorarsi pi
mai. Ma pure vedeva che il sole brillava ancora
come prima, che la primavera era arrivata, che
gli asfodeli facevano bella mostra nelle vetrine
dei fiorai; e infine sent il richiamo della vita
e cap che non poteva continuare a disperarsi
per sempre.
Da principio tutto questo le faceva male; le
pareva, in certo modo, di mancare verso di lui,
di fargli un torto, anche se egli non l'aveva
mai amata; poich Piumetta era profondamente
sincera e leale, e se dava il suo affetto a qualcuno
non glielo toglieva mai pi.
Una mattina giunse una lettera di Aroldo Baker.
Le scriveva che desiderava molto di rivederla
e che, se era ancora in citt, la pregava
di accettare di andare una sera a pranzo con lui.
Il primo impulso di Piumetta fu di rifiutare;
un secondo incontro con quell'uomo avrebbe certamente
segnato un passo indietro nel faticoso
sforzo che faceva per vincere la sua tristezza,
cosa che ella temeva pi di ogni altra al mondo.
Lasci la lettera senza risposta fino al giorno
dopo, poi a un tratto decise di accettare.
Ella non era mai stata vile n s'era mai tirata
indietro per sfuggire ci che avrebbe potuto
farla soffrire; inoltre Aroldo Baker le piaceva;
senza saperlo, egli l'aveva confortata e incoraggiata.
Cos ella gli scrisse e fiss la sera per ritrovarsi.
Baker ne fu felicissimo. Scelse un ristorante
che Piumetta era sicura fosse troppo caro per
lui. Ella s'era messa il vestito pi grazioso che
aveva, e si sforz di persuadersi che si sarebbe
divertita.
Quando fu pronta, si ferm per un momento
davanti allo specchio dell'armadio: lo stesso nel
quale s'era specchiata quella famosa notte, che
ormai le pareva lontanissima, quando era stata
in ascolto per udire il rombo della macchina di
John nella strada.
Tutto il suo dolore e la sua gelosia... tutto
l'amore di Miriam e il timore che esso non fosse
ricambiato... tutto era stato vano! Forse la
vita  sempre cos: ti conduce fino all'estremo
limite della sopportazione... per poi mostrarti
che ogni sofferenza era quasi inutile.
Piumetta si osserv con occhio analitico mentre
aspettava che il tass venisse a prenderla.
Certo ella era molto dimagrata, troppo per la
sua statura, come le diceva Letizia; ma non era
pallida n aveva l'aspetto sofferente; e questo
le fece piacere anche se al tempo stesso provava
quasi vergogna di interessarsi tanto del proprio
aspetto e di sentire il desiderio di apparire pi
graziosa possibile.
Sperava con tutto il cuore che avvenisse lo
stesso anche per Miriam. Forse Teddie era riuscito
a renderla felice: egli era tanto innamorato
di lei, e le sarebbe sempre stato fedele!
Erano sposati da quindici giorni.
Baker era gi ad aspettarla, seduto su un divano
del lussuoso ristorante, quando ella vi
giunse; e le and incontro ansioso. Appariva
elegante e giovane, e le strinse con effusione la
mano.
- Sono tanto felice di vedervi! - le disse
con calore. - Temevo che non veniste. Ho prenotato
una tavola.
- Anch'io sono contenta di rivedervi, - disse
Piumetta, ed era vero.
Baker aveva ordinato il pranzo, ed ella osserv
che aveva scelto tutte le pietanze pi ricercate
e pi care.
Che pensiero gentile ha avuto! ella pens.
 proprio simpatico, via! Deve essere semplice
e buono, si vede dagli occhi e dal sorriso.
Da principio parlarono di cose comuni, finch
a un tratto egli disse:
- Spero che non vi offenderete della mia domanda...
ma una settimana o due fa lessi sul
giornale l'annunzio del matrimonio di una Miriam
Linnie;  forse...?
- Mia sorella, - disse Piumetta.
E cap subito che egli pensava: Cos presto?
Dopo che John... Ma non poteva spiegargli
com'erano andate le cose, perci gli disse soltanto
che Miriam aveva sposato un certo biscugino
che era stato sempre innamorato di lei.
- Capisco, - egli disse, soggiungendo subito:
- Del resto, John sarebbe contento, se potesse
saperlo. -
La fanciulla lo guard con espressione di gratitudine.
- Mi fa piacere che pensiate cos, - ella
disse.
Baker assent con un cenno della testa.
- S, lui era cos, - le spieg. - Non poteva
soffrire la malinconia n credere che si vivesse
soltanto del passato. Un giorno mi disse
perfino che sperava che nessuno si sarebbe afflitto
troppo per lui quando fosse morto. -
S'interruppe un momento, poi riprese:
- Mi disse anche che se avesse dovuto scegliere,
avrebbe preferito di morire lontano da
tutti, in qualche posto isolato, all'aperto...
Strano, pare che abbia avuto ci che desiderava,
non  vero?
- S, - disse Piumetta.
Ella teneva lo sguardo fisso sul bicchiere, mentre
gli occhi le si empivano di lacrime. Baker
allung un braccio sulla tavola e disse premuroso:
- Vedete, la vita  strana e curiosa... voglio
dire il modo in cui procedono le cose di questo
mondo. Forse se John non fosse morto noi due
non ci saremmo incontrati, poich voi non avreste
avuto i nervi... ed io neppure, e non saremmo
mai andati in quel cinematografo. -
Egli distolse gli occhi da lei, e soggiunse con
un po' di timidezza:
- Ed io sono felice di avervi incontrata.
- S, - assent Piumetta; poi, con uno sforzo
soggiunse: - Vogliamo fare un giro di ballo?
Mi pare che diventiamo troppo malinconici, non
 vero? -
Essi ballarono, e Piumetta chiacchier di mille
piccole cose, fino a che dichiar che per lei era
l'ora di tornare a casa.
-  tardi,  quasi l'una.
- A casa stanno forse in pensiero? - egli
chiese.
- Sono tutti via, - rispose Piumetta, e rise.
- Io sono sola a casa.
- Sola? Ma come? Che vergogna... lasciarvi
sola!
- Niente affatto, - protest Piumetta - io
ne sono felicissima.
- Verrete di nuovo fuori con me qualche altra
volta,?
- Volentieri, - rispose sorridendo la fanciulla,
con gli occhi ardenti. - E quando Letizia
sar tornata, dovete venire a pranzo da noi.
Sar contenta di conoscervi.
- Letizia?  un'altra sorella? -
Piumetta rise ancora.
-  la mamma, - spieg. - Vuole che noi
la chiamiamo Letizia.  infatti una mamma assai
giovane per avere due figliuole gi grandi, -
soggiunse con sincerit.
Baker la riaccompagn a casa in tass.
-  stata una bella serata per me, - egli
disse.
- Anche per me, - rispose Piumetta. - Mi
sono divertita tanto tanto. -
Non era vero quello che disse, ma ella voleva
esser gentile con lui; gli tese la mano, e il giovane
s'inchin per baciargliela, un po' goffo in
quel gesto. Impulsivamente ella la ritrasse ricordandosi
che Miriam le aveva raccontato che John
le aveva baciato la mano... la notte in cui le
aveva chiesto di sposarlo.
Le torn in mente anche la domanda che aveva
rivolta alla sorella:
Null'altro?
Le pareva che fosse passato tanto tempo da
allora!
Cerc di scacciare quel ricordo, e dopo un
breve saluto infil di corsa le scale di casa.
Si sentiva quasi felice e un po' stanca. Aroldo
era un caro giovane, e Piumetta ebbe la certezza
di trovare in lui un vero amico.
La mattina dopo giunse una lettera di Letizia.
Ella scriveva che Harrogate era un bel posto,
che c'era molta giovent nell'albergo. Piumetta
non desiderava di raggiungerla?
Piumetta rimase sorpresa e anche un po' commossa;
ma non aveva nessuna voglia di andare
in quella stazione termale affollata di gente,
dove sarebbe stata costretta a trovarsi sempre
con estranei. Forse le avrebbe fatto bene, ella
pensava; tuttavia rifuggiva da quell'idea.
Certo era stata gentile Letizia a farle quell'invito!
Pos la lettera vicino a s sulla tavola dove
stava facendo colazione. Aveva smesso di far colazione
a letto, ora, poich si era severamente
imposta di riprendere la vita al punto dove le
pareva che le fosse stata troncata dopo la morte
di John Cunningham.
Gi nella strada una povera donna scalza e
malvestita passava davanti alla casa, cantando
con voce esile e stridula:
Tu per la via maestra, io pel sentiero...
In Scozia arriver prima di te,
Ma non incontrer mai pi l'amor sincero.
Un brivido leggero percorse il corpicino di
Piumetta..
Non incontrar mai pi... Non ci aveva pensato
quando si era trovata, sulla triste banchina
del porto di Southampton e aveva visto la striscia
di mare aumentare, aumentare sempre pi
tra lei e la nave. Si era sentita triste ( sempre
triste la partenza, di un piroscafo), ma il pensiero
che John non ritornasse non le aveva neanche
sfiorato la mente. Soltanto Miriam lo aveva
temuto; lei invece era sicura che si sarebbero rivisti.
Sent l'antica disperazione riafferrarle il cuore,
e si alz in fretta dalla tavola. Ella non doveva
permettere a se stessa di scivolare indietro
e riperdere quel terreno che s'era guadagnato
con tanta fatica.
O mettersi a fare qualcosa, oppure uscire, giacch
era una bella mattinata. In quel momento
ud sonare il campanello della porta; avrebbe
aspettato per vedere se non fosse qualcuno che
cercava di lei.
La cameriera entr nella stanza.
- Un telegramma, signorina. -
Piumetta rabbrivid (quella parola ormai la
spaventava). Lo prese con riluttanza e vide che
era indirizzato a sua sorella e che non era il
solito foglio giallo, ma bianco come quello giunto
dal Sud-Affrica tante settimane prima, recando
la tragica notizia.
La cameriera disse:
- Il fattorino aspetta., signorina Piumetta. -
Piumetta apr il telegramma, mentre i suoi
occhi erano annebbiati, cosicch le occorse qualche
secondo prima di poter leggere il messaggio
che diceva:
Sano e salvo. Precedenti comunicazioni errate.
M'imbarco entro questa settimana.
John.


Capitolo 8.

Piumetta ebbe l'impressione che il mondo intero
crollasse sulla sua testa, mentre fissava con
gli occhi sbarrati quelle parole fatali:
Sano e salvo... M'imbarco entro questa settimana.
Per un momento ogni altra commozione fu
sommersa da un'ondata di sollievo e di felicit.
Sano e salvo! Il tempo dei miracoli non era dunque
passato! Il destino aveva ceduto... e John
era vivo. Avrebbe voluto agitare le braccia, gridare,
gridare a tutto il mondo che si sentiva felice,
felice, felice!
Poi, come un fulmine a ciel sereno, il pensiero
della sorella le attravers la mente. Le braccia
le ricaddero lungo la persona, e il vivo rossore
che la felicit le aveva messo sulle guance svan
a un tratto.
Miriam!
La domestica era rimasta a guardarla, confusa
e sbalordita.
- Che c', signorina Piumetta? Forse ancora
una brutta notizia? -
Piumetta scosse la testa.
- No, non  niente. Il fattorino pu andarsene. -
Sano e salvo... sulla via del ritorno!
Era caduta nella trappola preparata da lei
stessa; non sarebbe mai stata perdonata... n
da John n da Miriam. Aveva creduto di far
del suo meglio per aiutare, e invece aveva fatto
la rovina di tutti: la sua, quella di Miriam,
quella di John, e perfino del povero Teddie. Si
sentiva l'anima oppressa da quella realt schiacciante.
Ed ora che cosa poteva fare? A chi rivolgersi
per avere un aiuto? Letizia avrebbe scrollato le
spalle e si sarebbe consolata col fatto che Teddie
era il pi ricco tra i due... Inutile dunque
rivolgersi a lei; e non v'era al mondo nessuno
che l'avrebbe capita e compatita.
M'imbarcher entro questa settimana.
Tra meno di quindici giorni John Cunningham
sarebbe tornato a casa, ed ella avrebbe dovuto
affrontarlo cercando di spiegargli, di dirgli...
Ma che cosa poteva dirgli ch'egli potesse crederle?
La verit sarebbe venuta a galla, e Miriam
l'avrebbe saputa, e allora... allora...
Per un attimo la sua mente sconvolta desider
che anche quel telegramma fosse un errore, come
l'altro; non era forse meglio per tutti se John
fosse morto davvero? Come poteva pensare di
esser creduta quando avrebbe detto che tutto
quello che aveva escogitato lo aveva fatto per
puro amore della sorella? Le pareva che qualcuno
avesse alzato attraverso la sua vita una
muraglia di granito che ella non potesse superare
che le impediva ogni via d'uscita.
Con le migliori intenzioni del mondo aveva
commesso un errore tragico e irreparabile che
nessuno avrebbe compreso. La povera donna che
cantava nella strada aveva ormai oltrepassato
la casa, ma Piumetta udiva ancora la sua voce
stridula:
...ma non incontrer mai pi l'amor sincero...
Ella si copr gli orecchi con le mani nel vano
tentativo di non udir quelle parole; si sentiva
annichilita dal terrore... come se avesse commesso
un assassinio e stesse per venire scoperta.
Che fare? Che fare?
A un tratto pens ad Aroldo Baker; lo conosceva
poco, ma sapeva che sarebbe stato, e forse
era gi, un vero amico. Egli aveva voluto bene
a John Cunningham, e certo l'avrebbe compresa
quando gli avesse confidato l'errore tragico e
spaventevole nel quale s'era ingolfata.
Guard l'orologio: erano quasi le dieci, ed
egli doveva trovarsi all'ufficio a quell'ora, cosicch,
se lo chiamava al telefono... ma con la
mano sul ricevitore esitava ancora. Pareva che
tutto il suo coraggio fosse svanito; il cuore e la
mente le turbinavano, e invano ella cercava di
padroneggiare i propri nervi.
Chiuse gli occhi; forse, se si calmasse e s'imponesse
un po' di pazienza, si ridesterebbe con
la certezza che i recenti momenti non erano che
un brutto sogno.
Inutile, inutile! Infine, con un senso di profonda
disperazione alz il ricevitore, e con voce
tremante domand di Baker.
- Mi dispiace, ma non c'. Volete lasciar
detto qualcosa?
- No, grazie... Oppure s; per favore, ditegli
di chiamarmi... la signorina Linnie; egli sa
il mio numero. -
Ed ora? Non c'era niente da fare, non c'era
nessuno al quale rivolgersi per aver conforto o
aiuto.
Non poteva neanche rispondere a quel telegramma,
poich non avrebbe fatto in tempo:
John s'era forse gi imbarcato.
Inutile scrivere a Letizia; impossibile scrivere
a Miriam o a Teddie, poich non sapeva dove si
trovavano.
Piumetta si torceva le mani, atterrita della
propria impotenza. Che cosa dir John quando
sapr del matrimonio di Miriam? L'intelligenza
le diceva ch'egli non era tipo d'uomo capace di
comprendere la leggerezza di carattere di sua
sorella che l'aveva portata a quel passo. Sarebbe
stato vano e sciocco spiegargli che Miriam
l'aveva fatto per sfuggire se stessa e il suo dolore.
Inoltre non sarebbe stato vero.
Miriam sarebbe andata avanti cos, sempre pi
mesta e languida, ma non si sarebbe mai sposata;
forse sarebbe morta perfino, se Piumetta
non le avesse mentito, ma sarebbe rimasta fedele
all'uomo amato.
S, caduta nella trappola costruita con le proprie
mani!... Nella sua sovreccitazione Piumetta
si sentiva come stretta dentro una morsa d'acciaio.
E fuori il sole splendeva ancora, come prima.
Le pareva che la casa la soffocasse. Perci,
presa dalla disperazione, ella si mise il cappello
e usc; sal su un autobus all'angolo della via,
nel vano tentativo di calmare la sua mente stordita
e confusa.
Rimase fuori a lungo, passando da un autobus
all'altro, senza sentirsi il coraggio di tornare
a casa, fino a che il cielo si oscur e una
sottile pioggerella di aprile cominci a cadere
fitta fitta. Erano quasi le tre e non aveva ancora
mangiato. Non aveva fame, ma capiva che
anche la vita ha le sue esigenze e che bisogna
viverla con tutti i suoi obblighi; e infine, sentendosi
stanchissima, esausta, risolvette di riprendere
la via di casa.
Per vent'anni aveva vissuto una vita spensierata
e serena; salvo nell'occasione della morte
del padre, le ali della tragedia non l'avevano mai
sfiorata; ed ora, a un tratto, i guai si accumulavano
uno sull'altro minacciando di sopraffarla.
La cameriera la guard con grande sorpresa
quand'ella entr in casa.
- Avete gi fatto colazione, signorina? - le
domand.
- No... S... Non voglio niente.
- Un signore ha telefonato chiedendo di voi,
proprio quando eravate appena uscita; il signor
Baker. Ha detto che sta in ufficio fino alle cinque,
se voleste telefonargli.
- Va bene, grazie. -
La donna aveva l'aria preoccupata quando richiuse
la porta dietro di s. Poi torn indietro
per dire:
- Sulla tavola nell'ingresso c' una lettera
per voi, signorina.
- Ah, grazie! -
Piumetta prese la lettera con gesto distratto,
ma le parve che il cuore cessasse di batterle quando
ella riconobbe la calligrafia di sua sorella.
Sulla busta c'era un francobollo francese. Piumetta
prov uno strano senso di riluttanza ad
aprire la lettera, e sal in camera sua. Non si
aspettava pi di ricevere notizie di Miriam. Pos
la lettera sulla tavola e si tolse il cappello e il
cappotto. Com'era stanca!... Disperatamente
stanca. La pioggia batteva contro i vetri della
finestra, e il paesaggio era grigio e triste.
Forse il sole splendeva nella Francia meridionale
dove si trovava Miriam. Se almeno avesse
potuto avere la certezza che il sole avrebbe continuato
a splendere sempre per Miriam, dovunque
ella fosse stata!
Infine prese la lettera e l'apr: appena ebbe
letto le prime parole, un singhiozzo la fece
sussultare e il suo visino pallido si contrasse per
l'angoscia, poich la lettera cominciava cos:
Mia carissima Piumetta.
Trascorsero alcuni momenti prima che ella potesse
seguitare a leggere.
Mia carissima Piumetta!
Ho provato pi volte a scriverti da che io
lasciai la nostra casa, ma ogni volta pareva che
qualcosa mi trattenesse e me lo impedisse; fino
a che questa mattina, svegliandomi, ho sentito
che ogni amarezza verso di te  svanita, e ho
capito che tutto quello che mi hai detto di John
me lo hai detto con immenso tuo sacrificio e
soltanto perch volevi aiutarmi e alleviare il
peso del mio dolore. Non biasimo te, Piumetta;
biasimo soltanto John. Se mi avesse amata, tutto
Questo non sarebbe mai accaduto. Sei sempre
stata tanto differente da me!... Tu pensi in modo
assolutamente diverso dal mio, sull'amore e sull'onore,
e forse hai ragione tu. So che, come te,
molte ragazze non avrebbero dato peso a qualche
bacio; ma ora so che  cos perch tu non
hai amato veramente qualcuno, e quindi non
puoi capire. Tu ed io siamo state sempre tanto
unite, e sarebbe una cattiveria da parte mia erigere
una barriera tra noi. Ti ho sempre detto
tutto di me, ti ho confidato sempre ogni mia piccola
pena, sebbene tu sia la minore di noi, e
sei stata la pi buona e la pi cara sorella che
si possa immaginare. Non dobbiamo perderci
ora, Piumetta; e poich sono sicura di ottenerlo,
ti scrivo per chiedere il tuo perdono. Spero che
mi comprenderai quando dico che  come se in
questi ultimi mesi io fossi stata un po' pazza;
ma ora sono del tutto rinsavita e vedo le cose
con maggior chiarezza.
Talvolta mi pare perfino di non aver amato
affatto John, ma che anche quella sia stata appunto
una manifestazione della mia pazzia; ora,
 certo, non lo amo pi; ci che mi dicesti uccise
di un colpo e per sempre ogni mio sentimento
per lui, proprio come tu sapevi che sarebbe
accaduto.
Ho sempre voluto le cose e le persone tutte
e soltanto per me, e se non potevo averle cos,
non le desideravo pi affatto. Forse sono pi felice
ora di quanto non lo sia mai stata, poich
mi sento tranquilla; non sono innamorata di
Teddie, ma gli voglio molto bene; sarebbe impossibile
non volergliene, poich  tanto buono
e altruista; ma il mio  un sentimento tranquillo
e sereno, senza inquietudini, senza gelosie, senza
affanni, e perci mi sento cos riposata.
Rimarremo qui fino al mese venturo, e appena
sar a casa voglio vederti, desiderando che
tutto ritorni come prima. Verrai a stare con noi
ogni volta che ti far piacere, e desidero che la
mia casa sia la tua. Pi di tutto desidero sentire
che mi hai perdonato il modo nel quale ti ho lasciata.
Teddie sa che sto scrivendoti, ma non sa
ci che  avvenuto tra noi prima del mio matrimonio.
Ti ha sempre voluto bene e ti ammira,
poich dice che sei una ragazza coraggiosa. Ti
manda, insieme con me i suoi saluti affettuosi.
Miriam.
Non biasimo te, biasimo soltanto John.
Questa frase la feriva pi d'ogni altra cosa
che Miriam aveva scritto nella lettera. Biasimare
John che era assolutamente innocente!...
Quel pensiero s'era fitto nel cuore di Piumetta
come una lama di coltello. Lei avrebbe dovuto
essere la sola a chiedere perdono; Miriam non
aveva fatto nulla di male. La dolcezza e l'umilt
della lettera di sua sorella erano pi dolorose e
pi dure a sopportare di qualsiasi rimprovero e
parola di collera.
...voglio dimenticare quanto  accaduto, e
sentire che tu mi perdoni...
Che cosa poteva rispondere, ora che John stava
per tornare in Inghilterra?
Quando Miriam sapr la verit, non ci sar
pi da parlare di perdono.
Inoltre, Piumetta era certa che quando lei e
John si sarebbero incontrati, avrebbe dovuto
spiegargli tutto. E allora?...
Ella conosceva bene sua sorella, e sapeva che
l'amore per Cunningham, appena appena sopito,
si sarebbe riacceso mille volte pi violento di
prima.
Il pensiero insensato che forse non sarebbe
stato necessario dire alla sorella che John era
vivo, le attravers la mente; forse avrebbero potuto
tenerlo lontano da lei, forse John sarebbe
anche tornato all'estero.
Poi ripens che la vita  cos strana e cos
piena di combinazioni!... Accadeva ogni giorno
che delle persone si ritrovavano nel modo e nei
luoghi pi impensati: la mano del Destino  pi
forte d'ogni altra cosa, e niente pu distoglierla
dai suoi disegni. La verit doveva venir fuori, e
lei sola avrebbe dovuto portarne il biasimo.
Coraggiosa l'aveva chiamata Teddie! Se egli
avesse potuto vedere dentro al suo cuore in quel
momento, avrebbe subito cambiato opinione. Era
inutile dire che aveva agito a fin di bene; ora
le pareva di aver tradito il suo amore per John,
come aveva tradito quello di lui per Miriam.
La lettera di Miriam aveva colmato la misura
e dato anche il colpo di grazia- al suo coraggio
che gi stava per svanire. Si ricord di aver sentito
dire, un giorno, che era pi meritevole chi
si dimostra forte pur provando spavento, di chi
non conosce la paura. Chiss se suo padre aveva
avuto un attimo di paura nel momento in cui
s'era gettato nelle acque infide per salvare una
vita umana? La paura  una strana cosa; talvolta
tutto, o anche niente, ci spaventa.
Piumetta infatti non sapeva che cosa le faceva
paura. Non di essere scoperta, poich ci non
la turbava affatto non avendo mai dato importanza
all'opinione altrui; e neppure la perdita
dell'amore di John, perch egli non glielo aveva
mai dato; cosicch non poteva pensare altro che
fosse la perdita dell'affetto e della fiducia di
sua sorella.
Ebbene, avrebbe affrontato la situazione! Si
trovava dinanzi a un fatto creato da lei stessa,
e doveva fronteggiarlo.
Cerc di dimenticare tutto, salvo che Teddie
aveva detto che ella era coraggiosa...
Quando, pi tardi, non avendo telefonato ad
Aroldo Baker egli la chiam, la sua voce rison
abbastanza tranquilla all'apparecchio.
- Pronto. Vi ho recato disturbo?
- Tutt'altro, sono felicissimo...
- Ebbene, ho buone notizie da darvi.
- Benone; avr il piacere di udirle subito?
- No; per telefono no. Che ore sono?... Le
cinque; bene; si potrebbe andare insieme in
qualche posto a prendere il t, oppure voi non
bevete t?
- Bevo qualunque cosa, in buona compagnia. -
La fanciulla rise e fece il nome di una sala da
t in Regent Street.
- Se non  troppo fuori di mano per voi.
- Non  mai troppo fuori mano, quando ho
piacere di andare in un posto.
- Alle cinque e mezzo, dunque. -
E riattacc il ricevitore.
Ma quando Piumetta stava mettendosi il cappello
davanti allo specchio, rimase colpita dall'espressione
stravolta del suo viso, e fece una
smorfietta alla propria immagine.
Coraggio! mormor. Il peggio deve ancora
venire.
Era proprio cos, sebbene si sforzasse di non
pensarci mentre scendeva dall'autobus in fondo
a Regent Street, facendo il resto del tragitto a
piedi.
Giunse alla sala da t prima dell'ora fissata,
ma Baker era gi l ad aspettarla.
- Sono in grande agitazione per la curiosit
di conoscere la bella notizia, - egli disse.
Si misero a sedere a un tavolino in un angolo
dove non c'era altra gente.
- Avete forse avuto un'eredit?
- Si tratta di qualcosa di molto pi bello, -
disse Piumetta.
- Benone! - replic allegramente Baker.
- Ordiniamo il t, e dopo mi racconterete tutto. -
Ma Piumetta lo fece aspettare ancora un po';
le pareva a un tratto che non fosse accaduto
niente: n l'arrivo del telegramma quella mattina,
n tutte le sue sofferenze di quella giornata.
Poi si decise a parlare.
- Ho ricevuto un telegramma stamani.
- Bene.
- Dall'Affrica. -
Ella si accorse che fino a quel momento il suo
compagno non le aveva prestato troppa attenzione,
ma alle ultime parole gli occhi di lui si
fissarono ansiosi nei suoi.
- Non sar stato...? -
Piumetta accenn di s col capo, e disse con
le labbra tremanti:
- S... di John.
- Di John? - ripet Baker eccitato.
- S. -
Ella prese il telegramma dalla borsetta e glielo
porse.
Vi fu un lungo silenzio, poi il giovanotto disse:
- Mio Dio!...  incredibile!
- Lo so.
- Eppure... sapete... talvolta mi chiedevo
se... pensavo quasi che... sarebbe tornato.
- Davvero?
- S, e ora... - s'interruppe, poi riprese
tranquillo: - Vostra sorella?
-  questo il lato terribile della cosa, - mormor
Piumetta.
- Lo sa?
- Non ancora. Ella si trova all'estero. Ma
certo dovr saperlo. -
Dopo un altro breve silenzio Baker disse commosso:
- Povero caro John! -
Il visino di Piumetta si contrasse.
- Credete che... ne soffrir... molto? - ella
chiese, e i loro occhi si incontrarono.
- E voi? Io non lo so davvero; certo, se giudico
secondo i miei sentimenti... vedete... dopo
cos poco tempo... Non vi pare? Voglio dire:
vostra sorella ha sposato quell'altro cos presto... -
Il cuore di Piumetta si strinse; ella voleva
dire: Ed  stata colpa mia, l'ho spinta io a
farlo, ma non vi riusc. Era un diritto di John
udire quella confessione per il primo: il momento
in cui gli avrebbe detto la verit, ella
avrebbe raggiunto l'apice delle sue sofferenze.
- Credo che avrei fatto anch'io lo stesso, -
ella disse. - Credo che... a un certo punto...
quando il dolore raggiunge il massimo del sopportabile,
si ha bisogno di fuggirlo, di trovare
qualcosa da porre tra noi e... la sofferenza...
nella cieca speranza che forse... forse il dolore
si attutisca.
- Pu darsi che sia cos, per qualcuno, -
egli assent. - Ma per altri sarebbe impossibile.
Credo che il dolore possa essere ancora pi profondo
di cos.
- Spero di non annoiarvi se mi sfogo con voi, -
disse Piumetta con tristezza. - Ci conosciamo
poco; ma non c'era nessun altro... -
Egli la guard con occhi pieni di affetto.
- Vi ringrazio per la vostra confidenza, -
rispose - ma non di avermi detto che ci conosciamo
poco. Da parte mia sento che questo non  vero.
- Sono vile, ecco la ragione, - disse Piumetta
con impeto. - Non so portare sulle mie
spalle le mie responsabilit, perci sono corsa
da voi, - ella soggiunse sforzandosi di sorridere.
- La responsabilit non  vostra, - egli disse
in fretta. - Come potrebbe esserlo? -
La fanciulla abbass gli occhi ed egli continu:
- E voi non siete vile; sarebbe l'ultima cosa
che io potrei pensare di voi. Posso immaginare
che siate capace di sorridere anche quando avreste
una voglia matta di piangere; ma non mai
che siate vile. -
Piumetta si morse le labbra.
Anche John glielo aveva detto un giorno:
Siete coraggiosa e brava; sapete sorridere anche
quando vorreste piangere.
Strano che quei due uomini l'avessero capita
tanto bene, mentre tutte le altre persone intorno
a lei la giudicavano una creatura fredda e insensibile.
Vi fu un breve silenzio, poi Piumetta disse
quasi senza volere:
- Credete che si possa fare un grave torto
a qualcuno, anche quando si ha l'intenzione di
fare proprio il contrario?
- Certo. E se poi riesce male, non c' colpa.
E l'intenzione che ha importanza, e se l'intenzione
era buona... -
Piumetta si chiedeva se la sua intenzione era
stata davvero buona; fino allora ne aveva avuto
la certezza e aveva agito senza ombra di egoismo;
ma in quel momento il dubbio le sfior per la
prima volta la mente. C'era stato forse in lei,
nel suo desiderio di troncare l'amore di Miriam
per John (credeva che John fosse morto) un sentimento
sia pure incosciente di gelosia?
Baker riprese a parlare con un tono di voce
gentile e consolatore.
- La vita  piena di errori, non vi pare?
Tutti ne commettiamo; ma non dobbiamo lasciarci
abbattere. Bisogna fare sempre del nostro
meglio e sperare che le cose riescano bene.
- Egli prese una bella fetta di dolce, provando
un certo imbarazzo e quasi vergogna delle sue
sincere riflessioni. - Avrei piacere che conosceste
mia sorella, - egli soggiunse. - Credo
che vi piacerebbe. Ha molti anni pi di voi,  pi
vecchia di me, ma  la donna pi serena ed equilibrata
che io abbia mai conosciuto. Ha opinioni
cos salde e belle della vita, e non l'ho mai udita
dir male di nessuno. Trova sempre il modo di
scusare tutto e tutti. Mi domando spesso dove
abbia potuto attingere quella sua filosofia. Ha
molta fantasia e immaginazione, e forse sar
questo.  scrittrice, - soggiunse dopo un momento.
- Non ha successi strepitosi, ma con
quello che guadagna lei e quello che porto io, ce
la passiamo abbastanza bene. -
Piumetta parve interessarsi molto.
- Che genere di libri scrive?
- Romanzi, storie d'amore. Sempre a lieto
fine. Ella dice che ci sono abbastanza dolori e
miserie in questo mondo, perch si debba metterle
anche in carta.  stata molto criticata
per questo, ma lei non ci bada.
- Mi piacerebbe di conoscerla.
- Davvero? Perch non venite a pranzo da
noi una sera? La nostra casa  modesta, ma non
 poi tanto brutta.
- Verr molto volentieri. -
Dopo un attimo di silenzio Baker riprese a
dire:
- Quando credete che arriver John? Ho pensato
di recarmi alla Union Castle a domandarlo;
sono certo che .verr con una nave della Union
Castle.
- Mi figuro che arriver la settimana prossima.
- Piumetta rabbrivid a quel pensiero. -
Forse far un altro telegramma.
- Gli andrete incontro?
- Oh, non lo so! - disse Piumetta che non ci
aveva ancora pensato.
- Qualcuno deve andarci, - dichiar Baker
risoluto. - Ci andr io, se non vi dispiace; oppure
potremmo andarci insieme. -
Piumetta scosse la testa.
- Aspettiamo a decidere; vediamo quello che
accade, - ella disse evasivamente, mentre in
cuore qualcosa le diceva che lei ci sarebbe andata,
e che se non vedeva John subito e non gli
diceva subito tutto... tutto in una volta, non
avrebbe mai pi trovato il coraggio di farlo.
La fanciulla fin di bere il t, poi si infil i
guanti.
- Grazie della vostra cortesia, - ella disse.
- Ora mi sento meglio.
- Perch? Vi sentivate male? - egli domand
confuso. - Cio, forse che... Posso fare qualcosa
per voi? Sarei orgoglioso e felice di... -
Piumetta, gli tese la mano al disopra della
tavola e gli disse con sincerit:
- Siete buono. Forse un giorno, se avr bisogno
di un amico... -
Ella s'interruppe, ed egli termin la frase
per lei:
- Saprete a chi rivolgervi, non  vero?
- A voi, - disse Piumetta con gratitudine.


Capitolo 9.

Piumetta si prov molte volte a rispondere alla
lettera di sua sorella, e sempre dovette strapparla.
Che cosa poteva dire a Miriam? Ogni parola
sarebbe stata una condanna per lei.
Si prov a scrivere a Letizia, ma temeva che
dicendole che John era sulla via del ritorno, essa
comunicasse subito la notizia a Miriam. Le pareva
che da ogni parte sorgessero difficolt insormontabili.
Non s'era mai sentita cos sola
e abbandonata come allora. Infine scrisse una
breve letterina alla madre dicendole che non
sarebbe andata a Harrogate e domandandole
quando aveva intenzione di tornare. Ma poi, temendo
che questa domanda le facesse affrettare
il ritorno, poi aggiunse:
Io mi sento bene e sono tranquilla; non
preoccuparti per me e trattieniti quanto vuoi.
Le giornate volavano, come volano sempre,
pensava Piumetta, quando meno si desidera,
mentre quando si vorrebbe vederle correre, il
tempo sembra mettere i piedi di piombo.
Alcuni giorni dopo ella ricevette l'invito a
pranzo 'dalla sorella di Aroldo Baker. Ella
scriveva con una calligrafia grossa e ineguale,
brutta, ma personale e caratteristica-, per fissare
la sera, firmandosi Viviana Gray. Piumetta rimase
stupita, ma poi pens che doveva trattarsi
di uno pseudonimo. Rispose immediatamente accettando
l'invito; aveva ripensato spesso alla
descrizione che Aroldo le aveva fatto di sua sorella,
ed era curiosa di conoscerla.
Durante quelle ultime settimane Piumetta
aveva cercato di sfuggire tutti gli amici; erano
tutti giovani della sua et e del suo stesso tipo.
Ma ora che aveva incontrato serie difficolt nella
vita, capiva che si sarebbe sentita a disagio con
loro e non desiderava affatto la loro compagnia.
Le pareva di essere stata strappata violentemente
da tutto ci che le piaceva e la divertiva
in passato, e che sarebbe occorso molto tempo
prima che potesse riavvicinarsi a loro. Baker
era venuto a sapere su quale nave viaggiava
John, e che quella sarebbe giunta a Southampton
tra dieci giorni: la mattina di un luned.
- E il treno dal porto giunger a Waterloo
alle undici, - egli spieg a Piumetta.
La fanciulla lo ringrazi, col cuore stretto.
Dieci giorni soli!... Un tempo ella sarebbe
stata pazza di gioia al pensiero di rivedere Cunningham,
e ora lo temeva pi di ogni altra cosa
al mondo.
Infine scrisse a Miriam, ma la lettera era poco
chiara, anzi confusa. S'era sforzata di scrivere
parole sincere, ma non c'era riuscita. Diceva
che quando si sarebbero riviste sperava che tutto
fosse come prima, e che questo era il desiderio
vivissimo tanto suo quanto di Letizia.
Almeno questo  vero, ella pens mentre firmava
in fretta la lettera.
L'unico suo spavento era che Miriam tornasse
a Londra prima dell'arrivo di John.
La serata trascorsa in casa degli amici Baker
la rinfranc e la rasseren molto.
Viviana era l'opposto del fratello: alta e
snella, un po' maschile nell'aspetto, con i capelli
scuri e corti aderenti alla testa, e la voce insolitamente
profonda per una donna.
Portava vestiti di taglio quasi maschile, scarpe
con la punta larga, e fumava una sigaretta dietro
l'altra; ma Piumetta sent ch'ella aveva un
fascino speciale e che tutto quello che Baker le
aveva detto di sua sorella era proprio vero.
Era una donna con la testa sulle spalle, che
non commetteva mai errori. Era amica di tutti
e voleva bene a tutti, pi per le loro debolezze
che per i loro meriti.
Le stanze che abitavano erano assai disordinate: fogli, libri, ogni cosa era fuori di posto,
e Piumetta si domandava come facevano a trovare
quello che loro occorreva.
Nonostante tutto era una casa simpatica, e
quella sera la stanza da pranzo era riscaldata
da un bel fuoco; il pranzo era buono ed ella si
sent subito a suo agio.
In seguito stent a ricordarsi di che cosa
avevano parlato, tanti e cos vari erano stati
gli argomenti che avevano toccati; e quando alle
undici Aroldo la riaccompagn a casa, ella era
sicura di avere acquistato una nuova amica vera e fidata.
- Tornate ogni volta che vi far piacere, -
le aveva detto Viviana. - Dovrete contentarvi
di quello che avremo. Per stasera, essendo la
prima visita, abbiamo fatto gran sfarzo, ma non
aspettatevi d'esser trattata sempre cos! - aveva
soggiunto ridendo.
- Mi piace, mi piace molto, - disse Piumetta
ad Aroldo strada facendo. - Avevate ragione:
essa  diversa da tutte le altre. Mi pare di averla
sempre conosciuta e le voglio gi bene.
- Ritornerete? - le chiese il giovanotto.
- Spessissimo, - promise Piumetta; poi finalmente
formul la domanda che da tanto
tempo aveva sulla punta della lingua: - Viviana
Gray  il suo pseudonimo?
-  anche il suo vero nome; era sposata.
- Era sposata?
- S, Gray l'ha abbandonata.
- Oh!
-  passato molto tempo, - le spieg Baker.
- Essa non parla mai di lui, non vuol parlarne.
 la donna pi altruista ch'io abbia mai
conosciuto. Lui si  risposato.
- Oh! - ripet Piumetta.
Avrebbe voluto fargli qualche altra domanda,
ma cap che era meglio astenersene. Si accorse
allora della gran leggerezza con la quale ella
aveva sempre preso la vita, fino a quando vi
era entrato John; ne aveva visto sempre soltanto
il lato bello e luminoso, non pensando a malinconie
n a dolori.
Viviana aveva amato suo marito? Oppure era
stata contenta quando l'aveva lasciata? Era
strano pensare che nella vita di ognuno vi fosse
sempre un triste segreto-, qualcosa che forse era
tenuto celato e perfino mascherato da un sorriso.
Piumetta era stata tanto orgogliosa della propria
forza d'animo, ma dovette convenire che i
suoi dolori erano stati lievi e non le era occorso
poi un gran coraggio per tenerli nascosti agli
occhi altrui.
Riconobbe quindi che la parte grigia della sua
vita cominciava soltanto allora, e che ella non
poteva immaginare fin dove sarebbe arrivata.


Capitolo 10.

Quel fatale luned mattina Piumetta si svegli
fredda e tremante. Aveva dormito male tutta
la notte, svegliandosi mille volte per accendere
la luce e guardare l'ora; avrebbe voluto che il
tempo volasse e insieme che non passasse mai.
Seduta sul letto, con gli occhi sbarrati nel
buio, stava in ascolto del battito folle del suo
cuoricino.
Erano le sette e mezzo; tra poco la cameriera
le avrebbe portato il t, e dopo ella si sarebbe
dovuta alzare per aspettare l'ora di recarsi a
Waterloo.
Perch a Waterloo dovevano sempre accadere
cose brutte e tristi? Viviana Gray le aveva narrato
che durante la guerra aveva prestato servizio
in un posto di ristoro, offrendo cibi ai soldati
che partivano per il fronte, aspettando i
treni che riportavano indietro i feriti. Le pareva
che anche ora i treni che dal mare giungevano
a Waterloo fossero affollati di uomini doloranti,
di donne piangenti in attesa di coloro che non
sarebbero tornati mai pi. Quando si alz dal
letto prov un senso di dispetto a vedere il sole
che splendeva, e richiuse le tendine della finestra.
A Piumetta era sempre piaciuta tanto la primavera,
ma quella mattina la odiava, e avrebbe
preferito vedere scrosciare la pioggia e Londra
tutta avvolta nel buio e nella nebbia.
Cunningham aveva telegrafato da Madeira, poche
parole soltanto per dire il giorno e l'ora del
suo arrivo. Forse, pens Piumetta, egli s'era
aspettato una risposta; certamente credeva di
trovare una lettera a Southampton.
Un tale che viaggiava molto le aveva detto un
giorno che la cosa che gli era pi gradita arrivando
a Southampton, era sempre quella di ricevere
le lettere che gli portavano allo sbarco il
primo saluto delle persone di famiglia.
Povero John! Ella non poteva pensare alla sua
delusione e all'ansia che certo doveva aver provata
a non trovare neanche una riga di Miriam.
Le pareva che le si spezzasse il cuore quando,
uscendo di camera, entr nella stanza da bagno.
Piumetta era tutta gelata, e neppure l'acqua
calda calm i brividi che le percorrevano la persona; n vi riusc il t bollente che trangugi
appena uscita dalla stanza da bagno. Non aveva
avuto altre notizie da Miriam n da Letizia, e in
fondo in fondo avrebbe desiderato che Miriam
fosse rimasta lontana per sempre, piuttosto che
vederla tornare dove non avrebbe trovato che dolore
e tristezza.
Il treno giungeva verso le undici a Waterloo.
Aroldo Baker l'aveva pregata e ripregata di permettergli
di accompagnarla, ma ella aveva recisamente
rifiutato.
- Devo proprio andar sola; ho da dirgli una
infinit di cose. -
Ma in cuor suo avrebbe invece desiderato la
presenza dell'amico, poich sentiva che il suo
coraggio svaniva ogni minuto di pi.
Piumetta si mise il vestito di tutti i giorni;
poi, ricordando le parole che ella stessa aveva
dette a Miriam il giorno della partenza di John,
si cambi mettendone uno migliore. Era tutto
quello che poteva fare per dimostrargli la sua
gioia di rivederlo. Ma del resto egli non avrebbe
neanche badato al suo aspetto esteriore. Presentiva
gi la delusione di John a non vedere Miriam; dapprima ella avrebbe cercato qualche parola
di scusa, tanto per giungere fuori dalla folla
e dalla confusione della stazione; e poi... Oh,
non sarebbe riuscita a fargli credere per molto
tempo che non c'era niente di nuovo! Forse glielo
avrebbe detto quando fossero in tass, o fors'anche
avrebbe potuto resistere fino a casa.
I minuti non passavano mai; dopo essere scesa
gi e aver finito di far colazione, erano ancora
soltanto le nove. Forse se faceva a piedi una
parte del tragitto il tempo sarebbe passato pi
presto. Provava uno strano senso di piacere a
pensare che se John l'avesse amata ed ella fosse
stata ad aspettarlo, il tempo sarebbe passato con
la stessa lentezza di allora. Ma era innamorata
solo di John, ed era terrorizzata al pensiero di
trovarsi a faccia a faccia con lui.
Mentre stava vicino alla finestra ella vide che
il portalettere passava senza fermarsi. Ci le
dette un senso di sollievo, poich con ogni distribuzione
di posta ella temeva di ricevere lettere
di Miriam che le annunziasse il suo ritorno.
Dopo tutto, rincontro con John non era la cosa
peggiore; la spaventava di pi l'incontro con la
sorella.
- Tornerete a colazione, signorina Piumetta? -
domand la cameriera.
La stessa domanda le veniva rivolta ogni giorno,
e a Piumetta pareva tanto inutile, poich
spesso quando diceva di tornare non tornava, e
quando diceva di rimanere fuori a colazione tornava
a casa.
Non aveva detto alla donna che Cunningham
era vivo, ma capiva che la sua inquietudine doveva
averla messa in sospetto di qualcosa.
- No, non credo...- ella rispose un po' confusa; poi, vedendo il cipiglio della ragazza, soggiunse:
- Anzi, no certo; rimango fuori. -
Era cosa certa che John non sarebbe voluto
tornare in casa loro, quando avesse saputo...
E quanto a sapere, avrebbe saputo subito.
Le nove e mezzo. Piumetta risal le scale e si
mise il cappello e il cappotto; poi, vedendo nello
specchio il suo viso tanto pallido, si pass in
fretta il rossetto sulle guance. Non che questo
migliorasse il suo aspetto, che anzi faceva risaltare
di pi le occhiaie fonde e le labbra esangui.
Attraversando il corridoio si ferm davanti
alla porta della camera dove Miriam aveva
dormito quelle poche notti prima di sposare Teddie.
Piumetta non c'era mai entrata; ma allora apr
la porta e vi dette uno sguardo furtivo come se
quella stanza appartenesse a un estraneo.
La camera era vuota e spoglia, ed ella trasal
vedendo che la fotografia di John Cunningham
si trovava ancora l nella sua bella cornice, al
posto stesso dove Miriam l'aveva lasciata: sul
tavolino.
Piumetta entr e si ferm davanti alla fotografia
che John (ella se lo ricordava bene) aveva
data a Miriam, la quale gliel'aveva chiesta ripetutamente
e con insistenza; come, poi, aveva
insistito che la cornice fosse d'argento.
Fiss a lungo gli occhi di Cunningham che
pareva le sorridessero, e di nuovo ebbe l'impressione
della forza e della fierezza di lui, e le parve
strano che al primo soffio di sospetto Miriam
avesse potuto crederlo diverso da quello che era.
Strano anche che il suo potere sulla sorella fosse
stato cos grande; poich se la situazione fosse
stata invertita, qualunque cosa Miriam le avesse
detto di John, non avrebbe avuto su lei il minimo
effetto.
Tanto forte e fine!... Si sentiva stringere il
cuore mentre guardava quel ritratto. Adesso egli
la odierebbe, anche se un giorno le aveva voluto
un po' di bene. Infine si volse e richiuse la
porta: ebbe l'impressione, in quel momento, che
in quella stanza fosse rimasto qualcosa di morto.
And a piedi fino a Marrod, poi, attraverso il
parco, consapevole di non seguire la strada giusta,
continu a camminare in preda a viva agitazione.
Il sole splendeva magnifico e le aiuole
erano fiorite di asfodeli. John, tornando, trovava
l'Inghilterra nel suo pi bell'aspetto.
Erano le dieci e mezzo; cap che non doveva
procedere pi oltre, e ferm il primo tass che
vide, dicendo all'autista:
- A Waterloo, per favore. -
Ella fece tutto il tragitto seduta, col busto
eretto, le mani strette sulle ginocchia e gli occhi
fissi sul dischetto del tassametro.
Perch l'autista correva tanto? A un certo
punto ella sollev una mano per bussare nel vetro
e dirgli di andar pi piano; ma si trattenne.
Erano le dieci e quaranta quando passarono
da Westminster. Piumetta vide gi nella sua
mente eccitata il lungo treno affollato che con
gran fragore correva verso Londra. Ecco che
forse John era gi in piedi nel corridoio pronto
ad abbassare il vetro del finestrino per vedere
se scorgeva Miriam.
Come sar terribile per John, quando non vedr,
che lei, Piumetta, piccola, insignificante personcina
che lo aspettava!
Waterloo.
Un facchino si present ad aprire lo sportello
del tass per farla scendere.
- Bagaglio, signorina?
- No, grazie. -
Doveva capirlo, pens Piumetta che non
aveva bagaglio altrimenti lo avrebbe veduto
ammucchiato accanto all'autista.
- Quanto? - ella chiese.
- Due scellini, signorina. -
Piumetta pag l'autista dandogli anche la
mancia, ed entr nella stazione.
Un grande cartello indicava che il treno di
Southampton giungeva al binario numero 8.
- Biglietto, signorina.
- Oh, s! -
Piumetta and a prendere il biglietto e torn
subito nella fila di gente che si spingeva frettolosa
per entrare dai cancelli.
C'era una signora con un enorme mazzo di rose
in mano e una giovinetta che teneva un cagnolino
al guinzaglio. Sembrava che tutti avessero
qualcuno con s; lei soltanto era sola, e di nuovo
si pent di non aver permesso ad Aroldo Baker
di accompagnarla. Forse l'avrebbe aiutata a differire
il brutto momento di dire a John che lo
aveva ingannato.
Cammin in su e in gi lungo il binario, poi
a un tratto si ferm rabbrividendo. Strano che
sentisse tanto freddo con quel sole splendente...
Ma nelle stazioni fa quasi sempre freddo e tira
vento.
Piumetta segu con occhi distratti un piccione
che svolazzava in qua e in l. Un uomo vicino a
lei stava parlando con una donna che gli era al
fianco.
- Gi,  successo uno scontro, - egli diceva.
- Il tass sul quale si trovava si  capovolto,
e il disgraziato  rimasto sotto. -
Poteva capitare la stessa cosa a me, pens
Piumetta e forse... se fossi morta sarebbe stata
la soluzione migliore per tutti.
Vile le parve che le mormorasse una voce;
e con uno sforzo cerc di riaversi.
Dopo tutto, lei era la sola colpevole, e doveva
sopportare le conseguenze del male fatto.
- Eccolo! - disse qualcuno vicino a lei.
Piumetta volse la testa guardando il lungo binario
lucido.
S, s, il treno stava per arrivare, con la bella
locomotiva maestosa e ansimante. Dai finestrini
aperti molte teste si sporgevano in fuori e i fazzoletti
sventolavano in segno di saluto.
Un uomo passando dette un'occhiata a Piumetta,
poi, vedendo il suo visino contratto, si
volt ancora indietro a guardarla impietosito,
chiedendosi che cosa mai potesse affliggerla cos,
in mezzo a tutta quella folla ridente e felice.
Il treno si ferm, gli sportelli si spalancarono
e i viaggiatori scesero in fretta e furia sul marciapiede.
- Cara, cara! - esclam un signore con un
grosso pastrano, stringendo tra le braccia una
fanciulla, senza curarsi dell'altra gente.
Piumetta si tir indietro di qualche passo, cercando
con gli occhi tra la folla sempre pi fitta.
Avrebbe visto John; se c'era (e doveva esserci
di certo) lo avrebbe visto, alto com'era, spuntare
in mezzo alle teste degli altri; si rizz sulla punta
dei piedi, ancora pervasa da quel tremendo senso
di gelo che le correva per tutta la persona. Se
per caso non lo vedesse? Se egli, non vedendo
nessuno ad aspettarlo, fosse andato direttamente
a casa di Letizia, e trovasse...
Qualcuno le tocc un braccio e la chiam.
- Piumetta! -
La fanciulla si volse, e i suoi occhi spaventati
incontrarono quelli di John Cunningham.
 
Capitolo 11.

Nonostante tutta l'ansia e l'angoscia che Piumetta
aveva sofferto al pensiero dell'incontro
con John, la sola cosa che prov quando lo
guard in viso fu la gioia indicibile di rivederlo.
Si aspettava di trovarlo cambiato, diverso, e
invece era sempre lo stesso di quando lo aveva
salutato alla partenza del piroscafo ed era rimasta
tremante e sconsolata a guardarlo dalla
banchina.
Sent la felicit correre come un'onda calda
attraverso tutta la persona, salire, salire fino
alla testa, tanto che a mala pena ella ud la voce
di lui che, ansiosa, le diceva:
- Che cos'avete? Vi sentite male? -
Piumetta si riebbe e cerc di sorridere.
- Male? -
Era strano che le chiedessero se stava male,
a lei che non s'era sentita mai cos bene come
in quel momento. Male! Cunningham riprese a
dire in fretta:
- Che cos' accaduto? Miriam... -
Quell'ultima parola fu un colpo per Piumetta;
aveva quasi dimenticato Miriam, dimenticato
tutto, salvo la propria felicit di rivedere quell'uomo
sano e salvo. Ma il suo visetto spaurito
riperdette a un tratto il colore e parve richiudersi
come un fiore bianco che fosse stato toccato
da una mano rude; ella disse un poco affannata:
- No, no, sta bene... tutti bene. Soltanto...
Ma usciamo da questa folla, ho tante cose da
dirvi. -
Con gli occhi sempre fissi su lei, egli disse:
- Devo ritirare il bagaglio a quell'altro binario.
Venite con me?
- S. -
La fanciulla gli camminava al fianco, in mezzo
alla folla, e pareva una bambina accanto a quell'uomo
tanto alto. Rimase pazientemente ad
aspettarlo, mentre con l'aiuto di un facchino
egli tirava fuori il suo bagaglio da un mucchio
di valige e di cassette. Poi John raggiunse Piumetta,
e insieme tornarono indietro a prendere
un tass.
Cunningham disse:
- Credo che sar meglio, prima di tutto, che
io vada a depositare questa roba a casa. Ho telefonato
al mio domestico da Southampton. Volete
venire con me?
- S. -
Ed ecco, l'angoscia terribile la riprendeva; non
avrebbe John cominciato subito a farle mille domande?
Domande impossibili, alle quali ella non
poteva rispondere fino a che non fossero scesi
dal tass. Ma con sua grande sorpresa Cunningham
non disse niente; soltanto osserv che a
Londra non trovava nessun cambiamento e che
era contento di essere tornato.
John non abitava lontano, ed ella fece un respiro
di sollievo quando giunsero a casa. John
apr la porta, poi si volse verso la fanciulla:
- Vi dispiace aspettarmi qui? Far presto.
Canfield penser a tutto; voglio dirgli soltanto
due parole. -
Piumetta lo guard con aria disperata.
- Non potrei entrare anch'io?
- Entrare? In casa mia? Ma certo, se lo desiderate. -
Salirono con l'ascensore, e Canfield, un irlandese
dagli occhi freddi e con i capelli rossicci,
si precipit a dare il benvenuto al suo padrone.
I due uomini si strinsero la mano, poi Cunningham
si rivolse a Piumetta.
- Volete entrare? Non so se ci sar qualcosa
da offrirvi.
- Non mi occorre niente, grazie, - rispose
Piumetta.
Ella entr dietro a lui nel salottino, una stanza
graziosa, rallegrata da un bel fuoco acceso, e osserv
un mazzo di fiori disposti da mano evidentemente
inesperta dentro una coppa sulla tavola.
Piumetta si avvicin e con le agili dita cerc
di accomodarli meglio e con pi grazia.
Sono l affogati, pens, mentre si sentiva
stringere la gola e mancare il respiro.
John Cunningham parlava nell'altra stanza
col domestico, ed ella lo ud anche ridere.
Poco dopo lo sent avvicinarsi; aveva richiuso
la porta; ma Piumetta non si volt e vi fu un
attimo di silenzio prima che il giovanotto dicesse:
- Ebbene, che c', Piumetta?
- Che c'? - ella ripet, disperata.
- Che cos'avete da dirmi? Capisco che deve
esserci qualcosa, perch non riuscite a nascondere
la vostra agitazione. Che cosa  accaduto?
Forse qualcosa a Miriam? -
Egli parlava con calma, ma Piumetta si accorse
che non era calmo. Le pareva che nell'aria
della stanza ci fosse dell'elettricit e che una corrente
misteriosa unisse il suo pensiero a quello
di John. Piumetta si volt piano piano appoggiandosi
con la mano sulla tavola.
- Miriam sta bene, non si tratta di questo...
ma non  potuta venire a incontrarvi perch...
perch  in viaggio...  in Francia.
- E questo  tutto? - rispose John con un
respiro di sollievo. - Immagino che sar andata
con Letizia, no?
- No, no! -
Poi! a un tratto ella fece un passo avanti e si
ferm proprio davanti a John fissandolo in viso
con gli occhi stravolti.
- Non potrete mai perdonarmi, quando saprete...
ci che  accaduto, - ella disse con un
filo di voce. - Non  possibile che voi mi perdoniate,
ma... ma voglio che mi crediate, se potete;
io volevo... io pensavo... credevo di far
bene... e l'ho fatto soltanto per il bene suo... -
S'interruppe, come una macchina che si ferma
a un tratto, mentre egli disse calmo:
- Continuate.
- Fu dopo l'arrivo del telegramma... del
primo telegramma che diceva che... eravate
morto. Manc poco che Miriam non ne morisse;
fu un colpo tremendo; si abbandon alla disperazione,
non le importava pi di nulla. Non
mangiava, non dormiva pi, stava delle ore immobile,
abbattuta... Oh, che cosa terribile! -
Piumetta rabbrivid al ricordo di quei giorni;
quindi con uno sforzo riprese a dire:
- Poi venne la lettera di vostro zio che diceva
che non c'era pi speranza. Noi invece speravamo
ancora, almeno io, - e qui Piumetta si
morse le labbra. - Miriam tent di suicidarsi.
Mi trovavo in camera sua e feci appena in tempo
ad afferrarla mentre era gi alla finestra... Non
l'ho detto a nessuno, neanche a Teddie.
- Teddie? - ripet Cunningham.
- S, Teddie Lathom, quel nostro lontano parente; vi ho parlato qualche volta di lui; non lo
conoscete, ma... voleva sposare Miriam... molto
prima che veniste voi.
- Continuate. -
Per un momento ella rimase silenziosa, ma nel
suo cuore c'era l'eco di quella parola continuate.
Non v'era scampo, doveva continuare
sino alla fine.
- Venne Teddie... per star con noi... fu
tanto gentile. Pareva che egli riuscisse a fare
pi di me per sollevare Miriam. Il dottor Bourne
era preoccupatissimo; forse temeva che non guarisse
pi. Disse che si trattava di una grave
forma mentale. E la malata non faceva nulla
per guarire, non voleva far nulla... Io passai
notti e notti sveglia, arrovellandomi il cervello
per trovare il modo di aiutarla, perch, credetemi,
vederla in quello stato era peggio... -
S'interruppe a un tratto accorgendosi che stava
l l per dire: peggio della vostra morte. -
Sapete che voglio molto bene a Miriam, e fino...
fino a poco tempo fa non c'era al mondo nessun
altro al quale volessi bene cos.  maggiore a me,
ma mi  sempre stata molto attaccata, ha chiesto
sempre il mio consiglio su qualunque cosa...
Forse vi parr sciocco, ma  la verit... - Ella
alz di nuovo gli occhi fissando John in viso.
- Avrei fatto qualunque cosa per aiutarla a guarire, -
riprese a dire Piumetta. - Avrei dato
la mia vita se fosse stato necessario. Anche se
voi non mi credete, questa  la verit. E poi un
giorno mi venne un'idea... pensai che se qualcuno
le avesse detto che non... che voi non l'avevate...
mai amata, forse... forse ella... Lo sapete,
Miriam  sempre stata cos orgogliosa in
questo senso... Voglio dire nell'affetto! Tante
volte mi ha detto che se vuol bene a qualcuno
e questi non la ricambia come lei desidera, cio
nel modo pi completo e pi esclusivo, il suo affetto
finisce subito e per sempre...
- Continuate. -
Piumetta nascose il viso tra le palme delle
mani.
- E cos le dissi che voi... che voi non le
eravate fedele come lei credeva... e che mentre
eravate fidanzato con lei... voi amoreggiavate
con un'altra ragazza. E che volevate sposar lei
soltanto perch  bella e perch... perch sapevate
che altri uomini la desideravano, ma che non
avreste mai saputo esserle fedele perch, come
me, anche voi non trovavate niente di male nel
divertirvi, fare all'amore e sbaciucchiare le fanciulle,
anche se... -
La sua voce fin in un mormorio; poi segu un
silenzio fino a che Cunningham disse:
- Un'altra ragazza... quale altra ragazza?
- Non lo so, - rispose sospirando Piumetta
- ...una qualunque.
- E Miriam l'ha creduto?
- S; gliel'ho fatto credere. Mi  sempre
stato agevole farle credere quello che volevo.
 stata la prima volta che le ho mentito... e
Miriam non ha dubitato che fosse vero.
- Continuate.
- E allora... adesso non vi ama pi, - disse
a fatica Piumetta.
- Non mi ama pi?
- S, me lo ha detto chiaramente. Era quello
che volevo. Ha detto che... le cose che io le ho
rivelate, circa l'altra ragazza, hanno ucciso il
suo amore per voi. -
Ella dette un piccolo grido quando Cunningham
la prese per le spalle e le domand di
nuovo:
- Quale altra ragazza? -
Piumetta lo guard in viso, poi chiuse subito
gli occhi.
- Non lo so. -
Nel silenzio cupo che segu, ella pot udire il
respiro affannoso di John prima che dicesse:
- Lo so io!... Le avete detto che amoreggiavo
con voi, dietro alle sue spalle, ed ella vi ha creduto... -
Cunningham s'interruppe e spinse con gesto
rude lontano da s la fanciulla, che and a sbattere
contro la tavola facendo cadere per terra
il vaso dei fiori. L'acqua si rovesci sul pavimento,
e Piumetta s'inginocchi per raccattare
il vaso.
- S' rotto, - disse stupidamente - s'
rotto! - e dopo un momento continu: - Dovevo
dire che ero io, perch sapevo che cos mi
avrebbe creduta pi facilmente... Ella sa che
io, che io spesso mi diverto a civettare, cos
per scherzo, senza intenzioni serie, che mi piace...
farmi corteggiare, e...
- Dio mio! - esclam indignato Cunningham,
camminando nervosamente per la stanza
e andando a fermarsi davanti alla finestra.
Piumetta si rialz.
- Non vi chiedo di perdonarmi, - ella disse.
Il giovane rise di un riso aspro.
- Mi perdonereste voi, mi domando? E cos...
 questa la ragione per cui non  venuta a incontrarmi
alla stazione... perch non vuol vedermi
mai pi.
- No, - disse Piumetta - c' di pi. -
Cunningham si volt, e Piumetta si accorse,
nonostante la sua agitazione, che egli aveva
un'espressione turbata, quasi di paura.
- Che c' di pi?
- S. Miriam cominci a migliorare... e mi
parve che tornasse quella di prima. Cominci a
uscire come prima, a curare la sua persona, i
vestiti. Talvolta era perfino allegra, forse felice,
io credo. -
Ella s'interruppe, ricordando con dolore profondo
la sera che l'aveva vista ballare.
- Poi, una notte, mentre io ero andata sola
al cinematografo... quando tornai, trovai una
letterina sua... lasciata per me.
- Lasciata?...
- S. Era partita. Nel biglietto mi diceva che
era malata e stanca di tutto, che non poteva pi
vivere in casa nostra. Non aveva parlato pi con
me da quando... da quando le avevo detto quello
che sapete. M'incolpava, certo mi condannava...
- Era partita? E per dove?
- Era partita... - Piumetta singhiozzava -
era partita con Teddie. -
Cunningham non disse nulla. Piumetta sent
che avrebbe sofferto meno se egli l'avesse battuta,
se si fosse ribellato; qualunque cosa, piuttosto
che quel silenzio terribile. Le parve che
passasse un'eternit prima di riprendere il coraggio
di parlare, di trovare le parole con le
quali gli avrebbe dato l'ultimo colpo, il pi
amaro.
- E la mattina dopo... si sposarono. -
Bussarono alla porta. Piumetta trasal e rimase
quasi senza respiro, come se una mano brutale
l'avesse risvegliata a un tratto dal sonno.
- Farete colazione a casa, signore? -
Quella domanda banale la fece ridere. Colazione!
Come se fosse possibile per loro due di
pensare alla colazione!
Con la voce che pareva venisse da lontano lontano,
Cunningham rispose:
- No, non voglio prender niente, no. -
La porta fu richiusa e Cunningham si diresse
verso il caminetto; prese dalla mensola una sigaretta,
l'accese, gett il fiammifero sul fuoco,
poi, quasi volgendole le spalle, disse a Piumetta:
- Non avete altro da dirmi?
- No; soltanto, che io ho creduto di far
bene... per lei. Invece non  riuscito bene, lo
riconosco, purtroppo, ma... -
John Cunningham si volt e le chiese con
asprezza:
- Ho fatto mai all'amore con voi?
- No, - ella disse col viso in fiamme.
- Avete sempre avuto antipatia per me, perci
vi  stato facile denigrarmi agli occhi di vostra sorella.
- Vi ho detto perch l'ho fatto, e... io sapevo...
pensavo che foste morto. Non pretendo
pi che mi crediate, ma...
- Nessun essere ragionevole vi comprenderebbe,
- disse Cunningham, che soggiunse:
- Non ho mai saputo che voi aveste un affetto cos
potente per Miriam; sapevate nasconderlo tanto
bene. -
Fu come uno schiaffo nel viso, e la voce di
Piumetta prese maggior vivezza quando ella
disse:
- Una volta dicevate che era una mia bella
qualit quella di saper nascondere il miei sentimenti,
e forse avevate ragione.
- E quando giunse il secondo telegramma,
quello che spedii da Capetown?
- Miriam non l'ha saputo, non ancora.
- Vi siete preparata a dirglielo? Ella deve
saperlo. -
Piumetta non rispose, ma si sent spezzare il
cuore. Quell'ultima mezz'ora era stata quanto
mai dolorosa, ma il pensiero di Miriam fu ancora
pi acerbo.
- Deve proprio saperlo? - ella chiese con
voce incerta.
- Deve proprio saperlo, - ripet John.
- Deve proprio sapere che io sono tornato sano e
salvo. Credete forse che non c'incontreremo mai
pi, anche se...
- Non volevo dir questo. Dicevo:  necessario
che sappia che non  vero... di me? -
Le sue guance erano in fiamme, ma ella si
sent pi coraggiosa, ora, e quasi contenta, che
quell'uomo non si fosse accorto dell'affetto ch'ella
aveva per lui, e che anzi credesse di esserle addirittura
antipatico.
Egli rispose con infinita amarezza:
- E Miriam penser sempre di me quello che
voi le avete detto? E dovr credere che voi abbiate
sacrificato il vostro orgoglio per il gran
bene che le volete? John rise. - Deve avere
una strana idea dell'amore se continua a credere
una cosa simile.
- E altrettanto strana l'avete voi se non l
credete, - rispose Piumetta con prontezza; i
suoi occhi brillavano di commozione guardando
il giovane. - Se io amo qualcuno, sono capace
di qualunque cosa; Miriam forse sarebbe morta,
o anche peggio che morta, se avesse continuato
cos. Stava ogni giorno peggio, diventava sempre
pi triste, e... -
Egli la interruppe rudemente:
- Non erano passati molti giorni, quando sapeste
la verit. Telegrafai appena potei.
- Passarono parecchie settimane che parvero
un'eternit, - ella disse in fretta.
- Mi rimproverate di esser vivo? - le chiese
Cunningham; ma poich Piumetta non rispose,
egli riprese a parlare: - Talvolta il desiderio
accende la fantasia; forse quando voi le narravate
la vostra fantastica storia, in fondo al vostro
animo doveva esserci il pensiero che vi sarebbe
piaciuto che io baciassi voi e facessi all'amore
con voi. Mi dispiace di aver perduto l'occasione!
-  brutto ci che dite, - gli rispose Piumetta
risentita.
- Non pi brutto di quello che voi avete detto
di me. -
Piumetta si lasci cadere su una sedia, presa
da un improvviso senso di stanchezza.
- Pare che ambedue pensiamo soltanto a noi
stessi, - ella disse - mentre dovremmo occuparci
soltanto di Miriam. Che cosa le diremo?
Credevo che... forse... mi avreste aiutata...
- A uscire dall'imbroglio che avete creato, -
egli concluse con un sorriso sprezzante.
- No, - disse Piumetta - credevo che voi mi
avreste aiutata, perch tutt'e due le vogliamo
bene. Vedete, - soggiunse stentando a trovar
le parole - non sopporterei che noi... la facessimo
soffrire di nuovo orribilmente. -
Vi fu un lungo silenzio, poi Cunningham riprese
con amarezza:
- Vostra madre si associa a questi nobili sentimenti,
oppure essi sono esclusivamente vostri?
- Letizia non sa niente; neppure che... voi
non siete morto. Non era qui quando giunse il
vostro telegramma. Non l'ho detto a nessuno,
salvo... -
S'interruppe non parendole il momento adatto
per fare il nome di Aroldo Baker.
Cunningham disse in tono tagliente:
- Siete sempre cos indipendente in ogni vostra
azione?
- Per forza.
- E ora che cosa vi aspettate che io faccia?
- Non mi aspetto niente; farete quello che
vorrete. -
Piumetta lo guard con un mondo di desiderii
negli occhi azzurri.
La sigaretta di John si era spenta, ma gli pendeva
ancora tra le labbra, mentre egli teneva
gli occhi fissi sul fuoco. Un uomo cos alto e robusto
che avrebbe potuto sollevarla sulle braccia
come fosse una bambina! Eppure in quel momento
Piumetta prov un sentimento materno
per lui e avrebbe voluto andargli vicino e cingergli
le spalle con un braccio e confortarlo.
Una volta Letizia (certo lo aveva letto in qualche
libro) disse che quanto pi un uomo  grande
e grosso, tanto pi  un fanciullone; e a Piumetta
tornarono in mente in quel momento quelle
parole che le dettero un senso misto di umorismo
e di infinita piet.
Cunningham amava forse Miriam al punto che
quella tragedia gli avrebbe rovinato tutta la
vita? Egli era un uomo che non palesava i suoi
sentimenti: dal suo viso non si poteva indovinare
niente; tuttavia Piumetta vide che egli
stringeva e torceva la mano appoggiata alla
mensola del caminetto. A un tratto egli disse:
- Credete che sarebbe possibile, anche se io
volessi, continuare questa... farsa? Se Miriam
ed io ci incontrassimo, e certo ci incontreremo...
Io non sono bravo come voi, lo sapete. Ella indovinerebbe
subito la verit.
- No, - disse con calore Piumetta - non
sar cos se vi proponete che non deve essere.
Che cosa pensate di fare? Vorrete aiutarmi?
- Non penso di aiutare voi, comunque, - egli
disse con rudezza, guardandola in viso.
Piumetta si scost da lui.
- Non pretendo che pensiate a me, - ella
rispose. - Non m'importa niente di me, purch
in qualche modo... Miriam sia risparmiata.
- Peccato che non siate vissuta molti secoli
addietro: - egli disse ironico - sareste stata
una magnifica martire. -
Il viso di Piumetta si contrasse, ma ella trov
la forza di dire:
- Ditemi pure quello che volete, non m'importa.
 ci che merito; non  cos che la pensate? -
Egli gett nel fuoco la sigaretta spenta e ne
accese un'altra domandando con indifferenza:
- E quel matrimonio? Siete abbastanza ottimista
da pensare che vada bene?
- Teddie  tanto buono, tanto caro.
- Non vi ho chiesto le sue qualit, - egli la
interruppe bruscamente - vi ho chiesto la vostra
opinione.
- Se egli sapr renderla felice, Miriam sar
felice.
- Torneranno a Londra?
- S.
- E allora, che cosa...?
- Dovete dirlo voi, - replic Piumetta con
audacia.
Egli si volt, e con le spalle appoggiate alla
cornice del caminetto fiss gli occhi sulla fanciulla.
- E quale parte vorreste che io facessi in
questa farsa? - domand con amarezza. - L'allegro
innamorato? Devo forse adattarmi ad essere
sorpreso in un cantuccio o in qualche altro
luogo nascosto, mentre vi bacio? Temo di non
saper far bene la mia parte; dovrete insegnarmela
voi. -
Col viso chiazzato di rosso e gli occhi cupi per
il dolore, Piumetta disse con voce rotta:
-  proprio necessario che siate tanto crudele? -
Egli fece un gesto di ripulsa e ritorn verso
la finestra sempre voltando le spalle alla sua
compagna.
- Pensate forse che io ritorni in casa vostra
come se niente fosse accaduto? E che magari
lasci il mio biglietto di visita al vostro nuovo
cognato? Ditemi, ditemi pure a quali altre cortesie
devo badare. Non sono molto bravo in tutte
queste piccole trappolerie. Ho sempre cercato di
vivere da persona perbene, di... -
Tacque a un tratto.
Piumetta si torceva le mani. John credeva
forse che lei fosse fatta di sasso? Che tutto ci
fosse niente per lei, tutto l'imbroglio irrimediabile
che aveva creato credendo di far bene? Oppure
egli la tormentava di proposito, dandole
quelle frecciate nella speranza di farla piangere
e gridare? Se questa era la sua intenzione,
ella sarebbe morta piuttosto che dare a vedere la
sua sofferenza. In fondo era poco pi di quello
che aveva sofferto durante i giorni in cui aveva
creduto che egli fosse morto. Allora era stata costretta
a nascondere il suo dolore; potrebbe continuare
a fare altrettanto ora.
La cosa pi difficile per lei era di resistere
all'impulso di avvicinarsi a lui e di afferrarlo
stretto per un braccio e dirgli che non poteva
sopportare di vederlo infelice e che era pronta
a tutto pur di sollevarlo. Ma Cunningham avrebbe
pensato soltanto che era pazza o peggio.
Dopo un momento ella disse:
- Se sapeste quanto mi dispiace!
- Vi dispiace? Di che cosa? Di voi? Di Miriam?
Oppure di me? Avreste dovuto pensarci
prima, prima di rovinare tutto. Il vostro dispiacere
ora non serve pi a nulla.
- Che cosa vorreste che io facessi? - ella
chiese umile umile.
Egli scroll le spalle.
-  troppo chiedere se vi domando di darmi
il tempo di riflettere? Voi avete avuto parecchie
settimane per preparare i vostri piani, ricordatelo;
ma per me tutto  inaspettato.
- Letizia pu tornare da un giorno all'altro, -
disse Piumetta sconsolata.
- Che cosa m'importa di Letizia?
- Anche... Miriam... potrebbe tornare presto
a Londra. -
Egli si volse di scatto come se fosse giunto
all'estremo limite della sopportazione.
- Vado a dire a Canfield di chiamare un tass
per voi. -
La fanciulla gli sbarr il passo davanti alla
porta.
- Dovete credermi! - gli disse con impeto.
- Credervi?
- Credere che io volevo soltanto il meglio...
Vi prego, John! -
Era la prima volta che lo chiamava per nome,
e le venne spontaneo.
Egli la guard fissa, e la fantasia sovreccitata
della fanciulla pot leggere soltanto amarezza
e disprezzo in quegli occhi amati, mentre egli
rispose:
- Se volete sapere la verit, ebbene... non vi
credo.
- E allora, - disse Piumetta guardandolo
incredula - e allora perch pensate che io abbia
detto ci che ho detto di voi e di me? -
Con un sorriso amaro, Cunningham rispose:
- Perch? Ve l'ho gi detto: perch il desiderio
vi ha acceso la fantasia. -
Piumetta, pallidissima, fece un passo indietro,
mentre John le pass dinanzi e le apr la porta,
chiamando Canfield. Ella prese i guanti che aveva
posati sulla tavola e se li infil con gesto distratto.
Erano tutti bagnati dall'acqua uscita dal
vaso di fiori rovesciato, ma ella non vi fece caso.
Non le importava di niente. Forse aveva allontanato
per sempre da s le sole due persone che
amava al mondo.
Piumetta, in cuor suo, non prov rancore per
Cunningham che non voleva crederle di aver
agito a fin di bene; sapeva soltanto che in circostanze
simili ella gli avrebbe creduto; ma subito
cap che la cosa sarebbe stata molto diversa...
poich John non l'amava, anzi non
aveva per lei neanche una semplice simpatia.
A John pareva semplicemente giusto di dire
a Miriam la verit: giusto di mettersi nella vera
luce agli occhi di lei a costo di qualunque cosa.
E se, quando avesse saputo, l'amore di Miriam
si fosse riacceso, che cosa accadrebbe?
Canfield si affacci alla porta per dire:
- Il tass  pronto, signorina.
- Oh, grazie! -
La fanciulla gli pass davanti, usc dalla
stanza e si avvi verso le scale. Il domestico l'avvert:
- C' l'ascensore, signorina. -
Ma ella scosse la testa.
Si maravigliava lei stessa della propria indifferenza
a tutto e a tutti in quel momento. Perfino
le dure parole rivoltele da Cunningham le
parvero senza significato e senza importanza.
Non le avrebbe mai dimenticate, per; si erano
attaccate a lei come quell'erba selvatica delle
siepi che si attacca ai vestiti e non si riesce a
spiccicarla, ma che non fa nessun male.
Forse in seguito Piumetta avrebbe riacquistato
il senso della realt, soffrendo di nuovo, ma in
silenzio. D'ora innanzi avrebbe vissuto nella reputazione
che si era creata da s... avrebbe
riso e frascheggiato sfidando chiunque. La vita
l'aveva vinta, ma nessuno l'avrebbe mai saputo.


 Capitolo 12.

Letizia ritorn il giorno dopo: era giunto un
telegramma all'ora di colazione, e alle sei del
pomeriggio Letizia era a casa.
Piumetta aveva empito le stanze di fiori e si
era data la premura di vestirsi e acconciarsi
meglio che pot. Tuttavia la prima osservazione
di Letizia fu:
- Mio Dio! Come sei sciupata! Che hai? Hai
fatto di notte giorno? -
Poi, senza aspettare la risposta, soggiunse:
- Credevo che saresti venuta alla stazione;
lo sai quanto mi secca di arrivare sola e dover
pensare alle valige.
- Non mi hai fatto sapere l'ora dell'arrivo.
- No? - Letizia sospir. - Eh, allora... -
e si guard intorno pronta a criticare. - Narcisi! -
esclam con voce lamentosa. - Eppure
sai che non mi piacciono! Mi fanno sempre pensare
a un funerale.
- E a me fanno pensare alla primavera, -
rispose Piumetta. - Vuoi una tazza di t? -
soggiunse subito.
- S, certo; fammelo portare in camera mia,
per piacere. -
Piumetta dette l'ordine alla cameriera, poi
segu Letizia al piano di sopra.
In camera era stato acceso il fuoco perch
l'aria era ancora fresca sebbene fosse maggio.
Letizia port una sedia vicino al caminetto e si
sedette, continuando a brontolare.
- Perch non sei venuta ad Harrogate? Ti
avrebbe fatto meglio che star qui ad annoiarti.
Se continui cos, diventerai vecchia innanzi tempo.
Ci sono notizie di Miriam? No, vero? Non
so come non si vergogni! Fuggire di casa cos,
e poi non farsi pi viva e non scrivere neanche
un rigo a sua madre. -
Piumetta represse un sorrisetto.
- Ha scritto a me, - ella disse - dalla Francia
meridionale; credo che si tratterranno l sino
alla fine del mese.
- Scrive a te, e a me no! - esclam Letizia.
- Fammi vedere la lettera.
- L'ho strappata. -
Letizia aveva sulla punta della lingua alcune
parole di rimprovero, ma invece disse calmissima:
- Si pu sapere quello che hai fatto in questo
tempo? Non ti si riconosce pi! Per l'amor
del cielo, potevi almeno farti ondulare i capelli;
sembri una povera orfana, con quegli occhi stralunati
e quei capelli spioventi. Non sei mai stata
bella, ma in questi ultimi quindici giorni... -
Piumetta si sforz di ridere.
- Non si pu essere tutti belli come te! -
ella disse allegramente. - E se non hai ancora
da brontolare con me, vorrei dirti qualcosa... ho
alcune novit...
- Brutte, certamente, - disse Letizia con
aria rassegnata. - Ebbene, ti ascolto. Ma prima
mesci il t. -
Piumetta obbed.
- Non sono brutte notizie; - ella disse poi
- si tratta di John Cunningham. -
Letizia sobbalz sulla sedia.
- Ha lasciato a Miriam tutto il suo denaro? -
esclam accalorandosi.
Piumetta trasal.
- No, - ella disse in tono ironico. - Non
si tratta di una notizia buona fino a questo
punto. Gli  semplicemente che John  vivo.
- Vivo? - fece eco Letizia. - Non ci credo.
- Vivo, - ripet Piumetta. -  vivo ed 
qui a Londra. L'ho gi visto. -
Letizia la guard con gli occhi sbarrati.
-  un bel guaio! - ella disse infine. - E
che cosa pensa di fare con Miriam?
- Credo che non pensi di far nulla: che cosa
vuoi che faccia, ora che lei  sposata? -
Letizia sorseggi il suo t.
- Mi pare che tutto questo sia stato combinato
di proposito, - disse infine. - Perch ha
mandato quel ridicolo telegramma, se non era
morto?
- Non l'ha mandato lui, - disse Piumetta
paziente.
Vi fu un breve silenzio, prima che la madre
dicesse in tono quasi allegro:
- Mah! Voglio sperare soltanto che Miriam
abbia abbastanza giudizio per capire che ha sposato
il migliore dei due... dal lato finanziario,
- soggiunse poi. - Ma Miriam  tanto romantica...
forse ha preso da me; anch'io ero una
sognatrice; altrimenti non avrei mai sposato vostro
padre; avevo tanti altri partiti migliori!
Il signor Rodolfo Dully soffr terribilmente
quando lo rifiutai; mor pochi anni fa lasciando
un patrimonio di parecchi milioni. -
Piumetta non ne poteva pi, ma non si mosse.
- E quali spiegazioni ha dato John? - domand
Letizia. - Dove  stato tutto il tempo
che lo hanno creduto morto?
- Non lo so; non gliel'ho domandato.
- Va bene; glielo domander io. Mi pare che
una spiegazione a me sia per lo meno doverosa.
Certo mi telefoner, no?
- Non me l'ha detto.
- Che cosa ti ha detto, dunque? - domand
Letizia con cipiglio. - Avrete pur parlato di
qualcosa! Credi, Piumetta, sei proprio esasperante. -
Piumetta spinse indietro la sedia per correre
al telefono che trillava in quel momento.
- Pronto.
- Pronto. Siete voi, signorina Linnie? Sono
Aroldo Baker. Vi telefonai ieri, ma non c'eravate.  arrivato John? L'avete veduto?
- S.
- Sta bene?
- S.
- Vorrei vederlo anch'io. Abita sempre nella
stessa casa?
- S.
- Benissimo. Ma come  andata?  stata una
cosa difficile?
- Piuttosto.
- Dovete raccontarmi tutto. Quando posso
vedervi?
- Vi telefoner domani.
- Ma vediamoci presto.
- S.
- Arrivederci.
- Arrivederci. -
Piumetta riattacc il ricevitore.
- Sei sempre cos brusca al telefono? - le
chiese Letizia. - Con chi parlavi? Oppure non
devo saperlo?
- S, lo puoi sapere. Con un signore che si
chiama Aroldo Baker.
- Aroldo Baker? Non l'ho mai sentito nominare.
- L'ho conosciuto ora quando tu non c'eri.
- Spero che sar un giovane perbene.
-  un amico del signor Cunningham.
- Del signor Cunningham? Perch non dici
di John?
- Di John, - ripet Piumetta obbediente.
- E questo Aroldo Baker, - riprese a dire
Letizia con aria inquisitrice - chi ?
-  impiegato in uno studio legale.
- Uno dei soci?
- No, non credo.
- Dove l'hai conosciuto?
- Al cinematografo, - rispose Piumetta sorridendo.
- Al cinematografo?
- In uno dei migliori, - spieg Piumetta
quasi divertita.
- Non mi sarei mai immaginata che un amico
di John ti rivolgesse la parola al cinematografo.
- Proprio cos! - rispose Piumetta. - Credo
di essere stata io la prima a parlare. -
Letizia pos la tazza del t.
- Vorrei che tu mi lasciassi sola, - ella disse
con la calma della disperazione. - Ho gi l'emicrania,
e tu mi dai proprio ai nervi. -
Piumetta usc dalla camera.
S'era proposta di esser molto gentile con sua
madre, e per l'appunto Letizia era tornata a casa
in uno dei suoi peggiori momenti di malumore.
Era proprio un peccato che non riuscissero mai
ad intendersi, sua madre e lei. Sarebbe stato un
vero aiuto, pens Piumetta, se Letizia fosse stata
una mamma come tutte le altre. Oppure erano
tutte uguali?...
Avrebbe voluto sapere dove John si trovava,
e se le avrebbe scritto per dirle ci che aveva
deciso di fare.
Ma forse John non si sarebbe pi fatto vivo
con lei.
Non me ne importa, non me ne importa!
questo era il pensiero dominante che avrebbe voluto
frapporre come uno scudo tra s e la vita..
Era sempre in un continuo stato di attesa di
un fatto che avrebbe deciso dell'avvenire: l'arrivo
di Miriam. Talvolta ne aveva paura, poich
capiva che tutto dipendeva dal contegno di
Miriam quando avesse saputo la verit.
Se anche Miriam l'avesse respinta, come aveva
fatto John, tutto sarebbe finito per lei; se ci
fosse accaduto, Piumetta sentiva che non le sarebbe
pi importato di nulla al mondo; avrebbe
cercato allora di prendere il meglio che la vita
potesse ancora offrirle, senza dare pi niente.
Non sentiva neppure piet verso se stessa, ma
soltanto una fredda rassegnazione per la propria
disfatta, e sapeva che fin da quel momento l'indifferenza
sarebbe stata la sua unica arma contro
il dolore.
Odiava tutto il mondo che non l'amava,
aveva letto in un libro.
Sono parole vere, ella pensava; e per un attimo
il suo coraggio vacill: come un tempo
aveva desiderato di amare quel mondo dal quale
poi era stata cos maltrattata!
Ma ormai era cos; ed era inutile torturarsi
fino a che Miriam, saputa la verit, l'avesse o
no perdonata.
In fondo al cuore Piumetta nutriva la speranza che sua sorella l'avrebbe perdonata; ma
quell'incertezza e quell'attesa la logoravano come
un fuoco lento che consuma la speranza e la felicit.
La mattina dopo il ritorno di Letizia, Cunningham
telefon.
Piumetta sapeva che era lui prima ancora di
udire la sua voce che chiese di parlare con la
signorina Linnie.
- Sono io, - disse Piumetta, e si sent mancare
come se a un tratto la vita l'abbandonasse.
- Parla John Cunningham.
- Va bene.
- Vorrei vedervi, se avete un momento di
tempo.
- S.
- Verreste a colazione con me oggi? -
Piumetta trasse un lungo respiro.
- No, non a colazione; potremmo forse incontrarci
in qualche posto, per mezz'oretta. Sareste
libero verso le quattro?
- Va bene, - ed egli le indic una pasticceria.
- Prenderemo un t l; mi dispiace che
non mi venga in mente nessun altro posto...
a meno che voi non preferiate di venire a casa
mia, - soggiunse poi.
- No, grazie. - Per niente al mondo Piumetta
sarebbe tornata in quella casa. - Ma se
voi aveste voglia di venire qui...? - gli domand
poi.
- No, grazie.
- Va bene. Allora, alle quattro. -
Egli riattacc il ricevitore, e Piumetta si volt
e si vide Letizia alle spalle.
- Chi era? - domand Letizia con curiosit.
- John Cunningham, - rispose Piumetta con
aria spavalda. - Andr a prendere il t con
lui, oggi.
- Non poteva venire qui?
- Glilel'ho offerto, ma ha detto di no. -
Letizia segu la fanciulla in salotto.
- Potresti sposarlo tu; - ella disse - non
 difficile acchiappare un uomo... di rimbalzo. -
Piumetta rise e arross.
- Non lo sposerei neanche se fosse lui l'unico
uomo esistente al mondo.
- Non correrai questo rischio! - disse scortesemente
Letizia.


Capitolo 13.

Quel giorno Piumetta usc di casa alle due e
mezzo e si diresse verso una delle pi note case
di bellezza di Londra.
Letizia le aveva messo in mente quell'idea, a
colazione, quando una volta di pi ella aveva
cominciato a criticare l'aspetto esteriore della
fanciulla.
Sono anch'io contrarissima al modo sfacciato
di tingersi e imbellettarsi delle ragazze moderne,
ma certo un po' di aiuto dato con arte
ti farebbe sembrare un'altra. Non ti ho mai vista
cos scialba e insignificante come ora, Piumetta.
Pare che tu abbia perduto perfino il tuo spirito.
Talvolta ho paura che tu debba darmi seriamente
pensiero. Ogni giorno di pi mi pareva di rivedere
in te tuo padre, nel modo che hai di fare
e di prendere la vita; ma ora si direbbe proprio
che sei stata vittima di una tragedia. Spero soltanto
che tu non ti strugga cos per qualche
giovanotto, un buono a nulla qualsiasi come quel
signor Baker, per esempio. Certo, a guardarti
si direbbe che mediti di ritirarti in convento.
Letizia godeva al suono della propria voce, ad
ascoltarsi, specialmente quando, come allora,
sentiva il dovere di fare un discorso serio,
come lo chiamava lei, a Piumetta.
Piumetta rideva, ma le parole le rimanevano
impresse, poich doveva riconoscere che erano
vere. Ella aveva perso molto della sua vivacit
e aveva l'aspetto di una persona malata. Nessuno
avrebbe mai immaginato che era la ragazza
leggiera, contenta di farsi corteggiare, come s'era
data tanta pena di far credere a Cunningham.
Uno sguardo attento nello specchio le diceva che,
cos com'era ora, nessun uomo l'avrebbe guardata
due volte, e che era necessario far qualcosa
per migliorare il suo aspetto.
Stette pi di un'ora nell'elegante salottino
dello specialista in cure di bellezza, prima che
potesse guardarsi allo specchio e ammirare il risultato
delle vaporizzazioni, degli impacchi, dei
massaggi, delle tinture per cui sapeva che avrebbe
dovuto pagare due ghinee, una spesa, per lei,
abbastanza forte.
Il risultato fu davvero sorprendente, e la prima
impressione di Piumetta fu un po' di vergogna,
sebbene vedesse che era semplicemente come tutte
le centinaia di fanciulle che aiutano la propria
bellezza con ricercati artifizi. Ma intanto non
aveva pi quell'aspetto malaticcio e trascurato;
e con maggior coraggio usc dal negozio e prese
un tass per raggiungere il luogo dove John Cunningham
l'aspettava.
Erano le quattro e un quarto; aveva cercato
di proposito di giungere un po' in ritardo. Cunningham
non doveva credere ch'ella fosse ansiosa
di rivederlo. Ma quando giunse all'appuntamento
John non c'era.
Piumetta si guard attorno col cuore che le
batteva forte forte. Che non venisse pi? O aveva
fatto lo stesso suo ragionamento, e di proposito
non era stato puntuale? Aspett dieci minuti
prima che la porta si aprisse e apparisse la sua
alta figura. Egli veniva avanti in gran fretta.
- Scusatemi tanto, - disse. - Ho avuto un
incidente con l'automobile; spero di non averla
fatta aspettare troppo. -
Poi cambiando tono le chiese:
- Perch vi siete messa tutta quella roba sul
viso?
- Roba...? - ribatt Piumetta arrossendo.
- S, tutto quel belletto, - egli le spieg. -
Non vi dona affatto. -
Piumetta cerc di sorridere.
- Mah! A me pare di s, - ella disse calma.
- Rimaniamo qui, oppure...?
- Staremo meglio nella sala da t; daremmo
troppo nell'occhio qui. -
Ella lo segu in silenzio, gettando uno sguardo
furtivo in ogni specchio davanti al quale passavano.
Era vero: sembrava un'altra; non c'era
da stupirsi che John se ne fosse accorto subito.
A dir la verit non si compiaceva troppo del
proprio aspetto, tuttavia provava uno strano
senso di sicurezza come se tutto quell'artificio
fosse uno scudo di protezione sicura.
Cunningham scelse un tavolino in fondo alla
sala, lontano dallo spazio libero dove ben presto
i clienti avrebbero cominciato a ballare.
- Vi piace qui? - le chiese per cortesia.
- Mi  indifferente; qualunque posto va bene,
- rispose Piumetta.
Egli ordin il t e le offr una sigaretta, ma
la fanciulla scosse la testa.
- No, grazie. -
Non disse altro per un po', ma infine, sentendo
di non poter sopportare pi quel silenzio:
- Ho cambiato idea: - disse - vi prego, datemi
una sigaretta. -
John gliela porse, e Piumetta riconobbe che
il portasigarette era quello che Miriam gli aveva
regalato quand'era partito. Era stato un affare
di Stato la scelta del portasigarette. Miriam
avrebbe voluto farci incidere sopra: Miriam a
John, ma Piumetta l'aveva dissuasa. Ella le
aveva detto:
Non credo che lui sia tipo da piacergli quell'attestato
scritto su un oggetto suo; e poi...
se tu cambiassi idea e non lo sposassi, non potrebbe
pi usarlo, col tuo nome inciso sopra.
Non cambier mai idea, aveva risposto Miriam,
ma, come sempre, aveva seguito il consiglio
di Piumetta.
Quando ella ebbe preso la sigaretta, Cunningham
pos il portasigarette sulla tavola.
Forse  un nuovo rimprovero a me, pens
Piumetta come il corpo del reato che serve a
ricostruire il crimine.
Poi disse con asprezza:
- Ebbene, non siamo venuti qui per parlare?
Credevo che aveste qualcosa da dirmi.
- O piuttosto voi.
- Io non ho niente da dire; non  accaduto
nient'altro di nuovo, salvo che Letizia  tornata
ieri sera. Lei si aspetta che andiate a trovarla, -
soggiunse, con una punta di malizia.
- Le avete detto la verit?
- Non le ho detto niente; soltanto che voi
eravate qui. Non c'era scopo di dirle tutto; ella
non capirebbe pi di... -
S'interruppe, ed egli soggiunse con calma:
- Non pi di me.
- Forse. -
Dopo un momento di silenzio, John disse:
- Ieri sera vidi un vostro amico.
- Chi?
- Baker. -
Piumetta spalanc gli occhi.
- Ah, s? Mi aveva detto che sarebbe venuto
da voi.
- Infatti, venne a casa mia e mi narr il vostro
romantico incontro.
- S, fu assai romantico, - assent Piumetta.
Il giovane la guard con espressione di collera.
- Vi par bello di attaccare discorso con persone
che non conoscete, in una sala di cinematografo?
- Mah! Se il loro aspetto mi piace, perch
no? Per quello che vale una presentazione,
quando non si arriva mai neanche a capire il
nome che vi borbottano?
- Un giorno o l'altro vi troverete a qualche
nguaio serio. -
Ella rise a quelle parole.
- Mi pare di trovarmici ora, - disse con vivacit; poi soggiunse: - Che cosa vi ha detto
di me il signor Baker?
- Che siete molto carina. -
Piumetta arross.
- Molto gentile. Ho piacere che qualcuno la
pensi cos, perch Letizia... -
Non fin la frase, e Cunningham domand:
- Letizia? Che cosa dice?
- Niente. Soltanto, che non mi approva affatto.
- Potete darle torto? -
Piumetta si volse di scatto a guardarlo.
- Non sono venuta qui per bisticciarmi con
voi. Sono venuta perch me l'avete chiesto e perch
credevo... che forse... voi aveste trovato una
soluzione per noi.
- Per noi?
- S, - ella disse accalorandosi. - La cosa
concerne voi quanto me. -
E i suoi occhi azzurri gli lanciarono uno
sguardo di sfida.
Allora Cunningham disse:
- Benissimo; poich vedo che avete fretta di
metter fine a questo nostro colloquio, vi dir subito
quello che ho deciso. -
Poi soggiunse in tono ironico:
- Naturalmente, con la vostra approvazione.
- Grazie.
- Ho deciso - riprese John senza guardarla
- di lasciare intatto ci che avete architettato.
Non fraintendetemi, - soggiunse, poich Piumetta
aveva fatto involontariamente l'atto di avvicinarsi
a lui. - Non  per voi, ma soltanto per
Miriam... Se avessi trovato una via di uscita
pi... felice, l'avrei presa senza alcun riguardo
per voi e per nessun altro; ma poich ormai 
cos, ebbene, mi pare che una buona menzogna
sia giustificata quando rimedia a una cattiva
menzogna.
- La mia cattiva menzogna!... - disse Piumetta
con un tremito nella voce.
- S. -
Ella lo guard con occhi cupi.
- Volete dire che le lascerete credere che
voi...?
- Che io sono quale voi avete voluto farmi
apparire.
- Oh! Siete buono! - ella disse umilmente,
mentre i suoi nervi tesi si rilasciavano.
Come deve aver profondamente amato Miriam,
pens per sacrificarsi cos per lei!
Piumetta si stupiva di vederlo l seduto, tranquillo,
a parlare con tanta calma di un argomento
che doveva pure stargli tanto a cuore!
Ma nello stesso tempo si sent invasa da uno
strano senso di disagio perch egli sapeva contenere
cos bene i propri sentimenti. Era sempre
cos in tutte le cose?, si chiedeva. Non dava
mai a conoscere n agitazione n collera n passione?
- Non so come ringraziarvi... - disse la
fanciulla.
- Non avete da ringraziarmi di niente. Faccio
soltanto quello che voi mi avete costretto a
fare. Non ho mai rubato la moglie a nessuno,
grazie a Dio, e preferisco tenermi la qualifica
che avete voluto darmi. -
Piumetta trasse un sospiro che somigliava
molto a un singhiozzo.
- Allora... allora, quello che  necessario che
ella sappia  che voi... siete vivo.
- S. E pu continuare a credere nel vostro
affetto di sorella.
- E voi non ci credete? - ella chiese senza
guardarlo.
- Vi risposi gi a questa domanda, l'ultima
volta che ci vedemmo.
- Lo so.
- Non bevete il vostro t? Volete un'altra
sigaretta? -
Piumetta scosse la testa; poi a un tratto, in
un impeto di passione, esclam:
- Quanto dovete odiarmi!... Perch non mi
dite che mi odiate?
- Detesto le scenate.
- Non pi di quanto detestiate me, - ella
soggiunse con amarezza.
Sent che non sarebbe mai riuscita a scuoterlo
da quell'impassibilit; per lei era come battere
la testa nel muro; avrebbe preferito vederlo
esplodere in una sfuriata di collera.
Poich Cunningham non rispose, ella disse con
aria di sfida:
- Ebbene, non mi vedrete mai pi.
- Purtroppo, - egli rispose - purtroppo la
vita trova sempre il modo di metterci di fronte
alle persone che pi desideriamo di sfuggire! -
La sua voce era calma e gentile, ma le sue
parole entrarono nel cuore della fanciulla come
una lama di coltello. Per un attimo le venne
un'idea pazza.
Sarebbe cos anche se gli gridassi che l'amo?
Se gli dicessi che per niente al mondo avrei pronunziato
una parola contro di lui se avessi saputo
che era vivo? Mi perdonerebbe allora?
Desiderava con tutto l'ardore di essere perdonata
da lui; ma l'attimo fugg, ed ella gli disse
con calma:
- Mi pare che sia l'ora che io me ne vada.
- Posso accompagnarvi in qualche posto? Ho
qui la mia macchina.
- No, grazie. -
Non parlarono pi fino a che non furono fuori
nel pallido sole del pomeriggio; allora Piumetta
disse:
- Arrivederci... e grazie di tutto.
- Arrivederci!! - egli si tolse il cappello, poi
se ne and lasciandola sola.
La fanciulla si diresse dalla parte opposta a
quella che prese lui, senza sapere dove andava.
L'inevitabile reazione la invase, ed ella sent che
gli occhi le si empivano di lacrime. Cunningham
l'aveva inchiodata alla sua stessa menzogna; lei
lo aveva voluto; ma ora aveva la certezza che
qualunque rivelazione sarebbe stata meno dolorosa
del disprezzo e del contegno gelido di quell'uomo.
La sua completa innocenza e la coscienza
di non aver voluto fare del male le rendevano
ancora pi insopportabile quello stato di cose,
ed ella non capiva perch dovesse esser condannata
tanto spietatamente.
Purtroppo la vita trova sempre il modo di
metterci di fronte alle persone che pi desideriamo
di sfuggire.
Era stato crudele a dirle cos. Affrett il passo
nel vano tentativo di sfuggire quel ricordo, pur
sapendo benissimo che esso l'avrebbe perseguitata
fino alla morte. All'angolo di una strada si
scontr con una donna che veniva nel senso opposto al suo, e alzando
gli occhi per farle le
sue scuse riconobbe Viviana Gray. Un sorriso
vago incresp le labbra di Piumetta.
- Non sempre, dunque, - ella disse - ci incontriamo
con persone che vorremmo sfuggire,
non  vero? -
Poi, comprendendo che Viviana non poteva
capire il senso di quelle parole, soggiunse:
- Sono felice di vedervi; stavo proprio augurandomi
di incontrare qualcuno gentile e simpatico. -
Viviana rise.
-  la cosa pi carina che mi sia sentita dire
oggi. Dove andate? Io mi avviavo appunto verso
casa; perch non venite con me a prendere una
tazza di t?
- Proprio?
- Certo. Ecco il nostro autobus. -
Essa prese Piumetta per un braccio e salirono
sull'imperiale dell'autobus.
- Ho avuto una giornata noiosa, - disse Viviana.
- Non me ne  andata una bene. Talvolta
accade cos, non  vero? - Sorrideva alla
fanciulla che le stava al fianco. - Come siete carina,
oggi! - soggiunse gentilmente.
- Carina! - ripet Piumetta. - Poco fa mi
 stato detto che sembro una maschera.
- Sar stato detto per scherzo, - dichiar
Viviana. - Avete un cos bel colorito.
- Rossetto, - disse Piumetta con disprezzo.
- Sono stata in un istituto di bellezza a farmi
fare il viso. Che stupida!
- Quasi tutte le ragazze di oggigiorno fanno
cos, - rispose Viviana. - E non saprei perch
non dovrebbero farlo. Abbiamo tutti il diritto
di cercare di migliorare il nostro aspetto. Chi
vi ha detto che sembrate una maschera?
- Un signore che conosco.
- Avr scherzato, - ripet Viviana. - Eccoci
giunte alla nostra fermata; faremo il resto
della strada a piedi. -
Il salottino di Viviana era comodo e simpatico
nonostante la sua apparenza disordinata.
Ella aveva acceso il fuoco prima di uscire; c'era
un mazzo di fiori sul davanzale della finestra, e
vi regnava un piacevole senso casalingo.
- Toglietevi il cappello e il cappotto, - disse
Viviana. - Potete posarli in camera mia, oppure
su una sedia. Ho lavorato tutta la mattina,
perci trovate un po' di disordine. -
And alla scrivania e cominci ad ammucchiare
tutte le carte sparse.
- State scrivendo un libro? - domand Piumetta
con interessamento.
- Scrivo sempre qualcosa; non gi che i miei
libri abbiano sempre fortuna, ma questo credo
che andr bene. Sto scrivendo l'ultimo capitolo
dove tutto finisce bene e infine lui s'innamora
sul serio di lei. - Viviana sorrise. - La gente
ama i libri a lieto fine; per lo meno al mio pubblico
piacciono cos. Non lascio mai i miei personaggi
col cuore spezzato; voglio che alla fine
tutti vivano felici e contenti. -
Piumetta prese uno dei fogli manoscritti e
guard la calligrafia irregolare che lo copriva.
- Io non credo all'amore, - disse con lo strazio
della giovent che all'amore crede... fin
troppo.
- Ci crederete quando avrete bevuto una bella
tazza di t, - dichiar Viviana. - Qualche volta
la penso cos anch'io. Mi pare che tutto il mondo
mi odii e voglia vedermi sconfitta... ma ci accade
soltanto quando sono stanca, oppure ho
freddo o fame; e non dura. Il mondo non  poi
tanto brutto!... Attizzate il fuoco, per favore;
intanto io vado a prendere la teiera. -
Viviana ritorn col vassoio pieno di stoviglie:
erano tutte scompagnate: le tazzine di una specie
e i piattini di un'altra; ma in quel momento
Piumetta non era certo disposta a criticare.
L'aria intima e il calduccio di quella stanza
la calmarono a poco a poco e le intenerirono il
cuore straziato. Sedette su un seggiolone vicino
al fuoco e stette a guardare Viviana che preparava
le fettine di pane col burro e metteva parecchie
cucchiaiate di t nella teiera.
-  un t molto alla buona, - ella disse ridendo.
- Ci vorrebbero le tovagliette ricamate
e tante altre belle cose, ma io non ho tempo.
Spero che non ci baderete.
-  tanto bello cos! - esclam Piumetta.
Le parve infatti una variante piacevolissima
rispetto alla ricca argenteria, a tutti i servizi
di porcellana giapponese, e ai mille fronzoli e
ricami di Letizia.
A un tratto Viviana le disse:
- Ieri sera venne John Cunningham. Entr
qui insieme con Aroldo, ma si trattenne poco.
Mi fece tanta pena. Lo trovai molto gi. -
Piumetta volse la testa da un'altra parte e
pos lo sguardo sul fuoco dove l'acqua del bricco
cominciava a borbottare.
- S, - ella disse.
- Non potei parlar molto con lui, - riprese
Viviana. - Avrei voluto dirgli tante cose, ma
non mi riusc. Non  un uomo che desidera di
esser compatito, mi pare, non  vero?
- No.
- Vostra sorella dev'esser molto bella; me lo
ha detto Aroldo.
- La conosce?
- Credo di no. Forse gliel'ha detto John.
Non capisco come abbia potuto sposare un altro,
cos a precipizio, senza aspettare di aver la certezza...
- Forse... ha dovuto farlo, - disse a stento
Piumetta.
- Pu darsi, - assent Viviana. - Immagino
ci che deve aver provato. Chiss che cosa accadr
quando sapr che John  vivo. -
Piumetta non rispose, e Viviana continu
con un po' di rimorso nella voce:
- Mi dispiace se vi ho fatto soffrire parlandone.
Non l'ho fatto per curiosit; ma Cunningham
mi piace molto e gli voglio bene; penso
che debba piacere anche a voi... Oh, cara, che
avete? -
Piumetta, non potendone pi, era scoppiata
in singhiozzi.
Viviana s'inginocchi accanto a lei.
- Non piangete, cara. Oh, quanto mi dispiace
di averne parlato! Scusatemi, Sono proprio una
stupida. Non lo avrei neppur nominato se avessi
supposto... Cara, non piangete, non piangete
pi. -
Ella cinse con un braccio le spalle di Piumetta,
le carezz i capelli, ed era diventata pallida
in viso per il dispiacere e per il rimorso.
Trascorse un po' di tempo cos, poi riprese a
parlare, dicendo con dolcezza:
- Tutto si accomoda col tempo, cara... o per
lo meno io ho sempre voluto credere che sia cos.
Talvolta anche cose che sembrano addirittura
tragedie, alla fine si capovolgono e tutto riesce
bene. Oh, Piumetta, non piangete, via! Voi non
avrete certo niente da rimproverarvi. -
Piumetta si ritrasse bruscamente.
- Lasciatemi sola, per favore. Scusatemi,
ma... lasciatemi sola. -
Viviana si rizz, prese il bricco dell'acqua e
prepar il t; poi disse con calma:
- Ho avuto anch'io tanti dispiaceri, e so che
cosa vuol dire. Ma il dolore non  eterno...
quando sappiamo esser coraggiosi. C' sempre
una via d'uscita; bisogna sempre cercare di agire
per il meglio, e se poi va male... -
Piumetta proruppe, al massimo della disperazione:
- Per quanto io abbia fatto, a costo anche di
sacrifici d'ogni genere, le cose sono sempre andate
male; e gli altri credono che io abbia fatto
il male di proposito, e per questo mi odiano... -
Ella fece uno sforzo per padroneggiarsi e smise
di singhiozzare.
- Scusatemi; - disse - sono una sciocca.
- No, no, - protest affettuosamente Viviana.
- Uno sfogo di pianto  il rimedio migliore
quando ci sentiamo oppressi e disperati.
L'ho provato anch'io, spesso... ma poi passa,
Piumetta, s, passa, ve lo accerto. -
Vi fu un lungo silenzio, poi, con accento fermo,
Viviana riprese:
- Questo t diventer troppo forte se non lo
prendiamo. State ferma qui, ed io ve ne porto
una tazza. -
Il t era infatti molto nero, ma Piumetta si
sforz di inghiottirlo, e dopo si sent meglio.
- Questo  l'addio alla mia truccatura, -
disse Piumetta cercando di sorridere. - due
ghinee buttate via in cinque minuti. Non ho mai
sprecato tanto denaro in vita mia, ed ora devo
sembrare pi brutta di quando John... -
S'interruppe.
Viviana non fece commenti, e Piumetta le
chiese:
- Vi raccont che cosa gli  accaduto laggi?
Io volevo domandarglielo, ma avevamo da
parlare di tante cose! Come  andata che lo
hanno creduto morto?
- Raccont ad Aroldo di esser caduto: il cavallo,
inciampando, lo butt gi di sella. Immagino
che debba esser rimasto tramortito; si ricorda
soltanto di essersi ritrovato poi in un villaggio
indigeno, parecchie miglia distante dal
luogo dove era caduto. Poi gli venne una febbre
forte e fu malatissimo, tanto che non pot
neanche dire chi era e da dove veniva. Trascorse
cos molto tempo prima di poter dare notizie di
s. Pare impossibile che oggigiorno accadano
cose simili! Sono contenta che ora stia bene.
Fu un colpo tremendo per mio fratello e per me
quando ci dissero che era morto. Aroldo gli 
tanto affezionato! -
Poi, con tatto, seppe sviare la conversazione
da quell'argomento e parl di tante altre cose,
fino a che Piumetta sembr del tutto calmata.
S'era fatto buio, e la stanzetta era piena di
ombre, quando infine Piumetta disse che doveva
andar via.
- A casa staranno in pensiero, - ella spieg,
pur sapendo benissimo che nessuno stava in pena
per lei.
- Non volete aspettare che Aroldo ritorni? -
domand Viviana. - Gli farebbe molto piacere
vedervi; e poi vi riaccompagnerebbe a casa. -
Ma Piumetta non volle aspettare. Sentiva di
non poterne pi; ma desiderava altro che di
rifugiarsi nella sua cameretta, distendersi sul
letto e chiudere gli occhi.
Viviana la baci con affetto quando si salutarono.
- Ritornate presto, - le disse. - Venite
quando volete; anche se io non ci fossi, la padrona
di casa vi aprir la porta e voi potrete
star qui lo stesso. Talvolta si sente proprio il
bisogno di uscire dalla propria casa, per venire
magari in una stanzuccia come questa, vero? -
Piumetta fece tutta la strada a piedi. Voleva
stancarsi molto nella speranza di dormire meglio.
Si sent riavere quando le dissero che Letizia
era fuori a pranzo con degli amici, e rifiutando
di cenare sal subito in camera sua.
Si spogli in fretta e s'infil a letto.
 l'ultima volta che mi lascio ridurre in questo
stato pietoso, ella disse a se stessa, mentre
le lacrime le empivano di nuovo gli occhi. Domani
e sempre mi chiuder in me stessa, mostrando
al mondo un viso coraggioso e sereno.
Cunningham era stato crudele con lei, quel
giorno, ma ella lo perdonava di tutto cuore, e
anzi lo amava pi di prima. Sapeva che per lui
sarebbe stato facilissimo dire tutta la verit a
Miriam e ritornare agli occhi di lei quello che
era prima; ma John era forte. Amava Miriam
ed era pronto a sacrificarsi per il suo bene.
Piumetta provava un certo conforto pensando
che se egli l'aveva legata a una bandiera, questa
bandiera ora era diventata anche la sua, e quindi
erano compagni nella stessa vicenda. Questo pensiero
era fisso nella sua mente quando, stanca
morta, alla fine si addorment.


Capitolo 14.

Il resto della settimana trascorse senza nessun
fatto notevole, salvo che Letizia, avendo saputo
che la sorella di Aroldo era una scrittrice abbastanza
conosciuta, insist perch venissero
tutti e due a pranzo a casa sua.
- Mi  sempre piaciuta la gente che fa qualcosa,
- ella disse a Piumetta. - La signorina
Gray potrebbe diventare una celebrit; non si
sa mai. -
Ella scrisse un biglietto gentilissimo a Viviana
la quale poi lo mostr a Piumetta.
- Vostra madre  molto gentile, - disse. -
Credete per che io potrei rifiutare? Non posseggo
un vestito da sera. Tutti i miei amici
sono alla buona: e anche il vestito da societ
di Aroldo ha veduto i suoi bei giorni molto ma
molto tempo fa.
- Avrei piacere che veniste, - rispose Piumetta.
Ella sapeva che a Letizia sarebbe piaciuta
l'originalit eccezionale di Viviana, essendo una
novit per lei. Cosicch quando Viviana le promise
di pettinarsi per bene e di mettersi il suo
vestito migliore, Piumetta protest.
- Non lo fate, ve ne prego. Venite come state
sempre. Non ci saremo che Letizia ed io, senza
nessuno di fuori. Mettetevi il solito vestito nero
con la sciarpa a colori: vi sta tanto bene, ve lo
assicuro! -
Piumetta si affann poi ad avvertire Letizia,
spiegandole che i suoi nuovi amici non erano del
suo solito genere.
- Sono persone alla buona. Viviana non possiede
un vestito da sera. -
Letizia fulmin la figliuola con un'occhiata
gelida.
- Vuoi forse insegnarmi il modo di comportarmi
verso di loro? - le chiese.
Piumetta non insist, ma era un po' preoccupata.
Letizia dava tanta importanza alle cose
esteriori! Le stanze abitate dai Baker l'avrebbero
fatta inorridire.
Tuttavia, ella si comport benissimo. Si dette
perfino la premura di leggere due libri di Viviana
prima che la scrittrice venisse a pranzo
da lei, e sebbene l'annoiassero molto perch trattavano
di gente comune e non di milionari che
vivevano nel quartiere elegante di Londra e
mangiavano sui piatti d'oro, cerc di ricordare
l'intreccio di quei romanzi per poterne parlare
e discutere con l'autrice. Ma rimase perplessa
vedendo che Viviana non si dava nessun sussiego
ed era anzi piuttosto impacciata quando Letizia
parl con enfasi e ammirazione di coloro che
sanno scrivere.
- Certo,  un gran dono, - prese a dire con
fervore - un dono magnifico che ho sempre invidiato.
Quando ero bambina pensavo che avrei
saputo scrivere novelle; avevo molta fantasia;
ma presi marito tanto presto, sacrificando ogni
mia ambizione. -
Viviana dichiar molto semplicemente che per
lei scrivere era una cosa come un'altra per far
denaro, e nulla pi.
- Sono felice di vendere quello che scrivo, -
ella disse sorridendo a Letizia che la guardava
a occhi spalancati. - Ma so bene che non valgo
gran che. Sono sicura che non passer ai posteri!
- soggiunse con un'allegra risata.
- Siete troppo modesta, - dichiar Letizia
per complimento. - E la modestia  tanto rara
ai giorni nostri!
- Non so, - rispose Viviana. - Tutti i miei
amici sono semplici come me. Alcuni sono pittori,
altri musicisti, uno  disegnatore di figurini. -
Letizia s'interess molto di quest'ultimo; l'argomento
vestiti aveva sempre avuto per lei
un gran fascino
Quando ebbero finito di pranzare, rimase sempre
a fianco di Viviana, e fin col chiedere il favore
di farle conoscere quel suo amico. Le disse
che non aveva mai trovato modelli di vestiti perfettamente
di suo gusto, e che era stato il sogno
di tutta la sua vita imbattersi in un disegnatore
che sapesse creare qualche modello esclusivamente
per lei.
Viviana l'ascolt con apparente interessamento
mentre in cuor suo si divertiva alle sue spalle.
Le capitava di rado di trovarsi con donne del
genere di Letizia, frivole e quasi puerili.
Ma nell'insieme quella serata riusc benissimo,
e fu in special modo soddisfacente per
Aroldo. Aveva avuto Piumetta tutta per s durante
quasi tutta la sera, ed ella gli aveva promesso
di uscire con lui il sabato seguente, poich
il sabato Aroldo era libero.
Faremo colazione insieme, poi andremo al
teatro, egli si proponeva poi...
- Va bene, siamo intesi, dunque, - ella disse
sorridendo.
- Forse potremmo chiedere all'amico John e
a Viviana di fare una cenetta con noi, no? -
Ma il viso di Piumetta si rannuvol.
- Come volete; - ella rispose - ma credo
che Cunningham non accetter, se ci sono io...
- Che sciocchezze! - esclam Aroldo, e rise.
- Voi gli piacete, lo so; mi ha parlato spesso
di voi quando ci trovavamo insieme, prima che
andasse in Affrica.
- Ma ora  un'altra cosa.
- Perch? Voi non c'entrate affatto, se... -
Non fin la frase, ricordandosi che Viviana lo
aveva avvertito di non parlare di Miriam.
- Se non vi fa piacere, non gli dir niente,
- soggiunse gentilmente.
Ma Piumetta gli disse:
- Diteglielo pure, se volete. -
Tanto, era sicura che John non sarebbe venuto;
da una parte era quello che sperava, e
dall'altra le pareva un secolo di non averlo visto.
Senza accorgersene, ogni volta che andava fuori
scrutava il viso di tutti quelli che passavano,
osservava ogni uomo che guidava un'automobile,
per vedere se, per caso, fosse lui.
Letizia non finiva pi di parlare dei Baker
dopo che questi furono andati via.
- La signorina Gray  una donna molto intelligente,
- ella disse. - Mi ha capita subito.
Mi rallegro per i tuoi nuovi amici, Piumetta.
- Mi fa molto piacere, - rispose la fanciulla,
ma in cuor suo era pentita di averglieli
presentati poich avrebbe preferito tenerli tutti
per s.
- Il fratello, - continu Letizia -  di certo
innamorato di te.
- Macch! - esclam sorpresa Piumetta. -
Se ci conosciamo appena!
- L'amore non si misura col tempo, - dichiar
la madre. - Tuo padre mi diceva che si
era innamorato di me la prima volta che mi
vide, prima ancora di sapere come mi chiamavo.
- Ma io non sono bella come te. -
Letizia la guard con aria scrutatrice.
- Del resto, sei un tipo anche tu, - ella
disse con condiscendenza. - Oggi, per esempio,
ti ho guardata pi volte, e posso dirti che sei
veramente graziosa. Hai bisogno di essere animata:
in te ci che vale  l'espressione. -
S'interruppe, ma soggiunse subito:
- Credo per che non abbia denaro.
- Neanche un soldo, - disse Piumetta allegramente.
- E tu sei innamorata di lui? - le chiese
Letizia con un sospiro.
- Neanche per sogno.
- Qualche volta mi domando se tu ti innamorerai
mai di nessuno, - brontol Letizia.
- Spero di no, - rispose Piumetta con calore.
Eppure provava un'impressione piacevole a
pensare che Aroldo fosse innamorato di lei...
un pochino pochino. Era un'esagerazione di Letizia
dire che lo fosse sul serio; si conoscevano
appena; ma anche una semplice amicizia era gi
una gran cosa, ora che il mondo le pareva cos
desolatamente vuoto.
Il sabato mattina, quando stava per uscire al
fine d'incontrarsi con Aroldo, Letizia la mand
a chiamare.
Letizia era a letto; stava sempre a letto un
giorno della settimana, perch diceva che quel
riposo la manteneva giovane; e siccome di solito
non voleva vedere nessuno n parlare con
nessuno, Piumetta rimase un po' sorpresa a
quella chiamata.
- Mi volevi? - domand entrando in camera.
- Certo, se ti ho fatta chiamare, - rispose
Letizia con impazienza.
Tir fuori di sotto il guanciale di piuma una
lettera e gliela porse.
-  bene che tu legga questa;  di Miriam.
Finalmente ha scritto anche a me. Dice che sono
sulla via del ritorno e arriveranno a Londra luned
sera. -
 
Capitolo 15.

Piumetta rimase di stucco. Ebbe l'impressione
di una doccia fredda rovesciatasi sulla tranquilla
gioia che le dava il pensiero di trascorrere una
giornata con Aroldo Baker. Egli le aveva telefonato
la mattina presto per dirle, tutto eccitato,
che aveva comprato una piccola automobile.
Una macchina un po' vecchia. Ma che cosa
ne direste... se facessimo una bella gita in campagna,
invece di andare al teatro?  una giornata
bellissima.
Piumetta gli aveva dichiarato con sincerit
che lo preferiva anche lei. Cosicch, un momento
prima lo aveva udito giungere, con gran fracasso
e stridore di freni, e fermarsi alla sua
porta.
Ed ora qualcosa le diceva in cuore:
Vedi, non potrai mai pi rallegrarti di
niente!... Verr sempre qualcosa a guastarti
ogni gioia.
Letizia l'apostrof, incollerita.
- Ebbene, perch stai l imbambolata? Trovi
qualcosa da ridire perch Miriam ha scritto a
me? Puoi leggere la lettera; ti ho fatta chiamare
per questo. Non gi che mi scriva qualcosa
di particolarmente interessante; dice soltanto
che torneranno luned sera e scenderanno
al Claridge, dove resteranno fino a quando non
avranno trovato una casa a modo loro. - Letizia
sospir. - Vorrei potermelo permettere anch'io
il lusso di alloggiare al Claridge! -
Piumetta stette l l per rispondere: Potresti
benissimo, se tu volessi; ma si trattenne a
tempo e prese la lettera di sua sorella. Erano
poche righe e non troppo affettuose.
Mia cara Letizia,
Teddie ed io torneremo a Londra. Arriveremo
luned sera, e per il momento alloggeremo al Claridge, fino a quando non avremo trovato una
casa adatta. Ti telefoner appena arrivata.
Tanti baci.
Miriam.
Non aveva scritto Miriam Lathom. Piumetta
l'osserv subito, e quella piccola omissione
le strinse il cuore. Se Miriam fosse stata
davvero felice, si sarebbe certamente firmata col
suo nuovo nome di sposa.
- Non potremo andare alla stazione, - ella
disse. - Non ha messo l'ora dell'arrivo.
- Sai bene quanto io abbia a noia di andare
a prendere la gente alla stazione, - disse Letizia
con aria di vittima. - Non ho mai capito
il gusto di star l sul marciapiede a guardarsi
intorno da stupidi, cercando di trovare qualcosa
di ragionevole da dire. Certamente ci inviteranno
a pranzo... sar un piacevole diversivo;
almeno cos manger qualcosa di buono, invece
dei soliti cibi immangiabili di questa nostra
cuoca buona a nulla. Anzi, sar bene che mi decida
a licenziarla. -
Quando era di malumore, Letizia minacciava
sempre di licenziare la cuoca, ma Piumetta sapeva
che non ne avrebbe fatto di nulla: quella
donna era in casa loro da dieci anni.
- Ed ora, - ella disse - se non hai bisogno
di me, io me ne andrei.
- Ti chiedo mai qualcosa? - protest Letizia
con voce lamentosa. -  certo che nessuno
potrebbe dar meno noia di me. Avresti dovuto
avere una mamma come m'intendo io. -
Piumetta cel un sorrisetto.
- Ebbene, io vado via, - ella disse. - Forse
torner a casa un po' tardi, ma non ne sono sicura...
- Il che vuol dire che ne sei sicurissima, -
replic Letizia, la quale, rigirandosi dall'altra
parte, riaffond la testa tra i guanciali di trina
e chiuse gli occhi.
Piumetta scese le scale e usc dal portone:
Aroldo l'aspettava, seduto in un'automobile decrepita
e in malarnese che, le confess candidamente,
aveva comprata per dieci sterline ma che
gli dava poco affidamento di poter sempre raggiungere
la mta prefissa.
Piumetta non era in uno stato d'animo adatto
per criticare. Si sedette accanto a lui, felice della
sua allegra compagnia, e gli chiese dove sarebbero
andati.
- Dove volete. Usciremo da Londra e poi decideremo.
Io detesto Londra, - egli disse con
aria sbarazzina. - Se un giorno avr abbastanza
denaro, mi comprer una casetta in campagna,
con un bel giardino...
- A Viviana piacerebbe?
- No. Lei dice che ogni sua ispirazione svanisce
appena ella mette piede in campagna; ma
questo non importa. Viviamo insieme ora, per
economia. Io le voglio un gran bene, certo, ma
le nostre idee sono tanto diverse!
- Quali sono le vostre idee?
- Ecco... - egli rispose un po' timido
- ecco, a me piacerebbe una casa, una casetta
piccola, con mobili e accessori graziosi, e una
cameriera col grembiulino e la crestina bianca
che aprisse la porta quando viene qualcuno, e
un bel cane che mi facesse tante feste quando
torno a casa. Temo di sembrarvi stupido, no?
- Tutt'altro! - disse Piumetta gentilmente.
- Ma a me non piacerebbe viver sola in campagna.
- Ma io spero di non viverci solo! -
Piumetta non raccolse l'allusione. Pensava alla
semplicit delle aspirazioni di Baker, e che sarebbe
ingiusto se egli non dovesse raggiungere
facilmente il loro compimento. Una casetta, una
cameriera, col grembiulino bianco e un cane!
Ella lo guard sorridendogli. Le sue idee su
una casa propria erano sempre state ben altre:
ella fantasticava di una bella casa, grande, a
Londra, con un maggiordomo... poi una grossa
automobile lussuosa, ultimo modello, che guiderebbe
da s; e tanti tanti vestiti. Moltissimi
amici, inviti, divertimenti. Ma ora capiva che
anche tutto quello sfarzo sarebbe stato una ridicola
piccola cosa, se ella dovesse viver sola.
Poi pens a John Cunningham, e cap che si
sarebbe contentata di avere soltanto due stanzette,
anche pi modeste di quelle di Viviana,
pur che ci fosse stato lui.
- Viviana dice che hanno importanza le
persone e non il luogo dove viviamo, - le spieg
Aroldo.
- La penso anch'io cos, - rispose Piumetta.
-  vero, - egli assent. - Vorrei vivere in
un luogo piacevole con chi piace a me.
- Forse  un desiderio troppo bello, - sospir
Piumetta.
Egli le carezz una mano.
- Vi sono entrati i nervi? - le chiese affettuosamente.
La fanciulla chin la testa.
- Che volete? Oggi abbiamo saputo che mia
sorella  sulla via del ritorno e che arriver luned.
- Sicch, voi dovrete dirle la verit.
- S-
- Mi dispiace. Vorrei poterlo fare io per voi.
- Siete molto buono.
- Non  giusto - egli disse arrossendo -
che una fanciullina come voi sia costretta a un
compito cos difficile. Vostra madre non potrebbe?...
- Letizia? - disse Piumetta ridendo. - Temo
di no; capirete bene, lei non sa... -
Non fin la frase, accorgendosi! di aver gi
detto troppo.
- Non sa che cosa? - le chiese Aroldo.
- Non comprende Miriam, come la comprendo
io.
- Voi amate molto vostra sorella?
- S. Siamo sempre state insieme, per tutta
la vita, ed io l'ho sempre protetta.
- Ma  maggiore di et a voi?
- Di un anno solo, - disse Piumetta. - Per
 pi giovane di me in tutto il resto.  sempre
ricorsa a me per ogni consiglio... Vi pare una
cosa stupida?
- No; ma penso appunto: voi a chi chiedete
consiglio?
- A nessuno.
- Non ne avete mai bisogno, forse?
- Oh, ne avrei spesso! -
Egli pos di nuovo la mano su quella della fanciulla
e ve la tenne a lungo.
- Non posso far niente, io? - le domand.
Piumetta scosse la testa.
- Ve lo direi, qualora! - e ritrasse la mano
da quella di lui. - Siamo gi fuori di Londra,
no?
- S. Siamo a Kingston By-Pass. Vi propongo
una cosa: proseguiamo fino a Leatherhead e l
prenderemo il t... Ci sono tanti alberi, e credo
che ci staremo bene.
- S, s.
- Viviana ci aspetta a cena; mi dispiaceva
di dirle di no. Ieri sera telefonai a John, ma era
fuori, e gli lasciai detto che venisse anche lui.
La nostra casa  troppo rozza e semplice per un
tipo come quello, abituato a tutto ci che v' di
pi fine, di pi squisito; ma non ci far caso,
spero. E poi, se  decente per voi, pu esserlo
anche per John.
- Gli avete detto che ci sar anch'io? -
chiese Piumetta con ansia.
- No.
- Forse non sarebbe venuto.
- Lo dite come se speraste che non venisse.
Non vi  simpatico, forse?
- S, ma... sarebbe un po' imbarazzante.
- Non avete niente da rimproverarvi, voi; che
colpa ne avete? -
Piumetta non rispose, ma non pot fare a
meno di chiedersi se quell'uomo, trovandosi nei
panni di John, avrebbe detto ugualmente con
tanta gentilezza non avete niente da rimproverarvi,
voi. Qualcosa, nell'animo, le diceva di s.
Ella si rannicchi un poco pi vicina a lui.
- Avete freddo? - le chiese Aroldo con premura.
- No, grazie. Sto benissimo.
-  un povero vecchio carrettone, questa
macchina, - egli disse allegramente - ma 
sempre meglio che niente. Mi piacerebbe una
bella automobile come quella di John; l'avete
vista?
- S, se  la stessa che aveva prima di partire.
- Deve essere una gran bella cosa poter cambiare
la macchina quando uno vuole.
- Ma non vi affezionate alla vostra macchina?
Io credo che, se l'avessi, non desidererei mai di
cambiarla.
- Credo che a voi sia caro tutto ci che vi
appartiene, no?
- Oh, no davvero! - proruppe Piumetta con
enfasi. - Non sono affatto cos... intendo dire,
non ho certi sentimentalismi. Quasi tutti, anzi,
mi credono di carattere freddo e indifferente.
- Quelli che non vi conoscono, - dichiar
Aroldo ridendo.
- Dite sempre delle cose gentili, voi? - gli
chiese Piumetta un po' soprapensiero.
- Alle persone che mi piacciono... -
Vi fu un breve silenzio, poi a un tratto egli
esclam:
- Guardate quegli alberi, guardate come sono
belli, cos verdi, sullo sfondo azzurro del cielo!
- Col loro manto primaverile... - disse Piumetta.
Il giovane ferm per un momento la macchina
per ammirare il paesaggio. Tutto appariva fresco,
giovane, come se il mondo fosse stato creato
allora.
Piumetta si sent un nodo alla gola e, spaventata
dalla commozione che voleva sopraffarla,
s'affrett a dire:
- Muoio dalla voglia di una tazza di t. -
Aroldo fu riscosso dai suoi pensieri.
- Avete ragione; - egli disse - andiamo! -
Il vecchio trespolo si rimise in moto, dirigendosi
verso una casetta che si vedeva in lontananza,
da un lato della strada.
- Che ne dite? Se non vi piace, potremo proseguire
fino a un albergo che c' pi gi; ma...
- Preferisco questo, - disse Piumetta.
Entrarono in una stanzetta col soffitto basso,
e una ragazza dallo sguardo timido serv loro
subito il t.
- Desiderate della marmellata? - ella chiese.
- Oh, s, mi piace tanto! - esclam Piumetta con entusiasmo.
- Che bambina! - disse Aroldo guardandola
con affettuoso compiacimento.
- Mi sento giovane, oggi, - dichiar Piumetta
con vivacit. - Dev'esser merito della
vostra serena compagnia.
- Non vi sentite sempre giovane? Eppure dovrebbe esser cos!
- Talvolta mi sento vecchia decrepita. L'altro
giorno... quando... dopo essere stata col signor
Cunningham, tornai a casa, mi guardai allo
specchio per vedere se per caso i miei capelli
non fossero grigi.
- Che cosa c' stato di tanto triste nel vostro
incontro con lui?
- Qualcosa di molto triste.
- Ha avuto un bel colpo, poveretto!
-  vero.
- Ma si riavr presto! - esclam Aroldo.
- Quando mi accade qualcosa, anch'io mi consolo
sempre col pensiero che sapr riavermi e che nessun
male  eterno. -
Gli occhi azzurri di Piumetta fissarono seri
seri! quelli di lui.
- Lo credete davvero? - ella chiese.
- S.
- Sicch, non pensate, non credete che un
cuore possa spezzarsi per sempre?
- No, non lo credo, - egli disse dopo un attimo
di incertezza. - Se fossero stati sposati,
certo allora sarebbe stato pi grave; ma in fondo,
si conoscevano ancora cos poco, non  vero?
- Da pochi mesi. Erano stati fidanzati una
settimana. Ma credo che fossero molto innamorati
tutti e due, molto molto.
- Povero John!
- Non volete un po' di marmellata?  ottima; deve esser fatta in casa, - disse Piumetta
a un tratto, temendo che la conversazione sdrucciolasse
su un argomento pericoloso.
- Lasciate che ve la metta io nel piatto, -
disse Aroldo - altrimenti vi sporcate le dita. -
Risero entrambi, e la nube, per il momento,
parve dispersa.
Il pomeriggio era gi inoltrato quando uscirono
dalla casetta, e l'automobile, essendosi
freddata e reumatizzata, come disse Aroldo,
non voleva ripartire; alfine, dopo una diecina
di minuti di lusinghe e di tentativi fatti da
Aroldo, si decise a mandare una specie di rombo.
- Deve farlo questo fracasso? - domand
Piumetta dubbiosa.
Egli la rassicur che tutto procedeva normalmente;
e difatti di l a poco, con qualche sobbalzo
e molti scossoni, ripresero la strada.
-  stato un pomeriggio incantevole, - disse
Piumetta.
Intanto la fanciulla si chiedeva se Aroldo si
sarebbe offeso molto se lo avesse pregato di riaccompagnarla
direttamente a casa, invece di tornare
da Viviana per la cena. Ella inorridiva al
pensiero che forse vi sarebbe stato John; ma queste
idee svanirono a un tratto quando, con uno
scoppio finale, l'automobile si ferm definitivamente,
per buona fortuna a pochi passi di distanza
da un'officina meccanica.
Visto inutile ogni tentativo, Aroldo chiam un
meccanico. L'uomo guard la macchina con aria
di disprezzo, e Aroldo gli disse:
-  mal ridotta, lo so, ma avremmo urgenza
di tornare a Londra. -
Per pi di un'ora, Piumetta, con santa pazienza,
stette seduta sul margine della strada,
mentre i due uomini, con le teste dentro il cofano
e muniti di svariati arnesi battevano, spingevano,
frugavano nel motore. Alla fine il meccanico
disse:
- Credo che vi riporter a casa, se andate
adagio, signore; ma quello che occorrerebbe...
- Un motore nuovo, - fin Aroldo ridendo.
- Lo so; ma  proprio quello che non posso permettermi. -
Poi, rivolto a Piumetta, soggiunse:
- Scusatemi, mi dispiace tanto. -
La fanciulla era un po' infreddolita quando ripartirono.
Era quasi buio, e i rami dei grossi
alberi ai lati della strada sembrava si chinassero
su di loro come braccia minacciose. La fanciulla
rabbrivid senza volere, e Aroldo le chiese preoccupato:
- Avete freddo? Avrei dovuto portare una
coperta. Scusatemi; ma da Viviana troveremo
certo un bel fuoco acceso. -
Giunsero a Londra alle otto e mezzo.
- Non sarebbe meglio che andassi direttamente
a casa? - disse Piumetta.
- No, no! -
Nella voce di Aroldo c'era tanta delusione, che
Piumetta non insist; e la macchina volt in
Fulham Road.
Piumetta guard in su, alle finestre della vecchia
alta casa, con grande apprensione: c'era
ancora John, oppure sapendo che lei doveva venire
se n'era gi andato? Ma i suoi timori erano
vani, poich Viviana era ad aspettarli sola sola
nella stanzetta ben riscaldata. La cena era
pronta e il fuoco ardeva allegramente.
- Poveri figliuoli, dovete esser gelati! -
esclam Viviana. - Datemi il cappello e la
cappa, Piumetta, e avvicinate una sedia al fuoco.
Scommetto che Aroldo s'era dimenticato di
prendere una coperta. Forse non la possediamo
nemmeno! Ho preparato uova, prosciutto e patatine
fritte per cena; vi va?
- Benissimo, - disse Piumetta.
La fanciulla era stata presa dalla sonnolenza
al tepore di quella stanza, e per un momento
chiuse gli occhi. Si sarebbe addormentata subito!
Sentiva che il sonno le chiudeva le palpebre, e
forse si addorment davvero, poich trasal alla
voce di Viviana che a un tratto le disse:
- Svegliatevi, cocchina, la cena  pronta. -
Piumetta si alz con un sobbalzo, ancora insonnolita.
-  stato il caldo, - cerc di scusarsi. -
Ma ho proprio appetito. -
La tavola era apparecchiata per quattro.
- Deve venire qualcun altro? - domand
Piumetta un po' inquieta.
- Credevo che venisse John, - le spieg Viviana
- ma ormai  troppo tardi. -
Piumetta mand un respiro di sollievo e cominci
a mangiare le uova col prosciutto che
erano cucinate alla perfezione.
- Non avrebbero potuto cucinarle meglio
neanche al Claridge! - esclam Aroldo.
Claridge! Piumetta pens a Miriam, e di nuovo
il gelo si insinu nel suo cuore. Le pareva che
la vita sarebbe sempre stata cos, da allora in
avanti: ogni volta che si sentiva un po' contenta,
o per lo meno tranquilla, doveva sempre venire
qualcosa a risvegliare i suoi ricordi spiacevoli.
- Volete dell'altro caff? - domand Viviana.
- S, grazie.
- Ottimo anche il caff! - dichiar Aroldo.
-  la mia specialit, - disse Viviana.
- Chi si loda... Zitti!... Dev'esser John. -
La giovane donna tacque, col bricco del caff
in mano, ponendosi in ascolto dei passi che risonavano
fuori nel pianerottolo.
Tutti tesero gli orecchi, e Piumetta sent che
diventava pallida come una morta. Poi qualcuno
buss alla porta.
-  permesso? -
Aroldo spinse bruscamente indietro la sedia
e balz in piedi.
-  proprio John! - esclam tutto felice.
- Sono in ritardo... - cominci a dire John,
scusandosi - ma ho gi cenato. Credevo... -
S'interruppe, perch i suoi occhi s'erano posati
su Piumetta; alla fantasia eccitata della
fanciulla parve di scorgere che il viso di lui si
facesse duro e ostile.
- Buona sera! - egli le disse, serio.
- Buona sera. -
Nessuno dei due fece l'atto di tender la mano.
Poi John preg gli amici di continuare a mangiare,
e intanto lui, se non disturbava, avrebbe
fumato.
Aroldo cominci a narrargli della sua disavventura
con la macchina.
- Un giorno o l'altro si fermer definitivamente,
- egli disse. - Oggi l'abbiamo scampata
per miracolo; ma temo proprio di aver fatto
un cattivo acquisto.
- Infine, siete tornati sani e salvi a casa, -
intervenne Viviana. - Gradireste qualcosa da
bere, John? Non abbiamo che birra, per.
- Per me va benissimo. -
John parl quasi sempre con Viviana, e Piumetta
stava a guardarlo. Osservava che, sebbene
in quella modesta stanzetta egli sembrasse
fuori posto, pure vi si trovava come a casa propria,
seduto su quella poltroncina un po' traballante,
a fumare placidamente la sua pipetta.
Ella credeva di ascoltare tutto ci che John
diceva; ma dopo si accorse di non ricordare affatto
di che cosa aveva parlato con Viviana, n
se lei aveva preso parte alla conversazione. Era
stato tutto un sogno? Oppure tornava ora in s
dopo un lungo deliquio? Piumetta s'era svenuta
una sola volta in vita sua, quando, sciando, si
era slogata una caviglia, e si ricordava bene la
strana impressione del ritorno alla vita: per
un poco tutto le era sembrato irreale e confuso.
In quel momento provava la stessa cosa: le pareva
di guardare John da una grande distanza,
di udirne la voce di lontano lontano. Alfine ella
si alz.
- Devo andar via. Che ore sono?
- Le undici.  presto, - le rispose Viviana.
- No, no, devo proprio andare, - insist Piumetta,
guardando Aroldo. - Volete, per favore,
chiamarmi un tass?
- Vi accompagno io, - egli si affrett a dire.
- La mia macchina  gi, se qualcuno non me
l'ha rubata, - soggiunse con spirito.
- Sar bene che prima tu vada a provare se
si mette in moto, - lo ammon la sorella.
Aroldo usc e Viviana and alla finestra e scost
le tendine per guardare gi nella strada
quieta e deserta.
A un tratto scoppi in una risata.
- La Rolls di Aroldo sembra un parente povero,
accanto alla macchina di John, - ella
disse. - Come siete stato crudele a metterla cos
vicino all'altra, John! -
Aroldo ritorn in casa, un po' rosso in viso e
affannato.
- Non vuol partire. Andr a prendere un
tass.
- C' la mia macchina; - disse John alzandosi
- accompagno io a casa la signorina Linnie.
Non  neppure fuor di strada per me, -
soggiunse con freddezza.
Piumetta fece di tutto per rifiutare.
- Non importa. Anzi, preferisco di no. Prender
un tass. -
Ma appena ebbe detto queste parole si ricord
con sgomento che non aveva denaro.
- Ma no, John vi accompagna, - disse Viviana
con la sua solita calma. - Vi far piacere
una gita nella sua macchina, dopo quella
nel trabiccolo di Aroldo! -
Fu vana ogni protesta di Piumetta, e poco
dopo John e lei partirono con l'automobile.
- Scusatemi se ho guastato i vostri propositi, -
disse Cunningham tranquillamente.
- Forse preferivate andare con Aroldo.
- Mi  indifferente, - rispose Piumetta.
Ella sedeva eretta sulla persona e guardava
dritto davanti a s. Avrebbe voluto che quella
gita finisse subito, e nello stesso tempo desiderava
che la casa di Letizia fosse miglia e miglia
lontano.
Nessuno dei due parl pi per un pezzo, finch
Piumetta, presa dalla disperazione, disse:
- Credo di dovervi avvertire che... Miriam
ritorna luned; per il momento allogger al Claridge,
finch non avranno trovato una casa. -
Vi fu un po' di silenzio, poi Cunningham disse
con indifferenza:
-  bello il Claridge. ,-
Piumetta si volt di scatto per guardarlo, ma
era troppo buio perch potesse distinguere il suo
viso.
- Non ci sono mai stata.
-  uno dei migliori alberghi di Londra. -
 proprio un uomo di sasso? pens Piumetta.
Oppure in cuor suo prova lo stesso senso
di disperazione che provo io?
La fanciulla disse allora:
- Credo che dovr dirle io... oppure potrebbe
parlarle qualcun altro? -
Nonostante tutto, nelle sue ultime parole c'era
un barlume di speranza.
- Dirle che cosa? - chiese Cunningham.
La fanciulla sent un tuffo al cuore.
- Perch non volete intendere? - proruppe
con accento disperato. - Sapete benissimo a
che cosa alludo. Qualcuno deve pur dire a Miriam
che voi... che voi siete vivo. -
Egli fece una risatina.
- Pensate forse che vada io stesso all'albergo
a recarle la bella notizia? - le chiese John. -
Credo che sarebbe poco opportuno. Del resto io
non ho pi niente a che fare con vostra sorella,
ormai. Non  affar mio... - Egli si sporse un
poco dal finestrino guardando nella strada.
- Mi pare che siamo arrivati. -
Ma Piumetta non fece l'atto di muoversi, e
disse con voce soffocata:
- Non v'importa proprio niente? Non posso
crederlo. Speravo che mi avreste aiutata.
- Me lo avete gi detto. -
La fanciulla non riusc a trattenere un singhiozzo
e si volt per aprire lo sportello; ma la
maniglia era dura, e Cunningham disse:
- Permettete! - e allungato un braccio gir
senza difficolt la maniglia.
Piumetta scese subito, tutta tremante e in lacrime.
Ella rimase in piedi vicino a lui nella strada,
mentre la luce di una lampada le illuminava il
visino sconvolto.
- Non vi chieder mai pi di aiutarmi, - ella
disse con la disperazione nel cuore. - Mai, mai
finch vivr.
- Mi fa molto piacere, - le rispose John.
Ella fugg via e sal di corsa le scale, mentre
Cunningham si sporse in avanti per stare a guardarla.
Una volta fece l'atto di muoversi come per
seguirla, ma si trattenne subito, rimanendo immobile
fino a quando vide aprire e poi richiudere
la porta di casa. Risal quindi in macchina,
ma anche quando fu nell'automobile rimase ancora
per un poco fermo, con uno strano sguardo
di sconfitta negli occhi, prima di riaccendere
il motore e ripartire.
 
Capitolo 16.

Ed ecco la mattina del luned.
Il luned sembra un giorno fatale per me,
pens Piumetta rabbrividendo, quando scese gi
per la colazione.
Letizia era rimasta a letto anche la domenica,
per essere pi bella e pi fresca quando si sarebbe
incontrata con Miriam. Piumetta aveva
trascorso quella domenica molto sola, e la giornata
le era parsa eterna. Avrebbe potuto telefonare
agli amici di venire, oppure sarebbe potuta
andare da lei qualcuno; ma non se l'era proprio
sentita. Prov a leggere, ma ogni cosa scritta
le pareva sciocca e inverosimile in confronto alla
realt della vita che si svolgeva intorno a lei.
Era andata parecchie volte nella camera della
mamma, ma Letizia non faceva che irritarla di
pi, fino a che la sera della domenica, Piumetta,
dalla disperazione prese parecchie compresse di
aspirina e and a letto sperando di addormentarsi
di un sonno profondo. La medicina invece
non ebbe altro effetto che quello di darle una
terribile palpitazione di cuore che la tenne sveglia
per tutta la notte che pareva non dovesse
finir mai.
La mattina del luned era un tempo splendido.
Odioso, odiosissimo sole! pens Piumetta,
guardando fuori dalla finestra.
Ma del resto, che cosa ne avrebbe ricavato se
fosse piovuto? Era persuasa che il tempo, qualunque
fosse, non avrebbe cambiato nulla. Tra
poche ore Miriam sarebbe giunta a Londra, tra
poche ore si sarebbero riviste, e allora ella
avrebbe dovuto dirle la verit.
All'ora di colazione Letizia si alz e si vest.
Sembra giovanissima e di ottimo umore,
pens Piumetta, e si domand come mai per alcuni
stare a letto avesse un effetto maraviglioso
di freschezza, e per altri l'effetto contrario.
Letizia aveva telefonato al Claridge per sapere
a che ora la sua figliuola era aspettata, e ritorn
dal telefono tutta sorrisi.
- Teddie ha prenotato un appartamento, -
ella disse. - Lo sapevo che avrebbe fatto le cose
alla grande, ma devo riconoscere che  molto piacevole.
Li aspettano per le sei. -
Si guard allo specchio; poi soggiunse:
- Spero che Miriam abbia comprato dei vestiti
a Parigi; ne aveva portati cos pochi con
s! Mi hanno detto che il bianco e il nero sono
di gran moda, e a Miriam il nero deve donare
molto, con i suoi capelli neri e la carnagione
pallida. Il nero sta molto bene anche a me... -
Aspett una parola di consenso di Piumetta;
ma poich la fanciulla non fece alcun commento,
ella riprese a dire:
- S, il nero sta molto bene anche a me. O
queste cose non ti interessano, forse?
- A te sta bene tutto, - rispose Piumetta;
poi soggiunse: - Che cosa pensi! che dir Miriam
quando sapr...
- Che cosa? -
La mente di Letizia era lontanissima dalla tragedia.
Piumetta si morse le labbra.
- Di John, - disse senza perder la pazienza.
Letizia si lisci con un dito una sottile ruga
sotto un occhio, poi rispose:
- Sono contenta che tu abbia smesso di chiamare
John signor Cunningham; dopo tutto
 stato vicinissimo a diventar tuo cognato.
- Che cosa pensi che dir o far Miriam?
- Che cosa vuoi che faccia o dica? - esclam
con leggerezza Letizia. - Ha avuto una gran
fortuna a sposare Teddie: egli  ricco e le vuol
bene. Che cosa potrebbe desiderare di pi una
ragazza?
- Di amarlo, - dichiar Piumetta.
Letizia si volt e la guard come se avesse
udito la cosa pi insensata di questo mondo.
- Amore  una parola di cui s' abusato
troppo, - ella sentenzi con voce lamentosa.
- E se lo consideri nella realt della vita, ti convincerai
che amore significa molto poco, sorprendentemente
poco. Certo, tutte le donne vorrebbero
amare l'uomo che sposano; ma credimi,
altre cose sono altrettanto necessarie. L'amore
muore sempre, ma il denaro, quando si vuole, si
pu far durare.
- Non credi che si possa far durare anche
l'amore? -
Letizia stette un po' soprapensiero; poi, sentendosi
in adeguata alla discussione, disse:
- Vorrei che tu non fossi cos esagerata. Miriam
 una ragazza sensibile, molto sensibile,
ma anche abbastanza ragionevole, e questo 
l'importante.
- Anche John  ricco, - osserv Piumetta.
- Hai proprio la mania di discutere e
contraddire sempre, - si lament Letizia. - E se
hai tanta paura di dire a Miriam che disgraziatamente
John  vivo...
- Disgraziatamente!
- Per Miriam, s, - spieg Letizia. - Se
hai paura di dirglielo, posso farlo benissimo io.
Dopo tutto sono sua madre. -
Guard Piumetta come se sperasse di esser
contraddetta.
Piumetta disse soltanto:
- Pensavo che... se ci invitano per stasera...
Non lo credo, ma pure, se lo facessero... pensavo
che tu potresti intrattenere Miriam, e intanto
io potrei dirlo a Teddie... prima.  tanto
buono, forse mi aiuterebbe, potrebbe suggerirmi
qualcosa... -
Non disse altro, poich aveva la dolorosa certezza
che nessuno al mondo avrebbe potuto aiutarla.
Ma Letizia replic bruscamente:
- La bont serve a poco quando si deve dare
una cattiva notizia. Mi dici che bont  quella
di tenere una persona nell'incertezza, in una
lenta tortura, quando una sola parola basta a
chiarire ogni cosa? -
Piumetta sent il sangue salirle al viso.
- Pensi dunque che io debba precipitarmi da
Miriam a dirle tutto a un tratto: John  vivo,
John  vivo?
- Ora sei ridicola e anche impertinente, - la
rimprover la madre, offesa. - Con te non si
ragiona e non si conclude nulla. La vita mi ha
insegnato a non attraversare mai un ponte prima
di esserci arrivata, - ella soggiunse, sperando
di aver citato esattamente quella massima che
aveva letto la mattina stessa in un almanacco.
- E se la vita  fatta tutta di ponti? - chiese
Piumetta.
- Non pu essere, - replic Letizia trionfante.
- Non far la stupida, Piumetta. -
E usc dalla stanza canterellando.
Da Letizia non posso aspettarmi nessun
aiuto, pens Piumetta rassegnata e maravigliandosi
di averlo potuto sperare. Certo, altre
madri avrebbero avuto pi comprensione di; lei.
Stette in casa tutto il pomeriggio in attesa, e
col timore di una telefonata che le annunziasse
l'arrivo di Miriam; ma vennero le sei, poi le
sette, e non ebbe nessuna notizia.
Alle sette e mezzo Letizia and da lei.
- Avevo detto alla cuoca che saremmo state
a pranzo fuori, - ella disse con voce lamentosa
- a pranzo al Claridge. Miriam  proprio imperdonabile.
Avrebbe pur dovuto capire che... -
In quel momento squill un campanello e Piumetta
disse, con la calma della disperazione:
- Il telefono.
- Sar quella mia cara bambina! - esclam
Letizia, stravagante come sempre.
Ella si precipit fuori della stanza in preda a
grande agitazione. Piumetta non si mosse, provando
ancora una volta quella strana impressione
da lei gi provata la notte in cui aveva
aspettato per tante ore di udire il rombo della
macchina di John: cio, che tutti i pori della
sua pelle fossero diventati tanti piccoli orecchi
tesi in ascolto.
Aveva gli occhi bellissimi, in quel momento,
cupi di preoccupazione e di spavento, accesi di
disperazione.
Ud Letizia che ostentava le sue risatine sciocche
e mandava esclamazioni eccitate.
- No! Davvero? Oh, cara piccina mia!...
Lui?... Maraviglioso! Lo so bene... Due ore?
S, s, noi s... ma certo... certo, ben volentieri.
Subito? Non perdo un minuto. -
Riattacc il ricevitore e torn da Piumetta,
con le guance accese e gli occhi lucenti.
- Ci aspettano per il pranzo. Lo sapevo bene
che ci avrebbero invitate! Ma sono cos fuori dal
mondo e dagli usi di oggigiorno, io, che non pensavo
come la gente oggi non pranzi mai prima
delle otto e anche pi tardi. Non occorre il vestito
da sera, mi ha detto; ma io mi metter
quello nero, scollato di dietro, guarnito di seta,
e il berrettino di velluto. Mi pare che mi stia
meglio di tutti, quello di velluto. Avverti che
chiamino un tass, fai presto. Oh, come sono agitata! -
Appena ebbe detto cos, usc in fretta dalla
stanza, e poco dopo Piumetta la segu.
Non occorre vestito da sera, aveva detto Miriam,
come se il vestito fosse la cosa pi importante.
Piumetta non avrebbe desiderato altro che
fuggire lontano e nascondersi dove non avessero
potuto pi trovarla.
Lasci aperta la porta della sua camera mentre
si cambiava il vestito, e attraverso il corridoio
Letizia la incalzava con un fuoco di fila di
domande:
- Sarebbe fuori di posto se mi mettessi i brillanti?
Forse  meglio soltanto il pendente e gli
orecchini, no? E i guanti, bianchi oppure neri?
Che cosa ne dici? Piumetta! Piumettaaaa! -
La sua voce si fece pi stridula del solito.
- Neri, - disse Piumetta.
Poi, non potendone pi, chiuse piano piano la
porta senza che Letizia se ne accorgesse.
Brillanti e vestito da sera... mentre due cuori
erano spezzati!
Per un momento sent che le era impossibile di
andare con la madre; le pareva di essere inchiodata
in quella camera; poi riprese coraggio.
Non  tanto male per me quanto per lei,
ella disse a se stessa. Lui non ama me.
Letizia incominci a tempestare alla porta:
- C' il tass... il tass. Dio mio, quanto ci metti!
- Sono pronta, - disse Piumetta che raggiunse
subito la madre nel corridoio.
- Sembri una martire cristiana che va al sacrificio,
- la rimprover Letizia. - Per amor
del cielo, sorridi e fai un viso un po' pi allegro.
Ti senti male? Che cos'hai?
- Niente, niente; sto bene. -
Letizia, con gran fruscio di seta, scese le scale,
fermandosi un attimo nell'atrio per darsi un ultimo
sguardo allo specchio.
- S, s, il nero mi sta molto bene, - ella
mormor. - Sono contenta di essere stata a
letto qualche giorno; questo riposo mi ha giovato
molto. -
Ella continu a chiacchierare per tutto il tragitto
in automobile fino all'albergo, mentre Piumetta
le rispondeva a monosillabi.
- Spero che ci saranno le ostriche, - disse
Letizia - oppure non sono di questa stagione?
C' una r in questo mese? Non so pi in quale
mese siamo. Se non c' una r, allora si mangia
il caviale. Che gioia!... Siamo arrivati? Che
bravo autista! Di solito prendono la strada pi
lunga per far girare di pi il tassametro. Paga
tu, Piumetta, e dagli una buona mancia. Sono
disposta alla generosit, stasera. -
Letizia era gi scomparsa attraverso la porta
girevole, e Piumetta rimase per un momento
sulla soglia, cercando di raccogliere tutto il suo
coraggio.
Il compito portiere la guard con aria un
po' sorpresa e vide che le labbra della fanciulla
si movevano; ma nonostante la sua pratica dei
pi svariati tipi, non avrebbe mai immaginato
che ella andava ripetendo tra s:
Non  tanto male per me quanto per lei.
Lui non ama me.
Ma anche quel pensiero era un conforto ben
magro per Piumetta.


Capitolo 17.

Nell'ampio vestibolo dell'albergo Letizia stava
parlando con un cameriere, e Piumetta ud che
diceva:
- Mia figlia e suo marito hanno qui un appartamento...
Gi, il signore e la signora Lathom.
Ci aspettano a pranzo, sapete...
- Volete rivolgervi alla direzione, signora? -
Letizia rise.
-  vero; quanto sono sciocca! Ma mi sento
cos agitata. Sapete,  tanto che non la vedo! -
La signora si rivolse al direttore, e anche a lui
ripet tutte quelle chiacchiere prima che Piumetta
potesse impedirglielo.
La fanciulla aspettava in silenzio, domandandosi
se sua madre avrebbe avuto tanta fretta di
rivedere Miriam se avesse saputo tutta la verit.
Il direttore stava telefonando, e Piumetta ud
che diceva:
- Il signor Lathom scende subito, signora.
- Grazie, grazie, - fece Letizia.
Poi ella si rivolse a Piumetta.
- Sto bene? Sai, la prima impressione 
quella che conta di pi. Da che parte scender
Teddie, che dici? -
Poi fece la stessa domanda a un domestico che
passava di l; come se Teddie avesse la scelta di
venir gi volando.
- Con l'ascensore, credo, signora.
- L'ascensore. Ma certo! E dov' l'ascensore? -
Ella cinguettava come un uccello. Ma con gran
sollievo di Piumetta tutta quella agitazione ebbe
fine ben presto con la comparsa della figura tarchiata
di Teddie che attraversava l'atrio e veniva
incontro a loro.
Letizia stava per corrergli incontro, ma si
trattenne per dire a Piumetta:
- Oh, non s' rivestito per il pranzo!... -
E prese un'aria molto delusa.
- Devi pensare che sono appena arrivati, -
la consol Piumetta. - Non avranno ancora
aperto le valige. -
Letizia riprese lo slancio, e porse la guancia
a Teddie perch la baciasse.
- Un bacio, no, Teddie? Siete mio genero,
ormai. Sembra incredibile! -
E fece una risatina scoppiettante.
Teddie la guard un po' sorpreso, ma le sfior
con le labbra la guancia incipriata.
- Come state? - egli chiese tanto per dire
qualcosa.
- Benissimo, benissimo, non  vero, Piumetta?
Vieni, vieni a dare un bacio a tuo cognato. -
Ma la fanciulla gli tese soltanto la mano.
Gli occhi dolci e buoni di Teddie si fissarono
sul viso di Piumetta.
- Non state bene, egli disse.
Teddie era sempre di poche parole.
- Sono tante notti che va a letto tardissimo,
- rispose Letizia per lei. - Glielo dico sempre,
ma  inutile... E dov' Miriam? Ardo, ardo dal
desiderio di rivederla!
- Viene subito, - disse Teddie. - Vogliamo
sederci, intanto? Posso offrirvi un aperitivo? -
Letizia diceva di s a tutto, e Piumetta era
un po' sorpresa e anche commossa vedendo che
gli occhi di sua madre si volgevano di continuo
all'ascensore. Voleva dunque tanto bene a Miriam?
Letizia non aveva mai dimostrato un
grande amore per nessuna delle figlie, ma forse
Miriam aveva acquistato agli occhi suoi molta
. pi importanza ora che era sposata con un uomo
ricco e abitava al Claridge.
- E come sta Miriam? Sta bene? Le  piaciuta
la Riviera? -
Letizia tempestava di domande il povero Teddie,
il quale si limitava a rispondere sempre con
le stesse parole:
- Bene, benissimo, benissimo. -
Infine (venne Miriam.
 bellissima! fu il primo pensiero di Piumetta.
Infatti, quasi tutti i signori si voltavano a
guardarla mentre attraversava la sala. Poi, con
un senso di sollievo Piumetta osserv che aveva
proprio ripreso il suo aspetto di prima e perduto
quell'aria di indifferenza per tutto, tanto dolorosamente
manifesta prima della sua partenza.
Aveva un vestito blu scuro, di ultimo modello,
Piumetta lo vide subito, e un piccolo tricorno
guarnito con un'ala di penne che le stava a maraviglia
sui bei capelli corvini. Camminava adagio,
e sorrise quando Letizia le and incontro
con un piccolo grido di gioia.
- Tesoro mio, finalmente! Come sei bella e
come stai bene! Sei radiosa! Teddie, tu hai fatto
miracoli. -
Teddie alz le sopracciglia e non rispose. Dopo
avere ossequiosamente baciato la madre, Miriam
si volse verso Piumetta.
- Oh, Piumetta! - ella disse in tono un
po' nervoso.
Piumetta avrebbe voluto che a un tratto tutte
le persone che si trovavano l sparissero per incanto; sarebbe voluta rimanere sola con Miriam.
Mille parole le urgevano alle labbra, ma non
seppe dire altro che:
- Oh, Miriam! -
E si baciarono.
Miriam si volse a suo marito.
- L'aperitivo, Teddie?
- Gi ordinato, - egli rispose guardando con
orgoglio sua moglie. - La testa va meglio? -
soggiunse poi.
- Molto meglio, grazie.
- Non mi sorprende che tu avessi mal di capo,
- intervenne Letizia, la quale non ammetteva
di essere esclusa dalla conversazione neppure per
un minuto. - Ebbi anch'io un'emicrania, una
emicrania terribile, quando tornai da Harrogate.
Non posso staccare gli occhi da te: sei magnifica!
-  il vestito nuovo, - disse Miriam.
Furono serviti gli aperitivi, e Letizia cominci
a fare un discorso:
- Auguro agli sposi novelli vita lunga e perenne
felicit. Oh, miei cari, sento che mi vien
da piangere... Mi ricordo con tanta commozione
del giorno in cui, tornando dalla mia luna di
miele... -
In realt non c'era neppure la minima somiglianza,
poich lei e l'irresponsabile stravagante
uomo erano arrivati a Londra con una
nebbia fittissima, e poich a .quel tempo essi
avevano pochi mezzi, erano andati in un albergo
di second'ordine e avevano subito cominciato a
bisticciare, appunto perch Letizia aveva osservato
che era di second'ordine.
- Non c' da piangere, mamma, - disse Miriam
calmissima. - E se siete pronti, potremo
andare subito a pranzo. Io ho un grande appetito. -
Buon segno che abbia appetito, pens
Piumetta, poich sapeva che quando una persona si
sente infelice non ha voglia di mangiare.
Passarono nella sala da pranzo, e Letizia non
fece che parlare per tutto il tempo. Quando il
cameriere venne per prendere gli ordini, ella
chiese subito se nel mese c'era una r.
- Aprile, - disse Teddie.
- Allora posso prendere delle ostriche, -
disse Letizia allegramente. - Io adoro le ostriche;
s, per favore, portatemene una dozzina. -
Poi cominci a parlare di Harrogate facendone
una descrizione minutissima, e raccont quello
che aveva fatto durante il suo soggiorno l. Nonostante
la sua gioia di rivedere Miriam, ella
non mostr neanche il minimo interessamento
per quello che sua figlia aveva fatto durante il
viaggio; alfine, per riprender fiato, lasci a Miriam
la possibilit di parlare.
- Sei dimagrata, Piumetta, - ella disse.
- Fa sempre tanto tardi la sera, - ricominci
a dire Letizia. - Lo credo, io, che diventa
magra! E certo non le sta bene. Ma  inutile
che io le dica qualcosa. Ha trovato certi nuovi
amici, ora, persone carine, devo riconoscerlo;
la sorella  una scrittrice famosa...
- Famosa, non ancora, - la interruppe Piumetta.
- Ma non parliamo di loro, adesso. Vorrei
piuttosto sapere qualcosa da Miriam.
-  stato un bel viaggio, - disse la giovane
sposa parlando per con una certa monotonia,
come se ripetesse una lezioncina imparata a memoria.
- Il tempo era bellissimo. Teddie ha rivisto
diverse persone di conoscenza, ed io ho
vinto un po' di denaro al Casin...
- Hai vinto?! - la interruppe di nuovo Letizia,
- Ecco una cosa che non mi  mai riuscita.
Una volta andai a Montecarlo, ci stetti
un mese e mezzo, e ogni notte regolarmente perdevo.
Alla fine mi persuasi che era pi conveniente
tornare a casa, e cos venni via. - Letizia
alz il bicchiere, guardando Teddie. -
Lunga vita e felicit! - ripet ancora con brio.
- Uhm! - fece Teddie.
- Dove pensate di stabilirvi? - domand Letizia.
- Certo, in citt; Eaton Square sarebbe
bello.  vero che l le case sono molto grandi...
- Sembrano mausolei, - osserv Teddie.
- Non ci abbiamo ancora pensato, - spieg
Miriam alla madre. - In citt, in ogni modo,
ma c' tempo. Per ora staremo qui, e intanto
cercheremo. -
Quando ebbero finito di pranzare, ella chiese
dove preferivano di prendere il caff: gi nel
l'atrio, oppure nel salottino del loro appartamento.
- Nel salottino, - si affrett a dire Letizia.
- Vorrei vedere i tuoi vestiti nuovi. Mi dicono
che a Parigi va di moda il bianco e il nero.
- S? Non lo so, - rispose Miriam distrattamente.
Piumetta sent una stretta al cuore.
Se Miriam, che aveva sempre sognato di comprare
i vestiti a Parigi, non aveva neanche osservato
quello che era di moda, di certo non era
felice.
Il salottino entusiasm Letizia che lo trov
proprio di suo gusto. Con esclamazioni e piccoli
gridi di ammirazione, andava qua e l, e
sembrava un uccellino che ha trovato un mucchietto
di briciole di pane.
- Ecco quello che intendo io, per lusso! -
ella disse con un sospiro. - Non c' da stupirsi
che non abbiate fretta di trovar casa. E quella
 la camera? - chiese, indicando una porta.
- S.
- Sei una sposina davvero fortunata! - ella
disse. - E Teddie  uno sposo altrettanto fortunato.
A guardarvi, sento proprio che il pi bel
sogno e la pi grande aspirazione della mia vita
si sono avverati. -
Avrebbe detto la stessa cosa anche se Miriam
avesse sposato un altro, purch fosse stato un
marito ricco. Cinse col braccio la vita sottile di
sua figlia, soggiungendo:
- Mostrami la camera, e tutte le belle cose
che hai comprate. Intanto Piumetta pu chiacchierare
con Teddie.
- Il caff, - disse Teddie.
E Letizia dimentic tutto il resto quando vide
che c'erano anche i liquori.
Si sedette nella poltrona pi comoda che trov,
preparandosi a gustare caff e liquori, mentre
Miriam diceva a sua sorella:
- Vieni a vedere la mia camera. Letizia star
qui tranquilla, - soggiunse a bassa voce.
Piumetta la segu in silenzio, e appena ebbero
richiuso la porta Miriam le chiese:
- Piumetta, siamo tornate come prima... tra
noi, non  vero? -
Piumetta l'abbracci, felice di poter nascondere
il viso alla sorella.
- Ma certo, come prima. -
Rimasero abbracciate in silenzio, finch Piumetta
si ritrasse per la prima. Ardeva dal desiderio
di domandare:
Sei felice?... Ti trovi bene?... Hai dimenticato?
Ma le parole le morivano sulle labbra, come
se Cunningham le stesse proprio alle spalle e le
impedisse di parlare.
- Ti ho portato un regalino, - disse Miriam
- s'intende, acquistato col denaro di Teddie.
Spero ti piacer. -
Cos dicendo mise in mano a Piumetta un
astuccio per sigarette, di smalto, col soprannome
di brillantini sul coperchio.
- Oh! - fece Piumetta, e nella sua esclamazione
c'era pi pena che gioia. -  bellissimo,
troppo bello per me. Mi pare non sia adatto a
me... voglio dire, al mio modo di vestire... -
Miriam rise.
- Ti comprer quanti vestiti vorrai. Teddie
ha molto denaro, ed  generosissimo; me ne d
pi di quanto possa desiderare.
- Ma non potrei permettere... ossia...
- Tu hai sempre condiviso tutto con me, -
le rispose Miriam.
Vi fu un breve silenzio, e Piumetta non ardiva
alzare gli occhi. Aveva il cuore pieno di vergogna;
tutto le appariva ingiusto, e tutto andava
a rovescio. Le pareva che Teddie facesse una
beffa. Piumetta gli voleva bene, ma lo considerava
un usurpatore: aveva rubato a un altro
uomo ci che gli spettava di diritto. Miriam
si trovava ora davanti allo specchio per togliersi
il cappello, e a un tratto, senza voltarsi, disse:
- Dopo, non ne parler pi, Piumetta, ma
prima devo sapere... altrimenti non avr mai
pace. Non m'importa pi di lui: ormai  finita
per sempre; ma devo sapere... Dimmi: hai
mai saputo altro di ci che  accaduto a John? -
Piumetta rimase impietrita: il momento tanto
temuto era giunto.
Si ricord vagamente di una scena veduta al
cinematografo, in cui un bianco cercava di sfuggire
ai negri che gli davano la caccia, e via via
il rullo dei tamburi si faceva sempre pi vicino,
finch arrivava la tragica fine.
Era cos anche per lei: non aveva pi via di
scampo.
- Piumetta! - la chiam Miriam, ed ella
con uno sforzo alz gli occhi.
- S... abbiamo sentito dire...
- Che cosa? -
Piumetta si port una mano alla gola come
se stesse per soffocare, e Miriam disse calma:
- Io credo di sapere... non so come, ma
credo di saperlo... che non  morto.  morto?
- No, - rispose Piumetta con un fil di voce.
Ella guardava sua sorella con occhi di agonizzante,
come se tutta la sua vita dipendesse
da quel momento.
Miriam prese il pettine e se lo pass sui capelli.
Piumetta vedeva il suo viso riflesso nel grande
specchio; e Miriam disse con calma:
- Lo sapevo. Talvolta si hanno dei presentimenti.
Ne ebbi la certezza improvvisa una sera
al Casin; non ridere di me, tu mi comprendi.
Non pensavo affatto a lui... non ci pensavo davvero,
e a un tratto mi parve di vedermelo accanto...
e capii.
- Oh, Dio! - bisbigli Piumetta.
Miriam la guard con un debole sorriso sulle
labbra.
- Sono contenta che sia vivo, - soggiunse,
sempre con la stessa voce pacata; poi a un
tratto divent rossa in viso e spalanc gli occhi.
- Piumetta! - ella disse. - Piumetta! - Si
alz e and presso la sorella. - Era vero...
ci che mi dicesti?... Oh, sai bene che cosa voglio
dire!
- S, vero. -
La personcina dritta di Miriam parve rilasciarsi
a un tratto come se fosse stata tagliata
una corda che fino allora l'avesse sostenuta.
- Grazie! - ella disse. - Questo volevo sapere;
volevo esserne certa. -
Ritorn allo specchio e si pass il piumino
della cipria sul viso; quando ricominci a parlare
la sua voce era diversa, nuova.
- Teddie  tanto buono. Letizia ha ragione
di dire che sono stata fortunata. Piace anche a
te, non  vero, Piumetta?
- S.
- Anche lui ti vuol bene, te l'ho scritto in
una lettera. Devi venire spesso da noi; egli pure
lo desidera.  un tipo un po' strano, ma ha un
vero affetto per te. Voglio che tu consideri la
mia casa, quando l'avr, come casa tua. Sei sempre
stata tanto buona con me. Condurrai con te
i tuoi amici, saranno tutti i benvenuti; e se potr
far qualcosa per te, qualunque cosa, me lo
dirai, non  vero? Io ti debbo molto. -
Piumetta si morse le labbra fino a farle sanguinare.
Qualcosa, dentro di lei, diceva:
Non  giusto, non  giusto! Perch devo soffrire
cos? Perch sono costretta a mentire, a
mentire sempre, io che odio la menzogna?
Ma riusc a dire soltanto:
- Sei troppo buona con me; ma io sono felice
che tu mi abbia perdonata davvero.
- Perdonata! - disse Miriam ritornando vicino
alla sorella. - Mi sei sempre stata pi cara
di ogni altro al mondo... salvo per un breve
periodo di tempo... - ella disse affettuosamente.
- Ed ora sei di nuovo la persona pi cara che
io abbia. Voglio pi bene a te che a tutti... e ne
sono felice... Ci mi rende pi facile la vita. -
Piumetta la guard, ansiosa.
- Ma non sei... infelice, vero?
- No, no; ho tutto quello che desidero.
- Tutto?
- Tutto. Lo sai che non ho mai voluto una
cosa che non fosse tutta per me, assolutamente,
soltanto per me. Non guardarmi con quell'aria
tragica. Dammi un bacio e ritorniamo dagli altri.
Ho portato a Letizia un mantello di pelliccia;
credi che sar contenta?
- Contenta?!
- Andiamo, dunque. -
Piumetta prese una mano di Miriam e uscirono
dalla camera.
- Cara! -
Miriam la guard.
- Ed ora  finita, - ella disse con voce ferma.
- Non ne parleremo pi. Ho cancellato quei sei
mesi della mia vita, e ormai  come se non fosse
mai accaduto nulla: ricordalo, Piumetta; e ricordati
anche che non si pu... parlare di ci
che non  accaduto, ti pare? -
Poi, senza aspettare la risposta, entr nel salottino.
Piumetta guardava il suo bel portasigarette
che teneva stretto tra le mani.
Piumetta.
Proprio quella che sono, ella disse a se
stessa con la desolazione nel cuore proprio una
insulsa, inutile piuma... che non vai nulla.
Poi mormor di nuovo, sospirando: OH, Dio
mio! chiedendosi se Egli la udiva e se aveva
piet di lei.


Capitolo 18.

Letizia si sentiva lo stomaco peso quando tornarono
a casa, e per conseguenza era di cattivo
umore. Cominci da dire che Miriam avrebbe
dovuto farle scegliere da s il mantello di pelliccia.
- Ma  un mantello magnifico! - protest
Piumetta.
- Sar! - rispose la madre. - Ma si sa benissimo
che met del piacere di avere vestiti
nuovi sta, nello sceglierli da s. Non mi lamento,
il cielo me ne guardi, ma Miriam poteva usarmi
questa piccola attenzione. -
Piumetta chiuse gli occhi, e Letizia continu:
- Il portasigarette che ha regalato a te 
un'esagerazione; e poi, gi, fumi troppo!...
- Non lo user molto, - rispose Piumetta.
- Avrei una gran paura di perderlo, cos bello
com'.
- Tu che perdi sempre tutto! - replic Letizia
di cattivo umore. - Perdi il tuo buon
aspetto, perdi tutte le buone occasioni... Non
so proprio che cosa diventerai. Stasera, per
esempio, invece di essere allegra, animata, sembravi
una mummia. Capisco,  naturale che tu
senta un po' d'invidia per tua sorella; ma dovresti
cercare di non farlo scorgere. Miriam potr
esserti molto utile; conoscer molta gente e
andr dappertutto... e potrebbe trovarti un marito
ricco. A proposito, le hai raccontato di
John?
- S.
- Ebbene? - chiese Letizia ansiosa. - Che
cosa ha detto?
- Niente... soltanto che  contenta che sia
vivo.
- Contenta?! - esclam Letizia. - Com'
possibile che sia contenta?
- Cos mi ha detto. A me pare possibilissimo
che sia contenta che uno non sia morto, anche
se lei  sposata con un altro.
- Non dire sciocchezze! - replic Letizia risentita.
- Miriam  la moglie di Teddie, e anche
se lui  un bonaccione, credo che non sia
tipo da permettere alla moglie di coltivare
un'amicizia con una sua vecchia passioncella.
E io detesto gli scandali di qualsiasi genere.
- Mi pare che siamo arrivate a casa, - disse
Piumetta con aria stanca.
Ma Letizia riprese:
- Certo, accadr se si incontreranno. Il
mondo  cos esosamente piccolo!
- S, - disse Piumetta con freddezza. - E
purtroppo la vita ci mette sempre di fronte alle
persone che pi vorremmo sfuggire. -
Letizia la guard severamente.
- A che cosa intendi alludere?
- A niente. -
Il tass si ferm e Piumetta si affrett a scendere,
felice che quella gita fosse finita. Le doleva
la testa e desiderava di esser sola; ma Letizia
aveva ancora altre cose da dire.
- Credo che sarebbe mio dovere vedere John
e avvertirlo.
- Avvertirlo che Teddie sarebbe capace di
fargli saltare le cervella?
- Se credi di fare la spiritosa, ti sbagli.
- Non ho nessuna voglia di far dello spirito, -
disse Piumetta. - Non ho voglia n di quello
n di altro. -
La sua voce tremava un poco e Letizia disse
in tono pi dolce:
- Sei stanca. Temo che tu non ti senta bene.
Vorresti andar via per qualche giorno? Io per
il momento non ho molte disponibilit, ma forse
Miriam...
- Non voglio andare in nessun posto. -
Letizia le carezz le spalle.
- Ebbene, vai a letto e fai un bel sonno.
Forse hai mangiato qualcosa che ti ha fatto
male; le ostriche forse?
- Non le ho assaggiate.
- Vai a letto, cara, buona notte. Vuoi darmi
un bacio? -
Piumetta obbed, e Letizia disse:
- Non pretendo di capirti, Piumetta; tu assomigli
troppo a tuo padre. Ma talvolta, nonostante
la tua aria indipendente, sembri una bambina
piccola e triste. Ecco, ora mi sembri una
bimba che sia stata sgridata senza ragione. -
Piumetta si volt; cap che l'osservazione della
mamma era giusta; ella si sentiva proprio cos;
e pens a quante altre menzogne avrebbe dovuto
dire ancora per sostenere la prima che aveva
detta con l'intenzione di fare del bene.
Che cosa sarebbe accaduto, per esempio, quella
sera, se quando Miriam le aveva chiesto: Era
vero... quello che mi dicesti di John? ella
avesse risposto: No,  tutta una. menzogna!?
Aveva paura di confessare a se stessa che in
fondo al cuore ella temeva che Miriam amasse
ancora John; non poteva immaginare come
l'amore potesse morire cos, alla prima parola
di delusione.
La commoveva il fatto che Miriam le avesse
creduto subito ciecamente, mentre lei sentiva che
nessuno al mondo sarebbe stato capace di convincerla,
in circostanze simili, contro l'uomo che
avesse amato. Come sono diverse le persone, per
fortuna!
E quando Miriam rivedr John, come certo
accadr...? John sapr essere abbastanza forte
da mantenere la parola, persuaso dell'inutilit
di svelare la verit?
Piumetta era sicura che non c'era nulla da
temere da parte di lui: egli aveva promesso e
avrebbe mantenuto la parola a costo di qualunque
sforzo e sacrificio.
Come era stanca! Le pareva di avere le braccia
e le gambe di piombo. Dopo aver chiuso la
porta, attravers la camera senza neanche accendere
la luce e si butt sul letto senza spogliarsi.
Che cosa le importava che il vestito si
sgualcisse? Miriam si era offerta di comprargliene
degli altri. Non avrebbe accettato volentieri
da Miriam, ma dopo tutto il denaro era di
Teddie, e Teddie ne aveva tanto!...
La mente stanca di Piumetta richiam a un
tratto il ricordo di un giorno, tanti anni addietro,
in cui l'uomo stravagante e irresponsabile
era ancora in vita. Ella era una bambina
piccola, allora, con le gonnelline corte e le gambette
nude. Caduta da una scala dove le era stato
proibito di salire, aveva battuto la testa in modo
da rimanere tramortita per un pezzetto. Letizia
l'aveva sgridata severamente, ma neanche allora
ella aveva pianto; soltanto molto dopo, quando
l'uomo stravagante e irresponsabile era venuto
nella stanza dei bambini e l'aveva presa
in braccio, soltanto allora le lacrime erano sgorgate
a fiotti dai suoi occhi. Ma furono lacrime
dolci delle quali non si vergogn; e il babbo s'era
seduto su una poltrona e l'aveva tenuta in braccio
lasciandola sfogare a piangere con la testolina
appoggiata alla sua spalla, fino a che s'era
addormentata tranquilla.
E ora, mentre giaceva l al buio, pensava con
angoscia:
Se almeno fosse vivo lui ed entrasse qui,
come allora, a stringermi tra le braccia e dirmi
una parola buona:
Come si sarebbe indignata Letizia se avesse
saputo che la sua figliuola, ormai grande e indipendente,
si sentiva cos abbandonata e sola!
Ma Piumetta non avrebbe mai fatto scorgere i
propri sentimenti; ella sapeva ben tenerli nascosti.
Eppure, come sarebbe stato dolce se due
braccia, forti come quelle del babbo o... di John
Cunningham...
Piumetta affond il viso nel guanciale e si addorment
a un tratto cos profondamente, che
non ud Letizia entrare in camera al buio e chiamarla
con dolcezza:
- Piumetta!... Sei sveglia? -
La voce di Letizia poteva essere tanto dolce,
quando ella voleva, come in quel momento.
Aspett un pochino, poi accese la luce e si avvicin
al letto.
Piumetta dormiva con i capelli arruffati e con
le mani congiunte sotto le guance.
Letizia la guard con tenera tristezza. Piumetta
le era sempre parsa tanto estranea, cos
indipendente e lontana! Ella mormor con la
voce piena di affetto:
Povera bambina!
Le accomod delicatamente le coperte e rimase
ancora un po' a guardarla. Come somigliava all'uomo
che un giorno ella aveva amato, forse
quanto non aveva mai amato nessun altro in
vita sua.
Per molti anni ella aveva pensato a lui, soltanto
con un vago senso di dolore; ma in quel
momento si risvegli nel suo cuore con infinita
tenerezza il ricordo dello scomparso, mentre
guardava Piumetta.
La stessa linea, del mento, gli stessi capelli
neri e lisci; perfino la posizione della testa sul
guanciale e le sopracciglia sottili e ben disegnate,
erano come le sue.
Tanti anni erano passati!
Una lacrima sincera cadde dagli occhi di Letizia
sul merletto della veste, ed ella si affrett
ad asciugarla ricordandosi che la veste era nuova.
Mormor ancora una volta: Povera bambina!
poi usc pian piano dalla camera.
Divento vecchia, disse desolata a se stessa;
e accese tutte le luci per guardarsi nello specchio; ma si persuase con piacere che, nonostante
la pesantezza di stomaco, aveva l'aspetto fresco
e giovanile. Domani star a letto, pens mi
ha sempre fatto bene.
Ma il pensiero di Piumetta non la lasci.
Il pomeriggio seguente, quando Piumetta entr
in camera di Letizia, questa le disse:
- Mi  venuta una bella idea.
- Quale? - chiese Piumetta gi pronta per
uscire e con poca voglia di perder tempo; tuttavia
si prepar ad ascoltare.
- Un'idea bellissima! - ripet Letizia. -
Perch non preghi quella cara Viviana Gray di
venire insieme con te in qualche posto per alcuni
giorni di vacanza?
- Viviana?
- S. Vi volete bene, e sono certa che vi trovereste
benissimo.
- Ma io non ho bisogno di vacanze.
- Permettimi di essere io miglior giudice di
te in questa cosa, - disse Letizia risoluta..
- Mi accorgo che sei andata molto a male ed hai
necessit di un cambiamento. L'aprile  un bel
mese, - soggiunse un po' titubante perch era
piovuto per tutta la giornata,. - Il Devonshire
 incantevole, con tutti i suoi colori. L'aria
buona ti farebbe bene e tu riprenderesti forza e
colore. Perch non ti decidi subito a far la valigia
e partire? -
Piumetta arross leggermente.
- Sei molto buona e ti ringrazio... ma se anche
Viviana potesse... non ne avrei voglia io,
proprio ora... che... Miriam...
- Miriam mi disse ieri sera che non ti ha
trovata affatto bene, e sarebbe la prima ad approvare
la mia idea. Perch non vai dalla signorina
Gray e glielo dici?
- Vado proprio ora da lei, a pranzo.
- Benissimo; allora siamo intese, - dichiar
Letizia con un respiro di sollievo.
Aveva pensato molto a Piumetta durante tutta
la giornata trascorsa a letto ed era preoccupata
per lei: ci la contrariava, come accadeva sempre
quando qualcosa veniva a disturbare la sua
tranquillit.
- Glielo domander, - disse Piumetta con
poca speranza. - S, sarebbe bello, - soggiunse
poi maravigliandosi di se stessa, che trovava ora
quella proposta davvero accettabile.
- Potreste andare a stare in una casetta, -
disse Letizia - e sbrigare le faccende da voi;
credo che sarebbe divertente. Certo, una donna
del posto potrebbe venire ad aiutarvi... -
Senza accorgersene ella andava ripetendo ci
che aveva letto in un romanzo di Viviana Gray
nel quale l'eroina, mandata nel Devonshire per
cura, s'era subito incontrata con l'eroe del romanzo.
- Quale casetta? - domand Piumetta sorpresa.
Ma Letizia non rimase affatto perplessa.
- Il Devonshire  pieno di villette e di piccole
case da affittare, - ella disse, sicura. - Non ti
rimane che di telefonare a un'agenzia e chiedere
informazioni. -
Piumetta non pot trattenersi dal ridere; ma
l'idea le piaceva, e le parve un vero segno della
Provvidenza quando, entrata nella stanza di Viviana,
questa le disse, mettendo da parte il suo
lavoro:
- Sono stanca; avrei proprio bisogno di un
po' di vacanza.
- Letizia dice lo stesso di me.
- Davvero? Credo che abbia ragione; infatti
non avete un aspetto troppo brillante. - Viviana
sbadigli. - La primavera mi fa venire
un monte d'idee. Non sono davvero un uccellino
di bosco, io, ma la primavera mi fa pensare alle
primule, ai sentierini erbosi, ai prati verdi con
le pecorine e gli agnelli...
- Andiamo.
- Dove?
- Nel Devonshire, in una casetta. Io non so
in quale casetta, ma Letizia dice che... -
Viviana fece un sobbalzo sulla sedia e disse
trionfante:
- Ne conosco io una. Appartiene a un mio
amico, un artista, e me l'ha offerta tante volte
per quando avessi bisogno di un po' di riposo;
non  lontano da Dawlish... -
Qui s'interruppe; poi riprese, un po' esitante:
- Ma voi che ne pensate? Ci verreste con
me?...
- Molto volentieri.
- Dovremo fare molte cose da noi; ogni tanto
potrebbe venire una donnetta... -
Piumetta rise, molto divertita.
-  proprio quello che diceva Letizia. -
Si guardarono tutt'e due insieme; poi Piumetta
soggiunse:
- Porteremo con noi soltanto vestiti vecchi.
- E Aroldo potr venire dal sabato al luned,
e portare la macchina. - Viviana rise di
cuore. - L'abbiamo battezzata Uffai; non so
che cosa voglia dire, ma le sta bene. Forse l'aria
del Devonshire farebbe bene anche a lei. Oh, Piumetta,,
- ella afferr un cuscino e lo fece volare
in aria - non vi pare una bella idea? Mi sento
tutta rianimata.
- Quando partiremo, dunque?
- Quando volete; mi basta una giornata per
finire questo lavoretto.
- Venerd?
- No, meglio sabato, cos ci porter Aroldo.
- Benissimo. -
Piumetta si sedette vicino al fuoco e dichiar:
- Mi sento gi meglio.
- Poverina! So che avete passato delle brutte
giornate. Avete gi veduto vostra sorella?
- S, ieri sera.
- E sta bene?
- S... Le parlai di John.
- E?...
- Fu maravigliosa. -
Segu un breve silenzio, poi Viviana disse:
- John  partito... non so dove sia andato.
Forse ha pensato che era meglio di non stare
a Londra per ora.
- Sono contenta, - rispose Piumetta.
- Sapete cucinare?
- Non ho mai provato.
- Allora cuciner io, e voi farete le altre faccende.
 una casa piccola piccola ma graziosa,
proprio sul mare. -
Piumetta chiuse gli occhi; cominciava gi a
sentirsi riposata e tranquilla.
- Non vi saranno grandi emozioni, laggi, -
l'avvert Viviana.
- Ne ho avute fin troppe, - si affrett a dire
Piumetta. - Non m'importa niente se non troveremo
neppure un'anima con la quale scambiare
una parola; sar contenta di andare a passeggiare.
- I vostri desiderii saranno appagati, - la
rassicur la sua amica. - Conosco il Devonshire
in questa stagione: vi  una tranquillit perfetta,
mai disturbata da nessun avvenimento
nuovo.
- Ne sono felicissima, - disse Piumetta, e
gi sognava i sentierini verdi in mezzo alla campagna
e il rumore del mare che batteva gli scogli.


Capitolo 19.

Era proprio nel carattere di Letizia che dopo
aver suggerito a Piumetta di prendersi qualche
giorno di vacanza, il giorno della partenza si
mostrasse imbronciata lamentandosi della solitudine
che le sarebbe pesata tanto.
- Che bella cosa aver figliuoli!... - sospirava.
- Si allevano a prezzo di sacrifici d'ogni
genere, per esser poi lasciati soli appena essi
sono grandi.
- Ma sei stata tu che mi hai detto di andare,
- le fece osservare Piumetta. - Tu me l'hai
suggerito.
- Il tuo benessere mi sta a cuore, - le spieg
la madre. - Ma questo non cambia niente. La
natura  crudele: so che anche i pettirossi, appena
sono grandi beccano a morte i loro genitori.
- Ma io non ho davvero intenzione di beccarti
a morte, - disse Piumetta ridendo. - E se
non vuoi che vada, star a casa. -
Ma il cuore le si strinse al pensiero del mare
e della casetta sconosciuta. Avrebbe dovuto pensare
che era una cosa troppo bella per poter
esser vera!
- Niente affatto! - dichiar Letizia. - Credi
che mi faccia piacere di vederti girare per la
casa, cos pallida e magra? E poi, che cosa direbbe
la signorina Gray se tu cambiassi idea cos
a un tratto? -
Piumetta pens che Viviana non ne sarebbe
rimasta molto sorpresa, perch essa era una
buona conoscitrice di caratteri e ormai doveva
aver giudicato e capito quello di Letizia.
- Io spero soltanto che vi troverete bene, -
disse Letizia con aria di vittima. - Penser a
voi... - soggiunse mestamente.
Miriam fu molto pi gentile, e insistette per
regalare alla sorella una sommetta di denaro.
- E spendili tutti; - le disse - e se per
caso te ne occorressero ancora, non hai che da
dirmelo.
- Oh, li spender di certo! - rispose Piumetta.
- Sei molto buona con me, cara Miriam;
ma non ti disturba proprio? -
Miriam si affrett a spiegarle che Teddie la
trattava con gran generosit.
- Mi avvezza male!
- Spero che sar sempre cos, - disse Piumetta.
- Te lo meriti! -
Ogni volta che s'erano vedute, ella aveva osservato
sua sorella, e non aveva mai scorto in
lei segno di stanchezza n di dolore.
Miriam  sempre carina con Teddie.
Con queste parole Piumetta descriveva il contegno
di sua sorella, e si chiedeva se Teddie era
soddisfatto.
Ella faceva il paragone con la felicit appassionata
di Miriam durante il suo breve fidanzamento
con Cunningham; era un'altra creatura,
allora!
Il viaggio nel Devonshire ebbe momenti di
gran comicit; ma dopo svariati incidenti e una
nottata di viaggio, essi giunsero con la Uffai
una domenica mattina, un po' stanchi e polverosi,
ma abbastanza di buon umore.
Il sole splendeva sul mare, e la casetta, per
quanto non rispondesse a tutte le esigenze moderne,
era veramente pittoresca.
Imbiancata a calce, col vecchio tetto abbastanza
rovinato e i comignoli un po' storti, aveva
le stanze molto basse, ma arredate con gusto, con
mobili dipinti ricoperti di tela a colori vivaci;
in salotto c'era un camino grandissimo.
Si chiamava l'Asilo.
E sar proprio cos, pens Piumetta, facendo
un giro d'ispezione dopo il quale ebbe la
sgradita sorpresa di vedere che mancava la stanza
da bagno.
- Poco male, - disse Viviana - con un mare
cos bello proprio all'uscio di casa. -
Non c'era luce elettrica, ma soltanto candele
e lumi a mano. V'era per un bel giardino dove
le corolle dorate degli asfodeli cominciavano a
sbocciare al sole.
- E non sono asfodeli di citt, - disse Piumetta
entusiasta - ma graziosi e selvatici... -
Ella aiut Aroldo nel difficile compito di persuadere
la Uffai ad entrare in una rimessa
mezzo rovinata che si trovava vicino alla casa.
- Ecco quello che ho sempre desiderato: una
casetta cos! - disse Aroldo lisciandosi con una
mano i capelli scomposti. - Chiss se un giorno
potr averne una anch'io!? -
Piumetta lo guard e disse pronta:
- Io ve l'auguro. E perch no? Non mi pare
poi un'ambizione esagerata.
- Esagerata per me, - egli disse. - Credete
che vi troverete bene qui, Piumetta?
- Oh, certo!
- Penser a voi... -
Viviana li chiam affacciandosi alla porta di
casa:
- Venite qui, voi due pigroni, venite ad aiutarmi.
Bisogna accendere il fuoco, e qualcuno
deve aprire la cassetta della roba da mangiare
che ho portato. Vi godrete il chiaro di luna
dopo, quando saremo un po' sistemati.
- Il chiaro del sole, - disse Piumetta, e lasci
a malincuore il giardinetto per entrare in
casa, dove Viviana era in mezzo a un vero caos.
Aveva cominciato a vuotare la cassetta dei viveri
che era stata legata sul dietro della macchina
sopra al resto del bagaglio; poi a un tratto
le erano venute delle idee per un romanzo, e ora
stava prendendo appunti su un pezzo di foglio
qualunque.
- C' qualcosa in questo posto che, ne sono
certa, mi dar delle buone ispirazioni, - disse
Viviana sorpresa di se stessa, poich fino allora
aveva sempre dichiarato che in campagna non
le veniva mai neanche un'idea buona.
Piumetta accese il fuoco nel caminetto del salotto,
apr le finestre, emp di asfodeli un vaso;
poi, quasi si sentisse la padrona di quella casetta,
and in cucina a mettere un po' d'ordine.
- Non credevo che voi foste una cos brava
massaia, - disse Viviana alzando gli occhi dallo
scartafaccio. - Bolle l'acqua? Avrei voglia di
prendere una tazza di t.
- Mi pareva che aveste detto che la cuoca
eravate voi, - disse per scherzo Piumetta.
La fanciulla si sentiva il cuore leggero e sereno,
forse perch era affaccendata. Aveva letto,
non ricordava pi dove, che il lavoro  la cura
migliore per l'infelicit.
- Quando arde l'ispirazione del genio... -
disse Viviana con aria assente. - Questo sar
un romanzo d'amore in una casetta di campagna...
- Piacer al pubblico?
- Dovr piacergli; si svolger in questa casetta,
e naturalmente alla fine l'eroe comparir
sul sentiero di questo giardino...
- In mezzo agli asfodeli in fiore, - complet
Piumetta di buon umore. - Speriamo che non
li calpesti.
- Non li vedr neppure.
- E forse un giorno... - disse Piumetta -
questa casa sar immortalata perch ci avete
vissuto voi, e metteranno una lapide sulla facciata. -
Viviana fece una smorfietta.
- Non  probabile, - ella rispose. - Non
mi sono mai fatta illusioni in proposito. -
Aroldo comparve sulla soglia della porta, e
Piumetta gli si precipit incontro dicendogli:
- Pulitevi le scarpe. Non vedete come sono
fangose?
- Ma cos  peggio che essere ammogliati! -
disse Aroldo fingendosi indignatissimo. - Una
bella noia!
- O una gioia, - sfugg detto a Piumetta,
la quale a un tratto desider che il romanzo di
Viviana divenisse realt e che un giorno ella,
affacciandosi alla finestra, vedesse giungere per
il sentiero del giardino John Cunningham. Che
sciocca speranza! disse poi tra s, mentre riponeva
le ultime cose nella piccola dispensa e
si sforzava di scacciare Cunningham dalla sua
mente.
Il pensiero di lui doveva esser bandito da quell'Asilo
tranquillo e perfino dal suo cuore, altrimenti
la sua felicit ne verrebbe guastata.
Aroldo si trattenne fino al luned mattina, e
la sera della domenica annunzi, con viva sorpresa
delle due donne, che tornava a Londra in
treno.
- E la Uffai? - domand Piumetta.
- La lascio qui a voi, - egli disse generosamente.
- Non c' pericolo che possiate danneggiarla,
poich ormai  gi rovinata del tutto, ed
io non voglio rischiare di rimanere a mezza
strada.  necessario che arrivi in tempo; io lavoro
per vivere, - fin in tono comico.
Viviana era ingolfata nel suo libro, mentre
Aroldo e Piumetta passeggiavano lentamente
lungo la spiaggia. Il tramonto era rosato, e
grossi gabbiani svolazzavano sulla sabbia.
- Ritornerete sabato prossimo? - domand
Piumetta.
- Vi fa piacere?
- Certo. -
I loro occhi s'incontrarono, e il giovane disse
a un tratto:
- Avreste piacere che tornassi per rimanere
con voi, Piumetta?
- Per rimanere?
- Sposarmi, voglio dire.
- Oh, Aroldo! - ella esclam rattristandosi.
- Questo vorrebbe dire di no? - chiese impallidendo
Aroldo.
- Mi dispiace... ma non vi amo.
- Forse un giorno...
- Non potrei, - rispose la fanciulla scotendo
la testa.
- C' forse... - egli chiese un po' titubante
- c' forse un altro?
- Oh, no, no, non si tratta di questo! -
disse la fanciulla con troppa fretta.
- Allora non abbandoner la speranza.
- Mi dispiace, Aroldo.
- Non deve dispiacervi niente. Non avrei dovuto
domandarvelo cos presto; ma ho l'impressione
di avervi sempre conosciuta, di avervi
sempre amata, - egli soggiunse con semplicit.
Il viso di John ricomparve agli occhi di Piumetta.
Perch non le parlava lui cos? Perch
la vita non  mai quale la desideriamo?
Cerc di scuotersi da quei pensieri.
- Siete stato tanto buono con me, Aroldo.
- Spero che mi permetterete di continuare ad
esserlo. -
I due giovani ritornarono a casa in silenzio.
Il sole era scomparso e una leggiera brezzolina
soffiava sui prati.
Piumetta rabbrivid.
- Speriamo di trovare un bel fuoco, - ella
disse.
Ma Viviana, tutta assorta nel suo lavoro,
l'aveva lasciato spengere.
- Scusatemi, - ella disse distrattamente. -
Ma non riesco a ritrovare il filo di questo benedetto
romanzo. L'eroe non s'inquadra bene nella
cornice che gli ho dato, - sospir la giovane
donna. - Non si trovano mai, tempo, luogo e
amore d'accordo. Conoscete questo proverbio,
Piumetta?
- No, ma credo che sia proprio vero, - rispose
Piumetta, andando alla ricerca di altri
arboscelli per riaccendere il fuoco.
La mattina seguente Aroldo torn a Londra
in treno, come aveva detto. Piumetta sentiva la
sua mancanza.
- Temo di non essere una compagnia abbastanza
buona per voi, - si scus Viviana. - Ma
quando avr finito questo capitolo...
- Non preoccupatevi di me, - disse Piumetta.
- Mi sento proprio felice qui. -
La fanciulla faceva lunghe passeggiate lungo
il mare e per i campi, e strinse amicizia con un
cane dal pelo ruvido che apparteneva a un contadino
e che l'accompagnava spesso. Le piaceva
di sentirlo zampettare al suo fianco, mentre con
i suoi occhioni espressivi le chiedeva di gettare
in mare dei bastoncini ch'egli andava a riprendere
e che riportava, schizzandole tutta l'acqua
addosso quando si scoteva per asciugarsi il pelo.
Piumetta allora lo guardava con severit rimproverandolo.
- Meno male che ho portato con me soltanto
vestiti vecchi! - gli diceva.
La fanciulla si sentiva gi molto meglio di
quando era arrivata. Dormiva bene e aveva ripreso
un buon colorito; gi le pareva che la
vita la spaventasse meno, con tutte le sue incognite.
Letizia le aveva scritto una volta dicendole
che vedeva spesso Miriam e Teddie.
Non so che cosa avrei fatto senza di loro,
ella scriveva con un velato tono di rimprovero.
Siamo tanto occupati nella ricerca della casa,
che non ci rimane tempo di far altro. Teddie ha
dato a Miriam carta bianca per ogni cosa;  stata
davvero fortunata, questa figliuola!
Non chiedeva nemmeno come stava Piumetta;
la lettera non parlava che del suo gran daffare.
Piumetta sospir e sorrise nel leggerla. Era
strano quanto poco Letizia si interessasse di lei;
non che gliene importasse molto... ormai c'era
abituata, ma insomma...
Si rallegr pensando che si era gi alla met
della settimana e che il sabato Aroldo sarebbe
tornato. S'era provata a guidare la Uffai, ma
la macchina aveva fatto un fracasso tanto sospetto,
ch'ella vi aveva rinunziato, lasciandola
ferma e abbandonata vicino a casa.
Il gioved mattina Piumetta dichiar di voler
fare un dolce. Fino allora Viviana non aveva
mantenuto la promessa di occuparsi della cucina,
e una donnetta Compiacente che abitava in
una casa vicina era sempre venuta a far le faccende
e a cucinare.
- Che specie di dolce farete? - le domand
Viviana con la sua solita aria distratta.
- Non lo so ancora; vediamo che cosa abbiamo
portato con noi. -
Piumetta non aveva mai fatto un dolce, ma
quella volta ci si mise con grande impegno.
Ingombr tutta la tavola di cucina con recipienti,
piatti e tegami, e sfogli con viva attenzione un
vecchio libro di ricette che aveva trovato in uno
scaffale.
Prendete i torli di quattro uova...
- Non saranno troppi? - ella domand a
Viviana gridando dalla cucina.
- Le uova costano poco, qui, - fu la sola
risposta che ricevette; e subito dopo: - Piumetta,
sapete suggerirmi un bel nome per la mia
eroina? Non se ne pu pi delle Marie, Giovanne e Giovannine...
- Chiamatela Piumetta.
- Questa  una buona idea! - esclam Viviana.
- Ho chiamato lui, John. -
Dopo un attimo di silenzio Piumetta soggiunse:
- Allora non la chiamate Piumetta, poich i
due non andrebbero d'accordo.
- Riuscir io a metterli d'accordo, - rispose
Viviana allegramente.
- Sarete brava! - disse Piumetta ritornando
alle sue faccende.
Prendete i torli di quattro uova...
Il cancello del giardinetto scricchiol, e la fanciulla
alz lo sguardo; se era il ragazzo del contadino...
Ma a un tratto ella si irrigid e sent
che impallidiva.
Sono pazza oppure sogno, pens, quando
vide che l'uomo che veniva verso casa sul sentiero
in mezzo agli asfodeli era John Cunningham.
Egli pass davanti alla finestra di cucina e
spar dalla vista della fanciulla la quale ud
poco dopo bussare alla porta.
Piumetta cerc di padroneggiarsi e disse alla
donna che stava spazzando le scale:
- C' qualcuno alla porta; per favore andate
ad aprire. -
Ella si appoggi alla tavola e stette in ascolto.
Ud Cunningham 'che diceva:
- Mi dispiace di disturbarvi, ma sapete dirmi
dove... -
Poi non cap altro, perch Viviana, che si
trovava nel salotto, spingendo indietro la sedia con
gran fracasso, grid:
- Riconosco questa voce...!  mai possibile?
John!
- Che sorpresa!... Viviana! -
Poi vi fu una gran confusione, perch parlavano
tutti e due in una volta.
- Come avete fatto a trovarci? Che sorpresa!
- Non  che vi abbia trovato! Non sapevo...
- C' anche Piumetta. Piumetta! -
I due entrarono nella cucina e Cunningham
dovette abbassarsi per passare dalla porticina.
- C' John! - annunzi Viviana. - Non
sapeva che eravamo qui; non  straordinario? -
Cunningham si fece avanti.
- Vi trovo meglio, Piumetta, - egli disse cortesemente
tendendole la mano; ma Piumetta
nascose le sue dietro la schiena.
- Sono tutte infarinate, - ella si scus.
- Piumetta capocuoca e lavapiatti! - spieg
Viviana. - Facciamo una vita primitiva qui,
ma il posto  incantevole.
- Per, voi non avete messo ancora un piede
fuori della porta, - osserv Piumetta.
- Ed ora, lasciate stare il dolce e venite di
l con noi a chiacchierare. Anche John ama la
vita semplice, per quanto poco egli la conosca.
Abita al Grey Bull, e ha portato la macchina.
Non so dirvi quanto sono felice di rivedervi, -.
ella soggiunse alzando gli occhi verso di lui e
sorridendogli.
Piumetta si tolse il grembiulone.
- Mi lavo le mani e vengo subito, - ella disse
fuggendo dalla cucina.
Mentre passava, John le ripet:
- Vi trovo molto meglio. -
Piumetta avrebbe voluto rispondergli:
Neanche voi avete l'aria troppo disperata,
se  questo che intendete dire di me...
Prov un certo risentimento: forse che tutti
gli uomini dimenticano cos presto? Certo, prima
delle donne; di questo era sicura.
Ella si trattenne in camera fino a che Viviana
non la chiam.
- Vi siete addormentata? Oppure vi mettete
un vestito da sera? Venite gi, Piumetta. -
Ecco finito il benestare, pens Piumetta
sospirando mentre scendeva le scale.
A un tratto le parve che la casetta tranquilla
avrebbe dovuto chiamarsi Il Tormento invece
che L'Asilo, poich il cuore le batteva lesto
lesto ed ella si sentiva agghiacciata e nervosa.
- John vuol condurci a colazione a Exeter, -
le annunzi Viviana. - Dice che deve recarvisi
per affari, ma chiss se  vero. Io non posso
andarci, perch voglio finire il mio lavoro; ma
potete andarci voi. Vi far bene;  una mattinata
splendida. Cercate di persuaderla, John.
- Rimango con voi, - si affrett a dire Piumetta.
- Niente affatto! - replic Viviana irremovibile.
- John vi offrir una buona colazione,
mentre noi non facciamo che spuntini e merende
da che siamo qui. Su, su, decidetevi e andate.
- Ma...
- Non c' ma che tenga, - insist Viviana.
- Due contro uno: arrendetevi e andate
a mettervi il cappello. -
Piumetta si arrese. Del resto, perch non sarebbe
dovuta andare? Sapeva che sarebbe come
riaprire la vecchia ferita, ma sapeva anche che
ne meritava la pena.
- Il cappello, il cappello, presto! - ripet
Viviana che sembrava ansiosa di liberarsi di loro.
- Mi metter invece il berretto, - disse Piumetta.
Ella si sent ritornare a un tratto tutto il
coraggio. Voleva far vedere a Cunningham che
non aveva paura di lui.
Era davvero una mattinata bellissima, con un
venticello fresco e un sole radioso, una mattinata
fatta apposta per esser felici.
- Buon divertimento, ragazzi! - disse Viviana
dal cancello salutando gli amici, mentre
John usciva con la macchina dal sentiero per
entrare nella strada maestra.
- Povera macchina, non deve essere abituata
a straducce come queste! - disse Piumetta.
- Come avete fatto a trovarci? Perch siete venuto? -
La fanciulla cap che era meglio parlare, parlare
di qualunque cosa, piuttosto che rimanere
in silenzio.
- Avevo un'amica che abitava in una di queste
villette, - le spieg Cunningham - diversi
anni fa. Ma. penso che non debba stare pi da
queste parti. Facevo appunto delle ricerche, ecco
tutto.  stato proprio un caso che mi sia fermato
alla vostra casetta.
- Ah! Ecco!... Non eravate venuto per noi, -
disse pronta Piumetta.
- No, non per voi.
- Spero che l'incontro non vi abbia guastato
tutta la giornata. -
Appena ebbe detto queste parole ella cap di
essere stata sciocca e puerile; ma Cunningham
rispose calmissimo:
- La mia giornata fu guastata molto prima
di oggi.
- Oh! - fece Piumetta, sapendo bene ci che
egli intendeva dire; e cap come egli non dovesse
dimenticare tanto facilmente il passato.
- Questa  per me, non  vero? - ella disse.
- Per voi, - rispose John.
Piumetta teneva gli occhi fissi sulla strada
lunga e diritta.
-  strano, - ella disse infine - che per
quanto io sia innocente, pare sempre che faccia
di tutto per rendermi odiosa.
- Odiosa? A chi?
- A voi per primo, almeno credo.
- Forse io sono la sola e unica eccezione.
- Mah! Ci sono pochissime persone che credono
che io non sia cattiva, - disse Piumetta
ridendo.
- Baker  una di quelle?
- Credo di piacergli.
- Piacergli? - Cunningham rise. - Lo vidi
ieri sera e non mi parl che di voi. Ha forse
preso il mio posto per sbaciucchiarvi nei cantucci
bui? -
Piumetta divent di fuoco in viso, ma rispose
con indifferenza:
- Credo che gli piacerebbe, se glielo permettessi.
- Pare pieno di speranze! - disse ironico
Cunningham; poi cambiando tono di voce soggiunse: -  un bravo figliuolo, e credo che fareste
meglio a lasciarlo in pace.
- In pace?
- Voglio dire che  troppo bonaccione per
esser preso in giro. Se non v'importa di lui,
come suppongo, perch lo fate confondere?
- Come fate a sapere che non me ne importa?
- Perch non  affatto il vostro tipo. Egli 
troppo semplicione e sincero. Non vi capirebbe
come, per esempio, vi capisco io. Potrebbe credere
che faceste sul serio, mentre in realt non
fate che per passare il tempo.
- Mi pare che voi mi offendiate...
- Offendervi? - egli la guard negli occhi.
- Se voi stessa mi avete detto che non date
nessuna importanza a qualche bacetto e che fate
all'amore cos per passatempo.
- Bisogna fare un po' d'esperienza per scegliere
poi l'uomo che piaccia definitivamente.
- Volevo soltanto persuadervi che Baker non
 quell'uomo.
- Come lo sapete?
- So che vi stanchereste subito di lui e cerchereste
altri. Se voi sposaste Baker e poi continuaste
a civettare con altri, egli ne soffrirebbe
atrocemente, senza sapervi impedire di seguire
il vostro capriccio.
- Accomodamento ideale e soddisfacentissimo, -
ella disse. - Credo che sia proprio questo
il genere di marito che preferirei.
- Io non lo credo affatto. -
La fanciulla lo guard sorpresa.
- Che cosa volete dire? - ella chiese.
- Voglio dire che se un giorno vi deciderete,
sceglierete un uomo molto diverso da Baker;
piuttosto uno che somigli a me, credo.
- A voi?
- S, perch io non sopporterei simili sciocchezze.
- Miriam l'ha scampata bella!
- Spero che anche lei condivida le vostre opinioni,
- rispose Cunningham.
Piumetta fece un gran sospiro, ma subito si
riprese e disse:
- Ho fatto del mio meglio perch le condividesse.
- E ci siete riuscita. -
Piumetta guard lontano, di l dalla siepe
verde che fiancheggiava la strada. Che bella mattinata!
Eppure lei e l'uomo che ella amava pi
di tutti al mondo non sapevano far di meglio che
bisticciare e dirsi cose brutte, scortesi e cattive.
Per un momento ella si sent sconfitta; ma si
riprese subito, per dire:
- Sapete davvero esser brutale. Ve l'ha mai
detto nessuno?
- Forse  per questo che vi piaccio.
- Mi piacete?
- S. Per la mia brutalit. Talvolta le donne
la scambiano con la forza.
- Chi ha detto che mi piacete?
- Mi siete sembrata molto contenta, stamani,
quando mi avete visto; forse ho sbagliato. Se 
cos, scusatemi. -
Piumetta si sent impacciata.
- Vi sar sembrata contenta, - ella disse -
perch infatti ero contenta di vedere qualcuno,
chiunque fosse. Cominciavo ad annoiarmi qui...
- Mi dispiace... lo dir a Viviana.
- Se glielo diceste, non ve lo perdonerei mai.
Volevo dire soltanto che siccome Viviana  sempre
occupata col suo lavoro, rimango sola molto
tempo.
- Ho capito. E cos siete stata contenta perfino
di vedere me.
- Non voi... ma chiunque fosse... una persona
qualunque per scambiare due parole.
- Eppure non eravate entusiasta di venire
con me a Exeter! - La sua voce era tagliente.
- Avete fatto un certo viso costernato quando Viviana
insisteva.
- Mi pare che mi osserviate troppo! Prima vi
sono sembrata felice, poi costernata... E ora
come sono?
- In questo momento mi sembrate particolarmente
graziosa.
- Grazie! -
Poi soggiunse con vivacit:
- Oh, le primule!... Guardate: il prato ne 
tutto pieno, e sono le prime che vedo. Fermate,
per favore, e lasciatemele cogliere. -
Cunningham port la macchina su un lato
della strada e si ferm. Piumetta cerc di aprire
lo sportello, ma non vi riusc, e Cunningham allung
un braccio per aiutarla.
- Che stupido sportello! - disse Piumetta.
- Non riesco mai ad aprirlo.
- Avete sempre troppa fretta. -
Ella non rispose; scavalc lo stecconato ed
entr nel prato a cogliere i bei fiori gialli.
- Volete che vi aiuti? - le grid Cunningham.
- No, grazie. -
Il giovanotto accese la pipa e si appoggi alla
spalliera del sedile, rassegnato ad aspettare. Era
sorpreso di vedere l'entusiasmo di Piumetta per
quei fiori di campo. Quando ella torn indietro
carica di un grosso mazzo, aveva le guance colorite
e gli occhi brillanti.
- Non sono belli? - ella chiese, gi dimentica
del bisticcio di poco prima: e mise i fiori
sotto il naso di John. - Sentite che odore! -
Era davvero un odorino dolce e penetrante
che turb leggermente Cunningham il quale corrug
la fronte quando Piumetta gli si sedette
accanto col fascio di fiori posato sulle ginocchia.
- Da anni e anni non avevo colto le primule! -
ella disse. - Mi ricordano un giorno lontano...
tanto tempo fa, quando ero piccina piccina.
Mi ricordo che per coglierle mi sporcai il
vestitino e le scarpe, e fui sgridata tanto e mandata
subito a letto.
- Maltrattata fin da allora! - disse John in
tono canzonatorio.
- Sempre, - insist Piumetta. - Punivano
sempre me, anche se la colpa era di Miriam. -
Ma s'interruppe subito, mentre Cunningham
le chiese:
- Possiamo ripartire?
- Come potrei impedirvelo? - ella rispose
con vivacit. - La vostra macchina ed io siamo
qui a vostra disposizione. -
Cunningham dette un'occhiata lungo la strada;
non si vedeva anima viva da nessuna parte.
A un tratto egli sollev un braccio circondando
le spalle della fanciulla, e prima che questa indovinasse
la sua intenzione la strinse a s e la
baci sulle labbra.
Piumetta dette un piccolo grido, cercando di
respingerlo.
- Come vi permettete?... Lasciatemi, lasciatemi! -
Egli rise e allent la stretta.
- Ho pagato caro questo bacio, - egli disse.
- Credo di avere il diritto di rifarmi, ora. -
Piumetta non rispose. Si sentiva scossa nel
profondo dell'anima. Aveva creduto che esser
baciata da lui fosse la cosa pi maravigliosa
del mondo, e ora le pareva che quel bacio avesse
soltanto un sapore d'insulto. Ripagarla... umiliarla...
ecco ci che egli aveva voluto.
Le primule erano scivolate ai suoi piedi, ed
ella si chin per raccoglierle.
Si sentiva sopraffatta e amareggiata da un'ingiustizia
fattale, e tuttavia sapeva di non avere
il diritto di difendersi, di non avere il diritto
di ribellarsi.
Cunningham aveva rimesso in moto l'automobile.
Il suo viso era colorito e le sue labbra
strette segnavano la bocca con una linea diritta.
Poco dopo, con un sorrisetto ironico, egli
disse:
- Perch non mi chiedete di fermare la macchina
e di tornare a casa a piedi? Non  questo
che farebbe una donna che si sentisse oltraggiata...
se un uomo brutale le offrisse un omaggio
sgradito? -
Queste parole le ridettero coraggio, ed ella
rispose pronta:
- Forse non era poi tanto sgradito... Un
bacio pi, uno meno, che importanza pu avere?
- Siete un demonietto! - egli esclam con
impeto; e dopo un momento soggiunse: - Un
giorno o l'altro un uomo vi piegher, Piumetta,
nonostante la vostra spavalderia.
- Davvero? Non sarete voi, di certo!
- Oh, no! -
Piumetta volt subito la testa dall'altra parte.
Qualcuno vi piegher...
Non era gi piegata, forse? Le pareva strano
che egli non sapesse leggere tutto il suo tormento
e indovinare la pena del suo cuore. Le sue dita
tremavano quando ella cerc di riunire il mazzo
di primule, e le lacrime le velavano gli occhi.
Ecco che era di nuovo piombata nel vecchio
dolore dal quale con tanta fatica aveva cercato
di fuggire; la calma era svanita dal suo cuore;
ed ella si sent proprio come quella sera in cui
Miriam era tornata a Londra e Letizia le aveva
detto:
Sembri un bambino sgridato senza ragione.
Sgridata?... Bastonata, sarebbe stata la parola
adatta; e nonostante tutti i suoi sforzi le
lacrime cominciarono a cadere fitte fitte sui fiori
aulenti. Ella non ardiva alzare una mano per
asciugarle, non ardiva tirar fuori il fazzoletto.
Si morse le labbra a sangue nel vano tentativo
di padroneggiarsi.
Sciocca! Stupida! andava ripetendosi furibonda.
Perch piangi? Che t'importa di ci che
egli ti ha detto? Che t'importa di nulla?
Sperava soltanto che John Cunningham non
si accorgesse della sua debolezza. Teneva la testa
piegata, indispettita contro l'inutile berretto
che non le riparava affatto il viso, mentre
con un cappello a larga tesa sarebbe stata un'altra
cosa...
A un tratto Cunningham parl, e la sua voce
era un po' commossa:
- Perdonatemi, Piumetta. -
Ella non pot trattenere un singhiozzo, mentre
diventava rossa rossa.
John aveva visto, dunque, le sue lacrime, e
questa certezza le parve ancora pi dura a sopportare
che non lo sforzo vano per nascondergliele.
Ma seppe trovare la forza per rispondere
con fierezza:
- Non piango per colpa vostra... Non m'importa
niente di quello che diciate o che pensiate
di me.
- S, che ve ne importa, - egli insist. -
Mi sono comportato male con voi, avete ragione.
Non so io stesso perch l'abbia fatto... Spero
che vorrete perdonarmi. -
La fanciulla non rispose, ed egli tese una mano
per prenderle i fiori che teneva stretti.
- Non sciupateli cos, poveri fiori innocenti!
- disse John; e allungato un braccio li pos
sul sedile posteriore della macchina dicendo: -
In un certo senso, anzi, mi pare che non siano
innocenti... Non so, ma c' qualcosa... -
Non fin la frase e il silenzio regn tra loro
fino a Exeter.
Piumetta, riavutasi, s'incipri il nasino e ripass
il rossetto sulle labbra, ricordando di non
averlo pi fatto dal giorno del suo arrivo in
campagna; dipingersi le labbra sarebbe stato
fuor di posto all'Asilo, mentre ora che aveva
ripreso a rappresentare la parte che s'era imposta
era necessario.
- L'albergo migliore  nella piazza del Duomo, -
disse Cunningham. - Volete che andiamo
l a far colazione? E dopo, potrete dare un'occhiata
alle vetrine dei negozi mentre io vado a
trovare Aston.
- Aston  il vostro socio in affari?
- S.
- Va bene. Andiamo; mi sento un certo appetito! -
Non era vero; sentiva che non avrebbe potuto
inghiottire neanche un boccone. Quando giunsero
all'albergo ella lasci in fretta il suo compagno
e sal al piano di sopra. Si guard in uno
specchio per vedere se avesse dei segni sulle labbra
che Cunningham le aveva baciato con foga
selvaggia. I segni le erano rimasti impressi nel
cuore, e di l niente avrebbe potuto cancellarli.
Ma quando Piumetta raggiunse John nell'atrio
ella era di nuovo tranquilla e serena.
- Ho ordinato gli aperitivi, - egli disse. -
Spero che il Manhattan vi piaccia.
- S, grazie. Quello non mi d alla testa
come certi altri... -
Piumetta tir fuori il portasigarette, quello
che le aveva regalato Miriam, poi fece subito
l'atto di riporlo; ma Cunningham disse pronto:
-  nuovo? -
E tese la mano per prenderlo e guardarlo.
Piumetta glielo dette, rassegnata.
- S, me lo ha regalato Miriam.
-  molto bello.
-  adatto a me. Piumetta di nome e di fatto.
Non tutti portano nomi che si adattino bene
come il mio si adatta a me.
- Credevo che Piumetta fosse un soprannome.
- Infatti,  un nomignolo. -
Ella si avvicin alla porta e guard fuori. La
grande cattedrale era inondata di sole con i suoi
campanili che spiccavano sul cielo azzurro. Poi
torn indietro, presso Cunningham il quale intanto
s'era seduto.
-  la prima volta che vengo qui, perci posso
formulare un desiderio; almeno cos ho sentito
dire.
- Non so. Mi pare che serva a poco esprimere
un desiderio... -
L per l Piumetta trasal, ma subito sorrise.
- Salute! - ella disse alzando il bicchiere.
- Osservo che non aggiungete e felicit!
- le rispose John.
Piumetta rise.
- Credo che sarebbe chiedere troppo alla vita..
- Non siete felice?
- Ma certo! Perch non dovrei esserlo?
- Siete fortunata.
- E poi, che vantaggio si pu avere dall'essere
infelici? Nessuno ci bada. Credo sia meglio
nascondere le proprie pene.
- Voi le nascondete molto bene. -
La fanciulla arross.
- Che volete dire?
- Che voi fingete quasi sempre di essere
quella che non siete, e che la sola volta che siete
stata sincera  stato stamani quando avete
pianto.
- Che intuito maraviglioso! - rispose Piumetta
con ironia.
- S, - insist John. - Mi riesce abbastanza
bene di leggere nel viso di certuni. - Poi si
alz. - Andiamo a colazione?
- Volentieri; io muoio di fame, - dichiar
Piumetta mentendo.
Dopo colazione egli la lasci, e la fanciulla
entr nella cattedrale. C'era buio e freddo, ed
ella si sent rabbrividire guardando le immense
colonne delle navate.
Aveva letto in qualche libro che la chiesa era
stata costruita dai Normanni nel 1112; e a quel
pensiero si sent piccina piccina. Era addirittura
ridicolo che le piccole insignificanti creature
umane facessero della vita una tragedia,
quando cose grandiose come quella cattedrale, e
il mare, e il sole, e le stelle, esistevano e sarebbero
esistite per secoli e secoli,, immutate e
immutabili.
Ritorn fuori al sole e si sent riconfortata;
s'incammin verso High Street fermandosi a
guardare le vetrine dei negozi per far l'ora di ritrovarsi
con Cunningham. Quando arriv, egli
era gi sulla porta dell'albergo, presso la macchina.
- Vi ho portato delle rose, - le disse con
aria un po' impacciata. - Non so se le gradirete,
ma la vecchietta che le vendeva ha insistito
tanto...
- Tutti i fiori mi piacciono, - disse Piumetta; e soggiunse di proposito: - Le dar a
Viviana: le far tanto piacere di averle nella
stanza dove lavora. -
John la guard.
- Ebbene, se siete pronta, possiamo partire.
- Prontissima. -
Egli fece la strada del ritorno pi adagio che
all'andata, e a qualche miglio da casa ferm la
macchina.
- C' qualche guasto? - chiese Piumetta che
aveva la mente perduta in un sogno vago e dovette
fare uno sforzo per tornare alla realt.
- No, nessun guasto. Soltanto volevo dirvi
qualcosa prima di tornare a casa.
 Qualcosa di bello, spero, - ella disse.
John fece finta di non aver udito e continu:
- Non c' ragione per cui noi non dobbiamo
essere buoni amici, vi pare? Non facciamo parte
entrambi della stessa congiura?
- Non c' neppure ragione per cui noi dobbiamo
essere amici, - ella dichiar con durezza.
- Dite proprio sul serio? -
Piumetta esit un attimo, poi disse risoluta:
- Credo che, dopo stasera, non sar facile
incontrarsi ancora quando sarete partito di qui.
Inoltre, non mi par possibile che voi desideriate
di essere amico mio... ora che sapete chi sono.
- Forse  proprio perch comincio a sapere
chi siete che vorrei esservi amico. -
Ella rise.
- Non pretenderete che io vi creda, vero? Io
sono bugiarda, civetta, e non ho cuore... o almeno
questo  ci che avete detto di me; e del
resto  abbastanza vero. Vi ho separato dalla fanciulla
che amavate, e mi disprezzate in tutto e
per tutto. Ebbene, mette conto di parlare di amicizia? -
Piumetta respir affannosamente; poi soggiunse
piano:
- E poi, io non voglio essere vostra amica.
- Siete franca, non c' che dire.
- Oh, soltanto per variare un po'! - ella
disse con vivacit. - Ma non credete che sarebbe
l'ora di andare a casa? -
La macchina si rimise in cammino e Piumetta
chiese dopo un po', non sopportando il silenzio:
- Quanto starete ancora al Grey Bulli
- Non ho deciso.
- Pensavo che, visto che la vostra amica non
abita pi qui, non aveste intenzione di trattenervi.
- La mia amica probabilmente  morta, -
egli rispose secco secco. - Era gi molto vecchia
l'ultima volta che la vidi cinque anni fa.
- Oh! Credevo che fosse giovane...
- Perch?
- Perch mi pareva pi naturale che voi aveste
un'amica giovane, non per altro.
- Giudicate secondo i vostri gusti? -
Piumetta rise.
- Eccoci a bisticciare di nuovo; e proprio ora
credevate che noi due potessimo diventare buoni
amici! In fondo, mi sembrate un cattivo giudice
di caratteri.
- Forse non quanto credete, - rispose con
calma Cunningham.
 
Capitolo 20.

Cunningham rimase ancora per un po' al Grey
Bull -, e una strana amicizia sorse tra lui e Piumetta.
Egli trascorreva molto tempo nella casetta
delle due ragazze.
- Perch in questo paese non c' niente di
meglio da fare, - aveva detto Piumetta con ironia,
una volta che Viviana aveva rilevato la costante
presenza del giovanotto.
Dopo giorni di dure fatiche John era riuscito
a rimettere un po' a posto la vecchia Uffai, e
aveva poi indotto Piumetta ad andare con lui
a fare una passeggiata.
- Non capisco perch vi confondiate con questo
vecchio macinino, - gli disse scortesemente
Piumetta. - Avete la vostra macchina
tanto bella! -
Gli occhi di Cunningham scintillarono.
- Forse  una prova di altruismo: lo faccio
per voi, - egli rispose pronto.
- Per me?
- S; se sposaste Baker dovreste un giorno o
l'altro andare in questa macchina, e io non potrei
sopportare l'idea che voi foste sballottata l
dentro e fors'anche assordita dal rumore infernale
che fa.
- Siete molto gentile, - disse Piumetta di
buon umore. - Voglio ricordarmi di riferirlo
ad Aroldo... A dire il vero, per, non  troppo
silenziosa neppure ora. -
Salvo qualche scaramuccia di tanto in tanto,
John e Piumetta sembravano due buoni amici;
e la settimana trascorse veloce, senza alcun incidente,
finch la sera del venerd Aroldo telegraf
che sarebbe arrivato con l'ultimo treno. Il telegramma
giunse Quando Piumetta stava apparecchiando
la tavola, perch Marta, la donna di
servizio, aveva libert quel giorno; e a tale notizia
gett per aria un piatto in segno di allegria.
Ma non riuscendo a riprenderlo a volo,
come era stata sua intenzione, il piatto and
per terra e si spezz in due.
Cunningham alz gli occhi dal giornale.
- Che sbadata! - egli disse in tono di rimprovero.
- Spero che non sia un piatto di valore.
- Si alz, e fece per aiutare Piumetta.
- Lasciate che lo raccatti io. -
Ma Piumetta fu pi lesta di lui, e avendo gi
raccolto i cocci si avviava verso la porta.
- Se sono tanto sbadata, perch non vi preparate
la cena da voi?
- Sono invitato a cena, dunque? - chiese
John con dolcezza.
- Avete bisogno di un invito stampato su
cartoncino? - ribatt Piumetta con mal garbo.
Viviana guard il giovanotto, e sorridendo gli
chiese, appena Piumetta fu uscita dalla stanza:
- Perch la tormentate cos? -
Cunningham si strinse nelle spalle.
- Tanto per passare il tempo, - egli disse
con indifferenza.
Viviana sospir, si tir indietro i capelli, e poich
aveva le dita sporche d'inchiostro si fece una
bella striscia nera sulla fronte; poi soggiunse:
- Piumetta non pu sopportarlo.
- Che cosa?
- Di esser tormentata... e poi da voi. -
Cunningham era in piedi davanti al caminetto
acceso, e la sua ombra si rifletteva ingigantita
sul soffitto basso. Vi fu un momento di silenzio
prima che egli rispondesse:
- Piumetta non ha simpatia per me.
- Non ha simpatia per voi? - ripet con
aria sorpresa Viviana. - Che sciocchezze! Ho
sempre creduto che foste grandi amici.
-  un'amicizia superficiale... Anzi, credo
che essa mi odii. -
Viviana rise a quelle parole.
- Questa  bella davvero! Ella non odia nessuno.
Piumetta  la pi cara creatura che io
abbia mai conosciuta. -
Tacque per un attimo, poi, con un leggero
tono di dubbio, continu:
- Forse... pu darsi che si senta un po' a
disagio... per via di sua sorella... Sarebbe naturale,
del resto. -
Il giovane non rispose, e Viviana soggiunse
come per scusarsi:
- Perdonatemi, John; non avrei dovuto parlarvene. -
Questi si volt.
- Voi scrivete tanto... d'amore, - disse John
con un po' d'impaccio. - Vorrei... vorrei sapere
se... se ci credete davvero, voi.
- Ma certo! Credo nell'amore, - rispose Viviana.
- Per, ecco... forse non proprio nello
stesso modo nel quale ne scrivo. So bene che esso
non dura come nei miei romanzi. Credo che non
potrebbe durare cos; ma non credo di fare del
male a scriverne come ne scrivo. -
Intanto, per nascondere il suo impaccio, disegnava
una figurina sulla cartasuga che aveva
davanti. Dopo un momento chiese:
- Perch me lo domandate?
- Per curiosit. -
Poi John soggiunse con aria di noncuranza:
- Lo so che non pu durare. -
Viviana alz gli occhi.
- Una sola prova, se pensate al vostro caso
particolare, non pu decidere.
- Chiss! - fece Cunningham con un sorriso.
- Non pu decidere, - insist Viviana. -
Vedete, io ho fatto di persona un'esperienza peggiore
della vostra... poich ero sposata. Tuttavia
non per questo credo che tutti gli uomini
siano uguali.
- O tutte le donne, - egli la interruppe.
- O tutte le donne, - acconsent Viviana.
- Io, per esempio, non ho mai detto che la mia
vita  rovinata perch sono stata disgraziata...
Credo ancora nell'amore.
- Ma voi siete una donna straordinariamente
equilibrata.
- E voi un uomo altrettanto equilibrato. -
Viviana lo guard e gli sorrise. - Non posso
credere che voi vogliate rovinarvi la vita...
- Non volevo dir questo, - egli rispose ridendo,
ma senza dare altre spiegazioni si avvi
verso la cucina per cercare Piumetta.
- Posso aiutarvi? - domand, tanto per
dire qualcosa.
Piumetta, che stava arrostendo il pane, alz
la testa.
- Faccio sempre meglio da me, - ella rispose.
Cunningham si sedette in fondo alla tavola
di cucina.
- Questa  una sfacciata menzogna, - egli
disse.
- Che cosa intendete dire?
- Che se c' una creatura al mondo la quale
abbia bisogno di essere aiutata, questa siete proprio
voi.
- Sciocchezze! E chi mi ha mai aiutata?
- Posso darvene io un esempio molto chiaro,
se volete. -
Piumetta lo fiss per un momento, prima di
rispondere con durezza:
- No, grazie. Oh, Dio, tutto il pane  bruciato!
- Lo vedete? Ve lo avevo detto io? -
La fanciulla batt i piedi.
- Volete farmi il favore di andarvene?
- Vi d tanta noia la mia presenza? -
I begli occhi di John la guardavano con aria
canzonatoria, e Piumetta divenne subito calma
e remissiva.
- Rimanete, se volete, - ella disse con una
scrollatina di spalle. - State attento l, altrimenti
vi ungerete la giacca col burro. -
S'interruppe, alz la testa e stette in ascolto:
di fuori veniva il rumore di una macchina.
- E un'automobile! - ella disse, e gli occhi
le scintillarono. - Deve essere Aroldo;  venuto
pi presto di quanto aveva detto. -
Lasci cadere la fetta di pane che aveva in
mano, e corse alla porta; ma Cunningham le
sbarr la via.
- Siete tanto contenta di vederlo?
- Certo. E perch? - Gli occhi di Piumetta
erano pieni di sfida. - Lui, per lo meno, non
mi crede una piccola stupida...
- E chi lo crede?
- Voi, per esempio. -
Si fissarono per qualche istante come due nemici
mortali, poi Piumetta disse esasperata:
- Deve essere gi al cancello a quest'ora; lasciatemi
andare.  cos brutto arrivare e non
trovare nessuno che ci viene incontro.
- Allora correte, andate! - disse John incollerito.
- L'amore ha le ali.
- Proprio cos! -
Piumetta fil via come una freccia verso il
giardinetto.
Cunningham si rimise a sedere in fondo alla
tavola, accese una sigaretta e stette in ascolto.
La macchina s'era fermata; egli pot udire il
colpo secco della porta che si chiudeva, poi una
voce, due, molte voci.
Alz la testa con un piccolo scatto d'impazienza,
ascoltando con maggiore attenzione. Non
era Baker... se pure non avesse condotto con
s una donna.
Piumetta riapparve sulla soglia della porta:
aveva il viso sbiancato e un'espressione di paura
negli occhi. Gli occhi di Cunningham incontrarono
quelli della fanciulla che lo fissarono per un
attimo. Poi con un filo di voce Piumetta disse:
- C' Miriam... e Teddie. -
In seguito ella ricord che non c'era stato neppure
un attimo di esitazione in Cunningham, il
quale aveva risposto subito:
- Arrivano giusto in tempo per la cena; bisogna
arrostire dell'altro pane. -
La sua voce era calma come se non ci fosse
nulla di tragico in quell'arrivo inaspettato.
Subito dopo, quando Miriam apparve dietro
a Piumetta nel corridoio stretto, egli si alz togliendosi
la sigaretta di bocca.
Gli occhi di Piumetta erano fissi sul viso di
lui mentre ella sentiva nascere in cuore un lieve
senso di risentimento.
Come era possibile? Non sentiva dunque proprio
niente, John, per poter rimanere cos impassibile
e tranquillo? Non era cambiato di colore,
nessun segno di alterazione n sul viso n
nella voce.
Ella non ardiva guardare la sorella, ma sentiva
intorno a s un'aria di elettricit e di tensione,
fino a quando Cunningham ruppe il silenzio
dicendo:
- Che bella sorpresa! -
Piumetta si trasse indietro, nell'ombra, tremando
da capo a piedi; vide Miriam e Cunningham
stringersi la mano come farebbero due conoscenti
qualsiasi, poi ud la voce di Teddie che
in quel momento li raggiunse in casa.
- Ma questa ha tutto l'aspetto di una tana!...
Come potete...? -
Non fin la frase poich il suo sguardo cadde
su Cunningham.
Miriam fece le presentazioni.
- Teddie, questo  John Cunningham... -
e subito soggiunse: - Che graziosa cucina! 
proprio un amore, Piumetta. -
Piumetta alz gli occhi e guard la sorella;
le- parve che qualcosa morisse nel suo cuore.
Miriam sorrideva, ma soltanto con le labbra.
I suoi occhi erano tragicamente freddi nel visino
pallidissimo; tuttavia ella continu a parlare abbastanza
calma:
- Sei sorpresa di vederci, eh?...  stata
un' idea mia. Era una giornata cos bella! A Londra
mi pareva di soffocare, e ho pensato che sarebbe
stato molto carino fare una gita fin qua
e vedere come ve la passate. Volevamo condurre
anche Letizia, ma ha detto che era sicura che
gli alberghi di questo paese sono inabitabili o
addirittura impossibili, e non  voluta venire.
Siamo in tempo per la cena? Io ho una fame
da lupi! -
Viviana li aveva raggiunti in cucina, e con
molto tatto fece in modo di ricondurre gli ospiti
in salotto, cosicch Piumetta rimase sola.
Ecco che infine era accaduto ci che aveva temuto
tanto: l'incontro di sua sorella con Cunningham; non era cascato il cielo, nessuno aveva
fatto scenate, eppure le era parso anche pi terribile
di come l'aveva immaginato.
Non avrebbe mai potuto dimenticare l'espressione
degli occhi di Miriam, n la sua voce
calma ed estranea, n il sorriso forzato delle
sue labbra.
Attraverso il breve corridoio li udiva ancora
ridere e parlare nell'altra stanza, e ogni tanto
le giungevano le parole che Teddie pronunziava
con quella sua voce solenne.
Soltanto Cunningham taceva.
Con grande sforzo Piumetta si mosse e si
guard attorno; sulla tavola c'era ancora il
pane abbruciacchiato che aveva lasciato l quando
aveva udito il rumore della macchina, e le
fette di prosciutto preparate su un piatto.
Per terra, al posto dove era stato seduto Cunningham
c'era una sigaretta, ed ella si ferm,
senza volere, chinandosi per raccoglierla.
Viviana la chiam.
- Due di pi, a cena! Abbiamo abbastanza
piatti e roba da mangiare?
- Pi che abbastanza! - rispose Piumetta.
Poco dopo Teddie la raggiunse in cucina.
- Siete sorpresa di vederci? - le chiese.
- Sono tanto contenta; non me lo aspettavo
davvero! Miriam  diventata ancora pi bella, -
disse Piumetta con uno sforzo di volont.
- Vi sembra?
-  proprio un amore. E di salute sta bene,
Teddie?
- Benissimo. -
Dopo un momento egli domand:
- E quello  John, non  vero?
- S.
- Bel giovanotto.
- S. -
Vi fu un silenzio molto eloquente, mentre Piumetta
cacci la testa nella credenza per cercare
i piatti, chiedendosi con terrore quale sarebbe
stata la prossima domanda; ma si sent sollevata
quando Teddie le chiese:
- Che cosa c' per cena?
- Soltanto prosciutto, uova, pane arrostito
e caff, o birra se preferite, e mele cotte in
forno.
- Benissimo! Le mele sono il cibo pi sano
che ci sia, - disse Teddie con seriet.
Piumetta lo guardava. Era sbigottita a vedere
quei due uomini rimanere cos calmi; non
riusciva a capire se era insensibilit, o una
straordinaria padronanza dei loro sentimenti.
Mise tra le mani a Teddie una pila di piatti e
gli disse:
- Intanto portate questi piatti di l, per favore,
poi tornate a prenderne degli altri. -
Aveva udito che Viviana era salita, scusandosi,
per andare a lavarsi le macchie d'inchiostro
dalle dita, e sapeva che Miriam e John
erano rimasti soli. Mentre ella si affaccendava
in cucina, andava chiedendosi se desiderava che
qualcuno li raggiungesse per togliere loro due
dall'impaccio, oppure se lo desiderava per s.
Era forse gelosa?
Non posso esser gelosa, ella ripeteva a se
stessa. A John non importa affatto di me. Non
facciamo che bisticciare, noi due!
Miriam era tanto bella, quella sera. Ella non
se n'era mai accorta come in quel momento.
Ed io sembro una Cenerentola... con questo
vestito vecchio e il viso rosso per essere stata
accanto al fuoco, i capelli tutti arruffati...
Il paragone tra loro due era crudele; ma infine,
che cosa importava?
Teddie era tornato in cucina. Perch non era
rimasto in salotto con gli altri due?
- Volete che vi aiuti a far qualche altra
cosa?
- Grazie, s... Portate di l il burro... E non
tornate di qua se non vi chiamo; devo cuocere
le uova e preparare il prosciutto. -
Viviana scese di corsa le scale ripide; s'era
lavata il viso che ora lustrava come uno specchio
(ella non si metteva mai la cipria), s'era
pettinata i capelli lisci lisci, tanto che sembrava
addirittura un'altra. Le due amiche si guardarono,
e Viviana disse a voce bassissima:
- Non  andata poi tanto male; non fatene
una tragedia. Stanno parlando tranquillamente;
ma certo era meglio se non venivano.  il destino,
sapete; e prima o poi doveva accadere...
Piumetta, state attenta, il pane brucia!
-  la seconda volta, - disse Piumetta togliendolo
in fretta dal fuoco.
Aveva cuore e cervello in tumulto. Se quell'incontro
non aveva importanza per gli altri, per
lei era stato un colpo tremendo. Era tanto sicura
che fosse Aroldo, quando aveva udito il
rumore della macchina, e invece...!
Di nuovo si sent sopraffatta da un senso di
colpevolezza e di vergogna: tutto quello che accadeva
era colpa sua; se avesse lasciato le cose
com'erano e non avesse forzato gli eventi, Miriam
non avrebbe sposato Teddie, e John...
Viviana le tolse il pane di mano.
- Al pane ci penso io; voi occupatevi delle
uova. Su, coraggio! Non  la morte di nessuno,
infine. -
Piumetta si sforz di apparire serena, e un
pallido sorriso le fior sulle labbra, mentre con
voce atona riprendeva la conversazione:
- Per l'appunto Marta  andata a scegliere
questo pomeriggio per stare a casa sua! Teddie
penser che si viva come gli zingari, qui, e chiss
che cosa dir della mia maniera di cucinare;
gli piace mangiar bene; di solito va a pranzo al
Ritz o in altri grandi ristoranti del genere. Baster
questo prosciutto? Strano che questo genere
di vita mi paresse tanto bello, prima che
venissero loro!... Miriam ha una pelliccia nuova,
non  vero? Che cos'? Martora o visone? Io
non m'intendo affatto di pellicce. Sono venuti
con l'autista, oppure Teddie guidava da s?
- Con l'autista, ma l'hanno mandato al Grey
Bull; dovranno star l stanotte, se pure non ritornano
a Exeter. Avete finito? Andiamo, dunque;
ci sentiremo tutti meglio dopo aver mangiato. -
Piumetta la guard con occhi grati: Viviana
era straordinaria: si manteneva sempre tranquilla
e serena, e non si lasciava mai turbare
da tristi pensieri.
- Vado a mettermi un po' in ordine, - disse
Piumetta, correndo su per le scale.
Si guard con maraviglia nello specchio, perch
credeva di vedersi pallida e stravolta, mentre
si accorse che il suo viso era quello di sempre;
si ravvi, s'incipri il naso, e stette un
momento ad ascoltare le voci di quelli che, gi,
parlavano. Poi si fece coraggio e si decise a
scendere.
La stanza, essendo piccola, le parve affollata;
come avrebbero fatto a trovar posto tutti intorno
a quella tavolina? Il suo posto era accanto
a John e aveva Miriam di faccia.
Miriam si era tolta il mantello e il cappello
e stava fumando una sigaretta. Fu lei che, durante
quella cena che a Piumetta parve interminabile,
tenne viva la conversazione.
Teddie diceva ogni tanto qualche parola e
mangiava con appetito. Era geloso di Cunningham,
oppure aveva uno di quei caratteri felici
che non sanno che cosa sia la gelosia? Piumetta
guardava ora l'uno ora l'altro di quei due uomini,
e si accorse che il paragone era atroce.
Come poteva amare Teddie chi era stata innamorata
di John? Si sforz di ricordare come
Miriam le avesse dichiarato che il suo amore per
John era morto e come avesse creduto tutto
ci che Piumetta le aveva detto di lui.
Parlarono di molte cose: di automobili, di
teatri, di strade, di Londra, e finita la cena Viviana
col suo solito umorismo disse:
- Ora, ragazzi, non abbiamo pi niente da
darvi da mangiare; quindi, se volete, potete accomodarvi
nel salotto da fumo... che  l'angolo
vicino al fuoco; cos noi sparecchieremo. -
Cunningham spinse indietro la sedia e si alz
subito.
- Stasera tocca a me ad aiutarvi, - egli
disse.
Piumetta avrebbe voluto respingere l'offerta,
ma poi si trattenne. Dopo tutto, era meglio che
John trovasse qualcosa da fare piuttosto che
esser costretto a rimaner l con Miriam.
- Potete aiutarmi anche a lavare i piatti,
se volete.
- Lasciamola a domani quella faccenda, cara;
la far Marta, quando viene, - si affrett a
dire Viviana.
Ma Piumetta protest:
- Non possiamo lasciare i piatti sporchi fino
a domattina. -
Teddie li guard entrambi serio serio.
- Non ho mai lavato piatti in vita mia, -
egli disse con solennit.
- Pu darsi che un giorno voi dobbiate farlo,
caro; non si sa mai! - disse Miriam ridendo.
- Mi piace la gente che sa rendersi utile. Chi
vi ha insegnato, John? -
Egli rispose con gravit che doveva essere un
talento innato in lui, perch quella era un'arte
che bisognava aver ricevuto in dono da madre
natura n si poteva acquistare col tempo e con
lo studio.
Ma quando egli la segu in cucina, Piumetta
si volse a lui quasi con asprezza.
- Andate pure; faccio da sola.
- Dovete permettermi di sdebitarmi del pranzo, -
egli disse con ironica seriet, mentre Piumetta,
per tutta risposta, lasci cadere per terra
una tazzina.
-  la seconda, oggi, - egli disse imperturbabile.
- State pi attenta, bambina, o dovr
cominciare a sgridarvi. -
Piumetta, pallidissima, si lasci cadere su una
sedia.
- Datemi un po' d'acqua, per favore, - ella
mormor - mi sento svenire. -
Il giovane le porse un bicchier d'acqua e stette
vicino a lei, finch, dopo aver bevuto, il colore
a poco a poco ritorn sulle guance della fanciulla.
- Ora va meglio; forse sono stata troppo
tempo vicino al fuoco, e deve avermi fatto male, -
ella disse.
- Gi, pu darsi, - disse John con calma.
Ma Piumetta fece una risatina.
- Non  vero che voi crediate che  stato
il fuoco, - ella disse; poi lo guard con occhi
timidi e dolci, e gli chiese: - Mi odiate proprio
tanto? '
- Non pi del solito. -
Rimasero un poco in silenzio, indi Piumetta
disse:
-  bella, non  vero? -
E pareva quasi che volesse chiedergli perdono.
- S, - rispose John; poi, togliendole di
mano il bicchiere vuoto, domand: - Va meglio?
- Benissimo, - ella disse alzandosi. - 
stato un momento di stupida debolezza; non dite
niente a nessuno.
- No. -
Piumetta cominci a radunare i piatti, ma
Cunningham non fece neppur l'atto di aiutarla;
e la fanciulla, a un certo momento, lo guard
di soppiatto.
Si accorse che, in fondo, egli non era tanto
tranquillo quanto voleva sembrare; c'era nel suo
viso qualcosa che esprimeva una viva sofferenza,
qualcosa che si rivel nella sua voce quando
egli le chiese a bruciapelo:
- Credete che si tratterranno?
- Non lo so.
- Se s... io torner in citt domani. -
Poi si volt, e col viso vicino a quello di lei
riprese:
- Faccio bene la mia parte?
- Che cosa volete dire? - gli chiese la fanciulla
guardandolo con gli occhi stravolti.
- La parte che avete voluto impormi: quella
dell'indifferente, del gaio don Giovanni? -
Ella divenne di fuoco, ma John continu senza
piet:
- Per completare ogni particolare, dovrei
fare la corte a voi in questo momento; credo
anzi che gli altri si immaginino proprio questo,
ora. -
Piumetta si allontan da lui.
- Non  necessario, - ella disse duramente.
- E forse udranno ci che state dicendo, se
non siete pi prudente.
- Se mi sentissero l'illusione sarebbe perfetta.
- Credevo che fossimo d'accordo di dimenticare
tutta questa faccenda, - ella disse con
tristezza. - Credevo che voi parlaste sul serio
quando mi chiedeste di essere amici.
- Se vi sono tanto antipatico...
- Non vi ho mai detto questo. -
John la guardava con una strana espressione
negli occhi.
- Sapete? - egli disse a un tratto. - Ci sono
dei momenti nei quali ho la sfrontatezza di pensare
che forse vi piaccio pi di quanto voi non
vogliate ammettere.
- Forse! - disse Piumetta, sforzandosi di
apparir calma. - Ma non sarebbe meglio finir
di mettere a posto questi piatti, ora? -
Viviana comparve in quel momento sulla soglia.
- Vostra sorella vuole andar via. Desiderano
di essere a Exeter prima di mezzanotte, e sono
gi quasi le dieci, ora. Abbiamo cenato cos
tardi! Ma lasciate quei piatti, Piumetta! -
Cos dicendo la ricondusse nel salotto.
- Teddie dice che dobbiamo andare, - disse
Miriam. - Non conosciamo bene la strada. -
Poi, guardando la sorella senza pi sorridere,
soggiunse:
- Ti trovo davvero molto meglio.
- Mi sento meglio, infatti! -
Piumetta ebbe la dolorosa impressione che
stessero parlando come due estranee.
Teddie era fuori a parlare con l'autista, e
Piumetta lo raggiunse. Sentiva che Miriam non
aveva piacere di restare sola con lei. Rimase in
piedi vicino alla grossa automobile, e poco dopo
Miriam apparve sulla soglia con John al fianco.
Piumetta cerc di non guardarli, ma non vi
riusc; i due parlavano tranquillamente.
-  un tempo magnifico, - ud che diceva
Miriam. - Sono tanto contenta di esser venuta
qui. -
Viviana li raggiunse e li accompagn fino al
cancello.
- Che bella macchina! - ella esclam.
Teddie cominci a spiegarle tutti i meriti della
sua automobile, e Piumetta rimase di nuovo
sola. Era buio fitto; soltanto le stelle mandavano
un lieve chiarore; una magnifica nottata
di primavera, nella quale non si udiva che il rumore
lontano del mare.
In una notte come questa... le parole le
mulinavano nel cervello, mentre guardava i due,
John e Miriam, nel sentiero del giardino: sembravano
fatti l'uno per l'altra, e se non fosse
stata lei...
Quel pensiero la colse a un tratto, quando vide
sua sorella prendere il braccio di Cunningham.
Piumetta chiuse gli occhi, e il battito convulso
del suo cuore era l'unico rumore ch'ella
udiva. Poco dopo si accorse che Miriam le stava
vicino e le parlava.
- Addio, Piumetta. Sono stata molto contenta
di vederti. -
Piumetta alz la testa e la baci; poi, dopo
un saluto a Viviana, Miriam sal in automobile
senza pi rivolgersi a John.
Vi fu un po' di silenzio dopo che se ne furono
andati; ma quando anche la luce del faro posteriore
della macchina fu scomparso, Viviana disse
con vivacit:
- Ed ora sar bene che io torni al mio lavoro. -
E rientr di corsa in casa.
Piumetta rimase per qualche istante al cancello,
pervasa da un vivo senso di sollievo. Era
finalmente passato, quello che aveva tanto temuto!
In quel momento ella trasal udendo John che
le rivolgeva la parola.
- Andiamo dentro; prenderete un raffreddore.
- Non ho mai preso raffreddori.
- Pare ci siano molte cose che non avete mai
fatte. -
E soggiunse:
- Credo che sia l'ora ch'io me ne vada.
- Non aspettate Aroldo? Gli dispiacer di
non vedervi.
- Dovrebbe gi esser qui; temo che abbia
perso il treno.
- Mi pare impossibile, - disse Piumetta.
- Sapendo ci che lo aspetta, volete dire?
- S, se volete prenderla in quel senso... -
Il silenzio fu interrotto da un rumore di passi
lungo il sentiero, e Piumetta, con un improvviso
senso di sollievo, disse:
-  lui, riconosco il passo. -
E spalanc il cancello uscendo fuori nel buio
ad incontrarlo.
Lo chiam per nome, e subito egli rispose.
- Piumetta! Non c'erano pi macchine alla
stazione, e ho dovuto fare tutta la strada a
piedi. -
Pos per terra la valigia e prese tutt'e due
le mani di Piumetta, dicendo:
- Buona sera, come state?
- Benissimo.
- Siete contenta di vedermi?
- Molto. -
La fanciulla lo guard alla debole luce che
filtrava dalla porta socchiusa, ed egli, senza riflettere,
si chin e la baci.
- Non tanto quanto lo sono io di rivedere
voi. -
Piumetta aveva dimenticato John, ed era stata
sincera quando aveva detto ad Aroldo che era
contenta di rivederlo. Almeno lui l'approvava
sempre e le voleva bene. Era l'unico suo amico
in un mondo dove tutti pareva le fossero ostili
e nemici.
Aroldo e Piumetta si tenevano per la mano,
e cos fecero la strada fino al cancello dove Cunningham
li aspettava.
- Buona sera, amico; come state? -
I due uomini si strinsero la mano.
- Non sapevo che foste qui, - disse Aroldo
un po' sorpreso. - Sono contento di vedervi.
-  un mezzo pensionante, - spieg Piumetta
scherzando. - Dorme al Grey Bull e mangia
da noi. -
Aroldo entr in casa a salutare la sorella,
e Piumetta volse gli occhi verso John che le era
vicino.
- Spero che domani non andrete via, - ella
disse. - Sar divertente... noi quattro... -
Egli non rispose, e la fanciulla lo guard. La
luce che veniva dalla porta ora spalancata gli
illuminava il viso, e Piumetta rimase sorpresa
a vederne l'espressione incollerita.
- Che cos'avete? - gli chiese quasi spaventata.
Le mani di Cunningham l'afferrarono alle
spalle stringendola come in una morsa.
- Siete una civetta! - egli disse selvaggiamente.


Capitolo 21.

Il giorno seguente fu un vero disastro.
Piumetta fece questa costatazione gi prima
di mezzogiorno, mentre stava alla finestra di salotto
e si sentiva stranamente irritata perch
Cunningham non si era fatto vivo.
Dalla cucina veniva l'odore appetitoso del
pollo arrosto, e la voce di Marta che, sbrigando
le ultime faccende, canticchiava una vecchia canzonetta.
Poco prima Aroldo aveva annunziato la
sua intenzione di fare due passi fino al Grey
Bull per vedere che cos'era accaduto del suo
amico e perch non era venuto.
- Ieri sera mi disse che sarebbe venuto presto, -
egli brontol.
- Forse star ancora dormendo il sonno degli
ingiusti, - osserv Piumetta scortesemente.
- Ebbene, venite con me a tirarlo fuori dalla
tana?
- No, grazie; fa troppo vento, e io odio il
vento. -
Non era affatto vero, perch invece le piaceva
moltissimo di camminare tra gli scogli in riva
al mare, col vento in viso che le scomponeva i
capelli; ma quella mattina si sentiva cos di
cattivo umore, che Baker dovette andarsene solo.
Per peggiorare la situazione Viviana era a
letto con un tremendo mal di testa, e s'era gi
scusata con Piumetta che non si sarebbe alzata.
- Lo sapete, non  mia abitudine esser pigra;
ma stamani mi pare proprio che la testa mi si
spezzi. Forse ho lavorato troppo in questi giorni.
Credete di potervela cavare da sola con quei due
ragazzi?
- Prover, - rispose Piumetta.
Ma si sentiva poco soddisfatta all'idea della
colazione viso a viso con Cunningham e Baker.
Sarebbe certo stata impacciata, e se i due avessero
cominciato a criticarla... Ma infine, che
cosa gliene importava?...
Era una mattinata grigia; la siepe fitta del
giardino non impediva al vento di invaderlo e
di sbatacchiare le piante e gli alberi.
Come i pennacchi dei cavalli di un carro
funebre, pensava Piumetta.
Che cosa aveva quella mattina? Si sentiva
tanto sola. Un malessere indefinibile le fece desiderare,
per la prima volta da che era in campagna,
la sua casa di Londra.
Siete una civetta.
Diventava rossa a ripensare alle parole irate
che la sera prima le aveva dette Cunningham.
Come aveva osato trattarla cos? Che cosa importava,
a lui, se ella era contenta di rivedere
Baker?
Forse tutto il suo nervosismo era la conseguenza
dell'incontro con Miriam. Non era stato
un piacere per nessuno. Piumetta aveva trascorso
la nottata a pensare alla sorella, senza
riuscire a spiegarsi il suo contegno. Era vero
che ella non amava pi Cunningham? C'era da
dubitarne a ricordare lo sguardo disperato dei
suoi occhi quando ella gli aveva teso la mano
per salutarlo.
Ed  colpa mia, tutta colpa mia; pensava
Piumetta col cuore in tumulto ma ormai che
cosa potevo fare? '
Dire ora la verit sarebbe stato mille volte
peggio; e tuttavia quella mattina il desiderio di
mettere la sua coscienza in pace, di riparare al
torto fatto a Miriam, era il suo pensiero predominante.
Non capiva come potesse esserci della gente
che portava in cuore per tutta la vita, forse
oltre la vita, un segreto che non poteva rivelare.
Che cosa dovevano provare gli assassini che
rimanevano impuniti? Fin col sorridere. Perch
mai quel giorno tutto le appariva cos triste,
cos opprimente? Di tanto in tanto, quando il
vento soffiava meno forte, poteva udire le onde
del mare frangersi sugli scogli, e dalla finestra
seguiva il volo dei gabbiani che, come lembi di
stoffa, svolazzavano qua e l nel cielo grigio.
Era strano come tutto cambiava aspetto quando
splendeva il sole, e strana la rapidit con
la quale mutava il tempo. La notte era stata
tranquilla e serena, con un bel cielo stellato,
senza alcun indizio di vicina tempesta. Proprio
come lei stessa era allegra e serena il giorno
prima, mentre ora... le pareva di sentirsi oppressa
da un'oscura terribile minaccia che le
incombeva.
Marta la chiam dalla cucina.
- Posso servire la colazione, signorina?
- Io sono pronta, - ella disse - ma gli altri
non sono ancora venuti. Il signor Baker 
andato al Grey Bull a prendere il signor Cunningham.
Ah, eccoli che vengono! - soggiunse
poi udendo cigolare il cancello del giardino.
Si avvicin di nuovo alla finestra e si sentiva
ritornare di buon umore. Ma Aroldo era solo e
procedeva a testa bassa contro il vento impetuoso.
John non sarebbe venuto? Piumetta rimase
immobile dov'era, finch Aroldo non entr nella
stanza.
- Quel pigrone non  voluto venire, - egli
disse indignato. - Era ancora a letto; mi ha
detto che odia il vento e che per questo il miglior
rifugio  il letto. Si alzer pi tardi e verr
qui a bere un bicchierino prima di cena.
- E pensare, - disse Piumetta annoiata -
che avevamo preparato due polli arrosto! Non
possiamo mangiarli noi soli.  uno spreco. -
Aroldo rise.
- A me piace moltissimo il pollo freddo; ne
serberemo uno per cena. Viviana non s' ancora
alzata?
- No. Le duole la testa.
- Allora mangeremo soli?
- Soli, proprio soli! - disse Piumetta.
- Vado a dirlo a Marta. -
Quando la colazione fu pronta, ella mise la
sua sedia pi lontano possibile da quella di
Aroldo; ma egli mosse subito la sua e le posate
per avvicinarsi.
- Si sta bene anche soli, no? - egli disse.
-  divertente... Ma come soffia il vento!
-  una giornata infernale, - ella rispose irritata.
- Non ne posso pi. -
Aroldo la guard, sorpreso e addolorato.
- Credevo che vi piacesse, questo posto.
- S, il posto; ma io parlavo del tempo. -
Egli rispose subito, rasserenato:
- Che importa il tempo, se siamo qui al coperto
insieme! -
Piumetta non sorrise.
- Volete tentare con me la prova dell'osso
dei desiderii? - disse dopo un poco, tutta affaccendata
a toglier via la carne dagli ossi con
un coltello tutt'altro che affilato.
- S, - rispose Aroldo, pronto a gioire della
pi piccola cosa; e dopo aver afferrato l'osso da
una parte: - tirate, - disse - e formulate un
desiderio.
- I miei desiderii non si avverano mai, - ella
rispose; ma tir, e le rimase in mano la parte
pi grossa.
- Avete vinto; e si pu sapere quale desiderio
avevate espresso?
- Nessuno.
- Io si, invece.
- Avanti, finite di mangiare, - disse Piumetta.
Nonostante il cattivo umore, Piumetta trov
che il pollo era squisito; e sentendosi un po' meglio,
si appoggi alla spalliera della sedia e sorrise
ad Aroldo.
- Era buono, - ella soggiunse.
- Tutto  buono. - replic Aroldo, e prima
che Piumetta potesse impedirglielo le afferr una
mano. - Non sarebbe bello, Piumetta, avere
anche noi una casina come questa? -
Il suo viso bonario si era leggermente colorito,
e Piumetta distolse gli occhi da quelli di
lui con un senso di paura.
- Io non vi amo, Aroldo.
- Lo so; ma io sono pronto a rischiare qualsiasi
cosa, e forse in seguito mi amerete. Non
credo di essere un cattivo soggetto, infine. -
La voce della fanciulla trem quando ella rispose:
- Siete un caro amico, ed io vi voglio molto
bene, ma non basta...
- A me basterebbe.
- Ma non a me, - ella rispose con tristezza.
Dopo un attimo di silenzio egli lasci andar
la sua mano, dicendo quasi brusco:
- Non c' altro da mangiare?
- Mi dispiace tanto, Aroldo...
- Non affliggetevi. Non c' niente da fare, lo
so... sono cose che succedono. Soltanto mi domando: perch? -
Piumetta volle cambiar discorso.
- Com'era bella Miriam ieri sera! - ella
disse.
- S? Io la vedevo per la prima volta. 
bella, ma non mi piace quel tipo di bellezza; lei
e Cunningham si sono Veduti?
- S.
- E com' andata?
- Se sapeste!... - sospir Piumetta. - Non
accadde niente; tuttavia ebbi l'impressione...
Aroldo, credete che sia possibile amare molto
qualcuno e poi... a un tratto... forse per aver
sentito dire qualcosa contro quella persona...
non amarla pi?
- Per me non sarebbe possibile.
- Neanche per me, - rispose senza esitare
la fanciulla, affrettandosi per subito a soggiungere: - Non parlo per esperienza. -
Di nuovo silenzio, finch Aroldo ripet la
stessa domanda:
- C' altro da mangiare?
- S: mele cotte in forno e crema. Marta! -
ella chiam ad alta voce. - Qui non c' bisogno
di campanelli. -
Avrebbe voluto non sentirsi cos a disagio con
Aroldo, quel giorno; erano stati ottimi amici
finch egli non le aveva detto di amarla. Perch
aveva voluto sciupare cos la loro bella amicizia?
Ma poi cap che era inevitabile. Come pu
un uomo tacere il suo amore con la creatura
che ama? Ella stessa aveva tanto desiderato di
dire a John...
La fanciulla fin in fretta di mangiare la mela,
poi la crema, poi spinse indietro la sedia.
- Sediamoci vicino al fuoco a fumare una sigaretta.
Oggi non devo lavare i piatti.
- Non vorreste uscire, piuttosto?
- Con questo vento? - disse Piumetta aggrottando
le ciglia.
- Spazzer le nuvole...
- Ma in me non vi sono nuvole, - ella rispose
dura.
- Oh, s! - la contraddisse Aroldo. - Incombe
una tristezza su questa casa, oggi! Viviana
a letto, Cunningham con i nervi, e voi...
- Io sto benissimo e mi sento felice.
- Vorrei che foste felice perch io sono qui. -
La fanciulla gli sfior un braccio con la mano.
- Sono contenta sicuro che siate qui!
- Cara! -
Il giovane si chin a baciarle una mano, e Piumetta
arross.
- Non dovete far cos.
- S, devo... mi pare che sia tutto quanto
potr avere da voi.
- Aroldo, noi saremo sempre buoni amici.
- Chiss!... Un giorno forse vi sposerete...
- Mai! -
La risposta fu pronta e ferma.
La fanciulla si chin ad attizzare il fuoco, e
dalle legna si sprigionarono miriadi di faville.
- Tornerete a Londra domani, anche se continua
questo brutto tempo?
- Ander via stasera.
- Stasera? No! -
E alz turbata gli occhi fissando il giovane
amico.
- S, stasera. Credete, non  un piacere per
me star qui, con tutto il bene che vi voglio!...
Non so come faccio a trattenermi da stringervi
tra le mie braccia, Piumetta. -
Piumetta spinse indietro la sedia e balz in
piedi.
- Vado a vedere se Viviana ha bisogno di
niente. -
E fugg via.
Ma Viviana dormiva profondamente, con i capelli
scomposti sparsi sul guanciale e la fronte
corrugata, come se anche nel sonno fosse, assillata
dal suo lavoro.
Piumetta indugi un momento; aveva paura
a ridiscendere. Aroldo non era mai stato come
quella sera. Perch aveva dimenticato a un tratto
che avevano deciso di restare amici e di non parlar
pi d'amore?
Piumetta gli voleva molto bene; le dispiaceva
di vederlo cos; ma sapeva anche che la sua piet
era lontana mille miglia dall'amore e che a
quello non sarebbe mai giunta.
Era quasi buio quando ella torn gi da
Aroldo. Pareva che le nubi volessero soffocare
la poca luce rimasta, e la stanzetta era illuminata
soltanto dal fuoco acceso nel caminetto.
Aroldo era in piedi vicino alla finestra, con
la sigaretta spenta tra le labbra.
- Come ha fatto buio presto, non  vero? -
disse Piumetta.
- Gi. Credo che per me sar ora di andare.
- Oh, no! - disse la fanciulla con aria di
disappunto. - E Viviana che cosa dir?
- Ditele che domattina devo trovarmi presto
in ufficio, e che perci ho pensato bene di andarmene
stasera.
- Ma non ci sono treni a quest'ora.
- Ander via con la Uffai. A voi non occorre
qui, e poi c' la macchina di John.
- Non arriverete fino a Londra; potrebbe accadervi
una disgrazia.
-  quello che spero. -
Piumetta ebbe gli occhi pieni di lacrime.
- Non siete gentile, - ella disse col nodo
alla gola.
Egli si volt piantandole gli occhi in viso;
ma era troppo buio perch potesse distinguerne
i lineamenti.
- Volete che io sia gentile con voi?
- Non in quel modo che voi intendete, -
ella rispose subito.
- Allora perch dovrei rimanere qui?
- Avete detto voi stesso che potremmo rimanere
buoni amici. -
Egli rise con amarezza.
- Ho detto molte sciocchezze e molte cose
che non pensavo affatto. -
Dopo un momento di silenzio la fanciulla soggiunse:
- Non andate, Aroldo. Parr una stravaganza; tutti sanno che avevate l'intenzione di
star qui anche domani.
- Tutti? Volete dire Cunningham?
- No, - ella rispose secca.
Aroldo la prese per le spalle, costringendola a
voltare il viso verso la luce del caminetto.
- Cunningham vi fa la corte?
- No, no di certo! - rispose Piumetta con
naturalezza. - Non gli sono mai piaciuta. Non
dite sciocchezze.
- E allora perch sta qui tanto tempo?  un
albergo scomodo e antipatico, quel Grey Bull.
- S? Non ci sono mai stata; ma voi mi fate
male; lasciatemi. -
Egli la lasci andare borbottando una scusa.
- Rimarr, se proprio vi fa piacere, - disse
dopo un poco.
Piumetta trasse un sospiro di sollievo; le dispiaceva
di vederlo soffrire, eppure non poteva
far niente per impedirlo!
 per tutti cos; ella pens  destino che
tutti debbano amare senza essere corrisposti!
- Coraggio! Stiamo allegri, ora! - ella disse
con uno sforzo.
Chiuse le imposte, preg Aroldo di accendere
il lume, e con grande sollievo ud Viviana che
li chiamava.
- Mi alzo, cari ragazzi. La testa va molto
meglio.
- Ed  l'ora del t, - rispose Piumetta gi
rinfrancata.
Ella sapeva che la presenza di Viviana sarebbe
stata di grande aiuto per lei.
Si avvicinava la sera, ma Cunningham non appariva.
Ogni volta che il vento faceva cigolare
il cancello del giardino, a Piumetta pareva che
le si fermasse il cuore e il sangue le affluisse
tutto alle guance.
- Speriamo che John non si senta male, -
disse Viviana.
- Macch!  soltanto un pigrone, - intervenne
suo fratello. - Ora ci vado io e sapr scovarlo
dalla tana.
- Io lo lascerei in pace, - disse Piumetta
con un po' troppa fretta forse, e subito si pent
di aver parlato. - Stiamo cos bene anche senza
lui. -
Ma alle sette Aroldo s'infil il cappotto e usc.
Mentre apriva e richiudeva la porta di casa, il
vento entr con violenza nella casetta.
- Si sono scatenati tutti i diavoli, stasera, -
disse Piumetta rabbrividendo. - Non credo che
potrei star qui d'inverno.  un luogo troppo solitario. -
Viviana, che stava scaldandosi i piedi al fuoco
del caminetto, la guard di sopra alle spalle.
- A me piace il vento, - ella disse. - Vorrei
uscir fuori ora e lottare con la sua violenza.
Il mare dev'essere maraviglioso! Andiamo fuori
a vederlo, Piumetta? Per dieci minuti soli.
- No, non andiamo, - rispose Piumetta risoluta.
- Il vento  troppo forte: potrebbe
mandarci a sbattere sugli scogli, e allora sarebbe
finita davvero per noi, - ella rise. - Pensate
che trambusto per il paese se i nostri miseri
corpi fossero ritrovati all'alba sfracellati sulle
rocce. -
Viviana sbadigli.
- Non ho nessuna voglia di far trovare il
mio corpo in simili condizioni. -
E dopo un momento soggiunse:
- Avete pensato che la settimana prossima
torneremo a Londra? -
Piumetta assent con un cenno della testa.
- E la solita vita ricomincer, con i suoi
giorni tutti uguali... - disse Viviana un poco
triste.
- E Letizia... - rincar Piumetta con una
punta di malignit involontaria.
- Sar contenta di rivedervi.
- Che illusioni! - rispose la fanciulla ridendo.
Viviana volt la testa verso la finestra e si
mise in ascolto.
- Non sono i ragazzi che tornano? - ella
disse un po' sorpresa.
Ma appena ebbe detto quelle parole la porta si
spalanc e una folata di vento invase la stanza,
per far entrare i due giovani.
- L'ho incontrato per la strada, - spieg
Aroldo. - Che notte! Facevamo fatica a tenerci
in piedi. -
Cunningham veniva dietro ad Aroldo, e la
stanza, che era piccola, sembr ancora pi angusta.
- Buona sera a tutti, - disse John con noncuranza.
Piumetta lo guard.
- Siete guarito? - gli domand ridendo.
- Convalescente, grazie. E voi?
- Io sto benissimo, - ella rispose quasi smarrita
perch era proprio la verit e perch sapeva
bene la ragione che aveva fatto svanire a un
tratto il suo umor nero.
 
Capitolo 22.

Aroldo part per Londra assai presto la mattina
dopo.
Piumetta scese alle sei a preparargli la colazione,
ed egli prese il treno che arrivava a Londra
alle nove e mezzo.
Il tempo non era punto migliorato, e durante
la notte il vento aveva fatto crollare un comignolo
che era andato a finire in pezzi nel giardino.
Viviana, in vestaglia, venne a salutare il fratello
e dichiar che se continuava quel ventaccio
pensava di tornare in citt pi presto di quello
che avevano stabilito.
- La vita semplice ha dunque gi perduto il
suo incanto? - chiese Aroldo con una punta
d'ironia.
- Non  questo; ma se non dobbiamo uscire
di casa, tanto vale essere a Londra, - rispose
Viviana stringendosi, infreddolita, la vestaglia
intorno alla persona. - Tornerai venerd prossimo,
se saremo sempre qui?
- Cunningham mi ha detto che vi condurr
lui a Londra, con la sua macchina.
- E la Uffai? - domand Piumetta.
Aroldo fin di bere il caff, poi sollev la testa
e disse:
- Ho intenzione di venderla; pare che uno
del villaggio sia disposto a comprarla.
- Peccato! - si lasci sfuggire Piumetta.
- Povera vecchia Uffai! -
Le pareva che fosse fatto un torto a un vecchio
amico.
- Arrivederci! - disse Aroldo, e baci la
sorella. - Fatemi sapere fino a quando starete
qui. Arrivederci, Piumetta. -
Le tocc appena la mano, e sebbene le due
donne rimanessero alla finestra per salutarlo ancora,
egli non si volt neanche indietro.
- Aroldo mi sembra triste, - osserv Viviana.
- Sar il tempo, - rispose Piumetta. - Facciamo
colazione anche noi, oppure volete vestirvi
prima?
- Facciamola subito; non credo che avr il
tempo di vestirmi, stamattina; ho troppo da
lavorare. -
Avevano appena finito di prendere il caff, vicino
al fuoco, quando all'improvviso Viviana
disse:
-  innamorato di voi, Aroldo? -
Piumetta divenne rossa alla domanda inaspettata,
ma rispose:
- Temo di s.
- Mi dispiace, - disse Viviana; e dopo un
momento soggiunse: - Cupido  stravagante
nel lanciare i suoi dardi, non  vero?
- Pare anche a me, - assent Piumetta sospirando.
- Certo, - riprese a dire Viviana - non 
il marito che ci vuole per voi. Anche se l'amaste
direi la stessa cosa. Vi ci vorrebbe un uomo
come... come... - esitava, e Piumetta era ansiosa
di udire il nome che era sicura che Viviana
avrebbe pronunziato - ...come John Cunningham, -
termin Viviana. - Ora che ho visto
vostra sorella, ho capito che voi sola potevate
essere amata da lui.
- Io? - esclam Piumetta sforzandosi di sorridere.
- Se tra noi non facciamo che bisticciare!
- Anche questo  un buon segno, - dichiar
Viviana. - C' una sola cosa che  un cattivo
segno nei rapporti tra un uomo e una donna:
l'indifferenza.
- Volete ancora caff?
- No, grazie!... Ditemi, Piumetta, voi non
siete affatto innamorata del mio povero fratello?
- Mi dispiace, ma... no.
- Non affliggetevene, cara, - le rispose la
sua amica. - Non porterebbe a niente, anche se
voi faceste all'amore con lui. Io conosco bene
voi e lui, ma, non avetevene a male, ho capito
benissimo che voi avete per Aroldo un affetto
nel quale c' della sopportazione e niente pi.
 cos? Voglio dire, voi non potreste mai sentire
quella stima profonda e quel certo timore
che una moglie deve sentire per il marito.
- Timore? Credete che si debba temere l'uomo
che si sposa? -
Viviana assent.
- Lo credo, in un certo senso. Ora, con
John...
- Vorrei che non mi parlaste pi di lui, -
la interruppe Piumetta, posando con mossa brusca
la tazza sulla tavola. - Non c' lui solo
al mondo!
- No. Ma John  un certo tipo che piace
anche a me. Non che egli si sia mai occupato di
me, non dico questo, - e Viviana si accomod
meglio nella poltrona per continuare il suo discorso.
- Con John Cunningham una donna non
si annoier mai, - ella disse con convinzione.
- Egli potr forse bisticciare qualche volta con
sua moglie, esser dispotico, perfino rude con lei;
ma se l'ama davvero... -
Piumetta la interruppe di nuovo.
- Credete che sia ancora innamorato di Miriam?
Voi sapete leggere cos bene nel'cuore
delle persone! Credete che, da quanto avete potuto
vedere allorch Miriam era qui, egli pensi
ancora a lei? -
Viviana alz gli occhi.
- E voi, che cosa credete? - domand guardandola
in viso.
- Io non so... Vorrei esserne sicura... lo
dico per lui, naturalmente.
- John se la cava bene anche da s; - disse
Viviana con franchezza - non c' bisogno di
preoccuparsi di lui.
- Non era questo...
- Vostro cognato mi piace.  un uomo che
sa quello che fa, e vostra sorella dovrebbe esser
felice con lui.
- Credete che si riesca sempre ad esser felici
con le persone con le quali si dovrebbe esserlo? -
Viviana rise.
- Pochi sanno quello che  bene o male per
loro. Hanno bussato alla porta: deve esser
Marta; andate ad aprirle, cara. -
Quando Piumetta ritorn, Viviana s'era gi
messa a scrivere al tavolino vicino al fuoco e
s'era avvolti i piedi in una grossa coperta di
lana.
- L'ispirazione mi brucia! - ella dichiar.
- Spero che troverete il modo di passare bene
la mattinata anche da sola.
- Certo. -
Piumetta sbrig alcune faccenduole di casa,
poi si mise un cappotto pesante e un berretto
in testa, e usc senza dare ascolto a Marta che
voleva dissuaderla da andar fuori con quel cattivo
tempo.
La prima folata di vento le tolse quasi il respiro
ed ella fu costretta ad afferrarsi al cancello;
ma poi, ridendo, continu la sua strada.
Mare e cielo erano in burrasca; enormi cavalloni
si frangevano contro gli scogli sollevando
in aria nuvoloni di spuma. I gabbiani svolazzavano
con strida acute sulla sua testa, e le nuvole
pesanti e scure erano cos basse, che si confondevano
con gli scogli grigiastri.
Piumetta, lottando contro la forza del vento,
cerc di arrivare in un luogo un po' riparato, e
si sedette a contemplare il mare. Che forza terribile
e spaventosa! Nessuno e niente al mondo
avrebbe potuto frenarla e regolarla. La fanciulla
si sentiva rabbrividire. Una massa enorme d'acqua
si rovesci sugli scogli, e lo schianto di essa
si mescol all'urlo del vento infuriato.
Come sono piccoli e insignificanti gli uomini
e i loro dolori, pens Piumetta di fronte a
questo spettacolo grandioso della natura! Pensare
che da tanti millenni il mare  lo stesso
di ora, e cos sar per altri millenni, sempre
uguale, mentre gli uomini...
Usc fuori dalla roccia che la riparava e con
ogni cautela si port pi gi, ai piedi degli scogli
battuti dalle onde che spruzzavano in alto
la spuma bianca. Bastava un piccolo passo falso,
un niente, per cadere; e cadere voleva dire morte
certa.
-  buona regola guardarsi dai pericoli, -
una voce rison al suo orecchio, mentre una
mano ferma l'afferrava per un braccio ritirandola
indietro.
Piumetta volse uno sguardo irato verso il viso
sorridente di Cunningham.
- Come sapevate che ero qui?
- Vi ho seguita. Meditavate forse il suicidio?
- No davvero! E perch avrei dovuto farlo?
- Sarebbe stata una via d'uscita.
- Una via d'uscita?
- S, per liberarvi dai guai e dai pensieri, -
egli disse mentre i suoi occhi la guardavano con
aria canzonatoria.
- Io non ho n guai n pensieri.
- Va tutto bene davvero? - egli insist allegramente.
- Tutto bene.
- E Aroldo  tornato in citt?
- S. -
Dovevano gridare per intendersi poich il vento
disperdeva le voci.
John disse in tono persuasivo:
- Venite pi qua; si sta un po' meglio, pi
riparati. -
La prese per un braccio per aiutarla a tenersi
in equilibrio sugli scogli, finch riuscirono a
entrare in una piccola caverna che il mare aveva
scavata nei massi.
Si stava meglio l dentro, egli aveva ragione;
il vento soffiava intorno e sopra a loro, ma la
piccola caverna era risparmiata dalla sua furia.
- Che bella vista di qui, non  vero? - disse
John.
- Bellissima. -
John spinse col piede una pietra che si trovava
sul passaggio e che rotol subito gi nel
mare, mentre Piumetta si sentiva correre i brividi
per le spalle.
- Che spavento cader laggi! - ella disse
afferrando John per un braccio, poich il giovane
s'era spinto fin sull'orlo del precipizio. -
Non andate pi avanti, - lo supplic - potreste
cadere. -
Egli la guard in silenzio, poi disse:
- Non vi piacerebbe per una volta tanto di
essere leale e sincera con me...? Cos... per
scherzo almeno.
- Ma certo. Non lo sono forse stata sempre?
- S? Allora quando ci sposiamo? -
Per un momento a Piumetta sembr che il
mondo intero girasse vorticosamente intorno a
lei; poi, con uno sforzo, cerc di ritornare in
s, e disse in tono scherzoso:
- Oggi stesso, se volete.
- Bene. Torniamo subito indietro a dirlo alla
signorina Baker. Venite. -
Piumetta gli piant gli occhi in viso cercando
invano di nascondere il tremito delle sue labbra.
- Siete impazzito? - ebbe poi la forza di
dirgli.
- Avete detto ora di essere stata sempre leale
e sincera, e che mi sposereste oggi stesso, se volessi.
- Scherzavo, John.
- Ma io non scherzavo, - disse Cunningham.
Egli le stava di faccia nella bassa imboccatura
della caverna, cosicch la fanciulla era costretta
a incontrare i suoi occhi.
- Lo sapete perch ci bisticciamo sempre? -
egli le chiese.
- S, perch non ci troviamo d'accordo su
niente.
- No; perch ci amiamo, - egli la contraddisse.
Piumetta si port una mano alla gola; le pareva
di soffocare.
- Non capisco perch diciate tutte queste
sciocchezze. Mi pare... mi pare stupido; non
mi diverte affatto.
- Mi amate, Piumetta?
- No, no.
- S, mi amate, - egli dichiar - ed io vi
amo. Credo di avervi voluto sempre bene, anche...
prima di partire per l'Affrica. Soltanto,
non ne sono stato sicuro fino a che... -
La fanciulla lo interruppe bruscamente.
- Fino a che non avete rivisto Miriam. Oh,
la sapete lunga! Ma per fortuna io non vi credo.
Dite questo soltanto perch sapete che non potete
pi averla, e questa... questa  una trovata
per ripagarmi di tutto quello che ho fatto, e
perch  colpa mia se Miriam ha sposato Teddie.
Vi piacerebbe di sentirmi dire che... che io morivo
d'amore per voi. Vi piacerebbe che io vi cadessi
tra le braccia e... e... - si stringeva le
mani in preda a una sofferenza senza nome -
e poi mi ridereste in viso per dirmi che avevate
soltanto scherzato... No, grazie; so di essere un
po' pazzerella, ma non tanto pazza come voi...
come voi pensate.
- Quello che vi ho detto  la verit, Piumetta. -
Ella lo guard con i suoi occhioni che spiccavano
nel pallore cereo del suo visetto commosso.
- Andiamo via, vi prego. Vorrei tornare a
casa.
- No, finch non avrete ascoltato ci che ho
da dirvi.
- Non voglio ascoltare niente.
- Voi mi amate, Piumetta.
- Non  vero; in questo momento mi pare di
odiarvi; credo che voi siate pazzo... Seguirmi
cos, e... e...
- ...dirvi quello che dovevate aver gi indovinato. -
Ella chiuse gli occhi.
- Lasciatemi andare, per favore. -
Era cos suggestivo ci che accadeva! Il vento
furioso, il mare scrosciante... e quell'uomo che
le diceva cose tanto impossibili; era un sogno
fantastico, un sogno da cui bisognava svegliarsi
presto.
- Se  il pensiero di Miriam che vi trattiene, -
egli le disse con accento appassionato
- ander io da lei e le dir tutta la verit; non ho
paura di dirgliela.
- Non c' niente da dire. Oh, vi prego! -
Ma egli continu, senza darle ascolto:
- Sapete perch non venni a casa vostra ieri
sera? Perch non potevo sopportare di vedervi
accanto a un altr'uomo. -
Ella prov a interromperlo, ma John non
gliene lasci il tempo.
- Non mentite, non dite che state per sposarlo,
perch so che non  vero, e anche se fosse
vero, non me ne importerebbe niente. Vi amo,
e voglio che siate mia moglie, dovessi aspettare
tutta la vita. -
Piumetta si sforz di mantenersi calma.
- Aspetterete anche di pi... - disse.
- Guardatemi in viso e ditemi che non mi
amate.
- Non vi amo.
- Guardatemi in viso, vi ho detto! -
Ella teneva la testa piegata, tremando in tutta
la persona, e dopo un momento egli disse con
calma improvvisa:
- Andr da Miriam appena sar tornato in
citt e le dir tutto quello che  accaduto.
- Non  accaduto niente... Non potete esser
cos crudele, le fareste molto male.
- Le dir che vi amo e che voglio sposarvi. -
Piumetta ripet ancora una volta:
- Non vi amo, no, non vi amo.
- Guardatemi, Piumetta.
- No. -
Mettendole una mano sotto il mento egli la
costrinse ad alzare la testa; ma come un bambino
spaventato Piumetta tenne gli occhi chiusi,
finch a un tratto egli si chin su di lei, ed ella
sent le sue labbra ardenti sulla bocca.
- Piumetta!
- Lasciatemi andare, - ella singhiozz.
- Non ve lo perdoner mai, mai. -
Egli si tir indietro, col viso sbiancato.
- Domani andr da Miriam e le dir tutta
la verit, - egli ripet con durezza.
Piumetta alz gli occhi velati di lacrime.
- Che cosa le direte? - ella mormor.
- Che vi amo e che voi mi amate, e che non
volete ammetterlo soltanto per un riguardo a lei.
Se mi ci costringerete, le dir anche che cosa
 accaduto quando io ero in Affrica e perch le
diceste tutte quelle storie... - egli rise implacabile,
mentre Piumetta faceva un ultimo gesto
d'implorazione. - Vedete che non ho paura
della verit, io! -
Poi egli tacque, e a Piumetta parve che il
mare e il vento la schernissero con la loro violenza.
Pass parecchio tempo prima che ella potesse
rispondere, ma infine disse con voce ferma:
- Ebbene, se credete di essere tanto bravo,
sapr esser brava anch'io. Non c' bisogno che
le parliate voi... Io non ho paura: le dir io
stessa la verit, le dir tutto. -


Capitolo 23.

Sembrava che tutte le novit dovessero capitare
in una volta, poich, arrivata a casa, Piumetta
trov Viviana in uno stato di agitazione indescrivibile
per un telegramma giunto allora allora.
-  di un mio editore, - ella grid, sventolando
il telegramma col braccio teso in alto. -
Mi offre un lavoro: scrivere ogni sabato un articolo
di soggetto sentimentale, su una sua rivista.
Devo tornare subito a Londra per prendere
accordi. Piumetta, sono molto agitata;  stata
sempre la mia speranza e la mia aspirazione. Mi
rincresce di doverlo dire io, ma vi dispiacerebbe
se tornassimo a casa domani?
- Non mi dispiace affatto, - disse sinceramente
Piumetta. - Il tempo non accenna a
cambiare, cosicch non  molto divertente star
qui. Comincio a far le valige subito dopo colazione.
- Avete veduto John stamattina?
- S; l'ho incontrato lungo mare, - rispose
Piumetta salendo le scale.
- Bisognerebbe domandargli se pu accompagnarci
con la macchina; altrimenti prenderemo
il treno. Partire, dobbiamo in ogni modo. Avete
tempo di fare anche i miei bagagli? Lo sapete
come mi trovo impacciata, io, in certe faccende.
- Far tutto io, state tranquilla.
- Siete un angelo! - disse Viviana, e rilesse
per la cinquantesima volta il famoso telegramma.
Partenza il giorno dopo.
Ed ora che  venuto il momento di andar
via, mi dispiace, pensava Piumetta mentre, finito
di far colazione, si mise a preparare le valige.
Il giorno prima aveva avuto la nostalgia della
sua casa di Londra, ma in quel momento... Ella
si avvicin alla finestra e guard ancora una
volta il mare immenso. Nel cielo burrascoso si
vedeva un lembo di azzurro e il pallido riflesso
di un sole scialbo.
Ora che ce ne andiamo, torner il bel tempo,
pens Piumetta, e si rimise al suo compito.
Si sentiva scossa dal suo incontro con Cunningham
ed era seccata di dover riconoscere che ne
era uscita sconfitta proprio lei.
Vi amo egli le aveva detto.
Era vero? Come era possibile, se soltanto qualche
mese prima era fidanzato con Miriam col serio
proposito di sposarla? Letizia le aveva detto
un giorno che accade spesso che i vedovi si innamorino
della sorella della moglie e la sposino.
Piumetta capiva benissimo che ci potesse accadere; ma nel caso suo, la differenza tra lei e
Miriam era tanto grande, che a parer suo l'uomo
che aveva amato Miriam non si sarebbe mai potuto
innamorare di lei.
Interruppe di nuovo il suo lavoro per guardarsi
allo specchio appeso al muro. Non era
bella, di questo era proprio sicura, eppure quelle
parole io vi amo volevano persuaderla del
contrario e risonavano sempre pi vicine al suo
cuore.
Che cosa sarebbe accaduto se ella avesse dato
libero sfogo alle parole che da tanto tempo le
scottavano le labbra: Anch'io vi amo?
L'avrebbe stretta tra le braccia? L'avrebbe baciata?
Le parve a un tratto di veder riflessa nello
specchio, accanto alla sua, l'immagine di Miriam,
e volt gli occhi con aria smarrita.
Anche se John aveva detto la verit, come potevano,
loro due, tradire Miriam?
Se almeno sapessi con certezza se e quanto
Miriam pensi ancora a lui! si domandava Piumetta,
desolata.
Prima di lasciarla Cunningham le aveva detto:
Vi do tre giorni di tempo, dal vostro ritorno
a Londra; dopo, provveder da solo a sbrigare
questa faccenda.
Come sapevano esser cattivi gli uomini! Egli
non aveva pensato neppure un attimo che Miriam
ne soffrirebbe. Miriam che lo aveva amato tanto!
Ud Viviana salire le scale, e poco dopo la sua
amica comparve sulla soglia della porta.
- John  gi partito, - ella disse con aria
afflitta. - Avevo mandato Marta all'albergo per
fargli domandare se poteva accompagnarci con
la macchina, ma egli  partito subito dopo colazione,
ha detto il portiere. Ne aveva parlato
a voi, di voler andar via?
- Neppure una parola.
- Mi pare molto strano, - riprese a dire Viviana
- e poco gentile, di non esser venuto
neanche a salutarci. Pazienza! Tutti uguali, gli
uomini. Non si capisce mai che cos'hanno per
la testa. Ho mandato a chiamare quel negoziante
che voleva comprare la Uffai;  meglio
levarsela dalle mani. Aroldo mi ha pregata di
trattare questo affare per lui.
- Povera vecchia Uffai!
- Che bambina sentimentale! - esclam Viviana
sorridendo. - Non serve pi. Forse con
quello che ricaveremo dalla vendita e con i prossimi
guadagni potremo comprarci una macchinetta
decente. -
Piumetta continuava a fare i bagagli.
John  partito!...
Non sapeva neppur lei se questa cosa le facesse
piacere o no. Forse era meglio cos, poich
non sarebbe stato possibile rivederlo e parlargli
senza che Viviana si accorgesse che tra
loro c'era qualcosa di nuovo: Viviana aveva gli
occhi buoni!
Io vi amo!
Non riusciva a scacciare queste tre parole dalla
sua mente; erano le pi belle che avesse mai
udite.
Il giorno seguente, di nuovo a Londra, e vi ritroverebbe
Letizia e... Miriam. Si sentiva morire
al pensiero della sorella e del colloquio con
lei, ma rimaneva salda nella sua decisione.
Glielo dir, continuava a ripetersi glielo
dir, e forse John si persuader che non... che
non lo amo. O forse non ci creder lo stesso?
Ma desiderava davvero che egli lo credesse?
Viviana aveva detto poco prima:
Tutti uguali, gli uomini! Non si capisce mai
che cos'hanno per la testa.
Forse anche John, dopo aver riflettuto, avrebbe
cambiato idea circa lei stessa.
E cos sar tutto finito per sempre, pens
Piumetta con filosofia.
Ma un filo di speranza le sussurrava in cuore:
O forse sar il principio di molte cose...


Capitolo 24.

Il benvenuto di Letizia fu, come al solito, assai
strano.
- Sei tornata pi presto di quello che avevi
detto! Me lo immaginavo che tu e la signorina
Baker non sareste andate d'accordo per molto
tempo. Viviana  una donna cos intelligente!
- Ci siamo trovate benissimo, - rispose con
pazienza Piumetta - ma il tempo era tanto
brutto, e Viviana ha ricevuto un telegramma da
un suo editore che la richiamava a Londra, e
cos siamo partite subito. Spero per che presto
si presenti l'occasione di trascorrere un'altra vacanza
insieme. -
Letizia fece un sorrisetto incredulo.
- Io sono del parere che non  bene ripetere
lo stesso esperimento due volte. Miriam mi ha
detto che lei e Teddie sono venuti a farvi visita.
- S, rimasero a cena con noi. Credo che la
nostra casetta sia piaciuta anche a loro.
- Per un giorno, forse. Ma non saprei immaginare
nessuno dei due per pi di ventiquattr'ore
in un posticiattolo come quello.
- Miriam  ancora a Londra?
- S. Ha messo su una magnifica casa, tutta
moderna e in perfetto stile.
- A me piacciono molto di pi le case ammobiliate
in stile antico.
- A te! - ribatt Letizia. - Non hai mai
avuto il buon gusto di tua sorella. -
Piumetta ebbe voglia di dire:
Purtroppo s. Tutt'e due ci siamo innamorate
di John.
- Devo riconoscere che il cambiamento d'aria
ti ha fatto bene, - riprese Letizia. - Soltanto,
hai i capelli in uno stato davvero deplorevole!
Scommetto che sei sempre stata senza cappello.
- S, quasi sempre. -
Letizia sospir.
- Sono fuori a pranzo, stasera, - ella disse
dopo un momento - e siccome Teddie deve uscire
per non so quali affari importanti e Miriam 
sola, potresti andare a tenerle un po' compagnia. -
Piumetta si sent gelare. Cos presto! Ci sarebbe
andata il giorno seguente; ma subito quella
sera... Ma pazienza! Poich o prima o dopo doveva
andarci, era forse meglio farlo subito.
- Ci vado volentieri, - ella disse alla madre.
- Spero che ti metterai un altro vestito, -
le fece osservare Letizia. - Miriam tiene moltissimo
all'eleganza. Hanno perfino il maggiordomo;
tu vedessi, sembra quasi un signore! -
Piumetta si cambi, scelse il suo vestito migliore
e prese un tass per farsi accompagnare
a casa di Miriam.
Che grandiosit! ella pens, e si sent piccina
piccina mentre seguiva il maggiordomo attraverso
una fila di bei salotti.
Si guardava intorno, intimidita, con un vago
senso che tutto ci che la circondava fosse, s.
molto bello, ma altrettanto freddo e poco accogliente.
Non mi piacerebbe affatto di abitare in una
casa come questa; preferirei l'Asilo.
Ma le sue riflessioni furono interrotte da Miriam
che in quel momento si alzava da una poltrona
accanto al fuoco per venirle incontro.
- Sono tanto contenta che tu sia venuta, -
le disse Miriam, e si baciarono. - Teddie 
fuori; pranza al Circolo. E bene che si svaghi
un po' e riveda qualche volta i suoi vecchi amici.
- Letizia mi aveva detto che si trattava
di affari importanti. -
Miriam sorrise.
- Tu sai com' Letizia, e sai pure benissimo
che Teddie non ha mai avuto affari. Siediti; abbiamo
mezz'ora di tempo da stare insieme prima
di andare a pranzo. -
Proprio come se fossi un'estranea, pensava
Piumetta sentendosi stringere il cuore.
- Ti sei divertita in campagna? - chiese Miriam.
- Credo che il tempo sia stato brutto,
non  vero?
- Soltanto gli ultimi tre giorni. -
Il silenzio che segu queste parole fu interrotto
da Piumetta che lo sentiva pesare come
una cappa di piombo.
- Chiunque penserebbe che fossimo due semplici
conoscenti, - ella disse.
Miriam la guard quasi sorpresa.
- Non  quello che siamo, infatti? -
Poi si chin in avanti, afferrando con le mani
tremanti i bracciuoli della poltrona.
- John venne qui ieri sera; non volevo dirtelo,
ma...
- John? -
Il viso di Piumetta divenne pallido come quello
di un morto.
- Mi ha detto che vorrebbe sposarti, - disse
Miriam.
Piumetta voleva rispondere, ma la voce non le
usciva dalla gola contratta; e Miriam continu:
- Non ti capisco, Piumetta. Mi avevi detto
che era un uomo che... fa all'amore con qualunque
ragazza che incontra; mi avevi detto che
quando era fidanzato con me egli faceva la corte
a te. Non ho dimenticato neanche una parola
di tutto quello che mi dicesti di lui; e ora...
ora dietro le mie spalle, cerchi di... rubarmelo.
- La sua voce cominciava ad essere eccitata.
 Questo mi fa pensare che tu abbia mentito a
me, mentito sempre, soltanto perch lo volevi
per te. -
Piumetta trov la forza di parlare, e con lentezza
e gran calma disse:
- S, ho mentito. -
Le due sorelle si guardarono in silenzio, un silenzio
tragico, prima che Piumetta continuasse:
- Io non so quello che John ti ha detto; non
voglio saperlo. Ma se ti ha detto che io lo amo
e che voglio sposarlo, anche questa  una menzogna.
Sai... - per un attimo la voce parve mancarle
- sai, sono fidanzata con Aroldo Baker;
mi ha domandato se volevo sposarlo... me lo
domand domenica scorsa quando venne a trovarci
in campagna, ed io gli ho detto di s.
- Piumetta! -
Piumetta sorrise.
-  vero, - ella disse. - Se non mi credi,
puoi domandarlo a lui.
- Ma John mi ha detto...
- Non importa ci che ha detto John, non
importa niente. Anche a me disse delle cose da
sciocco, un giorno in cui eravamo fuori insieme;
ma non parlava sul serio. Non si pu voler bene,
e poi non volerne pi... voglio dire, cambiare
idea cos presto... e so che  sempre innamorato
di te.
- Non parlavi cos, - disse Miriam dura e
fredda - non parlavi cos allora... quando egli
era in Affrica, n quando lo credevamo morto. -
Piumetta si alz; si sentiva fredda come un
pezzo di ghiaccio. Le pareva che il calore della
vita abbandonasse tutta la sua persona, lasciandola
insensibile a ogni impressione.
- Voglio svelarti tutta la verit, - ella disse.
- Ci che ti narrai di John, quando credevamo
che fosse morto, era menzogna. Lo feci per il
tuo bene; temevo che tu morissi di dolore, ed
ero terrorizzata da quel pensiero... perch ti
voglio troppo bene. Perci ti dissi tutte quelle
cose, sperando che la delusione ti guarisse del
tuo amore per lui. Lo credevo quasi impossibile,
ma volli tentare. Non potevo immaginare che
saresti fuggita e avresti sposato Teddie. Non potevo
immaginare che John sarebbe tornato. Non
posso costringerti a credermi; ma questa  la
verit; dovessi morire in questo stesso istante,
ti direi ancora:  la verit. -
Il bel visino di Miriam era diventato sempre
pi rosso, ed ella respirava a fatica; poi mormor:
- E tu non lo ami?
- Sono fidanzata con Aroldo, - disse Piumetta.
Nel silenzio che segu queste parole Miriam si
copr il viso con le mani.
- Non so quello che sia accaduto tra noi; -
continu Piumetta - qualche volta ho pensato
che tu fossi cos cambiata con me, perch avevi
indovinato che io ti avevo mentito. Se  cos, mi
dispiace; ma ti ripeto che l'ho fatto con l'intenzione
di agire per il tuo bene, per aiutarti
a dimenticare... John non ha mai amoreggiato
n con me n con altre, che sappia io. Egli ti
ha sempre amata, ed io darei la vita, se occorresse,
darei la vita per non aver fatto quello
che ho fatto, per vedervi felici tutt'e due. Ma
purtroppo non posso rimediare! -
Guard desolata la sorella che teneva la testa
china, poi continu:
- Se egli... se John ti ha detto che mi ama,
non  neppur questa la verit, no!... E tu, non
credergli, Miriam, te ne scongiuro. -
Miriam alz il viso inondato di lacrime.
- Sai che lo amo ancora? - ella mormor in
un sospiro.
Piumetta tent invano di rispondere; era l'ultimo
colpo, sentirsi dire proprio ci che aveva
temuto di pi.
- Non ho mai cessato di amarlo, - continu
Miriam. - Ho fatto di tutto, ma non ci sono
riuscita. Ora a lui non importa pi nulla di me,
lo so bene. Fu gentilissimo con me ieri sera, cercando
sempre di non ferirmi, ma... non  uomo
da dire una cosa che non pensa. Infatti, se egli
non ti amasse, non capirei per quale ragione me
lo avrebbe detto. -
Si alz in piedi con un piccolo grido di dolore.
- Ne sei proprio sicura, Piumetta?
- Ne sono sicurissima, - rispose Piumetta
calmissima.
- E sei proprio fidanzata con un altro?
- S. -
Miriam la guard bene in viso come se volesse
leggerle sino in fondo al cuore.
- John mi ha detto che  convinto che tu gli
vuoi bene, ma che non vuoi ammetterlo... per
via di me. -
Piumetta fece una risatina a scatti.
- Non sono la martire che voi credete; se lo
amassi... -
Ma non pot finire la frase.
Miriam fece un sorrisetto stanco, poi riprese
a dire:
- Come andremo a finire tutti quanti? Io non
posso lasciare Teddie:  troppo buono con me;
se egli sapesse ci che io provo, lui stesso mi
costringerebbe a lasciarlo, ne sono sicura; ma
non posso, non posso. Sarebbe come abbandonare
un bambino che mi vuol bene e che ha fiducia
in me!... Eppure... -
Piumetta le si avvicin e le prese la mano,
che tenne stretta nella sua.
- Potrai perdonarmi? Potremo tornare quelle
di prima, noi due? Io sono sempre la stessa, nonostante
tutto quello che  accaduto. Farei qualunque
cosa per vederti felice.  ci che ho sempre
desiderato: che tu fossi felice; e invece tutto
 andato a rovescio. Ma dimmi, potremo tornare
ad essere le buone sorelle di prima? - ella implorava.
- Ti senti di perdonarmi? -
Miriam rimase incerta un momento, poi pass
un braccio intorno alla vita della sorella.
- Tutto come prima, - ella disse tra i singhiozzi.
- Io non ho niente da perdonarti. Avrei
dovuto conoscerti meglio, ecco tutto; ma  stato
un colpo cos duro per me... -
Piumetta chiuse gli occhi sulla testolina piegata
della sorella pensando:
Coraggio, Piumetta.  l'ultimo sforzo; trattieni
le lacrime, coraggio!
In quel momento il maggiordomo buss alla
porta annunziando:
- Il pranzo  servito, signora. -


Capitolo 25.

Quella sera, prima di andare a letto, Piumetta
scrisse un biglietto ad Aroldo Baker e lo impost.
Era una strana, breve missiva, coraggiosa e
sentimentale.
Ho cambiato idea!... Non si dice che sia una
prerogativa delle donne di cambiare sempre idea?
Se avete ancora l'intenzione di. sposarmi, io sono
pronta a sposarvi, caro Aroldo. Forse vi dar
da fare, vi avverto fin d'ora. Se accettate, vi
prego di telefonarmi domattina prima di recarvi
all'ufficio. Se avete in mente di comprarmi un
anello, cercate di spendere poco. Ho posseduto
due anelli in vita mia, e li ho perduti entrambi.
Piumetta.
La fanciulla guard bene la targa sulla cassetta
postale prima di lasciar cadere la lettera,
per esser sicura che la posta venisse levata la
sera stessa. Infatti, s, la levavano a mezzanotte.
- Ecco fatto! - disse ad alta voce, allontanandosi.
Mentre piano piano entrava in camera sua, fu
fermata da Letizia.
- Torni a casa a quest'ora? - ella chiese
con un tono di sospetto nella voce. -  tardissimo.
Io sono a casa fin dalle undici.
- Ero tornata anch'io, ma sono uscita di
nuovo per impostare una lettera, - rispose Piumetta,
guardando la madre con aria quasi di
sfida. Forse sarebbe un'esigenza troppo grande
sperare che almeno una persona fosse buona e
gentile con me! pens Piumetta. Se ci fosse
una creatura, una creatura sola alla quale poter
confidare le mie pene ed esser capita!
Ma Letizia continu:
- Ebbene, perch non vai a letto, ora? Sei
tanto pallida e stralunata che sembri uno spettro. -
Piumetta si sentiva vacillare.
- Mi sono fidanzata, - ella disse.
Letizia dette un piccolo grido.
- Sei pazza?
- No, mi sono fidanzata, - ripet Piumetta,
e si avvicin di un passo alla madre - con
Aroldo Baker. Verr a trovarti domani, almeno
credo. Spero che ti piacer;  molto simpatico
a conoscerlo bene. E poi anche Viviana ti piace,
non  vero? -
Con aria di trionfo Letizia la interruppe:
- Te l'avevo gi detto, io, che era innamorato
di te! Non sbaglio con tanta facilit, cara
mia! -
Poi, in tono di protezione e posando una mano
sulla spalla della figliuola, disse:
- Certo, non sarete ricchi.
- S; ma io non ho mai avuto molto denaro.
- Se vi amate... - disse Letizia in un accesso
di sentimentalismo - tutto il resto non
ha importanza. -
Ella carezz le guance di Piumetta.
- Sono proprio contenta. Il matrimonio far
di te una vera donna. -
Si guardarono in viso entrambe un poco impacciate,
indi Piumetta disse:
- Ed ora, buona notte.
- Buona notte, - rispose Letizia - e sogni
d'oro. -
Piumetta entr in camera sua e chiuse la porta.
La reazione era venuta: si sentiva a un tratto
tanto debole, che le pareva impossibile di muoversi
e di trovare la forza di spogliarsi.
Aveva tagliato definitivamente i ponti, aveva
fatto tutto quello che credeva fosse bene per
Miriam: si era fidanzata con Aroldo che non
amava; non avrebbe pi rivisto John che amava
con tutta l'anima, che aveva sempre amato.
Strana, quella debolezza improvvisa! Le pareva
che le ginocchia le si piegassero; ma s, si
piegavano davvero. Piumetta ruppe in singhiozzi
e senza accorgersene cadde distesa per terra.
Quando, dopo un pezzo, ella riprese i sensi,
era fredda e irrigidita, e gi un primo debole
raggio di luce filtrava nella stanza dalle finestre
socchiuse.
Si alz tremando per tutte le membra, sforzandosi
di ricordare ci che era accaduto.
La sera prima... ah, s! Si era fidanzata con
Aroldo Baker, o almeno gli aveva detto di esser
disposta a fidanzarsi con lui.
Era strano come tutto le pareva di poca importanza: 
non riusciva a preoccuparsi di niente.
A tentoni attravers la camera e s'infil nel
letto, vestita com'era; si addorment subito,
esausta e vinta dalla stanchezza.
Se potessi non svegliarmi pi! era stato il
suo ultimo pensiero prima di chiudere gli occhi.


Capitolo 26.

Aroldo non telefon la mattina, ma si precipit
a casa di Piumetta. Quando la fanciulla entr
nel salotto, egli l'aspettava in piedi nel mezzo
della stanza, con la sua lettera in mano.
-  stato uno scherzo? - fu la prima domanda
ansiosa.
Piumetta contrasse leggermente la bocca.
- Come siete rude! - ella disse, e Aroldo le
si avvicin.
-  stato uno scherzo? - egli ripet ancora.
- No.
- Volete dunque dire...? -
Piumetta, pallidissima, si sforz di sorridere.
- Sono una donna di parola.
- Sicch...? - la commozione gli impediva
di parlare.
Piumetta accenn di s con la testa.
In seguito ella ricord che Aroldo l'aveva baciata,
che le aveva detto una quantit di cose appassionate.
di parole affettuose che ella non aveva
neanche ascoltate, finch era riuscita a mandarlo
via ricordandogli che il tempo passava e che sarebbe
giunto tardi all'ufficio.
- Non me ne importa niente.
- Non potete perdere il posto, proprio ora
che dovete pensare a mantenere anche me, -
ella rispose scherzando.
- Amore mio;  troppo bello! - non si stancava
di ripetere il giovane innamorato.
Queste parole risonarono nelle orecchie a Piumetta
per tutto il giorno: le parevano parole
sciocche, vuote, perch per lei non c'era niente
di bello. Eppure... povero Aroldo, se avesse saputo
quale triste affare faceva!
Anche questa  fatta, ripeteva Piumetta tra
s e s, provando una strana impressione di
vuoto, di stordimento.
Le pareva che ormai non ci fosse pi niente da
fare Era come trovarsi davanti a una immensa
parete liscia sulla quale sappiamo gi che non
 possibile arrampicarsi, ma che siamo costretti
a rimaner l a guardare per tutta la vita.
La mattina stessa venne Miriam. Ella guidava
una magnifica automobile nuova fiammante e
sembrava una vera e propria principessa.
Le due sorelle si guardarono un po' timide e
impacciate entrambe, cercando di scrutare l'una
i pensieri dell'altra; finch Miriam domand:
- Come va, Piumetta?
- Benissimo. -
Miriam trasse un sospirone di sollievo.
- Sono tanto contenta; mi sento di nuovo
quasi felice. Quando condurrai Baker a colazione
da me? -
Piumetta avrebbe voluto dire:  proprio necessario?
ma si trattenne in tempo, e disse invece:
- Baker non  mai libero a quell'ora: ma se
proprio ti fa piacere, potremmo venire a pranzo.
- Va bene; faremo una bella festicciola, -
promise Miriam.
- Oh, che buona idea! -
Le due sorelle s'erano dette che tutto era dimenticato,
s'erano baciate, s'erano perdonate a
vicenda; eppure quando Miriam se ne fu andata
Piumetta sent che non erano pi vicine l'una
all'altra ora, di quanto non lo fossero quel
giorno che s'erano riviste in campagna. John
era ancora l a dividerle... e sarebbe stato tra
loro a dividerle per sempre.
Piumetta gli aveva scritto quella mattina un
bigliettino per annunziargli il suo fidanzamento
e dirgli che era molto felice.
Se crede questo, creder qualsiasi altra
cosa, pens Piumetta. Del resto, ormai io non
lo rivedr pi.
Ma nelle prime ore del pomeriggio, mentre
aspettava la venuta, di Aroldo (le aveva promesso
di correr da lei direttamente quando usciva dall'ufficio)
le fu annunziata la visita di Cunningham.
- C' mia madre? - si affrett a chiedere
Piumetta alla cameriera.
La donna la inform che la signora era fuori,
e domand se doveva far passare il signor Cunningham.
- Ci sono di gi, - disse Cunningham che
era alle spalle della cameriera, e subito entr
nel salotto.
Quando la donna fu uscita, egli si accost a
Piumetta e le disse:
- Ho ricevuto la vostra lettera.
- S... Me lo immaginavo.  difficile che la
posta smarrisca le lettere che vengono impostate. -
John la guard negli occhi con fermezza, poi
prosegu:
- Non  cambiato punto, Piumetta, e voi lo
sapete bene, non  vero?
- Cambiato, che cosa?
- Il nostro amore. -
La fanciulla non rispose, ma sent di nuovo
quel senso di debolezza che l'aveva sopraffatta
la sera prima, e si lasci cadere sulla sedia pi
vicina.
John le si avvicin.
- Io non voglio turbarvi, Piumetta, - egli
disse gentilmente - ma voglio dirvi che so perch
avete agito cos.  stata tutta generosit
verso vostra sorella; non  vero, forse? -
Piumetta, con le mani abbandonate sulle ginocchia,
alz gli occhi verso di lui, e John continu:
- Mi amate, Piumetta, non  vero che mi
amate?
- S. -
La parola le era sfuggita di bocca senza che
ella se ne fosse resa ragione, e la fanciulla cerc
disperatamente di rimediare; ma lo sforzo era
troppo grande.
- Credete che esista qualcosa capace di far
cambiare il nostro amore? - disse Cunningham.
- No.
- Credete di poter esser felice sposando Baker?...
- Non lo so. Ma questo non ha importanza.
- Credete di avere il diritto di anteporre il
vostro affetto per vostra sorella all'amore per
me? -
Piumetta riflett un momento sulle parole di
lui, poi disse:
- Non so neppure perch vi amo. Non c'
niente di male, ora, a dirlo perch tutto  finito,
ma me lo sono domandata spesso... Non siete
mai stato gentile con me, non vi pare?
- Eppure volevo esserlo! -
Piumetta distolse lo sguardo da John, fissandolo
sulle proprie mani posate sulle ginocchia.
Strano! Sembrava che la forza le avesse abbandonate,
che la forza e la vita avessero abbandonato
tutto il suo corpo, cos da non sentire pi
neanche il desiderio di lottare o di ribellarsi.
Ma Cunningham continu a dire:
- Ve ne parlai quel giorno, all'Asilo; vi
dissi anche allora che vi ho sempre voluto bene,
Piumetta. Si pu sbagliare nella vita, ma non
 mai tardi per rimediare. Miriam si  ormai
fatta la sua vita, e anche se fosse stata libera,
le cose non sarebbero cambiate. Ho cercato di
dirle che vi amo, Piumetta; e se vi ostinate a
non capire che state facendo uno sbaglio terribile...
che cosa sar di noi due? Voi non potete
rendere felice Baker, non sarete felice voi
stessa, ed io sar infelice sino alla fine dei miei
giorni.
- Davvero? - Piumetta lo guard con un debole
sorriso. -  strano... - ella soggiunse
- voi, infelice per colpa mia. -
John si'chin e le prese una mano.
- Tesoro!... -
Piumetta non pot trattenere un singhiozzo.
- Ripetetelo, - ella mormor commossa -
ripetetelo, vi prego.
- Tesoro mio, - disse con accento appassionato
Cunningham.
Un silenzio grave e solenne regn nella stanza.
Fu interrotto dal trillare del telefono. Piumetta
ritrasse la mano da quelle di John e si
alz dicendo:
- Lasciatemi andare! -
Ella usc dalla stanza chiudendo la porta dietro
di s. Cunningham si avvicin al caminetto
e rimase a lungo a fissare la fiamma ardente.
Egli sapeva bene quale forza morale si celasse
sotto l'apparente leggerezza di Piumetta. La fanciulla
avrebbe continuato la sua via lungo il sentiero
che si era intrecciato con le sue stesse mani,
anche se ci l'avesse uccisa, poich credeva che
agire cos significasse fare ammenda del dolore
che aveva arrecato alla sorella; egli sapeva che
niente l'avrebbe distolta dalla sua risoluzione,
nemmeno il suo amore per lui; e che ella lo
amava ne era ben sicuro.
John si volt lentamente quando ud riaprire
la porta dietro le sue spalle.
Piumetta era l in piedi, appoggiata alla parete,
con gli occhi cupi e privi di espressione
nel visino pallido e sconvolto.
Cunningham le corse vicino.
- Tesoro!... -
Egli fece l'atto di prenderle le mani, ma Piumetta
si ritrasse, impietrita.
-  morto!... - ella disse. - Aroldo... veniva
qui da me...  stato investito; mi hanno telefonato
dall'ospedale. -
La bocca della fanciulla si contrasse in una
smorfia dolorosa. Ella si port una mano alla
gola come se stesse per soffocare.
- Tutto quello che tento di fare finisce sempre
male... tutto. Oh, potessi morire! -
Si afflosci perdendo i sensi, mentre Cunningham
fece appena in tempo a sostenerla perch
non cadesse.


Capitolo 27.

Cunningham la prese in braccio e la port sul
divano adagiandola tra i cuscini.
Com' leggera! Pare una bambina, egli
pens.
Le sfior i capelli con le labbra, poi si diresse
verso la porta per chiamare qualcuno in aiuto;
ma sulla soglia s'incontr con Letizia la quale
dette un piccolo grido di gioia a vederlo.
- John! Caro ragazzo! -
S'interruppe, incerta se faceva bene a mostrarsi
cos felice di rivederlo; ma subito si ricompose
e gli disse quasi con severit:
- Come mai siete qui? E perch non siete venuto
a trovarmi prima d'ora? -
Egli rispose brevemente:
- Ero venuto a far visita a Piumetta; ma in
questo momento ha avuto una brutta notizia ed
 svenuta. Bisogna farla riavere. C' un po' di
cognac in casa? -
Letizia dette un grido vedendo la figlia, pallida
di un pallore mortale, distesa tra i cuscini del
divano
- La mia bambina! - esclam nella sua solita
maniera teatrale. - Che cosa ti hanno fatto? -
E cadde in ginocchio davanti a lei, mentre
John le volse le spalle e and alla ricerca di una
cameriera.
Quando ritorn, trov Letizia che, piangendo,
baciava la mano inerte di Piumetta.
 morta! La mia bambina  morta! - ella
gemeva.
Ma Cunningham le rispose brusco:
- Non dite sciocchezze!  soltanto svenuta.
Alzatevi, toglietevi di l per piacere. -
La mise da parte senza tante cerimonie, e passando
una mano dietro la nuca di Piumetta la
sollev piano piano, cercando d'introdurle qualche
goccia d'acqua tra le labbra esangui.
-  morta! - continuava a gridare Letizia.
- La mia bambina adorata, la pi cara delle
due! -
Non era la verit, poich aveva sempre avuto
una preferenza spiccatissima per Miriam; ma in
quel momento le pareva che quelle fossero le
parole adatte alla circostanza.
Dopo un poco Piumetta si mosse e apr gli
occhi. Fiss per qualche istante John senza vederlo,
finch, scoppiando in singhiozzi, si liber
dalle braccia di lui dicendo;
- Sto bene, ora, lasciatemi sola. Ve ne prego,
lasciatemi, sto bene. -
Mentre diceva cos ella provava un dolore disperato
a ritrovarsi di nuovo, cos presto, di
fronte alla vita e alla realt, in quella morsa
fatale che era la sua esistenza.
Letizia si pieg su lei.
- Mia cara, povera bambina! Dimmi che cosa
ti  accaduto? Che cosa ti hanno fatto? Dillo
alla tua mamma! -
Piumetta, scossa da brividi, volt il viso dall'altra
parte, e con un filo di voce rispose:
- Aroldo  morto...  stato investito da una
macchina; mi hanno telefonato dall'ospedale. -
Ella era ritornata perfettamente in s; sapeva
che ci che diceva era purtroppo la tragica verit,
eppure le sue stesse parole le parevano suoni
vuoti e privi di significato!
Letizia ricominci a gridare:
- Morto? Oh, mia povera bambina, capisco
lo strazio del tuo cuoricino! -
Piumetta si oppose quando la madre tent di
prenderla tra le braccia, e ripet quasi con durezza:
- Lasciatemi sola. -
Si alz a sedere sul divano puntando una mano
sulla spalliera per sostenersi.
- Sto bene, ora, - riprese con calma. - Non
preoccupatevi di me; ma soltanto vi prego ancora
una volta di lasciarmi sola. -
Ogni parola le costava uno sforzo tremendo,
ma ella preferiva qualunque cosa alle stravaganti
manifestazioni di Letizia. Desiderava soltanto
di rimanere sola, di esser libera di ricomporsi
alla calma a poco a poco.
Cunningham tocc il braccio di Letizia.
- Volete lasciarmi per un momento solo con
lei, per favore? - le disse.
Letizia lo guard indignata.
- La mia bambina... - ella ricominci.
John non la lasci finire e la spinse con molto
garbo, ma con altrettanta risolutezza, verso la
porta.
Quando se ne fu andata, egli torn indietro
vicino a Piumetta tuttora accasciata sul divano.
- Bevete un altro po' d'acqua, - egli disse, e
le port il bicchiere all'altezza delle labbra.
Ma la fanciulla lo tocc appena, poi si lasci
ricadere sui cuscini coprendosi il viso con le
mani.
-  colpa mia! - disse con voce strozzata.
- Tutto ci che accade di male,  destino sia
sempre colpa mia. Se non fosse stato per me,
voi avreste sposato Miriam, io non sarei stata
costretta a mentire ad Aroldo, e la disgrazia
non sarebbe accaduta. Fossi stata io al suo posto!... -
ella soggiunse in un mormorio tragico.
Cunningham si sedette accanto a lei e cerc di
toglierle le mani dal viso.
- Non dovete incolpare voi stessa, - egli le
disse con gentilezza. - Non  colpa vostra. 
stata una di quelle cose che nessuno al mondo
avrebbe potuto evitare... Aroldo, il povero caro
Aroldo...! -
Ma Piumetta gli imped di continuare.
-  colpa mia, s, tutta colpa mia. Gli ho
fatto credere che lo amavo, ed era una menzogna.
Ero destinata a dover mentire sempre e a
tutti. A Miriam ho detto tante bugie sul conto
vostro, e poi che non vi amavo, e anche questa
era una bugia... E tutti, meno che io, hanno
dovuto scontarlo. Sar una tragedia per Viviana,
e non me lo perdoner mai... -
La fanciulla respinse indietro Cunningham, si
alz e cominci a camminare tutta concitata per
la stanza.
- Credevo di essere stata tanto abile... -
ella continu a dire con accento disperato. -
Credevo di esser riuscita a sistemare tanto bene
la vita di tutti quelli che mi erano cari, e... e
che tutto alla fine si sarebbe accomodato. E invece,
guardate che cosa ho fatto! Dovevo morire
io, e non Aroldo, io che ho portato dolore a
tutti... -
A un tratto scoppi in lacrime, lacrime liberatrici,
mentre era scossa da capo a piedi da singhiozzi
irrefrenabili. Cunningham la lasci sola.
Avrebbe voluto stringerla tra le braccia, ma cap
che non doveva farlo, cap che non era il momento
di parlarle ancora del suo amore, e che
il pianto l'avrebbe a poco a poco calmata.
- Scusatemi, ma non ho potuto trattenermi
pi, - ella disse quando stavano per lasciarsi.
- Lo capisco. -
John le and vicino, le prese una mano, gliela
strinse senza che la fanciulla tentasse di opporvisi; poi ella, guardandolo negli occhi, disse tra
le lacrime:
- Che cosa accadr di me? Che cosa sar di
questa misera creatura stupida e intrigante?
- Siete la creatura pi coraggiosa che io abbia
conosciuta, Piumetta, - egli le rispose calmo.
- Coraggiosa? Se sapeste che cosa ho provato
in tutti questi mesi!... -
La sua voce prese un tono appassionato.
- Ma perch parlarne? Ormai non si rimedia
niente.
- Non sar sempre cos! -
Ella ritrasse la mano da quella di lui, ma John
continu:
- Io vi amo, Piumetta.
- S? - Le labbra della fanciulla si atteggiarono
a un tenue sorriso. - Non dovete, non
 bene... - ella disse, e i singhiozzi le impedirono
di continuare. - Oh, se fossi morta io invece
di Aroldo! -
E svincolandosi dalle braccia di John che
avrebbe voluto trattenerla, fugg via.
In camera sua si butt sul letto, col viso affondato
nei guanciali, torcendosi le mani e con
tutto il corpo scosso dai singulti. Da tanto tempo
viveva in una continua tensione nervosa, ed ora
veniva l'inevitabile reazione pi forte di ogni suo
sforzo fisico e morale. Pareva che la vita se ne
fuggisse via, travolta dalla violenza dei singhiozzi.
Era sempre stata affezionata ad Aroldo, ma la
tragedia della sua morte aveva centuplicato quell'affetto,
ed ella avrebbe dato qualsiasi cosa,
avrebbe fatto qualunque sacrificio per ridonargli
la vita.
Non c'era nessuno, ora, a cui potesse rivolgersi
per un po' di conforto: il suo cuore e la sua
mente respingevano l'idea di ricorrere a Cunningham,
e ben sapeva che Letizia avrebbe potuto
farle poco. Aroldo era cos sano, cos equilibrato,
cos esuberante di vita, ed ella lo piangeva come
una madre pu piangere il proprio bambino. Se
almeno fosse stata pi affettuosa con lui, se almeno
lo avesse reso pi felice!
Ricordava le ore serene e allegre che avevano
trascorse insieme, le gite con la vecchia Uffai,
il primo giorno in cui si erano conosciuti ed ella
era tanto disperata e Aroldo era stato cos buono
con lei!...
Ora, tutto era finito; la loro bella amicizia
era sparita, cos come una perla di una collana
che rotola via e non si ritrova pi.
Era la prima volta che Piumetta si trovava
di fronte alla morte, ed ella la guardava inorridita,
come un nemico terribile che non le avrebbe
permesso mai pi di esser felice.
Potesse morire anche lei! Che scopo c'era che
ella continuasse a vivere, se non portava che
sventura a s e agli altri?
Aveva perduto Aroldo, aveva scavato un
abisso profondo tra lei e Miriam, un abisso che
non si sarebbe mai colmato. Il futuro si stendeva
dinanzi a lei come una interminabile strada
buia dove non c'era pi speranza di incontrare
un amico.
Ud un lieve fruscio vicino a s e qualcuno
che la chiamava per nome.
- Piumetta! -
Poi, siccome ella non si mosse, due braccia
gentili si strinsero intorno alla sua persona cercando
di sollevarla.
- Lasciatemi stare, - ella disse tra i singhiozzi,
voltandosi di scatto. - Oh, siete voi! -
E si gett nelle braccia di Viviana.
Per molto tempo nessuna delle due parl. Si
tenevano strette l'una all'altra, finch Viviana,
accorgendosi che Piumetta era un po' pi calma,
disse:
- Fatemi accendere il lume...  troppo buio,
qui. -
Accese la piccola lampada vicino al letto, e
Piumetta la guard in viso: Viviana era pallida
e affranta; sembrava che invece di un'ora sola
fossero passati per lei degli anni cancellando per
sempre il suo aspetto'giovanile; ma la sua voce
era quella di prima.
- Vi ho portato il t, cara; - ella disse
- lo prenderemo insieme. Vi parr strano, eppure,
dal momento che ho saputo,  stata l'unica
cosa che ho desiderato... Ho chiesto alla cameriera
di prepararlo; guardate,  qui sulla tavola.
Ne volete? Posso versarvelo? -
Il tono tranquillo della sua voce produsse una
calma insperata su Piumetta.
- S, grazie, - mormor, pur sapendo che se
anche Viviana riempiva tutte e due le tazze,
ella avrebbe lasciato la sua intatta, sul tavolino.
Poi Viviana riprese a parlare.
- Dobbiamo esser forti, Piumetta. Aroldo...
Se Aroldo ci vedesse cos disperate, ne avrebbe
dolore... Non ha sofferto affatto, sapete. Credo
che vi sar di conforto saperlo. Questo pensiero
rende pi sopportabile la durissima prova. -
Un debole sorriso illumin il suo viso.
- Gli volevate bene, non  vero, Piumetta?
S, lo so che gli volevate bene, ma io, vedete, io
lo amavo: era l'unico mio affetto al mondo. -
Piumetta la interruppe:
- Anch'io lo amavo! -
Ma Viviana scosse la testa.
- No, - ella disse. - Siete gentile a dire
cos, ma io so che non  la verit... Lui vi
amava; voi eravate il suo unico amore; ma...
oh, Piumetta, siamo sincere l'una con l'altra,
ora, ora che tutto  finito: voi non lo amavate,
cara, lo so bene! E credo che anche lui lo sapesse... -
La sua voce trem, ma ella continu con coraggio:
- Guardando indietro, mi pare di vedere
tutto ben chiaro, ora!... Voi non mi avevate
detto niente, ma io sapevo lo stesso. E questo non
fa mutare il mio affetto per voi. -
Prese tra le sue le mani di Piumetta e le tenne
strette.
- Un giorno sarete felice, e, credetemi, nessuno
se ne rallegrer pi di me. -
Vi fu un profondo silenzio, poi Piumetta si
rivolse all'amica.
- Voi dite che io non vi ho mai confidato
niente; ma ora vorrei dirvi tutto... tutto. -
Infatti le narr tutto, a cominciare dal primo
incontro di Cunningham con sua sorella, del suo
amore per lui, della notte in cui ella aveva aspettato
in un'ansia indicibile il ritorno di Miriam
che le aveva annunziato il suo fidanzamento,
della mattina burrascosa in cui John le aveva
chiesto di esser sua moglie, del suo ultimo incontro
con la sorella, e infine del biglietto che
aveva scritto ad Aroldo per dirgli che accettava
di fidanzarsi con lui. Non le tacque niente, senza
mai cercare di scusarsi. E via via che parlava,
provava un infinito senso di sollievo, poich finalmente
aveva trovato la persona a cui aprire
il suo cuore, la persona alla quale poteva confidarsi,
sicura di essere ascoltata e compresa.
- E questo  tutto... - ella disse quando ebbe
finito. - Voi avete il diritto di biasimarmi; ma
vorrei che mi credeste quando vi dico che tutto
ci che ho fatto, l'ho fatto sempre pensando di
agire per il meglio.
- E... e John? - chiese Viviana.
Piumetta scosse la testa.
-  finita anche con lui; egli lo sa, perch
gliel'ho detto. Vedete, non potrei, non potrei...
per via di Miriam. -
La fanciulla guard Viviana senza piangere,
ma con gli occhi ancora umidi.
- Ed ora che sapete tutto, mi... mi disprezzate
molto? - chiese timidamente.
- Disprezzarvi? - Viviana si chin verso di
lei e la baci. - Non so dirvi quello che provo;
non posso, oggi... oggi no. -


Capitolo 28.

Passarono tre mesi prima che Piumetta rivedesse
Cunningham.
Egli si era recato pi volte a cercarla a casa
sua, ma Piumetta aveva cercato sempre di non
farsi trovare; ed egli era stato costretto ad ascoltare
le scuse e le chiacchiere insulse di Letizia.
- Si sente davvero poco bene, povera bambina!  stato un colpo tremendo, la morte di quel
povero ragazzo, credetemi. Piumetta si rifiuta
di andare in qualsiasi luogo e non vuol vedere
nessuno, tranne la sorella di lui; infatti sono
sempre insieme. Certo,  una gran buona creatura,
ma... - e qui Letizia sospirava stringendosi
nelle spalle. - Avrei proprio piacere che vi
vedesse, John, - ella riprendeva dopo un momento.
- Forse riuscireste a ritirarla un po' su.
Le avevo proposto di fare un viaggetto, oppure
di andare in crociera, poich vedo che ne avrebbe
proprio bisogno. E dimagrata e pallidissima; 
diventata un'ombra. Certo, io la comprendo
molto bene; anch'io ho perduto l'uomo che
amavo. - Letizia sospirava di nuovo. - Ma
Piumetta  tanto giovane, ed ha il dovere di cercare
di scuotersi dal suo dolore e di guardare
l'avvenire con fiducia e serenit. Vorrei tanto
che le parlaste, John.
- Mi pare che non voglia assolutamente saperne
di parlare con me, - disse Cunningham.
- Ad ogni modo, volete dirle che la settimana
prossima io m'imbarcher per l'America, e che
vorrei salutarla prima di partire? -
Ma Piumetta non volle n vederlo n salutarlo.
Gli scrisse un biglietto augurandogli buon viaggio
e pregandolo di non insistere per vederla.
Non c' ragione di rivederci, ella scriveva.
Vi ho gi detto tutto quello che avevo da dirvi.
Addio.
La risposta le giunse la mattina stessa in cui
John partiva.
Star via tre mesi, a meno che non mi mandiate a chiamare prima.
Mi scrivete che non c' ragione di rivederci,
Piumetta. Io vi dico invece che non servir a
niente neppure questo vostro tentativo di volerci
separare.
Vi amo.
John.
Piumetta distrusse la lettera e si rec da Viviana.
Soltanto da lei si sentiva tranquilla e in
pace. Ma quella mattina Viviana aveva molto
da fare e poca voglia di parlare.
- Sedetevi l, e state buona, - ella le disse
col suo tono abituale. - Sto proprio scrivendo
l'ultimo capitolo a lieto fine del mio libro e...
l'ispirazione  tornata, dopo tanto tempo. -
Alle ultime parole ella sospir.
Piumetta and alla finestra. Il sole splendeva
radioso, e perfino quella stradetta polverosa
aveva preso un aspetto gaio. A un tratto le venne
fatto di pensare al mare.
- Che ore sono? - ella chiese.
Viviana alz gli occhi e corrug la fronte.
- Non lo so; il mio orologio va sempre male
Ma perch volete sapere che ore sono?
- Oh, cos, senza motivo! - rispose Piumetta.
John partiva da Londra a mezzogiorno: ella
lo sapeva perch aveva telefonato all'agenzia per
informarsene: partiva da Londra a mezzogiorno,
e alle tre si sarebbe imbarcato.
 bene, continuava a dire Piumetta, in cuor
suo, perch il pensiero che egli fosse a Londra
non le dava riposo.
Doveva essere splendido il mare, quel giorno...
Vi amo.
Ella aveva strappato la lettera, ma quelle parole
echeggiavano sempre nel suo cuore e non
volevano abbandonarla neanche un istante.
Pens a sua sorella. Miriam era stata molto
affettuosa con lei dopo la morte di Aroldo; pareva
che il dolore le avesse molto riavvicinate,
e Piumetta ne provava un sincero conforto.
Era forse cos perch Miriam le aveva creduto
quando essa le aveva detto che non amava John.
Strano, come  facile per alcuni di credere le
cose che fa loro piacere di credere!
Si volt, e i suoi occhi caddero sul vecchio orologio
a pendolo che andava sempre male e che si
trovava sul caminetto in mezzo a un mucchio di
carte e di lettere.
Le lancette segnavano cinque minuti a mezzogiorno.
- Quell'orologio deve andar bene, - ella disse
senza pensare.
Viviana mise da parte i fogli che aveva davanti
e si volt.
- Da quando siete entrata, m' passata la voglia
di lavorare. Venite qui, datemi una sigaretta
e facciamo due chiacchiere. -
Piumetta si avvicin alla tavola.
- Volete che me ne vada, piuttosto? - ella
chiese all'amica.
- No, no! - rispose Viviana. - Ieri non vi
vidi in tutto il giorno; che cosa faceste?
- Una passeggiata.
- Sola?
- Certo. Letizia detesta di camminare.
- Non venne nessuno a farvi visita?
- No. -
Vi fu un po' di silenzio, poi Viviana domand
con una certa titubanza:
- Spero che la mia domanda non vi sembri
importuna, ma, ditemi, avete visto John? -
Il viso pallido di Piumetta divenne ancor pi
bianco, ma la fanciulla rispose pronta:
- No, non l'ho pi visto da... quella sera.
- Eppure dovrete rivederlo un giorno, mia
cara. -
Piumetta sorrise.
- No, per ora no. E poi... parte per l'America.
- Per l'America?
- S. S'imbarca oggi. -
Viviana volse subito gli occhi verso l'orologio,
ma, calmissima, disse soltanto:
- Ho capito. -
E dopo un momento le chiese:
- Che cosa faremo questo pomeriggio?
- Letizia vorrebbe che io andassi con lei a far
delle spese.
- Non andate da vostra sorella?
- No.
- Avrei piacere se un giorno mi invitasse a
colazione, - soggiunse Viviana con grande sorpresa
di Piumetta.
Piumetta spalanc gli occhi e rispose:
- Credo che ne sarebbe felicissima; voglio
suggerirglielo. Sarei tanto contenta che vi conosceste
meglio.
- Dove abita?
- Ha una casa bellissima, sapete! - e Piumetta
le indic il nome della strada. - Non gi
come io l'avrei scelta per me; ma riconosco che
 molto elegante e sfarzosa. -
L'orologio batt mezzogiorno e Piumetta trasal: John partiva.
Infine... meglio cos! Forse ne proverebbe un
sollievo.
Ma il pensiero di John non le dava tregua neppure
un minuto. Mentre erano a colazione le
pareva sempre di udire la voce di lui in mezzo alle
solite chiacchiere futili di Letizia.
Nel pomeriggio, mentre Letizia sceglieva calze
e guanti facendo ammattire i commessi dei negozi
prima di trovare quello che le piacesse, le
pareva di avere John sempre al fianco.
Non riuscirebbe dunque mai a dimenticarlo?
Era possibile rimanere innamorati per tutta la
vita? Anche quando gli anni della giovinezza fossero
passati, avrebbe sentito sempre cos?
La fedelt viene considerata una virt, ella
lo sapeva bene, ma nella realt non  una cosa
da augurarsi. Sono pi felici gli egoisti che pensano
solo a s e non si crucciano per gli altri.
- A che pensi? - le chiese Letizia a un tratto,
facendola trasalire.
- Non so... a niente.
- Non  possibile non pensare a niente, -
ribatt la madre che aveva preso quella risposta
quasi come un'offesa personale.
Quando ritornarono a casa, Letizia, di punto
in bianco, annunzi:
- Voglio chiuder casa e condurti a fare un
viaggio. Non si pu continuare cos. Non ti rimetterai
mai, se non cambi un po' vita. Hai bisogno
di distrarti. Dove ti piacerebbe andare? -
Quantunque si sforzasse, Piumetta non pot
trattenere le lacrime che sentiva salirsi agli occhi.
Non accadeva spesso che Letizia le parlasse
con quella premura e le mostrasse tanto affetto.
- Mi sento bene, - ella disse - e preferirei,
a tutto, di rimanere a casa.
- Oggi  venerd, - prosegu Letizia senza
darle ascolto. - In una settimana avr sistemato
ogni cosa e fatto i preparativi. Che ne diresti
di una crociera in America?  un paese
che ho sempre desiderato di visitare. Se ci avessi
pensato prima saremmo potute partire con lo
stesso piroscafo di John, sebbene a quanto pare
tu non abbia molta simpatia per lui. Perch non
ti piace, dimmi, Piumetta?
- Mi piace, invece; ma non desidero affatto
di andare in America. Ci sono tanti altri bei
paesi. -
Ma Letizia era una donna ostinata, e siccome
aveva detto che le piaceva di vedere l'America,
dichiar: o l'America o niente.
- John mi ha detto il nome dell'albergo dove
si fermer, ed io gli scriver subito. Ci far da
guida, poich lui c' gi stato, in America. Mi
pare proprio un'ottima idea.
- Non  davvero la stagione adatta, - ribatt
Piumetta. - Ci far un caldo terribile in America,
e poi John avr da fare e non potr occuparsi
di noi. -
Ma sapeva di combattere una battaglia perduta; 
poich la maniera pi sicura per far fare
una cosa a Letizia era quella di chiederle di non
farla.
Disperata, ella pens di ricorrere a Miriam.
- Potresti cercare di persuadere Letizia a non
andare? - Piumetta preg la sorella. - Soffriremo
un caldo spaventoso... e poi ci sono tanti
altri bei posti da vedere... -
Pensava che Miriam avrebbe compreso la sua
avversione a quel progetto e che sarebbe stata
d'accordo con lei; ma per tutta risposta Miriam
le disse soltanto:
- Ne parler a Letizia.
- Sarebbe bene farlo subito, - insist Piumetta
cercando di nascondere la sua ansiet. -
Credo che sia gi andata a informarsi all'agenzia
di viaggi. -
Miriam sorrise.
- Quando Letizia si mette in mente un'idea,
precipita sempre le cose in tal modo...
- Mi prometti di far di tutto per distoglierla
da quest'idea? - supplic ancora Piumetta.
- Far quanto potr. -
Ma Letizia giunse a casa quel giorno stesso col
programma particolareggiato del viaggio e il
prospetto del piroscafo che salpava la settimana
seguente.
- Abbiamo tutte e due bisogno di qualche vestito
nuovo; ma una settimana  pi che sufficiente.
Le sarte, quando vogliono, sanno fare
le cose alla svelta. Ti confesso, Piumetta, che
mi sento molto soddisfatta. Sono anni che non
mi prendo un po' di vacanze sul serio. Non si sa
mai quello che pu accadere su un grande transatlantico;
vi si incontrano persone d'ogni genere,
interessanti e simpatiche.
- Vuoi proprio andare, dunque? - chiese
Piumetta desolata.
- Ma certo! - rispose Letizia.
Per quanto Miriam avesse cercato di dissuaderla,
a niente erano valse le sue parole, e infatti
una settimana dopo Piumetta si ritrov con
Letizia sulla via di Southampton.
Miriam e Teddie andarono ad accompagnarle
alla partenza.
- Saluta John per me, - furono le ultime
parole di Miriam. - Divertiti e stai bene, cara!
- aveva soggiunto baciando Piumetta.
- Mi sarebbe piaciuto di andar anche noi con
loro, - aveva detto Teddie.
Saluta John per me. Perch Miriam avr
detto cos? pensava e ripensava Piumetta, mentre
con tutto il cuore sperava che al loro arrivo
a Nuova York Cunningham fosse lontano mille
miglia di l; avrebbe anche potuto credere che lei
gli corresse dietro, nonostante tutto quello che
gli aveva detto; avrebbe potuto credere che l'idea
di quel viaggio fosse stata sua.
Letizia non stava in s per l'agitazione e l'entusiasmo.
- Che nave stupenda! Che cosa te ne pare? -
aveva domandato per lo meno una dozzina di
volte. - Hai visto la mia cabina?  in comunicazione
con la tua; ed abbiamo anche la stanza
da bagno tutta per noi. Tra i passeggeri ne ho
visti alcuni proprio simpatici. C' stato un signore
gentilissimo che mi ha tolto di mano la
valigia per aiutarmi, e abbiamo scambiato quattro
parole. Ho un presentimento: in questo viaggio
accadr qualcosa di molto importante. Sono
proprio contenta che ci siamo decise. -
Che ci siamo decise! pens Piumetta, mentre
dava un ultimo sguardo alla riva prima di
scendere in cabina.
C'erano due grandi paniere di fiori che l'aspettavano: 
una di Miriam e Teddie e una di Viviana.
Tra le rose della prima c'era una lettera
sulla cui busta Piumetta riconobbe subito la calligrafia
di Miriam. L'apr con un certo senso di
inquietudine.
Le pareva strano che le avesse scritto dopo
essersi lasciate pochi minuti prima.
Si sedette sul letto e lesse:
Carissima Piumetta,
Ti scrivo per darti ancora un saluto e per
augurarti molta fortuna e che ogni tuo desiderio
si avveri. Ed anche per dirti che la tua amica
Viviana  venuta a trovarmi.  veramente una
cara creatura, una donna intelligente e che ti
vuol bene. Abbiamo parlato a lungo di te; ed ora
voglio dirti che ritiro tutto quello che ti dissi a
proposito di John, e confidarti cose che non ho
mai confidate a nessuno: cio che ho in cuore la
ferma persuasione che John non mi avrebbe mai
chiesta in isposa, se io stessa non ve lo avessi
spinto. Se tu ben ricordi quella notte in cui tornai
a casa tardissimo e ti annunziai il mio fidanzamento,
capirai tutto.
Lo amo ancora, forse lo amer per sempre;
ma ora gli voglio bene in un'altra maniera. Non
saprei spiegarmi meglio se non col dirti che sar
felicissima di saperti sua moglie. Voi due siete
le persone a me pi care al mondo, e sento che
non potr mai perdonarmi di essermi frapposta
alla vostra felicit.
Non ho fatto niente per dissuadere Letizia
da intraprendere questo viaggio, perch volevo
che tu andassi. Viviana mi ha fatto vedere
quanto io sono stata egoista, e quanto generosa
invece sia stata la tua condotta.
So che tu ami John e che egli ti ama e ne
sono felice. Ed ora voglio darti un'altra bella
notizia: sono nella dolce attesa di un bambino.
Non puoi credere la felicit di Teddie e mia.
Volevo dirtelo prima che tu partissi, ma temevo che
tu volessi, allora, rimanere qui.
Questa, cara,  la lettera pi sincera che io
abbia scritta in vita mia; ti prego quindi di credere
alla verit di ogni parola.
Un'ultima cosa ancora: ho telegrafato a John
per avvertirlo del tuo arrivo. Salutalo tanto per
me, e fallo felice come tu sola puoi.
La tua affezionatissima sorella.
Il viaggio fu delizioso. Letizia e il signore
gentilissimo che le aveva tolto di mano la valigia
per aiutarla, avevano stretto una tale amicizia,
che gi molto prima di giungere in vista
della statua della Libert aveva dato nell'occhio
a tutti i compagni di viaggio. Piumetta aveva
riacquistato il suo bel colorito e il suo peso normale.
Sono troppo grassa, ella diceva; ma Letizia,
guardandola con manifesta soddisfazione, dichiarava
che sembrava addirittura un'altra,
e si gloriava di aver avuto ragione a insistere per
fare qul viaggio.
Ma se John, dopo tutto, avesse cambiato idea?
Se non fosse stato contento di ricevere il telegramma
di Miriam? Se non si trovasse pi a
Nuova York? Se... se...? Mille dubbi le si affollavano
alla mente, la tenevano sveglia la notte
e le facevano perdere l'appetito.
- Mi figuro che John ci verr incontro, -
disse Letizia. - Sarebbe piacevole se ci aiutasse
a sistemarci in una citt che non conosciamo.
Non gi che abbia paura di rimaner senza un
appoggio, - soggiunse poi maliziosamente. -
Roberto ha detto che far per noi tutto quello
che  nelle sue possibilit.
- Il signor Grayson? Lo chiami semplicemente
Roberto? - chiese Piumetta con una
punta di malizia.
Letizia arross. Sembrava molto giovane in
quel momento.
- Mi ha chiesto lui di chiamarlo cos, - disse
quasi scusandosi. -  un uomo simpatico. -
Piumetta la fece voltare in modo che tutt'e
due si trovarono di fronte allo specchio.
- Sai che oggi sembri proprio una ragazzina? -
le disse.
Letizia sorrise compiaciuta.
- Devo essere davvero belloccia, - ella ammise.
- Anche il colonnello Teppa mi ha domandato
se tu ed io siamo sorelle. Questa  una
esagerazione, lo so; ma insomma... un complimento
simile non lascia indifferenti. -
La mattina dopo Piumetta ebbe la prima visione
di Nuova York. Appoggiata al parapetto
della nave guardava stupita gli immensi grattacieli,
ed ebbe l'impressione improvvisa di trovarsi
in un mondo nuovo.
Il piroscafo doveva approdare alle due e mezzo;
pochi momenti prima Letizia l'aveva chiamata
per andare a colazione, ma Piumetta si sentiva
troppo agitata per poter mangiare. Il cuore le
dava sussulti e faceva sbalzi continui, le mani le
tremavano, ed ella si tormentava nell'immaginare
che cosa sarebbe accaduto di l a poche ore.
Se John non fosse venuto a incontrarle, per
esempio?
Dopo tutto, perch sarebbe dovuto venire? Ella
gli aveva scritto che non c'era pi ragione che
loro due si rivedessero...
Tutto era per tanto tempo andato a rovescio
per lei, che ormai non osava pi sperare che la
vita potesse riserbarle qualcosa di buono.
Non verr, si ripeteva, senza distogliere gli
occhi dallo strano e per lei nuovo orizzonte al
quale si avvicinavano a poco a poco.
Una voce stridula rison in fondo alla lunga
passeggiata del ponte:
- Telegramma per Linnie. Telegramma per
Linnie... -
Piumetta si volt subito. Il suo primo impulso
fu quello di precipitarsi verso il ragazzo che le
veniva incontro, ma si trattenne e rimase immobile
al suo posto.
Poteva essere un telegramma per sua madre.
Perch aspettarsi che fosse per lei?
- Telegramma per Linnie... - ripet ancora
una volta il ragazzo avvicinandosi a Piumetta.
Ella prese il foglio con mano tremante.
Era indirizzato alla signorina Linnie,  vero;
ma poteva essere stato spedito da Viviana o da
Miriam.
Vi amo. John.
Fu come se a un tratto il cielo si svelasse finalmente
in tutto il suo splendore agli occhi
increduli di Piumetta. Per un momento ogni cosa
le gir vorticosamente intorno, ed ella si riscosse
soltanto quando ud la voce della mamma che le
diceva:
- Piumetta, vieni a far colazione. Devi prender
qualcosa. Non hai appetito? -
Piumetta abbracci la madre alla vita e le fece
fare un giro tondo, stringendola tanto da toglierle
quasi il respiro.
- Appetito? Affamata, sono! -
Ma tutte le sue paure si affacciarono di nuovo
mentre il piroscafo entrava in porto.
- Vieni sul ponte, vieni a vedere! - la chiam
Letizia, animatissima.
Ma ella si rifiut.
- Ho ancora della roba da mettere nella valigia.
Dopo verr. -
Sola nella sua cabina si mise a sedere sulla
sponda del letto e chiuse gli occhi. Aveva riletto
cento volte quel breve messaggio, e ancora non
poteva crederci. Aveva sofferto tanto, che le pareva
impossibile che la felicit fosse giunta finalmente
anche per lei.
Non verr!... Accadr qualcosa che lo terr
lontano... si ripeteva inquieta. No, non devo
aspettarmi che ci sia...  meglio esser preparata...
Il cameriere di bordo buss alla porta.
- Siamo arrivati, signorina.
- Va bene; vengo subito. -
Dette un'occhiata attraverso alla porta aperta:
erano giunti davvero... Udiva mille voci confuse,
vedeva i passeggeri che si affollavano e gesticolavano.
Nuova York! Tra un minuto...
Ud una voce vicinissima alla porta della sua
cabina. Piumetta si volt pallidissima.
Il solito cameriere sorridente e cortese le annunzi:
- Un signore desidera vedervi, signorina. -
Il signore entr subito nella cabina chiudendo
la porta dietro di s. Ma Piumetta non si mosse;
le pareva di avere i piedi incollati al pavimento,
e a stento riusc a dire stupidamente:
- Buon giorno. -
Un sorriso illumin il viso commosso di Cunningham.
- Spero che abbiate fatto una buona traversata.
- Ottima, grazie.
- State molto meglio dell'ultima volta che vi
vidi.
- S, sto meglio. -
Poi John domand:
- Avete intenzione di rimanere a bordo? In
caso contrario, credo che sarebbe bene scendere.
- Sono pronta. -
Ma la fanciulla non si mosse ancora, e Cunningham
le disse:
- Noi perdiamo qui un tempo prezioso, mia
cara!
- Che cosa dir Letizia? - chiese Piumetta
con voce tremante.
- E che cosa v'importa quello che dir Letizia? -
disse John avvicinandosi a lei.
Poi soggiunse:
- Avete avuto il mio telegramma?
- S, grazie.
- E... la risposta? - chiese John mentre gli
occhi gli brillavano di felicit.
Piumetta non pot rispondere: un nodo le
serrava la gola. Cunningham le domand, commosso:
- Mi amate, Piumetta?
- S.
- Volete sposarmi?
- S.
- Allora abbracciatemi. -
Gli occhi della fanciulla si accesero di una profonda
luminosit, mentre, ritrovando il suo antico
spirito, ella gli mormor sorridendo:
- Prego, tocca a voi. -
In conclusione, il vantaggio fu scambievole.
...
.
...
FINE.